Sono passati quasi 40 anni dalla comparsa anche in Italia dei primi gruppi di omosessuali cristiani e molta strada è stata percorsa con cambiamenti che solo oggi riusciamo a notare.

Tutto iniziò a Pinerolo con la visione profetica di Ferruccio Castellano, che cercò di intercettare il bisogno di tanti credenti, sparsi per tutta Italia, di trovare una chiave per conciliare il proprio orientamento sessuale con la fede. Solo molti anni dopo, a ridosso del World Pride 2000 di Roma, alcuni dei gruppi riuscirono a maturare le condizioni per un timido percorso di visibilità.

Nel 2015 nasce finalmente Cammini di Speranza, l’associazione nazionale delle persone Lgbti cristiane. In contemporanea sempre più pastori, religiosi e religiose, e anche parroci, rincuorati forse dall’atteggiamento proposto da papa Francesco, uscivano allo scoperto e avviavano percorsi di pastorale inclusiva.

Oggi, a maggio del 2019, le veglie di preghiera contro l’omobitransfobia sono sempre di più ospitate in parrocchie cattoliche e, addirittura, con il placet del vescovo che, in alcuni casi (Palermo e Reggio Emilia) o è direttamente presente o manda un suo messaggio di supporto.

Dal 9 al 13 maggio, presso una struttura religiosa dei Castelli romani, ha avuto luogo, per la seconda volta in Italia in 30 anni, la conferenza annuale dell'European Forum of Lgbt Christians, organizzata e ospitata da Cammini di Speranza e REFO. 150 partecipanti da oltre 20 paesi europei, con workshop (che hanno spaziato dalle nuove famiglie, ai rifugiati, al bullismo, alle benedizioni per coppie dello stesso sesso) e intensi momenti di preghiera ecumenica.

Durante la cerimonia di apertura, un messaggio di buon lavoro ai “fratelli cristiani” rivolto dal vescovo di Albano Marcello Semeraro,  il saluto del pastore battista di Albano e Grosseto Luca Negro, il messaggio di incoraggiamento della senatrice Monica Cirinnà - la quale ha detto: Siete un’avanguardia preziosa nella costruzione del futuro -, l’aggancio con il percorso verso la non violenza rivolto dal ministro plenipotenziario Fabrizio Petri e il sostegno dal mondo aziendale presentato da Igor Suran, direttore esecutivo di PARKS, l’associazione di aziende per l’inclusione delle persone Lgbti nel mondo del lavoro.

In più un programma dedicato specificamente ai giovani che hanno elaborato riflessioni e contenuti presentati nel corso della conferenza pubblica Giovani Lgbt verso il Sinodo.

All’interno della conferenza, la partecipazione in video del gesuita James Martin, di cui il 24 maggio è uscito in versione italiana il suo libro Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone Lgbt, edito dalla prestigiosa casa cattolica “Marcianum Press” (fondata dal cardinale Angelo Scola).

Nel suo intervento, James Martin si è rivolto direttamente agli operatori pastorali, dando loro dei suggerimenti pratici per accogliere i giovani credenti Lgbt e offrendo la  la sua visione di una prospettiva possibile di pastorale inclusiva: «Molti giovani mi dicono quanto si sentano respinti dalla chiesa e anche quanto sia difficile per loro entrare in relazione con Dio. Spesso il senso di allontanamento lo sperimentano anche in famiglia e questo a volta li porta addirittura per strada.

Almeno negli Usa i giovani Lgbt corrono cinque volte di più dei loro coetanei eterosessuali il rischio di suicidarsi. Possiamo dire che per la chiesa è realmente una questione “vitale».

Ed ha continuato rivolgendo tre messaggi ai giovani Lgbt: «1) Dio vi ama; 2) A Gesù interessa di voi, specialmente quando vi sentite messi ai margini; 3) la Chiesa è casa vostra».

A seguire, le voci di alcuni dei protagonisti assoluti della conferenza: i giovani cristiani Lgbt stessi, che hanno condiviso alcune interessanti esperienze di pastorale inclusiva già in essere presso diverse comunità in Italia, Spagna, Germania, Francia.

In conclusione hanno espresso le loro speranze e aspettative per una chiesa inclusiva proponendo una nuova visione di una Chiesa che dà spazio a loro e alle loro famiglie, sviluppando una pastorale inclusiva, opponendosi agli atteggiamenti e ai commenti Lgbt-fobici dentro e fuori la Chiesa, creando e rafforzando del dialogo tra la Chiesa e i cristiani Lgbt.

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Richard Grenell, portavoce degli Stati Uniti all’Onu dal 2001 al 2008, sarà il prossimo ambasciatore straordinario e plenipotenziario degli Usa in Germania. Ad annunciarne ufficialmente l’intenzione da parte del presidente statunitense, sabato 2 settembre, l’ufficio della portavoce della Casa Bianca Sarah Elizabeth Huckabee Sanders. Se confermato, Grenell sarà il primo funzionario apertamente gay dell’amministrazione Trump.

Repubblicano e pentecostale, il 51enne californiano, commentatore di esteri sui maggiori giornali americani, fece il suo coming out nel 1999 in una lettera che, indirizzata ai genitori, si apriva così: «Vi scrivo per dirvi che sono gay e cristiano».

Firmatario quale amicus curiae della lettera alla Suprema Corte a sostegno del matrimonio egualitario durante il caso Hollingsworth v. Perry (2013), Grenell vive da 15 anni col suo compagno Matt Lashey, anche lui fervente pentecostale delle Assemblies of God. Insieme partecipano al culto domenicale. Insieme pregano e leggono la Bibbia quotidianamente.

Motivi, questi, che hanno però alienato a Grenell le simpatie di non pochi cristiani ultraconservatori. Fu indubbiamente per la loro pressione se, nel 2012, Mitt Romney – allora candidato repubblicano alla Casa Bianca – decise di sbarazzarsi rapidamente di Richard quale prorio portavoce durante la campagna presidenziale. Tanto più che Grenell lanciava tweet e scriveva commenti a dir poco aggressivi.

Ora sarà da vedere se Trump si manterrà fermo nel suo proposito visto che il fidato sostenitore californiano doveva essere già nominato quale ambasciatore all'Onu. Ma poi gli è stata preferita l'ex senatrice texana Kay Bailey Hutchison.

 

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