30.000 persone a Napoli per il Mediterranean Pride che, partito alle 17:30 da piazza Dante, si è snodato lungo Via Toledo e ha raggiunto il lungomare dove, all’altezza di Castel dell’Ovo, si sono tenuti i discorsi finali.

Madrina della manifestazione Maria Esposito, la madre di Vincenzo Ruggiero, l'attivista ucciso il 7 luglio 2017, del cui omicidio e vilipendio di cadavere si è accusato Ciro Guarente.

Quattro i carri che hanno caratterizzato la marcia partenopea dell’orgoglio Lgbti, incentrata quest'anno sui temi dell'accoglienza e della lotta alle mafie. Significativo e coloratissimo il trenino delle Famiglie Arcobaleno, la cui presidente nazionale Marilena Grassadonia è stata presente insieme con un’ampia delegazione del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli.

Dietro lo striscione iniziale, invece, anche il blogger de L'Espresso Marco Gaucho Filippi (MGF), che ha ideato per i manifesti del Mediterranean Pride il Vesuvio Rainbow con l'hashtag #amalicolfuoco.

Tra i presenti anche l’escort Francesco Mangiacapra, autore del noto dossier sui preti gay consegnato in febbraio alla Curia di Napoli, che ha provocatoriamente sfilato nei panni di Cristo. Accanto a lui, vestito da angelo, Mirko Varlese (di notte ballerino, performer e trasformista, di giorno catechista e operatore sociale a Sant'Erasmo ai Granili), che ha  partecipato come ministrante ai funerali di Vincenzo Ruggiero in S. Maria di Montesanto.

Proprio al 25enne assassinato Mirko ha "dedicato" le enormi ali bianche indossate perché «Vincenzo è un angelo che ho avuto il privilegio di conoscere e che è volato in cielo troppo presto».

Non sono mancati momenti d’intensa commozione come quando Antonio Amoretti, partigiano delle Quattro Giornate, ha invitato in Largo Berlinguer a cantare Bella, ciao e ha tenuto un breve saluto: «Sono orgoglioso di essere stato, con mia moglie Rosa, testimone della prima unione civile di Napoli.

Voglio ricordare a voi ragazzi di difendere la Costituzione scritta con il sacrificio dei partigiani: bisogna difendere, oggi come allora, la democrazia, la pace e la libertà».

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Si è svolta ieri a Napoli, presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, la conferenza stampa di presentazione del Mediterranean Pride, che si svolgerà sabato 14 luglio.

L’appuntamento è per le 16:30 in piazza Dante, da cui si snoderà la marcia dell’orgoglio Lgbti attraverso via Toledo, piazza Plebiscito fino al lungomare all’altezza di Castel dell’Ovo.

Alla conferenza stampa sono intervenute diverse personalità della giunta presieduta da Luigi De Magistris: Simona Marino (delegata Pari opportunità), Annamaria Palmieri (assessora all’Istruzione), Roberta Gaeta (assessora alle Politiche sociali) e Isabella Bonfiglio (consigliera di Parità, Città Metropolitana). Per le associazioni erano invece presenti Antonella Capone (portavoce Napoli Pride 2018 e presidente Alfi Le Maree Napoli), Claudio Finelli (delegato Cultura Arcigay), Loredana Rossi (vicepresidente Atn – Associazione Trans Napoli), Carla Di Maio (Famiglie Arcobaleno) e la regista Cinzia Mirabella (che ha girato lo spot per il Napoli Pride 2018).

Claim di questa edizione è Libertà, Uguaglianza, Fratellanza e Pride! Un motto decisamente attuale che rivendica il ruolo inclusivo della comunità Lgbti in un momento di “oscurantismo” politico. D’altronde il Pride di Napoli ha da sempre per tema il Mediterraneo, inteso come ponte di culture e conoscenze che unisce popoli solo apparentemente distanti.

Tra le novità annunciate in conferenza stampa bisogna ricordare il gemellaggio tra il Mediterranean Pride of Naples e il Lazio Pride che, entrambi in programma per il prossimo 14 luglio, hanno puntato sul tema del contrasto alle mafie.

E poi il rilancio della dichiarazione congiunta redatta, alcuni giorni fa, a Marsiglia dai rappresentanti dei Pride del Mediterraneo. Documento in cui si rivendica la necessità di garantire la libertà d’espressione, di manifestazione e di libera circolazione delle persone Lgbti in tutta l’area del Mediterraneo, cui appartengono molti Paesi con un elevato tasso di omofotransfobia sociale e istituzionale.

Testimonial della prossima edizione del Napoli Pride sarà Maria Esposito, madre del giovane Vincenzo Ruggiero, l’attivista 25enne, vicino al comitato Arcigay di Napoli, del cui omicidio si è accusato Ciro Guarente.

In conferenza stampa, infine, si è ricordato il valore culturale della manifestazione che si è avvalsa sia di un’apprezzabile campagna di comunicazione visiva su progetto grafico di Luciano Correale, con illustrazione di Marco Gaucho Filippi (un vesuvio che erutta lava arcobaleno con l’hashtag #amalicolfuoco) e le foto di Marco Tancredi, sia di uno spot scritto e diretto dall’attrice e regista napoletana Cinzia Mirabella.

Sostenuto e condiviso da Arcigay Napoli, tale spot è incentrato sul tema delle famiglie arcobaleno ribadendo la volontà di opporsi con decisione alle dichiarazioni negazionistiche del ministro Lorenzo Fontana

e-max.it: your social media marketing partner

Anche la madre non biologica è madre sin dalla nascita, perché accettò e condivise il progetto della procreazione assistita.

Questo, come spiegato dal magistrato Marco Gattuso su Articolo29, il cuore della sentenza 145/2018. Sentenza con cui, oggi, la Corte d’Appello di Napoli, accogliendo la richiesta di stepchild adoption avanzata dalla mamma non biologica di Lorenzo (nato sei anni fa dalla compagna a seguito di tecniche di pma), le ha di fatto riconosciuto lo stato di "mamma dalla nascita" e non solo di madre adottiva.

Nello specifico, la Corte ha ribaltato la sentenza del Tribunale per i minori di Napoli che aveva rigettato la richiesta di stepchild adoption. Le due donne Rossella Chianese e Roberta Passaro, socie di Famiglie Arcobaleno, sono state seguite dall'avvocata Francesca Quarato.

«Le motivazioni della sentenza sono molto importanti - spiega l'avvocata - perché, nel riconoscere il diritto delle due mamme ad essere riconosciute entrambe come genitrici del figlio che insieme hanno voluto, la Corte d'Appello fa un passo avanti ulteriore ricordando che la stepchild è una forma di tutela minima per i figli di coppie omogenitoriali, perché è subordinata alla domanda, perché assicura una tutela non piena e, infine, concede di adottare quello che, invece, deve essere considerato un figlio della coppia già alla nascita. In tal senso, richiama espressamente la legge 40 indicando per la piena tutela dei figli di coppie omogenitoriali la strada del riconoscimento alla nascita»

La legge 40 permette infatti, per i figli nati  in Italia e all’estero, a seguito di tecniche di pma, il riconoscimento automatico come genitori di entrambi i partner di una coppia che hanno dato il loro assenso all’inseminazione.

«Questa norma – spiega la presidente di Famiglie Arcobaleno Marilena Grassadonia – è perfettamente applicabile anche alle coppie lesbiche ed è anche per questo motivo che diversi Comuni in Italia stanno procedendo alle annotazioni di entrambi i genitori sui certificati di nascita.

Questa sentenza ci conferma che siamo nel giusto nel portare avanti la nostra battaglia per il riconoscimento alla nascita dei nostri figli e delle nostre figlie».

e-max.it: your social media marketing partner

«Oggi nella casa del Signore, che ha accolto sia noi che il tuo corpo, mi sono sentita in pace, perché vedevo tutte e tutti emozionati, con gli occhi pieni di lacrime. Tutti lì per te, nella  tua ultima sosta davanti a noi che eravamo desiderosi di rivederti, anche se per l'ultima volta, finalmente libero come un battito di ali liberatorio.

In quel luogo dove un tempo sei stato battezzato, Vincenzo, mi sono aggrappata ad ogni singolo secondo, volevo non passasse mai, ripercorrevo la nostra breve  strada e ho immaginato quando tua madre ti manteneva il capo mentre ricevevi il battesimo, fino al tragico evento e a quel punto avrei voluto urlare: Non è giusto, che questo non è il disegno di Dio ma quello di un mostro.

Poi i palloncini bianchi sono volati in alto. Uno solo si è staccato dal gruppo: forse eri tu che hai voluto salutarci un’ultima volta come solo tu sapevi fare. Sono uscita fuori alla chiesa, ho visto i negozi e la gente che osservava quel che accadeva in una giornata intrisa di sole e di caldo. L’estate mi è sembrata un’ambientazione surreale per questo momento e ho ripensato alla vita che non vivrai piu su questa terra. E. intanto, quel palloncino è volato sempre più in alto fino a sparire».

È questo il saluto commosso che Lia Zeta Pastore, nota esponente della comunità Lgbti napoletana, ha dedicato su Gaynews al suo amico Vincenzo Ruggiero, di cui sono state celebrate a Napoli le esequie a poco meno d’un anno dall’omicidio. Omicidio del quale, come noto, si è accusato Ciro Guarente.

lia zeta

I funerali, cui hanno partecipato più di 400 persone (presente anche una delegazione di Arcigay Napoli), sono stati celebrati nella storica chiesa di Santa Maria di Montesanto, dove Vincenzo era stato battezzato. Rione, del resto, dove il giovane aveva vissuto fino a poco tempo prima della tragedia.

Le parole del parroco Michele Madonna hanno toccato in profondità il cuore di chi era presente al rito esequiale sia per l’invito perentorio a parlare, qualora qualcuno sapesse qualcosa di rilevante per le indagini, sia per il racconto d’un suo incontro con la madre della vittima

«Non porto rancore per chi ha fatto ciò a mio figlio». Questa la risposta data dalla donna al sacerdote che le aveva chiesto se fosse disposta a perdonare l'uccisore del figlio. Parole che sono state accompagnate da lacrime e applausi prolungati.

e-max.it: your social media marketing partner

Francesco e Salvatore si sono uniti civilmente in mattinata presso il Palazzo comunale di Giugliano (Na). Una celebrazione vissuta tra la gioia e l'emozione di familiari e amici alla vigilia del Pompei Pride. Ma qualcuno, nella notte, ha pensato bene d'imbrattare un muro in Piazza Municipio con svastica e scritta omofoba Auguri, ricchioni.

A denunciare l'accaduto su Facebook Antonello Sannino, presidente d'Arcigay Napoli.

«Ancora un episodio di intolleranza e di omofobia - si legge sul post -. Ancora una volta contro le unioni civili. A Giugliano sconosciuti vigliacchi imbrattano i muri di scritte naziste e intolleranti contro Francesco e Salvatore.  

Stiamo festeggiando ora la loro unione civile appena celebrata. Ai due cari amici la mia totale solidarietà e gli auguri più sentiti per la loro bellissima storia d'amore. Domani a Pompei saremo insieme a loro e insieme a Monica Cirinnà per dire che l'amore vince #LoveWins».

e-max.it: your social media marketing partner

Una camicia floreale ritenuta troppo vistosa. Questa la colpa di un 16enne napoletano che, all’uscita dal Parco della Floridiana, è stato insultato volgarmente da un 30enne, preso a calci e pugni, minacciato di morte

«Ero in compagnia di mio cugino – così ha raccontato il giovane -. Stavamo uscendo dalla Floridiana, quando sul viale principale incrociamo un ragazzo sulla trentina, che senza nessun tipo di interazione, inizia ad insultarmi per la mia camicia, poi mi dà del ricchione.

Io non gli do retta, non rispondo perché la mia camicia è favolosa e continuo a camminare. Lo s*****o però mi raggiunge e con uno schiaffo, seguito da un pugno, mi manda a terra e inizia a colpirmi ripetutamente con calci mentre urlava: Tu non sai chi sono io. Ti sparo e ti faccio morire qua a terra!

Tutto questo davanti a delle persone che non intervengono. L’unica cosa che sanno dire è: Non lo prendere a calci, che poi si rompe. A quel punto mi intima di andarmene e così faccio, sperando che mio cugino sia lontano, si sia salvato almeno lui».

A denunciare l’accaduto Non una di meno – Napoli sulla pagina Facebook.

Ferma condanna è stata subito espressa dal presidente di Arcigay Napoli Antonello Sannino: «Ennesima e vile aggressione omofoba nella Floridiana di Napoli denunciata da Non una di meno. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza concreta al ragazzo, vittima di violenza e odio, e ringraziamo Non una di meno per la denuncia pubblica.

I fatti raccontati ci spingono ancora una volta a chiedere l'immediata discussione della legge regionale contro l'omotransfobia, ferma imperdonabilmente da troppo tempo alla VI° Commissione Regionale presieduta da un esponente del Partito Democratico, Tommaso Amabile.

Invitiamo tutte le cittadine tutti i cittadini libere/i a fare fronte comune contro l'intolleranza e l'odio, sabato 30 giugno, a Pompei per il Pride. Solo l'alleanza tra le forze democratiche, civili, libere di questo Paese possono creare un argine vero alla deriva violenta, razzista, misogina e omotransfobica dell'Italia.

Occorre da subito di partire nelle scuole e tra i giovanissimi/e per ricostruire una nuova cultura dell'accoglienza e del rispetto di tutti e di tutte».

e-max.it: your social media marketing partner

Assassino reo confesso ma anche presunta vittima di un prete pedofilo.

È questa la pista difensiva che intende intraprendere il legale del 36enne Ciro Guarente, in carcere da quasi 11 mesi per l'omicidio dell'attivista gay Vincenzo Ruggiero, avvenuto ad Aversa (Ce) il 7 luglio 2017, nonché per relativo vilipendio e occultamento di cadavere.

Insieme con Francesco De Turris, accusato di avergli ceduto la pistola calibro 7,65 usata per uccidere Vincenzo, Guarente ha ricevuto a fine maggio l'avviso di conclusione indagini dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli Nord.

Nei giorni scorsi l'uomo, dipendente civile della Marina militare, ha quindi chiesto di essere interrogato tramite il suo legale Dario Cuomo. Non si sa se rivelerà nuovi particolari sul delitto o se farà il nome di qualche altro eventuale complice. Cosa, questa, che sembra difficile visto il silenzio totale degli scorsi mesi. La documentazione, comunque, è stata depositata in procura.

Del grave trauma, subito da Guarente quando frequentava le scuole elementari nel quartiere napoletano di Ponticelli, si era parlato subito dopo l'omicidio Ruggiero ma in quel momento si trattava di voci.

Secondo l’avvocato Cuomo il suo assistito, tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90, sarebbe stato vittima di abusi da parte dell’allora parroco di San Rocco in Ponticelli don Silverio Mura, il cui nome è balzato all’attenzione dei media dopo le pubbliche denunce di Diego Esposito (nome fittizio di Arturo Borrelli).

È noto come presso la Curia arcivescovile di Napoli sia stato recentemente avviato un supplemento d’indagine visto che finora non era emerso nulla di certo a carico del sacerdote.

Cinque le testimonianze raccolte sia di presunte vittime del sacerdote sia di persone vicine a Guarente. Questi, secondo la difesa, non aveva mai denunciato nulla, ma quel trauma se lo sarebbe portato appresso negli anni come un macigno fino a esplodere, la sera del 7 luglio 2017, in un raptus omicida.

Quella del raptus omicida sembrerebbe comunque cozzare con l’ipotesi di premeditazione del delitto.

e-max.it: your social media marketing partner

Un grave avvenimento di matrice omofobica sarebbe avvenuto ieri sera al Lido Turistico Beach Park di Bacoli, località marina in provincia di Napoli. 

Daniele Bausilio e Giuseppe Pitirollo, due giovani unitisi civilmente il 30 giugno 2017, sono stati messi alla porta - come hanno raccontato - perché si sono presentati al Lido “senza donne”. Neppure il tempestivo intervento dei carabinieri è stato risolutivo.

In ogni caso, alle prime ore di oggi, Daniele e Giuseppe hanno sporto denuncia presso la Questura di Napoli. A testimoniare un'altra coppia (Pompilio Morganella e Salvatore Senese), che era con loro al momento dell'allontanamento dal Beach Park.

Ecco come lo stesso Daniele ha raccontato l'accaduto su Facebook: «Stasera io e mio marito siamo andati al Lido turistico. All'ingresso ci è stato detto che non potevamo entrare perché non accompagnati. Alla nostra spontanea e ingenua domanda: Accompagnati da chi?, loro hanno risposto: Da donne, perché si entrava in coppia (e non era una serata a tema ma bensì una tranquillissima serata).

Noi abbiamo detto che la coppia eravamo noi e da un anno anche per legge. Loro ci hanno sbattuto in faccia il fatto che per loro la coppia è formata da uomo e donna...

Provo una tale collera e una tale tristezza perché, dopo anni di lotta per i nostri diritti, ci ritroviamo in una situazione del genere. Ci siamo sentiti umiliati, discriminati, offesi e feriti di fronte a tale ignoranza. Chiedo il vostro aiuto per la condivisione per far sapere a più persone lo schifo e l'ignoranza che c'è ancora in giro».

Immediata la condanna di Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ha detto: «Ancora una volta una  vera e propria apartheid per le persone Lgbti nonostante le leggi dell Stato e la legge sulle unioni civili. 

Intervenga subito la Regione, dove da mesi in VI° Commissione è depositata una legge regionale contro l'omotransfobia. Legge sempre più urgente.

È assurdo che questi episodi si ripetano con una frequenza sempre maggiore nei luoghi di turismo: un Paese che dovrebbe puntare sul turismo e sul turismo accogliente non può permettersi episodi come questo di Bacoli».

Sulla vicenda di Bacoli è intervenuta anche la senatrice Monica Cirinnà che, contattata da Gaynews, ha dichiarato: «Se corrispondesse al vero la notizia che a una coppia gay è stato impedito l’accesso in un locale pubblico nell’area flegrea, sarebbe una cosa gravissima.

Le autorità comunali intervengano sul locale, sanzionando pesantemente la proprietà, per ripristinare il buonsenso e la legge». 

Probabilmente, nei prossimi giorni, sarà organizzato un flash mob presso la struttura in questione. 

e-max.it: your social media marketing partner

Venerdì 22 giugno è stata inauguarata a Napoli, presso il chiostro del complesso monumentale di S. Maria La Nova, la mostra Famiglie che, ideata dalla rete Re.a.dy. (Rete nazionale delle Pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere ), è stata realizzata grazie all’impegno congiunto di Simona Marino, delegata alle Pari opportunità del Comune di Napoli, Isabella Bonfiglio, consigliera di Parità della Città metropolitana di Napoli, nonché dei Comuni di Giugliano e di San Giorgio a Cremano.

La mostra si compone di un’interessante galleria di scatti fotografici dedicati ad alcune famiglie omogenitoriali, la cui esistenza è stata negata a più riprese nelle scorse settimane dal ministro Lorenzo Fontana.

Presso l’aula consiliare di S. Maria La Nova è stato poi presentato il volume Peccato che non avremo mai figli (Aut Aut Edizioni, Palermo 2018) di Giuseppina La Delfa, cofondatrice ed ex presidente di Famiglie Arcobaleno - Associazione genitori omosessuali. A parlarne, fra le altre, con l’autrice anche Marilena Grassadonia, attualmente alla guida dell’organizzazione.

Gaynews ne approfitta per pubblicare una presentazione del volume scritta da Alberto Pertile, socio di Famiglie Arcobaleno e già portavoce della stessa.

Il primo libro di Giuseppina La Delfa, Peccato che non avremo mai figli, è un’autobiografia dell’ex presidente di Famiglie Arcobaleno, l’associazione italiana dei genitori omosessuali e transessuali, ma è soprattutto un dichiarazione d’amore a 360°: per la moglie, Raphaëlle Hoedts; per i figli, nati dalla loro unione, Lisa Marie ed Andrea Giuseppe; e per i lettori, cui l’autrice apre il cuore e mostra senza veli pensieri e sentimenti.

Se non fosse, appunto, un’autobiografia, potrebbe essere un romanzo fantastico: che cosa di più insolito e meraviglioso ci può essere del racconto dell’amore che sboccia fra due ragazze sui banchi del liceo, a Tourcoing, al confine tra Francia e Belgio, e che accompagna per mano il lettore fino alla loro maturità, tra milioni di dubbi e incertezze, le sofferenze familiari, i sacrifici personali e professionali e la quotidiana lotta per la sopravvivenza, che diventa via via la conquista della lavatrice, del motorino, della Punto, della casa da ristrutturare con le proprie mani?

Di fronte alle difficoltà, Giuseppina e Raphaëlle seguono la voce del proprio idem sentire, che governa il loro amore ed infonde loro il coraggio di non rassegnarsi mai. Le avversità, per questa coppia di donne, sono quelle di qualsiasi altra famiglia, con in più una certa odiosa avversione, da parte di alcune persone infelici, incontrate lungo il cammino.

«Peccato che non avremo mai figli» è dunque romanzo fantastico ma vero allo stesso tempo perché, come nei romanzi dove il principe sposa la principessa, hanno tanti bambini e vissero per sempre felici e contente… Poco importa se le protagoniste sono due principesse: i loro mostri sono probabilmente più brutti, cattivi e sputafuoco di quelli finora partoriti dalla letteratura.

Come sempre, l’amore vince e la determinazione che nulla le potrà mai separarae dona loro, giorno dopo giorno, una solida unione e due splendidi figli ed i più spaventosi draghi incontrati vengono sistematicamente ridimensionati a modeste mammolette. È successo anche dopo le sentenze di fuoco contro le Famiglie Arcobaleno dal neocatecum…, pardon, dal neoministro Lorenzo Fontana. A lui che andava dicendo che le famiglie omogenitoriali non esistono, hanno messo sotto il naso una sentenza della Corte di Cassazione che sancisce invece il perfetto contrario.

Anche in questo caso, l’alito infuocato del drago è ridimensionato a flato imbarazzante, sciaguratamente rilasciato in pubblico. 

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Debutta in anteprima, al Napoli Teatro Festival, il nuovo progetto drammaturgico di Fortunato Calvino, regista e autore da sempre vicino al mondo alla comunità Lgbti, che ha più volte raccontato la vita e le esperienze delle persone omosessuali e transessuali con un’attenzione particolare per il mondo dei femminielli napoletani.

Il nuovo lavoro, Fuoriscena, oltre ad avvalersi della partecipazione di una protagonista della scena teatrale napoletana e italiana, come Antonella Morea, nei panni di un’attrice sul viale del tramonto, vede la presenza di un noto mattatore della commedia brillante quale Gino Rivieccio che intepreta, per la prima volta, il ruolo di un omosessuale.

Incontriamo Gino Rivieccio a poche ore dal debutto.

Ci può brevemente descrivere il suo personaggio nello spettacolo Fuoriscena?

Premetto che è un lavoro carico di emozioni, e per questo bellissimo, con punte di leggerezza. Manuele è un uomo gay che vive da solo, lacerato dalla morte del compagno avvenuta anni prima. Ha una vicina di pianerottolo, Gloria, un’ex attrice omofoba e insofferente verso gli omosessuali e il loro mondo. Dopo violenti scontri iniziali il loro rapporto cambierà. Sarà la vita con i suoi accadimenti a far scattare quella sensibilità e quella solidarietà, facendo cadere tutte le barriere e i pregiudizi che entrambi hanno verso il mondo dell’altro.

Il finale a sorpresa rivelerà tutto il crogiolo di sentimenti e di emozioni nascoste fino a quel momento. 

È la prima volta che lei interpreta la parte di personaggio omosessuale? Quanto è difficile non cadere nel cliché e realizzare, invece, un personaggio credibile e reale?

Sì, è la prima volta che mi è stato proposto un personaggio omosessuale. Oggi riconosco che ad ogni attore dovrebbe capitare l'occasione di misurarsi in un ruolo simile. Forse era quello che mi mancava nella mia lunga carriera e mi rendo conto dell'arricchimento interiore che questo ruolo mi ha donato.

Io credo di aver affrontato questa prova semplicemente da attore, immedesimandomi nel personaggio ed evitando qualsiasi macchiettizzazione del gay come, invece, è stato fatto troppo spesso in un certo deprimente cinema commerciale.

Fuoriscena è una pièce che parla anche di esclusione e solitudine. Lei crede che oggi l’Italia sia un Paese che include le persone omosessuali o invece le discrimina? 

Personalmente frequento un ambiente, quello artistico, dove non esistono esclusioni: siamo tutti un po’ matti e un po’ strani, per cui non viviamo il problema dell'accettazione. Ho tanti amici gay tra cantanti e attori, per cui proprio non sento il problema dell'omofobia. Però ti posso dire che spesso c'è un atteggiamento, al contrario, molto selettivo da parte dei gay: probabilmente è un modo di mantenere alte le difese e proteggersi da una società che non è ancora del tutto matura all'accettazione dell'altro.

Ma i tempi sento che sono maturi. Mi auguro che lo diventino anche quelli che finora hanno mostrato un crescente strabismo verso il tema.
 

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video