Mancano pochi giorni al ponte dell’Immacolata, e mentre siete tutti in partenza per trascorrere il prossimo weekend a Napoli per visitare la bellissima San Gregorio Armeno, noi intanto vi proponiamo una scelta diversa, meno turistica, sulle prossime mete gay-friendly dove trascorrere il Natale in Europa più bello.

Quattro nuove destinazioni autentiche, perfette e bellissime dove poter trascorrere qualche giorno di relax tra amici o in coppia. Dall’Italia al Polo Nord, fino ai grandi classici intramontabili di anno in anno. A voi non resta che prendere spunto e partire subito. Buon viaggio!

Una nuova avventura è proprio dietro l’angolo!

Se Zurigo e Ginevra non vi bastano, Küssnacht vi lascerà senza fiato. Siamo sempre in Svizzera, in un comune di appena 12000 residenti, eppure questo è un luogo che ogni Natale riunisce più di 20.000 persone, per dare la caccia a Babbo Natale. Non stiamo scherzando, avete capito bene. L’evento si chiama Klausjagen ed è tra gli eventi natalizi più attesi di tutta Europa. Da non perdere una visita alla Fortezza di Küssnacht, uno dei castelli medievali più importanti al mondo, legato anche alla leggenda di Guglielmo Tell

Fateci un salto, non ve ne pentirete

Vi siete mai chiesti com’è vivere a Matera? Stiamo parlando di un luogo che custodisce da sempre testimonianze storiche a partire dal paleolitico ed è una destinazione, che ricorda a tutti i viaggiatori in visita, la capacità che aveva l’uomo in passato di adattarsi a ogni contesto naturale. La Capitale della Cultura 2019 è la meta gay-friendly dove poter trascorrere il prossimo Natale, una città accogliente, dai panorami mozzafiato e con una cucina amata e ricercata da tutto il mondo. Da visitare la chiesa di San Francesco D’Assisi e il meraviglioso palazzo Lanfranchi.

Il Natale in Europa? A Vienna è d’obbligo

Pronti per fare un salto a Vienna? La meta perfetta per un weekend tutto natalizio passato in compagnia di amici o in coppia per passeggiare o anche per visitare i mercatini di Natale tra i più belli al mondo. Qualunque sia la vostra idea di Natale, Vienna sarà sempre un ottimo spunto, anche per Capodanno. Approfittate del  tempo libero per visitare i Christkindmarkte, i caratteristici mercatini di Natale e il coloratissimo quartiere di Landstrasse. Di sera, poi, concedetevi dal Prater una bellissima vista della città al tramonto.. Andateci quando la ruota panoramica è illuminata: vedrete che spettacolo in festa!

Ma quando andare a Capo Nord?

Signori e Signore, a Natale si va Tromsø, in Norvegia. Scegliere questa meta per festeggiare la vigilia più attesa dell’anno significa dedicarsi al benessere e al relax, scoprendo le bellezze della natura selvaggia e incontaminata della penisola scandinava. Imparerete la tradizione Sami, farete attività sportiva all’aria aperta e avvisterete le luci del nord e la magia dell’aurora boreale, tra la tarda serata e la mezzanotte. Ma il modo più romantico e tradizionale per scoprire questa destinazione è addentrarsi tra i suoi mercatini di Natale, dove potrete provare il tradizionale ingefærnøtter, dei biscotti di zenzero, solitamente accompagnati da un buonissimo bicchiere di uva ursina. Un’esperienza unica che difficilmente non dimenticherete! 

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Con l'Austria sono 14 i Paesi dell’Europa che consentono il matrimonio senza distinzione in base al sesso e all’orientamento sessuale delle persone che lo contraggono.   

La sentenza della Corte costituzionale austriaca del 4 dicembre 2017 (Verfassungsgerichtshof, G 258-259/2017-9) ha stabilito che mantenere una differenza di trattamento tra coppie eterosessuali e coppie omosessuali, consentendo alle prime di accedere al matrimonio e riservando alle seconde un istituto a parte, le unioni civili, costituisce una discriminazione in violazione del principio di uguaglianza.  

E’ noto che dal 2010, quando le unioni civili furono introdotte in Austria (con legge n.111/2010), a oggi le differenze riguardanti il contenuto di diritti con il matrimonio si erano andate assottigliando grazie a interventi successivi della stessa Corte costituzionale (2013, 2015), della Corte europea dei diritti umani (2013) e del legislatore (2016). Con la conseguenza che mantenere nomi differenti a medesimi status familiari, ha affermato la Corte, produce l’effetto che “le persone con lo stesso orientamento sessuale non siano considerate uguali alle persone con orientamento eterosessuale”. Inoltre, aggiunge la Corte in un passaggio importante, “l’effetto discriminatorio è prodotto dal fatto che attraverso i differenti nomi degli status familiari, chi vive una relazione con una persona dello stesso sesso deve rivelare il proprio orientamento sessuale anche in situazioni nelle quale non è e non deve essere rilevante ed […] è più esposto alla probabilità di essere discriminato”: tema che era parso centrale anche all’indomani dell’approvazione della legge sulle unioni civili italiane.  

Considerando che l’uguaglianza è il principio costituzionale che porta iscritto nel proprio programma anche l’apertura del matrimonio alle coppie dello stesso sesso, l’espressione ‘matrimonio egualitario’ diviene sempre più esatta, tanto che alla Corte costituzionale austriaca ha rimosso dalla legge sul matrimonio le parole “due persone di sesso diverso” per ristabilirne il rispetto. Le partnership civili resteranno come opzione al matrimonio e diventeranno un istituto accessibile anche alle coppie eterosessuali

Ciò avviene a distanza di poco più di mese dalla sentenza della Corte europea di diritti umani (sentenza RATZENBÖCK AND SEYDL v. AUSTRIA del 26 ottobre 2017) con la quale, investita della questione della violazione diritto al rispetto alla vita familiare da parte di una coppia eterosessuale per l’impossibilità di accedere all’istituto della  partnership  riservata alle sole coppie dello stesso sesso, aveva dichiarato non contraria alla Convenzione la scelta dell'Austria di riservare le unioni civili solo alle coppie same sex.  

In quel caso i presupposti sui quali la Corte EDU era chiamata a decidere erano diversi, trattandosi di stabilire la conformità alla Convenzione della scelta legislativa austriaca.  La Corte costituzionale ha invece affermato la pari dignità personale e sociale tra gli individui – a prescindere dal loro orientamento sessuale – utilizzando come principi guida l’uguaglianza e il suo corrispettivo che è il divieto di discriminazione, principi che sono inscritti anche nell’articolo 3 della nostra Costituzione

Il canone antidiscriminatorio è quello che gli avvocati di Rete Lenford, e quanti hanno partecipato alla campagna di Affermazione civile tra il 2007 e il 2009, chiesero alla Corte costituzionale italiana di far rispettare quando le sottoposero il tema del matrimonio egualitario. In quel caso la Corte si  rifiutò di esaminarlo, utilizzando come argomentazione la presenza di una differenza tra coppie gay/lesbiche e coppie eterosessuali in materia di filiazione, in grado di giustificare un trattamento differenziato (sentenza n. 138/2010). L’argomentazione sembrò già allora  molto debole, perché nel matrimonio la filiazione non è un obbligo ed è solo potenziale, tanto quanto lo è nelle coppie di sesso differente e si sta dimostrando in tutta la sua inconsistenza alla luce dei nuovi arresti giurisprudenziali che, già poco tempo dopo, hanno riconosciuto alle  coppie omosessuali l’applicazione la legge sull’adozione, quanto meno relativamente alla adozione del figlio del partner, nonché i rapporti di genitorialità costituiti all’estero,  mediante il riconoscimento di sentenze di adozione e la trascrizione di certificati di nascita di bambini con due genitori dello stesso sesso.  

E’ evidente, infatti, che questa posizione si pone in contrasto con il diritto fondamentale riconosciuto ai cittadini dell'Unione europea di circolare liberamente tra i suoi Stati membri. Diritto fondamentale che viene sicuramente menomato se questi cittadini, nello stabilirsi o rientrare in Italia, perdono un tratto così distintivo della loro identità personale come quello di essere coniugati o di essere genitori. 

Ancora si scrive o si sente dire, nella circostanza di notizie come quella della Corte austriaca, che i giudici invadono il campo della politica. Occorre sgomberare il campo definitivamente da questo equivoco. Non c’è dubbio che la politica debba assumersi le sue responsabilità nei confronti delle persone omosessuali e trans, così come rispetto a tanti altri soggetti e temi che trascura o affronta avendo come principale obiettivo il consenso elettorale. L’intervento delle corti è certamente innescato da una inadeguatezza della politica a dare risposte concrete alle istanze di giustizia dei cittadini. Tuttavia i giudici sono presidio della garanzia dei diritti fondamentali delle persone e fino a quando avremo una Costituzione e dei principi i giudici sono tenuti ad intervenire al fine di tutelarli, se investiti della richiesta. L’indolenza del legislatore, per usare un'espressione eufemistica, può determinare come conseguenza la messa in mora da parte dei giudici, ma se nel primo caso la responsabilità è solo politica, nel secondo si tratta di un obbligo assegnato dalla Costituzione. In altri termini,  mentre legislatore può permettersi di non legiferare, secondo i principi e le attribuzioni previste dalla nostra Carta costituzionale il giudice non può non intervenire se chiamato a farlo. 

La pressante richiesta di tutela comporterà con sempre maggiore frequenza un intervento dei giudici e dei tribunali, chiamati a sopperire all’inerzia della politica, come dimostrato dal caso eclatante delle decisioni assunte dai tribunali italiani per accertare il diritto all’adozione del figlio del partner a seguito dello stralcio dal testo sulle unioni civili del 2016 della stepchild adoption.  

Il passo storico della Corte austriaca segna, dunque, un ulteriore arretramento dell’Italia rispetto al contesto giuridico europeo, nel quale la maggior parte dei Paesi è approdata per via legislativa o, come in questo caso per intervento giudiziale, all’estensione del matrimonio, ponendo fine a una discriminazione nei confronti del propri cittadini fondata sul loro orientamento sessuale. 

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