Una grande novità estiva sta per travolgere le notti della costiera amalfitana. Giovedì 19 luglio, presso il club Music On The Rocks di Positano, arriva la serata Beefcake, presentata da Alessandro Cecchi Paone con il drag queen show di Tiffany Romano & The Divas, la musica live degli Sha’Dong e la selezione musicale di Max Zanotti e Mario Iovieno +Lill8.

Special guest dell’evento sarà Vittoria Schisano, attrice nota, tra l’altro, per essere stata la prima donna ad aver compiuto un percorso di transizione di genere ad apparire sulla copertina dell’edizione italiana di PlayboyUn progetto davvero nuovo che intende offrire, nell’esclusiva e raffinata cornice di Positano, una serata gay-friendly.

Per saperne di più, abbiamo contattato per Gaynews Vittoria Schisano.

Vittoria, come definiresti la serata Beefcake che vi apprestate a inaugurare a Positano?

Credo si tratti di una serata che ha il vanto di essere italiana e internazionale, con un pubblico molto vario che arriva da qualsiasi parte del mondo. L’Italia è un Paese conservatore, questo è vero, ma talora è capace di elaborare progetti e prodotti di livello internazionale.

Beefcake è un progetto gay-friendly?

Mi sembra riduttivo dire solo che è gay-friendly. Beefcake vuole essere una serata in cui tutti possono stare bene senza alcuna forma di esclusione e separazione. Io solo lì anche per questo: io sono l’esempio vivente del superamento di ogni stereotipo di ruolo e di genere.

Pensi che serate del genere abbattano i pregiudizi?

Credo proprio di sì perché il nostro intento è creare un luogo estremamente inclusivo, in cui si possano incontrare persone che esprimono culture e valori diversi. L’incontro tra culture diverse procura arricchimento reciproco. Procura crescita e, inevitabilmente, abbatte il tasso di omotransfobia presente nella società.

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Quello della visibilità delle persone Lgbti e dei loro diritti, con particolare riferimento alla comunicazione televisiva e ai media in generale, sembra essere nuovamente un tema caldo della nostra agenda culturale. Soprattutto in un clima politico che sembra legittimare esternazioni offensive e omofobe come quelle di Vittorio Feltri che, all’indomani del partecipatissimo Pride di Milano, ha parlato del capoluogo lombardo come vivaio di finocchi

Tra i partecipanti della marcia meneghina dell’orgoglio Lgbti c'era anche il giornalista Alessandro Cecchi Paone che, questa sera presso il Love Park di Roma, interverrà al dibattito La rappresentazione delle rivendicazioni Lgbti in Tv. Incontro che, moderato da Vanni Piccolo, vedrà anche intervenire Fabio Canino, Bruno Tommassini Pugliese, Simone Alliva.

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Ed è proprio ad Alessandro Cecchi Paone che chiediamo un commento sulle parole di Feltri e  non solo. 

Alessandro, cosa senti di rispondere alle esternazioni del direttore di Libero, per cui Milano sarebbe un vivaio di “finocchi” e il Pd la brutta copia del Partito Radicale?

Io userei il termine gay e aggiungerei che, per fortuna, Milano ne è un vivaio! Il Pd è stato essenziale per due leggi di civiltà: le unioni civili e il testamento biologico. Ma non è ancora abbastanza per diventare un nuovo Partito Radicale!

A proposito della rappresentazione mediatica delle istanze Lgbti, questa sera, interverrai a uno specifico dibattito nella capitale. Come credi debbano essere oggi veicolate tali istanze in tv e attraverso i media?

Credo debbano essere rappresentate senza folclore e ridicolizzazioni con una seria e oculata attenzione e considerazione alla cultura, all’estetica e all’arte gay.

Pensi che, al momento, l’Italia rischi davvero una retromarcia sui diritti? 

Mi sembra evidente e le dichiarazioni di Vittorio Feltri lo dimostrano! 

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Quando finirà una tale marea di persone, striscioni, bandiere tricolori e arcobaleno?

Questa la domanda che si sono posti ieri in tanti nel vedere sfilare a Milano, lungo corso Buenos Aires, la parata del Pride.

Già, perché la marcia lombarda dell’orgoglio Lgbti, ha superato ogni aspettativa. Oltre 250mila le persone presenti, molte delle quali hanno assistito al flashmob conclusivo di Angelo Cruciani. Il suo Tricolor&Arcobaleno è stato uno spettacolo emblematico, che ha riunito in un’unica bandiera il tricolore e l'arcobaleno, «stendardo e baluardo dei diritti di tutti, di ogni cittadino che sia bianco o di altri colori, residente o migrante, eterosessuale o alternativ-sessuale».

Organizzato dal Cig Arcigay Milano e dal Coordinamento Arcobaleno, il Milano Pride ha lanciato un chiaro messaggio contro le discriminazioni e i nuovi estremismi secondo il motto programmatico #CiviliMaNonAbbastanza.

Una marea arcobaleno contro le dichiarazioni discriminatorie e xenofobe di Fontana e Salvini

Un messaggio inequivocabile anche al governo e, in particolare, alla Lega.

C'è chi ha sfilato con un gonfiabile raffigurante il volto del ministro dell'Interno Matteo Salvini. Chi, come a Pompei, ha portato in prima fila l’oramai noto cartello – il cui primo esemplare era stato rimosso, il 16 giugno, dalla Digos nel corso del Siracusa Pride –  Sempre in lotta contro Salvini, l'omofobia e altri confini.

In tanti hanno soprattutto protestato contro il ministro Lorenzo Fontana ricordando che «le famiglie arcobaleno esistono e non sono schifezza o fritti misti».

Un concetto, questo, ribadito a più riprese dal palco in piazza Oberdan. «Non sono i ministri – così il presidente di Arcigay Milano Fabio Pellegatta – che definiscono quali sono i nostri diritti ma siamo noi con le nostre vite. Essere qui è il più grande messaggio politico che potevate portare». Ed è stato l'assessore comunale alle Politiche sociali del Pierfrancesco Majorino a lanciare l’appello: «Salvini, Fontana, venite qua e contateci».

Apprezzatissime le parole del sindaco Giuseppe Sala: «Popolo del Pride, Milano è casa vostra e io sono fiero di essere il primo cittadino di questa città che si è sempre basata e si baserà sempre sui diritti e sui doveri: prima di tutto il diritto di manifestare il proprio valore e noi vi difenderemo da tutti quelli che mettono in discussione questo».

Le valutazioni di Viotti, Scalfarotto, Paladini e Cecchi Paone

E sul Milano Pride Gaynews ha raccolto i pareri di alcuni testimoni diretti.

Per l’europarlamentare Daniele Viotti, che ha lanciato ieri la campagna La Regione che non c'è in risposta alle dichiarazioni critiche del governatore della Lombardia Attilio Fontana, «quello di Milano, come gli altri Pride a cui ho partecipato quest’anno, è stato toccante per la quantità di persone che ha partecipato. C’è una resistenza civile alle destre che governano questo Paese che è nata e si sta sviluppando nei 28 pride che stanno animando l’Italia.

Più di una volta è partito spontaneamente il coro di Bella ciao. E personalmente mi sono molto emozionato a cantare Bella ciao con Beppe Sala, sindaco di Milano, città medaglia d’oro per la Resistenza. 

Purtroppo non ho potuto fare a meno di pensare alle ragazze e ai ragazzi di Istanbul che oggi avrebbero voluto fare il proprio Pride ma per il terzo anno consecutivo gli è stato impedito. Domani in aula a Strasburgo chiederò che il Parlamento Europeo si pronunci anche su questo».

Ha fatto invece riferimento alle contestazioni contro la presenza della delegazione M5s il deputato dem Ivan Scalfarotto, per il quale quello di Milano «è stato un Pride molto speciale, estremamente partecipato, affollato e festoso come non mai.

Io credo sia stato così perché le persone che hanno affolllato le strade di Milano hanno percepito il pericolo rappresentato da un governo che si è caratterizzato sin dai primi giorni da una stretta sui diritti umani: le contestazioni al gruppo del M5S ne sono la dimostrazione.

La storia ci insegna che, quando una minoranza o un gruppo sociale vengono fatti oggetto di discriminazione, è impossibile impedire che altri minoranze siano presto o tardi attaccate. Quando si accetta come normale che la maggioranza delle persone perda il rispetto per chi maggioranza non è, tutti sono potenzialmente in pericoloLa fiumana di gente di Milano è stata un potente antidoto al veleno che la maggioranza di governo sta cercando di insinuare nella nostra comunità nazionale».

Secondo Luca Paladini, fondatore de I Sentinelli di Milano, «anche il capoluogo lombardo ha dato una risposta di proporzioni gigantesche a chi ci vuole riportare all'era delle caverneAnche a Milano, e ormai da anni, non è stata solo una giornata di lotta e di festa della comunità Lgbti, ma di tutti quelli che si riconoscono nel principio della laicità e dell'autodeterminazione. Gli steccati si sono rotti. Per fortuna.»

Per Alessandro Cecchi Paone «il Milano Pride è stato un grande successo: l'Onda Pride a difesa delle libertà di tutti che appaiono di nuovo sotto minaccia».

Minacce di morte a Wajahat Abbas Kazmi

Minacce di morte e insuti ha invece ricevuto l'attivista pakistano Wajahat Abbas Kazmi, ideatore della campagna Allah love equality, colpevole, secondo alcuni gruppi Facebook di arabo-francesi e arabo-italiani, di aver offeso il Corano baciando pubblicamente un giovane marocchino che sfilava con la bandiera nazionale.

Offese che sono state poi estese anche ad alcune giovani marocchine che hanno sfilato in velo al Pride.

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Una domenica sera speciale a Sorrento. Nell’incantevole cornice trecentesca del chiostro comunale di San Francesco, la cui attigua chiesa è officiata da due frati Minori, si è tenuta una manifestazione di protesta nei riguardi del sindaco Giuseppe Cuomo.

Manifestazione che, organizzata dal Collettivo studentesco della Penisola Sorrentina in collaborazione con Arcigay Napoli, è voluta essere una risposta alla decisione da parte del primo cittadino di non concedere l’area claustrale dalle caratteristiche arcate ogivali intrecciate per l’unione civile del napoletano Vincenzo D’Andrea e del colombiano Heriberto Vasquez Ciro. A differenze di quanto avviene per matrimoni civili, di cui si contano in media all’anno 200 celebrazioni proprio nel chiostro di San Francesco.

Presenti alla manifestazione anche il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il giornalista Alessandro Cecchi Paone, che ha detto: «Il sindaco Giuseppe Cuomo rappresenta lo Stato, indossa la fascia tricolore e deve rispettare le leggi nazionali. L'art. 3 che ci rende tutti uguali davanti alla legge, senza discriminazioni alcuna. Chiederò al prefetto di sospenderlo qualora non cambierà idea».

Oltre duecento i partecipanti al raduno che ha visto anche la celebrazione simbolica di due unioni civili: una tra due componenti del collettivo, l’altra tra un israeliano e un sorrentino.

Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, ha affermato: «Supporteremo Vincenzo e Beto in ogni luogo che la democrazia ci mette a disposizione per vedere effettivamente realizzato il principio di eguaglianza, senza nessuna eccezione, anche se occorre costituirsi come Arcigay Napoli parte civile nelle sedi di un Tribunale per i danni che sta ricevendo la nostra comunità da un'azione discriminatoria».

Adesione altamente simbolica alla manifestazione quella della senatrice Monica Cirinnà che, qualche giorno prima, su Facebook aveva espresso l’auspicio che «il sindaco di Sorrento ritiri la sua decisione, consentendo a tutte le coppie che lo desiderino di unirsi civilmente nel chiostro. La pari dignità passa anche dai simboli, e l’esclusione delle coppie omosessuali da quello spazio le stigmatizza gravemente: la distinzione tra unione civile e matrimonio non legittima trattamenti differenziati, ricordiamolo sempre!».

Ferma condanna anche da parte del deputato dem Alessandro Zan, già presidente del comitato Arcigay di Padova, che aveva annunciato «una interrogazione al ministero dell’Interno affinché si verifichino le condizioni di rifiuto da parte del sindaco Cuomo».

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Thomas Daley è uno dei tuffatori più forti di tutti i tempi.  Bello, atletico e amato dal pubblico e dai media, Daley è certamente un modello di “persona vincente”. Già campione del mondo nella piattaforma da 10 metri ai Mondiali di Roma con un punteggio di 539,85 punti, con cui aveva scavalcato il cinese Qiu Bo e l'australiano Mitcham durante l'ultimo tuffo, anche ai mondiali di Budapest, il 22 luglio scorso, Daley ha riconfermato il proprio primato. Anche stavolta battendo un concorrente cinese, Chen Aisen, con il tuffo finale, un vero capolavoro di perfezione atletica.

Eppure, la vita di Thomas Daley non è stata sempre facile. Bullizzato da ragazzino a scuola, mentre si preparava per le gare che lo avrebbero reso il campione che è, ha dovuto affrontare il dissesto economico della sua famiglia, avvenuto in seguito alla malattia e alla successiva morte del padre.

Ma Thomas non solo non si è mai arreso ma, anzi, ha continuato a sfidare la vita con grinta e coraggio. Nel 2013 ha poi deciso di fare coming out, con grande naturalezza, sul proprio canale YouTube, per raccontare al mondo la felicità che stava vivendo grazie all’incontro con Dustin Lance Black che è diventato suo marito lo scorso 6 maggio. Dunque, un paio di mesi prima di tornare a vincere l’oro mondiale.

La storia di Thomas Daley insegna, insomma, che si può infrangere l’atavico tabù dell’omosessualità anche nello sport. Al riguardo Antonello Sannino, delegato nazionale di Arcigay per lo Sport e presidente di Arcigay Napoli, ha rilevato come «Daley abbia avuto un grande coraggio a fare coming out in piena carriera e con il suo comportamento abbia lanciato un messaggio importantissimo a tutti gli sportivi e le sportive: che si può vivere cioè pubblicamente e serenamente la propria omosessualità, continuando a vincere».

A proposito della libertà di fare coming out, Alessandro Cecchi Paone, autore tra l’altro de Il campione innamorato (libro che affronta proprio le relazioni tra sport e omofobia), ha commentato in questo modo la vittoria del campione britannico per Gaynews: «Tom Daley ha vinto il campionato del mondo della "normalità". Dimostrando che si può essere gay, divertirsi, sposarsi, essere punto di riferimento per i giovani di ogni orientamento, conquistare il podio più alto. Perché qualche nostro campione non prova a fare lo stesso? È meno difficile di quel che sembra. Se qualcuno dovesse chiedere: Perché lo hai fatto? Basterà rispondere : perché sono come Tom».

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