A poco più di un anno dal pestaggio d’uno studente Erasmus l’«inclusiva e favolosa Bologna», come giustamente definita da Vincenzo Branà, presidente del Cassero Lgbti Center, è stata teatro d’un’ennessima aggressione omofoba. A esserne vittime, questa volta, due 29enni all’uscita del bar Candilejas in via Bentini.

Domenica sera i giovani avevano appena lasciato il locale, dove si stava svolgendo la finale del concorso Beauty Queen Italia 2019, quando sono stati avvicinati da un gruppo di cinque minorenni. Prima appellativi insultanti come froci e busoni, poi schiaffi e pugni. Il tutto nella totale indifferenza dei numerosi avventori del bar e dei passanti. 

Anzi, come riportato da una delle due vittime a Branà, sembra che «anche un adulto a un certo punto si fosse unito al parapiglia, per mollare anche lui un paio di ceffoni ai “froci”».

Ma non solo, perché, come denunciato dallo stesso presidente del Cassero, più persone, partecipanti al concorso, hanno raccontato «di battute grevi e offensive che già nel pomeriggio (quando nel circolo si allestiva lo spettacolo) venivano indirizzate agli omosessuali, questa volta dagli adulti non dalla babygang. L’aggressione, insomma, godeva di un clima di legittimazione e perfino di sollecitazione e incoraggiamento».

Due dei componenti della banda, entrambi 16enni e bolognesi, sono stati rintracciati subito dalla polizia e riportati sul luogo dell’aggressione, dove si sarebbero scusati dell’accaduto. Ma ieri mattina una delle due vittime si è recata in Questura per sporgere formale denuncia.

L’aggressione di via Bentini viene a cadere a una settimana dalle polemiche sul pdl regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere, la cui discussione in Commissione Parità è stata sospesa e rinviata sine die a seguito dell’emendamento XXIV (Paruolo-Boschini) sulla gpa. Emendamento senza alcun nesso logico col tema omotransfobia e che, proprio per questo motivo, appare sempre più come un regolamento di conti all’interno del Pd emiliano-romagnolo a seguito dell’elezione a segretario nazionale di Nicola Zingaretti.

Da parte sua Branà ha osservato: «Eccola l’omotransnegatività, quella che da anni chiediamo di affrontare con azioni di contrasto sul piano dell’educazione, della formazione, della comunicazione. Eccolo il vuoto normativo e i danni che provoca. E attenzione: chi dice “si però loro promuovono la gpa”, sta riproducendo sul piano culturale lo stesso tipo di legittimazione. Quasi a voler dire che due schiaffoni, in fondo, se li meritano».

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Si è tenuta ieri pomeriggio a Roma presso la sede della Rappresentanza in Italia della Commissione europea la conferenza stampa di presentazione del progetto Accept sulle strategie di contrasto all’odio on line. Realizzato da Arcigay in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler, il progetto è stato coordinato da Shamar Droghetti e Fabrizio Sorbara. 

L’intervento prolusorio alla conferenza stampa, che ha visto, fra gli altri, la partecipazione del segretario generale d’Arcigay Gabriele Piazzoni, è stato tenuto dall’ex presidente della Camera e attuale deputata di LeU Laura Boldrini, che ha sperimentato personalmente il dramma dell’essere vittima di fake news e discorsi d’odio sui social network.

Di questo come anche del revenge porn, circa il quale la deputata aveva presentato un emendamento al cosiddetto ddl Codice Rosso che avrebbe introdotto il reato di pornografia non consensuale, si è parlato nel corso della videointervista a Gaynews.

Boldrini è anche intervenuta sul ddl contro l’omofobia e la transfobia, presentato la scorsa settimana da 36 senatori del M5s.

Al riguardo ha dichiarato: «Le opposizioni sono sempre pronte a collaborare su questi temiPerò mi lasci dire che qualche dubbio ce l’ho. Il Movimento 5 Stelle ha anche firmato il ddl Pillon, che è un disegno di legge oscurantista, che distrugge anni di battaglie civili e che rimette in discussione uno dei più evoluti diritti di famiglia, che è il nostro.

Quindi sinceramente ho qualche riserva. Ma se dovessero mai arrivare a essere seri su questo punto e volere una legge – io l’ho presentata il primo giorno della legislatura – da parte mia ci sarà sempre collaborazione».

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Resi noti nella mattinata i 72 nomi dei candidati e delle candidate della Lega alle europee del 26 maggio. Sarebbero dovuti essere 76 come da regolamento e in realtà lo sono, perché Matteo Salvini è capolista in tutte e cinque le circoscrizioni.

Tra i nomi presentati spiccano quelli di Susanna Ceccardi, sindaca di Cascina e coordinatrice regionale del Carroccio per la Toscana, e di Giancarlo Cerrelli, segretario provinciale della Lega di Crotone.

Se la prima cittadina del Comune del Pisano si è imposta in passato alla pubblica attenzione non tanto per aver voluto conferire la cittadinanza onoraria a Magdi Allam quanto per aver dichiarato che non avrebbe mai registrato le unioni civili nel suo paese, il secondo è tornato a far parlare di sé in occasione dell’8 marzo scorso

Quando, cioè, in preparazione della Giornata internazionale della donna ha fatto preparare un volantino in forma di esacalogo, in cui si affermava, fra l’altro, che a offendere la dignità della donna sarebbe «chi sostiene una cultura politica che rivendica una sempre più marcata autodeterminazione della donna che suscita un atteggiamento rancoroso e di lotta nei confronti dell’uomo» o «chi contrasta culturalmente il ruolo naturale della donna volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia».

Già candidato della Lega alla Camera nel collegio uninominale di Crotone (Calabria 04) in occasione delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, il cassazionista e canonista Cerrelli è stato vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici italiani dal 23 settembre 2011 al 27 settembre 2015 ed è attualmente Segretario nazionale del comitato Sì alla famiglia, dirigente nazionale di Alleanza Cattolica e articolista di giornali quali Cristianità, La Nuova Bussola Quotidiana, La Croce Quotidiano, La Roccia, Sì alla Vita. 

L’avvocato, che organizzò a Crotone in accordo con l’allora arcivescovo locale Domenico Graziani i Family Day del 15 marzo e 11 maggio 2007 (manifestazioni antesignane del primo Family Day nazionale, quello cioè del 12 maggio 2007), è autore di libri volti a combattere la fantomatica ideologia gender. Ma è soprattutto noto per i violenti attacchi contro le unioni civili e il matrimonio egualitario.

Le sue posizioni in tema di omofobia rimbalzarono sui media nazionali  quando ospite di Unomattina Estate, il 20 agosto 2013, si disse contrario a un’eventuale approvazione del ddl Scalfarotto con motivazioni dal seguente tenore: «L'omosessualità è un disagio e un disordine», «è stata depennata dal manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali non per motivi scientifici», «come si sa, vi sono anche delle terapie, le terapie dette riparative per gli omosessuali»

Le dichiarazioni di Cerrelli indussero l'allora presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi Giuseppe Luigi Palma a intervenire con una dura nota di condanna.

Nota che fu accolta positivamente dal direttore di Gaynews Franco Grillini, che all’epoca così scrisse: «Il vizietto di confondere scienza e fede o, peggio, di far passare come scientifici pregiudizi sociali o religiosi costituisce un atto di indiscutibile disonestà che se compiuto da professionisti persino iscritti all'albo vanno segnalati come abuso e perseguiti come tali. Piuttosto c'è da chiedersi se non ci sia qualcosa di malato in tutte quelle persone che dedicano il loro tempo a insultare milioni di cittadini che chiedono solo dignità e uguaglianza nel diritto e nei diritti».

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Con dichiarazione, pubblicata il 13 aprile a Ottawa dal Dipartimento del Global Affairs Canada, la Coalizione per la parità dei diritti (Erc) ha chiesto al Brunei di abrogare la pena di morte per stupro, adulterio, rapporti omosessuali sulla base delle nuove disposizioni del Codice penale entrate in vigore il 3 aprile.

Come noto, già a partire di marzo l’annunciata presa di posizione del sultanato del Sud-est asiatico ha scatenato una reazione mondiale da parte di politici, celebrità e organismi umanitari.

Nell’esprimere «profondo sgomento» per l’adozione di tali disposizioni sulla base della shari'a, 36 dei 40 Stati membro (tra cui anche l’Italia) hanno esortato «il governo del Brunei ad abolire le nuove pene e ad assicurare che qualsiasi misura introdotta sia coerente con gli obblighi e gli impegni internazionali del Paese in materia di diritti della persona».

Le disposizioni, entrate recentemente in vigore, hanno «ripercussioni negative – come dichiarato dai 36 Paesi - su molti gruppi vulnerabili del Brunei, comprese le persone Lgbti, donne e bambini» e «aumentano il rischio di discriminazione, persecuzione e violenza».

Fondata nel luglio 2016, sotto la guida di Uruguay e Paesi Bassi, a seguito della Conferenza mondiale di Montevideo sui diritti Lgbti e composta da 40 Stati membro, la Coalizione è attualmente copresieduta da Canada e Cile e collabora, fra l’altro, con agenzie delle Nazioni Unite.

Quattro soltanto i Paesi che non hanno cofirmato la dichiarazione: Ecuador, Honduras, Serbia, Ucraina.

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«Il mio nome è Pete Buttigieg. Mi chiamano sindaco Pete. Sono un figlio orgoglioso di South Bend, Indiana. E correrò per la presidenza degli Stati Uniti». Con questo parole, davanti a una folla entusiasta, il 37enne Pete Buttigieg, sindaco di South Bend, ha lanciato ufficialmente la sua campagna per le presidenziali del 2020 in un ex impianto industriale, chiuso ormai da decenni, e ora diventato un centro di formazione nell'ambito di un progetto della sua città. 

«Libertà, sicurezza, democrazia. Questi sono i nostri punti. La mia storia è alternativa al Make America Great Again - ha detto -. Il Paese ha bisogno di un cambio generazionale e di un modo diverso di vedere il più grande Paese al mondo. La sicurezza o l'idea di democrazia non devono dipendere dalla volontà di un solo partito, ma appartenere a tutti gli americani. Così come il futuro delle politiche riproduttive, non può essere deciso da un gruppo di pochi uomini». 

Eletto sindaco di South Bend nel 2011 a 29 anni, Buttigieg fu riconfermato nel 2015 con l'80% dei voti dopo aver fatto coming out su un quotidiano. Il 16 giugno dello scorso anno si è sposato, presso la cattedrale episcopaliana di St. James, col proprio compagno Chasten Glezman.

Ex riservista della Marina, reduce della guerra in Afghanistan e decorato al valore militare per l’impegno nella lotta al terrorismo, Buttigieg ha tentato lo scorso anno, ma senza successo, di diventare presidente del comitato nazionale democratico.

Secondo molti analisti Buttigieg potrebbe essere la vera grande sorpresa delle primarie democratiche. Appena tre mesi fa era accreditato all'1%. Ma poche settimane di dibattiti e qualche apparizione tv lo hanno portato alla ribalta, al punto da aver già affiancato, come popolarità, Kamala Harris e Beto O'Rourke.

La sua giovane età, il fatto che sia dichiaratamente gay (ha aperto il comizio ringraziando i genitori e suo marito), l'essere un veterano di guerra lo hanno reso fin dall'inizio un personaggio di rottura, un nuovo Obama, che piace anche per quello che dice e per come lo dice. Ossia con competenza, ironia, capacità di improvvisare.

È diventata virale la sua risposta in norvegese a una giornalista scandinava, rivelando la sua conoscenza della lingua. Buttigieg ne parla ben sette in modo fluente, senza contare le due due lauree, conseguite a Harvard e Oxford. E una settimana fa, attaccando il vicepresidente Mike Pence per le sue posizioni anti-Lgbti, Buttigieg, che rivendica d'essere cristiano, ha spiazzato tutti col rispondere: «Mike, tu non stai combattendo me, ma Dio».

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La Federazione australiana di rugby ha rescisso il contratto con l'estremo Israel Folau che non potrà più giocare in nazionale. Come noto, il giocatore aveva postato, il 10 aprile, su Instagram un post, in cui aveva affermato che «l'inferno attende» i gay.

Rugby Australia in una nota ha rilevato come il 30enne abbia commesso «una grave violazione del codice di condotta dei professionisti che impone la rescissione del contratto". Contratto che lo legava alla federazione fino al 2022. Il provvedimento esclude Folau, con ben 73 presenze in nazionale, dai mondiali di rugby in programma in Giappone a settembre.

Il rugbista dei Waratahs di Sydney, che con i Wallabies aveva raggiunto la finale della Coppa del mondo nel 2015, ha 48 ore per accettare il licenziamento o presentare ricorso richiedendo un'udienza davanti alla commissione disciplinare.

Il presidente della federazione, Raelene Castle, ha ricordato come Israel, non nuovo a questo tipo di uscite, fosse stato ripetutamente avvertito sull'uso dei social e non abbia dunque «rispettato le indicazioni". Folau, fervente cristiano della Federazione mondiale delle Assemblee di Dio, che sui social si presenta con le parole: "Vivo per Gesù Cristo", ha scritto nel post del 10 aprile: «Ubriaconi, omosessuali, adulteri, bugiardi, fornicatori, ladri, atei, idolatri: l'inferno vi aspetta. Pentitevi! Solo Gesù salva".

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In un'intervista ha spiegato che ora vive «anzitutto per Dio" e che i suoi piani per lui «sono migliori di qualunque altra cosa".

La sua esclusione dalla nazionale complica i piani del ct Michael Cheika, che lo aveva quasi sempre utilizzato per la sua grande velocità che ha anche aiutato i Waratahs a vincere il titolo di Super Rugby nel 2014. A inizio aprile è diventato il miglior meta-man nella storia del campionato australiano.

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In Corea del Sud i rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso non sono mai stati considerati illegali. Anzi l’articolo 31 della legge della Commissione nazionale per i diritti umani, promulgata nel 2001, stabilisce che "nessun individuo può essere discriminato sulla base del proprio orientamento sessuale". 

Ma i rapporti omosessuali, sotto la generica voce di “molestie sessuali”, continuano a essere perseguiti come atti delittuosi sulla base del paragrafo 6 dell’art. 92 (anche conosciuto come Legge militare sulla sodomia) del Codice penale militare, che prevede il congedo con disonore e la carcerazione con lavori forzati fino a un massimo di due anni

Il servizio militare obbligatorio dalla durata biennale è considerato un dovere patriottico in Corea del Sud. Non esistendo obiezione di coscienza, il sottrarvisi può portare a uno stigma duraturo con ripercussioni sullo stato sociale, lavorativo e familiare. Ciò induce persone gay a tacere la propria omosessualità al momento della visita medica previa all’arruolamento. Ma ciò non le mette al riparo dall’occhiuta sorveglianza dopo che hanno iniziato a prestare servizio tra le forze armate.

Nel 2017 è toccato a un ufficiale, oggi 27enne, essere scoperto e accusato di aver avuto, fuori dalla base militare, un rapporto sessuale con un commilitone. Poteva andare incontro a una triplice umiliazione: la condanna penale, il congedo militare con disonore e un coming out forzato presso i genitori, che lo stesso giovane, coperto dall’anonimato, definisce ad Afp "cristiani conservatori e pii".

L'ufficiale, all'epoca un coscritto, è stato arrestato con altri 21 soldati a seguito di una retata. Come denunciato dal Centro per i diritti umani nell'esercito (Cdha) - un'organizzazione militante di Seoul che accusa l'esercito di impegnarsi in "caccia alle streghe" -,  gli inquirenti hanno costretto i "sospettati" a inviare messaggi, in loro presenza, a utenti di app per incontri per stanare altri soldati gay.

12 dei 21 soldati arrestati hanno impugnato il paragrafo 6 dell’art. 92 davanti alla Corte Costituzionale, che, dall’entrata in vigore del Codice penale militare (1962), si è già pronunciata al riguardo tre volte. L’ultima è stata nel 2016 con un verdetto di mantenimento del paragrafo (cinque voti favorevoli e quattro contrari).

Tale sentenza è stata fortemente criticata dalle organizzazioni umanitarie. Mentre Human Rights Watch ha definito il paragrafo "una macchia sul registro dei diritti umani del Paese", per Amnesty International si tratta di testo "arcaico e discriminatorio". 

L'ex ufficiale anonimo non è tra i 12 soldati che hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale. Ma nel 2018, terminato il biennio di servizio militare, il suo processo è stato trasferito, per ragioni di competenza, a un tribunale civile, che lo ha assolto. È la prima volta che accade in riferimento all’accusa di un soldato ai sensi del paragrafo 6 dell’art. 92. Ovviamente l’Esercito ha fatto appello e ora il giovane sta affrontando il secondo processo, il cui verdetto dovrebbe giungere in contemporanea con quello della Corte Costituzionale.

Continua intanto a nascondere il suo orientamento sessuale a tutti, soprattutto ai genitori e agli amici più cari. "È come – ha dichiarato sempre ad Afp – se la mia intera esistenza fosse negata".

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Manifestanti con maschere bianche sul viso prima in piedi, poi stesi sul selciato. Striscioni con la scritta Don't play with my life, Non giocare con la mia vita. Bandiere transgender affisse lungo il muro dell’esedra orientale di piazza del Popolo. 

Un flash mob carico di simboli forti quello che, organizzato dal collettivo Identità InTransigenti, è in corso a Roma all’ombra del Pincio, per protestare contro l’irreperibilità di farmaci a base di testosterone. Farmaci indispensabili sia per la salute di uomini cis affetti da alcune patologie sia per gli uomini trans che effettuano la Tos (Terapia ormonale sostitutiva).

Tra le persone presenti in piazza Marilena Grassadonia, ex presidente di Famiglie Arcobaleno e candidata alle europee con La Sinistra, Gianfranco Goretti, neopresidente di Famiglie Arcobaleno, Gianmarco Capogna, portavoce nazionale di Possibile Lgbti e Zoe Vicentini con una delegazione di 20 attiviste di Non una di meno Roma.

La manifestazione è stata fortemente voluta da Cristina Leo, componente del collettivo Identità InTransigenti insieme con Daniele Bianchi, Francesco Brodolini, Mariella Fanfarillo e Gioele Hyland.

A essa hanno aderito Saifip, Agedo Roma, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Azione Trans, DiGay Project, Beyond Differences, Queer of Rome, Famiglie Arcobaleno, Ora d'aria, Gaynews.it, Gaycs, Sunderam Identità Transgender Torino, Agedo Lecce, Prisma – Collettivo, LGBTQIA+ Sapienza, Link Roma, ATN Associazione Trans Napoli, Gruppo Trans Bologna, Arcigay Antinoo Napoli, Possibile Lgbti.

Tante le persone che hanno sostenuto l'iniziativa, tra cui la senatrice dem Monica Cirinnà

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Il 3° congresso dell'Epath (European Professional Association for Transgender Health), tenutosi a Roma dall’11 al 13 aprile 2019, con l’organizzazione del comitato scientifico ospite presieduto da Alessandra Fisher, Mario Maggi, Francesco Lombardo e Jiska Ristori, ha avuto come titolo Inside Matters, on Law, Ethics and Religion

Esso è stato concepito per promuovere uno scambio culturale, scientifico e professionale mirato a garantire la salute e la tutela delle persone transgender in Europa.

Il programma ha compreso 14 conferenze plenarie tenute dagli esperti europei più prestigiosi nelle varie aree tematiche, 16 workshop a copertura degli argomenti più attuali relativamente alla salute delle persone transgender e 155 tra comunicazioni orali e poster. Il tutto ha costituito una grande opportunità di incontro e di scambio di idee tra esperti e ricercatori provenienti da tutta Europa oltre a essere di grande utilità al pubblico presente.

Di fondamentale importanza la sessione intitolata The Year in Review, che ha riassunto lo stato dell’arte aggiornato di tutti i servizi (psicologici, endocrinologici, legali, chirurgici, sociali e assistenziali) svolti nei singoli Paesi europei con la finalità di condivisione e miglioramento.

Interessantissimi gli approfondimenti di questa edizione che, oltre a toccare le tematiche più classiche quali la salute fisica e psicologica, le scienze sociali, i diritti umani, le normative vigenti e la giurisprudenza più attuale, l’endocrinologia e la chirurgia, hanno posto l’attenzione sui temi più attuali quali quelli concernenti i bambini e gli adolescenti, gli studi sulla voce, preservazione della fertilità e riproduzione, la depatologizzazione e le varie sfaccettature della popolazione non binaria.

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Il 12 aprile sono entrate in vigore negli Stati Uniti le normative che, varate il 13 marzo dal Dipartimento della Difesa, impediscono alle persone transgender di prestare servizio nelle forze armate.

A partire da venerdì, infatti, nessuna persona con diagnosi di disforia di genere potrà essere arruolata a meno che non serva in base al genere di nascita. Sarà conseguentemente esclusa dall’accesso ai trattamenti ormonali o all’intervento chirurgico, pena l’immediata dimissione.

In ogni caso le misure adottate non rispondono pienamente alla volontà di Donald Trump, che voleva una totale messa al bando delle persone trans dalle forze armate. Il presidente aveva infatti detto che a nessuna persona transgender sarebbe stato permesso di servire nelle forze armate, sottolineando come il mantenimento di soldati richiedenti trattamenti medici sostanziali «presenti un rischio considerevole per l'efficacia militare». Affermazione, questa, che è stata smentita dalle analisi dei bilanci destinati alle spese mediche di militari.

Aspetto, questo, che il Pentagono, a fronte delle proteste e delle critiche non unicamente d’area democratica, si è affrettato a rimarcare con l’affermare che le normative non vogliono essere discriminatorie. Come noto, infatti, esse consentiranno alle persone transgender attualmente in servizio e alle stesse arruolate entro quella data di poter continuare a sottoporsi a trattamenti ormonali o a eventuali interventi di riassegnazione chirurgica del sesso.

Un distinguo, invece, che, secondo Sarah McBride di Human Rights Campaign, «non fa altro che rafforzare la natura crudele ed arbitraria di questo divieto». Il 12 aprile l'organismo statunitense ha lanciato un tweet a sostegno delle persone trans. «Con l'odierna entrata in vigore del #ogni patriota transgender dovrebbe sapere che una nazione riconoscente lo sostiene».

Si stima che siano 15.000 le persone transgender all'interno delle forze armate. 

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