Il prossimo 16 febbraio il neocostituito Coordinamento nazionale Laicità Scuola Salute presenterà a Roma una proposta sui temi dell'educazione sessuale, affettiva e di genere nelle scuole, rivolta a tutti i candidati e le candidate alle prossime elezioni politiche. Appuntamento alle ore 11:00 presso la sede dell'Associazione Stampa Romana in piazza della Torretta.
 
Un coordinamento trasversale, come si legge nella nota, che include genitori, famiglie e mondo della formazione. Un coordinamento in cui trovano spazio soggetti laici tradizionalmente impegnati negli organi istituzionali della scuola come Coordinamento Genitori Democratic e Agedo, realtà Lgbti come Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow, realtà impegnate in diverso modo nella formazione come la rete nazionale Educare alle Differenze, Gaynet e Gaycs.
 
Ne abbiamo parlato con la portavoce Angela Nava, di Coordinamento Genitori Democratici, associazione attiva sin dagli anni '70 nel Fonags, organo consultivo del Miur con i genitori della scuola. 
Da dove nasce questa proposta? 

 

È un programma innanzitutto di laicità. Vogliamo accendere i riflettori sul tema a partire da questa breve e difficile campagna elettorale, con l'obiettivo di costruire un dialogo tra le forze laiche e progressiste nella scuola sui temi dell'identità, dell'affettività e della sessualità. I dati sul bullismo e sulle infezioni sessualmente trasmesse mostrano una vera e propria emergenza, ignorata dalla politica. Ma non si può affrontare il tema solo dal punto di vista medico senza mettere al centro il rispetto e la valorizzazione delle differenze sotto ogni aspetto. 

Proprio ieri è uscita la notizia che alcuni licei hanno dichiarato di non avere stranieri, disabili o "gruppi particolari" nel proprio rapporto di autovalutazione, sembra per attirare nuove iscrizioni. Cosa ne pensa? 

È l'ultimo tassello di una vera e propria deriva culturale. Bene ha fatto la ministra Fedeli a intervenire, perchè si tratta di una violazione palese della Costituzione e dei valori fondanti della scuola. Come spieghiamo nella nostra proposta, valorizzare le differenze significa partire dal rispetto, specialmente in tema di interculturalità e integrazione. I ragazzi e le ragazze figli di migranti nelle nostre scuole sono una ricchezza ed è proprio da lì che bisogna lavorare per contrastare il pregiudizio e sopratutto evitare marginalizzazione e radicalizzazione dell'odio. 

Nel vostro comunicato prendete di mira anche il Miur per il piano sull'educazione al rispetto. Come mai? 
 
Quel piano è il prodotto di una maggioranza in cui le forze conservatrici pesano molto di più di ciò che rappresentano. Anche il Miur risente pesantemente dell'influenza cattolico-conservatrice delle realtà oscurantiste del Family Day, responsabili di mettere in pericolo con l'ideologia la salute e la serenità dei nostri figli e figlie. Da questo punto di vista il lavoro della ministra e quello del ministero e del governo vanno distinti. Purtroppo il piano del Miur riconosce l'esistenza della cosiddetta "teoria del gender", un vero e proprio spauracchio inventato ad arte. Non esistono associazioni che diffondono pratiche "estranee al mondo educativo", ma realtà come la nostra che si rifanno alla cultura dei diritte e alla scienza, alla convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa e alle linee guida dell'Oms sull'educazione sessuale "olistica", che include anche l'affettività. 
A seguire, pubblichiamo un'anticipazione della proposta per una Scuola Laica, Inclusiva e Sicura che sarà pubblicata e aperta alle adesioni a partire da lunedì:

Va ricordato che le dinamiche di inclusione legate all'identità creano un intreccio profondo con i temi dell'interculturalità e della migrazione, per almeno due questioni.  L’inclusione delle persone migranti è fondamentale per prevenire quei fenomeni di emarginazione, esclusione e radicalizzazione del pregiudizio. L’approccio interculturale è la base su cui costruire la cultura del rispetto e  tutelare l’autodeterminazione e i diritti della persona, dalle tematiche di genere ai diritti civili. Ci sono persone, infine, che vivono una situazione di doppia discriminazione, non solo all’esterno ma anche all’interno della propria comunità o nucleo familiare. In 76 Paesi del mondo l’omosessualità è ancora punita con il carcere o la pena di morte. 

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Secondo un’antica tradizione le feste di Carnevale lungo la costa dalmata sono caratterizate dal rogo di immagini rappresentanti il male e le sfortune dell’anno precedente. I cui resti vengono poi gettati in mare.

Quale simbolo di tutto il negativo del 2017 la popolazione di Kaštela, città a nordovest di Spalato, ha scelto le famiglie arcobaleno. Domenica, infatti, durante i riti carnascialeschi è stato bruciato un pannello rainbow recante su ambo i lati due cuori con le rispettive scritte Mama+Mama e Tata+Tata. Riferimento diretto al libro illustrato per bambini Moja dugina obitelj (La mia famiglia arcobaleno) che, realizzato da Ivo Šegota e finanziato dall’Ambasciata francese in Grecia, è stato edito in 500 copie alla fine del 2017.

Una forma di satira secondo gli organizzatori del carnevale di Kastela. Un atto vergognoso incitante alla discriminazione e all’odio secondo tanti a partire da esponenti della collettività Lgbti nazionale. Tanto più che in Croazia le unioni civili sono legali  dal 2014 in una con l’adozione del configlio del partner, mentre quella congiunta resta ancora preclusa alle coppie di persone dello stesso sesso.

L’associazione Dugine Obitelji (Famiglie Arcobaleno), che ha promosso la pubblicazione del libro, ha espresso «tristezza nel vedere immagini del rogo di un’opera il cui unico scopo è quello d’educare i bambini all'amore, al rispetto e alle differenze».

Ferma condanna, lunedì 5 febbraio, anche da parte della ministra dell'Istruzione Blazenka Divjak che ha affermato: «Non è necessario trovarci d'accordo su tutto. Ma sicuramente non dobbiamo esporre i bambini a situazioni incitanti all’odio e all’intolleranza né tanto meno a quelle in cui i roghi di libri sono presentate come soluzione dei problemi».

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Sulla ventilata esclusione dell’orlandiano Sergio Lo Giudice dalle liste del Pd per le prossime elezioni politiche si sono susseguite in giornata le reazioni di dissenso non solo nell’ambito di ReteDem – corrente di cui l’ex presidente di Arcigay è presidente – ma anche nella collettività Lgbti. Da Famiglie Arcobaleno al Mieli, da Arcigay Nazionale al presidente del Cassero Vincenzo Branà: un crescendo di proteste e di richieste perché ne sia confermata la candidatura.

Si è espresso al riguardo anche il direttore Franco Grillini, che ha detto: «L’esclusione di Sergio Lo Giudice dalle candidature garantite del liste del Pd, dopo appena un mandato, rappresenta un fatto grave che deve farci riflettere sulla politica Lgbti e suoi rappresentanti in Parlamento.

Non sappiamo se quest’esclusione sia dovuta a una scarsa difesa della sua componente politica o ad altre ragioni che ci sfuggono e che, in definitiva, c’interessano poco. Sta di fatto che Sergio Lo Giudice è stato un elemento essenziale nel Parlamento italiano negli ultimi cinque anni per la costruzione della legge sulle unioni civili, a cui ha dato un contributo estremamente importante sia in termini di creatività sia in termini di passione politica personale e di tempo.

Tutti ricorderanno l’immagine di Gasparri che attacca frontalmente il senatore Lo Giudice in modo squallido e brutale mentre lo stesso Sergio abbandona l’Aula del Senato. Onestamente un Parlamento senza un protagonista dei diritti come Sergio sarà decisamente un Parlamento più povero. Come Gaynet e Gaynews speriamo che queste ultime ore, come si suol dire, portino consiglio e consentino il reinserimento in lista di Sergio».

Raggiunta telefonicamente, così s’è invece espressa Chiara Foglietta, vicecapogruppo dem al Consiglio comunale di Torino: «È un grave danno non solo per la comunità Lgbti ma per tutti coloro che credono ancora in uno Stato laico. Sbaglia il Segretario nazionale Matteo Renzi a escludere il senatore Lo Giudice, la cui preparazione, serietà e competenza - di cui ha dato costantemente prova non solo nel corso di questa legislatura ma anche precedentemente sia come uomo politico sia come attivista Lgbti - parlano da sé.

Sono estremamente preoccupata che il Pd, che si vuole presentare come Partito progressista di sinistra, rischi di perdere i suoi referenti laici. E, come componente di ReteDem, non posso che essere amareggiata dell’eventuale esclusione di colui che ne è il coordinatore nazionale».

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Nata ufficialmente agli inizi dello scorso mese d’agosto, l’associazione orlandiana Dems (Democrazia, Europa e Società) s’è riunita il 16 dicembre – pochi giorni prima dallo scioglimento delle Camere – nella sua prima assemblea nazionale. Nella cornice dell’auditorium romano Antonianum in via Manzoni si sono succeduti numerosi interventi centrati sull’obiettivo della kermesse. Quello, cioè, di costruire «insieme una nuova proposta per il centrosinistra».

Particolarmente interessante il contributo di Angelo Schillaci che, in veste di coordinatore, ha annunciato la costituzione del comitato tematico Dems Arcobaleno. Raggruppamento che, nato dall’esperienza della Squadra Arcobaleno per Orlando Segretario, vede coinvolte – come detto in quella sede da Schillaci, ricercatore di Diritto comparato alla Sapienza – «persone, con un bagaglio di esperienze ricco e plurale, che condividono la passione e le battaglie per i diritti civili».

Una composizione variegata, come quella dell’arcobaleno, costituita da esponenti della società civile nonché della politica territoriale e nazionale. Tra quest’ultimi si contano i nomi di Monica Cirinnà, Sergio Lo Giudice, Daniele Viotti.

Raggiunto telefonicamente, così Schillaci ha spiegato gli obiettivi del comitato tematico: «Vogliamo rappresentare dentro Dems e più estesamente nel partito un gruppo che nel metodo e nel merito porti avanti le battaglie per i diritti civili Lgbti e non solo.

Nel metodo, puntando su un partito che si apra, sappia parlare all’esterno e si confronti con le forze vive della società. Nel merito, riaffermando le nostre rivendicazioni classiche e fondamentali. Rivendicazioni, che faremo di tutto per portare nel programma del Pd: matrimonio egualitario, equiparazione piena di tutte le famiglie, responsabilità genitoriale alla nascita e riforma delle adozioni, legge contro l’omofobia, piena attenzione per le persone trans e intersex attraverso provvedimenti legislativi che diano pieno riconoscimento e tutela ai loro percorsi di vita e costruzione dell’identità.

Ma il nostro orizzonte non è limitato solo a un tale ambito. Crediamo infatti che i diritti Lgbti siano una componente essenziale e paradigmatica di una battaglia più ampia per i diritti, per l’uguaglianza e l’inclusione».

Parole, queste, condivise appieno dalla senatrice Cirinnà che ai nostri microfoni ha dichiarato: «La battaglia arcobaleno sintetizza in sé quella più ampia e fondamentale per la tutela e il riconoscimento di tutti i diritti umani e civili.

Questa è l’autentica cifra di un partito di centrosinistra che voglia dirsi ed essere tale. Fino a quando sussisterà al riguardo anche una sola minima disparità tra le persone le donne e gli uomini di sinistra non resteranno inoperosi. Noi almeno dei Dems Arcobaleno non lo saremo e faremo di tutto perché non lo sia l’intero Pd.

Uno degli impegni prioritari al riguardo sarà quello per il matrimonio egualitario, al cui riguardo Andrea Orlando ha giustamente detto il 16 dicembre: Le unioni civili, una battaglia a cui tengo e che ho fatto con Monica Cirinnà, sono un modo per sperimentare un percorso che possa portare ai matrimoni egualitari».

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Ci sono differenze tra bambini e adolescenti cresciuti da coppie di persone dello stesso sesso e gli altri dal punto di vista del benessere psicologico? Assolutamente no.

Ad affermarlo è lo studio Parental Sexual Orientation and Children’s Psychological Well-Being: 2013-2015 National Health Interview Survey pubblicato oggi sull’autorevole rivista Child Development. A condurre la ricerca sui dati della National Health Interview Survey – un’indagine effettuata dai Centers for Disease Control and Preventio attraverso questionari ai genitori e ai bimbi –  gli studiosi Jerel P. Calzo (San Diego State University), Vickie M. Mays (University of California, Los Angeles), Kyriaki Kosidou (Karolinska Institutet, Sona), Susan D. Cochran (University of California, Los Angelse), Charlotte Björkenstam e Emma Björkenstam (Karolinska Institutet, Sona).

Dalle informazioni ricevute relativamente a 21mila minori tra 4 e 17 anni, di cui 149 con genitori dichiaratamente omosessuali e 147 con bisessuali, sono risultati identici i punteggi valutanti la presenza di problemi emozionali nei bambini cresciuti con genitori dello stesso sesso e in quelli con genitori di sesso diverso.

Un maggiore stress è stato invece riscontrato in quelli, il cui papà o mamma si sono dichiarati bisessuali. Ma tale situazione, come precisato dagli studiosi, è da ascrivere in realtà alla tensione psicologica degli stessi genitori più che al loro orientamento.

«In un momento in cui famiglie con genitori gay, lesbiche e bisessuali diventano sempre più visibili – commenta Jerel Calzo il principale autore della ricerca - i risultati confermano ricerche precedenti. Ricerche rivelanti, per l’appunto, che i bambini cresciuti da queste coppie hanno un benessere psicologico comparabile a quelli cresciuti da genitori eterosessuali».

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È terminato a Palazzo Chigi l’incontro tra la sottosegretaria Maria Elena Boschi e i rappresentanti di Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Raimbow. Tema del colloquio l’esclusione delle due associazioni Lgbti dalla Terza Conferenza Nazionale sulla Famiglia, che si terrà da domani a venerdì 29 settembre in Campidoglio

Un confronto che, svoltosi in clima di serenità, è stato nondimeno caratterizzato dalla chiarezza e fermezza dei toni con cui i presidenti dei due enti di famiglie omogenitoriali hanno ribadito tutto il loro disappunto per il mancato coinvolgimento nel congresso capitolino.

All'uscita da Palazzo Chigi Marilena Grassadonia ha dichiarato: «La sottosegretaria Maria Elena Boschi ci ha spiegato i criteri seguiti per la scelta delle associazioni invitate a partecipare alla Conferenza Nazionale sulla Famiglia  e ci ha garantito che nella stessa si terrà conto di tutte le realtà familiari. 

Abbiamo comunque ribadito che siamo noi le uniche associazioni titolate a parlare delle nostre realtà e che in una conferenza, in cui si tratta di bisogni concreti, non servono criteri burocratici ma la volontà di fare cultura affrontando situazioni reali oltre schemi e ideologie.

Auspichiamo che realmente gli interventi previsti alla Conferenza prendano pertanto in considerazione le diverse tipologie di famiglie e che le conclusioni possano portare ad un pieno riconoscimento delle nostre realtà associative attraverso la nostra presenza ai tavoli istituzionali (compreso l'Osservatorio nazionale della famiglia)».

La sottosegretaria ha preso atto delle richieste di Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow e ha garantito che le porterà all'attenzione delle sedi istituzionali competenti.

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Il 28 e il 29 settembre si terrà in Campidoglio la Terza Conferenza Nazionale sulla Famiglia. Un’iniziativa che, promossa dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del consiglio dei Ministri, è stata preclusa a due importanti associazioni Lgbti quali Rete Genitori Rainbow e Famiglie Arcobaleno.

Per saperne di più Gaynews ha intervistato Gabriele Faccini, co-presidente e responsabile Comunicazione di Rete Genitori Rainbow.

Gabriele, a lanciare l'allarme sul mancato invito di alcune associazioni Lgbti alla Terza Conferenza sulla Famiglia è stata Rete Genitori Rainbow. Puoi spiegare cos'è successo?

A fine giugno ci hanno segnalato l'organizzazione di questa Conferenza e abbiamo immediatamente inviato una mail per essere coinvolti. Tre mesi dopo, cioè pochi giorni fa, ci è stata inviata la seguente risposta standard, destinata a tutti coloro a cui la richiesta è stata rifiutata:

Gentile Presidente,

grazie per la sua richiesta di partecipazione alla prossima Conferenza Nazionale sulla Famiglia, prevista il 28 e 29 settembre a Roma. Qui la notizia circa l’evento.

La informiamo che la manifestazione, anche alla luce del numero limitato dei posti disponibili, sarà riservata ai soggetti istituzionali e ai rappresentanti delle organizzazioni nazionali della società civile presenti negli organismi collegiali a supporto delle politiche in materia di famiglia.

Sarà in ogni caso possibile seguire i lavori in diretta streaming sulle pagine del sito internet del Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri all’indirizzo www.politichefamiglia.it.

Con l’occasione, comunichiamo che è possibile far pervenire eventuali contributi scritti a questa Segreteria.

Cordiali saluti.

La Segreteria

Come evincibile dal testo, non è stata data un'esplicita spiegazione del perchè la nostra associazione non avesse i criteri per essere inclusa. Subito ci siamo attivati per capire se anche altre associazioni avessero avuto questo trattamento. Da lì la scelta e necessità di un comunicato che denunciasse l'accaduto.

Si è poi saputo che Agedo e Arcigay avevano in realtà ricevuto l'invito già in giugno. Qual è il tuo parere in merito?

Agedo e Arcigay sono realtà nazionali importanti nel movimento Lgbti. Ma invitare solo loro  non permette di focalizzare sulla realtà specifica delle famiglie omogenitoriali nelle loro tantissime sfaccettature, escludendo così scientemente tutte quelle realtà del mondo Lgbti dove sono presenti dei bambini. In tal modo non è possibile avere un quadro completo della società, che invece è l'obiettivo dichiarato dell'Osservatorio sulla Famiglia (che già nel nome porta una pecca, in quanto sarebbe più corretto parlare di famiglie).

Nella scheda informativa della Conferenza, uno dei gruppi di lavoro (il primo peraltro) è focalizzato sulla centralità del ruolo delle famiglie come risorse sociali ed educative. Nella premessa del documento si riconosce infatti come «la struttura delle famiglie si è profondamente modificata e ci troviamo di fronte a un panorama nuovo e per molti aspetti complesso (nuclei sempre più piccoli, spesso instabili, famiglie di origine straniera, ricomposte, monogenitoriali, omogenitoriali, adottive, affidatarie,...)». Ma come è possibile riconoscere questa molteplicità di forme e poi non voler ascoltare la voce di chi le rappresenta?

Domani mattina la sottosegretaria Maria Elena Boschi riceverà i rappresentanti di Rete Genitori Rainbow e Famiglie Arcobaleno. Prima che fosse fissato quest’appuntamento, si è saputo che Lo Giudice, Cirinnà e Viotti avevano minacciato un duro comunicato. Come giudichi una tale presa di posizione di politici d'area orlandiana?

Ogni azione politica a sostegno delle nostre istanze è senz'altro ben accolta. Ci auguriamo che possa costituire l'inizio di un dibattito costruttivo e non si riduca a un mero scontro tra le parti. L'importante è non fare finta che il problema non esista e apprezziamo la maggior sensibilità di alcuni politici su queste tematiche.

Siamo a poche ore dall’incontro a Palazzo Chigi. Cosa ti aspetti da questo meeting?

Questa convocazione è stata ovviamente una conseguenza del comunicato, un atto dovuto, ma poteva anche non essere organizzato. Mi aspetto in primis delle spiegazioni, anche se dubito avremo la possibilità di prendere parte alla conferenza arrivati a questo punto.

Ma soprattutto, visto che il lavoro dell'Osservatorio è costante, mi aspetto un impegno politico preciso da parte della sottosegretaria e un coinvolgimento all'interno di quest'organo, dove è necessaria la rappresentanza di tutte le forme di famiglia, comprese quelle omogenitoriali di Famiglie Arcobaleno e quelle "omoricomposte", specificità rappresentata da Rete Genitori Rainbow, dove un compontente della coppia omosessuale ha avuto figli da precedenti relazioni eterosessuali.

Non credi che l'esclusione di associazioni come Rete Genitori Rainbow e Famiglie Arcobaleno dalla Conferenza Nazionale possa essere ravvisata come conseguenza della legge sulle unioni civili. Legge, cioè, che non riconosce formalmente lo status di famiglia alle coppie che accedono a un tale istituto giuridico?

No, non trovo relazioni. Come dicevo prima, nel documento informativo stesso della Conferenza si parla di molteplicità di famiglie, tra cui quelle omogenitoriali. Posso però aggiungere che da un anno a questa parte c'è la percezione che l'attenzione del governo sul campo dei diritti delle persone Lgbit si sia affievolita. Bisogna avere il coraggio politico di portare avanti un cammino troppo timidamente intrapreso.

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Una nota congiunta, diffusa domenica dalle associazioni Famiglie Arcobaleno, Rete Genitori Rainbow e Agedo, ha denunciato il mancato invito alla Terza Conferenza Nazionale sulla Famiglia organizzata a Roma per i prossimi 28 e 29 settembre.

In seguito a quest'esclusione l'iniziativa del Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio con il supporto dell'Osservatorio nazionale sulla famiglia si presenta così come iniziativa discriminante e sostanzialmente anacronistica. In realtà Agedo - come Arcigay - era stata invitata alla Conferenza ma ha comunque preferito firmare la nota congiunta di denuncia con Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow.

Stamani si è poi appreso che la sottosegretaria Maria Elena Boschi, responsabile del Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha convocato per domani mattina alle 11:00 i rappresentanti di Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow.

Incontriamo Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, alla vigilia dell'incontro a Palazzo Chigi.

Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow escluse dalla Conferenza Nazionale della Famiglia. Come rispondi a questa presa di posizione verso una parte consistente di cittadine e cittadini del nostro Paese?

L’esclusione è davvero gravissima perché il Governo e lo Stato continuano a non voler vedere qualcosa che esiste. Non si può fare una conferenza sui bisogni delle famiglie italiane e lasciare fuori le nostre famiglie.

Quanto pesa il fatto che, comunque, la legge Cirinnà parli di formazione sociale e non di famiglia?

Le nostre famiglie, anche se giuridicamente non sono ancora riconosciute, esistono. Abbiamo gli stessi bisogni e gli stessi problemi delle altre famiglie italiane con l’aggravante di non essere riconosciute giuridicamente. Ma abbiamo l’urgenza di avere voce in capitolo e poter esporre le nostre situazioni e i nostri bisogni. E siamo solo noi genitori omosessuali a poter parlare della situazione e delle peculiarità delle nostre famiglie. A nessun altro può essere demandato il compito di parlare al nostro posto.

La sottosegretaria Boschi, nelle ultime ore, vi ha improvvisamente convocato. Cosa le direte?

Andremo dalla sottosegretaria Boschi a ribadire che dobbiamo essere presenti. A ribadire le nostre richieste e a ribadire che il Governo non può continuare a essere discriminante verso i nostri figli che comunque esistono, comunque vanno a scuola, per i quali bisogna pagare la retta della mensa, i ticket sanitari, esattamente come accade in tutte le altre famiglie. Le difficoltà delle altre famiglie sono anche le difficoltà delle nostre famiglie.

Che significato ha il fatto che Arcigay sia stata invitata alla Conferenza?

Rispondo col dire che sussiste un solo grande problema: mancano cioè le famiglie, che sono all'interno del movimento. E, trattandosi di una Conferenza sulla famiglia, ci sembra davvero assurdo e inaccettabile che ad essere state escluse siano proprio le associazioni che da quelle famiglie sono composte e che quelle famiglie rappresentano. 

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