Fu apprezzato da Moravia, Eco, Fellini. Firmò trasmissioni di prestigio in Rai. Pubblicò per i tipi Einaudi la sua tesi in filosofia morale col titolo Elementi di critica omosessuale, riedita poi dalla Feltrinelli e tradotta in numerose lingue. La Treccani gli ha dedicato tre anni fa un’ampia scheda prosopografica nel prestigioso Dizionario biografico degli Italiani.

Mai ci si sarebbe aspettati che su la vita, il pensiero e gli scritti di Mario Mieli si potesse riversare una tale ondata di fango in un’incontrollata sarabanda d’infima propaganda politica, ignoranza, malcelata omofobia.

Dopo l’operazione attuata nell’addietro da Malan, Giovanardi, De Mari – ma l’endoscopista ha rilanciato la sua tesi di Mieli pedofilo nel corso d’una recente puntata di Otto e mezzo – il discredito sull’intellettuale milanese sta ora vedendo come protagonisti i leghisti emiliani e la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, nel cui mirino è finito il film Gli anni amari.

La minaccia di una revoca dei fondi ministeriali alla pellicola dedicata a Mario Mieli, qualora incitasse alla pedofilia, ha indotto il regista Andrea Adriatico, fondatore di Teatri di Vita, a replicare ieri prontamente alla numero tre del Mibact con un fermo comunicato, in cui si precisa «che il film Gli anni amari è incentrato sulla biografia di Mario Mieli sullo sfondo della realtà sociale e culturale dell’Italia degli anni ’70.

La sceneggiatura è stata letta e apprezzata, senza alcuna considerazione negativa, da Rai Cinema, che opera in coproduzione, e dalle competenti commissioni di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Emilia Romagna Film Commission e Apulia Film Commission, che hanno hanno deliberato il sostegno economico».

Dopo aver enumerato le personalità del mondo culturale italiano degli anni ’70, che ammirarono Mieli, e rilevato l’apprezzamento internazionale nei riguardi degli Elementi, viene detto: «Respingiamo ogni volgare tentativo di associare questo film ad altro, con alterazioni e manipolazioni della realtà, come è stato fatto in questi giorni da persone che evidentemente non conoscono la figura di Mario Mieli e tantomeno hanno letto e studiato la sua opera saggistica.

Il nostro film è un incitamento alla libertà del pensiero e alla dignità della persona, non certo al crimine come paventato in malafede da persone che prendono a pretesto la nostra opera per altri interessi.

Il Sottosegretario Borgonzoni può accertarsene approfondendo la figura di Mario Mieli, venendo a trovarci durante le riprese oppure da spettatrice al cinema quando Gli anni amari uscirà».

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Gli anni amari, il film che, coprodotto da L'Altra/Cinemare e Rai Cinema, è dedicato alla vita di Mario Mieli, rischia di non poter usufruire del contributo disposto nel 2017 dal ministero per i Beni e le Attività culturali.

A dirlo oggi la sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni, che, nell’assicurare un’attenzione alta nel merito, ha dichiarato che, se la pellicola «dovesse ospitare contenuti che promuovano o incitino alla pedofilia, il contributo del ministero sarà revocato».

Il riferimento alla supposta pedofilia dell’intellettuale milanese è ancora una volta all’oramai ben noto passo degli Elementi di critica omosessuale, nuovamente menzionato alcune sere fa da Silvana De Mari.

«Senza entrare nel merito delle scelte, più o meno condivisibili, effettuate dalla commissione che valuta la qualità artistica delle sceneggiature – afferma Borgonzoni – vigilerò personalmente affinché vengano effettuate tutte le opportune verifiche sulla pellicola, al fine di valutare se contenga elementi nel rispetto della vigente normativa, ovvero la legge 220 del 2016».

Su Gli anni amari s’erano invece ieri espressa i consiglieri leghisti emiliani, capeggiati da Massimiliano Pompignoli, per chiedere la revoca del contributo regionale di 105.374 euro, raccontando il film «la vita di Mario Mieli, icona della teoria gender, che praticava la coprofagia e che, com'è noto dai suoi scritti, difendeva i rapporti sessuali con i bambini».

Ha fatto oggi loro eco Giancarlo Tagliaferri, consigliere di Fratelli d'Italia, con un'interrogazione, in cui si chiede dall'esecutivo regionale "come giudichi il pensiero sulla pedofilia riportato nel libro di Mieli 'Elementi di critica omossessuale'

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Scritto e diretto dal regista francese Robin Campillo, 120 battiti al minuto è uscito, il 5 ottobre scorso, in Italia, nelle cui sale è stato distribuito da Teodora Film. Non senza un’ondata di polemiche per il divieto ai minori di 14 anni imposto dalla commissione di censura del Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo).

Ma reazioni alla pellicola, vincitrice del Gran Prix speciale della Giuria e della Queer Palm a Cannes, si sono registrate anche in altri Paesi. Solo domenica 4 febbraio a Bucarest manifestanti ultranazionalisti ne interrompevano la proiezione al grido La Romania non è Sodoma.

Ma 120 battiti al minuto è uno di quei film che, al dire di Pedro Almodovar si ama « dal primo minuto sino all’ultimo. Non mi sarebbe potuto piacere di più. Campillo ha raccontato storie di eroi veri che hanno salvato molte vite».

E da pochi giorni la pellicola, che narra dell’attività di Act-Up Paris nei primi anni ’90 del secolo scorso per combattere l’indifferenza nei riguardi delle vittime dell’Aids e le idee stereoripate contro le stesse, è finalmente disponibile in Dvd e Blu Ray (su CG Entertainment) e in digital download su (iTunes, Google Play, Youtube, Chili, Rakuten Tv, Infinity).

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