«Roy aveva ragione. Dio aveva la situazione sotto controllo. Quello che non aveva realizzato è che Dio fosse una donna nera».

Con questa battuta J.K. Rowling, autrice della saga di Harry Potter, ha commentato via Twitter un video della Cnn con le dichiarazioni di Roy Moore dopo la cocente sconfitta elettorale del 12 dicembre. Sconfitta che il conservatore evangelicale, sostenuto da Donald Trump per rappresentare in Senato lo Stato dell’Alabama, non ha accettato, fiducioso in un possibile ribaltamento dei risultati grazie a una riconta delle schede. 

E così proprio martedì il candidato repubblicano, accusato di aver ripetutamente abusato di ragazzine e ben noto per le violente posizioni sulle persone omosessuali, ha invitato i suoi sostenitori a non perdere la fede e la speranza perché «Dio ha il controllo della situazione».

Da qui l'arguto tweet (rilanciato al momento 40.581 volte) della celebre scrittrice scozzese con riferimento al ruolo determinante che le donne afroamericane hanno avuto nel garantire la vittoria al democratico Doug Jones.

Rappresentando il 17% dell'elettorato in Alabama, esse hanno votato per Jones quasi in blocco: ben il 98%. Percentuali simili anche per gli uomini afroamericani, il cui 93% ha dato il proprio consenso al candidato democratico. Moore, di contro, ha incassato il sostegno del 72% degli uomini bianchi e del 63% delle donne bianche. Ma ciò non gli è valsa   la vittoria.

Un’autentica débâcle, insomma, che ha scosso anche le mura della Casa Bianca.

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Richard Grenell, portavoce degli Stati Uniti all’Onu dal 2001 al 2008, sarà il prossimo ambasciatore straordinario e plenipotenziario degli Usa in Germania. Ad annunciarne ufficialmente l’intenzione da parte del presidente statunitense, sabato 2 settembre, l’ufficio della portavoce della Casa Bianca Sarah Elizabeth Huckabee Sanders. Se confermato, Grenell sarà il primo funzionario apertamente gay dell’amministrazione Trump.

Repubblicano e pentecostale, il 51enne californiano, commentatore di esteri sui maggiori giornali americani, fece il suo coming out nel 1999 in una lettera che, indirizzata ai genitori, si apriva così: «Vi scrivo per dirvi che sono gay e cristiano».

Firmatario quale amicus curiae della lettera alla Suprema Corte a sostegno del matrimonio egualitario durante il caso Hollingsworth v. Perry (2013), Grenell vive da 15 anni col suo compagno Matt Lashey, anche lui fervente pentecostale delle Assemblies of God. Insieme partecipano al culto domenicale. Insieme pregano e leggono la Bibbia quotidianamente.

Motivi, questi, che hanno però alienato a Grenell le simpatie di non pochi cristiani ultraconservatori. Fu indubbiamente per la loro pressione se, nel 2012, Mitt Romney – allora candidato repubblicano alla Casa Bianca – decise di sbarazzarsi rapidamente di Richard quale prorio portavoce durante la campagna presidenziale. Tanto più che Grenell lanciava tweet e scriveva commenti a dir poco aggressivi.

Ora sarà da vedere se Trump si manterrà fermo nel suo proposito visto che il fidato sostenitore californiano doveva essere già nominato quale ambasciatore all'Onu. Ma poi gli è stata preferita l'ex senatrice texana Kay Bailey Hutchison.

 

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