Il senato accademico dell’università romana Sapienza ha ieri approvato il doppio libretto per gli studenti e le studenti trans. Un traguardo di significativo valore, il cui raggiungiumento è stato ottenuto grazie all’impegno congiunto del Prisma - Collettivo Lgbtqia+ e di Link Sapienza.

Come reso noto dalle due associazioni studentesche su Facebook, «la vittoria fondamentale è che abbiamo ottenuto un regolamento all'avanguardia, che dia la possibilità a chiunque, anche senza l'obbligatorietà di intraprendere il percorso di transizione, di poter usufruire del servizio».

Unica condizione richiesta, per poter usufruire del doppio libretto, la certificazione rilasciata da un generico ente competente allo studente o alla studentessa interessata.

Punto, questo, su cui Prisma e Link Sapienza intendono però rilanciare la loro battaglia. «Vogliamo – spiegano sempre su Fb – che sia Sapienza a gestire tutto l'iter, implementando servizi già esistenti, che sarebbero gli unici a garantire veramente la privacy e la tutela della dignità delle persone trans*. Non servono diagnosi, non siamo malat*, si tratta solo di diritti e opportunità.

Continueremo a lottare (anche da sol*, come è successo fino ad ora) e non ci fermeremo di certo. L'università deve essere davvero di tutte e tutti».

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A dieci giorni dalla scomparsa di Andrea Berardicurti, in arte La Karl du Pigné, Muccassassina gli dedica la serata del 14 settembre, che si terrà a Roma, presso Largo Venue, in via Biordo Michelotti, 2. Un omaggio all’icona delle drag queen italiane e allo storico militante del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, che dell’evento dancing Lgbti più conosciuto in Italia è stato anima e punto di riferimento per un trentennio.

Abbiamo raggiunto Sebastiano Francesco SecciDiego Longobardi per sapere di più di tale iniziativa.

Prendendo spunto dalle proverbiali parole de La Karl: Dateve ‘na carmata, il presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli ha dichiarato: «Questa calmata proprio non ce la vogliamo dare. Siamo tutti ancora profondamente scossi per la morte di Andrea, una delle colonne portanti del Circolo e punto di riferimento di tutta la comunità Lgbt+.

Le reazioni della settimana scorsa, i messaggi che ancora continuano ad arrivare sui social del Circolo e sui nostri personali, rimarcano un’incredibile voglia di parlare e ricordare Andrea. Anche con questo spirito abbiamo pensato alla serata tributo di venerdì, occasione in cui amiche, colleghe e artisti vari si esibiranno per ricordare questa incredibile artista e lo faranno proprio sul palco di Muccassassina, quello stesso palco in cui 30 anni fa nasceva il mito de La Karl Du Pigné in tutta la sua favolosità».

E a proposito del mito de La Karl du Pigné e del suo rapporto con Muccassassina è il direttore artistico Diego Longobardi a spiegarci nei dettagli la serata commemorativa: «Con questo omaggio Muccassassina intende rivivere i momenti più significativi di questo poliedrico artista come i suoi Drag ShowMa soprattutto ballare e stare insieme a tanti amici, anche con la sua musica preferita.

Non possiamo non rammentare che il percorso artistico iniziò proprio a Mucca, dove spesso era lei a spingere i ragazzi con doti artistiche a cimentarsi nel trasformismo. E, poi, alla porta del club, sul palco spesso con spettacoli irriverenti e provocatori che affrontavano anche temi attualissimi.

Un festoso happening, dunque, di musica pop (DJS Paola Dee, Bradshaw Dj, João Turchi) e drag show (# FUXIA, #MARYLINBORDEAUX, #CARAMELLA #TSUNAMI, #MISSTRESS, #SKANDALORSA).

Non dimentichiamo che La Karl du Pigné non aveva non paura di nulla e di nessuno. Era sempre spontanea e sincera. Questo il pubblico lo percepiva subito e lo ricorderà per sempre».

Ma, secondo Sebastiano e Diego, quale sarebbe stata la battuta de La Karl su questa serata?

Nun ve prendete troppo sur serio.

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Una fila ininterrotta di persone ha fatto ieri visita alla camera ardente di Andrea Berardicurti, in arte La Karl du Pigné, deceduto la sera del 4 settembre dopo dolorosa malattia.

Accolto sulle note di Dancing Queen, il feretro dell’artista è stato collocato tra fiori, foto e abiti da spettacolo (i suoi abiti da spettacolo) nella sala centrale del Circolo di Cultura omosessuale Mari Mieli, di cui era stato socio dalla fine degli anni ’80.

Sulla bara, avvolta in una bandiera arcobaleno, una grande corona di rose bianche con un nastro verde recante la proverbiale frase de La Karl: Datte na' carmata.

Tra le tante persone accorse a salutare la storica figura del movimento Lgbti romano anche Vladimir Luxuria, che ha dichiarato: «Ci siamo conosciuti 25 anni fa nel quartiere dove vivevano, il Pigneto. Al Circolo lo portai io e fui sempre io a chiedergli di salire sul palco e di travestirsi.

Andrea fa parte della mia vita e il suo più grande successo è stato il suo altruismo: si è sempre preoccupato degli altri e riusciva sempre a distendere con le sue battute. Non verrà mai dimenticato».

Per Sebastiano Secci, presidente del Mieli, «se ne va una delle nostre colonne. Se ne va un punto di riferimento per tutta la comunità. Ci ha insegnato che anche con l'ironia si può fare attivismo».

Alle 15:00 si è tenuto il rito laico di commiato, caratterizzato dalle commosse testimonianze di chi è stato accanto e ha amato «un'artista e un'icona Lgbt di forte impegno, di squisita umanità, rara sagacia. Il suo ricordo – così il direttore di Gaynews Franco Grillini in un messaggio di cordoglio al Mieli – sarà soprattutto legato alle serate di Muccassassina, di cui fu ideatore e anima, e al Roma Pride, di cui negli anni era divenuto simbolo e immagine».

Un battimano lunghissimo ha poi accompagnato l’uscita del feretro dalla sede del Mieli mentre risuonavano le parole di Why? di Annie Lennox.

Andrea/La Karl è stato infine ricordato ieri sera sul palco del Padova Pride Village, dove la senatrice Monica Cirinnà, al termine della presentazione del suo libro L’Italia che non c’era, ha invitato i presenti a osservare un minuto di silenzio in memoria di chi ha segnato e contribuito a fare la storia del movimento Lgbti italiano.

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«Sono cresciuta a pane e Patty Pravo, Shirley Bassey, Blondie, Cindy Lauper, tanto per citarne alcune. Ma non ho nemmeno disdegnato U2, Pink Floyd, Genesis. Insomma una rockettara pop! Di loro ho amato quasi tutto e mi è difficile trovare una canzone guida, forse Diva di Annie Lennox ma solo perché era nel mio repertorio di drag show». 

Così raccontava di sé Andrea Berardicurti, noto ai più col nome d’arte La Karl du Pigné, in una lunga intervista rilasciata lo scorso anno a Gaynews in occasione dello spettacolo TutteMie – Amiamo le differenze

Ma in realtà diva lo è stato davvero. Diva degli spettacoli artistico-musicali, che l’hanno fatto conoscere come insuperata drag-queen in Italia e all’estero. Diva delle serate di Muccassassina, di cui è stato anima e guida per anni fino all’ultimo. Diva del Roma Pride, la cui conduzione era affidata al suo impegno entuasiasta e alla sua voce inconfondibile nell’introdurre i singoli interventi finali. Diva del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, di cui è stato socio dalla fine degli anni ’80.

Già, perché Andrea Berardicurti è stato sì un artista ma anche un attivista dalla forte militanza, capace di ascoltare e accogliere e persone Lgbti con il loro carico di timori e preoccupazioni.

Tante le parole pronunciate, tanti i consigli impartiti e spesso culminati con la proverbiale frase Datte ‘na carmata. Frase detta quasi a sdrammatizzare e a infondere coraggio nell’interlocutore.

Una vita quella della zia Karl – com’era confidenzialmente chiamato – conclusasi ieri sera, all’età di 61 anni, in un letto dell’ospedale San Giovanni a seguito di dolorosa malattia.

Accanto a lui la sorella insieme con le socie e i soci del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, il cui presidente Sebastiano Secci – che non l’ha mai lasciato neanche per un attimo – ne ha così tracciato il ricordo su Fb: «Ricordo esattamente che cosa mi stavi dicendo quando ci hanno scattato questa foto, poco prima che parlassi ad un Pride. È solo uno dei tanti momenti importanti che io e te abbiamo condiviso.

Ora Andre non sbuffare e lasciaci frignare, perché questa sera ci sentiamo tutte un po’ più sole, tranquillo, da domani ci daremo tutti ‘na calmata. Ciao Andre ❤️».

A dare notizia del decesso il Circolo con un post su Fb: «CIAO ANDREA/LA KARL

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli saluta Andrea Berardicurti e La Karl du Pigné. Sei e resterai per noi tutte e tutti la colonna del Circolo, l’attivista instancabile e appassionato, la forza, la generosità e l’ironia, l’artista e l’amico amatoSenza di te tutto il Mieli è più solo, tutto il movimento lgbt+ è più solo, Roma è più sola

Ma tu sarai con noi per sempre, dall’alto dei tuoi tacchi, dall’acume della tua intelligenza e umanità, e infine dal carro ideale dei tanti e tanti Pride ti vedremo per sempre. Grazie, Andrea. Grazie, zia Karl».

Domani, dalle 10:00 alle 13:00, sarà allestita la camera ardente presso la sede del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli (Via Efeso, 2), dove alle 15:00 si terrà il rito laico di commiato. Un ultimo commosso saluto a La Karl du Pigné, un ultimo commosso Ciao, bella a chi avrebbe prontamente ribattuto: Bella ce sarai te. Io so’ favolosa.

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Un’unione civile quanto mai significativa quella celebrata a Roma, ieri pomeriggio, nella Sala Rossa del Palazzo dei Conservatori. A dire il loro sì Sergio Strozzi, diplomatico in servizio presso la Farnesina, e il padovano Simone Mazzetto, project manager presso Pianca e Fendi Casa.

A condividere tale gioia insieme con familiari e amici, giunti da più parti d’Italia e dall’estero, la loro figlia Caterina, visibilmente emozionata.

La celebrazione è stata presieduta dalla senatrice Monica Cirinnà, madrina della legge sulle unioni civili, che nel partecipato discorso introduttivo ha ricordato l’importanza della normativa quale tappa miliare verso il raggiungimento della parità dei diritti e fonte di gioiosa serenità per tante coppie di persone dello stesso sesso.

Dopo la celebrazione si è tenuto un ricevimento nella raffinata cornice della Terrazza Caffarelli. Viva commozione ha suscitato negli astanti tanto l'excursus storico della lunga storia d'amore di Sergio e Simone - che hanno voluto loro stessi ripercorrere con una lettura alternata dei punti più salienti - quanto il discorso augurale di Caterina.

Tra i convitati, testimoni di tali momenti, il ministro plenipotenziario Fabrizio Petri, presidente di Globe-Mae (Rete dei dipendenti Lgbti del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale), l'ex ambasciatore in Nuova Zelanda Carmelo Barbarello col prorio coniuge Javier Barca, l'avvocata Susanna Lollini di Rete Lenford, lo scrittore Tommaso Giartosio e il consorte Gianfranco Goretti di Famiglie Arcobaleno.

Quella di Sergio e Simone è stata la seconda unione civile - dopo quella costituitasi tra Daniele Cicoria e Ciro Varco -, cui ha ieri assistito a Roma la senatrice Cirinnà nelle vesti di ufficiale dello stato civile.

Lei stessa ne dava in serata notizia con un post su Facebook: «Oggi il mio primo giorno di lavoro a Roma non poteva essere migliore: ho celebrato due #unionicivili . Quattro nuovi mariti e due nuove famiglie! Amici e parenti felici, tanta gioia e nessuna discrimina».

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Livorno ha dato oggi il suo ultimo addio a Lindsay Kemp. In tanti, giunti anche da varie parti d’Italia e del mondo, hanno reso omaggio all’artista britannico, che aveva scelto la città labronica come dimora per gli ultimi anni di vita.

Presente alla camera ardente, allestita presso il foyer del Teatro Goldoni, anche il primo cittadino di Livorno, Filippo Nogarin, insieme con la vicesindaca Stella Sorgente e l'assessore alla Cultura Francesco Belais.

«Sarà compito di tutti noi – ha dichiarato il sindaco pentastellato –  riuscire a preservare il rapporto tra Livorno e Lindsay Kemp, con l'esercizio della memoria. Ho voluto esserci oggi al Teatro Goldoni per l'ultimo saluto a Lindsay Kemp.

Ho voluto ringraziare l'artista per aver scelto Livorno come casa privilegiata degli ultimi anni di una straordinaria carriera e ho voluto ringraziare l'uomo per la semplicità con cui si è presentato da sempre agli occhi di ciascun livornese, pur essendo di fatto un gigante del nostro tempo».

Parole di viva commozione, invece, quelle espresse ai nostri microfoni da Luca Mazzinghi, presidente del comitato locale d’Arcigay, che ha dichiarato: «Mi sono sentito stringere il cuore, oggi, quando sono entrato nella camera ardente che ospita il corpo senza vita di Lindsay Kemp. 

Una camera ardente gremita di gente, allestita nel foyer del Teatro Goldoni, che nonostante il grande lutto sembrava avere sul viso quello stesso sorriso con cui Lindsay Kemp ha sempre affrontato la vita, distribuendo con la sua arte gioia di vivere e felicità. Si percepiva nella camera ardente tutto l’amore che la stessa città di Livorno ha nutrito e nutre per un grande maestro cha ci ha insegnato, con la sua arte, ad essere liberi e ad essere se stessi.

Chiaramente in camera ardente sono accorsi tanti suoi allievi, perché Kemp teneva dei corsi al Teatro Goldoni di Livorno. Corsi seguiti da allievi che venivano da tutto il mondo per fare degli stage con lui.

C’erano le istituzioni, c’era Arcigay e c’erano anche gli amici, prima tra tutte la sua collaboratrice, la persona che più gli è stato vicino in questi ultimi anni. Noi, come comitato provinciale Arcigay Livorno, abbiamo portato un cuscino di fuori arcobaleno, poiché lui amava i colori, per esprimere tutto il nostro affetto e la nostra ammirazione»

Nel comunicato stampa di ieri Mazzinghi aveva già espresso il cordoglio dell’intera comunità Lgbti livornese per la morte dell’artista. Aveva inoltre ricordato che anche Arcigay deve molto a Lindsay Kemp, per aver scelto il territorio livornese come sua residenza e come luogo di elaborazione artistica e culturale attraverso la danza.

I funerali del maestro di Peter Gabriel, Kate Bush e David Bowie saranno celebrati nei prossimi giorni a Roma, nel cui Cimitero acattolico saranno tumulate le spoglie.

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Venerdì 3 agosto i 43enni Walter Castaldi e Angelo Carboni si sono uniti civilmente a Roma. Ma la loro gioia è stata oggi turbata da uno spiacevole episodio presso gli Uffici Comunali di Pomezia.

Recatisi infatti in Municipio (Walter è infatti residente nella cittadina pontina), hanno udito un dipendente comunale dire: «Questo non è l’ufficio delle unioni civili. Ma l’ufficio delle unioni tra froci».

Frastornati e increduli per quanto hanno udito, hanno cercato di parlare col dipendente che si era intanto allontanato.

Contattato da Gaynews, Walter ha detto: «Era tanta la rabbia che ho preferito non fare sceneggiate in Comune. Ma tornato a casa ho inviato una mail all’Ufficio per le Relazioni col Pubblico.

Pretendo scuse dal dipendente per l’offesa che ha fatto a me e a mio marito e all’intera collettività».

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L'episodio dello scontrino recante la dicitura No pecorino, Si frocio ha suscitato una giusta quanto corale indignazione e un'ondata di solidarietà nei riguardi dei due giovani, vittime d'un tale pubblico insulto.

All'allontanamento del cameriere colpevole dell'atto e alla pubblica, sia pur tardiva, richiesta di scuse da parte della dirigenza della Locanda Rigatoni, è seguito , tra  il 22 e il 23 luglio, un atto significativo da parte dello stesso ristorante romano. L'appello, cioè, «alla comunità Lgbti di costruire insieme un percorso per riaffermare i valori di tolleranza, rispetto e apertura». Appello che, accolto da Gaynews su incoraggiamento di Franco Grillini, leader storico del movimento Lgbti italiano, si è concretato, il 25 luglio, in un primo incontro in via Domenico Fontana tra dirigenza della Locanda Rigatoni e delegazione Lgbti

Dal lungo confronto si è giunti alla conclusione di lavorare determinatamente perchè simili episodi non avvengano più.

«Abbiamo accolto - dichiara Sebastiano Secci, presidente del Circolo Mario Mieli -, insieme col gruppo social In piazza per il Family Gay e Gaynet (presieduto da Franco Grillini) la richiesta dei responsabili della Locanda Rigatoni di incontrarci per individuare insieme gli strumenti necessari a evitare che questi episodi gravissimi si ripetano in futuro. Vogliamo, sia chiaro, che non c'è stata alcuna intenzione di ridimensionare l'accaduto da parte dei responsabili del ristorante che hanno ribadito più volte il loro rammarico e la loro determinazione a rimediare all'accaduto.

La nostra idea è che la repressione, ossia l'allontanamento del responsabile degli insulti, non può essere l'unico provvedimento ma debba accompagnarsi a politiche aziendali che formino il personale sulle tematiche della diversità per fare in modo che mai più nessuno debba subire episodi di questa gravità».

«Per questa ragione - continua Secci - abbiamo predisposto un percorso di formazione per il personale del locale. Il corso si svolgerà a partire da settembre e consisterà in quattro moduli in cui parleremo di comunità LGBT+ e Pride, politiche antidiscriminatorie e responsabilità sociale delle aziende, elementi di diritto antidiscriminatorio e, cosa fondamentale, chiederemo a vittime di omo-transfobia di condividere le proprie esperienze, perché crediamo sia fondamentale che tutti capiscano gli effetti concreti che queste violenze hanno sulla vita delle persone.

Ad affiancarci in questo percorso ci saranno i formatori, gli psicologi e i legali della nostra associazione che da 35 anni è impegnata nella contrasto a episodi odiosi di discriminazione».

«L'importanza di questi interventi formativi nella lotta all'omo-transfobia - conclude Secci - ci spinge inoltre ad aprire il corso a tutti gli esercenti che possano essere interessati per loro e per il proprio personale. Chiunque volesse partecipare può farne richiesta con una mail all'indirizzo This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.».

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Discostandosi da visioni tradizionaliste e univoche della realtà familiare, la maggioranza dei giovani studenti italiani è favorevole a un pieno riconoscimento dei diritti per le coppie omosessuali anche in relazione alle adozioni.

A rivelarlo è il 6° Rapporto di ricerca che, realizzato dall'Osservatorio Generazione Proteo, reca il titolo I Cre-attivi. Diretto da Nicola Ferrigni, l’Osservatorio è stato istituito nel 2012 all’interno della Link Campus University di Roma e dal 2013 realizza una ricerca nazionale sull’universo giovanile che coinvolge migliaia di studenti di età compresa tra i 17 e i 20 anni, provenienti da differenti indirizzi scolastici e diverse regioni.

Secondo l'ultima indagine, realizzata su 20.000 studenti, quasi 1 giovane su 2 (43,5%) ritiene che le coppie omosessuali debbano avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali, compresa l'adozione dei figli.

Quasi 1 su 3 (32,1%) appoggia, invece, il riconoscimento del ventaglio di tutele e garanzie previste per le coppie eterosessuali anche a quelle omosessuali a eccezione dell'adozione. Il 13% ha dichiarato di non sapere, essendogli la questione indifferente. Infine l’1,9% vorrebbe che le persone omosessuali possano sposarsi in chiesa al pari di un restante 1,9%  che non ha dato risposta.

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Bisogna inoltre rilevare come per il 33,4% degli intervistati discriminare significhi «non rispettare l’individuale orientamento sessuale».

«I dati – dichiara il direttore Nicola Ferrigni, che è anche docente di Sociologia generale e politica presso la Link Campus University – evidenziano come ci sia da parte dei più giovani una sensibile apertura verso un mondo che cambia, sempre più enfatizzata negli anni».

Erano infatti il 38,5% nel 2016 e il 42,1% nel 2017 i giovani intervistati a dichiararsi complessivamente ''abbastanza'' e ''molto'' d'accordo con il riconoscimento del diritto di adottare figli per le coppie dello stesso sesso.

«Si tratta di un segnale importante - prosegue Ferrigni - che proviene proprio da quel segmento della popolazione che rappresenta il futuro del nostro Paese e le cui opinioni impongono la necessità - soprattutto alle Istituzioni - di una profonda riflessione, tralasciando posizioni trancianti su una questione particolarmente complessa e delicata. La grande apertura mostrata dai giovani invita piuttosto a un dialogo costruttivo, magari proprio con il mondo giovanile e con quello della scuola, con l'obiettivo di esplorare insieme, senza cesure culturali, la direzione del cambiamento sociale».

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Una vicenda grave e giustamente rimbalzata sui media nazionali quella della coppia di giovani che, giovedì 19 luglio, è stata pubblicamente offesa da un cameriere del ristorante romano Locanda Rigatoni.

L’aver consegnato uno scontrino con la dicitura No pecorino, Si frocio è un atto insultante e discriminatorio – oltre che grossier –, che ha giustamente sollevato una corale indignazione soprattutto sui social.

La direttrice del ristorante ha avuto indubbiamente un atteggiamento maldestro quella sera. Forse perché presa alla sprovvista. Forse perché imbarazzata da una vicenda mai capitata a Locanda Rigatoni. Forse perché spinta dalla volontà irriflessa di salvaguardare il “buon nome” dell’azienda.

Da qui le scuse, le più disparate, che, prolungatesi per mezz’ora, si sono pur sempre concluse con un’ammissione di colpa e richiesta di scuse nonché con la successiva perdita del posto di lavoro per il cameriere.

Troppo poco indubbiamente. Ma da qui a invocare sui media il licenziamento della direttrice, la revoca della licenza, la chiusura del ristorante, il boicottaggio a oltranza del medesimo ce ne corre. Per non parlare dell’autentica campagna  di odio e linciaggio verbale sui social, tradottasi anche in una valanga di telefonate insultanti e minatorie.

Poi tra domenica e lunedì un atto significativo da parte della dirigenza del ristorante. La reiterata richiesta ufficiale, cioè, «alla comunità Lgbti di costruire insieme un percorso per riaffermare i valori di tolleranza, rispetto e apertura». Richiesta subito valutata positivamente da Imma Battaglia in una lunga intervista a Il Tempo.

Tale appello, anche su incoraggiamento di Franco Grillini, leader storico del movimento Lgbti italiano, è stato accolto da Gaynews con l’organizzazione di un primo incontro in via Domenico Fontana. Incontro che, avvenuto nella serata d’ieri, ha visto la partecipazione di Valerio Colomasi Battaglia (Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli), Daniele Sorrentino e Christian Mottola (In piazza per il Family Gay), Rosario Coco (Gaynet), Francesco Lepore (Gaynews).

Dell’incontro - cui dovrebbe seguire domani un primo risultato sul piano formativo – così ne ha parlato ieri sera Valerio Colomasi su Fb: «Stasera sono stato al ristorante al centro delle polemiche negli ultimi giorni. Ci sono andato perchè penso che il nostro dovere come attivisti sia ascoltare e lavorare per un mondo migliore, non sparare sul mucchio via Fb.

Ho trovato delle persone sconvolte per gli avvenimenti degli ultimi giorni, piene di lacrime e voglia di raccontare la loro storia. Ho trovato la volontà di impegnarsi per fare in modo che questi episodi orribili non avvengano mai piùHo trovato la rabbia di chi vede le proprie vite date in pasto alla pubblica opinione senza rispetto per le loro storie.

Dopo una campagna che ha colpito non il "colpevole" del gesto ma una collettività intera per ottenere un trafiletto di giornale, questo posto rischia di chiudereQuesto non è attivismo. Questa è la versione "Lgbt" del salvinismo e io non ci sto».

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