Claudio Finelli

Claudio Finelli

«Truman Capote è stato, ed è, quello straordinario scrittore che rivoluzionò la letteratura americana e non, con un romanzo agguerrito e terribile come A sangue freddo. A dispetto di quel titolo, in me, come attore e come essere umano, è caldissimo il sangue quando me lo vesto addosso, quando provo a piegarni verso di lui, come canna al vento, come sarebbe piaciuto a Grazia Deledda

Mi vesto di lui e io mi svesto, come se rimanessi nudo al suo cospetto. Rimane la mia anima lì su ogni palcoscenico. E ogni recita diventa una delle tante "preghiere esaudite"».

Con queste parole Gianluca Ferrato presenta Truman Capote – Questa cosa chiamata amore, pièce di cui è assoluto protagonista, in scena al Teatro Off/Off di Roma fino a stasera.

Lo spettacolo, dedicato a Capote, scritto da Massimo Sgorbani con la regia di Emanuele Gamba, è un omaggio ad uno dei più grandi scrittori americani del '900, autore di grandi classici della letteratura come Colazione da Tiffany o A sangue freddo.

È il Capote più irriverente, quello che emerge dal testo in scena nell’elegantissimo spazio di via Giulia: il Capote dandy, esibizionista, personaggio pubblico e irriverente prima ancora che grande scrittore. Ma anche l'anticonformista per eccellenza, che può permettersi di parlare con la stessa dissacrante arguzia di Hollywood e della società letteraria newyorkese, di Jackie Kennedy e Marilyn Monroe, di Hemingway e Tennessee Williams, senza mai risparmiare se stesso, i suoi vizi, le sue manie, i suoi successi e fallimenti.

Il suo stile, decadente, ironico e iconoclasta, ha segnato la letteratura degli Stati Uniti, dopo un'infanzia difficile e con l'aggravante, per l'America dell'epoca, dell'omosessualità. Capote, sotto i lustrini di feste e copertine di riviste, ha saputo raccontare tanto la frizzante società newyorkese quanto il cuore più nero del suo Paese. Il tutto con una lingua costruita alla perfezione, vero elemento distintivo della sua produzione, tanto quanto i temi di cui si è occupato nei suoi libri.

Partito dai bassifondi, lavorando come fattorino, Capote ha conosciuto il successo con i racconti, per poi imporsi definitivamente con il romanzo-verità A sangue freddo (1966), storia del massacro di una famiglia e capostipite di un nuovo tipo di giornalismo letterario. Poi alcol e droga hanno infiacchito il suo talento, a lungo cristallino e unico. Ma 30 anni dopo la sua morte, per cirrosi epatica nell'agosto del 1984, a neppure 60 anni di età, non possiamo che rimpiangere il suo genio e anche la sua candida e disperata voglia di stupire e, probabilmente, di essere apprezzato e amato.

«Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è intesa unicamente per l'autoflagellazione». Se per Capote il suo talento è stato una frusta, per tutti noi è stato e resta solo piacere puro.

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«Oggi Olimpia ha ricevuto un messaggio per un casting di un concorso. Il messaggio recita: “Gentilissima Olimpia, tra le tante ragazze che abbiamo visionato attraverso le foto del profilo Facebook, nel complimentarci per il suo bell’aspetto fisico, abbiamo il piacere di comunicarle che è stata selezionata per poter essere scelta e fare parte delle 60 finaliste del concorso per aspiranti modelle e fotomodelle Miss International Model 2019”. 

Purtroppo scopriamo che non può, perché da regolamento le partecipanti devono essere di sesso femminile dalla nascitaLa conferma mi è stata data dall'organizzatore del concorso, il quale ha asserito che, pur non avendo egli stilato il regolamento, capisce che la presenza di una donna trans potrebbe creare risentimento e preoccupazione nei genitori delle altre partecipanti. Premesso che sono stati loro a contattare Olimpia dopo averne apprezzato la bellezza in foto, hanno idea della mortificazione e umiliazione che potrebbe aver causato una tale forma di discriminazione?

Una donna trans ha il diritto di partecipare a qualunque concorso o sfilare  come modella, perché si parla di bellezza esteriore e non di cromosomi o corredo genetico. In alternativa, tutte le donne biologiche che abbiano subito interventi di chirurgia estetica dovrebbero essere eliminate. Con l'appoggio degli avvocati Tito Flagella e Giovanni Guercio porteremo avanti questa causa, per difendere il diritto di tutte le donne trans ad essere riconosciute donne a tutti gli effetti e in tutti gli ambiti».

Con queste parole, Mariella Fanfarillo, madre di Olimpia e autrice del libro Senza rosa né celeste (Villaggio Maori, Catania 2018), in cui racconta la storia sua e della figlia che ha ottenuto dal Tribunale di Frosinone l'autorizzazione al cambio anagrafico di sesso senza previo intervento di riattribuzione chirurgica del sesso quando era ancora minorenne, ha denunciato sui social, il 14 marzo, la grave esclusione della giovane dal concorso di bellezza perché transessuale.

Alla luce di tali parole abbiamo contattato Giovanni Guercio, il cui nome resta legato alla storica sentenza della Corte di Strasburgo a tutela di una donna trans italiana, che ha dichiarato: «Olimpia  non aveva nemmeno richiesto di partecipare al concorso. È stata invitata a farlo dagli organizzatori, per poi vedersi sbattere in faccia l’ennesima discriminazione: non puoi aderire perché la competizione è riservata a chi è nata donna ..

Nella mia posizione di avvocato, nonché attivista nelle tematiche Lgbt+, devo ancora una volta, amaramente, constatare come l’Italia sia lontana da quella “rivoluzione politicamente corretta” che tanti Paesi, europei e non, hanno posto in essere ormai da tempo.

Ne è esempio la canadese Jenna Talackova, la quale vinse il titolo di Miss Vancouver nel 2012, ma venne squalificata perché scoperta transgender, la cui battaglia ha cambiato il mondo dei concorsi, conducendoli all’apertura completa senza pregiudizi.

Ma senza doverci allontanare così tanto, Angela Ponce, già Miss Cadiz 2015 e Miss Spagna 2018, è stata la prima concorrente transgender a partecipare a Miss Universo, eppure anche lei, come Olimpia, si era sentita dire che non avrebbe mai potuto partecipare. Angela non si è mai arresa e, forte di una famiglia che non la ha mai ostacolata, favolosamente riferiva: A scuola se qualcuno rideva perché mettevo il cerchietto, il giorno dopo mi presentavo con una corona. L’unica differenza tra Angela ed Olimpia è che la prima è stata fortunata a nascere in Spagna, un esempio di inclusione, rispetto e diversità per tutto il mondo».

Per Guercio è totalmente diversa la situazione italiana, «dove, a tutt’oggi, all’art.8) comma b) ove vengono indicati i requisiti per l’ammissione al Concorso di Miss Italia, ancora si legge “essere di sesso femminile sin dalla nascita”, malgrado già dal 2014 l’organizzazione avesse anticipato un’apertura per l’anno successivo anche alle ragazze transessuali. D’altronde la legge, così come interpretata dalla giurisprudenza corrente, riconosce la rettifica del sesso e del nome alle ragazze transessuali sulla base di documentazione scientifica inequivocabile che accerta la natura femminile del soggetto.

La normativa regolamentare relativa ai concorsi di bellezza nel nostro paese sembra invece non avere ancora compreso che, come la stessa Angela ha affermato, non è avere una vagina che “trasforma” una ragazza transessuale in una donna: lei è già una donna, ben prima della nascita, perché quella è la sua identità.

Miss Mondo è addirittura aperto alle candidate transgender e transessuali già dal 2012. Non sono quindi sogni o pretese, bensì sacrosanti diritti, riconosciuti da tempo a tutte le ragazze, indipendentemente dalla loro nascita biologica. 

Personalmente, sogno di svegliarmi un giorno in un Paese dove una donna trans può essere tutto ciò che desidera: un’insegnante, una madre, una dottoressa e, perché no, perfino una miss».

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Con l’hashtag #LegittimiDiritti è stata ieri ufficializzata la data del Mediterranean Pride di Napoli 2019: il 22 giugno.

L’evento, che ha una matrice dichiaratamente mediterranea ed extraterritoriale, è giunto alla sua sesta edizione consecutiva, benché si possa definire nato già nel 1996 come primo Gay Pride del Sud Italia.

Il Comitato Antinoo Arcigay Napoli, il Circolo Le Maree Napoli Alfi, l’Associazione Transessuale Napoli (Atn) e Famiglie Arcobaleno, che, con il supporto del Coordinamento Campania Rainbow, hanno convocato la manifestazione, si dicono certi di ottenere anche quest’anno il massimo supporto del Comune di Napoli e delle istituzioni locali, sempre sensibili alle istanze e alle lotte della comunità Lgbt. 

Il Mediterranean Pride of Naples 2019, incardinato come di consueto nella marea arcobaleno dell’Onda Pride che attraverserà l’Italia da maggio in poi, sarà  fortemente legato al Roma Pride del prossimo 9 giugno. A 25 anni dal primo pride italiano, quello di Roma del 1994, e a 50 anni dai moti di Stonewall del 1969, il Mediterranean Pride seguirà il Roma Pride e anticiperà di una settimana il World Pride di New York

L’hashtag politico scelto quest’anno è, come accennato, #LegittimiDiritti, finalizzato a rimarcare il vero problema di sicurezza nel nostro Paese, ovvero quello di una violenza crescente ai danni delle persone socialmente più fragili, donne, migranti, Lgbt, disabili, anziani, che vivono in tutto il Paese, ma soprattutto a sud, condizioni di grande marginalità sociale e per questo sono maggiormente esposti all’esclusione e alla violenza.

Infine, le stesse associazioni che hanno convocato il Mediterranean Pride, convocheranno presto un’assemblea cittadina per recepire tutti i contributi che potranno arrivare dalla società civile e dalla cittadinanza che interverrà all’assemblea. 

Contattato da Gaynews, Antonello Sannino, responsabile Pride di Arcigay Napoli, ha dichiarato: «È necessario rimarcare l’importanza del diritto alla conoscenza e a una narrazione corretta dei fatti. In un paese come il nostro, in cui le statistiche ufficiali ci dicono che diminuiscono gli omicidi e i reati ma non diminuiscono gli atti di violenza contro le donne, i migranti, i rom e le persone Lgbt, il vero problema sicurezza riguarda i soggetti più deboli che oggi sono sempre più emarginati e discriminati dalla politica nazionale che, paradossalmente, poi rivendica più sicurezza».

Antonella Capone, presidente del Circolo Le Maree Alfi di Napoli, ha rimarcato come «l’Italia viva un momento di attacco alla libertà, di costante battaglia culturale. che coinvolge tutti i livelli dello Stato e della cittadinanza. Per questo e per tanto altro scendiamo in piazza, per rivendicare i “legittimi diritti” di tutte e di tutti, come cittadine/i e come persone. Per ricordare che la libertà, la democrazia, le pari opportunità vanno conquistati, ma anche difesi, ogni giorno. Tra questi giorni, il 22 giugno spiccherà, con gli occhi di migliaia e migliaia di persone, volti verso i “legittimi diritti” di tutte e di tutti».

Loredana Rossi, vicepresidente di Atn, ha infine dichiarato: «A 50 anni dai moti Stonewall molto è stato fatto per i diritti della nostra collettività. Ma tanto resta da fare, soprattutto per le persone trans. La strada è ancora in salita e il pericolo di tornare indietro c'è sempre. Quindi mai abbassare la guardia. Il Pride sarà come sempre momento di rivendicazione, di colore e di gioia».

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Lo scorso autunno Eva Grimaldi e la compagna Imma Battaglia erano state “paparazzate” nel quartiere Piramide, in compagnia di Enzo Miccio, il wedding planner più noto della televisione italiana che ultimamente ha curato il matrimonio Bossari-Lagerbäck.

Dopo qualche mese svelato l’arcano di quell’incontro: Eva Grimaldi e Imma Battaglia stanno per celebrare la propria unione civile ed Enzo Miccio le accompagnerà al fatidico passo. Per la prima volta in Italiadue donne note al pubblico, ognuna per la propria vicenda personale e lavorativa, convoleranno a giuste “nozze” dopo una storia d'amore lunga più di otto anni.

A darne notizia la stessa Battaglia con un post su Facebook.

L’unione della coppia Grimaldi-Battaglia si svolgerà nel maggio 2019 in un luogo ancora non definito dall'entourage, ma che quasi certamente sarà a Roma, dove la coppia convive da anni. 

L'unione tra le due donne, accompagnata dai due hashtag scelti dalla coppia (#EvaImmaWeddingDay e #LePromesseSpose), era già stata annunciata lo scorso giugno 2018, ma la storia d'amore fu resa nota da una trasognante Eva durante l'Isola dei Famosi 2017.

Al momento, restano top secret la data, il tema e la location dell’unione civile, ma Enzo Miccio, abituato ai matrimoni sotto i riflettori, ha in mente già qualcosa. 

«Sarà un matrimonio - ha dichiarato il wedding planner - che parlerà di Eva e di Imma, del loro amore, del loro percorso come coppia e delle loro passioni. Un vero e proprio inno alla semplicità e all'amore, senza mai dimenticare l'anima militante di questo sentimento».

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Family Spray, nuovo libro di Anna Paolucci, che sarà presentato sabato 9 marzo alle 17 presso l’elegante spazio del Teatro Off/Off di via Giulia 20 a Roma, racconta  quel che accade durante una tranquilla cena in famiglia in cui, tra sorrisi e scherzi, i genitori dialogano con i propri figli, dopo una faticosa giornata di lavoro e apprendono, improvvisamente, dell’omosessualità del primogenito che si svela innamorato di un uomo.

Ma la famiglia è una famiglia accogliente e amorosa e quel che accade è un vero Family Spray tra ironia, similitudini e spunti imprevisti.

A presentare il libro, oltre all’autrice, anche Maria Laura Annibali, leader storica del movimento Lgbt e presidente di Di’Gay Project, a cui il libro è dedicato. 

Ed è proprio Annibali che, raggiunta telefonicamente dalla nostra redazione, dichiara: «Family Spray di Anna Paolucci è un testo importante per vari motivi, primo fra tutti perché descrive una famiglia popolana i cui genitori ascoltano il coming out dei due figli, Fausto e Ludovica, entrambi omosessuali.

È una famiglia amorosa che accoglie lo svelamento di quelle storie diverse con una specie di sapienza antica, quasi arcaica, contro complicati ragionamenti, false accettazioni, inutili sensi di colpa che spesso sono il risultato di un coming out,  in seno magari a famiglie più evolute. Inoltre, in questo tempo buio, dove un padre stupra per anni la figlia lesbica per riportarla sulla retta via, Family Spray spruzza aria pulita sul Family Day e questo libro ha tutti i colori rainbow».

Alla presentazione all’Off/Off Theatre di Roma interverranno inoltre Gina Di Francesco, responsabile della collana Le Ginestre di Herald Editore, Cristina Leo, psicologa e portavoce del Coordinamento Lazio Trans, Roberta Mesiti, presidente Agedo Roma e il sessuologo Roberto Perini. Le letture saranno a cura dell’attore Gino Zucca

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La tematica della Schiavitù sarà al centro dell’appuntamento romano di Strane Coppie, la rassegna culturale itinerante ideata e condotta dalla scrittrice Antonella Cilento che, giunto al terzo incontro di quest'edizione, avrà luogo oggi pomeriggio, alle 18:00, nella splendida cornice di Palazzo Altieri.

Per l’occasione si racconteranno i romanzi Jane Eyre di Charlotte Brontë, Il grande mare dei Sargassi di Jean Rhys e Il colore viola di Alice Walker. Ospiti dell’evento ad ingresso gratuito, This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it., saranno lo scrittore e sceneggiatore Francesco Costa e la scrittrice e saggista Valeria Viganò, mentre le letture saranno affidate all’attrice Margherita Di Rauso. Immagini e musica a cura di Marco Alfano. 

Di schiavitù e discriminazioni, in terre e epoche passate, si parlerà ripercorrendo le storie raccontate da grandi scrittrici che ancora possono illuminare il presente e la cultura contemporanea. Tra i personaggi del capolavoro di Charlotte Brontë, Jane Eyre (1847), un classico della letteratura e anche del cinema, di rado si nota quello in apparenza secondario di Bertha Antoinetta Mason, prima moglie folle e segregata di Rochester. Pochi considerano che Bertha viene dalla Jamaica e che rappresenta il lato oscuro della politica colonialista e schiavista inglese e un oggetto di censura sociale e umana da parte di Rochester. 

Ci ha pensato nel 1966 Jean Rhys, scrittrice britannica di origine caraibiche, che con Il grande mare dei Sargassi compone un vero e proprio prequel a Jane Eyre, occupandosi appunto della vicenda di Antoinette Cosway, di fatto la Bertha narrata da Charlotte, in chiave postcoloniale e femminista.

Il terzo romanzo, Il colore viola di Alice Walker (1982), anch’esso divenuto un grande film girato da Spielberg, sposta il tema negli Stati Uniti dove schiavitù non è solo oppressione di bianchi su neri, ma anche di uomini neri su donne nere.

La violenza di genere e l’omosessualità femminile sono centrali nel romanzo dI Walker, la cui protagonista, Celie, vive una relazione con Shug, donna anticonformista: ed è proprio questo amore a offrirle un’importante svolta esistenziale, liberandola dalla sottomissione e da legami fasulli, che può così sostituire con sentimenti veri.

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Un grande appuntamento all’Off/Off Theatre di Roma: dal 5 al 10 marzo sarà in scena Tangeri, spettacolo scritto da Silvano Spada e interpretato dal cantante e attore Gianni De Feo in un viaggio nella Spagna degli anni '30 e '40.

Al centro della pièce è la figura del celebre cantante e ballerino spagnolo Miguel de Molina, mito di Pedro Almódovar, vissuto durante la dittatura franchista e perseguitato per le sue idee antifasciste e la sua dichiarata omosessualità. Al racconto si intersecano le canzoni spagnole, tra quelle più celebri di Miguel de Molina. La presenza di temi musicali in evidente contrasto tra loro, dalla chitarra classica al barocco di Vivaldi, passando per il minimalismo di Philippe Glass e il tango argentino, farà da contrappunto alla storia, restituendo atmosfere dai differenti colori.

Centrale nel progetto scenico è il mito di Tangeri, ricordo struggente e poesia, isola di libertà e dissolutezza, tanto amata da quei poeti e dagli artisti di tutto il mondo che l’hanno conosciuta: Delacroix, Matisse, Francis Bacon, Tennessee Williams, Samuel Beckett, Jean Jenet, Paul Bowls, William Burroughs, Allen Ginsberg, Jack Kerouac e, tra gli altri, oggi anche Mick Jagger dei Rolling Stones.

Per saperne di più, contattiamo Gianni De Feo durante le prove dello spettacolo. 

Gianni, iniziamo dal titolo dello spettacolo che stai per mettere in scena. Cosa rappresenta nel nostro immaginario il mito poetico ed erotico di Tangeri?

Tangeri è intanto un suono evocativo, vibrante, capace di risvegliare a un tratto ricordi atavici, primitivi, apparentemente assopiti in qualche zona del nostro inconscio. Come le madeleines imbevute nel te' con cui Proust dà il via alla sua lunga ricerca di un Tempo infinito, ne senti il profumo, l'aroma avvolgente. È accattivante l'erotismo racchiuso in questo suono musicale capace di spandersi come l'aroma dell'oppio che dagli spazi più angusti può sconfinare oltre ogni limite.

E forse per questa ragione Tangeri ha ispirato gli artisti e i poeti di tutto il mondo che l'hanno conosciuta, trasformando questo lontano esotico luogo del Marocco nel "rifugio" legittimo dove poter vivere anche l'illegalità come pura poesia. Primo tra tutti Paul Bowls. Ma anche Jean Genet, Francis Bacon, Tennesse Williams, Truman Capote, Mick Jagger e quanti ancora. Tangeri ispira ricordi insani, profondi, morbosi. Ma è anche ricordo struggente e mito, dove le notti sono notti di sospiri e la vita è vita.

Il protagonista di Tangeri è un cantante e ballerino spagnolo particolarmente caro a Pedro Almódovar: Miguel de Molina. Ci presenti, velocemente, questo personaggio? Perché è importante recuperarne il mito?

Miguel de Molina è un personaggio di grande spessore sicuramente poco conosciuto in Italia. Nato in una poverissima Andalusia, a Malaga nel 1908, ha attraversato tutto il periodo della repressione franchista senza mai rinunciare alla sua personalità dichiaratamente ambigua e senza mai nascondere le proprie idee liberali. È diventato un simbolo per la Spagna moderna e un esempio di ribellione. Questo è senz' altro uno dei motivi per cui Pedro Almodovar ha utilizzato spesso la sua voce e il suo canto in alcuni suoi film. Tra le sue più celebri canzoni " La bien paga' ". 

Perseguitato, osteggiato dagli studenti gesuiti, picchiato dalla polizia, all' apice del successo è costretto a emigrare riparando in Argentina. Lì conclama il suo successo e diventa molto amico di Evita Peron. Muore a Buenos Aires nel 1993, dove è sepolto. Ma il re di Spagna Juan Carlos qualche anno dopo la sia morte lo decora con l'Ordine di Isabella la Cattolica. Strano il destino di certi artisti dopo tante umiliazioni. Ma il mondo spesso va così.

Penso che ricordando certe personalità attraverso le loro biografie si possano stimolare un poco le coscienze per indicarci un futuro più giusto. Ogni volta che facciamo un passo in avanti sappiamo che dietro di noi c'è sempre qualcuno che ha pagato un prezzo caro per permetterci di avanzare. Siamo dei nani sulle spalle dei giganti. 

L'Ambasciata di Spagna a Roma per questo spettacolo ha concesso il suo patrocinio.

Nella pièce si rievoca anche la figura di Federico Garcia Lorca. Quanto deve la cultura occidentale del ‘900 alla poesia e alla forza rivendicativa dei versi del grande poeta?

Miguel de Molina amò molto Garcia Lorca provando per lui una profonda ammirazione. Rivive con emozione il ricordo del primo incontro con il poeta a Granada e la descrizione di quel viso da bambino illuminato da un sorriso contagioso e emtusiasmante. I due si ritrovano poi a Madrid agli inizi degli anni trenta quando il clima politico cominciava ad essere più perturbato. Li unisce lo stesso destino di perseguitati. Ma diversamente si conclude per Federico Garcia Lorca che sarà barbaramente fucilato il 18 agosto 1936 su una strada alla periferia di Granada. Rimane viva l'eco della sua poesia come canto di libertà e di giustizia.

Questo lavoro teatrale è anche un lavoro sulla ricerca dell’identità, una ricerca che coinvolge tutte e tutti e che, spesso, crea sofferenze e conflitti. Quanto è importante, per un artista come te, la ricerca dell’identità? Qual è il prezzo che paga un artista, ma anche un uomo comune, per non tradire la sua identità? Per essere, insomma, sempre fedele a se stesso e a quel che vuole essere?

In questa costruzione teatrale alla figura di Molina si contrappone quella di uno scrittore di successo dei nostri giorni che decide di mollare tutto per cambiare la sua vita e andare a vivere appunto a Tangeri.  I due personaggi che qui interpreto alternando l'uno all' altro in un ritmo crescente fino al punto di farli diventare un unico individuo, sono alla continua, infaticabile ricerca di un'identità vera, non falsificata da condizionamenti e imposizioni.

La ricerca dell' identità passa molto spesso attraverso dubbi, trasformazioni, la volontà e il coraggio di ribaltare certezze e convinzioni.  In questo senso, il teatro o meglio l"arte della rappresentazione e, per così dire, della finzione, mi aiuta ad avventurarmi in un continuo percorso di conoscenza. La libertà di essere se stessi ha un prezzo, a volte più caro a volte meno, ma sempre vale la pena imparare a difenderla.

Si può essere fedeli a se stessi ma attraverso l'esperienza dell' infedeltà. Perché ogni attimo ha un valore a sé.

E così, quando il sipario si chiude rimane l'attesa del prossimo turno. E intanto senti che qualcosa è cambiato.

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«Questa storia non è per tutti. È per coloro che sanno vedere le sfumature, le contraddizioni nascoste in ognuno di noi. Parla di come le aspettative degli altri possano distruggere ciò che c’è di bello in noi e creare solo odio. Di come il desiderio di soldi, la mancanza di soldi, sia in grado di avvelenare una famiglia. Parla di una Milano ai bordi, miserabile, smarginata. Dei confini opachi tra disonestà, onestà, odio, rabbia. Di come ognuno di noi possa essere colpevole e innocente, vittima e carnefice, zucchero e catrame».

Così Giacomo Cardaci, avvocato e socio di Rete Lenford, presenta a Gaynews il suo romanzo Zucchero e catrame, che, edito da Fandango, è da oggi nelle librerie italiane. 

È la storia di Cesare che è un bambino che chiacchiera e gioca a Memory con il suo circolo multietnico di Barbie. Egli ha scelto Ines, detta Lines, come amica per non rimanere da solo in fila a scuola e passa i suoi pomeriggi con un'anziana che lo cosparge di profumo, detestata dai suoi genitori perché fomenta le sue stramberie. La sua vita di paese sarebbe potuta continuare sempre uguale, se a stravolgerla non fosse arrivato il trasferimento della sua famiglia in un monolocale ai bordi tra Milano e Cinisello.

Al piano di sopra, però, abita Gabbo, da cui Cesare, ormai cresciuto, è dannatamente eccitato, perché Gabbo è tutto ciò che Cesare vorrebbe essere: uno deciso a prendersi dalla vita tutto, costi quel che costi. Per questo, quando suo padre viene arrestato, la madre si rifugia nel letto, il fratello scompare, Cesare decide di risalire dal fondale del proprio abbandono seguendo le tracce di Gabbo. Per entrare nel giro, però, Cesare deve smettere di essere Cesare, dire di sì a ogni tipo di richiesta ma anche abbandonarsi a una fascinazione morbosa simile a quella che prova per Gabbo. Una fascinazione che lo eccita come lo zucchero ed è ripugnante come il catrame. Fascinazione che, alla fine, gli chiederà un conto molto, forse troppo, salato.

Giacomo Cardaci torna al romanzo con una storia feroce, a tratti spiazzante, in cui i margini opachi tra disonestà, innocenza, odio, rabbia, si dissolvono, e i lettori saranno messi di fronte ai desideri inconfessabili che si nascondono in ognuno di noi. 

Già vincitore di numerosi premi letterari con i suoi racconti, Cardaci ha esordito con Alligatori al Parini (Milano, Mondadori 2008), seguito da La formula chimica del dolore (Milano, Mondadori 2010), in cui racconta la sua battaglia contro il cancro.

Molte sono le voci autorevoli che si sono espresse in maniera entusiastica nei confronti dell’opera di Cardaci. Daria Bignardi ha scritto: «Giacomo Cardaci è uno scrittore giovanissimo e pieno di talentoi». Per Aldo Grasso «il personaggio più interessante è stato il giovane Giacomo Cardaci. C’era in lui un misto di incoscienza e di consapevolezza, di gioia e di disperazione, di speranza e di rassegnazione che lo eleva a figura tipica della letteratura classica: il giovane vecchio o il saggio temerario. Il famoso Ludovico Einaudi lo seguiva in silenzio, con un distacco da entomologo, cercando in cuor suo le note per circoscrivere lo stupore».

Per Fulvio Panzeri «la scrittura di Cardaci è diretta, veloce, abilissima, senza eccedere nei ‘giovanilismi’ di maniera che hanno imperversato nella narrativa italiana nel decennio scorsoi». Secondo Giuliano Aluffi «Giacomo Cardaci, uno dei nostri migliori giovani scrittori, che qui riesce a rendere universale un dolore privato attingendo a una voce narrativa che, per nitidezza e spontaneità di riflessione, fa venire in mente Buzzatii». 

«Vorrei che Cesare potesse entrare in tutte le vostre case – aggiunge infine Cardaci raggiunto dalla redazione di Gaynewsstrapparvi un sorriso con il suo circo di Barbie multietnico e un pensiero in più quando, per conoscersi, decide di superare i confini di quello che si pensa accettabile. La definizione dell’identità passa anche attraverso il desiderio negativo. Oltre lo zucchero, il nero del catrame».

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L’Uccello Padulo è il nuovo romanzo provocatorio e dissacrante di Giovanni Lucchese, narratore che alterna la sua verve ironica a caustica con la passione per il noir.

In questo romanzo, Lucchese racconta la storia di Billo, un giovane ricco e viziato, erede di una facoltosissima famiglia romana, che trova calore umano e motivazioni esistenziali nel momento in cui, accidentalmente, entra in contatto con una comunità LGBT che abita nel quartiere popolare di San Lorenzo. La scoperta di un mondo fervido di cure e sentimenti trasforma Billo in un’altra persona, facendogli scoprire aspetti del suo carattere e della sua personalità che neppure immaginava di avere. Per saperne di più su L’Uccello Padulo, contattiamo Giovanni Lucchese.

Cos’è l’Uccello Padulo? Cosa “si nasconde” dietro questo titolo apparentemente irriverente?

L'Uccello Padulo è un animale mitologico che vive nel sottobosco e colpisce alle spalle. Proprio come gli eventi che si susseguono nel mio romanzo arrivano all'improvviso per stravolgere la vita di Billo, il protagonista, e cambiarla per sempre.

Il tuo romanzo racconta il cambiamento profondo del protagonista Billo, un rampollo viziato della “Roma bene”, in un uomo più sensibile e “umano”. Credi siano davvero possibili queste trasformazioni? Qual è la molla di un cambiamento così radicale?

Sono possibili come tutto lo è. Purtroppo non avviene frequentemente, non è facile convincere qualcuno che il suo mondo, l'ambiente nel quale è nato e vissuto, possa essere sostituito con una versione migliore di esso. Può avvenire soltanto quando si ha un animo sensibile e privo di pregiudizi, quando si è aperti all'ignoto, a ciò che non fa parte della nostra zona comfort. Di solito avviene quando osserviamo qualcuno agire in modo completamente diverso dal nostro, e lasciamo che le sue azioni ci ispirino gettando luce su quelli che sono i nostri tratti negativi.

Al centro del tuo libro, e del cambiamento di Billo, c’è la comunità LGBT e c’è Mamma Sophie, una donna transessuale che ne è leader. Quanto deve – a tuo parere – l’emancipazione della nostra società al contributo della comunità LGBT?

Deve tutto. la comunità LGBT ha il compito, e anche il dovere, di mostrare alternative alla vita tradizionale che al tempo stesso siano "normali" e perfettamente accettabili. Solo mostrando apertamente la propria "diversità" si può dimostrare che, in fondo, siamo tutti uguali. Il preconcetto nasce dalla paura del diverso e può essere sconfitto soltanto educando le persone e mostrando loro che in fondo così diverso non è. Uscire allo scoperto con naturalezza è una delle chiavi principali per l'emancipazione, prima di educare bisogna mostrare.

Il tuo romanzo racconta anche quanto la famiglia in cui si riscontrano i valori più sani e solidali non sia necessariamente quella tradizionale, che passa per il sangue. Secondo te, che cos’è la famiglia, oggi, nel terzo millennio, in Italia?

Il concetto di famiglia è in perenne lotta per affermare un'evoluzione che spesso gli vuole essere negata. Famiglia significa senza dubbio legami di sangue, questo è innegabile, e spesso può anche essere il luogo sicuro e confortevole che dovrebbe essere. Non ho nulla contro la famiglia tradizionale, purché non si senta in diritto di criticare, o peggio ancora non riconoscere, tutti quei legami che vanno oltre quelli di sangue. Famiglia può voler dire le persone che ci scegliamo durante il nostro cammino, quelle con cui condividiamo ciò che abbiamo dentro, che sono in qualche modo affini a noi. Ma possono anche essere le persone che ci stimolano a crescere, spesso anche con durezza, spingendoci ad andare oltre quelli che pensiamo siano i nostri limiti. Bisogna allargare il concetto di famiglia, soprattutto in questo paese, lasciando che abbracci molte altre realtà che al momento vengono riconosciute con un po' di fatica.

Hai dedicato questo libro alla Karl du Pignè, scomparsa prematuramente a settembre. Ci offri un tuo personale ricordo di questo importante personaggio della comunità LGBT italiana?

La mia prima volta in un locale Gay, precisamente Muccassassina, l'ho vista di fronte alla porta del locale, vestita da antica egizia, che accoglieva le persone con una verve e un carisma che non avevo mai visto prima. Ho pensato che una persona così fosse impossibile da dimenticare, e così è stato. Ogni volta che l'ho incontrata, anche quando la sua mente sembrava essere altrove, l'ho sempre trovata disponibile e gentile, non risparmiava mai un sorriso o una delle sue battute al vetriolo a nessuno. C'è bisogno di più persone come lei al mondo, soprattutto in Italia.

 

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Venerdì 15 febbraio è morta, all’età di 46 anni, la scrittrice americana Ellis Avery, celebre per aver più volte raccontato, nei suoi romanzi, l’omosessualità al femminile. A dare l’annuncio della prematura scomparsa, a seguito di un leiomiosarcoma, è stata l’associazione letteraria Lgbt The Lambda Literary Foundation.

Autrice di due romanzi, un memoir e un libro di poesie, Ellis aveva vinto per ben due volte lo Stonewall Book Award, prestigioso riconoscimento che, inaugurato nel 1971, annualmente premia le eccellenze della narrativa "arcobaleno".

Due suoi testi, The Teahouse Fire (2006) e The Last Nude (2012), hanno ottenuto il Lambda, Ohioana e Golden Crown Award e sono stati tradotti in sei lingue. Avery aveva insegnato scrittura creativa alla Columbia University di New York.

The Last Nude è stato tradotto e pubblicato in Italia con il titolo L’ultimo nudo dalla casa editrice Neri Pozza.

Ambientato nella Parigi degli anni '20 del secolo scorso, il libro narra di una giovane americana, Rafaela Fano, che sale in macchina con una sconosciuta, la quale le propone di posare nuda per lei. Si tratta della pittrice Tamara de Lempicka. Le due diventano presto amanti e Rafaela sarà la musa ispiratrice delle opere più iconiche dell'artista.

Coinvolgente e provocatorio, L'ultimo nudo è una storia sul genio e la sua arte, ma anche sulla passione, il desiderio, le ossessioni di una delle artiste più controverse del Novecento.

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