Si terrà domani a Catania presso l’Hotel Nettuno in viale Ruggiero di Lauria la conferenza Per la famiglia di sempre, una svolta identitaria.

Organizzata dai circoli leghisti Catania identitaria e Città di Acireale, l’incontro avrà luogo alle 17:45 e vedrà gli interventi di Fabio Cantarella (assessore comunale all'Ambiente, Ecologia e Sicurezza urbana e responsabile regionale Enti Locali della Lega Salvini Premier), Stefano Di Domenico (presidente del circolo Catania Identitaria) e Alessandro Coco (consigliere comunale di Acireale nonché presidente del circolo Città di Acireale).

Ospite principale sarà il senatore Simone Pillon, che illustrerà il tema della famiglia alla luce dell’imminente Congresso Mondiale della Famiglia (Wcf), previsto a Verona dal 29 al 31 marzo.

«Il nostro obiettivo – hanno dichiarato gli organizzatori dell’evento – è di unire e far collaborare leader, organizzazioni e famiglie per affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società».

La manifesta volontà di presentare encomiasticamete l’assise veronese (sulle quali anche i vertici cattolici hanno preso, al di là di formali distinguo verbali, posizioni di netta distanza) e le ben note posizioni omofobe e misogine del braccio destro di Gandolfini, il cui nome resta fra l’altro legato al contestato ddl sull’affido condiviso, hanno suscitato le immediate reazioni di Arcigay Catania.

Con un duro comunicato il comitato etneo, ribadendo la propria vicinanza «alle donne, alle persone di colore e a tutte le persone Lgbt destinatarie delle follia misogina, razzista e trans-omofoba, di Pillon», ha fatto appello «alla civile Catania affinchè ricacci nel medioevo questo figuro e i suoi accoliti, nella certezza che la libertà o è di tutti o è di nessuno, che i diritti o sono di tutti o sono di nessuno».

Raggiunto telefonicamente da Gaynews, Giovanni Caloggero, fondatore di Arcigay Catania e componente del Collegio degli 8 saggi di Arcigay Nazionale, ha dichiarato anche in riferimento alla questione del logo/patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri alla tre giorni veronese: «Questo governo è fondato su un contratto sottoscritto da due parti politiche. Inutile assolutamente inutile che l’una prenda le distanze dall’altra: le distanze si prendono concretamente solo e soltanto mediante una rottura degli accordi programmatici. Quindi in questa orripilante vicenda del Wcf sono tutti parimenti coinvolti e responsabili.

Noi Arcigay siamo e saremo al seguito delle donne prime destinatarie di quel medioevo patriarcale e sessista propagandato da Pillon e dai diversi corifei del World Congress of Families ma uniti a tutta la comunità Lgbt, cui in pari battuta si rivolgono gli omofobi reazionari che si raduneranno a Catania e poi a Verona.

Occorre una forte grande e alta voce di sdegno al grido di Vergogna per tutti costoro che diversi decenni addietro ci si batteva per ricacciarli nelle fogne che li hanno rigurgitati».

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Quella del 5 febbraio è una data certamente importante per i catanesi ma lo è, in particolare, per la collettività rainbow, che 25 anni fa, nel 1994, salutava con entusiasmo l’apertura del primo circolo Lgbt siciliano: il Pegaso. 25 anni sulla breccia, che hanno fatto dello storico circolo catanese, affiliato ad Arcigay, un punto di riferimento per la difesa dei diritti e per la lotta allo stigma ben al di là della Sicilia.
 
Abbiamo deciso di chiedere a Giovanni Caloggero, artefice e nume tutelare di questo tempio arcobaleno dell'isola, un bilancio e una riflessione sul significativo venticinquennale del Pegaso.
 
Giovanni, 25 anni del Pegaso di Catania. Un traguardo importante per la comunità Lgbti catanese e italiana. Qual è un tuo sintetico bilancio di questa esperienza? 
 
Pegaso e Arcigay a Catania sono assolutamente complementari e facce della medesima medaglia. Una medaglia che, come Pegaso, ha creato uno spazio di libertà, aggregazione che ha permesso alla nostra comunità di vivere e divertirsi sentendosi protetti come a casa propria. Abbiamo dato lavoro e sostegno a centinaia di giovani lungo questi 25 anni, risolvendo loro diversi problemi e aprendo la città a una realtà Lgbti che ha visto una discoteca, un lido e un pub ristorante “nostri”.
 
Come Arcigay abbiamo creato relazioni e pratiche, che hanno visto nel 2004 il primo Gay Mediterranean Expo con Israele, Grecia, Malta e le città italiane del Mediterraneo. Per non dire del nostro Pride fra i più politici e storici. Particolare attenzione alla prevenzione e salute con l’unico Pride interamente dedicato al contrasto alla sierofobia nel 2013 e l’unico Pride invernale a dicembre 2015 con lo slogan L’orgoglio non va in letargo.
 
In questi 25 anni, quale momento è stato più significativo, secondo te, per il Pegaso di Catania?
 
Tutto il nostro percorso lo ricordo come costellato da momenti unici e irripetibili, ivi comprese le difficoltà incontrate. Indubbiamente alcuni momenti più toccanti sono quelli delle serate dedicate ai malati terminali di Aids, ospiti della Tenda di S. Camillo, cui devolvevamo l’intero incasso degli eventi 1° dicembre.
 
Quali attività avete immaginato per festeggiare il venticinquennale? 
 
Questa sera al Supercinema una grande festa con i protagonisti di questi 25 anni: ricorderemo insieme questi anni gioiosi.
Cosa vedi nel futuro del Pegaso? Cosa ti auguri che possa accadere?
 
Io conosco il passato e la storia, cerco di conoscere e capire il presente. Spero che il futuro lo scrivano i nostri ragazzi a partire da domani magari con l’aiuto della storia.
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Si è concluso intorno alle 12:30, tra abbracci, strette di mano e saluti da parte dei compinenti dell’equipaggio, lo sbarco delle 47 persone migranti dalla Sea-Watch 3 a Catania.

I primi a scendere sono stati i 15 minorenni, che andranno in un centro di accoglienza che fa parte del circuito del Fami, il Fondo di asilo per le migrazione e l'integrazione, la cui Autorità responsabile è il Dipartimento per le Libertò civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno.

Sulla banchina un centinaio di componenti delle forze dell'ordine tra carabinieri, polizia e guardia di Finanza. Sul posto anche la Croce Rossa.  Impossibilitati ad avvicinarsi, hanno seguito invece a distanza le operazioni di sbarco rappresentanti di Arcigay Catania.

Al riguardo abbiamo ragggiunto telefonicamente il neopresidente Antonio Ferrarotto.

Presidente, Arcigay Catania ancora una volta attenta alla questione migranti come già successo in estate col caso Diciotti?

Certamente. Già questa settimana Arcigay Catania aveva espresso la propria solidarietà e vicinanza alle associazioni, sindacati e partiti che a Siracusa si erano mobilitate per l’immediato sbarco delle 47 persone tenute in ostaggio sulla Sea-Watch.

Oggi con lo sbarco avvenuto a Catania, territorio di nostra competenza come Arcigay, possiamo serenamente affermare la nostra soddisfazione per la sicurezza restituita a queste persone, a queste sorelle e fratelli.

Quello dell’accoglienza solidale è un tema a voi caro: perché?

Con il Catania Gay Pride 2018 avevamo posto al centro del relativo documento politico il tema della solidarietà e accoglienza, tema ripreso lungo tutto il nostro lavoro in occasione dell’analogo fatto della nave Diciotti che ci ha visto in prima fila insieme a tante altre realtà catanesi. Accoglienza e Solidarietà sono punti che toccano da molto vicino la comunità Lgbt, ragione per la quale siamo anche oggi al fianco di queste 47 persone.

Ci avviciniamo al 50° anniversario dei Moti di Stonewall. Secondo lei quanto incideranno tali eventi sulle prossime manifestazioni commemorative?

La ricorrenza dei 50 anni di Stonewall non potrà non tenere conto di questi eventi che non riteniamo cause bensì effetti di un preoccupante vento che spira pericolosamente dal Messico alla Cecenia, dall’Ungheria alla nostra Italia, che sembra aver dimenticato i valori umani cui nel corso della sua storia ha invece contribuito significativamente.

Riprendiamo il nostro percorso umano, politico e di resistenza affinché questo vento trovi in tutte e tutti noi una ferma opposizione e perché frontiere e porti siano aperti e liberi. Basta con i muri e gli steccati: siamo tutte e tutti ospiti di questa terra.

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A partire dalle 17:00 migliaia di persone hanno invaso il Molo di Levante di fronte alla nave Diciotti, da cui nel pomeriggio sono stati fatti progressivamente sbarcare per motivi sanitari sei uomini e sette donne. Altre quattro donne in gravi condizioni di salute si sono invece rifiutate di scendere a terra, non volendo abbandonare i propri rispettivi consorti a bordo.

Al grido di Fateli scendere i manifestanti hanno chiesto lo sbarco per tutti i migranti. Presenti cittadini e moltissime associazioni, tra cui anche Arcigay Catania col presidente Giovanni Caloggero e una nutrita schiera di giovani attivisti.

Al termine della manifestazione abbiamo raggiunto telefonicamente Daniele Viotti, europarlamentare e copresidente copresidente dell'Intergruppo per i diritti Lgbti al Parlamento europeo, che il 23 agosto è potuto salire sul pattugliatore Diciotti e rendersi personalmente conto della situazione.

Onorevole Viotti, qual è l’esito di questa sua importante ispezione sull nave Diciotti? Le condizioni di salute dei rifugiati sono preoccupanti?

Sulla nave Diciotti ci sono persone letteralmente "sequestrate" dal nostro Governo. Le persone con le più gravi condizioni di salute sono state fatte scendere, tra quelle che rimangono ci sono casi di scabbia e qualche problema di lieve entità. Le condizioni di vita, però, non sono assolutamente accettabili, nonostante l'importante lavoro messo in atto dal personale di bordo. Per oltre cento persone, che vivono e dormono sul ponte, ci sono solo due bagni, non ci sono locali doccia e all'esterno, dove ci sarebbe modo di lavarsi, manca completamente la privacy.

Sceso dalla nave, ho avuto modo di incontrare uno dei responsabili della cooperativa che ha preso in carico 14 dei 29 minori che sono sbarcati mercoledì. Erano disidratati e denutriti. Sono stati mandati direttamente a letto, perché erano così stremati da non riuscire a fare la doccia. Uno di questi ha un braccio paralizzato da una pallottola e non è chiaro il motivo per cui non sia stato fatto scendere subito a Lampedusa.

Parte della collettività Lgbti catanese ha espresso, in questi giorni, grande solidarietà verso i migranti “prigionieri” sulla nave. Ci riferiamo, ovviamente, alle esternazioni di Giovanni Caloggero, presidente di Arcigay Catania, e all’iniziativa dell’attore e militante catanese Silvio Laviano. Qual è il suo giudizio relativamente a questi gesti di solidarietà da parte della collettività Lgbti?

Il mio impegno come membro della Commissione Libertà civili e come copresidente dell'Intergruppo per i diritti Lgbti al Parlamento europeo è proprio questo: fare in modo che ci si occupi dei diritti di tutte e di tutti. È una battaglia che porto avanti dagli anni del mio attivismo Lgbti. Siamo più forti quando tutti insieme combattiamo per le cause giuste, quando difendiamo insieme tutte le minoranze: i disoccupati, i cassaintegrati, le donne, i migranti, appunto.

I nostri Pride sono ad oggi le più grandi manifestazioni laiche d'Italia e abbiamo il dovere di farli diventare sempre più uno spazio per tutti, dove difendere i diritti civili, la dignità e libertà di tutte le persone a cui vengono negati.

Come giudica, invece, la gestione politica della vicenda da parte del ministro dell’Interno e del Movimento 5 Stelle?

La gestione della vicenda da parte di Salvini e di Di Maio non è una gestione politica. È un atto da delinquenti. Già mi figuro i loro volti compiaciuti, quando queste persone scenderanno dalla nave e proseguiranno la loro propaganda spiegandoci che sono riusciti a piegare l'Europa. Sono responsabili di un comportamento che è inaccettabile.

Stiamo parlando di esseri umani e di 177 persone (perlopiù con possibilità di ottenere lo status di rifugiati), che sarebbe stato molto semplice far scendere a terra riservando loro le cure necessarie.

Infine, cosa ne pensa delle minacce di Di Maio alla Ue relativamente ai contributi che l’Italia cesserebbe di versare?

Di Maio, come gli capita ormai spessissimo, non sa di cosa sta parlando quando minaccia l'Europa. Intanto perché anche se dovesse riuscire a sbloccare le dotazioni finanziarie (che sono decise di sette anni in sette anni), l'unica cosa che otterrebbe è che non arriverebbero più i pagamenti a chi usufruisce o ha usufruito dei fondi Ue. A rimetterci sarebbero le nostre amministrazioni, gli enti di ricerca, il mondo agricolo, le università. L'Europa destina al nostro Paese 11,5 miliardi di euro, la maggior parte dei quali attraverso politiche di investimento che generano ritorni di gran lunga superiori a ciò che versiamo. L'Italia è il secondo Paese Ue per numero di richiedenti asilo nel 2017 ed è lo Stato membro che riceve più fondi in assoluto per la gestione dei migranti: una cifra di gran lunga superiore a quella assegnata alla Germania che è il Paese col maggior numero di richiedenti asilo.

Ciò specificato, alle minacce c'è chi risponde con il famoso "più uno". Pertanto ieri il commissario Oettinger (che farebbe certamente meglio a non intromettersi ogni tanto) ha dato la sua risposta: pronte gravi sanzioni per l'Italia. E mentre Di Maio continua a parlare di cose che non sa, il Governo italiano ancora non ha deciso quale ministro si occuperà effettivamente del prossimo bilancio Ue, su cui sto lavorando come relatore generale senza sapere con chi interfacciarmi nel nostro Paese.

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Una vera e propria odissea, divenuta da cinque giorni stanziale dopo l’approdo nel porto di Catania, quella dei 150 migranti a bordo della Diciotti.

Al Molo di Levante continua intanto il presidio di cittadini e associazioni per chiederne lo sbarco. E, se dal Viminale era giunto il 22 agosto il via libera a far scendere i soli minori in numero di 27, la situazione sulla nave della Guardia costiera diviene sempre più critica coi 69 casi di scabbia (di cui cinque in stadio avanzato).

Non sono mancati momenti di grave tensione come quelli registrati ieri tra attivisti del cartello antirazzista e gruppi d’estrema destra. Mentre Arci, Anpi, Articolo 21, Legambiente, Cgil e Libera definiscono «comportamento del Governo non solo deplorevole ma irresponsabile», il mondo dell’associazionismo cattolico non è meno duro nel muovere allo stesso il proprio j’accuse.

In un comunicato congiunto le delegazioni siciliane di Azione cattolica, Fuci e Movimento ecclesiale di impegno culturale, nel porre quattro domande al Governo e ricordare come «nel pattugliatore U. Diciotti della Guardia Costiera italiana vigano la Costituzione e le leggi della Repubblica Italiana», hanno dichiarato: «Noi siamo, anche, cristiani cattolici e sentiamo, portando “la figura fugace di questo mondo”, tutta la coinvolgente bellezza della frase dell’Evangelo di Matteo: “Ero straniero e mi avete accolto” (25,35).

È una frase, questa, franca impegnativa semplice, che impegna i credenti – noi – a praticarla, anche chiedendo, con sagge praticate argomentazioni, ai governanti di attuare le provvidenze necessarie alla vita umana di chiunque le chieda o non sia in grado, addirittura, di chiederle».

Da tutta la Sicilia ci si mobilita intanto per la manifestazione regionale che avrà luogo domani, alle ore 17:00, sul Molo di Levante. Presenti anche le associazioni Lgbti a partire da Arcigay Catania, già presente al presidio mattutino del 23 agosto.

E proprio da Arcigay Catania è arrivato il monito: « Se questa tristissima e vergognosa vicenda dei migranti trattenuti sulla nave italiana Diciotti non dovesse trovare una soluzione a breve, questo Catania Pride, in sinergia con il Siracusa Pride e tutte le realtà e forze sociali civili di Catania, non esiterà a indire e organizzare un Pride, questa volta non un Gay Pride, ma un MIGRANTS PRIDE per dare voce alla protesta e allo sdegno della Catania accogliente, solidale e resistente. Perchè il Pride è anche strumento di lotta».

Contattato da GaynewsGiovanni Caloggero, presidente del comitato catanese d’Arcigay e consigliere nazionale della stessa associazione, ha aggiunto: «Il Pride è stato e resta strumento di lotta ben al di là della rituale visione del medesimo quale calendario liturgico Lgbt con riferimento alla data fondante del 29 giugno.

E questa è una peculiarità di Catania. Basti ricordare il Pride invernale nel dicembre 2015 per fare pressing sul consiglio comunale al fine d’ottenere il registro delle unioni civili e quello a sostegno delle persone Hiv positive».

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Continua al porto di Catania il presidio di cittadini e associazioni per chiedere lo sbarco dei 150 migranti (dopo che nella serata d’ieri è arrivato il via libera dal Viminale per far scendere a terra i soli minori in numero di 27) dalla nave Diciotti.

E così, dopo l’iniziativa degli arancini lanciata dall’attore e attivista Lgbti Silvio Laviano quale segno di benvenuto amicale, l’appuntamento è alle 10:00 al Molo di Levante per ribadire che «Catania è città di solidarietà e accoglienza. Vogliamo che il nostro porto sia immediatamente aperto e che le autorità lascino sbarcare le persone dalla nave Diciotti. Nessuna donna e nessun uomo è illegale. Restiamo umani».

A essere presente al presidio della mattina anche Arcigay Catania, che porterà il messaggio del Pride etneo Umanità Accoglienza Resistenza e rilanciare lo slogan del manifesto siracusano – riproposto poi in molte altre marce dell’orgoglio Lgbti –: Per sempre in lotta contro Salvini, l’omofobia e tutti i confini.

Contattato da Gaynews mentre si sta recando al Molo di Levante, Giovanni Caloggero, consigliere nazionale d’Arcigay, ha dichiarato: «Arcigay Catania nel solco del grande Catania Gay Pride 2018 porta oggi ai 148 migranti detenuti illegalmente da Salvini sulla nave Diciotti il proprio messaggio Umanità Accoglienza ResistenzaConsapevoli di questa svolta razzista, abbiamo infatti voluto dedicare il Pride a questo tema, scelta che i fatti odierni ci confermano tragicamente adeguata.

Occorre una mobilitazione del movimento perché migranti lo siamo un po’ tutti, in particolare quei giovani vittime di omofobia anche a livello domestico: quindi chi meglio di noi può capire e deve intervenire?».

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Ha scelto una veduta aerea di Catania con l’Etna sullo sfondo Matteo Salvini per annunciare, ieri, «i prossimi appuntamenti per il mese di Agosto: Sicilia, Calabria, Lombardia, Toscana, Trentino e Veneto! Continuate a seguire questa pagina per tutti i dettagli. Vi aspetto! Chi si ferma è perduto!».

E il secondo tour agostano del ministro dell’Interno avrà inizio domani proprio nella città etnea con la visita alla Geotrans Srl (bene confiscato alla criminalità organizzata), cui seguirà l’incontro con il sindaco e la Giunta comunale.

«Matteo Salvini è il personaggio politico più amato dagli Italiani – così il giovane consigliere comunale leghista Giovanni Barbagallo su Facebook –. La fiducia e il gradimento del Ministro dell’Interno sono oltre la soglia del 65%. Gli Italiani sentivano un estremo bisogno di cambiamento. Finalmente, “Prima gli Italiani” non è più solo uno spot, ma la parola d'ordine di Salvini. Il capitano non ha deluso le aspettative».

Ma non mancano le voci di ferma contrarietà e dissenso alla visita catanese di Salvini.

Prime fra tutte quelle del locale comitato Arcigay che, attraverso un post su Fb con tanto di foto di zerbino recante la scritta Go Away (Va’ via), ha dichiarato: «Domani il ministro Salvini sarà nella nostra città.

Arcigay Catania, a nome dei propri militanti e attivisti, dei propri iscritti, delle migliaia e migliaia di persone libere che hanno gioiosamente invaso la nostra città per il grandissimo Gay Pride del 23 giugno scorso, a nome della comunità Lgbt etnea e delle famiglie rainbow, a nome di tutte le persone migranti lgbt e non, ArcigyCatania a nome di tutti costoro È ORGOGLIOSA DI NON DARE IL BENVENUTO A SALVINI!».

Tra i numerosi commenti anche quello del cantautore Mario Venuti che, senza giri di parole, ha scritto: «Lanciamogli i pomodori».

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Al via da domani la seconda stagione di Ciao Gender, il programma radiofonico che, finalizzato a promuovere i temi Lgbti a Siena e nei dintorni, va in onda su Radio 3 Network (FM 91.7 o in diretta online sul sito www.radio3.net) tutti i martedì alle ore 18:00 e in replica la domenica alle ore 22:00.

A idearlo gli attivisti nonché componenti del direttivo del Movimento Pansessuale – Arcigay Siena Davidson Ciullo, Gianluca Bruni e Marco Migliorini con la collaborazione della giornalista Arianna Falchi e di Alfredo Polizzano, responsabile d’Arcigay Catania per la Cultura.

Il format ha incontrato l’entusiasta accoglienza di Mirco Roppolo fondatore dell’emittente radiofonica, che ha ospitato lo scorso anno le prime dieci puntate dedicate all’attualità, alla politica, allo spettacolo, alla salute, alla musica e all’Onda Pride con interviste ai comitati organizzatori.

Da quest'anno la redazione s’arricchisce della presenza di Sheila De Rose (Drastik Queen), che curerà la rubrica Dalla drAg alla Z su segreti, retroscena e aneddoti del mondo delle Drag Queen.

Al riguardo Gaynews ha raccolto le dichiarazioni di Davidson Ciullo, che curerà la rubrica Informer in una con le interviste A tu per tu e Reportage.

«Questa seconda stagione – ha affermato – è la conferma di un progetto iniziato per gioco ma che, adesso, trova conferme di pubblico e di collaboratori. È un passo nel mondo “dei grandi” che ci impone di chiedere sempre il meglio a noi stessi e ci colloca tra quelle voci che fanno conoscere il mondo Lgbtqi. Sognamo, speriamo e vogliamo una comunità unita, inclusiva, colorata e aperta a tutte le differenze. Con il nostro progetto abbiamo una responsabilità e siamo felici di farcene carico».

Non resta allora che aspettare domani e sintonizzarsi su Radio 3 Network.

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I ministeri della Difesa e dei Trasporti dovranno versare 100mila euro come risarcimento danni al 36enne Danilo Giuffrida, al quale fu rifiutata la patente di guida dopo che alla visita di leva aveva rivelato di essere omosessuale.

A deciderlo la Corte d'appello civile di Palermo, cui la Cassazione aveva rinviato il giudizio sull’entità del risarcimento dopo aver annullato nel 2015 la sentenza dei giudici di secondo grado di Catania. I quali, il 10 aprile 2011, avevano confermato la sentenza emessa in primo grado dal medesimo tribunale ma avevano ridotto il previsto risarcimento di 100mila alla somma di 20mila.

Laureato in filosofia e vivente a Tokio dove lavora presso un’azienda, Danilo fu vittima nel 2000 – come ritenne la Suprema Corte il 22 gennaio 2015 – di «un vero e proprio e intollerabilmente reiterato comportamento di omofobia» da parte dei due ministeri. Quando si presentò infatti alla visita di leva dichiarò d’essere omosessuale. «E noi come facciamo a crederci?» - gli chiesero all’ospedale della Marina militare. Alla risposta di Danilo di conoscere benissimo la propria condizione, il medico preposto ribattè: «No guardi. Si iscriva all’Arcigay. Così attesta la sua omosessualità».

Pur non capendone il perché, Danilo si iscrisse all’Arcigay di Catania. Due mesi dopo ecco arrivare una lettera della Motorizzazione. In essa si diceva che lui non aveva le capacità piscofisiche per ottenere la patente e che quindi doveva sostenere una visita speciale. Fu allora che Danilo conobbe la verità. Che, cioè, della sua omosessualità la Motorizzazione era stata  informata dalla Marina militare.

Danilo iniziò così la sua battaglia legale che oggi si conlude definitivamente. Dovrà essere risarcito di 100mila euro, perché una somma inferiore – hanno sentenziato irrevocabilmente i giudici di Palermo – «non sarebbe idonea al ristoro dei pregiudizi subiti». I quali hanno anche condannato i due ministeri a pagare le spese processuali di tutti i giudizi sostenuti fino ad oggi dal 36enne catanese.

La sentenza è stata commentata da Giuffrida e dal suo legale Giuseppe Lipara in una nota congiunta. «È una vittoria non personale del singolo - così si legge in essa - ma di tutti coloro che ogni giorno sono costretti a sopportare condotte intollerabili che offendono la dignità della persona e dell'individuo, i quali non devono subire discriminazioni in base alle proprie scelte sessuali, specie se tali comportamenti provengono dalle Istituzioni pubbliche nell'esercizio delle loro funzioni amministrative.

Speriamo che questa sentenza, ma soprattutto quella della Corte di Cassazione sia un monito non soltanto per le amministrazioni, ma per qualsiasi rappresentazione della società, sia essa privata o pubblica, in maniera da rendere eguali i diritti della persona e del cittadino, senza subire discriminazioni di nessun tipo, siano esse di genere, siano esse di altra natura, ma sempre di sprezzante riluttanza al nostro senso etico, morale e giuridico».

 

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Il 5 febbraio 1994 venivano inaugurati a Catania il Pegaso’s Club e il locale comitato d’Arcigay, il primo della Sicilia.

Una giornata che è rimasta impressa nella mente di Franco Grillini che così la ricorda: «24 anni fa ero all’inaugurazione del Pegaso di Catania. Naturalmente ero molto contento di un circolo a Catania: esso rappresentava un elemento di grande importanza. Per l’Arcigay, di cui ero allora presidente nazionale, si aggiungeva una nuova realtà con una bella struttura: questo non solo arricchiva l’associazione ma di fatto contribuiva ad aumentarne ruolo e importanza.

Il clima era ovviamente molto festoso: il successo degli anni successivi è la dimostrazione che quanto avviato a Catania era giustissimo. L’apertura del circolo di Catania era soprattutto indicativa per tutta la Sicilia, in cui non esistevano allora altre organizzazioni Lgbti».

Per saperne qualcosa di più di queste due realtà, l’una strettamente correlata all’altra, abbiamo raggiunto telefonicamente Giovanni Caloggero, presidente del comitato Arcigay Catania.

Giovanni, cosa succedeva 24 anni fa nel capoluogo etneo?

In Via Canfora apriva il Pegaso's Club, circolo affiliato ad Arcigay in omaggio al cui logo veniva scelto proprio il nome del cavallo alato Pegaso a testimoniare la stretta relazione con l'associazione nazionale di riferimento.nDopo circa un decennio di assoluto indiscutibile monopolio della vita notturna Lgbt siciliana concentrata a Taormina, alcuni tentativi erano stati posti in essere già nel 1993 con l'organizzazione di alcune serate nei locali messi a disposizione dalla Comunità Valdese e poi nella sala Neva.

Ma è proprio il 5 febbraio del 1994 quello che segna formalmente e sostanzialmente  la nascita a Catania del Pegaso e del primo circolo Arcigay aprendo  una fase nuova e diremmo anche storica fatta non solo di eventi ludici ma da molto altro ancora.

Quali sono le direttrici lungo le quali il Pegaso ha articolato la sua attività?

In primo luogo quella ludica con l’organizzazione d’eventi e spettacoli. Il Pegaso, dopo i primi sei anni trascorsi interamente nella location di Via Canfora, è stato il primo e, sino a ora, l'unico a concepire e realizzare una discoteca sotto uno chapiteau, cioè sotto un tendone (tensostruttura) solitamente adibita a spettacoli circensi. Superate le prime diffidenze, questa soluzione si è rivelata innovativa generando un vasto consenso per la sua originalità, ripetiamo unica. Anche nel settore dell'animazione il Pegaso è stato pioniere producendo gruppi come i Five Essence Ballet e gli Ekubartgroup.

C’è poi l’attività imprenditoriale…

Diverse sono le iniziative da segnalare, intraprese oltre quella caratteristica della discoteca, proprio per voler fare di Catania un polo Lgbt particolarmente attrattivo e incentivante anche il turismo.

Nel 2005 nasce il Pegaso's Beach, un lido attrezzato completo di cabine, bar e risto-point, dove al mattino e al tramonto si assisteva al rito dell’alzabandiera e dell’ammainabandiera ovviamente rainbow e rigorosamente Arcigay. Il lido rappresenta il primo autentico esperimento di stabilimento balneare attrezzato e completo in Italia, atteso che altri lidi in realtà erano solo spiagge frequentate e fornite solo di qualche bar, almeno all'epoca.

Nel 2007 apre il Neva Cafè il primo ristorante, pub, american bar a Catania, luogo di incontro e degustazione in una delle piazze centrali più belle di Catania, attività anche questa che ha dato possibilità di lavoro a numerose persone.

Decisamente orientati alla innovazione, sia pure in un'area ancora un attimino indietro rispetto a altri paesi e città, abbiamo realizzato una struttura pubblica di dimensioni e concezioni tali che è stata da alcuni definita “berlinese” per le sue caratteristiche, la quale, per dimensioni e soprattutto per la assoluta conformità alle vigenti norme di legge e sicurezza, non teme alcun confronto sia a Catania che nel resto d’Italia.

Quale invece l’operato sociale e di sensibilizzazione verso la collettività Lgbt?

Il Pegaso, memore anche delle proprie origini, non si è mai proposto come una discoteca tout-court ma ha da sempre inteso proporsi e proporre un luogo. Il luogo dell’accoglienza, degli spazi di libertà, dell'amicizia e perchè no anche degli incontri, ma tutto questo entro un contesto di consapevolezza e coscienza politica e culturale.

In tale contesto mi piace ricordare le numerosissime iniziative di contrasto alla diffusione dell'Hiv, la solidarietà fornita alla Tenda di S. Camillo (che ospita malati terminali di Aids) mediante la devoluzione di somme raccolte in serate dedicate, ben nove delle quali in collaborazione con Lila Catania compensata economicamente per la sua presenza in numerose serate, le azioni di informazione su tutte le malattie a trasmissione sessuale Mst, la distribuzione gratuita di profilattici e i test in loco, le informazioni sugli effetti delle droghe e il contrasto alla relativa assunzione

E, da ultimo ma non da ultimo, c’è l’attività politica svolta in questi 24 anni dal Pegaso...

Quanto sopra è considerabile anche sotto il profilo politico, poiché politica non è solo quella dei partiti bensì tutti i comportamenti atti a favorire lo sviluppo delle persone, le loro libertà e idee. In tale contesto ci piace ricordare un evento storico e decisamente innovativo cioè il primo Gay Mediterranean Expo nel 2004 che ha visto a Catania Paesi come Grecia, Israele, e città mediterranee esporre le rispettive attività, esperimento di grande rilevanza e ancor oggi meritevole di attenzione e riproposizione.

Il Pegaso ha inteso e intende essere anche da questo profilo un riferimento per un modo di essere ludico ma in un contesto di consapevolezza e promozione della parità dei diritti umani e civili, operando in stretta connessione con le linee guida di Arcigay in cui si riconosce pienamente.

Fondamentale la attiva e fattiva collaborazione alla realizzazione dei diversi pride: la partecipazione al primo Pride Nazionale 1994 a Roma, realizzazione a Catania del primo Pride in Italia a tema la sieropositività nonché l’unico Pride invernale tenutosi a dicembre 2016 per pressare sul Comune per l’approvazione del registro delle unioni civili.

Non voglio tralasciare un aspetto importante del Pegaso quello della accoglienza e assistenza. Aspetto che ci ha permesso di ospitare e far lavorare persone cacciate o fuggite dalle famiglie dopo il loro coming-out.

Le nostre prospettive già sono nelle mani di una nuova e decisamente più giovane generazione sulla quale ricadono le nostre speranze che sappiano proseguire in questo percorso di lavoro e orgoglio seguendo il modello Pegaso: divertimento e socializzazione coniugati all’impegno soci.

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