Sgozzate quella cagna comunista e parassita.

In quelle parole scritte si concentrano i più classici degli stereotipi maschilisti e razzisti: la donna presentata come donnaccia (letteralmente cagna, ndr), la punizione violenta da parte dell’altro, identificabile in chi, nell'immaginario comune, proviene da Paesi, dove lo sgozzamento è subito associato al terrorismo islamici.

Un messaggio di morte che lo scorso lunedì è stato indirizzato alla consigliera dem del Comune di Milano Diana De Marchi - che presiede la Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili -, ospite di una locale trasmissione televisiva di Milano. Episodio che De Marchi ha denunciato pubblicamente in un post sul suo profilo Facebook e alle autorità.

A sette giorni esatti da quell’episodio l’assessora Diana De Marchi parla a mente più serena e lucida di quello che le è successo, di violenza contro donne, di discorso di odio e di differenze come valore.

Un lunedì come oggi, proprio sette giorni fa, è stata vittima di minacce di morte. A distanza di tempo, come rivede e giudica quell’episodio?

Quelle parole mi hanno subito sconvolta, ma devo dire che dopo, riflettendoci sopra, ho trovato quei termini interessanti, con rimandi spaventosi ai quali, a dire il vero, subito non avevo pensato a fondo. Quelle parole sono scelte ben precise, così come la definizione di “cagna” per dire donnaccia. Insomma, è stato messo dentro di tutto, dalla religione alla violenza sulle donne. Ecco, credo che dobbiamo ribellarci fortemente a questo. Se ci riflettiamo, anche nel contrasto del dibattito politico noi donne finiamo sempre con l’essere isolate perché tentano di metterci in una condizione di debolezza, dicendo cose gravissime a livello personale, intimo. Diventa un modo per evitare che una donna possa reagire, una forma di maschilismo spaventoso.

Se fosse identificata, non so cosa direi a quella persona, che immagino sia un uomo. Ritengo però che farò, come mi è stato suggerito, un’azione condivisa, costituendomi parte civile assieme ad associazioni donne e di uomini che lavorano per i diritti. Non cerco vendetta, mi metterei al suo stesso livello. 

Una cosa la voglio dire: al di là della solidarietà importante che mi ha espresso il mio partito, e una parte del centro destra, la cosa che mi ha più meravigliato e mi ha fatto piacere è stato ricevere attestati di solidarietà da associazioni come Agedo, Anpi, Non una di meno, Se non ora quando, la Rete delle Reti, realtà con le quali il Pd non ha dei veri contatti. Ma soprattutto dalle persone comuni. Ho trovato che per fortuna c’è una società civile che reagisce e che non apprezza un certo modo di stare e di rapportarsi con gli altri, ed è contraria a una deriva culturalmente orribile che sta dilagando nel quotidiano di parlarsi usando parole aggressive e violente. Occorre responsabilizzare di più le persone, a tutti i livelli, Non è la prima volta che sono stata attaccata in quel modo, ma è la prima volta che ho apertamente raccontato com’è andata, perché credo che la condivisione sia ciò di cui abbiamo bisogno. 

Eppure, nonostante gli attestati di solidarietà, nei vari commenti dei social la violenza verbale ha raggiunto livelli altissimi. 

Non credo si possa parlare di sovraesposizione. Mi rendo conto che ormai un po’ tutti quanti noi ci lasciamo trascinare, non dico dall’odio, ma dall’aggressività, ad esempio quando veniamo attaccati o provocati. È un modo di rispondere che forse prende tutti. 

Sul come fare a contrastare queste forme di violenza, anche se ripeto c’è una società civile diversa che si contrappone a tutto questo, non lo so ma è qualcosa che voglio capire per prima io stessa. Nelle scuole, dove lavoro, c’è una mobilitazione e c’è una risposta nei ragazzi i quali spesso usano questo linguaggio non per dire davvero quelle cose ma perché sono istintivi o più semplicemente perché si è abituati a sentire alcune espressioni.

Per quanto riguarda i social, non vedere una persona concreta di fianco fa pensare di essere autorizzati a dire cose che altrimenti non si direbbero di presenza. Per questo occorre intervenire facendo capire che anche nei social si parla sempre con una persona e di conseguenza si è responsabili delle proprie parole.  

Rimanendo ancora nei social, tra i commenti più ricorrenti contro la “vecchia politica” c’è l’immancabile “e allora il Pd”?. Ma non sarà che, negli ultimi anni, il Pd e la sinistra si sono scollegati dalla realtà lasciando di fatto un vuoto?

Non nego che il Pd abbia fatto errori enormi che si sono visti coi risultati delle elezioni, tuttavia credo che questo chiudersi in se stesso non sia stato una scelta di slegarsi dalla realtà, ma che ci sia veramente persi, anche in una battaglia di impegno e di convinzione di essere sulla strada giusta, però senza ascoltare chi dava una opinione diversa. Il risultato è stato diventare troppo distanti, indipendentemente dall’obiettivo giusto e guidati dall’idea del “ci siamo noi che ci stiamo lavorando, poi capirete”. 

Tuttavia, secondo me, l’elemento delle relazioni avvicina tutte quelle persone che sono contrarie al clima che si è creato e che, indipendentemente dall’orientamento politico anche di chi ha fatto una scelta di protesta e oggi si pente, insieme vogliono cambiare questo modo aggressivo di stare insieme. Le donne, poi, in questi discorsi di odio sono sempre le prime vittime perché la differenza viene fatta diventare diseguaglianza, mentre invece dobbiamo riportarla come ricchezza. Un lavoro che proprio a partire dalle donne diventa preziosissimo e che vale per tutte le differenze. 

In tema di differenza, donne e rifiuto dell’aggressività e dell’odio, lei si è schierata apertamente per la trascrizione in anagrafe dei bambini figli di due papà. Questo, mentre da una parte il sindaco Sala ancora temporeggia in attesa di una sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite e, dall’altra, qualche associazione Lgbti e alcune femministe si sono dette fortemente contrarie, fino a osteggiarla. A che punto è la trascrizione e cosa pensa di queste critiche così aspre? 

Come Consiglio comunale abbiamo deciso, a maggioranza, di portare avanti queste trascrizioni, di muoverci per quelle che hanno fatto richiesta e di lavorare perché siano recepite senza barriere e ostacoli, anche per dare il segnale che non siano le sentenze a darci le indicazioni. Purtroppo, al momento, siamo bloccati con il Piano di Governo del Territorio che sta richiedendo più tempo del previsto e poi deve esserci un passaggio in Aula. 

Parliamo di un tema molto dibattuto e non mi riferisco tanto a quello della trascrizione, quanto proprio a quello della gestazione per altri, un tema che non è mai stato affrontato in modo approfondito anche all’interno dello stesso Pd e sul quale quindi siamo impreparati.

Personalmente non mi aspettavo che ci fossero anche all’interno del partito tante difficoltà, ma mi sono resa conto che manca la conoscenza e quindi, proprio perché non si hanno gli strumenti, alcuni slogan si acquisiscono con più facilità. Non credo si tratti di contrarietà, quanto piuttosto di non conoscenza di cosa si parla davvero. Per fortuna il nostro partito, secondo me, ha al suo interno posizioni diverse che fanno comprendere le visioni e i bisogni di più parti. Però è chiaro che alla fine occorre prendere delle decisioni e scegliere, ma non vogliamo restare ostaggio della non conoscenza. Io ho preso l’impegno di lavorare proprio su questo tema.

Per quanto riguarda, invece, gli attacchi, Marina Terragni ha fatto proprio su di me anche un blog che ha portato ovunque. Ma credo che anche quello non sia un modo di confrontarsi. Non si può dire “se accetti le trascrizioni allora sostieni lo sfruttamento del corpo delle donne”, perché le due cose non vanno assolutamente in automatico. Oltretutto è una cosa gravissima, anche nella dichiarazione, perché rivela una incapacità di conoscere le situazioni e di capirle e una non volontà di confrontarsi. Insisto invece che su questo bisogna lavorare. 

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Si è tenuta oggi presso Palazzo Chigi, dopo quella del 13 novembre scorso, la seconda riunione del Tavolo permanente per la promozione dei diritti e la tutela delle persone Lgbti, presieduto dal sottosegretario della presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità e ai  Vincenzo Spadafora

Nell’ambito dell’incontro è stata presentato un progetto dell’Istat relativo alle discriminazioni sul luogo di lavoro che, finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità, sarà  a condotto a termine nel 2021. A illustrarlo Federico Polidoro, dirigente del Servizio Sistema integrato sulle condizioni economìche e i prezzi al consumo presso l’Istituto nazionale di Statistica.

Dell’incontro cosi ne ha parlato lo stesso sottosegretario su Facebook: «Si è tenuto oggi, a Palazzo Chigi, il tavolo con le associazioni Lgbti, con il quale stiamo portando avanti un lavoro molto prezioso. Oltre ad un progetto dell’Istat relativo alle discriminazioni sul luogo di lavoro, abbiamo presentato le linee guida del nostro intervento, che avverrà anche attraverso la collaborazione di altri Ministeri. 

Il tavolo opererà in gruppi di lavoro su alcuni temi decisi insieme. Questo lavoro produrrà un piano di attività definitivo, che approveremo entro metà marzo con fondi e tempi certi. Metteremo in campo azioni concrete, capaci di incidere nella quotidianità per il contrasto alle discriminazioni e per il supporto alle vittimeProprio queste molte, troppe, vittime dovrebbero richiamarci ad una presa di responsabilità collettiva nell’avanzamento culturale dei diritti e delle libertà».

È da rilevare come da parte di esponenti di quattro associazioni (Marilena Grassadonia, Famiglie Arcobaleno; Leonardo Monaco, Certi Diritti; Sandro Gallittu, Cgil Nuovi Diritti; Sebastiano Secci, Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli) sia stato chiesto a Spadafora d’impegnarsi a far sì che sia revocato il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri al prossimo World Congress of Families.

Fissato a Verona dal 29 al 31 marzo, il meeting vedrà intervenire, fra gli altri, quali relatori personalità di spicco della galassia omofoba intenazionale quale il presidente della Moldavia Igor Dodon e la ministra ugandese Lucy Akello, che nel 2014 aveva proposto un progetto di legge volto a introdurre la pena di morte per “omosessualità aggravata”.

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Giuseppe Sala dovrà registrare sul certificato di nascita di un bimbo, nato in California quattro anni fa grazie alla gpa, anche il nome del papà non biologico.

A deciderlo la scorsa settimana il Tribunale Civile di Milano, che, ancora una volta, ha accolto il ricorso dei ricorrenti a fronte del persistente diniego, da parte del sindaco, di soddisfare alle richieste di trascrizione d'atti di nascita esteri provenienti esclusivamente da coppie di  papà. È la quinta volta che il Tribunale è stato chiamato a intervenire al riguardo.

Nel caso in questione, quattro anni fa, pochi giorni dopo la nascita del piccolo negli Usa, il relativo atto era stato trascritto presso lo Stato civile del Comune di Milano con la sola indicazione del padre biologico conformemente all’originario certificato di nascita californiano. Successivamente i genitori avevano chiesto alle autorità americane la rettifica dei documenti del figlio e avevano ottenuto il riconoscimento della paternità anche per il genitore non biologico.

Da Palazzo Marino era stato però opposto un rifiuto a procedere alla rettificazione dell’atto di nascita trascritto in Italia. Tale rifiuto si è ripetuto per molte altre coppie di padri. Lo stesso Comune, invece, come noto, ha invece proceduto correttamente alla registrazione anagrafica di bambini/e con due madri.

Assistiti dagli avvocati Manuel Girola, Giacomo Cardaci e Luca Di Gaetano di Rete Lenford-Avvocatura per i diritti LGBTI, i due papà hanno quindi chiesto e ottenuto dal Tribunale l’ordine di trascrizione integrale dell’atto di nascita rettificato negli Stati Uniti, recante l’indicazione di entrambi i padri.

La decisione del Tribunale di Milano viene a consolidare l’orientamento, secondo cui gli effetti della gravidanza per altri non sono contrari all’ordine pubblico, precisando che «l’assenza del legame genetico non può ritenersi lesivo di principi fondamentali a fronte di un quadro normativo e giurisprudenziale internazionale, comunitario ed interno che tende a valorizzare sempre meno detto legame in favore di altri aspetti della maternità/paternità correlati al consenso, alla volontarietà e all’assunzione di responsabilità genitoriale».

Nel commentare la vicenda, gli avvocati Giacomo Cardaci, Manuel Girola e Luca Di Gaetano, hanno invitato «il Comune di Milano, da sempre in prima linea nella tutela delle persone omosessuali, ad allinearsi alle amministrazioni che già da tempo riconoscono i diritti fondamentali dei figli di due papà, evitando per loro i gravi pregiudizi e i rischi che subiscono a causa della mancata trascrizione». Hanno inoltre sottolineato che «il rifiuto a trascrivere determina un inutile ricorso al Tribunale con aumento delle procedure, dei costi e dei tempi per l’intera collettività».

«Nel trascrivere gli atti di nascita - ha rilevato la presidente di Rete Lenford Miryam Camilleri - il sindaco è chiamato a seguire il diritto e non un indirizzo politico della sua maggioranza e i provvedimenti del Tribunale non lasciano dubbi sulla legittimità di tali trascrizioni, che garantiscono l’interesse del bambino ad avere due genitori, non rilevando nel caso concreto le modalità fecondative adottate».

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No adozioni gay. Questa la scritta a due colori (nero e rosso) campeggiante su uno striscione bianco, affisso poco prima delle 22:30 di ieri davanti all’abitazione del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani.

Un chiaro richiamo alla decisione presa settimane fa dal primo cittadino del Comune estense (ma resa noto dai media il 15 gennaio) di trascrivere un’adozione spagnola per la mamma non biologica di due gemelline, «permettendo così alle stesse – come rilevava Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno – di essere anche per le leggi e nei documenti del nostro Paese figlie di entrambe le madri, italiani anch’esse».

Il blitz è stato rivendicato su Facebook dal Dipartimento femminile di Forza Nuova Ferrara attraverso un post, in cui si fa ricorso al solito armamentario lessicale: famiglia naturale, lobby gay, pratica omicida dell’aborto, perversione, capriccio. E, in cui, Tagliani è accostato all’omologo parmense, Federico Pizzarotti, che ha registrato, in dicembre, quattro bambini quali figli di tre coppie di mamme.

Ecco il testo del post: «Rimaniamo 'retrogradi', grazie!

Dopo Parma anche a Ferrara si dà il via al riconoscimento dei 'figli' di coppie omosessuali. È il caso di una coppia di due donne, sposate anni fa in Spagna e che hanno avuto due gemelline con la pratica della fecondazione assistita. Continuano, incessanti, i passi pesanti come macigni verso la totale distruzione della famiglia naturale

Ed ogni qualvolta un sindaco si arroga il diritto di riconoscere figli di una coppia gay, esercitando un potere che si scontra con la legislazione italiana,non solo viene commesso un illecito penale, in questo caso specifico si presenta anche l'aggravante di aver compiuto la registrazione delle bambine senza alcuna disposizione da parte del giudice.

Che buffa, per non usare altri termini, questa evoluzione sociale che da una parte avvalla [sic], rendendosi complice, la pratica omicida dell'aborto, sostenendo una falsa libertà della donna difronte la decisione di dare vita o meno ad un feto, dall'altra sostenere l'adozione da parte di coppie omosessuali. Specialisti mondiali hanno dato prova delle problematiche nella crescita di questi bambini: problemi psicosomatici, neuropsichiatrici e di depressione, senza considerare lo sviluppo di una identità psicologia e sessuale di questi bimbi.

Questo è amore o forse una imbarazzante follia di chi per capriccio vuol dare quel velo di parvenza di aver creato una famiglia che nulla ha di diverso da quella legittima, formata da uomo e donna?

Un bambino ha il sacrosanto diritto di avere una figura femminile, la madre e di quella maschile, il padre, è ordine naturale, non è imposizione di qualche retrogrado, come le lobby gay sentenziano su chi, come noi, lotta ogni giorno per tutelare le fondamenta di ogni società civile "la famiglia naturale".

E anche il 'caro' sindaco Tagliani, come Pizzarotti, ha voluto raccattare, non potendo fare diversamente, consensi da parte della lobby di potere LGBT, andando oltre al diritto civile e a quel diritto naturale che, da sempre, ha concesso il miracolo della procreazione solamente nell'unione tra uno uomo ed una donna.

Tutto il resto è egoismo, capriccio e perversione.

TaglianiGameOver».

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Si terrà oggi a Milano, dalle 18:00 alle 20:00, la manifestazione Uniti, per un'Italia e un'Europa aperte, democratiche e solidali.

Un raduno, quello odierno in piazza della Scala, volto a reagire alle misure del Governo gialloverde, nei riguardi delle quali – come specificato nell’appello lanciato dal comitato promotore – non si può restare «indifferenti: le tasse che colpiscono duramente il mondo del no profit, del volontariato, del terzo settore; le misure che colpiscono pensionati e lavoratori, l’assenza di progetti per i giovani, il taglio alle risorse dei Comuni, la forte penalizzazione di scuola, università e ricerca, la mancanza di idee per spingere la crescita economica e migliorare le condizioni di vita di lavoratrici e lavoratori, nessuna misura per combattere la precarietà e aumentare le opportunità di lavoro; nessuna misura per tutelare l’ambiente, il clima e i territori». 

Ma a destare allarme è anche, come recita l’appello, «la deriva autoritaria e intollerante che fa leva sulle paure dei cittadini, ma anche l’antieuropeismo evidente delle forze politiche che compongono la maggioranza. Questa preoccupazione la esprimiamo da un territorio che tanto ha dato alla lotta di Resistenza contro il nazifascismo.

Crediamo sia necessario ribadire e difendere i valori della Costituzione italiana, nostra legge suprema, nata dagli ideali della lotta antifascista».

Lanciato su Facebook lunedì, l’evento ha raggiunto in quattro giorni oltre 50mila persone, raccogliendo le adesioni di cinquanta sigle tra partiti e associazioni. Oltre a Libera, Acli, Aned, Anpi, Arci, Italia in Comune, per citarne alcune, anche realtà del mondo Lgbti come Arcigay Milano, Coordinamento Arcobaleno, Famiglie Arcobaleno.

«Siamo davvero orgogliosi  - così il comitato promotore su Facebook - del vostro sostegno, un segnale di speranza, che testimonia la voglia di resistere e di non arrendersi all'arroganza di questo governo, che calpesta diritti e valori»

Essere in tanti, come continua il post di Fb, «per lanciare un grido di allarme e farci sentire da Lega e Cinque Stelle, responsabili di misure dannose per la nostra città, per l'Italia e per l'Europa».

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Sono stati ieri trascritti presso l’Ufficio dello Stato Civile  del Comune di Milano gli atti di nascita di due gemelle, venute alla luce in California grazie alla gpa, con l’indicazione d'entrambi i padri

Si è così ottemperato a quanto disposto dal Tribunale civile del capoluogo lombardo che, il 16 novembre, ha accolto la richiesta dei due ricorrenti a fronte della soluzione di compromesso precedentemente proposta da Palazzo Marino: la trascrizione, cioè, dei due atti con l’indicazione del solo genitore biologico.

A comunicare l’avvenuta trascrizione ai due papà milanesi lo stesso Ufficio preposto tramite raccomandata. «Gentili Signori, Vi comunico che oggi abbiamo provveduto alla trascrizione degli atti di nascita di Anna e Maria – così nel testo inviato –. Vi allego i relativi estratti, i cui originali sono a Vs. disposizione presso la Segreteria di questa Direzione. Cordiali saluti».

Un passo in avanti, dunque, rispetto a quanto successo, invece, a un’altra coppia di uomini, Gianni Tofanelli e Andrea Simone, che avevano dovuto apprendere da Il Corriere della Sera l’avvenuta integrazione dell’atto di nascita della loro figlia con il nome del papà non biologico. Manchevolezza non da poco, di cui Gianni si era lamentato proprio su Gaynews.

Una sconfessione piena, insomma, delle posizioni della presidente del gruppo consiliare di maggioranza Beppe Sala Sindaco Noi, Milano Elisabetta Strada (nonché prima firmataria della richiesta di audizione, promossa dall’opposizione, in un’apposita Commissione congiunta, denominata "Sulla trascrizione dei due padri"), che il 14 dicembre aveva, fra l’altro, chiesto di non procedere nemmeno alle trascrizioni imposte dal Tribunale di Milano.

Non bisogna però dimenticare che sul decreto del 16 novembre il sindaco Giuseppe Sala, che pure non aveva esitato, il 6 giugno, a registrare anagraficamente figlie e figlie di nove coppie di donne, aveva comunque espresso una moderata contrarietà: «Siamo un po' obbligati a farlo, ma mi pare che, dal punto di vista politico, siamo sempre in osservazione e in verifica di quello che è da fare».

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«Un diritto in più per un bambino o bambina, per una coppia che si vuole bene, non può e non deve essere visto come un torto per altri. Quando c'è amore la necessità è più forte di qualsiasi altra cosa. Parma è ancora una volta città dei diritti e della civiltà».

Così Federico Pizzarotti ha commentato su Facebook il riconoscimento del genitorialità delle tre madri non biologiche sugli atti di nascita dei loro rispettivi quattro bambini. Annotazione avvenuta ieri nella Sala di Rappresentanza del Comune emiliano.

Gli atti sono stati firmati dalle tre coppie alla presenza del vicesindaco con delega ai Servizi Demografici Marco Bosi e dall’assessora alle Pari Opportunità Nicoletta Paci.

«Donare felicità e amore – ha spiegato il primo cittadino di Parma – non può e non deve essere rivoluzionario. Quando la società corre più veloce della politica, è la politica a doversi adeguare ai cambiamenti della società, con il pensiero rivolto sempre verso i diritti della persona».

Per il vicesindaco «l'anagrafe ha il compito di cogliere le esigenze di una società in continuo mutamento. Quella di Parma è considerata all'avanguardia sotto vari aspetti e oggi ha voluto compiere un altro passo avanti, attraverso il riconoscimento di famiglie che esistono, nonostante la politica non abbia ancora avuto il coraggio di riconoscerle a pieno».

L'assessora Paci ha invece espresso «una profonda soddisfazione. Questo è un atto che permetterà a queste famiglie di vivere una vita con maggiori possibilità, senza preoccupazioni di alcuna sorta, per sé e per i propri figli».

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Da più parti si dava per certa, entro la giornata del 17 dicembre, la parola fine alla querelle della cosiddetta “trascrizione dei due padri”. Appellativo esemplato su quello dell’omonima Commissione consiliare milanese, istituita a Palazzo Marino in rispondenza a una mozione dell’opposizione (recante anche però la firma della dem Roberta Osculati e della capogruppo del gruppo di maggioranza Elisabetta Strada) e agli appelli di associazioni come ArciLesbica, Rua, Snoq – Libere.

Oggetto di dibattito la trascrizione degli atti di nascita esteri di quattro bambini, rispettivamente figli di tre coppie di papà, rimandata da più mesi in ragione della tecnica medica della gpa a seguito della quale sono stati dati alla luce. Aspetto, questo, rispetto al quale il sindaco Beppe Sala preferisce da tempo glissare adducendo quale motivazione della estenunate procrastinazione la volontà di adeguarsi alla sentenza della Cassazione a Sezioni Unite (prevista in gennaio) su un analogo caso trentino di trascrizione. 

Ma un tale argomento è suonato a tanti quale deresponsabilizzante. Il tutto in un gioco di gesuitici equilibri al fine di non scontentare né la maggior parte delle associazioni Lgbti (per la tutela dei cui diritti Sala passa quale vindice e difensore: basti solo pensare ai vibranti discorsi annui sul palco di uno dei più importanti Pride d’Italia qual è quello milanese) né quella fetta di femminismo radicale che, per quanto minoritario, ha un’incidenza non del tutto irrilevante in area meneghina.

Ma quali i risultati raggiunti dalla Commissione Consiliare?

Nella prima seduta, tenutasi il 12 dicembre, l’argomento trascrizioni è stato introdotto dall’assessora alla Trasformazione digitale e Servizi civici Roberta Cocco e dal direttore dei Servizi Civici Andrea Zuccotti, che hanno parlato del perimetro giuridico entro il quale gli organi del Comune devono agire. Ribadendo che il preminente interesse del minore sia il principio che debba guidare l’azione degli organi amministrativi, in primis l’ufficiale di Stato Civile, hanno rilevato come non possa né debba il Comune entrare nel merito di come, da chi e quando la vita del bambino abbia avuto origine. 

È stata chiara, fin da subito, la propensione della maggioranza a porre fine al limbo giuridico in cui versano i quattro bambini figli delle tre coppie di papà e a procedere all’immediata trascrizione – come peraltro previsto dalle norme di diritto Internazionale – degli atti redatti all’estero, valutandone esclusivamente l’eventuale contrarietà all’ordine pubblico internazionale e non la componente morale o sociale. Più volte durante le sedute è stato rimarcato come la «non contrarietà all’ordine pubblico dei certificati di nascita redatti all’estero sia stata ribadita in ben tre sentenze della Corte di Cassazione, oltre che dalle due recenti sentenze del Tribunale di Milano che ha ordinato al Comune di Milano di procedere alla trascrizione».

Prima di dare il via al dibattito la presidente della Commissione Arianna Cenci ha invitato gli audiendi ad attenersi esclusivamente all’oggetto della Commissione, ovvero la richiesta di trascrizione degli atti, evitando polemiche e divagazioni. Invito che da talune è stato puntualmente disatteso. 

La scrittrice Marina Terragni – il cui intervento ha sforato quasi del doppio i cinque minuti concessi – non solo ha divagato sulla contrarietà della pratica della gpa alla legge della pratica ma ha presentato la questione delle problematiche apportate da tutte le pratiche di fecondazione alle donne che vi si assoggettano. Ha quindi invocato il ricorso all’istituto delle adozioni in casi particolari, ignara che tali casi sono ben normati dall'articolo 44 della legge 184/1983.

Cristina Gramolini, presidente di ArciLesbica Nazionale, ha preferito invece attaccare Famiglie Arcobaleno, arrivando, nella foga polemica, ad assimilare gli ufficiali di Stato Civile che accettano di trascrivere gli atti di nascita ai gerarchi nazisti che eseguivano gli ordini del regime.

Nei numerosi interventi successivi, soprattutto quelli di giuristi, è stato riportato il focus sulla tutela dei diritti dei bambini, che devono essere pieni e immediatamente disponibili, senza discriminazioni discendenti dal genere o dall’orientamento sessuale dei loro genitori.

I consiglieri comunali sono stati invece auditi nella seduta conclusiva di venerdì 14. Tra i tanti che hanno preso la parola a favore della trascrizione immediata dei detti atti Angelo Turco (che, insieme con la presidente della Commissione comunale Pari Opportunità Diana de Marchi, si è impegnato sin dalla prima ora al riguardo)Anita Pirovano, Filippo Barberis.

Completamente contraria la presidente del gruppo consiliare di maggioranza Beppe Sala Sindaco Noi, Milano Elisabetta Strada, che è stata la prima firmataria della richiesta di audizione in commissione congiunta, promossa dall’opposizione.

Strada ha fra l’altro chiesto di non procedere nemmeno alle trascrizioni imposte dal Tribunale di Milano, senza tenere in conto che ciò configurerebbe il reato d'omissione d’atti di ufficio.

Le hanno fatto eco i consiglieri dell’opposizione a partire dall’ex direttore di Tempi Luigi Amicone, che ha negato il diritto alla genitorialità per le coppie omosessuali e ha definito legittimi atti come la non trascrizione quale deterrente per le stessea proseguire nei loro progetti familiari. 

Ma parole di forte contrarietà sono state pronunciate dalla consigliera del Pd Roberta Osculati, giunta a dichiarare che la gpa non dovrebbe essere considerata una tecnica di procreazione medicalmente assistita.

Ma gli interventi degli altri consiglieri di maggioranza hanno però confermato la volontà di procedere alla trascrizione degli atti attualmente sospesi. Tra questi quello della presidente della Commissione Arianna Cenci, che ricordato come «un diritto in più non toglie un diritto ad altri» e definito come «inevitabile» il procedere e dar corso alle richieste pendenti da troppo tempo e che ledono e discriminano i diritti di tanti bambini.

Ma quell’inevitabile, che fonti autorevoli di Palazzo Marino avevano datato al lunedì successivo, è tuttora sospeso.

Un inevitabile che, col passare dei giorni, sembra sempre più rarefarsi mentre si avvicina gennaio, mese in cui ci sarà la sentenza della Cassazione. Mese che appare come il più rispondente all’attendismo di Sala, dato che, come l’etimologia ricorda, gennaio è pur sempre il mese di quel Giano venerato ed effigiato come Bifronte.

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Una risoluzione per supportare a livello tecnico-giuridico i Comuni dell’Emilia-Romagna intenzionati a registrare all’anagrafe figli e figlie di coppie omogenitoriali. Con la connessa intenzione di portare la questione «in Parlamento per colmare un vuoto normativo», cui hanno cercato di ovviare alcuni sindaci coraggiosi a partire dalla prima cittadina di Torino «Chiara Appendino che ha riconosciuto la doppia genitorialità. E, poi, Bologna, Gabicce, Firenze, Milano, e tanti altri. Atti di grande coraggio resi possibile anche dalla legge 40 sulla procreazione assistita e dalla legge Cirinnà».

Questo, in sintesi, il contenuto del provvedimento presentato dalla consigliera pentastellata nonché portavoce del M5s presso la Regione Emilia-Romagna Silvia Piccinini. Ma in Aula il provvedimento, che ha incassato il voto favorevole di Sinistra Italiana, è stato ieri respinto con il no di Lega, Fdi, Fi, e Pd.

A sconcertare non certamente la contrarietà di Fratelli d’Italia (il consigliere Giancarlo Tagliaferri ha parlato di «diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà» e di «famiglie omosessuali ultimo dei problemi in Italia») e Lega (con Massimiliano Pompignoli che ha ribadito il trito assunto del sostegno alla «famiglia tradizionale composta da madre e padre»), ma quella del Partito Democratico.

Il capogruppo Stefano Caliandro ha così argomentato: «Il tribunale di Roma nel 2014 si è già occupato dell'adozione parentale. Il Pd ha già scelto di approvare la legge Cirinnà: su questo non ci sono dubbi. Ma i minori vanno tutelati a tutti i livelli e il Movimento 5 stelle sembra dimenticare i figli dei migranti».

Secca la risposta di Silvia Piccinini, che ha dichiarato: «Sempre più evidenti le divisioni interne, che Caliandro ha cercato di mascherare con un patetico tentativo di spostare l'attenzione sul piano politico.

Il Pd ha affossato la nostra risoluzione che chiedeva alla Regione di sostenere i Comuni nelle operazioni connesse all'iscrizione all'anagrafe dei bambini di coppie omogenitoriali. Un atteggiamento sconcertante e che va contro la loro stessa legge votata in Parlamento e approvata nella scorsa legislatura. Questa è la loro coerenza». 

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Con decreto del 16 novembre scorso il Tribunale civile di Milano è tornato a ordinare a Palazzo Marino di trascrivere gli atti di nascita californiani di due gemelle recante l’indicazione di entrambi i padri.

Il caso nasce dalla richiesta che i due ricorrenti, unitisi civilmente lo scorso anno, hanno avanzato all’Ufficio dello Stato civile di trascrivere gli atti di nascita delle loro figlie, nate negli Stati Uniti tramite gestazione per altri

I due papà avevano scelto di non accettare una “soluzione di compromesso” che, proposta dal Comune, avrebbe comportato di trascrivere i due atti con l’indicazione del solo genitore biologico. Le bambine, infatti, hanno il solo atto di nascita statunitense e non erano state dunque ancora registrate all’anagrafe, risultando inesistenti per lo Stato italiano.

Secondo quanto stabilito dal Tribunale di Milano, l’atto di nascita recante l’indicazione di due padri non è contrario all’ordine pubblico internazionale a differenza del diniego avanzato da Palazzo Marino, che si era così opposto al principio cardine della tutela del pro meliore minoris bono, ponendo in pericolo i diritti fondamentali delle bambine: non solo quelli di natura patrimoniale, come quelli successori, ma soprattutto l'identità personale.

Raggiunto telefonicamente da Gaynews, uno dei due papà, autore fra l’altro d’una lettera aperta a Sala, ha preferito non commentare l’accaduto limitandosi a dire: «La risposta sta tutta nel provvedimento. Resta un solo rammarico. Quello, cioè, di dover essere passati per la via giudiziaria.

Penso alle tante coppie che non sono nelle condizioni di ricorrere in tribunale. Cosa che non dovebbe avvenire: i bambini sono tutti uguali».

Soddisfazione è stata invece espressa dai legali Giacomo Cardaci, Manuel Girola, Luca di Gaetano di Rete Lenford, che hanno dichiarato: «Ancora una volta, la magistratura tutela gli interessi di due bambine che, fino ad ora, vivevano l’intollerabile condizione di ‘straniere in patria’, versando in uno stato di pura ‘clandestinità giuridica’ in cui i loro diritti e doveri sia di figlie sia di cittadine italiane era in grave pericolo: le bambine non erano registrate all’anagrafe e la loro ’invisibilità giuridica’ era fonte per loro di seri pregiudizi, destinati ad aggravarsi nel corso del tempo».

E sul decreto si è espresso in giornata anche il sindaco Giuseppe Sala a margine della presentazione a Palazzo Marino della Digital Week: «Siamo un po' obbligati a farlo, ma mi pare che, dal punto di vista politico, siamo sempre in osservazione e in verifica di quello che è da fare».

Ha quindi aggiunto: «Purtroppo questo tema può essere affrontato o perche' il governo trova un indirizzo, o perche' lo fa la magistratura, oppure perche' interviene il Comune. Secondo me, la cosa peggiore e' che ogni sindaco possa dire la sua, perche' sarebbe veramente buffo che una citta' riconosca e l'altra no. Oggi siamo ancora costretti a fare così, perché viviamo di sentenze e le seguiremo. Pero' e' chiaro che servirebbe una discussione a livello di Paese».

Affermazioni quelle di Sala che hanno suscitato la reazione di Gianni Tofanelli, il componente dell’altra coppia milanese, che aveva fatto ricorso al Tribunale perché fosse registrato sull’atto di nascita della loro figlia anche il nome del papà non biologico. Ricorso accolto il 25 ottobre con ingiunzione a Palazzo Marino di procedere in tal senso. Registrazione di fatto avvenuta il 17 novembre ma mai comunicata a Gianni e ad Andrea, che hanno dovuto apprenderla da Il Corriere della Sera.

«Sicuramente una data che ricorderò: cinque nni fa il medico procedeva con l’impianto dell’embrione e oggi ho potuto ritirare dall’Ufficio di Stato civile del Comune di Milano una copia dell’atto di nascita di nostra figlia, che finalmente riporta anche il nome dell’altro genitore – così Gianni –. Dagli atti ho scoperto che il comune di Milano ha dato seguito al decreto del Tribunale una settimana fa, ma né noi né i nostri legali di Rete Lenford avevamo avuto conferma della trascrizione e lo abbiamo dovuto leggere giorni fa sui giornali. 

Sappiamo tutti che la burocrazia è spesso nemica delle relazioni interpersonali, ma non posso negare che avremmo apprezzato essere informati direttamente dall’Amministrazione comunale del lieto fine di una storia che ci ha visti coinvolti per tanto tempo e che tanto clamore ha generato.

Siamo ovviamente al settimo cielo per il risultato raggiunto come anche per l’altra coppia di papà. Vogliamo ribadire che è arrivato il momento che il sindaco tuteli pienamente anche i diritti di tutti quei bambini che stanno aspettando il riconoscimento del Comune e dello Stato.

E che sia un riconoscimento pieno e completo: in questi giorni abbiamo visto la solita ex-giornalista (ora odiatrice professionista del genere maschile) inneggiare a una sentenza di stepchild adoption, ma solo perché questo è un modo per azzoppare il riconoscimento di piena genitorialità di entrambi e per rendere ancora più difficile, tortuoso e costoso il procedimento.

Resto inol esterrefatto per le dichiarazioni odierne del sindaco Sala, cui faccio però un ultimo appello come all’intero Consiglio Comunale: se potevano avere qualche dubbio sulla legittimità delle richieste fatte da noi papà arcobaleno, la nostra sentenza le ha fugate e quindi è arrivato il momento di procedere con tutte le richieste di trascrizione, sempre e solo nell’interesse dei bambini».

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