Non smette di far discutere il caso delle cinque educatrici della Coop Dolce, che gestisce il centro estivo per bambini in età prescolare presso il nido Meridiana a Casalecchio di Reno. Educatrici che, come noto, hanno incentrato, venerdì 6 luglio, le attività formative pomeridiane sul tema dell’imminente Bologna Pride.

Dopo le prime reazioni negative del deputato forzista Galeazzo Bignami (che ha annunciato un’interpellanza parlamentare ai ministri Bussetti e Fontana) e del senatore Pier Ferdinando Casini nonché del sindaco dem di Casalecchio si è espresso ieri anche Pietro Segata, presidente della cooperativa, che ha contestato alle sue educatrici «la leggerezza con cui hanno fatto l’iniziativa, non tanto perché con i bambini hanno affrontato il tema della differenza, uno dei nostri capisaldi pedagogici, ma perché l’hanno collegato al Gay Pride, iniziativa politica fortemente connotata, che non può trovare posto in un asilo.

Per non sbagliare potevano fare una giornata arcobaleno dedicata a tutte le diversità, non esclusivamente agli omosessuali».

Ma per Segata a essere particolarmente grave è la libertà d’iniziativa con cui le educatrici hanno agito senza previa consultazione coi vertici della cooperativa e, soprattutto, dei genitori. «In questo periodo estivo – ha infatti aggiunto – si apre il nido anche a bambini esterni che non conoscono l’asilo, le educatrici e i programmi svolti abitualmente, quindi bisognava essere caute. L’altro errore grave è stato quello di apparire come una struttura che si sostituisce ai genitori nella loro funzione educativa».

Il tweet del ministro Fontana e le critiche di Gualmini

Nonostante i mea culpa di Segata sono arrivati, sempre nella giornata d’ieri, gli affondi del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, sollecitato a esprimersi al riguardo da Il Resto del Carlino che, sulla prima pagina del 13 luglio, aveva sollevato per primo il polverone sulla vicenda.

Fontana, che si è detto allibito per quanto accaduto, ha poi lanciato un tweet: «Ma è possibile che si faccia una cosa del genere all'insaputa dei genitori, tra l'altro a bambini fra 1 e 5 anni? Educazione o ideologia? Adesso i buonisti e i politicamente corretti non hanno niente da dire?».

Gli ha fatto immediatamente eco Massimo Gandolfini, leader del Family Day nonché amico di vecchia data del ministro, che ha ricollegato il caso casalecchiese alla questione dell’ideologia gender e ai moniti bergogliani. «Le colonizzazioni ideologiche sono arrivate anche nei centri estivi – ha dichiarato –. In Emilia si è andati oltre ogni limite. Facciamo appello a tutte famiglie italiane di buon senso affinché si oppongano a queste nuove scuole di indottrinamento ideologico che si permettono di violentare la serena crescita umana dei più piccoli. Cosa che solamente le disumane dittature del XX secolo avevano avuto la sfrontatezza di attuare».

Critiche anche da Elisabetta Gualmini, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, per la quale, «a prescindere da come la si pensi, non si può fare politica strumentalizzando i bambini». 

La Curia di Bologna all'attacco

E, dulcis in fundo, è arrivata oggi la condanna della Curia arcivescovile di Bologna attraverso un editoriale sul settimanale diocesano Bologna Sette: «La Chiesa di Bologna ha appreso con sconcerto che al centro estivo di una scuola dell'infanzia di Casalecchio di Reno è stato presentato l'evento del Gay Pride a bambini in una fascia di età delicata come quella prescolare. Un tema così complesso meriterebbe di essere affrontato con maggiori cautele e sicuramente con il coinvolgimento pieno delle famiglie, prime responsabili dell'educazione dei figli». 

Ma la Curia felsinea ritiene comunque positive le scuse della Coop Dolce . «Immaginiamo – continua l’editoriale - che i genitori dei bambini non avessero dato mandato alle educatrici di affrontare queste tematiche. L'effetto di questa arbitraria iniziativa ha scatenato contrapposizioni e strumentalizzazioni che non giovano alla costruzione di un clima sereno di reciproca fiducia tra la scuola e i genitori.

Interpretiamo come un gesto che va nella direzione di un dialogo positivo le scuse presentate dall'ente educatore. Poiché siamo consapevoli della complessità del cammino di crescita dei nostri figli, questo ci sta a cuore. Tutto ciò può avvenire in una stretta alleanza educativa tra scuola e famiglia».

La replica di Franco Grillini

Ma, a stretto giro, è arrivata, sulle colonne de Il Corriere di Bologna, la replica del direttore di Gaynews Franco Grillini che ha parlato di «vicenda grottesca».

Dichiarandosi dalla parte delle educatrici, l’ex parlamentare ha dichiarato: «C'è una campagna ossessiva contro di noi, ogni volta che un rappresentante della comunità Lgbti viene invitato in una scuola scoppia una polemica. E sull'educazione non accettiamo lezioni dalla diocesi».

Nessuno sbaglio dunque da parte delle educatrici? «No – incalza Grillini –. Se il problema è l'età dei bambini accolti nelle strutture, non si capisce bene perché in una materna si possa parlare di religione e non di Pride. Allora stabiliamo che tutte le volte che si affrontano temi religiosi, i genitori devono essere avvisati».

Grassadonia (Famiglie Arcobaleno): "Ma dov'è la strumentalizzazione politica?"

Contattata da Gaynews, si è detta invece sorpresa dell’accaduto Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno: «Non capisco come si possa parlare di strumentalizzazione politica con riferimento a cartelloni coi colori dell’arcobaleno o alla lettura di libri come Buongiorno postino e Piccolo uovo, che parlano delle varie realtà familiari.

Famiglie Arcobaleno sosterrà sempre la validità di attività formative che non vogliono indottrinare i nostri figli ma renderli soltanto sensibili ai temi dell’inclusione, del rispetto e della solidarietà».

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Esposti a raffica alla Corte dei Conti per contestare a oltre cento enti locali e regionali, che hanno concesso quest'anno il patrocinio ai 28 Pride italiani, l’illecito di danno erariale.

Presentati alle dodici procure territoriali di Campania, Lombardia, Piemonte, Umbria, Lazio, Toscana, Sicilia, Veneto, Sardegna, Liguria, Trento e Bolzano, gli esposti chiamano in causa le Regioni Lazio, Campania, Piemonte, Toscana, Umbria e molti Comuni importanti, tra cui Roma, Firenze, Napoli, Catania, Cagliari, Torino, Milano.  

Promotore dell’iniziativa Filippo Fiani, coordinatore dell'associazione Difesa dei valori, che ne ha parlato oggi in conferenza stampa alla Camera dei deputati col senatore leghista Simone Pillon e il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, già noto per i suoi attacchi al Toscana Pride.

«Decine di comuni a guida Pd, centrosinistra e Movimento 5 Stelle patrocinano e sostengono manifestazioni che promuovono la poligamia e la pratica barbara dell'utero in affitto - ha detto Donzelli -: è surreale e indecoroso associare il nome di istituzioni a pratiche raccapriccianti vietate dalla Costituzione italiana. Sosteniamo l'iniziativa dei promotori perché crediamo che non sia pensabile sprecare risorse per iniziative contro la legge.

Non possiamo accettare che una parte politica utilizzi le risorse pubbliche per diffondere pratiche raccapriccianti e diseducative. Chiediamo che la magistratura contabile intervenga per recuperare le risorse dai responsabili di scelte assurde».

Alla conferenza stampa erano presenti Jacopo Coghe (presidente Generazione Famiglia), Giusy D'Amico (Presidente Non si tocca la famiglia), Maria Rachele Ruiu (Comitato Difendiamo i Nostri Figli) e Filippo Savarese, che ne ha parlato in termini panegiristici su Facebook.

A illustrare i dettagli degli esposti l’avvocato Francesco Vannicelli.

Ma, come già successo con gli esposti presentati a cinque procure della Repubblica contro i “sindaci arcobaleno, anche in questo caso sono apparse sin da subito le criticità d'una tale iniziativa che, al di là della chiara matrice ideologico-politica, è stata condotta senza alcuna contezza della tematica affrontata.

Contattati da Gaynews, gli organizzatori di alcuni dei maggiori Pride di quest’anno (Roma, Pompei, Milano, Siena) hanno dichiarato di trovare tali esposti al limite della farsa dal momento che i patrocini concessi sono stati di tipo meramente morale e quindi senza alcuna erogazione di sorta.

Marco Giusta, assessore alle Pari Opportunità per il Comune di Torino, ha invece affermato: «Sono anni che viene concesso il patrocinio morale al Torino Pride e rivendichiamo con orgoglio una tale scelta.

Indipendemente da tale attestazione il Comune ha concesso quest’anno la somma di 2.000 euro a sostegno delle connesse manifestazioni di lotta alla discriminazione. Danno erariale? Staremo a vedere. Ma c’è veramente da ridere».

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Si è svolta ieri a Napoli, presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, la conferenza stampa di presentazione del Mediterranean Pride, che si svolgerà sabato 14 luglio.

L’appuntamento è per le 16:30 in piazza Dante, da cui si snoderà la marcia dell’orgoglio Lgbti attraverso via Toledo, piazza Plebiscito fino al lungomare all’altezza di Castel dell’Ovo.

Alla conferenza stampa sono intervenute diverse personalità della giunta presieduta da Luigi De Magistris: Simona Marino (delegata Pari opportunità), Annamaria Palmieri (assessora all’Istruzione), Roberta Gaeta (assessora alle Politiche sociali) e Isabella Bonfiglio (consigliera di Parità, Città Metropolitana). Per le associazioni erano invece presenti Antonella Capone (portavoce Napoli Pride 2018 e presidente Alfi Le Maree Napoli), Claudio Finelli (delegato Cultura Arcigay), Loredana Rossi (vicepresidente Atn – Associazione Trans Napoli), Carla Di Maio (Famiglie Arcobaleno) e la regista Cinzia Mirabella (che ha girato lo spot per il Napoli Pride 2018).

Claim di questa edizione è Libertà, Uguaglianza, Fratellanza e Pride! Un motto decisamente attuale che rivendica il ruolo inclusivo della comunità Lgbti in un momento di “oscurantismo” politico. D’altronde il Pride di Napoli ha da sempre per tema il Mediterraneo, inteso come ponte di culture e conoscenze che unisce popoli solo apparentemente distanti.

Tra le novità annunciate in conferenza stampa bisogna ricordare il gemellaggio tra il Mediterranean Pride of Naples e il Lazio Pride che, entrambi in programma per il prossimo 14 luglio, hanno puntato sul tema del contrasto alle mafie.

E poi il rilancio della dichiarazione congiunta redatta, alcuni giorni fa, a Marsiglia dai rappresentanti dei Pride del Mediterraneo. Documento in cui si rivendica la necessità di garantire la libertà d’espressione, di manifestazione e di libera circolazione delle persone Lgbti in tutta l’area del Mediterraneo, cui appartengono molti Paesi con un elevato tasso di omofotransfobia sociale e istituzionale.

Testimonial della prossima edizione del Napoli Pride sarà Maria Esposito, madre del giovane Vincenzo Ruggiero, l’attivista 25enne, vicino al comitato Arcigay di Napoli, del cui omicidio si è accusato Ciro Guarente.

In conferenza stampa, infine, si è ricordato il valore culturale della manifestazione che si è avvalsa sia di un’apprezzabile campagna di comunicazione visiva su progetto grafico di Luciano Correale, con illustrazione di Marco Gaucho Filippi (un vesuvio che erutta lava arcobaleno con l’hashtag #amalicolfuoco) e le foto di Marco Tancredi, sia di uno spot scritto e diretto dall’attrice e regista napoletana Cinzia Mirabella.

Sostenuto e condiviso da Arcigay Napoli, tale spot è incentrato sul tema delle famiglie arcobaleno ribadendo la volontà di opporsi con decisione alle dichiarazioni negazionistiche del ministro Lorenzo Fontana

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30.000 persone si sono riversate per le strade di Bologna, città storica del movimento Lgbti italiano, in occasione del Pride, che si è mosso alle 16:30.

Molti dei partecipanti, accogliendo l’invito di Vincenzo Branà, presidente del Cassero, hanno indossato una maglietta rossa in piena sintonia con l’iniziativa lanciata per la giornata di oggi da Anpi, Arci, Libera per reagire alle politiche salviniane in materia di migrazione e fermare, secondo le parole di Don Ciotti, “l’emorragia di umanità”. Quel rosso di cui continua a tingersi il Mediterraneo per la morte di tante persone in fuga dai propri Paesi e mai approdate a una meta migliore.

Un ennesimo segnale dalla collettività Lgbti a favore d’una trasversalità d’impegni e di una volontà decisa di lottare accanto a tutte le minoranze, i cui diritti mai come adesso sono a rischio.

In corteo anche la senatrice M5S Michela Montevecchi, la consigliera regionale pentastellata Silvia Piccinini, l’ex senatore dem Sergio Lo Giudice, lo storico attivista e direttore di Gaynews Franco Grillini nonché l’assessore Matteo Lepore e l’avvocata Cathy La Torre, vittime di minacce via web nelle scorse settimane.

Presente anche il sindaco di Bologna Virginio Merola col cartello contrassegnato dalla scritta Love is the answer. «La comunità gay sta interpretando un sentimento molto forte, ovvero che non bisogna dimenticarsi - ha detto il primo cittadino - che ci sono delle persone che muoiono affogate e l'atteggiamento non può essere quello del nostro governo. Bisogna saper accogliere, integrare, e tenere presente che la vera forza è in questa risposta».

Ieri Merola aveva ricevuto da Forza Nuova una scatola con dentro un paio di scarpe da donna. «Non voglio commentare - ha detto Merola - così non va sui giornali ma finisce nelle fogne».

Non sono mancati momenti di tensione al termine della parata quando sul palco hanno preso la parola i rappresentanti di MigraBo Lgbti e de Il Grande Colibrì. Due donne, tra la folla, hanno infatti gridato: Prima gli italiani, tornatevene a casa. Fischiate, sono state prontamente allonatanate.

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Quest’anno il Piemonte Pride, che, in occasione della storica parata torinese del 16 giugno ha richiamato 120.000 persone al grido di Nessun dorma!, ha superato sé stesso proponendo tre pride nel secondo anno dalla nascita della piattaforma territoriale.

Infatti, grazie all’impegno di tanti e tante volontarie diffusi su tutto il territorio regionale coordinati dal Torino Pride, il Piemonte ha avuto tre tappe arcobaleno: il Novara Pride che si è svolto lo scorso 26 maggio, Torino e l’Alba Pride che ha replicato il grande successo dell’anno scorso.

5.000 persone sono accorse nella patria del tartufo per manifestare quanto qui in provincia e ancor più in questo momento storico e politico, di pride ci sia ancora bisogno. Una folla pacifica e molto eterogenea sta percorrendo le strade del centro storico per ritrovarsi, all’insegna dell’allegria, in zona H per i discorsi finali e il dj set.

Tra i partecipanti anche l'assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino Marca Giusta, l'assessora regionale alle Pari Opportunità Monica Cerutti e l'europarlamentare Daniele Viotti.

L’appuntamento nel cuore delle langhe, eccezionale  anche in quanto si svolge non in un capoluogo di provincia, è organizzato dal Collettivo De Generi e dal Coordinamento Torino Pride.

Soddisfatto Alessandro Battaglia che dichiara: «Quest’anno in Piemonte abbiamo avuto tre pride ma, probabilmente, l’anno prossimo saranno sei».

Come nel 2017, diversi locali e servizi di ristorazione di Alba e dintorni hanno deciso di esprimere il proprio sostegno alla manifestazione Piemonte Pride anche “visivamente”,  adottando le tovagliette con il logo della manifestazione, per affermare il loro impegno nel contrastare le discriminazioni e moltissimi negozianti albesi hanno deciso di arredare la propria vetrina a tematica arcobaleno nei giorni precedenti la manifestazione.

Un’incoraggiante dimostrazione di supporto e sostegno di una parte di società civile che sente la necessità di esporsi in nome degli ideali in cui crede. 

Anche nel 2018 l’Ente Turismo Alba Langhe & Roero ha nuovamente dimostrato il pieno supporto alla manifestazione: una collaborazione preziosa segno della volontà di “aprire le porte” alle differenze e allo scambio.

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Giunge alla 25° edizione il Pride di Marsiglia, che avrà luogo nel pomeriggio di oggi. Ma quest’anno la marcia dell’orgoglio Lgbti si colora di un significato particolare perché vedrà la partecipazione degli organizzatori dei Pride e delle associazioni Lgbti del bacino del Mediterraneo.

Nella serata d’ieri si è tenuto presso il Municipio (1e-7e arrondissement) il convegno Penser nos Pride en Méditerranée. Al termine è stata sottoscritta una dichiarazione congiunta da Hadi Damien (Beirut Pride), Orhun Yeğenağa (Istanbul Pride), Antonello Sannino (Mediterranean Pride of Naples), Éric Séroul (Marsiglia Pride), Mounir Baatour (associazione Shams, Tunisia), Zoheir Djazairi (associazione TransHomoDz, Algeria), Vincent Boileau-Autin (InterPride).

La dichiarazione si compone dei seguenti sei punti:

    • 1) Noi affermiamo il diritto d’espressione, incontro, associazione e manifestazione delle persone Lgbti+;
    • 2) Noi affermiamo il diritto delle persone e delle associazioni Lgbti+ di citare in giudizio;
    • 3) Noi domandiamo migliori modalità di circolazione dei militanti Lgbti+ e accoglienza dei richiedenti asilo Lgbti+;
    • 4) Noi denunceremo i rifiuti e i ritardi nel contrastrare i casi di omotransfobia;
    • 5) Noi costruiremo delle reti per darne avviso;
    • 6) Noi denunceremo i funzionarin pubblici, i politici e i media promotori di discriminazioni e violenze verso le persone Lgbti+ o inattive nel combattere contro d’esse.

Viva soddisfazione è stata espressa da Antonello Sannino in un lungo post su Facebook.

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Quello della visibilità delle persone Lgbti e dei loro diritti, con particolare riferimento alla comunicazione televisiva e ai media in generale, sembra essere nuovamente un tema caldo della nostra agenda culturale. Soprattutto in un clima politico che sembra legittimare esternazioni offensive e omofobe come quelle di Vittorio Feltri che, all’indomani del partecipatissimo Pride di Milano, ha parlato del capoluogo lombardo come vivaio di finocchi

Tra i partecipanti della marcia meneghina dell’orgoglio Lgbti c'era anche il giornalista Alessandro Cecchi Paone che, questa sera presso il Love Park di Roma, interverrà al dibattito La rappresentazione delle rivendicazioni Lgbti in Tv. Incontro che, moderato da Vanni Piccolo, vedrà anche intervenire Fabio Canino, Bruno Tommassini Pugliese, Simone Alliva.

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Ed è proprio ad Alessandro Cecchi Paone che chiediamo un commento sulle parole di Feltri e  non solo. 

Alessandro, cosa senti di rispondere alle esternazioni del direttore di Libero, per cui Milano sarebbe un vivaio di “finocchi” e il Pd la brutta copia del Partito Radicale?

Io userei il termine gay e aggiungerei che, per fortuna, Milano ne è un vivaio! Il Pd è stato essenziale per due leggi di civiltà: le unioni civili e il testamento biologico. Ma non è ancora abbastanza per diventare un nuovo Partito Radicale!

A proposito della rappresentazione mediatica delle istanze Lgbti, questa sera, interverrai a uno specifico dibattito nella capitale. Come credi debbano essere oggi veicolate tali istanze in tv e attraverso i media?

Credo debbano essere rappresentate senza folclore e ridicolizzazioni con una seria e oculata attenzione e considerazione alla cultura, all’estetica e all’arte gay.

Pensi che, al momento, l’Italia rischi davvero una retromarcia sui diritti? 

Mi sembra evidente e le dichiarazioni di Vittorio Feltri lo dimostrano! 

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Doveva essere una gaia invasione secondo lo slogan programmatico. E tale è stato il Perugia Pride che, sabato 30 giugno, ha visto sfilare per le vie del capoluogo umbro oltre 5.000 persone.

Tra i partecipantia anche una delegazione del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli e l'ex presidente d'Arcigay Paolo Patanè

Ad aprire la marcia dell’orgoglio Lgbti una delegazione d’immigrati in segno d’evidente protesta alle politiche del governo giallo-verde in materia di migrazione e tutela delle minoranze. Una reazione a quell’emorragia d’umanità – per usare le parole di Don Ciotti – per fermare la quale Libera, Arci e Anpi hanno invitato a indossare, il 7 luglio prossimo, una t-shirt di colore rosso.

Così la gaia invasione perugina ha dato evidente prova di come le associazioni Lgbti intendano sempre più fare della trasversalità d’intenti il loro impegno primario. Anche per dimostrare come una cultura, che mette al centro l'individuo, il rispetto dell'identità, delle differenze e delle libere scelte, sia possibile e necessaria.

Via maestra per giungere a tutto ciò resterà sempre l’amore.

Quell’amor vincit omnia di virgiliana memoria, che utilizzato come titolo per l’ultima puntata di Sense8, ha trovato un’immagine plastica e riassuntiva al Perugia Pride nel bacio tra i due attivisti Lorenzo Ermenegildi Zurlo (Omphalos Lgbti) e Valerio Colomasi (Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli).

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Se le associazioni organizzatrici ne faranno richiesta, sarà concesso ai Pride territoriali il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e ci sarà anche una rappresentanza della stessa alle singole parate. Questa, in sintesi, la risoluzione presentata dalla consigliera regionale M5s Silvia Piccinini e approvata stamani in Commissione Parità.

Per Piccinini è «importante una tale vicinanza delle istituzioni quale segnale per combattere l'omofobia».

«Le manifestazioni – ha sottolineato la consigliera pentastellata - costituiscono anche oggi una fondamentale occasione di dimostrazione e testimonianza del diritto a vivere liberamente la propria identità di genere, senza costrizioni o discriminazioni».

Dopo vivace discussione la risoluzione è stata approvata con due emendamenti. Il primo (a firma Pd, Gruppo Misto e Sinistra italiana) ha integrato il testo coi riferimenti di concesso patrocinio ai Pride degli anni scorsi e con la nota: «Nessuna richiesta di concessione è sinora pervenuta alla Regione».

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Il secondo (a firma Sinistra italiana, Gruppo Misto e Pd), invece, ha inserito un inciso importante quello che impegna la Giunta regionale ad «attivarsi in tutte le sedi opportune, affinché vengano sempre più garantiti i diritti e le pari opportunità delle persone Lgbt e delle loro famiglie, contrastando ogni forma di discriminazione sia sul piano sociale che su quello politico». La Lega ha votato contro la risoluzione.

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Come noto, gli organizzatori del Bologna Pride (7 luglio) non hanno intenzione di fare richiesta di concessione di patrocinio a differenza di quelli della parata riminese (28 luglio), che seguiranno quanto già fatto nelle precedenti edizioni del 2016 e 2017. Edizioni, cui ha sempre partecipato l'assessora regionale alle Pari Opportunità Emma Petitti.

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Seduto al Café du Marché (l'escalope di vitello coi funghi non è niente male, le torte stellari) con Silvano, provo a fare con lui qualche riflessione sul Pride parigino appena vissuto, posto che la quantità e qualità di bellezze locali anche umane - che invadono il Marais anche il lunedì mattina - lo consentano.

Ho visto molta gioia, certo, e colore, e folla (tanta che non la potevi proprio contare) ma ancora più politica. Più messaggi forti, addirittura un sit-in in (religioso) silenzio, una "piena" di giovani ragazze con cartelli per niente rassegnati e un'organizzazione che ha fatto (o lasciato) sfilare quello che noi, faciloni, definiremmo il blocco antagonista in testa al corteo.

Pugni alzati al vento anche qui, e fanno un bene dannato, perché è qui che nascono le rivoluzioni. Qui che si sono nutrite le migliori energie culturali del continente e dove alligna un po' di speranza in quei volti forti, trasversali e debordanti di libertà, di coscienza e di forza.

Un senso di fratellanza nuovo e limpido, che rende ancora più triste sapersi accolti a casa dalla deriva populista (schedaci, forza) e dal miasma fascista ornato dalla corona del Rosario che intasa i pensieri di tante, troppe persone. Quelle che magari ritenevamo persino rispettabili, quando, invece, erano solo il razzista violento, omofobo e maschilista della porta accanto.

Lo stesso che, magari, paga anche bene per un paio d'ore con un ragazzino indiano che ha l'età della propria figlia. Tutto molto tradizionale. Non ci fermerete tutte o tutti. È troppa gente, è troppa forza per la vostra debole meschinità.

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