Ieri è stata una giornata importante per il Coordinamento Torino Pride, l’associazione di secondo livello che raccoglie le principali associazioni Lgbti del territorio piemontese e le altre realtà che si adoperano per l’inclusione e la non discriminazione.

Importante perché, nel rinnovo delle cariche, una mamma arcobaleno, Giziana Vetrano, ha assunto l'incarico di coordinatrice. Un ruolo che svolgerà con determinazione come traspare dalle sue prime dichiarazioni: «L'omofobia è ancora una drammatica realtà e, quindi, il lavoro da fare tantissimo. Essere stata eletta coordinatrice per me è un onore e confido di essere all’altezza.

La nostra sarà una squadra coesa e combattiva e per questo, in uno spirito di ottimizzazione ed efficacia del lavoro, affideremo deleghe specifiche ai vari membri del direttivo. Sono anche molto felice per la prima imminente sfida: l’organizzazione della Trans Freedom March di novembre».

Giziana, educatrice professionale, succede ad Alessandro Battaglia che le dà il benvenuto con queste parole: «Da oggi dopo poco più di quattro anni, per mia scelta, non ricopro più il ruolo di Coordinatore del Torino Pride. Sono stati anni delicati, impegnativi, molto faticosi ma sensazionali sotto molti punti di vista. Faccio volontariato in associazioni Lgbtq da molti anni e ritengo ancora di più oggi che ci sia molto bisogno di essere attenti e vigili continuando ad impegnarsi in tutti gli aspetti del sociale.

Ringrazio davvero tutti e tutte coloro che mi hanno accompagnato fin qui e faccio davvero i miei migliori auguri di buon lavoro alla nuova Coordinatrice del Torino Pride e a chi compone il nuovo direttore con me. C’è e ci sarà ancora molto lavoro da fare. In conclusione non posso che ricordare e ringraziare il mio amico Lino Manfredi, che spero sia contento del risultato. Grazie».

Affiancheranno la coordinatrice nel direttivo, eletto all’unanimità, volti nuovi e molti componenti uscenti a partire proprio da Alessandro Battaglia. Con loro Paolo Blesio (Arcigay Torino), Silvano Bertalot (Amiche e amici della Cultura e del Festival del cinema Lgbt), Massimo Florio (vicepresidente nazionale di Arco e presidente della 011), Maurizio Gelatti (Amiche e amici della Cultura e del Festival del cinema Lgbt),  Luca Minici (associazione Quore) che ricoprirà il ruolo di segretario, Francesca Puopolo (Arcigay Torino), Gianni Roggero (Agedo Torino), Jacopo Rosatelli (Maurice Glbtq), Daniela Vassallo (Famiglie Arcobaleno). Una solida ed eterogenea  basse associativa per poter far sentire più forte la propria voce.

Il Torino Pride si impegnerà a continuare e a sviluppare il lavoro svolto sino ad ora dal precedente direttivo, a perseverare nella valorizzazione delle associazioni che lo compongono e a rendere la sua composizione ancora più plurale e intersezionale con il fine di difendere i diritti delle persone Lgbtqi e di combattere ogni forma di discriminazione. Particolare attenzione verrà riservata al mondo trans e per questo il nuovo direttivo e il Torino Pride tutto stanno già lavorando all’organizzazione della Trans Freedom March di novembre.

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Nell'aula della sesta sezione penale del tribunale di Torino si è tenuta, nella tarda mattinata, la terza udienza del processo a carico dell'endoscopista Silvana De Mari, accusata di diffamazione continuata e aggravata a mezzo stampa contro le persone Lgbti.

Secondo quanto annunciato il 18 luglio, la giudice Melania Eugenia Cafiero ha ammesso la richiesta di costituzione di parte civile da parte del Coordinamento Torino Pride e di Rete Lenford. 

Nel fissare la prossima udienza al 30 ottobre, la giudice monocratica ha invece respinto in toto i consulenti presentati dalla difesa, l'avvocato Mauro Ronco, perché non rilevanti per il procedimento.

Prima d'entrare in aula Silvana De Mari aveva postato su Facebook un breve video, nel quale chiedeva ai suoi fan di sostenerla perché in gioco nel processo a suo carico «c'è la libertà di parola».

Per il Coordinamento Torino Pride, le cui parti sono affidate all'avvocato Niccolò Ferraris, si tratta di una decisione importante, che evita di trasformare un'aula di tribunale in un circo mediatico nel quale rovesciare assurde teorie antiscientifiche che rischierebbero di dileggiare e offendere ulteriormente un’intera comunità.

Al riguardo il coordinatore Alessandro Battaglia ha dichiarato: «Continuiamo a pensare che la giustizia debba fare il suo corso e massima è la nostra fiducia nei suoi confronti».

Viva soddisfazione ha espresso, a nome di Rete Lenford, l'avvocato Michele Potè, che ha dichiarato a Gaynews«L'ammissione della nostra associazione come parte civile è stata motivata dai fini statutari della stessa rispetto all'imputazione, che ha per oggetto la denigrazione della condizione omosessuale.

Siamo anche soddisfatti perché la giudice ha escluso la richiesta, avanzata dalla difesa dell'imputata, di ascoltare dei consulenti tecnici che avrebbero dovuto parlare dell'omosessualità a livello psichiatrico. Anche perché sono oramai decenni che la comunità scientifica, all'unanimità, considera l'omosessualità una variante naturale del comportamento umano».

A carico della medica d'origine casertana pende anche un procedimento per diffamazione continuata e aggravata a mezzo stampa contro il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli. Imputazione per la quale è stata rinviata a giudizio il 21 marzo 2019.

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Quest’anno il Piemonte Pride, che, in occasione della storica parata torinese del 16 giugno ha richiamato 120.000 persone al grido di Nessun dorma!, ha superato sé stesso proponendo tre pride nel secondo anno dalla nascita della piattaforma territoriale.

Infatti, grazie all’impegno di tanti e tante volontarie diffusi su tutto il territorio regionale coordinati dal Torino Pride, il Piemonte ha avuto tre tappe arcobaleno: il Novara Pride che si è svolto lo scorso 26 maggio, Torino e l’Alba Pride che ha replicato il grande successo dell’anno scorso.

5.000 persone sono accorse nella patria del tartufo per manifestare quanto qui in provincia e ancor più in questo momento storico e politico, di pride ci sia ancora bisogno. Una folla pacifica e molto eterogenea sta percorrendo le strade del centro storico per ritrovarsi, all’insegna dell’allegria, in zona H per i discorsi finali e il dj set.

Tra i partecipanti anche l'assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino Marca Giusta, l'assessora regionale alle Pari Opportunità Monica Cerutti e l'europarlamentare Daniele Viotti.

L’appuntamento nel cuore delle langhe, eccezionale  anche in quanto si svolge non in un capoluogo di provincia, è organizzato dal Collettivo De Generi e dal Coordinamento Torino Pride.

Soddisfatto Alessandro Battaglia che dichiara: «Quest’anno in Piemonte abbiamo avuto tre pride ma, probabilmente, l’anno prossimo saranno sei».

Come nel 2017, diversi locali e servizi di ristorazione di Alba e dintorni hanno deciso di esprimere il proprio sostegno alla manifestazione Piemonte Pride anche “visivamente”,  adottando le tovagliette con il logo della manifestazione, per affermare il loro impegno nel contrastare le discriminazioni e moltissimi negozianti albesi hanno deciso di arredare la propria vetrina a tematica arcobaleno nei giorni precedenti la manifestazione.

Un’incoraggiante dimostrazione di supporto e sostegno di una parte di società civile che sente la necessità di esporsi in nome degli ideali in cui crede. 

Anche nel 2018 l’Ente Turismo Alba Langhe & Roero ha nuovamente dimostrato il pieno supporto alla manifestazione: una collaborazione preziosa segno della volontà di “aprire le porte” alle differenze e allo scambio.

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«Stimiamo che siano scese a sfilare almeno 120.000 persone. Una folla che vuole dire basta alle discriminazioni e lo vuole fare in modo pacifico ma con determinazione e credo che il pugno chiuso rainbow, immagine guida 2018, sintetizzi al meglio questo pensiero».

Così Alessandro Battaglia, coordinatore del Coordinamento Torino Pride, ha commentato, a chiusura del Torino Pride in piazza Vittorio Veneto, la locale marcia dell’orgoglio Lgbti, che a livello numerico si pone, al momento, solo dopo quella di Roma.

Aperta dalla banda della Polizia municipale della Città di Torino, la parata è partita da via San Donato intorno alle 16.30. Dietro allo striscione del Coordinamento i tanti attivisti e attiviste che hanno reso possibile, con il loro lavoro volontario, la realizzazione della manifestazione.

Moltissime le sigle sindacali e associazionistiche che vi hanno preso parte. Presenti anche la sindaca Chiara Appendino con l’assessore alle Pari Opportunità Marco Giusta e l’intera Giunta. La prima cittadina del capoluogo sabaudo ha ricordato, quale motivo di vanto, il fattivo sostegno alle famiglie arcobaleno. «Questa città – ha dichiarato –ha già dato molto in  tema dei diritti e continueremo a farlo. In questa settimana abbiamo proseguito con le trascrizioni delle famiglie omogenitoriali e continueremo. Il nostro pensiero su questa materia è noto e certo non lo cambieremo».

Ha fatto riferimento ai diritti civili faticosamente acquisiti il presidente del Consiglio regionale Nino Boeti, che ha affermato: «Il Torino Pride continua ad essere una giornata di festa. Ma, se negli anni passati parteciparvi poteva sembrare un po' superfluo, in un momento in cui i diritti civili sembrano essere messi un po' in discussione esserci è importante».

Quello di Giovanni Minerba, fondatore e presidente del Lovers Film Festival, è stato un commento improntato alla commozione da parte di chi, in qualità di militante della prima ora, ha seguito negli anni l’evolversi del cammino dei diritti per le persone Lgbti. «Quella del Pride è una giornata sempre indimenticabile, sempre emozionante. Questo giorno fa sempre venire le lacrime».

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Il Piemonte Pride, nato l’anno scorso, cresce contando ora tre appuntamenti cardine. Il Torino Pride, la parata per i diritti delle persone Lgbti, che è da anni la più partecipata manifestazione del territorio dedicata al riconoscimento dei diritti di tutti e che si svolgerà domani 16 giugno; il Novara Pride che si è svolto lo scorso 26 maggio e l’Alba Pride, che dopo il grande successo dell’anno scorso, avrà la sua seconda edizione il 7 luglio.

Durante la conferenza stampa il coordinatore del Torino Pride, Alessandro Battaglia, ha lanciato ufficialmente un appello a tutte le organizzazioni religiose invitandole a scegliere “da che parte stare” e a sfilare alla parata del 16 giugno. 

Si legge nell’appello: «Il Paese che vogliamo non è quello che soffia sul fuoco dell’odio e della paura e sabato 16 giugno manifesteremo e sfileremo liberi, libere, visibili, orgogliosi e orgogliose. Crediamo più che mai che oggi sia arrivato il momento di siglare una “santa alleanza” con tutte quelle organizzazioni che da molti anni lavorano per una società più giusta, aiutando in ogni modo possibile gli ultimi e le ultime. 

Quindi lottare insieme oggi, per noi significa, invitare a superare divisioni e invitare a sfilare insieme sabato pomeriggio al Torino Pride anche tutte le organizzazioni di matrice cattolica o religiosa in generale, consapevoli di quanto questo possa significare. 

Dire no, insieme, ai razzismi, all’odio, alla paura e all’omotransfobia è diventato elemento dirimente. Cercare di portare la cultura della non discriminazione può e deve passare anche da un Pride che come tutti e tutte sanno, oggi è la manifestazione inclusiva per eccellenza che ha come “dogma” l’accoglienza di tutte e tutti. Sabato scorso il Roma Pride ha subito pesanti attacchi da chi, il giorno, dopo sventolava la bandiera dei porti chiusi. Anche a loro dobbiamo rivolgerci per aiutare le coscienze a svegliarsi».

Fra gli appuntamenti più significativi della Pride Week il concerto di Viola Valentino (14 giugno, ore 21.30, ingresso gratuito) all’Evergreen Fest (Parco della Tesoriera, 8/22 luglio), la mostra/racconto dedicata a Ottavio Mai da OFF TOPIC (Via Pallavicino 35) dal titolo Ottavio Mario MAI | 1946 - 1992 | Un inno alla libertà e l’incontro di avvicinamento al Pride per gli studenti organizzato dall’Università degli studi di Torino e dal Politecnico di Torino dal titolo Il patrocinio al Torino Pride e il ruolo dell’università nella lotta alle discriminazioni (15 giugno, ore 17.30; Aula 8I, Corte Interrata del Politecnico di Torino, Corso Castelfidardo 34/A).

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I docenti e gli studenti dei due atenei sfileranno poi ufficialmente alla grande parata del 16 avendo fatto proprio il claim 2018: Nessun Dorma! Un invito a tutti a rimanere vigili, ad adoperarsi per salvaguardare i diritti acquisiti e a lottare per tutti quei diritti, invece, ancora anacronisticamente negati. 

Il Piemonte Pride può contare sul sostegno di alcuni sponsor privati: esso si svolge con il sostegno e i patrocini della Regione Piemonte, del Consiglio regionale, della Città metropolitana di Torino, delle Province di Novara e di Cuneo nonché delle Città di Torino e Alba.

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Durata dal 20 al 24 aprile, la 33ª edizione del Lovers Film Festival di Torino ha registrato un incremento del 20% di presenze. Si è infatti passati dai 18.000 partecipanti  del 2017 ai 21.500 di quest'anno.

E per affiancare, tutelare e sostenere in modo concreto la storica rassegna cinematrografica Lgbti, fondata da Ottavio Mai e Giovanni Minerba, si è costituita l’associazione Le amiche e gli amici del festival Lgbt di Torino. A fondarla sei attivisti torinesi: Alessandro Battaglia, Silvano Bertalot, Paola Cuniberti, Andrea Curti, Maurizio Gelatti e Silvia Magino con l’intento di accogliere tutti coloro –  intellettuali, studiosi, stakeholder, politici, imprenditori – che sono stati protagonisti della storia del festival o che ambiscono a sostenerlo.

«Lavoreremo facendo tesoro del passato per essere di supporto nel presente e vigilare sul futuro, convinte e convinti che le discriminazioni e un certo tipo di censura culturale siano sempre pronte ad emergere – hanno dichiarato in un comunicato ufficiale i sei soci fondatori –. Come prevede il nostro statuto vogliamo fornire un sostegno concreto e avvicinare al festival tutti quei soggetti che sino ad oggi non hanno voluto accostare il brand o l’immagine, propria o della propria azienda, al festival e più in generale a quella di altre manifestazioni culturali Lgbt.

Il Torino Pride a cui abbiamo lavorato in questi anni dimostra che è una strada percorribile e che anche realtà multizonali sono pronte a fornire il proprio sostegno».

Il neogruppo, in sinergia con il Museo nazionale del Cinema di Torino, ha tra gli obiettivi anche quello di coinvolgere aziende e realtà del territorio «affinché ci mettano la faccia sostenendo un evento culturale basato sui diritti delle persone».

Contattato telefonicamente, Alessandro Battaglia, uno dei soci fondatori nonché coordinatore del Coordinamento Torino Pride, ha dichiarato a Gaynews: «Conosco e frequento il festival da moltissimi anni. Per questo ho ritenuto con altri amici e amiche di creare questa associazione che è un bene comune e imprescindibile che vogliamo difendere e far crescere ulteriormente.

Con il supporto di molte personalità, che coinvolgeremo e alle quali chiederemo di affiancarci, vogliamo lavorare per il futuro di Lovers a prescindere da chi lo dirigerà nei prossimi anni».

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Penultimo giorno della 33° edizione del Lovers Film Festival: Monica Cirinnà riceve a Torino il Premio Milk nell’ambito della sezione tematica Focus Pride. A consegnare il riconoscimento alla senatrice presso il Cinema Massimo in Via Verdi la direttrice della kermesse Irene Dionisio.

Presenti al tavolo il giornalista Simone Alliva, il coordinatore del Coordinamento Torino Pride Alessandro Battaglia e il presidente nonché cofondatore del festival Giovanni Minerba. Ed è stato proprio Minerba, memoria vivente della rassegna cinematografica (definizione quanto mai appropriata qualora si consideri che la parola scelta ieri per il Focus Pride era appunto memoria), che non ha potuto nascondere la propria commozione quando la senatrice Cirinnà ha detto a un tratto: Io non ho avuto la fortuna di avere un figlio gay o una figlia lesbica.

Parole di particolare significato, dal momento che proprio in mattinata era rimbalzata mediaticamente la notizia del 20enne massacrato di botte e cacciato di casa dal padre perché gay. Vicenda accaduta nei giorni scorsi a Torrazza Piemonte, comune della città metropolitana di Torino.

Nel ricevere il premio Monica Cirinnà ha affermato: «Sono molto onorata di questo riconoscimento e confido di riuscire a vivere, l'anno prossimo, il festival molto più a lungo».

Come noto, il Milk Award le è stato consegnato per l’impegno profuso nella lotta per i diritti, di cui la riprova tangibile è la legge sulle unioni civili e convivenze di fatto. Norma che alcuni parlamentari di centrodestra non hanno esitato ultimamente ad attaccare, diffondendo nella pubblica opinione l’idea di un’eventuale quanto impossibile abrogazione

«Se i nostri medievali eletti in Parlamento – ha dichiarato al riguardo la senatrice al Cinema Massimo – vorranno, nel corso della XVIII° legislatura, attaccare la legge avranno vita difficile. Nel senso che la legge è fermamente ancorata agli articoli 2 e 3 della Costituzione e promana da una sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha obbligato il Parlamento a produrre un testo di legge. La sentenza è la 138 del 2010.

Sarà quindi difficile smantellare l’intera legge. Io dico però: Nessun dorma, perché non è detto che non vengano attaccati i singoli punti della legge. Penso ad esempio a una 104, a un congedo parentale, a una reversibilità della pensione. Penso agli infiniti diritti che possono promanare da un testo di legge».

La consegna del Premio Milk ha consentito a Monica Cirinnà di poter salutare la consigliera comunale Chiara Foglietta e la sua compagna Micaela Ghisleni, che proprio in mattinata avevano vissuto la gioia della registrazione anagrafica di Niccolò Pietro quale figlio d’entrambe.

Con un post sulla pagina Fb la parlamentare dem ha scritto: «Un gesto importante e coraggioso del Comune di Torino che ci ricorda, per contrasto, quanto sia ancora dura e faticosa la strada per il pieno riconoscimento dell’omogenitorialità nel nostro Paese, e per la realizzazione dell’eguaglianza di tutte le bambine e i bambini, indipendentemente dal modo e dal tipo di famiglia in cui sono nati.

Per un Comune di buona volontà, ve ne sono molti che resistono, in assenza di precise indicazioni positive, pur possibili (come ho ricordato in sede di interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno fin dal luglio scorso): e troppi ancora - la totalità, praticamente - sono i casi in cui le famiglie omogenitoriali sono costrette a rivolgersi ai Tribunali, con gli inevitabili e pesanti costi che ne discendono, in termini di incertezza e spese».

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Presso il seicentesco Palazzo Civico di Torino, sede del Comune, sono stati trascritti i tre atti di nascita dei bambini e delle bambine nati all’estero da coppie omogenitoriali.

Registrato anche quello di Niccolò Pietro quale figlio di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni con l’indicazione che è stato concepito grazie alle tecniche di fecondazione eterologa in Danimarca. «Oggi non si è solo scritto un atto - così la consigliera comunale dem sulla sua pagina Fb-. Un nome su un foglio. Si è scritta una pagina importante della nostra Storia. Niccolò ora è ufficialmente registrato ed è figlio mio e di Micaela anche per lo Stato italiano». 

Presenti, oltre alla sindaca Chiara Appendino, l’assessore alle Pari opportunità Marco Giusta, l'assessora all'Innovazione Paola Pisano, il coordinatore del Coordinamento Torino Pride Alessandro Battaglia, il segretario del Coordinamento Maurizio Gelatti e le tre coppie omogenitoriali (di cui una è composta dai papà d'una coppia di gemelli).

Su quanto avvenuto a Torino Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, ha dichiarato in un comunicato: «È indubbio che la battaglia per il riconoscimento dei diritti dei nostri bambini e delle nostre bambine stia dando risultati molto importanti. Questo anche grazie e soprattutto all'instancabile richiesta di diritti che i nostri soci e le nostre socie portano avanti nei tribunali e all’impegno degli avvocati e delle avvocate che li assistono.

Tuttavia, ricordiamo anche che ci sono ancora centinaia di bambini e bambine di serie B, privi del pieno riconoscimento dei loro genitori.

È importante che adesso altri Comuni si allineino alla scelta della sindaca Appendino e che, a livello nazionale, vengano abbattute le ultime norme discriminatorie nei nostri confronti, a partire dal pieno riconoscimento dei diritti per i nostri figli e le nostre figlie, insieme ad una riforma delle legge sulle adozioni e alla possibilità di accesso alle tecniche di pma per le coppie omosessuali e i single».

Nel medesimo comunicato è stato inoltre ricordato che «la decisione della sindaca Appendino, per altro, non è una forzatura» (come la stessa prima cittadina del capoluogo sabaudo aveva affermato in un post alcuni giorni fa) «ma un’interpretazione corretta dello spirito della nostra legislazione». Esplicito riferimento, quest'ultimo, al dettagliato articolo del magistrato Marco Gattuso su Articolo29

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Storica, importantissima e coraggiosa. Così il Coordinamento Torino Pride ha definito in una nota la decisione della sindaca Chiara Appendino di procedere alla registrazione dell’atto di nascita di Niccolò Pietro quale figlio di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni indicando altresì «che è stato concepito grazie alle tecniche di fecondazione eterologa in Danimarca».

Ma non solo, perché la prima cittadina del capoluogo sabaudo trascriverà anche «tutti gli atti di nascita dei bambini e delle bambine nate all’estero da coppie omogenitoriali».

Una riserva sciolta dopo «molti incontri e giornate di riflessione insieme ai rappresentanti del Coordinamento Torino Pride» dalla stessa sindaca con un lungo post sulla sua pagina Fb.

«L'amore di una famiglia – si legge in esso - è un diritto che va oltre a qualsiasi categoria o definizione socialmente impostaQuesto semplice principio, che da sempre guida la nostra azione politica, vogliamo ribadirlo in questi giorni con rinnovata forza.

Per la prima volta la Città di Torino si trova dinnanzi a casi inediti di nuove forme di genitorialità che richiedono del tutto legittimamente il riconoscimento di quella che per loro è una famiglia, intesa come luogo fisico ed emotivo in cui due o più persone si amano e costruiscono insieme il futuro proprio e dei propri figli.

Oggi l’Italia non è ancora pronta a riconoscere legalmente queste famiglie e ci si trova davanti a ostacoli burocratici tanto fastidiosi nella loro forma quanto difficili da superare. Tuttavia la nostra posizione politica è chiarissima. Lo è sin da quando all'inizio del nostro mandato, insieme all’assessore ai Diritti, Marco Alessandro Giusta, abbiamo dato un segnale scegliendo di cambiare la forma stessa degli atti del Comune, modificando nei dispositivi il termine “famiglia” con il plurale “famiglie"».

Un importante risultato, dunque, al cui raggiungimento ha largamente contribuito l’avvocato Alexander Schuster. Il quale, oltre a essere il legale di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni, lavora da novembre col Comune di Torino su mandato di alcune coppie di mamme, i cui figli sono nati all’estero.

A Gaynews ha espresso la sua soddisfazione dichiarando: «Abbiamo appreso dalla stampa dello scioglimento della riserva della sindaca nel tardo pomeriggio e non tramite fonti dirette. Presumiamo che in queste ore sia stato formato il primo atto di nascita di un bimbo nato in Italia riconosciuto subito con due madri. Finalmente si è fatto breccia grazie al piccolo Niccolò Pietro».

Raggiunto telefonicamente durante un viaggio all’estero, l’assessore Marco Giusta ha dichiarato da parte sua: «Sono felicissimo e orgoglioso di questo risultato. Spero che il volo di ritorno mi consenta di essere presente a questo momento storico. Ringrazio la sindaca per il coraggio, l'assessora Pisano e gli uffici per il lavoro di mesi ma anche il Coordinamento Torino Pride e le singole associazioni impegnate sul territorio».

Il momento storico è chiaramente quello della registrazione dell’atto di nascita di Niccolò Pietro e delle accennate trascrizioni, che dovrebbe cadere agli inizi della prossima settimana.

Ciò renderà davvero speciale la Festa delle famiglie fissata al 6 maggio. Come detto da Alessandro Battaglia, coordinatore del Coordinamento Torino Pride, «l'appuntamento è dalle 11:30, in piazza Carlo Alberto, per la più grande e felice Festa delle Famiglie che mai si sia vista per non dimenticare mai che “i diritti dei bambini vengono prima di tutto”».

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Fissato al 26 maggio, il primo Pride novarese ottiene in giornata il patrocinio della Regione Piemonte ma non quello del Comune.

Per il sindaco leghista Alessandro Canelli la marcia dell’orgoglio Lgbti all’ombra della cupola antonelliana non è altro che «inutile ostentazione» e manifestazione folcloristica dagli effetti controproducenti. Argomenti, invero, non molto dissimili daa quelli utilizzati da un uomo del centrosinistra quale Ugo Rossi, presidente della Provincia autonoma di Trento, nel negare il patrocinio al Dolomiti Pride.

E così il Comune di Novara si aggiunge alla lista di quelle amministrazioni locali (Regione Lombardia, Provincia di Trento, Comune di Firenze, Comune di Genova) che non intendono sostenere ufficialmente i vari Pride sui territori di loro competenza.

Immediata la reazione del Pd novarese che he definito quella di Canelli «una decisione anacronistica e discriminatoria» In una nota i locali vertici dem hanno dichiarato: «Il sindaco Canelli, che appena eletto si è affannato a dichiarare urbi et orbi che sarebbe stato il sindaco di tutti, alla prova dei fatti si dimostra essere prevedibile e scontato nel ruolo di moralizzatore.

Mentre la Regione Piemonte e la Provincia di Novara hanno dato il patrocinio e sosterranno l'iniziativa, il Comune di Novara sarà assente dando prova di non rappresentare realmente tutti i novaresi. Il Pd della Provincia di Novara non solo ha aderito al Pride ma sfilerà insieme ai tanti che parteciperanno alla giornata di festa per riaffermare che i diritti, l'autodeterminazione e la non discriminazione vinceranno sempre contro i pregiudizi e il finto moralismo».

Ferma reazione anche da parte di Nino Boeti, presidente del Consiglio regionale e del Comitato Diritti umani, che in un post su Fb ha scritto: «Spiace che il Comune di Novara abbia deciso di negare il patrocinio al Novara Pride. Penso che certe battaglie di libertà e di civiltà debbano appartenere a tutti.

Come Consiglio regionale del Piemonte, attraverso il Comitato Diritti umani, anche quest’anno sosterremo con un contributo il Coordinamento Lgbt per l’organizzazione delle iniziative del Pride. Perché è una festa di tutti».

Non si è fatto attendere il duro j’accuse a Canelli da parte del Coordinamento Torino Pride, l’associazione di secondo livello a cui fa capo il coordinamento del Piemonte Pride che prevede, oltre a Novara, altre due parate ad Alba e a Torino.

«Il Pride – così Alessandro Battaglia, coordinatore del Torino Pride – è storicamente la rappresentazione di come siamo e chi siamo. È quindi visibilità, è orgoglio, è il modo di dire a tutte e tutti “vedeteci siamo qui e scendete in piazza con noi”.

Ci mettiamo in mostra per non essere trasparenti e invisibili. Ci piace fare sfoggio, farci vedere ed essere rumorosi, gioiosi. Del resto anche il sindaco di Novara, Alessandro Canelli, ha dato prova del suo orgoglio con le dichiarazioni che negano il patrocinio della Città al primo Pride di Novara. Ha sfoggiato un atteggiamento omofobo, discriminatorio, ha sbandierato la sua incapacità di essere il sindaco di tutte e tutti. Perché il Pride non è una manifestazione simbolico-folkloristica.

Certo, non ci aspettavamo molto da un sindaco che si è vantato di non celebrare le unioni civili perché “questo Paese ha tanti altri problemi urgenti da affrontare e perché le unioni civili sono discriminatorie nei confronti della legge che va a tutelare la famiglia”. Forse che il sindaco non riesce ad affrontare i tanti problemi tutti insieme?

Un sindaco che mostra con perseveranza tanto bigottismo non rappresenta una città ma una sua piccola parte. Il sindaco ritiene che il Pride “non può apportare il giusto contributo alla crescita e alla consapevolezza su problemi di questo tipo. Ritengo possa essere addirittura controproducente rispetto alle finalità che si intendono raggiungere”, addirittura si erge ad interprete delle istanze che da molti decenni vedono un’intera comunità lottare e adoperasi su più fronti per attenere qualche piccola legge a tutela dei più deboli.

Magari dovrebbe iscriversi ad una delle nostre associazioni».

Quindi la conclusione: «A Novara il 26 maggio erano attese forse 2.000 persone. Credo che dopo le mirabolanti dichiarazioni del sindaco saremo ancora di più, con allegria, determinazione e soprattutto orgoglio da tutta la regione. Per questo ogni città dovrebbe celebrare il proprio Pride, un’ottima occasione per smascherare gli amministratori inadeguati e omofobi.

E comunque a Torino e ad Alba le decisioni prese sono fortunatamente e diametralmente opposte».

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