Washington Dc diventerà una delle prime città statunitensi a consentire una terza opzione di genere per studenti delle scuole primarie e secondarie.

Già a partire dal prossimo anno i genitori avranno infatti la possibilità di scegliere la categoria non-binary all’atto d’iscrivere minori, che non si identificano né nel genere femminile né in quello maschile.

Amanda Alexander, responsabile ad interim del sistema scolastico del Distretto di Columbia, ha dichiarato: «Il sistema delle scuole pubbliche di Washington è orgoglioso di essere capofila nel supportare e accogliere gli studenti Lgbtq».

La capitale viene ad allinearsi così alla città di Minneapolis e allo Stato dell’Oregon, che hanno esteso la terza opzione a livello scolastico attraverso la dicitura Gender X. Dicitura, fra l’altro, che nel Distretto di Columbia (oltre all’antesignana adozione sui certificati di nascita nella città di New York) compare, dallo scorso anno, sulle patenti di guida.

Si tratta di politiche che vanno nella direzione opposta rispetto a quelle sostenute dall’amministrazione Trump, volte non solo a limitare ma a negare l’esistenza delle persone transgender e genderfluid

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Chi ha vinto e chi ha perso le elezioni di midterm negli Usa?

È incontrovertibile il successo del Partito Democratico alla Camera dei Rappresentanti con un margine molto forte (senza dimenticare, inoltre, che le schede dovranno essere riconteggiate in Florida e dovrà terminare lo spoglio in Arizona così da poter arrivare a ben 35 seggi rispetto ai 30 sicuri di maggioranza) e per di più con una serie di esponenti dell’ala radicale, femminista, Lgbti, antirazzista e socialista (che negli Usa è bestemmia politica) come mai era successo prima. Altro che semplice increspatura blu, come aveva liquidato, in un primo tempo, i risultati degli avversari Donald Trump.

Anche il voto al Senato è significativo, perché i dem hanno preso 10 milioni di voti in più rispetto ai repubblicani anche se ciò non si è tradotto in un numero più ampio di seggi sulla base della ripartizione degli stessi che ha favorito l’area repubblicana.

C’era chi sperava in un colpo mortale al presidente Trump. Tutti noi lo speravamo. Ma è sbagliato pensare che le ragioni per cui Trump ha vinto le elezioni presidenziali, due anni fa, siano improvvisamente venute meno.

Nel mondo occidentale c’è un ciclo sovranista e populista che è arrivato al suo apice e che preme per ulteriori successi. Si pensi, ad esempio, alle prossime elezioni europee, alle quali il gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) e quanti a esso s’ispirano (come Austria e nazionalisti nostrani) vorrebbero vincere su larga scala: vincere per governare un’Europa delle singole nazioni, chiudere tutti i confini, stringere così in una morsa autoritaria e bigotta Paesi laici e di lunga tradizione democratica come quelli dell’Occidente europeo.

Io sono tra coloro che gioiscono per la vittoria degli anti-Trump negli Usa. Intanto perché alla Camera (che gestisce i cordoni della borsa del bilancio Usa e può decidere la messa in stato d’accusa del presidente in carica) non passerà più uno spillo che non sia concordato con la nuova maggioranza. Maggioranza – ed è qui è la novità vera – composta da un mosaico di persone tra le più diverse, a partire dalla 29enne lesbica nativa Sharice Davidson per finire al senatore Zach Walhs, figlio di due donne dello Iowa.

Conosciamo tutti la polemica persino sul termine omogenitorialità, sui figli delle coppie Lgbti: fenomeno relativamente recente sia sul piano dei numeri sia su quello politico-culturale. Ma che un giovane (etero), figlio di due lesbiche e militante sul fronte omogenitoriale, sia eletto con la maggioranza del voto popolare rappresenta, a mio parere, un’autentica rivoluzione politico-istituzionale. Tale da consentirci di chiudere la bocca ai reazionari vecchi e nuovi che sbraitano contro i figli delle persone Lgbti.

L’altra foto simbolo di queste tornata è l’elezione del governatore del Colorado Jared Polis, la cui immagine simbolo è quella che lo vede ripreso (qualche anno fa) con il marito e i due figli alla Casa Bianca con Obama. Imprenditore e filantropo, Polis è stato eletto con la maggioranza del voto popolare (51,1%). Per non parlare del referendum in Massachusetts, che ha  respinto la richiesta di cancellare le norme antidiscriminatorie verso le persone trans.  

Quindi, non solo Trump e i repubblicani hanno perso la Camera, ma a vincere è stata l’ala più nettamente di sinistra, radicale e inclusiva del Partito Democratico. È la qualità della vittoria a Capitol Hill che ci rende un po’ più tranquilli e un po’ più sereni, per non dire ottimisti, sul futuro delle elezioni Usa, sull’inizio del declino del sovranismo omofobo, sulla percezione che la maggioranza della popolazione ha della collettività Lgbti e dei suoi diritti.

Prova ne è anche il sondaggio - di cui Gaynews ha dato notizia -  sui temi dei diritti civili in Brasile all’antivigilia della malaugurata elezione del militarista Bolsonaro a presidente del più popoloso Stato dell’america latina. Da questa rilevazione dell’Istituto di ricerca Datafolha risulta che ben il 74% della popolazione brasiliana è contraria a ridurre i diritti della collettività Lgbti. Ciò significa che la società è profondamente cambiata sia culturalmente sia socialmente, incorporando i diritti delle persone Lgbti come diritti irrinunciabili rispetto ai quali non si ritorna indietro.

L’elezione di rappresentanti Lgbti (ben nove) e gay-friendly al Congresso negli Usa è per me un fatto di grande rilievo, perché indica una positiva inversione di tendenza e perché persone decise e motivate possono fare grandi cose in un Parlamento democratico. Ma anche perché tutto ciò serve anche a noi, nella nostra piccola Italia, per far capire a governanti e opposizione che non si tratta più di sparute minoranze ma di rappresentani politici e istituzionali, che parlano a tutta la nazione.

Infine una vittoria così massiccia dei dem alla Camera smentisce il penoso dibattito italiano sulla sinistra nostrana, che avrebbe perso le elezioni per essersi occupata troppo di diritti civili e poco di quelli sociali. Al contrario il rinnovamento della rappresentanza parlamentare e la messa in mora di molti scialbi candidati centristi ha permesso ai dem di tornare a fare il pieno dei voti di “sinistra”.

Spero pertanto che qui da noi finalmente qualcuno cominci a sentirci da quest’orecchio: le elezioni si vincono con più radicalità e dando rappresentanza alle minoranze che, negli Usa, sono così tante da fare maggioranza da sole.

Per i militanti Lgbti italiani quella Usa non è quindi una “mezza vittoria” ma una vittoria a tutto campo.

Nel prossimo anno si celebreranno il 40° anniversario del martirio di Harvey Milk e il 50° anniversario dei moti di Stonewall: la società americana non poteva prepararsi a questi avvenimenti in modo migliore.

Ma sono celebrazioni che vanno al di là dei confini statunitensi. Come noto, lo Stonewall Inn Bar, da cui partirono i moti del 28 giugno 1969, è stato dichiarato dell’allora presidente Obama National Monument a memoria perenne della rivolta contro i soprusi alla collettività e alle persone Lgbti. Ma potrebbe essere definito International Monument, perché esso resta un simbolo ben al di là dei confini statunitensi.

Vita, cultura, storia di una collettività si fanno anche, a volte soprattutto, con i simboli e la memoria collettiva della propria storia. Memoria, di cui non possiamo che andare fieri, anche qui in Italia come in altre parti del mondo, perché alla fine riguarda tutte e tutti.

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Il riconteggio dei voti in Florida e il termine dello spoglio ancora in corso in Arizona (lasciando da parte quello relativo ai componenti delle assemblee legislative statali), che assicurerebbe alla fine ai democratici 35 seggi (se non di più) rispetto ai 30 già certi di maggioranza alla Camera, ha spinto oggi la Ccn a titolare 2018 was a way better election for Democrats than most people seem to think.

A interessare, in pari tempo, è il motivo che ha portato all’elezione di nove candidati omosessuali al Congresso secondo Lgbtq Victory Found, l’importante comitato di sostegno elettorale delle persone Lgbti. Determinante, infatti, per il Political Action Commettee presieduto da Annise Parker, sarebbero state le diffuse preoccupazioni per le prese di posizione dell’amministrazione Trump in riferimento alle persone transgender.

«Abbiamo lavorato duramente per ottenere i diritti che abbiamo oggi - ha dichiarato Annise Parker -. Ma ci rendiamo conto di essere ancora in una posizione vulnerabile in molti posti».

Dei nove seggi arcobaleno (senza contare l'elezione del 27enne Zach Walhs, figlio di due mamme, a senatore nello Iowa) cinque sono delle riconferme. Mentre nel Wisconsin è stata rieletta Tammy Baldwin – la prima donna dichiaratamente lesbica a vincere un seggio al Senato nel 2012 –, alla Camera sono risultati nuovamente vincitori i gay Mark Takano (California), Sean Patrick Maloney (New York), David Cicilline (Rhode Island), Mark Pocan (Wisconsin).

A loro si uniranno, a partire dal 3 gennaio, le quattro new entry: Katie Hill (California), Sharice Davids (Kansas), Angie Craig (Minnesota), Christopher Charles Pappas (New Hampshire).

Durante la campagna elettorale Hill, Davids e Craig hanno parlato apertamente della loro vita personale e familiareNelle pubblicità televisive pre-elettorali Angie Craig, ad esempio, è apparsa con moglie e figli. «Dico solo che io e mia moglie – aveva dichiarato – abbiamo quattro figli proprio come qualsiasi altro politico».

Nel New Hampshire, invece, Chris Pappas non aveva inizialmente sottolineato la personale condizione di persona omosessuale. Fino a quando l’avversario repubblicano Eddie Edwards non aveva sollevato dei rilievi su una fotografia, in cui il candidato dem appariva in t-shirt con scritta Resist. «La foto, a cui ti riferisci  - aveva allora ribattuto Chris –, è una maglietta arcobaleno che ho indossato durante un Gay Pride. Sono orgoglioso di quello che sono e di lottare contro l'odio, il fanatismo e l'intolleranza». 

La condizione di uomo dichiaratamente gay, felicemente coniugato e papà di due figli, nati a seguito di tecniche di gpa, non ha invece costituito alcun problema per Jared Polis (che è anche componente della Camera dei Rappresentanti) nella campagna elettorale per il seggio di governatore nel Colorado. Carica, questa, che si è assicurato col 51,1% dei voti.

In Oregon è stata invece rieletta alla carica di governatrice la bisessuale Kate Brown, che ha battuto il repubblicano Knute Buehler.

Circa i seggi delle assemblee legislative statali (benché, come accennato, il conteggio dei voti in alcuni Stati non sia ancora terminato) sono risultate elette Gerri Cannon e Lisa Bunker, due donne transgender nel New Hampshire, la bisessuale Megan Hunt nel Nebraska, Derek Kitchen nell'Utah. Kitchen, già consigliere comunale di Salt Lake City, è noto perché la sua causa davanti alla Corte Suprema Federale portò al riconoscimento del matrimonio egualitario nello Stato del Sud-ovest.

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Affluenza altissima negli Usa per le elezioni di Mid-term, che come prevedevano gli analisti hanno reso Trump un’anatra zoppa.

Dopo otto anni, infatti, i democratici hanno riconquistato la maggioranza alla Camera (strappando i 23 seggi necessari agli avversari ma alla fine dei conteggi riusciranno con molta probabilità ad averne 35), mentre i repubblicani la mantengono al Senato, dove si è votato per il rinnovo di un terzo degli stessi.

Nonostante l’esultanza di Trump che ha parlato via Twitter di grande successo minimizzando come "increspatura" la vittoria democratica alla Camera, l’onda blu è innegabile e, a parte qualche delusione, c’è già ara di rivincita.

Ma le elezioni di Mid-Term hanno interessato anche il rinnovo della carica di governatore in 36 Stati con delle importanti novità. E così se nel Vermont la candidata transgender Christine Hallquist non ce l’ha fatta a battere l'uscente repubblicano e antitrumpiano Phil Scott, nel Colorado è stato eletto governatore il democratico Jared Polis, che è apertamente gay: prima volta nella storia degli Stati Uniti.

Filantropo e imprenditore, deputato alla Camera dei rappresentanti, Polis è sposato e ha due figli.

Ma queste elezioni saranno soprattutto ricordate per l’ampia rappresentanza femminile con l’approdo al Congresso di giovani, componenti di minoranza, numerosi volti nuovi.

Tra esse  sono da menzionare Alexandria Ocasio-Cortez: classe 1989, socialista, femminista, attivista, è la donna più giovane eletta deputata e astro nascente della sinistra del Partito democratico.

Ilhan Omar e Rashiba Tlaib sono, invece, le prime donne musulmane ad arrivare al Congresso. Mentre Ilhan, di origini somale, è stata eletta in Minnesota, Rashiba, figlia di immigrati palestinesi, ha conquistato una straordinaria vittoria nel distretto numero 13 del Michigan.

Vittoria storica anche per Ayanna Pressley in Massachusetts, prima donna nera a rappresentare lo Stato nord-orientale alla Camera.

Le democratiche Sylvia Garcia e Veronica Escobar, rispettivamente di Houston es El Paso, sono le prime due donne ispaniche elette in Texas alla Camera dei deputati. Nonostante i latinos rappresentino il 40% della popolazione, lo Stato non aveva finora mai eletto nessuna donna ispanica al Congresso. Deb Haaland, in New Mexico, e Sharice Davids, in Kansas, sono invece le prime donne native americane ad essere state elette deputate.

Inoltre Sharice è un’attivista lesbica, le cui parole sono quanto mai significative: «Conta la mia storia personale. Avere persone della comunità Lgbti al Congresso porterà in discussione temi che ci interessano»

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L'amministrazione Trump prepara una stretta su diritti e tutele acquisiti dalle persone transgender sotto la presidenza di Barack Obama. A riportarlo il New York Times sulla base di un memorandum del Dipartimento della Sanità e dei servizi umani, di cui è entrato in posseso.

Dal documento emerge come il governo stia lavorando a una legge che restringe la definizione di genere d’una persona, determinato immutabilmente dai soli organi genitali alla nascita.

Se la norma dovesse essere approvata, ciò equivarrebbe all’affermazione della non esistenza delle persone transgender. Sarebbe infatti sradicato quel riconoscimento federale garantito a 1.400.000 statunitensi che hanno optato per riconoscersi - con intervento chirurgico o in altro modo - in un genere diverso rispetto a quello biologico.

«Sesso significa – così il memorandum - lo status di una persona come maschio o femmina basato su tratti biologici immutabili e identificabili prima della nascita. Quello elencato su un certificato di nascita, come originariamente rilasciato, costituirà una prova definitiva del sesso di una persona a meno che non venga confutato da prove genetiche affidabili».

Insomma un’ulteriore quanto definitiva offensiva di Trump contro le persone transgender, che ne ha più volte chiesto l'espulsione dalle forze armate e le ha poi bandite eccetto che per «circostanze limitate»eccetto che per «circostanze limitate».

Un’offensiva contro le collettività Lgbti tutta, se si tiene anche in conto che, oltre alle varie misure restrittive adottate dal tycoon, c’è da aggiungere la vacanza della posizione (creata dall'ex segretario di Stato John Kerry) di un inviato speciale che ne difenda i diritti in tutto il mondo.

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«Salvini? È un razzista. Lo so che la situazione in Italia è difficile perché siete un Paese che affaccia sul Mediterraneo. Mi dispiace anche che il mio Paese non possa aiutare e accogliere persone da altri Paesi: anche noi abbiamo un razzista come presidente, che non capisce che noi siamo quello che siamo anche grazie a tutti quelli che sono venuti nel nostro Paese.

Sono sicuro che ci siano molte persone intelligenti in Italia che sappiano come affrontare il problema dell'immigrazione e risolverlo e penso anche che gli italiani debbano iniziare a chiamare Salvini per quello che è: una persona bigotta che ha un atteggiamento bigotto».

Non ha usato mezzi termini Michael Moore nell’incontro d’ieri col pubblico in occasione della Festa del Cinema di Roma, dove alle 19:30 è stato presentato Fahrenheit 11/9, nuovo documentario politico del regista statunitense questa volta dedicato a Donald Trump.

E, dopo aver definito il ministro dell’Interno bigotto, oltre che razzista, Moore ne ha dato le seguenti motivazioni: «È contro i gay e i matrimoni tra gay: bisognerebbe invece che cercasse di capire che l'amore è amore a prescindere dal sesso dell'altro. Il consiglio che posso dargli è questo: Salvini, non sposare un gay se li odi, ma lascia che loro si amino e si sposino e i tuoi affari tieniteli per te».

Il regista ha anche aggiunto: «Sono cinque giorni che guardo la vostra tv e non mi piace. Quando i ricchi hanno in mano i media vogliono solo fare programmi che rincretiniscano la gente, si creano grossi problemi. In Usa Trump è bravissimo a cavalcare questo, le persone lo amano per questo. E questo l'ho visto anche in Italia. Credo che le persone sbaglino nel vedere Salvini e Di Maio come persone divertenti, perché non si tratta di intrattenimento, ma di politica». 

Infine da parte del regista e documentarista americano un appello all'Italia: «Siete stati grandi, dovete ritornare ad esserlo». E poi un nuovo affondo a Salvini: «Io non direi Prima gli italiani ma Prima l'Italia».

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Nessun visto Usa per partner di dipendenti delle Nazioni Unite e diplomatici omosessuali se non sposati.

Secondo la nuova politica messa in atto dall’amministrazione Trump, devono essere legalmente uniti con il diplomatico o dipendente Onu anche i partner che già abitano negli Stati Uniti e vogliono continuare a restarci.

Un’inversione di rotta, dunquem rispetto a quella intrapresa nel 2009 dall'allora segretario di Stato Hillary Clinton, che considerava i compagni impegnati in una relazione come componenti del nucleo familiare e dunque titolari di visto diplomatico.

La missione americana all'Onu ha spiegato che la decisione è stata presa per cercare di allineare tali procedure con la policy americana in materia.

Benché sia stato liquidata da funzionari americani come mera questione di reciprocità legale, un tale provvedimento è oggetto di numerose critiche: potrebbe infatti rendere più difficile il percorso di coppie che provengono da Paesi dove le nozze tra persone dello stesso sesso non sono legali.

Stando al dipartimento di Stato, a essere toccate dalla misura sono circa 105 famiglie, di cui 55 lavorano all'Onu o in altre organizzazioni internazionali.

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In vista dell’incontro odierno a Helsinki tra Donald Trump e Vladimir Putin (previsto intorno alle 13:00, ore locali) Human Right Campaign ha proiettato, ieri sera, su un muro del Palazzo presidenziale, messaggi a sostegno delle persone Lgbti cecene.

Trump e Putin: fermate i crimini contro l'umanità in Cecenia. Questo uno degli appelli lanciati in Piazza Kappautori dall’associazione statunitense che, nel chiedere al presidente Usa di sollevare l'argomento durante il vertice, ha ricordato come, negli ultimi 15 mesi, oltre 100 persone omosessuali siano state «arrestate, torturate e sottoposte ad abusi» nella Repubblica della Federazione russa.

Come noto, il primo ministro ceceno Ramzan Kadyrov ha sempre respinto ogni addebito al riguardo sostenendo l’impossibilità di tali azioni vessatorie dal momento che non esisterebbero persone omosessuali nel suo Paese.

Continua intanto la protesta di Hrc, i cui attivisti e attiviste hanno marciato stamattina per le vie di Helsinki e occupato, insieme con associazioni locali Lgbti e pacifiste, la scalinata antistante la neoclassica cattedrale luterana.

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12.000 persone al Glasgow Pride che, partito a mezzogiorno, si è snodato nel pomeriggio lungo le vie della più grande città della Scozia.

Una marcia dell’orgoglio Lgbti che è stata guidata dalla premier Nicola Sturgeon. «Sono orgogliosa - ha affermato - del fatto che la Scozia sia considerata uno dei Paesi più progressisti in Europa in materia di parità Lgbti».

Un Pride, quello di Glasgow, che ha assunto quest’anno un rilievo mediatico transnazionale non tanto perché, come detto dalla stessa prima ministra, sono stati riaffermati i valori della tolleranza, della diversità, dell'uguaglianza, dell'amore e del rispetto.

Ma perché Nicola Sturgeon ha preferito marciare accanto alle persone Lgbti anziché incontrare Donald Trump, che sta trascorrendo gli ultimi due giorni di visita nel Regno Unito nel suo golf resort di Aryshire, uno dei tanti che possiede in Scozia.

Fieramente anti-Brexit, Sturgeon ha più volte criticato Trump e le sue politiche in materia economica e migratoria. Al termine del Pride la prima ministra si è detta "divertita" dalle indiscrezioni comparse sull'Huffington Post che, citando un ex collaboratore del governo britannico, ha riferito di lamentele mosse sul suo conto da Trump a Theresa May.

«Trovo difficile credere che il presidente degli Stati Uniti, con tutte le questioni importanti che ha da gestire quotidianamente, trovi il tempo di lamentarsi di me al telefono con Theresa May - ha dichiarato –. Se questo è vero, suppongo che dovrei prenderlo come un complimento. Io di certo non impiego tanto tempo a parlare di lui».

Mentre a Glasgow e a Edimburgo (dove sono scese in piazza 60.000 persone) sono andate avanti per l'intera giornata manifestazioni di protesta contro Trump, l'amministrazione semi-autonoma scozzese ha chiesto al governo di essere rimborsata delle spese di sicurezza per la 'due giorni' del presidente degli Usa.

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Il 24 giugno centinaia di migliaia di persone hanno percorso la 5th Avenue in occasione del 49° Pride di New York.

Partita dalla 16th Street e terminata alla 29th al Greenwich Village nel cuore di Manhattan, la marcia dell’orgoglio Lgbti è stata accompagnata dall’interesse di milioni di spettatori lungo il percorso.

A un anno dal 50° anniversario dei Moti, che ebbero luogo proprio a Greenwich nel bar Stonewall Inn e diedero inizio al movimento di liberazione Lgbti, la parata del 2018  ha puntato sullo slogan Defiantly Different.

A darne il via le parole del governatore di New York Andrew Cuomo. Sulle note di Born this way di Lady Gaga (presente anche lei al Pride) si è quindi mosso il corteo, guidato dalla leggenda del tennis Billie Jean King e dall'avvocato transgender Tyler Ford.

Presente anche l'attrice Cynthia Nixon, che affronterà Cuomo alle primarie del 13 settembre per la candidatura alle elezioni governative.

«Direi che il nostro coming out non è mai stato più importante di adesso – ha dichiarato la nota protagonista di Sex & the City –. Sia che siamo lesbiche o gay o transgender o musulmane o messicane o qualsiasi altra categoria, siamo alleate unite dalla nostra alterità».

Mai come quest’anno il Pride di New York si è caricato d’un chiaro significato politico. Un messaggio inequivocabile a Donald Trump, che ha varato nuove disposizioni per la messa al bando delle persone transgender dalle forze armate, e al vicepresidente Michael Pence, sostenitore delle terapie di conversione.

E in tanti hanno anche puntato il dito contro le politiche presidenziali in materia d’immigrazione. Non puoi ingabbiarci tutti: queste le parole gridate dai partecipanti con riferimento alle recenti immagini shock dei bimbi messicani in gabbia dopo essere stati strappati alle loro famiglie.

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