Autorizzata dalla Prefettura e Questura di Prato la manifestazione indetta da Forza Nuova il 23 marzo in occasione del 100° anniversario della nascita dei Fasci di Combattimento. Una decisione presa da tutti i componenti del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica dopo il via libera del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Al corteo, che partirà alle ore 15:00 da piazza della Stazione per arrivare in piazza del Mercato Nuovo, prenderà parte anche il leader nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore.

Nella nota diffusa dalla Prefettura si è fatto appello «al senso di responsabilità di tutti, Istituzioni e società civile, nel rispetto della legalità e dei principi di libertà di riunione e di libera manifestazione del pensiero sanciti dagli artt. 17 e 21 della Costituzione».

Ed è scoppiata immancabilmente la bagarre. Tra i primi a scagliarsi contro la decisione è stato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi che ha dichiarato: «Il ministro degli Interni Salvini ha dato la sua risposta. Ha deciso di dare diritto di tribuna pubblica a una formazione di estrema destra in una città che non la vuole. Trovo sconcertante e inaccettabile che si possa autorizzare nei fatti la celebrazione dei cento anni del fascismo». 

Un’autorizzazione ancora più sconcertante per Rossi dal momento che Prato è «città medaglia d'argento della Resistenza» e, dunque, «non può essere teatro di una manifestazione dove troveranno spazio richiami al fascismo e al razzismo». 

Contrari al corteo, ancor prima della decisione, il sindaco di Prato, Matteo Biffoni,e i veritici la Diocesi pratese, che avevano espressamente chiesto il divieto della manifestazione. 

Il via libera non ha fatto che alimentare un clima già rovente a Prato dopo che alla vigilia ignoti avevano vandalizzato la sede dell'Anpi e del Pd con svastiche e scritte inneggianti al fascismo.

Condanna durissima per il permesso della manifestazione da parte dell’Anpi Nazionale, che ha aderito alla mobilitazione antifascista (In)tolleranza zero - Prato città aperta, solidale, antifascista. Mobilitazione, che indetta da una cinquantina tra associazioni, gruppi, partiti e movimenti, si terrà in contemporanea con quella dei forzanovisti. 

A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato, il 19 marzo (appena un giorno prima del permesso di Prefettura e Questura), Massimo Nigro, candidato sindaco di Fn a Prato e promotore del corteo di sabato. 

Intervistato da La Zanzara, Nigro ha esaltato Mussolini come il miglior statista che il Paese abbia avuto. Ha poi detto di essere incuriosito da Hitler, aggiungendo: «Vorrei studiarlo di più» e minimizzando contemporaneamente l’Olocausto col dire: «Muore un sacco di gente in questo mondo».

Attacchi poi a raffica contro le persone omosessuali e i Pride quali parata di «scimpanzé: Se vogliono sbaciucchiarsi, lo facciano dentro casa loro. Non per strada».

Clicca per ascoltare l'audio integrale delle dichiarazioni di Nigro

 

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«Una giornata che rianima le coscienze addormentate. Napoli non sarà mai una città fascista e razzista».

Con queste parole il sindaco Luigi De Magistris ha ricevuto ieri, nella Sala Giunta del Comune, dall’ex partigiano Antonio Amoretti, presidente provinciale dell’Anpi, una pergamena in riconoscimento dell’impegno a diffusione dei valori della Resistenza e dell’antifascismo.

Lo stesso attestato è stato assegnato ad altri cittadini napoletani e alle associazioni che da sempre si distinguono nella divulgazione degli ideali antifascisti.

Svoltasi nell’ambito delle celebrazioni del 75° anniversario delle Quattro Giornate di Napoli (28 settembre – 1 ottobre 1943), la kermesse ha visto, tra i premiati, anche l’assessore comunale alla Cultura e al Turismo, Gaetano Daniele, che ha ricordato quanto sia importante restare antifascista in tempi bui come i nostri. Ma anche il regista e drammaturgo Mario Gelardi, direttore artistico del Nuovo Teatro Sanità, da sempre in prima linea nella difesa dei diritti umani (con un’attenzione particolare per i diritti delle persone Lgbti), e Vincenzo Capuano, direttore del Museo del Giocattolo e leader storico dell’Arcigay di Napoli.

È stato proprio Capuano a consegnare ad Amoretti l’immagine di Ernst Lossa, il 14enne di origini rom (alla cui memoria è dedicato il museo), ucciso nella fase selvaggia dell’eutanasia sistematica nazista.

Tra le associazioni premiate anche il Comitato provinciale Arcigay Antinoo di Napoli. A ritirare la pergamena Corrado Curato, responsabile del gruppo Over The Rainbow, militante da anni impegnato nella lotta alle discriminazioni con un’attenzione specifica allo stigma che colpisce le persone over 50. Corrado, fra l'altro, è figlio del partigiano combattente Giorgio Curato, da cui ha ereditato con orgoglio l’amore per la libertà e l’insofferenza verso qualsiasi forma di fascismo e razzismo.

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Una piazza del Campidoglio gremita stamani all’inverosimile per il sit-in Roma dice basta contro il degrado urbano.

Tantissime le persone che hanno accolto l’appello lanciato giorni fa sui social da sei cittadine, che avevano fra l’altro scritto: «Dopo 28 mesi di giunta Raggi questa è la prima occasione per i cittadini romani esasperati dal progressivo imbarbarimento della città di dire che non sono d'accordo, che non è vero niente che siamo solo dei brontoloni che tutto va bene, che sono stufi di sentirsi ripetere che tutta la colpa è delle amministrazioni precedenti».

La 65enne Silvia Mauro, una delle promotrici dell’iniziativa, ha dichiarato in piazza: «A maggio, quando eravamo soffocati dalla spazzatura e dalle buche, con un gruppo di amiche ci siamo viste di domenica, ci siamo sfogate e poi abbiamo deciso di mobilitarci. È nato un gruppo Facebook e in un giorno siamo diventati 2mila, oggi siamo 22mila».

Raggi dimettitiOra basta!, Dignità per Roma: questi solo alcuni degli slogan riportati su decine di cartelli e striscioni con i quali i partecipanti hanno riempito, a partire dalle 10:00, la piazza antistante il Palazzo Senatorio.

Ma anche tante scritte in inglese e in latino, come quella dei liceali del Lucrezio Caro che hanno puntato su una rivisitazione della celebre frase ciceroniana della Prima Catilinaria: Quousque tandem abutere, Virginia, patientia nostra?. Mentre sono stati fotografati e intervistati, hanno ripetuto sorridenti la traduzione a tutti: Fino a quando, Virginia, abuserai della nostra pazienza?

Presenti anche attivisti e attiviste Lgbti con striscioni e bandiere come quelle del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, la cui ex presidente Rossana Praitano ha scritto su Facebook: «Piazza gremita! Roma dice basta.... Inizia la riscossa dei cittadini!».

Ma per i vertici pentastellati Raggi non deve affatto dimettersi, anzi le andrebbero «dati più poteri per contrastare il degrado – come dichiarato in Sicilia dal vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio -; pieni poteri per poter effettuare gli sgomberi degli edifici occupati senza aspettare il ministero, o gestire pienamente i rifiuti. E non lo dico perché il sindaco è dei 5 Stelle».

Persone Lgbti mescolate alla folla anche a piazza dell’Immacolata per il sit-in organizzato da Anpi, Cgil, Arci, Non una di meno in ricordo di Desirée Mariottini, la 16enne morta, il 19 ottobre, dopo essere stata drogata e stuprata in uno stabile diventato covo degli spacciatori nel quartiere San Lorenzo.

«Questa è la Roma migliore», ha detto al microfono il presidente provinciale dell'Anpi ‎Fabrizio De Sanctis, che ha aggiunto: «Stiamo vivendo giornate terribili bisogna assicurare i responsabili alla giustizia senza sconti. Ma non si possono tollerare le strumentalizzazioni: le donne sono tutte uguali e gli aggressori sono tutti uguali e tutti vanno condannati e assicurati alla giustizia».

A De Sanctis ha fatto eco Tina Costa, partigiana 90enne, che ha affermato di non essere contro «chi viene in Italia e non mi interessa il colore della pelle. Ma chi governa ha il dovere di controllare che chi sta nel nostro Paese sia un cittadino onesto. Un altro che hanno preso aveva con sé 11 chili di cocaina. Per i disonesti, le patrie galere sono là.

Di fronte ai ragazzi che oggi si richiamano al fascismo io provo sgomento: credo che questi ragazzi non vengono educati come dovrebbero. Se nelle nostre scuole non si studiano le nostre radici, come posso prendermela con i ragazzi? Me la prendo con chi ha il dovere di crescerli ed educarli. Devono conoscere e studiare le nostre radici».

Per la rappresentante di Non una di meno «non c’è nessun bisogno di uomini forti che ci difendano Noi ci difendiamo da soli con le nostre idee e i nostri progetti. Noi costruiamo reti e spazi e agibilità politica. La speculazione sul corpo di Desirée ci disgusta. Noi con San Lorenzo solidale stiamo lavorando per migliorare questo quartiere.

Dobbiamo fermare lo sciacallaggio mascherato da difesa delle donne. Forza Nuova minaccia di attraversare le strade del quartiere antifascista, perché i padri devono difendere le loro figlie bianche. Questo ci fa schifo. Noi non siamo merce di nessun mercato e di nessun fascismo dentro e fuori il Governo». 

Nella manifestazione antifascista è confluito il presidio Con i migranti per fermare la barbarie che, previsto alle 16:00 in piazza SS. Apostoli, è stata dirottato dagli organizzatori in piazza dell’Immacolata dopo che si è appreso della della minaccia di Forza Nuova di marciare verso San Lorenzo.

Il corteo dei forzanovisti, guidato da Roberto Fiore, è partito da Porta Maggiore e ha raggiunto via dello Scalo di San Lorenzo, fronteggiato da forze dell'ordine e militanti delle associazioni del quartiere.

Un gruppo di manifestanti, per lo più ragazze, si è a un tratto staccato. Ma è stato intercettato e bloccato, mentre brandiva due bandiere di Forza Nuova, all'inizio di via dei Lucani da un nucleo di militanti e, subito dopo, dalla Digos, mentre correvano in direzione del piccolo memoriale che con fiori, foto e scritte riveste il portone di ferro del 22, da cui si accede all'area in cui è stata trucidata Desirée.

Gli agenti hanno identificato le forzanoviste, che avevano nascosto le bandiere sotto ai giubbotti neri, e li hanno scortati via dalla zona. Successivamente anche il presidio di Forza Nuova allo Scalo di San Lorenzo è stato sciolto e il cordone dei residenti è così risalito lungo le mura della ferrovia verso piazza dell'Immacolata.

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Un grave caso di discriminazione sul lavoro è stato denunciato nei giorni scorsi a Piacenza. Vittima un 28enne che, dopo essere stato minacciato verbalmente dal suo tutor («Se sei gay, t’investo con il muletto»), si è visto anche negare il rinnovo del contratto presso un’azienda cittadina .

In prima linea accanto al giovane Davide Bastoni, presidente del locale comitato Arcigay Atomo, che ha subito condannato con fermezza l’accaduto. Lo abbiamo raggiunto per saperne qualcosa di più.

Ciao, Davide: puoi raccontarci che cosa è esattamente accaduto?

Abbiamo saputo di questa vicenda direttamente dalla vittima che è nostro socio. È stato lui ad avvertirmi circa una settimana fa. Lui era stato assunto da una ditta della logistica di Piacenza, a inizio settembre, tramite agenzia interinale. Come di prassi, era stato affiancato da un tutor che gli insegnasse il lavoro. È stato proprio questo tutor a dirgli, durante una conversazione, di odiare i culattoni, aggiungendo che se fosse stato gay, l’avrebbe messo sotto con il muletto.

Nei giorni seguenti il clima tra il nostro socio e il tutor è diventato sempre più freddo e teso fin quando il suo contratto non è stato più rinnovato con motivazioni poco credibili. Allora il nostro socio è andato dal direttore dell’azienda per avere spiegazioni ma questi si è inizialmennte negato. Poi, quando ha capito che il nostro socio avrebbe potuto adire le vie legali, ha deciso di riceverlo alla presenza di altri. L’incontro, avvenuto nel suo ufficio, è stato inizialmente sgradevole perché il direttore e i presenti non credevano al racconto del nostro socio e continuavano ad avere un tono di beffa, minimizzando la grave minaccia omofoba subita dal giovane. 

Per fortuna un altro impiegato dell’azienda ha confermato quanto raccontato dalla vittima. A quel punto il direttore ha dovuto chiedere scusa, nonostante l’aggressore fingesse di non ricordare le sue minacce. Di fatto, però, il nostro socio è stato lasciato a casa. Infatti, come detto, non gli hanno in rinnovato il contratto con una scusa che sembra davvero raffazzonata: l’intolleranza alla polvere.

Come Arcigay, qual è stata la vostra reazione?

Appresa la vicenda, come Arcigay ci siano mobilitati e abbiamo chiesto aiuto anche ad altre associaIoni presenti sul territorio, tra cui Telefono Rosa, la cui presidente è un’avvocata che ci ha dato una grande mano.

Ieri siamo poi usciti con un comunicato stampa per informare la cittadinanza dell’accaduto, omettendo il nome della ditta e della vittima. Noi non abbiamo un intento punitivo ma vogliamo sensibilizzare la popolazione.

Piacenza è a tuo parere una città omofoba?

Questo avvenimento è la punta di un iceberg in un territorio che non ha mai conosciuto episodi eclatanti di omofobia diretta come questo che abbiamo denunciato. Però è innegabile che il nostro è certamente un territorio provinciale in cui sono diversi i fenomeni di omofobia indiretta che andrebbero segnalati e stigmatizzati. Ecco perché abbiamo chiesto alla stampa di aiutarci ad informare i più giovani, e non solo i più giovani, che qualora fossero stati vittime di fenomeni di omofobia, anche indiretta e meno plateale, ci contattino così da denunciare l’accaduto.

E poi abbiamo chiesto all’amministrazione  di Piacenza di porre in essere dei progetti per contrastare la violenza omofobica in modo tale che questi atti di discriminazione non avvengano. Attualmente la Giunta è di destra e la Lega ha un peso preponderante con una parte vicina alle frange ultraconservatrici cattoliche, come i ProVita.nE un anno fa, il comune di Piacenza è uscito dalla Rete Ready. Ripetendo perciò quanto già detto in un’intervista, vorrei ricordare alla sindaca, che tra l’altro si candida ad essere la sindaca migliore del mondo, che per essere tale bisogna occuparsi anche di discriminazioni.

Noi stiamo facendo un grande lavoro da un anno a questa parte, facendo rete con tante altre associazioni del territorio come Non Una Di Meno, Amnesty, Telefono Rosa, Anpi, perché quella contro tutti i fascismi è ormai una lotta intersezionale.

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«Quando in modo molto artigianale ho dato delle martellate per mettere il chiedo nel muro per apporre questa targa mi sono emozionato. In ricordo soprattutto di quanti hanno contributo a rendere più libera e giusta la nostra società e da monito per chi vorrebbe annullare i nostri spazi di libertà faticosamente conquistati. 

In memoria di quella storia mai raccontata dall'uomo bianco eterosessuale. Mi sono davvero emozionato come altre poche volte».

Con queste parole Antonello Sannino, presidente del comitato provinciale Arcigay di Napoli ma anche componente dell’Anpi, ha commentato l’affissione della targa che, in via Santi Giovanni e Paolo (nel quartiere partenopeo di San Giovanniello) ricorda il protagonismo dei femminielli durante le Guattro Giornate di Napoli.

Come più volte ripetuto dal partigiano Antonio Amoretti, presente alla manifestazione svoltasi a San Giovanniello, i femminielli ebbero un ruolo determinante nella liberazione dal giogo nazifascista del popolo napoletano. 

La targa è stata apposta laddove sorgeva il “vascio” in cui abitava Vincenzoo femminiell' morto da alcuni anni. L’abitazione di Vincenzo, per decenni luogo di incontro e riunione dei femminielli della zona, fu anche ritrovo degli stessi durante la seconda guerra mondiale. Femminielli che, coordinati da Vincenzo, affrontarono coraggiosamente lo scontro con i nazofascisti tra il 27 e il 30 settembre del 1943.

Simona Marino, delegata Pari opportunità del Comune di Napoli, si è impegnata a far sì che l’amministrazione comunale definisca ufficialmente quell'area come luogo di rilevanza per la memoria storica della città, contrassegnandolo con una targa ufficiale a memoria del valore dei femminielli napoletani.

All’evento erano presenti anche Loredana Rossi, leader storica dell’Atn, Giuseppe Marmo, presidente dell’Asd Kodokan Sport Napoli, e Daniela Lourdes Falanga, delegata Politiche transessuali del comitato Arcigay di Napoli, la quale, augurandosi che il luogo diventi luogo di commemorazione, ha dichiarato: «Napoli ha una targa che riscrive la storia, che chiaramente la ripropone nella sua verità, senza omissioni».

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Mentre a Roma il popolo del Pd ha gremito piazza del Popolo per reagire alle poltiche del governo e ribadire che l'Italia non ha paura, a Milano in piazza Duomo (lato Arengario)  Anpi, Aned, I sentinelli di Milano e Radiopopolare hanno raccolto al grido di Intolleranza zero 25.000 persone. Tra queste anche l'ex presidente della Camera Laura Boldrini

Un mare di t-shirt rosse, mescolate a bandiere di associazioni e sindacati, per dire no al razzismo, alla xenofobia, alla misoginia, all’omotransfobia, alla sierofobia, all’odio in tutte le sue forme. Un mare di t-shirt rosse per reagire alla «deriva razzista, sessista, xenofoba e antisemita».

Perché, come si legge nel comunicato ufficiale, «da anni si seminano e si alimentano, nel nostro Paese, odio e rancore. Ora, però, registriamo l'inasprimento di una violenza verbale e fisica senza precedenti, che pare non conoscere più argini.

Nel mirino ci siamo finiti in tante e in tanti. Noi antifascisti, noi donne, noi migranti, noi omosessuali e trans, noi che non ci dimentichiamo che proprio ottant'anni fa l'Italia conosceva la vergogna delle leggi razziste. Noi che ogni giorno ricordiamo che il nazifascismo, con il suo bagaglio razzista e antisemita, è stato sconfitto 73 anni fa».

Ad aprire la manifestazione il tributo musicale a Aretha Franklin, la regina del soul scomparsa il 16 agosto scorso, la cui canzone Respect è considerara uno degli inni dei movimenti femministi e per i diritti civili.

E poi sul palco i 30 interventi, tra cui quelli di Laura Fabbri Wronowski, nipote di Giacomo Matteotti ed ex staffetta partigiana, del  parroco dei migranti Mauro Biancalani; dell'eurodeputata Elly Schlein, di Angelo e Andrea, la coppia di Stallavena vittima da agosto di minacce e aggressioni.

E, ancora, Lelli Cosmaro della Lila, per parlare della discriminazione cui sono soggette le persone sieropositive; Houda Latrech, vittima d'aggressione razzista; Paola Covaci della Sartoria sociale; Djana Pavlovic a nome della comunità Rom, Sinti e Camminanti; Laura e Sabrina di Famiglie Arcobaleno.

Fortissimo il monito lanciato da Roberto Cenati, presidente del comitato provinciale di Anpi Milano, che ha dichiarato:«Da una piazza molto unita e numerosa arriva un messaggio forte contro questa deriva razzista, fascista e antisemita che sta interessando l'Europa e il nostro Paese. 

Non basta una mobilitazione come quella di oggi. Ma occorre una grande contro offensiva culturale per fare breccia nella coscienze che ci sembrano troppo anestetizzate e che credono che i mali derivino dal fatto che ci siano troppi migranti, cosa assolutamente non vera.

Il ministro Salvini invece che impedire alle navi, anche della Guardia Costiera, a far sbarcare i migranti dovrebbe occuparsi della sicurezza vera del Paese, minacciata dalla mafia e dalla 'ndrangheta».

Duro anche Luca Paladini, fondatore e presidente de I Sentinelli di Milano, che, rivolgendosi al segretario della Lega nonché titolare del Viminale e al suo elettorato, ha detto che «la pacchia è finita ma è finalmente per loro. Perché finalmente c'è un pezzo di Paese consistente che è uscito dall'angolo, che ha voglia di venire in piazza e non si limita più a indignarsi in rete». 

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Nell’anniversario delle Quattro giornate di Napoli - episodio di vera e propria insurrezione popolare che, consumatasi tra il 27 e il 30 settembre 1943, condusse il popolo napoletano a liberarsi autonomamente, prima dell’arrivo degli Alleati, dall’occupazione nazifascista - il nostro pensiero non può non andare al protagonismo dei femminielli più volte raccontato da Antonio Amoretti, presidente provinciale dell’Anpi.

Se è vero che Napoli fu la prima tra le grandi città europee a insorgere contro il giogo nazifascista, il merito fu anche dei femminielli che vivevano nel ventre popolare della città  e che sono state persone eroiche troppe volte dimenticate dalla storia ufficiale.

D’altronde, i femminielli hanno avuto un ruolo centrale nella magmatica composizione della comunità Lgbti napoletana e hanno attratto l’attenzione di studiosi, scrittori e antropologi. 

Con il termine femminiello, è opportuno ricordarlo, si suole indicare uomini che vivono e sentono da donna. Sarebbe riduttivo definirli travestiti e, anche se possono essere ricondotti nell’alveo del transgenderismo, i femminielli napoletani, di cui oggi restano poche eredi, sono visibilmente distanti dal profilo contemporaneo globalizzato e metropolizzato delle persone transgender.

Nei femminielli napoletani si infrangeva e si superava il consuetudinario binarismo di genere e la loro sola presenza ha rimescolato per decenni ruoli sociali e stereotipi di genere diffusi e reiterati. 

E i femminielli napoletani, nelle gloriose giornate del settembre 1943, scesero in piazza e salirono sulle barricate. Come più volte ricordato da Antonio Amoretti, insignito tra l’altro anche dell’Antinoo d’Oro (riconoscimento offerto dal Comitato Arcigay di Napoli), i femminielli napoletani nei giorni delle lotte a Piazza Carlo III, nel quartiere San Giovanniello, scesero per le strade al fianco dei partigiani, imbracciarono le armi, combatterono con convinzione difendendo la città con coraggio e con onore.

E sarà proprio Antonio Amoretti che, il 1° ottobre, porterà una targa e dei fiori rossi al quartiere San Giovanniello insieme con Atn (Associazione Trans Napoli), Arcigay Antinoo di Napoli, Asd Kodokan.

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Una vera e propria odissea, divenuta da cinque giorni stanziale dopo l’approdo nel porto di Catania, quella dei 150 migranti a bordo della Diciotti.

Al Molo di Levante continua intanto il presidio di cittadini e associazioni per chiederne lo sbarco. E, se dal Viminale era giunto il 22 agosto il via libera a far scendere i soli minori in numero di 27, la situazione sulla nave della Guardia costiera diviene sempre più critica coi 69 casi di scabbia (di cui cinque in stadio avanzato).

Non sono mancati momenti di grave tensione come quelli registrati ieri tra attivisti del cartello antirazzista e gruppi d’estrema destra. Mentre Arci, Anpi, Articolo 21, Legambiente, Cgil e Libera definiscono «comportamento del Governo non solo deplorevole ma irresponsabile», il mondo dell’associazionismo cattolico non è meno duro nel muovere allo stesso il proprio j’accuse.

In un comunicato congiunto le delegazioni siciliane di Azione cattolica, Fuci e Movimento ecclesiale di impegno culturale, nel porre quattro domande al Governo e ricordare come «nel pattugliatore U. Diciotti della Guardia Costiera italiana vigano la Costituzione e le leggi della Repubblica Italiana», hanno dichiarato: «Noi siamo, anche, cristiani cattolici e sentiamo, portando “la figura fugace di questo mondo”, tutta la coinvolgente bellezza della frase dell’Evangelo di Matteo: “Ero straniero e mi avete accolto” (25,35).

È una frase, questa, franca impegnativa semplice, che impegna i credenti – noi – a praticarla, anche chiedendo, con sagge praticate argomentazioni, ai governanti di attuare le provvidenze necessarie alla vita umana di chiunque le chieda o non sia in grado, addirittura, di chiederle».

Da tutta la Sicilia ci si mobilita intanto per la manifestazione regionale che avrà luogo domani, alle ore 17:00, sul Molo di Levante. Presenti anche le associazioni Lgbti a partire da Arcigay Catania, già presente al presidio mattutino del 23 agosto.

E proprio da Arcigay Catania è arrivato il monito: « Se questa tristissima e vergognosa vicenda dei migranti trattenuti sulla nave italiana Diciotti non dovesse trovare una soluzione a breve, questo Catania Pride, in sinergia con il Siracusa Pride e tutte le realtà e forze sociali civili di Catania, non esiterà a indire e organizzare un Pride, questa volta non un Gay Pride, ma un MIGRANTS PRIDE per dare voce alla protesta e allo sdegno della Catania accogliente, solidale e resistente. Perchè il Pride è anche strumento di lotta».

Contattato da GaynewsGiovanni Caloggero, presidente del comitato catanese d’Arcigay e consigliere nazionale della stessa associazione, ha aggiunto: «Il Pride è stato e resta strumento di lotta ben al di là della rituale visione del medesimo quale calendario liturgico Lgbt con riferimento alla data fondante del 29 giugno.

E questa è una peculiarità di Catania. Basti ricordare il Pride invernale nel dicembre 2015 per fare pressing sul consiglio comunale al fine d’ottenere il registro delle unioni civili e quello a sostegno delle persone Hiv positive».

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Genere oltre i generi. Questo lo slogan del Barletta Pride, che ha avuto luogo sabato 16 giugno.

La città pugliese della disfida è stata percorsa da 1500 persone,  unite – come recita il documento politico – «nei valori dell’antifascismo, dell’antirazzismo, dell’inclusione sociale, della solidarietà, della laicità, dell’anticlericalismo, del riconoscimento dei diritti umani e civili della comunità Lgbti e delle persone tutte».

Ad aprire la marcia dell’orgoglio Lgbti, partita alle 16:30 dal Lungomare Pietro Mennea e conclusasi al tramonto nei giardini del Castello Svevo, lo striscione del Coordinamento organizzativo. Coordinamento costituito da Arcigay (cinque comitati locali), Agedo (quattro comitati), Osservatorio Giulia e Rossella, Impegno Donne Foggia, i centri antiviolenza Safiya, Save e Riscoprirsi, Arci Cafiero, Hastarci Trani, Cgil Bat, Anpi Bat, Lezzanzare, Nudi, TGenus, LeA, Uaar Bat.

In prima fila anche Nunzio Liso e Nicola Giuliani, la prima coppia unitasi civilmente a Trani nel 2016

Madrina del Barletta Pride è stata Vladimir Luxuria, che non ha mancato di rivolgersi al responsabile del dicastero della Famiglia e Disabilità. «Caro ministro - ha gridato l’ex parlamentare sul carro del Coordinamento –, tu sei Fontana ma noi siamo marea».

Pur non essendo presente, il neosindaco di centrodestra Cosimo Cannito ha incontrato nei giorni scorsi gli organizzatori e successivamente inviato loro il seguente messaggio: Barletta è una città senza pregiudizi e auguro a tutti la buona riuscita di questa manifestazione.

Una lunga lettera è stata invece inviata dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano al consigliere nazionale d’Arcigay Luciano Lopopolo e a tutti i componenti del Coordinamento.

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Sta diventando virale sui social l’hastag #siamotuttiLucaPaladini in una con la frase Io sto con Luca. Motivo? Ennesime offese e minacce al portavoce dei Sentinelli di Milano attraverso un commento del profilo fake Marcello Ferrari a un suo post su Fb.

È da oltre un mese che Paladini è ripetutamente vittima di cyberbullismo da soggetti appartenenti alla galassia neofascista ma ieri i toni contro di lui hanno raggiunto livelli parossistici.

«Brutto fr cio pederasta – così recitava il commento poi cancellato –, ma come non dovevi far “catturare” tutti coloro che si permettevano di contraddire i tuoi pensieri malati da fr cio pederasta? Dovresti innanzitutto ringraziarci che ti abbiamo concesso visibilità per qualche settimana nella tua vita di merda da fr cio pederasta. Comunque ricorda sempre che tu a noi non potrai arrivare mai, perché sei solo un ignorante fr cio pederasta, mentre noi a te sì che possiamo arrivare».

Sui social è scattata in breve tempo una gara di solidarietà virtuale con post e tweet accompagnati da un deciso comunicato dei Sentinelli di Milano dal titolo CHI TOCCA UN SENTINELLO TOCCA TUTT*.

«Ci abbiamo ragionato tanto – si legge in esso – , abbiamo soppesato tutte le opzioni. Dare o non dare visibilità? Da qualche mese uno dei portavoce più noti del nostro gruppo, Luca Paladini, sta subendo una persecuzione vera e propriaLe minacce su FB, sempre più pesanti e dirette, sia su questa pagina, sia sul profilo personale di Luca.

Non abbiamo certezze di chi sia, abbiamo forti sospetti, ma non è questo il punto. Che sia una singola persona con un sacco di tempo da perdere o un gruppo di sfigati organizzati alla bene e meglio, poco importa: chi tocca un sentinello, tocca tutt*!

L'ultimo commento (che vedete allegato a questo post, il nome è falso) arriva come un grido disperato, una richiesta scellerata di esistenza: è il gesto di una persona tormentata che cerca di dare un senso alla propria vita. Eppure, pur essendo vicini alle sofferenze umane, non abbiamo nessuna comprensione per chi minaccia, per chi scrive "prima o poi qualche dente te lo facciamo ingoiare". Una volta individuati i responsabili sarà nostra premura, oltre a chiedere un'azione penale, pretendere un risarcimento economico per offese e ingiurie. Il ricavato dalle sanzioni sarà interamente devoluto ad associazioni che si battono contro il fenomeno del bullismo. Ma la società non è fatta di sola polizia, anzi.

Noi Sentinelli non ci fermeremo mai: a ogni minaccia a uno di noi rispondiamo con il doppio, il quadruplo di energia da investire nelle battaglie giuste, quelle antifascite e laiche. Davanti a ogni minaccia troverete un fronte compatto. Con buona pace dei nostri rispettivi dentisti!».

Da parte sua Luca Paladini, commosso per tanti attestati d’affetto solidale, ha scritto su Fb: «Una cosa sola oltre a scrivere che non ho braccia abbastanza grandi per abbracciarvi tutti. Io non solo non ho paura, ma ora e finalmente( grazie, mi hai mandato esattamente il messaggio che mi serviva) che posso muovermi in una direzione precisa, quando sarà il tempo, oltre a una ovvia sanzione penale, a chi ha deciso di dedicarmi le sue attenzioni da due mesi a questa parte, chiederò un risarcimento economico da levagli la pelle dal culo.

Come Sentinelli abbiamo deciso che i soldi, andranno a un'associazione che si batte contro il bullismo».

Accanto a Paladini è sceso oggi in campo Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, che ha lanciato su Fb la proposta di «costruire una grande campagna in città contro l'omofobia». Rivolgendosi quindi al portavoce dei Sentinelli ha aggiunto: «In questi anni a Milano abbiamo fatto tante cose e ora tutti assieme, e grazie anche a te, possiamo davvero dare vita ad una mobilitazione tra le ragazze e i ragazzi mai vista prima».

Nella mattinata di oggi è arrivato anche il messaggio di Roberto Cenati, presidente del comitato provinciale di Anpi Milano, che ha espresso «solidarietà e vicinanza per le ignobili minacce e per i vergognosi insulti che ti sono stati rivolti».

Parole quanto mai significative da un componente di spicco dell’Associazione nazionale Partigiani italiani alla vigilia del 25 aprile.

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