Oltre 5.000 persone hanno partecipato ieri a Verona alla manifestazione organizzata da Non una di meno per protestare contro la mozione 434 che, approvata in Consiglio comunale il 4 ottobre e subito ribattezzata mozione anti-aborto, è divenuta un caso politico nazionale a seguito del voto favorevole della capogruppo del Pd Carla Padovani

La mobilitazione, cui hanno aderito numerose associazioni femminili e umanitarie, è partita intorno alle 15:00 da piazzale XXV Aprile (davanti alla stazione di Porta Nuova) e, dopo aver attraversato piazza Bra, ha raggiunto la zona di Porta Vescovo. Moltissime le persone giunte da ogni parte d’Italia. 

Cospicua inoltre la presenza di attiviste e attivisti Lgbti, che hanno sostenuto Non una di meno Verona nella campagna contro la mozione 434 e sono stati a loro volta colpiti delle dichiarazioni omofobe del consigliere Alberto Zelger, primo firmatario del discusso provvedimento. Tra i partecipanti anche Andrea Gardoni e Angelo Amato, la coppia di Stallavena (Vr), vittima in agosto e settembre di lettere minatorie e aggressioni.

D’altra parte nel comunicato ufficiale di convocazione la sezione scaligera di Nudm aveva già rilevato: «Verona è la città che da decenni si è imposta come laboratorio di ciò che ora vediamo in opera al governo. L'azione della giunta Sboarina riassume in sé tutta la violenza che in questi anni ha contraddistinto il clima politico della città contro donne, gay, lesbiche, trans, migranti.

Per queste ragioni la nostra lotta sarà oltre i confini delle organizzazioni tradizionali: Non una di meno sarà in piazza per riprendere parola insieme a movimenti LGBTQI e studenteschi, ai collettivi universitari e alle altre associazioni che lavorano per aprire spazi di libertà. La data di Verona segna l'inizio dello Stato di agitazione permanente lanciato da Non una di Meno verso il 24 novembre, manifestazione nazionale a Roma, e lo sciopero globale dell’8 marzo.»

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Con 31 voti favorevoli e uno contrario (quello del capogruppo di Sinistra in Comune Michele Bertucco) il Consiglio comunale di Verona ha approvato, nella seduta di ieri notte, l’ordine del giorno 506 sulle dichiarazioni rilasciate, il 6 ottobre, da Alberto Zelger alla trasmissione La Zanzara.

Il consigliere leghista, primo firmatario della discussa mozione 434 (oramai conosciuta come mozione anti-abortista), si era precedentemente scusato in aula affermando che le sue dichiarazioni erano state estrapolate e male interpretate, aggiungendo: «Mi scuso con tutti coloro che possono essersi sentiti offesi dalle mia affermazioni, con le quali non intendevo ferire nessuno».

Si sarebbe dovuto quindi procedere alla votazione dell'odg proposto dallo stesso capogruppo della Lega Mauro Bonato, che però, dopo una sospensione dei lavori consiliari protrattasi per oltre un'ora, ha presentato un testo modificato.

pi

In quello originario, sottoscritto da 23 consiglieri (di cui quattro della Lega) e molto più ampio recante Presa di posizione del Consiglio comunale su dichiarazioni omofobe rese alla stampa, non solo venivano riportati ampi passaggi (completamente scomparsi nel testo successivo) delle dichiarazioni rilasciate da Zelger alla trasmissione di Cruciani e Parenzo.

Ma veniva anche affermato: «Sui giornali nazionali siamo stati etichettati come una città intollerante, omofoba, discriminatoria, ma non ci meritiamo di essere conosciuti per le vergognose e inaccettabili parole pronunciate dal consigliere comunale Alberto Zelger». 

Passaggio, quest'ultimo, che espunto nel testo approvato, introduceva le conclusioni da trarre: «Pertanto il Consiglio comunale esprime il proprio disappunto perché Verona agli occhi dell’Italia è apparsa come una città intollerante, discriminatoria e omofoba; la ferma e la decisa condanna delle parole inaccettabili pronunciate dal consigliere Alberto Zelger per aver calpestato la dignità della persona umana; una ferma censura per tali affermazioni che sono personali e non corrispondono alle idee della maggioranza di questa assemblea democratica».

3

Nel testo modificato, e poi approvato, recante Presa di posizione del Consiglio Comunale su dichiarazioni omofobe e contro la donna si afferma invece: «Pertanto il Consiglio Comunale esprime che Verona è una città tollerante, accogliente, che non discrimina ed è sempre stata a favore della vita; la presa di distanza dalle parole pronunciate dal consigliere Alberto Zelger che vanno contro la dignità della persona; una ferma censura per tali affermazioni che sono personali come riconosciuto dallo stesso».

Un ordine del giorno, dunque, così annacquato che non solo ha indotto il consigliere Bertucco a non votare ma ha spinto le associazioni Lgbti scaligere (Circolo Pink e Arcigay Verona) a reagire contro quello che è stato definito «il solito teatrino indegno sulla pelle delle persone gay» a tutela del buon nome della città.

Un clima quanto mai rovente dunque a Verona mentre si apprende la notizia che Carla Padovani resterà come capogruppo del Pd e ci si prepara alla manifestazione che, indetta per domani da Non una di meno, è una secca protesta alla mozione 434 e alle varie mozioni anti-abortiste, che si stanno presentando presso vari Consigli comunali.

e-max.it: your social media marketing partner

Dopo l’incontro di ieri a Montecitorio tra le associazioni Lgbti e le deputate LeU Muroni e Boldrini, nel pomeriggio di oggi la senatrice Monica Cirinnà e il deputato Ivan Scalfarotto hanno annunciato la nascita dell’integruppo parlamentare Diritti e Libertà. Un'ulteriore risposta all'appello lanciato, settimane fa, da alcune associazioni dopo la costituzione dell'intergruppo parlamentare Vita, famiglia e libertà per iniziativa del senatore leghista Simone Pillon.

WhatsApp Image 2018 10 10 at 19.01.32

Come si legge nel relativo tweet, l'ex sottosegretario allo Sviluppo Economico afferma: «Insieme con Monica Cirinnà abbiamo dato vita all’intergruppo parlamentare bicamerale Diritti e Libertà. Stiamo raccogliendo le adesioni tra i colleghi senatori e deputati, la riunione costitutiva nelle prossime settimane»

Poco dopo anche la madrina della legge sulle unioni civili ne ha dato notizia via Twitter.

In una lettera inviata a tutti i parlamentari e le parlamentari ne vengono così spiegate le finalità: «Il nostro obiettivo è creare un luogo in cui sia possibile scambiare idee, confrontarci in modo costruttivo su tali temi, poterci avvalere di esperti e specialisti in materia, organizzare occasioni di incontri e seminari.

Siamo infatti convinti che l’elaborazione di una azione politica coerente e trasversale in materia di diritti e libertà costituisca uno snodo essenziale nell’articolazione di un’immagine di Paese inclusiva, equa, giusta e solidale, quanto più possibile condivisa dalle forze politiche, nel rispetto degli imperativi costituzionali ed in particolare dei principi consacrati dagli articoli 2 e 3 della Carta».

Nella missiva Cirinnà e Scalfarotto ricordano poi come la precedente legislatura sia stata «segnata dalla conquista delle unioni civili che hanno permesso così di riconoscere migliaia di coppie e di avviare il riconoscimento, in sede amministrativa e giudiziaria, delle famiglie omogenitoriali, facendo fare al Paese un passo in avanti significativo sul piano legislativo ma soprattutto sul piano sociale e culturale.

Al contrario, un silenzio assordante avvolge ancora il tema della lotta all’omotransfobia, e si registra l’assenza di una strategia efficace che unisca ad iniziative di carattere formativo e culturale l’introduzione di adeguati strumenti giuridici di garanzia in chiave antidiscriminatoria e di repressione degli episodi di violenza fisica o verbale, purtroppo sempre più all’ordine del giorno».

Ma non solo i diritti delle persone Lgbti saranno al centro del neo-intergruppo perché, come ricordano i due proponenti, «si rende necessario vigilare e riflettere – insieme – sulle pari opportunità e sulla condizione femminile nel nostro paese: tema in relazione al quale si avverte con forza l’intreccio tra diritti civili, diritti politici e diritti sociali. Di fronte agli attacchi sempre più incisivi alla libertà di scelta della donna – pensiamo soprattutto, ma non soltanto, all’effettività della legge n. 194/1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza e, più in generale, all’area della riforma del diritto di famiglia – s’impone una reazione chiara, decisa, rispettosa dell’equilibrio tra i valori e i principi costituzionali in gioco.

Ma pensiamo anche all’inclusione e all’integrazione degli stranieri migranti – ivi compresa la ripresa di un dibattito serio e rigoroso sulla riforma della legge sulla cittadinanza, perno della costruzione dell’Italia del futuro – alla tutela della dignità delle persone detenute, al riconoscimento di scelte fondamentali relative all’inizio e alla fine della vita: temi che purtroppo ancora non trovano piena cittadinanza nel dibattito parlamentare, ma che sono elemento fondamentale di crescita culturale, sociale e politica per il nostro Paese.

Libertà e diritti civili non stanno evidentemente in piedi da soli: in una riflessione e azione politica condivisa in queste materie è necessario mantenere sempre viva la coscienza delle molteplici intersezioni tra diritti civili e diritti sociali. Lo chiede la Costituzione, che lega strettamente diritti e doveri fondamentali, libertà ed eguaglianza, dignità e solidarietà».

Ecco perché Cirinnà e Scalfarotto, nell'auspicare una massiccia partecipazione, concludono: «Le vite di donne e uomini non sono opinioni, e non possono essere piegate a strumentalizzazioni ideologiche: la Costituzione italiana contiene un ben preciso progetto di liberazione e promozione della persona umana, in spirito di libertà e solidarietà».

e-max.it: your social media marketing partner

Si è svolto ieri a Roma, presso la Camera dei Deputati, un incontro promosso dalla deputata di LeU Rossella Muroni in risposta all’appello delle associazioni Lgbti per la composizione di un intergruppo parlamentare a difesa dei diritti, delle libertà e dell’uguaglianza. Presenti all’incontro anche l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, attuale parlamentare di di LeU, e Gianmarco Capogna ed Annalisa Corrado, componenti del Comitato scientifico di Possibile.

Hanno partecipato a nome delle associazioni Roberta Mesiti (Agedo), Chiara Piccoli (Alfi Nazionale - Associazione Lesbica Femminista Italiana), Gabriele Piazzoni (Arcigay), Rosario Murdica (Arcigay Napoli), Roberto Dartenuc (Arco - Associazione Ricreativa Circoli Omosessuali), Leonardo Monaco (Associazione Radicali Certi Diritti), Claudio Mazzella (Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli), Alessandro Battaglia (Coordinamento Torino Pride), Danilo Martarelli (Di' Gay Project Dgp), Barbara Vecchietti (Edge - Excellence & Diversity by Glbt Executives), Marilena Grassadonia (Famiglie Arcobaleno), Valerio Mezzolani (Gaynet), Gabriele Guglielmo (Polis Aperta), Paolo Broggio (Rete Genitori Rainbow), Myriam Camilleri (Rete Lenford - Avvocatura per i Diritti Lgbti).

«Il clima politico che stiamo vivendo è preoccupante e necessita la presa di responsabilità di tutte e tutti coloro che in Parlamento hanno a cuore i diritti e le libertà  - ha affermato Rossella Muroni –. Ho da subito raccolto l’appello delle associazioni e sono certa che sia possibile lavorare alla costituzione di un intergruppo.

Per questo mi impegno a contattare i miei colleghi in maniera trasversale a partire da chi in anche in campagna elettorale aveva dimostrato vicinanza alle istanze della comunità e del movimento Lgbti. L’obiettivo deve essere quello di costruire un intergruppo trasversale che possa testimoniare come i temi in questione siano patrimonio della democrazia tutta e non solo di alcuni».

Le associazioni presenti hanno espresso preoccupazione per le scelte reazionarie e il clima tanto discriminatorio quanto violento che si sta sviluppando non solo in Italia ma anche all’estero. Un chiaro segnale di un attacco diretto alle minoranze, alle donne e alla collettività Lgbti.

«È necessario agire su tutti i livelli costruendo un vero e proprio kit fatto di strumenti pratici e buone prassi da riportare in ogni territorio a partire dai consigli comunali fino al livello parlamentare per dimostrare che esiste un argine alla destra reazionaria – ha aggiunto Gianmarco Capogna–. Quello che abbiamo visto a Verona con la mozione contro la 194 è il chiaro esempio di come i proclami nazionali sdoganino le azioni amministrative locali. Dobbiamo essere pronti a rispondere colpo su colpo.

Ad Avellino, ad esempio, la nostra consigliera Nadia Arace ha presentato una mozione opposta a quella di Verona che potenzia i consultori e chiede la piena applicazione della 194. Credo che possa essere un esempio concreto della resistenza che possiamo e dobbiamo mettere in campo in ogni territorio per una lotta di rivendicazione che diventi mobilitazione diffusa. È il momento delle alleanze trasversali tra i movimenti che tengano insieme le istanze delle minoranze, del femminismo, dei diritti civili e sociali».

Nell’ottica della necessità di costruire alleanze e sinergie forti si è indirizzato l’intervento di Laura Boldrini, che ha sottolineato come la presenza nelle piazze delle ultime settimane abbia rappresentato un primo grande passo verso l’unione delle istanze. Unione necessaria e fondamentale per essere argine democratico a un governo oscurantista.

Al termine della mattinata è emersa con chiarezza la volontà di continuare il lavoro, trattandosi solo di un primo passo di un’interlocuzione che deve essere costante per ricostruire il legame tra il movimento Lgbti e i rappresentanti delle istituzioni democratiche. 

e-max.it: your social media marketing partner

Giovedi 4 ottobre il Consiglio comunale di Verona ha approvato, con 21 voti favorevoli e 6 contrari, la mozione 434, che prevede la qualifica del capoluogo scaligero quale città a favore della vita e il finanziamento di associazioni cattoliche impegnate in azioni di contrasto all’aborto gratuito e libero. 

Uno dei primi firmatari della mozione 434, il cui proponte Alberto Zelger si è imposto alla pubblica attenzione per le dichiarazioni sui «gay sciagura per la riproduzione», è stato il deputato leghista Vito Comencini (recentemente noto per essersi opposto alla mozione con cui il consigliere Gennari del M5s intendeva stigmatizzare l’aggressione omofoba ai danni di Andrea Gardoni e Angelo Amato).  

A stupire però maggiormente, fino a diventare un caso nazionale, è stato il voto favorevole della capogruppo del Pd Carla Padovani. Voto, a seguito del quale la 56enne veronese, fervente cattolica e già militante nella Margherita, è stata sfiduciata dall’incarico dagli altri tre consiglieri dem Elisa La Paglia, Federico Benini, Stefano Vallani e potrebbe perciò passare al Gruppo Misto

Ne abbiamo parlato col deputato Ivan Scalfarotto, già sottosegretario allo Sviluppo economico e attuale componente della Commissione nazionale di Garanzia del Partito Democratico.

Onorevole Scalfarotto, come politico da sempre attento alla promozione dei diritti civili e della libertà delle persone, come commenterebbe la mozione 434?

È la parte peggiore di una destra al governo che non può non declinare la propria azione anche in una chiave di estremismo religioso vissuto come elemento tradizionalista e identitario: non una religione che accoglie, ma una religione che separa “noi” da “loro”. È il rosario sventolato da Salvini sul sagrato del Duomo di Milano che si fa politica. Del resto in tutti gli Stati governati da partiti sovranisti l’attacco alle donne e ai diritti delle minoranze è parte integrante delle politiche di governo. In questo senso basta guardare al ddl Pillon, che secondo me è solo la prima mossa di una strategia assai più ampia e pericolosa che temo vedremo spiegarsi compiutamente nei prossimi mesi anche nei confronti della comunità Lgbtqi. 

Tra i sostenitori di questa mozione leghista sorprende la firma di Carla Padovani. Che cosa si sentirebbe di dirle? 

Sono un componente della Commissione nazionale di Garanzia del Pd e questo mi impone di non pronunciarmi su un caso concreto, che potrebbe presto o tardi anche arrivare all’attenzione della Commissione. Però posso dire con certezza che, al contrario di altre associazioni, ciò che unisce gli iscritti a un partito è la comunanza dei valori e delle idee. E guardando al suo contenuto, si capisce bene che la mozione di Verona sia stata proposta, sottoscritta e sostenuta da partiti la cui base valoriale è antitetica e incompatibile con la cultura politica del Partito democratico. 

Secondo lei vicende come questa di Verona sono frutto di una politica nazionale che sta “sdoganando” atteggiamenti liberticidi, trasformando perfino l’immaginario dei politici del Pd (come quello di Carla Padovani) o sono fenomeni isolati e slegati da dinamiche nazionali?

Assolutamente sì. Come dicevo prima c’è una cultura politica oggi molto forte, veicolata in Italia dalla Lega, che punta a sdoganare un messaggio tradizionalista e identitario che è difficilmente compatibile con un’agenda dei diritti che è per sua natura progressista, cosmopolita, aperta. Si aggiunga poi il messaggio “chavista”, in salsa venezuelana, del M5S che tende a smontare la democrazia liberale e portare all’egemonia di una cultura politica populista che è per sua natura totalitaria e dunque incompatibile con la tolleranza propria delle democrazie liberali. Non deve stupire se sui diritti civili i grillini sono sempre stati quanto meno latitanti: bastino a dimostrarlo le loro posizioni e i loro voti su questi temi, dallo ius soli alle unioni civili. Il mix delle due culture politiche oggi al governo in Italia, grillina e leghista, per l’agenda dei diritti è micidiale: il loro effetto è potenzialmente devastante. 

Infine, qual è la “ricetta Scalfarotto” per un possibile recupero di fiducia e consensi per il centrosinistra italiano? Di chi è, a suo parere, la responsabilità del recente calo di consensi del Partito Democratico?

È la classica domanda da cento milioni di dollari. È stato il prodotto di una serie di concause molto serie, dalla crisi economica alla semplificazione dei messaggi che avvantaggia chi propone soluzioni semplici (e sbagliate) a problemi complessi: lo dimostra il fatto che la crisi del Pd è la stessa che ha colpito le sinistre in tutto il mondo occidentale. L’errore peggiore che si potrebbe fare è un ritorno al passato, come dimostra il fatto che chi si colloca più a sinistra del Pd vive una crisi ancor più profonda della nostra, ai limiti dell’estinzione, e ancora peggio sarebbe l’adesione a un modello populista attraverso, per esempio, un’alleanza scellerata con il M5s. La mia ricetta, se così si può dire, è quella di un profondo rinnovamento delle forme della politica - dalla forma-partito, ai modelli di partecipazione, alla selezione delle nostre classi dirigenti, tutte questioni dove non abbiamo purtroppo mantenuto le nostre promesse di cambiamento - senza abbandonare il cuore della nostra identità: la costruzione di una società più equa, il rispetto sacrale per le istituzioni repubblicane, il ragionamento come metodo di lavoro, e l’idea che il miglioramento delle cose, non solo tutte insieme ma con il lavoro giorno dopo giorno, è un obiettivo per cui vale sempre la pena di combattere.

e-max.it: your social media marketing partner

Non si placa la polemica sollevata dalle dichiarazioni che Alberto Zelger, consigliere comunale leghista a Verona, ha rilasciato, il 6 ottobre, a La Zanzara su Radio 24. 

Dopo aver commentato l’approvazione della mozione consiliare 434 anti-abortista, di cui è stato il primo firmatario e alla cui approvazione ha concorso l'oramai ex capogruppo del Pd Carla Padovani, e inneggiato alla Russia di Putin, l’analista informatico, classe 1948, aveva dichiarato: «I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie. Provate a mettere in una città una popolazione di omosessuali. Dopo cent’anni è estinta. È matematico e io sono laureato in matematica». 

Per poi aggiungere, con riferimento al teorico delle terapie di riparazione: «I rapporti omosessuali dipendono molto dalla psicologia della persona: lo dicono esperti americani, tra cui Joseph Nicolosi. Cioè, molto spesso, le attrazioni gay dipendono da traumi infantili, violenza subita oppure assenza del padre o della madre.

Una cosa vera e dimostrata in America, ad Atlanta, è che oggi la diffusione dell’Aids avviene al 70% tra uomini che fanno sesso con altri uomini. Il sesso omosex fa male alla salute: fa venire malattie di tutti i tipi».

Il clamore mediatico sollevato dall’intervista a La Zanzara ha spinto ieri Mauro Bonato, capogruppo consiliare della Lega a Verona, ad annunciare un odg di condanna delle affermazione di Zelger contro le persone gay.

L’ordine del giorno, che ha il sostegno dei tre consiglieri leghisti Roberto Simeoni, Thomas La Perna e Laura Bocchi nonché di tutti i capigruppo di maggioranza e opposizione, sarà presentato giovedì 11 ottobre.

Guarda il VIDEO

e-max.it: your social media marketing partner

A Verona è stata ieri approvata in Consiglio comunale, con 21 voti favorevoli e 6 contrari, la mozione 434, che prevede la qualifica ufficiale del capoluogo scaligero quale città a favore della vita e il finanziamento di associazioni cattoliche finalizzate a promuovere iniziative di contrasto all’aborto gratuito e libero. 

Assente in aula a Palazzo Barbieri il consigliere nonché deputato leghista Vito Comencini, uno dei primi firmatari della mozione (recentemente noto per essersi opposto con successo alla votazione della mozione del consigliere M5s Gennari a sostegno di Andrea Gardoni e Angelo Amato), che ha incassato anche il voto a favore della capogruppo del Pd Carla Padovani.

La maggioranza non ha invece ottenuto la messa all'ordine del giorno della mozione 441 per l’attuazione di un programma di “sepoltura dei bambini mai nati”, anche senza il consenso della donna coinvolta e a carico della sanità pubblica, e la conseguente creazione di un’area cimiteriale per i feti abortiti.

La votazione è stata accompagnata dalle proteste di componenti di varie realtà associative e, soprattutto, di Non una di meno – Verona, le cui attiviste, abbigliate come le ancelle della serie tv The Handmaid’s Tale (con tuniche e mantelli rossi e copricapi bianchi)  si erano portate sul loggione sovrastante l’aula consiliare.

A differenza di quanto accaduto il 26 luglio – quando la votazione delle mozioni 434 e 441 dovette essere sospesa per 20 minuti a seguito del saluto romano rivolto alle attiviste di Nudm dal consiglire Bacciga – questa volta ne è stato ordinato lo sgombero dall’aula. Quasi 50 persone sono state conseguentemente trattenute nell’androne di Palazzo Barbieri in attesa della restituzione dei documenti.

L’approvazione della mozione 434 è venuta a cadere all’indomani dell’incontro tra Federico Sboarina, sindaco di Verona, e Brian Brown, presidente del Congresso Mondiale delle Famiglie, insieme coi vertici delle associazioni del Family Day. Incontro organizzato in vista del World Congress of Families, che si terrà proprio nella città scaligera dal 29 al 31 marzo 2019.

e-max.it: your social media marketing partner

«Il ddl Pillon vuole caricare tutto il peso di un'eventuale separazione sulle spalle delle donne. Per questo ritengo doveroso essere qui a manifestare. Anzi ci dovrebbe essere tutta Bologna».

Queste le parole che Franco Grillini, direttore di Gaynews e presidente di Gaynet, ha rilasciato a commento della manifestazione tenutasi in mattinata nel capoluogo emiliano per protestare contro il disegno di legge sull’affido condiviso. Testo, il cui primo firmatario è, per l’appunto, il senatore leghista Simone Pillon, noto alle cronache per le dichiarazioni su aborto, unioni civili, fede papista.

Per non parlare della credulità nella stregoneria, imposta – secondo Pillon – in una scuola primaria del Bresciano e perciò oggetto d’una sua specifica interrogazione parlamentare nel marzo scorso. Aspetto, questo, che Franco Grillini non ha esitato a richiamare in una piazza Nettuno gremita da varie centinaia di persone.

«Con una tale legge – così l’ex parlamentare – si vorrebbe che l'Italia tornasse ai fasti del Medioevo, quando si bruciavano le streghe. Ora, se a volte si è portati a sorridere di queste cose per quanto sono ridicole, bisogna stare molto attenti perché i vari Pillon si stanno moltiplicando.

Viviamo in un mondo fatto di libertà e di diritti. Ma, paradossalmente, ci sono questi personaggi che, portati dalla Lega di Salvini in Parlamento, vorrebbero farci sprofondare nella barbarie più totale con danni inimmaginabili».

Gli ha fatto eco il deputato dem Luca Rizzo Nervo, per il quale «è necessaria una mobilitazione civile contro un progetto di legge retrogrado che ci vuole riportare ai tempi di Alberto da Giussano, quel personaggio di fantasia che i leghisti si appongono sulla giacchetta. Noi lotteremo in Parlamento con grande determinazione contro un ddl che mette in discussione diritti che sono patrimonio di tutti».

Durissima anche l’ex senatrice del Pd Francesca Puglisi, che ha dichiarato: «Questa legge va nella direzione opposta a quello che dice il rapporto della Commissione sul femminicidio e contraddice la Convenzione di Istanbul», prevedendo tra l'altro che "i bambini siano dati in affido condiviso anche se hanno assistito alla violenza sulla madre e anteponendo gli interessi economici degli adulti ai bambini".

Un’occasione, quella bolognese, per invitare "le donne del Movimento 5 stelle e della Lega a scendere in piazza con noi, perché questa è una lotta trasversale con cui vogliamo difendere i diritti di tutti".

Puglisi ha inoltre contestato "la balla secondo cui solo i padri sono impoveriti nel momento della separazione: è tutto il nucleo famigliare che viene impoverito, e come se non bastasse nessuno dice che solo un quarto dei padri paga l'assegno di mantenimento, anche se il giudice che stabilisce la cifra ha ovviamente guardato il 730 prima".

Accanto all'ex senatrice anche la consigliera comunale Roberta Li Calzi e Susanna Zaccariaassessora comunale alle Pari Opportunità e ai Diritti Lgbt, nonché moltissime donne del mondo associazionistico e sindacale.

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Verona, 14 Luglio 1995. 23 anni fa in Consiglio comunale veniva approvata la mozione 336, che rigettava la Risoluzione A3-0028/94 sui diritti delle persone omosessuali nella comunità europea.

Mozione che, prima e dopo l’approvazione, fu accompagnata da ampio dibattito, nel corso del quale non mancarono frasi omofobe di diversi consiglieri della maggioranza nei confronti di attivisti dell'allora circolo Arcigay-Arcilesbica Verona. Famosa fu quella del consigliere della Lega Nord Romano Bertozzo che, il 22 giugno 1995, chiese di «castrare i gay».

Ieri, giovedì 26 luglio, nello stesso luogo, cioè la Sala del Consiglio comunale a Palazzo Barbieri, è andato in scena un remake dei fatti di 23 anni fa. Le attiviste di Non una di meno – Verona sono state accolte dal saluto romano del consigliere Andrea Bacciga.

In quel momento era in previsione la discussione delle mozioni 434 e 441 che, proposte da due consiglieri della Lega, prevedono una più ampia libertà d’azione alle associazioni cattoliche per contrastare l’aborto libero e gratuito nonché l’attuazione di di un programma di “sepoltura dei bambini mai nati”, anche senza il consenso della donna coinvolta e a carico della sanità pubblica.

La vicenda, cui hanno assistitito numerose persone, è stata così riportata sulla pagina Fb di Nudm – Verona.

«Nei giorni scorsi – si legge – il movimento Non una di Meno ha scelto di contrastare l’approvazione delle due mozioni attraverso un’azione di pressione sui social network con l'hashtag #194nonunpassoindietro e via mail.

Durante la discussione, dal loggione, abbiamo deciso di mettere in scena, così come già avvenuto in molte altre città e paesi, una protesta silenziosa e pacifica, il cui messaggio era trasmesso dall’abbigliamento: alcune attiviste si sono presentate nell’aula indossando vestiti simili a quelli della serie tv The Handmaid’s Tale, cioè tuniche e mantelli rossi e copricapi bianchi. Nella serie, le donne vestite in questo modo vivono come schiave sessuali e incubatrici viventi.

La discussione sulle due mozioni non era ancora iniziata, quando il consigliere di maggioranza Andrea Bacciga (che appartiene al movimento Battiti, fondato dall’attuale sindaco di Verona Federico Sboarina a sua volta sostenuto dai movimenti integralisti cattolici e di estrema destra), poco dopo aver varcato la soglia dell’aula, ha rivolto provocatoriamente alle attiviste il saluto romano che, ricordiamo, è punito dal nostro Codice penale. Inutile aggiungere che il gesto risulta ancor più grave se commesso da un rappresentante delle istituzioni che ha giurato sulla Costituzione italiana, costituzione antifascista, e all’interno di una sede istituzionale.

A quel punto sia tra le persone che assistevano al consiglio sia tra i consiglieri di minoranza si sono sollevate immediate proteste accompagnate dalla richiesta di una presa d’atto del gesto gravissimo di Bacciga da parte del presidente del consiglio Ciro Maschio di Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale.

Ciro Maschio, tra le proteste generali, ha dichiarato di non aver visto nulla, di non poter interrompere la seduta “per fare l’esegesi dei gesti altrui”, rispondendo inoltre a un consigliere di minoranza che aveva fatto notare come ci fossero decine di testimoni che lui non poteva dare credito a una sua personale interpretazione. Ciro Maschio ha inoltre posto sullo stesso piano il “disturbo” creato dalla presenza delle silenziose attiviste al “disturbo” eventualmente creato dal gesto di un consigliere che lui non aveva visto.

Nel frattempo il loggione si era riempito di forze dell’ordine che hanno filmato le attiviste, hanno intimato loro di togliersi i mantelli rossi (nonostante il regolamento comunale non li vieti) e hanno trattenuto alcune per l’identificazione.

Il Consiglio comunale è stato interrotto per una ventina di minuti. Quando è ripreso, il consigliere Bacciga - sollecitato da un quesito della minoranza - ha dichiarato: “Io stavo entrando, ho salutato in questa maniera qua delle persone con la mano destra, ma se è proibito salutare con la mano destra ditemelo, evidentemente siamo in un regime che dovrò salutare con il pugno chiuso”.

(…) Io ho salutato con la mano destra, se volete tagliarmi la mano destra fatelo”.

Dopo le sue parole, il presidente del consiglio Ciro Maschio, ha ritenuto sufficienti queste poche e vaghe spiegazioni e si è augurato che l’equivoco potesse essere così chiarito.

Ciò che è successo ha causato un notevole ritardo e le due mozioni in questione non sono state discusse: sono dunque state rinviate a settembre. Ora, dopo il grave gesto intimidatorio, Non Una di Meno – Verona ha chiesto pubblicamente le immediate dimissioni del consigliere Andrea Bacciga».

e-max.it: your social media marketing partner

Il comitato Insieme senza Muri è una rete che si occupa di sostenere e promuovere iniziative d’interesse sociale al fine di creare nella società una cultura dell’accoglienza e della convivenza rispettosa della pluralità e delle diversità culturali ed etniche delle persone che vivono in Italia.

Quest’anno, dal 20 maggio al 23 giugno, con l’appello Per una città libera e accogliente ha organizzato a Milano, in collaborazione con l’assessorato comunale alle Politiche sociali, un intero mese di incontri, feste, dibattiti, occasioni di incontro e approfondimento sul tema dell’accoglienza, dell’inclusione, della convivenza, della cittadinanza.

Mese che, domani, sarà caratterizzato dall’incontro Le leadership carismatiche hanno desertificato la politica. Leader, oggi, deve diventare la comunità presso il Teatro Burri alle ore 16:00. Ad animare il dibattito lo scrittore Roberto Saviano, che vive da più di 11 anni sotto scorta ed è stato ieri attaccato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini.

È stato lo stesso Saviano su Facebook a parlare dell’evento milanese del 23 giugno, cogliendo l’occasione per ribadire le sue critiche al responsabile del Viminale in materia di rom, migranti, famiglie arcobaleno.

«Vorrei ci foste – ha scritto sulla sua pagina lo scrittore, simbolo della lotta alle mafie –. Vorrei fossimo in tanti a prendere parte alla giornata di mobilitazione organizzata da Insieme senza Muri, perché non possiamo farci immobilizzare dall’odio degli haters, dalle idiozie che definiscono qualsiasi riflessione “radical-chic”. Smontiamo il cinismo di questo linguaggio.

Vi aspetto in piazza, dobbiamo esserci perché l'integrazione non ha a che fare solo con gli stranieri, ma riguarda tutti e riguarda, soprattutto, il Paese che vogliamo essere.

Prima definiscono illegali le famiglie gay, poi tocca all'aborto, poi si chiudono i porti ai migranti, poi si annuncia di voler schedare i Rom (che sono già censiti), poi si mandano avvertimenti agli italiani che la pensano diversamente. Siamo una comunità fatta di minoranze, ciascuno di noi può essere attaccato.

Pensate a cosa siete, da dove venite e troverete nel vostro percorso persone che hanno sofferto per essere state discriminate. Meridionali, ebrei, gay, migranti: vogliamo continuare ad ascoltare chi usa le differenze per armarci gli uni contro gli altri o vogliamo dimostrare di aver chiara una cosa, e cioè che siamo tutti esseri umani?

La politica di ieri ha fallito, e sta fallendo - per eccesso di violenza e mancanza di visione e capacità - anche quella di oggi. Troviamo insieme una nuova via, ma iniziando a guardarci negli occhi. Proviamo a costruire uno spazio culturale e umano che sia argine alla prepotenza di questi giorni».

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video