Sono stati condannati a pene comprese tra i 2 anni e 8 mesi e i 2 anni e 2 mesi di reclusione tre dei sette autori del pestaggio della coppia di 30enni omosessuali, avvenuto a Bari,  l'8 giugno 2017, in Largo Adua.

Si tratta di Luciano Damiani, Domenico Valentino, Raffaele Giammaria, rispettivamente di 28, 21 anni e 32 anni. In particolare, Damiani e Valentino sono stati condannati alla pena di 2 anni e 8 mesi di reclusione oltre a 600 euro di multa. Giammaria, invece, a 2 anni e 2 mesi e 480 euro di multa (pena sospesa), tutti ritenuti responsabili dei reati di rapina e lesioni aggravate.

Nei confronti di tre minorenni (due ormai maggiorenni) il processo è ancora in corso, mentre il settimo risulta non ancora identificato. 

Le condanne sono state emesse nei giorni scorsi dal gup Francesco Mattiace, al termine del rito abbreviato, a fronte di richieste di pena ben più pesanti da parte del pm Domenico Minardi.

Stando a quanto ricostruito dalla Squadra Mobile, con il coordinamento delle due Procure ordinaria e dei Minorenni, le due vittime, un barese e il suo compagno spagnolo che era in vacanza in Puglia, furono prima insultati perché omosessuali all'uscita da un locale, poi picchiati con calci e pugni e infine rapinati delle collanine e di un anello che indossavano.

Le vittime "per paura di ritorsioni" - come da loro dichiarato - non si sono costituite parte civile. Nelle motivazioni della sentenza, il gup parla di "brutale e cieco pestaggio a senso unico", avvenuto "senza pietà" con l'intento da parte dei sette aggressori di "dimostrare la superiorità del proprio essere virile", di fronte agli "occhi increduli e sconvolti dei passanti che affollavano largo Adua.

Raggiunta telefonicamente, Titti De Simone, consigliera politica del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano per l’attuazione del programma, ha così commentato la notizia: «Una sentenza importante e doverosa quella emessa giorni fa dal gup Mattiace.

Resta naturalmente il fatto che l’Italia, anche a fronte di una costante escalation di violenze di vario genere nei rigurdi delle persone Lgbti, debba quanto prima dotarsi d’una legge di contrasto all’omotransfobia.

Le normative regionali, laddove approvate o laddove, superato il vaglio della Commissione referente come successo in Puglia e recentemente in Calabria, sono in dirittura d’arrivo, non sono, come noto, a carattere penale. Anche se sono di primaria importanza in riferimento alla prevenzione di tali atti con misure positive – rispondenti al proprio ambito di competenza –  soprattutto su un piano strettamente culturale ed educativo»-

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Tous égaux, tous alliés. (Tutti uguali, tutti alleati).

È questo lo slogan della nuova campagna governativa francese contro l’omofobia e la transfobia. Campagna che, lanciata oggi dal ministero dell'Educazione Nazionale e della Gioventù e diretta alle scuole tanto medie quanto superiori, è strettamente correlata alla recente recrudescenza di atti omotransfobici in ambito scolastico. 

Essa prevede che in tutti gli istituti di secondo grado siano distribuiti manifesti e volantini recanti la scritta Ça suffit! (Basta!) su due riquadri nero e arcobaleno. Tali riquadri, a lora volta, campegginano su uno sfondo bianco e nero, contrassegnato dai nomi dei vari atti discriminatori.

Saranno inoltre distribuiti opuscoli che propongono percorsi formativi per l’impegno quotidiano nel lottare l’omotransfobia e diventare un "alleato" dei giovani Lgbti. A partire dall’inizio della settimana prossima sarà invece disponibile online una guida d’accompagnamento per docenti e sarà accessibile per telefono, mail e chat un servizio di ascolto e assistenza a distanza.

Tale campagna si pone in linea di continuità con la precedente lanciata nel dicembre 2015.

Citando un sondaggio dell'Ifop, condotto nel  dicembre 2018, il ministero ha osservato come gli «insulti omofobi, spesso banalizzati, rimangono particolarmente forti: il 18% degli studenti delle scuole superiori o degli studenti Lgbti afferma di essere stato insultato negli ultimi 12 mesi». Inoltre, è stato rilevato, «tra i/le giovani che si definiscono trans, un alto livello di preoccupazione nei confronti della scuola: l'esperienza scolastica è percepita come 'cattiva' o 'pessima' dal 72% di loro».

Non a caso su Twitter Marlène Schiappa, Segretaria di Stato per l'Uguaglianza tra le donne e gli uomini e la Lotta contro le discriminazioni, ha definito oggi la campagna «una delle pietre del piano del governo". 

La campagna odierna è comunque da leggere alla luce della generale escalation di atti omotransfobici nel Paese, al cui contrasto e prevenzione tanto la sindaca di Parigi quanto il governo hanno avviato, nel dicembre scorso, una serie di misure di rilievo.

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«Apprendiamo dalla stampa di recenti episodi di aggressioni e minacce di stampo omofobico accadute a Perugia. Ragazzi e ragazze minacciate e intimidite per strada per il solo fatto di essere identificati dall'abbigliamento o dal portamento come persone gay, lesbiche, bisessuali, trans o intersex». 

Queste le parole di Stefano Bucaioni a commento di alcuni casi di violenza o intimidazione che, a danno di persone Lgbti, hanno caratterizzato i primi giorni dell’anno appena iniziato. Casi che, per il presidente di Omphalos Lgbti, non sono affatto «isolati» ma «numerosi e preoccupanti» nonché, negli ultimi anni» in deciso aumento nella nostra città». 

Tra questi spicca indubbiamente l’inseguimento con insulti e parole minatorie da parte di un branco, di cui è stato vittima, intorno alle 5:00 di Capodanno, Lorenzo Benedetti, direttore artistico del BeQueer, mentre tornava alla sua «macchina, in una via del centro di Perugia. Io ombretto, rossetto, giacchetto appariscente e lo sguardo risoluto di chi ci è già passato. Ma anche telefono scarico, solitudine e terrore. Mi ha fatto paura sapere che un mio amico giorni prima è stato aggredito con una bottiglia rotta. Una paura incredibile. Di finire come tante storie che conosco, di non riuscire a combattere».

Così l’attivista 27enne ha raccontato su Facebook quei momenti drammatici, scanditi dalla discussione con gli assalitori: «Frocio, vieni qua che ti rimetto a posto io. Adesso arriviamo. - Dai falla finita. - No, stavolta no».    

A quel punto tanti i pensieri che si sono accavallati nella mente di Lorenzo, che ha quindi aggiunto: «Le persone che incontro non sono interessate al mio panico malcelato e agli insulti sbiascicati che attraversano la via. E io, con quello che so, di chi dovrei fidarmi oltre me?

Meglio non incrociare il loro sguardo. Gira a destra che è più illuminato. Fai finta di non sentire. Hanno smesso di seguirti. Lì ci sono altre voci. Potrebbero essere di nuovo loro. Arriva alla macchina e chiudi le sicure.

Non so quanto tempo prima avessero smesso di seguirmi, né credo importi. Importa la sensazione che rimane incollata addosso.

E nonostante la consapevolezza, lo studio, la decostruzione, l’attivismo, le lotte, ora una voce in un angolo della testa mi assilla, mi tormenta se sto davanti all’armadio e scelgo una cosa eccentrica come piace a me, mi sussurra sadicamente le cose che potrei rischiare se tengo un ombretto in mano davanti allo specchio. Mi morde il fegato se sto fuori casa e devo decidere di parcheggiare in un luogo isolato. 

Mi sono preso due giorni per metabolizzare, senza parlarne, trascinandomi dal letto al divano passando dal frigo per dirottare le ansie sul cibo. Sembrava utile, ma non lo so. Magari è solo una cosa da film.

Ma poi è sempre reale. E ora posso solo dire che io non voglio permetterlo. Non voglio permettere a un gruppo di merde, fomentate ancora di più dall’attuale clima politico, di potersi sentire in diritto di andare in giro per le strade a tormentare altre persone, a farle sentire in pericolo, a volerle regolarizzare, normalizzare, umiliare, picchiare, violentare.

Il mondo non è vostro, merde. E a noi che combattiamo, mi sento di voler dire a cuore aperto che la resistenza non è solo un atto di difesa, è ora di passare all’attacco contro chi ci fa questo, ogni giorno».

Ed è proprio all’attuale clima politico che si è rifatto Bucaioni, per il quale, come spiegato in un comunicato ufficiale, «l'aumento di omofobia, transfobia e discriminazioni ha però nomi e cognomi.

Quando esponenti politici o delle istituzioni si permettono di offendere ed insultare pubblicamente le persone per il loro orientamento sessuale o per la loro identità di genere, offrendo così terreno fertile a violenti e omofobi che si sentono protetti dal pessimo clima politico che si respira a livello nazionale e a livello cittadino; quando leggiamo e accettiamo passivamente dichiarazioni di consiglieri comunali, consiglieri regionali o di ministri o parlamentari che usano parole sprezzanti contro ogni tentativo di arginare discriminazioni e violenze contro le persone omosessuali e transessuali, non possiamo poi stupirci se per strada assistiamo a un aumento di aggressioni e minacce».

Come spiegato da Bucaioni «Omphalos riceve periodicamente denunce di omofobia, transfobia, discriminazioni e violenze. Ma di tutti i casi solo una piccola parte arriva sulle scrivanie dell'associazione e ancora di meno sulle pagine dei giornali. La realtà è purtroppo più preoccupante anche se si fatica a prenderne atto».

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Come annunciato in ottobre dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo a seguito dell’aggressione a Guillame Mélanie, fondatore e copresidente di Urgence Homophobie, il contrasto alle violenze da orientamento sessuale e identità di genere è divenuto uno dei temi prioritari nell’agenda del comune e del governo francese. 

Secondo Urgence Homophobie tra gennaio e settembre scorso il numero di denunce per omofobia è cresciuto del 15% rispetto allo stesso periodo del 2017 con più di 260 episodi riscontrati. 

La sindaca socialista ha proposto un piano affinché «Parigi rimanga la città dell'uguaglianza e della libertà di essere se stessi», sbloccando un fondo di 100.000 euro per la sua attuazione e a sostegno delle associazioni impegnate nel contrasto all'omotransfobia. Nella capitale sarà inoltre istituito un Osservatorio parigino Lgbti in una con campagne di comunicazione nei mezzi pubblici.

A livello invece governativo è stato invece varato un piano di emergenza con una serie di misure contro le violenze omotransfobiche, che vanno dalla prevenzione al perseguimento penale: a presentarlo la segretaria di Stato, delegata alla Parità di genere e alla Lotta alle discriminazioni, Marlène Schiappa. Il piano prevede una campagna nazionale di lotta all'odio Lgbti nel 2019, sensibilizzazione nelle scuole e formazione delle forze dell'ordine.

E, proprio oggi, una settantina di personalità e artisti ha lanciato la clip musicale intitolata De l’amour per denunciare le crescenti aggressioni omotransfobiche in Francia.

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Viene dalle Filippine e ha 24 anni la nuova Miss Universo. Catriona Gray si è ieri aggiudicata a Bangkok la fascia di vincitrice del prestigioso concorso internazionale, giunto alla 63° edizione, che ha visto rispettivamente assegnare il 2° e 3° posto alla sudafricana Tamary Green e alla venezuelana Sthefany Gutiérrez Gutiérrez.

Catriona Gray è la quarta filippina a essere stata incoronata Miss Universo. La notizia della vittoria è stata accolta con entusiamo in tutto il Paese del Sud-est asiatico a partire dal presidente Rodrigo Duterte, che si è affrettato a complimentarsi con la vincitrice attraverso una nota ufficiale.

Catriona Gray, che ha perso, qualche anno fa, «un amico, ucciso dall'Aids», ed è attualmente impegnata come volontaria negli slum di Manila a sostegno delle persone sieropositive, ha annunciato un deciso impiego del successo conseguito per intensificare la propria campagna di sensibilizzazione e informazione su Hiv/Aids.

Ma la serata finale del concorso è stata caratterizzata da un momento significativo.

Dopo l’eliminazione di Ángela Ponce nelle vesti di Miss Spagna dal novero delle 20 semifinaliste, l’organizzazione ha voluto rendere un particolare omaggio a colei che è stata la prima donna transgender a gareggiare per il titolo internazionale.

E lo ha fatto attraverso un video, che è stato trasmesso davanti alle persone partecipanti e alla giuria di sette donne.

«In giovane età ha sofferto il bullismo – afferma una voce femminile fuori campo nel video –. Ma con l'amore e il sostegno della sua famiglia ha affrontato il mondo con un sorriso. Purtroppo l'accettazione non è totale anche in alcune parti del mondo in cui si svolge il concorso».

Ángela Ponce ha dichiarato che non le è mai importato di vincere ma di essere stata ammessa a partecipare. A contare per lei «la possibilità di essere una voce: è questa è la mia personale corona. Mi permette di motivare molte persone: ci sono persone che, solo perché sono qui, continuano a vivere. È il mio orgoglio».

La 27enne sivigliana ha anche affermato: «Per sradicare l'intolleranza, sarebbe molto importante infondere determinati valori sin dalla giovane età.

Spero di poter vivere, un domani, in un mondo uguale per tutti. Basterebbe solo che comprendessimo d'essere delle persone umane e di dover rendere le nostre vite, gli uni agli altri, molto più semplici».

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Classe 1975, il monzese Pippo Civati è stato deputato nel corso della XVII° legislatura. Eletto tra le file del Partito Democratico, ne è uscito nel 2015 in aperto dissenso con le linee politiche dell’allora segretario nonché presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Il 26 maggio di quel medesimo anno ha annunciato la nascita di Possibile, di cui è stato primo segretario fino al 17 marzo scorso.

A poche settimane dalla creazione della compagine Lgbti del partito da lui fondato l’abbiamo raggiunto per raccoglierne impressioni e valutazioni in riferimento all’attuale scenario politico italiano ed europeo.

On. Civati, facciamo un passo indietro fino al 26 maggio 2015. Perché Possibile?

Possibile vuole reagire nettamente a chi ripete come fosse un’ossessione che non ci sono alternative. E anche a chi promette cose irrealizzabili. Il «possibile» si colloca nel futuro ma senza scorciatoie, senza slogan eccessivi e smisurati. E si lega a tutte le esperienze che vogliono tentare strade inedite, con l'obiettivo della riduzione delle disuguaglianze, questione che abbiamo collocato nel nostro simbolo, come vera e propria madre di tutte le battaglie.

Il tema migrazione è uno dei più attualmente scottanti e non solo in Italia. È sempre più diffusa la narrazione di un’Europa che si va sfaldando a fronte della gestione di una tale problematica. Cosa ne pensa? 

L'Europa non è un Europa astratta. Ma è l'Europa di una destra moderata che non ha voluto fare i conti con le storture della globalizzazione e con le disuguaglianze sociali e non ha avuto ambizioni per rendere l'Europa più forte proprio per non disturbare alcuni interessi da cui la politica evidentemente continua a dipendere. Penso alle migrazioni, alle questioni fiscali, al rapporto con le concentrazioni di potere economico e quindi con le multinazionali. Un'Europa che già molto sovranista perché sono sempre gli Stati nazione a decidere. In questo senso il sovranismo tanto agognato dai nazionalisti (perché il sovranismo è inevitabilmente sovranita, e non è un caso che Salvini sia il modello) è soltanto il punto di arrivo di un'impostazione politica che conosciamo molto bene: ci vuole qualcosa di completamente diverso che lo mette in discussione l'Europa ma che finalmente la faccia.

Senza l’Europa sarebbe più facile, a suo parere, l’avvento di poteri meno democratici?

Ovviamente sì, nel nostro caso avremo un sovranismo in ritirata, un nazionalismo della disperazione, non certo quello di una grande potenza, alle prese con problemi insormontabili, come si è già visto in questa fase politica, in cui il cialtronismo ha raggiunto livelli sorprendenti. Il modello Orbán che piace tanto a Salvini è già una realtà: autoritarismo e discriminazioni sono due ingredienti che vanno di pari passo. Per le minoranze, d’ogni tipo, se si affermerà quell’impostazione, i tempi saranno molto cupi. È per questo che si deve reagire. Sì. Forse ora se ne rendono conto tutti, che bisogna agire, dopo anni di acquiescenza e di torpore. Tocca a ciascuno di noi, singolarmente, e insieme, seguendo ciò che si muove e organizzando un campo che la politica istituzionale ha letteralmente devastato. Non bisogna avere fretta, non bisogna però nemmeno perdere tempo. 

Le forze di destra, anche quelle più estreme, avanzano in tutta Europa. Anche in Italia ne è cresciuta la presenza. Cosa sta accadendo secondo lei?

Il nostro Paese ha conosciuto vent'anni di progressiva - anzi, regressiva - deriva culturale. In questo senso la stagione dell'antipolitica così come la vediamo, soprattutto in questi mesi in cui è arrivata al governo, ha raccolto l'eredità nel ventennio precedente. In questa confusione ideologica e questo continuo rovesciamento sono emerse pulsioni antiche, autoritarie e razziste, che realtà ci sono sempre state, in questo paese, ma che ora non trovano ostacoli né anticorpi come accadeva un tempo. In questo senso il fascismo quello delle camicie nere e quello più sottile e pericoloso di chi non considera la Costituzione e non si cura della legge e della dignità istituzionale ha campo libero.

Si registra un generale disfattismo nei riguardi della sinistra. Al contempo l’idea di uno Stato forte sembra passare tra il pensiero populista e quello sovranista. C’è ancora uno spazio per un’aggregazione forte in grado di rispondere a questa idea? 

Più che dell'aggregazione forte che assomiglia a un’ammucchiata senza politica, c'è bisogno che emergano pensieri, parole, proposte che non abbiano nulla a che fare con quello che abbiamo visto finora. Nonostante la débacle del 4 marzo mi pare che tutto si svolga in una sinistra (questa sì, sinistra) continuità con ciò che è accaduto prima. Nessuna vera riflessione su ciò che si può fare per ottenere nuovamente la fiducia dei cittadini. Nessun progetto di società. Nessuna storia, vera, da raccontare. Su questo dobbiamo lavorare.

In Italia sono al momento oltre i 4 milioni le persone in stato di povertà. Il reddito di cittadinanza vuole essere una delle tante risposte di questo governo. Che cosa ne pensa? 

Sono sempre stato favorevole a reddito minimo garantito e lo sono da prima che lo proponesse grillo qualche anno fa. Con Possibile e con Davide Serafin in particolare abbiamo fatto proposte sostenibili in questo senso e ho come l'impressione che dopo i mesi di ubriachezza da parte della maggioranza si finirà con il convergere su quanto dicevamo noi. Qualcosa di molto diverso dalla propaganda di Di Maio e dalle semplificazioni di questo governo.

La collettività Lgbti continua a denunciare casi di violenza omofobica e transfobica nel paese. Come si può arginare, a suo parere, una tale violenza?

Da tempo sostengo la necessaria convergenza dei diritti civili e dei diritti sociali. So che in questo momento nel nostro Paese sono contrapposti ma chi li contrappone vuole negare entrambi. Per questa ragione la difesa dei diritti e la promozione dei diritti, soprattutto, si sposa perfettamente con quell'urgenza di reagire alle cose, di cui abbiamo parlato finora e con quella voglia di uguaglianza di cui parlavo descrivendo Possibile.

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«Bellissima vittoria da vivere oggi insieme al Consiglio nazionale».

Così ha twittato ieri il deputato Mathias Reynard, componente del Partito Socialista Svizzero, per commentare l’approvazione in via definitiva al Consiglio nazionale della legge contro l’omofobia, per la quale egli ha combattuto per sei anni.

Col voto favorevole del 56% di quella che è la Camera bassa del Parlamento svizzero la legge antirazzista elvetica sarà d’ora in poi estesa alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale.

Il Consiglio degli Stati (o camera alta dell’Assemblea Federale) si era invece espresso a favore del disegno di legge mercoledì 28 novembre.

Con un’integrazione dell'articolo 261 bis del Codice penale, noto come "norma antirazzista", sarà perseguito ex officio chi rivolge all’indirizzo di persone omosessuali insulti omofobi. La condanna prevista è fino a un massimo di tre anni di carcere in una con sanzione pecuniaria.

Nessun riferimento nella legge, invece, alle aggressioni fisiche a danno di persone omosessuali.

Ma a scatenare l’ira delle associazioni è il mancato riferimento alla transfobia nel testo normativo. Per iniziativa dei deputati del Consiglio degli Stati l'Assemblea federale ha rifiutato di estendere l’articolo 261 bis alle discriminazioni basate sull'identità di genere, ritenendo «troppo vaga la nozione a quella sottesa».

Inviatando a vedere il «bicchiere mezzo pieno», Reynard ha commentato: «Capisco la reazione delle associazioni coinvolte, ma sarà difficile andare oltre con l'attuale Parlamento. La vittoria di oggi è già importante».

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Venerdì 23 novembre a Napoli, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo (sede del Comune), si è svolto il Convegno nazionale della Rete Lenford dal titolo Crimini e discorsi d'odio: limiti e prospettive del sistema penale a partire dalla condizione delle persone LGBTI+. A fare gli onori di casa il sindaco Luigi De Magistris e Simona Marino, consigliera comunale con delega alle Pari Opportunità.

Rivolto ad avvocati e giuristi, l'assise congressuale ha offerto un’importante occasione di approfondimento e discussione relativamente alla normativa in vigore nel nostro Paese, puntando l’attenzione sulla necessit di tutelare le numerose vittime di odio omotransfobico in primis attraverso l’intervento legislativo e, poi, anche attraverso interventi di altro tipo, in ambito culturale, educativo e scolastico.

La prima sessione è stata dedicata alla definizione dei crimini e discorsi d’odio nel sistema penalistico italiano, proponendo un confronto stringente con quanto emerge dalla letteratura giuridica non italiana, con particolare attenzione alla normativa anglosassone. Relatori sono stati Paola Di Nicola, gip presso il Tribunale di Roma, Matteo Winkler, (Law Department, Hec Paris) e Mark Walters (School of Law, University of Sussex).

La seconda sessione del convegno ha focalizzato la propria attenzione su il tema dei discorsi d’odio e il loro bilanciamento con il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero. L’argomento è stato analizzato alla luce della nostra Costituzione e, come nella precedente sessione, anche nella prospettiva degli studi comparati. Ne hanno discusso Michela Manetti (Università degli studi di Siena) e Francesco Deana (Università degli studi di Udine).

Infine, l’ ultima sessione è stata dedicata ad alcune questioni specifiche: la sanzionabilità dei discorsi d’odio attraverso il reato di diffamazione; gli ostacoli che si frappongono all'effettiva tutela delle vittime di reati commessi per motivi di omofobia e transfobia; la funzione della pena nel nostro ordinamento. A parlarne Carlotta Campeis (avvocata del foro di Udine), Giacomo Viggiani (Università degli studi di Brescia), Valentina Masarone (Università degli studi di Napoli Federico II).

L'evento è stato patrocinato dal Comune di Napoli, dal Consiglio Nazionale Forense, dal Consiglio degli Avvocati di Napoli, dal Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, dalla Camera Penale di Napoli e dall’Ente Biblioteca di Castelcapuano Alfredo De Marisco.

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Sono ben 369 le persone uccise per odio transfobico dal 1 ottobre 2017 al 30 settembre 2018, di cui la maggioranza assoluta sono donne trans. 44 casi di omicidi in più rispetto al precedente anno, che ne aveva registrato 325. Senza dimenticare, però, che «queste vittime – come rilevato giorni fa da Cristina Leo, portavoce di Co.LT (Coordinamento Lazio Trans) – sono solo la punta di un iceberg, perché in molti Paesi non c’è una registrazione dei casi e alle vittime viene attribuito semplicemente il genere assegnato alla nascita, ignorando di fatto la loro vera identità».

Secodo l’analisi del Trans Murder Monitoring Project, curato dal Tgeu e dalla rivista accademica Liminalis, il numero maggiore di omicidi di persone trans è avvenuto in Brasile (167), subito seguito da Messico (71), Usa (28) e Colombia (21). In Europa l’Italia è al secondo posto con cinque casi di transfemminicidio.

In loro ricordo è oggi celebrata la Giornata della memoria transgender o Transgender Day of Remembrance. 

Fissata al 20 novembre da Gwendolyn Ann Smith in ricordo dell’omicidio della donna transgender afroamericana Rita Hester (assassinata il 28 novembre 1998 ad Allston nel Massachusetts), l’annua celebrazione si configura, per l’appunto, quale memoria attiva delle tante persone uccise per odio o pregiudizio transfobico. All’iniziale progetto web Remembering Our Dead si aggiunse una veglia a lume di candela, tenutasi per la prima volta nel 1999 a San Francisco.

Attualmente il TDoR viene osservato in centinaia di città di oltre 20 Paesi ed è caratterizzato da una serie di eventi che, coprendo in taluni casi più giorni, sono volti non solo a commemorare le vittime della transfobia ma a sensibilizzare la pubblica opinione sulle sofferenze di chi è discriminato per la propria identità di genere.

In Italia la Giornata delle memoria transgender è celebrata in vari capoluoghi. Ma è indubbiamente Torino a imporsi per le numerose iniziative al riguardo. Punto centrale delle celebrazioni resta la Trans Freedom March che, giunta alla 5° edizione e organizzata dal Coordinamento Torino Pride in collaborazione con Sunderam Identità Transgender Onlus (alla cui presidente Sandeh Veet si deve l’ideazione nel 2014), è stata quest’anno celebrata il 17 novembre.

Una marcia, quella torinese, che si riannoda alla fiaccolata tenutasi ieri in piazza del Gesù a Napolidove per inizitiva di Atn (Associazione Transessuale Napoli) e col sostegno del locale comitato Arcigay le persone transgender sfilano, in occasione del TDoR, a partire dal 2009.

Sempre a Napoli, nell'ambito della prestigiosa rassegna letteraria Poetè, ideata e diretta da Claudio Finelli, avrà luogo, giovedì 22 novembre, lo Speciale TDoR con Paola Nasti, autrice di Cronache dell'antiterra, e Giovanna Cristina Vivinettola cui raccolta Dolore Minimo ha attirato l'attenzione e la stima di un grande poeta e intellettuale quale Franco Buffoni. Interveranno anche Paolo Valerio (presidente Fondazione Genere Identità Cultura) e Daniela Lourdes Falanga (delegata Arcigay Napoli per le Politiche Trans).

A Roma, invece, la tradizionale candlelight si è tenuta, domenica 18, presso la stazione Termini. La manifestazione in forma stanziale è stata organizzata dal Co.LT in collaborazione col Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.

A Bologna l’appuntamento è per stasera, alle 19:00, in piazza del Nettuno. A presentare ieri in conferenza stampa la manifestazione, strettamente correlata alla mostra di video arte internazionale Transitional State (che si terrà presso la LABS Gallery Arte Contemporanea in via Santo Stefano, 38 dal 22 novembre all’8 dicembre), l’assessora comunale alle Pari Opportunità Susanna Zaccaria, la presidente del Mit Nicole Di Leo, la presidente onoraria dell’associazione Porpora Marcasciano. A Porpora è fra l’altro dedicata l’omonima mostra fotografica che, in corso a Roma, presso Officine Fotografiche, fino al 7 dicembre, raccoglie gli scatti realizzati tra gli anni ’70 e ’80 da Lina Pallotta.

Altre manifestazioni previste in serata sono da segnalare a Genova (alle ore 18:00, in piazza Don Andrea Gallo, per iniziativa di Associazione Rainbow Pangender Pansessuale Genova-Liguria Gaynet in collaborazione con Coordinamento Liguria Rainbow, Associazione Princesa e Comunità di San Benedetto al Porto); a Padova (alle ore 18:00, in via VIII Febbraio, per iniziativa del locale comitato Arcigay e in collaborazione con SAT – Servizio Accoglienza Trans e con il Comune di Padova, Coro Canone Inverso, Kosmos, Anteros Padova); a Verona (alle ore 19:30 in piazzetta Scalette Rubiani per iniziativa del Circolo Pink, Nudm Verona, Sat Pink, Arcigay).

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In vista del TDoR Transgender Day Of Remembrance (20 novembre), giornata internazionale di commemorazione delle vittime della transfobia, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli con il Co.LT (Coordinamento Lazio Trans), costituito da Associazione Libellula, Beyond Differences Onlus, Gruppo Amati, Sportello Lili e Tgenus Lazio, organizzano a Roma una manifestazione stanziale per porre all’attenzione dei media e della società civile il tema dei diritti negati alle persone trans e sulle violenze perpetrate ai loro danni. 

La giornata del Tdor è fondamentale per la lotta contro il pregiudizio e la transfobia e a sostegno dei diritti civili delle persone trans. Non si tratta solo di un momento di denuncia della violenza di cui sono vittime le persone trans nei vari Paesi del mondo, ma anche un’occasione per riflettere sui diritti negati, sui pregiudizi e sulle discriminazioni che le persone trans incontrano ancora oggi in ogni aspetto della vita quotidiana: in famiglia, a scuola, nelle università, nel mondo del lavoro. 

Dal 1 ottobre 2017 al 30 settembre 2018 sono state 369 le persone trans e gender variant uccise nel mondo, nella maggioranza assoluta dei casi le vittime sono donne trans, si tratta di veri e propri femminicidi, che molto spesso non assurgono alle cronache.

Per Cristina Leo, portavoce del Co.LT, «queste vittime sono solo la punta di un iceberg, perché in molti Paesi non c’è una registrazione dei casi e alle vittime viene attribuito semplicemente il genere assegnato alla nascita, ignorando di fatto la loro vera identità».

Come dichiarato da Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, «più volte negli ultimi mesi abbiamo denunciato il clima pesante che stiamo vivendo nel nostro Paese. Aggressioni e minacce ai nostri attivisti,  alle sedi delle nostre associazioni, discriminazioni sui posti di lavoro, nella ricerca di una casa. Le persone trans sono purtroppo le prime a subire quotidianamente il peso della discriminazione, arrivando troppo spesso a perdere la vita per mano dell’odio transfobico.

È dovere di tutta la nostra comunità lottare in prima linea e, per questo, domenica, insieme alle amiche e agli amici del Co.LT ricorderemo ancora una volta tutte le vittime dell’odio transfobico. Abbiamo il dovere di esserci, non possiamo e dobbiamo lasciare indietro nessuno».

Al riguardo sempre Cristina Leo ha dichiarato: «Sarà l’occasione per chieder giustizia per Ximena Garcia e per tutte le vittime dimenticate della transfobia e della transmisoginia».

All’evento sarà presente Valeria Catania, che presenterà l'installazione Le pagine che non ho scrittoSecondo l’artista «la battaglia contro la transfobia e l’omofobia deve partire dal mondo dell’arte. È una strage continua, in Italia e a Roma, quella che registriamo ogni giorno: e chi sopravvive alle violenze subisce per tutta la vita le conseguenze di atti che mortificano la sensibilità di ogni essere umano.

La lotta della cultura contro l’ignoranza della sopraffazione e del disprezzo, e anche del bene contro il male, deve avere come protagonisti coloro che ogni giorno creano grazie alla loro mente quadri, sculture, danze, musiche, spettacoli, film. Lo scrittore sudcoreano ha detto che “la bellezza dell'arte salva dalla crudeltà della vita". Facciamoci tutti promotori di questo messaggio, non lasciamo altro spazio alla violenza. L’arte ci salverà: può salvare l’umanità. Dobbiamo volerlo, con tutte le nostre forze».

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