Parolin incontra delegati Lgbt al posto del Papa, che avrebbe dovuto parlare contro la criminalizzazione dell'omosessualità: ecco la prova

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È toccato alla fine al card. Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, incontrare il gruppo di una cinquantina di attivisti, politici, giudici, impegnati a livello internazionale nella difesa dei diritti delle collettività Lgbt e intenzionati a chiedere un impegno della Chiesa contro la criminalizzazione delle relazioni tra persone dello stesso sesso, vigente in 68 Paesi (70 se si considera che de facto esse sono perseguite in Egitto e Iraq).

A guidare la delegazione Raúl E. Zaffaroni, professore emerito di Diritto penale presso l’Università di Buenos Aires e giudice della Corte Suprema argentina nonché amico intimo di Bergoglio, e Leonardo J. Raznovich, che avrebbero dovuto in realtà presentare a Papa Francesco i risultati preliminari di una ricerca sulla criminalizzazione delle relazioni omosessuali nei Caraibi, condotta da un comitato facente capo all'Inter American Institute of Human Rights col sostegno dell'International Bar Association (che raggruppa 80.000 avvocati di 170 Paesi in difesa dei diritti umani) e dell'agenzia Onu ILANDU.

Ma l’udienza privata con Bergoglio è saltata dopo che il giornalista Frédéric Martel, autore del libro-inchiesta Sodoma, ne aveva dato previamente informazione annunciando, fra l’altro, uno “storico discorso” del pontefice su tale argomento.

Cosa che aveva subito creato malumore al di là del Tevere con una secca smentita da parte del direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti. Ma è stata un’operazione quanto mai maldestra, perché prorio oggi Martel ha pubblicato una relativa lettera di Zaffaroni e Raznovich, il cui contenuto è inequivocabile.

Oltre a rendere noto alla stampa come «qualche giorno fa ci sia stato comunicato che [il Papa] non poteva» presenziare all’incontro, i delegati hanno aggiunto: «Il cardinale Parolin è stato molto chiaro: la violenza è inaccettabile e ha insistito sul rispetto della dignità umana».

Gli stessi hanno auspicato che «con oggi si sia attivato un processo, un dialogo con il Vaticano» da continuare nei prossimi tempi. In particolare sono stati presentati al Segretario di Stato alcuni casi specifici di Paesi in cui l'omosessualità è perseguita penalmente.

Ci sono situazioni in cui «la Chiesa locale - è stato detto nella conferenza stampa - non supporta questa battaglia per la difesa dei diritti». Per questo i componenti della delegazione internazionale hanno deciso di rivolgersi direttamente al Vaticano nella speranza che ci sia un orientamento univoco della Chiesa su tali questioni.

È stato poi citato il caso del Belize, dove l'episcopato locale aveva fatto appello contro la decisione governativa di decriminalizzare l'omosessualità. Appello poi ritirato, come dichiarato dai delegati, «grazie all'intervento di Papa Francesco».

In ogni caso, secondo Leonardo Raznovich, si ha bisogno di una «chiara dichiarazione della Chiesa cattolica che denunci la criminalizzazione dell'omosessualità». E, questo, come ha rilevato la baronessa britannica Helena Ann Kennedy, parlamentare della Camera dei Lord e direttrice dell'International Bar Association, nel pieno rispetto delle posizioni magisteriali cattoliche.

Mentre, infine, Helen Kennedy, direttrice dell'associazione canadese Égale, ha definito un «momento storico» l'incontro odierno con Parolin, Ruth Baldacchino, ex segretaria dell'Ilga, ha espresso l'auspicio che dal Vaticano sia lanciato «un messaggio chiaro al mondo che non c'è nulla di male a essere Lgbt».

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