Nel corso della conferenza stampa di presentazione del XIII° Congresso Mondiale delle Famiglie, tenutasi il 15 febbraio presso la Sala degli Arazzi del Comune di Verona, è stato affrontato en passant dagli organizzatori anche la questione biglietti e fondi ancora da reperire.

Mentre il primo aspetto è stato illustrato da Jacopo Coghe, presidente di Generazione Famiglia e vicepresidente dell’edizione veronese del Wcf, che ha comunicato la vendita di tutti gli 800 biglietti previsti, il secondo è stato querimoniosamente affrontato da Toni Brandi, presidente di ProVita e della kermesse scaligera, il quale senza giri di parole ha detto della necessità di reperire ancora 200.000 euro per coprire le spese.

Spese indubbiamente gravose, di cui però non si conosce l’esatto ammontare e sui cui finanziatori in essere continua a regnare, come evidenziato dalla stessa consigliera comunale dem Elisa La Paglia, «la più totale opacità».

A essere certe sono invece le spese ingenti, che sosterrà il Comune scaligero in qualità di ente patrocinatore e co-organizzatore del Congresso con quello che, sempre La Paglia, ha indicato quale conseguente «salatissimo costo per i cittadini veronesi”.

La tre giorni si terrà infatti presso il momumentale Palazzo della Gran Guardia, che si erge sulla centralissima Piazza Bra di fronte all’Arena. Costruito quale luogo di rassegna per le truppe della Serenissima, l’edificio è attualmente adibito a centro convegnistico ed espositivo secondo un tariffario comunale per i singoli spazi.

Con decisisone del sindaco Federico Sboarina in data 20 febbraio (che, pervenuta in Affari Giunta il 22, a differenza della delibera non è soggetta a votazione e non va in Gazzetta Ufficiale) ne è stato disposto l’utilizzo del tutto gratuito per i tre giorni del Congresso (29-31 marzo) senza contare i due giorni antecedenti per l’allestimento e quello ssuccessivo per il disallestimento.

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Dalla lettera del sindaco si apprende che, mentre il 29 marzo, saranno messe gratuitamente a disposizione le sale del Piano Nobile, la Sala polifunzionale, l’Auditorium e la parte antistante del loggiato, l’intera struttura sarà invece a medesimo titolo il 30 e il 31 marzo.

Per poter fare i proverbiali conti della serva, bisogna tenere in conto quanto disposto dalla delibera della Giunta Comunale (66/2018) in materie di tariffe della Gran Loggia secondo lo specchietto di sotto allegato.

Si evince, dunque, che per prima giornata il Comune di Verona si priverà d’un guadagno 9.2000 euro (5.000 euro per l’utilizzo esclusivo del Piano Nobile, 1200 euro per l’utilizzo della Sala polifunzionale, 3.000 euro per l’Auditorium). Per le altre due giornate la perdita ammonterà a 28.204 euro così suddivise: 6.000 per l’Auditorium, 900 per il Foyer Auditorium, 3.200 per la Sala convegni, 2.000 per la Bouvette, 2.400 per la Sala polifunzionale, 10.000 euro per il Piano Nobile, 3.704 per il Loggiato (considerando che sulla base della planimetria esso misura 926 mq e che ogni mq è tariffato a 2 euro). Alla somma complessiva di 37.404 euro ne andranno aggiunti 21.153 per i giorni d’installazione/disinstallazione (secondo il dimezzamento del 50% dei costi di concessione indicati dalla delibera) per un totale di 58.557.

Ma a tale somma andranno poi assommate tutte le interminabili esenzioni elencate nella decisione di Sboarina. Alcune di esse sono facili da conteggiare, altre meno.

Si apprende così della concessione della Sala Arazzi in Palazzo Barbieri (che, in occasione di matrimoni, viene concessa per la somma di 500 euro all’ora) per un workshop dalle 15:00 alle 18:00 del 29 marzo con perdita di 1.500 euro. Della possibilità per i congressisti, previa esibizione del badge, di accedere all’Arena, ai Musei Civici e agli altri monumenti, versando appena 1 euro: il che vuol dire, in considerazione della normale tariffa della Verona Card (pari a 20 euro) e del numero dei convegnisti (800 sulla sola base dei ticket venduti senza dunque considerare i relatori, accompagnatori e componenti dello staff), che la perdita sarà pari a 15.200 euro.

Ci sono poi le spese relative alla polizia municipale in vista della Marcia per la Famiglia di domenica 31 marzo. Tenendo in conto che per l’ultimo Papà del Gnoco sono stati spesi al riguardo 33.000 euro e che sono state interessate aree non pedonali nonché delle ultime modiche in materia di relativa tariffazione, volendo fare una stima al ribasso bisognerà conteggiare 10.000 euro.

A questa somma stimata di 85.257 euro vanno aggiunte le spese per l’affissione dei manifesti, per l’occupazione del suolo pubblico, per la fornitura di corrente elettrica dai contatori di Palazzo Barbieri e Piazza dei Signori, la fornitura di arredi verdi, la disponibilità con annesso trasporto di materiale di vario tipo, la sosta gratuita in piazzale Maestri del Commercio per i pulmann dei partecipanti alla marcia del 31 marzo e la relativa esenzione del pagamento del ticket Ztl.

E, infine, beffa delle beffe, in deroga all’ordinanza prevista per il Mobility Day di domenica del 31 marzo, i mezzi dei congressisti, delle autorità, dei vip, degli organizzatori, dei fornitori potranno circolare liberamente in centro storico. Aspetto, questo, che, oggetto anche di una vignetta satirica di Gianni Falcone, sta suscitando ampio malumore tra i veronesi.

Insomma, una città per tre giorni espropriata alla cittadinanza, che da questo Congresso non ci ricaverà nulla se non un costo di 100.000 euro. Volendo conteggiare al ribasso.

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Iniziata poco dopo le 12:00 presso la Sala degli Arazzi del Comune di Verona, la conferenza stampa di presentazione della XIII° edizione del World Congress of Families si è subito aperta con due fuoriprogramma. 

Prima Giovanni Zardini (Circolo Pink) in fondo alla sala ha cominciato a urlare, rivolto al tavolo dei relatori: «Omofobi, integralisti», per poi essere subito accompagnato fuori dalle Forze dell'ordine presenti, sia pur dopo qualche spintone reciproco. Poco dopo, un altro attivista presente si è alzato e, a voce alta, interrompendo i lavori, ha rivendicato «i valori antifascisti oltre a quelli della famiglia» della Costituzione. A sua volta, è stato subito condotto all'esterno della Sala degli Arazzi.

Toni panegiristici, invece, nei riguardi dell'evento da parte dei relatori: Federico Sboarina (sindaco di Verona), Antonio Brandi (presidente di ProVita e chair-man del Wcf), Jacopo Coghe (presidente di Generazione Famiglia e vicepresidente del Wcf), Alberto Zelger (consigliere comunale e componente del Comitato esecutivo del Wcf), Elena Donazzan (assessora all’Istruzione e al Lavoro della Regione Veneto), Massimo Gandolfini (presidente del Family Day), Filippo Savarese (direttore delle campagne della Fondazione CitizenGo).

Il sindaco, in particolare, ha dichiarato: «Sarà uno straordinario laboratorio di idee e promuoverà azioni di sostegno concrete a favore della famiglia, che è e rimane il nucleo fondante della nostra società, secondo anche l'articolo 29 della Costituzione»Ecco perché «il Comune di Verona ha deciso di co-organizzarlo, insieme all'associazione Wcf, concedendo gli spazi della Gran Guardia».

Mentre Jacopo Coghe, presidente di Generazione Famiglia e vicepresidente del Congresso veronese, ha informato della vendita di tutti gli 800 biglietti disponibili, Antonio Brandi, presidente di ProVita e del Wcf scaligero, ha invece ricordato come servano alla realizzazione della tre giorni 200.000 euro, facendo appello alla generosità di sostenitori e simpatizzanti.

In riferimento invece alle polemiche relative alla questione patrocinio/logo del Governo, lo stesso Coghe ha chiesto un incontro tra Vincenzo Spadafora sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, e le associazioni promotrici del World Congress of Families.

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Entra nel vivo la 489° edizione del Bacanal del Gnoco, il carnevale veronese, legato alla storica maschera del Papà del Gnoco.

L’elezione di chi dovrà rivestirne quest’anno i panni avverrà il 10 febbraio in piazza San Zeno e, come comunicato dal comitato organizzatore domenica scorsa, restano al riguardo confermate le candidature di Sebastiano Ridolfi (in arte Fox) e Francesco Gambale (in arte Franz). Candidature in bilico fino alla settimana scorsa a seguito delle polemiche sulla partecipazione del sindaco Federico Sboarina a un convegno che, dedicato al Bacanal, è stato organizzato da Fortezza Europa.

Come noto, il gruppo neonazista, presieduto da Emanuele Tesauro, aveva attaccato, il 31 dicembre, la candidatura di Fox in quanto strumentalizzatore della «maschera sanzenate per la promozione di fantomatici diritti Lgbt». Lo stesso giorno Luca Castellini, coordinatore di Forza Nuova per il Nord Italia, aveva a sua volta insultato l’attivista in un post: «Stop ai provocatori dello sbiancamento anale».

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L’ondata di sdegno per tali attacchi ha visto pronunciarsi a sostegno di Ridolfi, oltre a esponenti del locale mondo politico dem, l’attrice veronese Eva Grimaldi, compagna di Imma Battaglia, che in un’intervista a L’Arena del 2 febbraio, ha definito la candidatura «stupenda! E io sono dalla sua parte. Certo Verona è una città che non fa niente per il movimento Lgbti, anzi».

Ieri è stata la volta di Ivana Spagna, nativa di Valeggio sul Mincio, che in un messaggio privato ha scritto: «Caro Sebastiano, ti faccio tanti in bocca al lupo per la tua candidatura al Papà del Gnoco. Saresti un Sire dal cuore nobile. Un abbraccio. Ivana».

Oggi Fox ha incassato il sostegno del comico Daniele Gattano, che ha realizzato il video con lo slogan Make Verona Gnoco Again!

Ma, a sorpresa, anche quello di Don Alemanno, l’autore di Jenus, che ha realizzato un fumetto ispirato alle dichiarazioni di Fortezza Europa e Forza Nuova. Fumetto raffigurante Gesù, che, intervistato davanti all’arena di Verona, alla domanda: Signor Cristo, lei cosa pensa di questa storia dello sbiancamento?” risponde: Ahhh, non ne so nulla! Il mio è una Fortezza.

Don Alemanno ha pubblicato poi il disegno sulla sua pagina Facebook, spiegandone così i motivi: «Un'associazione di estrema destra veronese, Fortezza Europa, ha prontamente palesato il proprio prurito per questa scomoda rivelazione, opponendosi alla candidatura di "Fox" (così viene chiamato Ridolfi). Ha poi organizzato un... incontro culturale... no va be', non era proprio culturale. Diciamo che era una cena, ecco... a cui ha partecipato anche il sindaco di Verona Federico Sboarina.

Puntuale come un treno è arrivato il supporto dei militanti di Forza Nuova, i quali non hanno mancato di dire la propria sui social con argomentazioni che oserei definire "birbantelle".

Insomma, il polverone è tale che il direttivo Bacanal del Gnoco ha valutato l'ipotesi di annullare le elezioni e decidere tutto in conclave.

Vi starete chiedendo se è un fatto di una gravità tale da doverne parlare qui sulla mia pagina. No, effettivamente raccontato così non sembra esserlo. Si tratta solamente di una maschera, di un carnevale, di qualche post e di una... cena. Il fatto in sé non sembra essere degno di particolare attenzione se non da parte delle persone direttamente coinvolte e dei cittadini di Verona.

Ma ho deciso di parlarvene perché io e Fox la pensiamo in maniera diametralmente opposta sul cosa preferire tra Gnoco e gnocca. Io non vivo nella sua pelle e NON SO cosa si provi a venire mortificati per il proprio orientamento sessualeNon so cosa si provi a sapere che non saranno le mie parole e le mie azioni a definirmi come individuo, ma sempre e comunque un alone fucsia attorno, e un post-it in fronte con su scritto "Fr0C10"Io non so cosa significhi tutto questo, ma l'ho intuito per un attimo. E quell'attimo ho voluto condividerlo con voi».

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«A Verona basta davvero poco per creare scandalo in tutto il regno. Basta che ci sia una persona non gay, ma dichiarata, che si candidi a impersonare una maschera che è della città ed è scandalo. Trovo imbarazzante che la politica si metta di mezzo in una cosa che è fatta per far divertire la gente e far stare bene. In questo senso mi ha ferito e impressionato sapere della partecipazione di Sboarina, che è anche il mio sindaco, all’evento Il Bacanal del Gnoco. Radici, storia, tradizione».

A parlare così ai nostri microfoni è Sebastiano Ridolfi, detto Fox, manager nel settore informatico e attivista Lgbti, che è stato fra l’altro uno dei principali organizzatori del Pride di Verona nel 2015. 

Il riferimento è alla polemica che, sollevata il 31 dicembre dal gruppo d’estrema destra Fortezza Europa sulla sua candidatura a Papà del Gnoco (la maschera protagonista dello storico carnevale veronese, il Bacanal del Gnoco), sta montando vertiginosamente negli ultimi giorni. Non senza quelle inevitabili connotazioni politiche che l’hanno portata fuori dai ristretti confini scaligeri. Inevitabili perché Federico Sboarina, sindaco di Verona, ha appunto partecipato, sabato scorso, a un evento organizzato proprio da Fortezza Nuova su quella che è considerato tra le più antiche feste carnascialesche d’Europa. 

"Strumentalizzare il Papà del Gnoco per promuovere i fantomatici diritti Lgbti"

Per quanto Sboarina ci abbia tenuto a precisare d’aver partecipato a titolo privato, è un dato di fatto che Fortezza Europa sostiene per l’accennata candidatura Francesco Gambale, detto Franz, vicino tanto al loro gruppo quanto alla band nazirock Gesta Bellica

Sostegno, questo, che si accompagna alla denigrazione di Sebastiano Ridolfi, che veniva così presentato il 31 dicembre dall’organizzazione politica: «Quest’anno il continuo e progressivo allontanamento dai dettami tradizionali ha fatto sì che si potesse creare un'ulteriore stortura, concedendo alla politica di insinuarsi nel Carnevale veronese. L'annuncio della candidatura a Papà del Gnoco 2019 di un personaggio presentatosi alla stampa come “attivista gay veronese” non lascia spazio a equivoci circa la volontà del candidato di strumentalizzare la maschera sanzenate per la promozione di fantomatici diritti Lgbt.

La propensione alle “carnevalate” e al ricoprirsi di ridicolo di queste simpatiche macchiette è oramai arcinota a tutti i veronesi, che in altre occasioni hanno avuto modo e mai il piacere di assistere a sfilate tanto inopportune quanto di pessimo gusto. Il nostro augurio è che la maschera venga definitivamente sottratta dalle mani di chi vorrebbe speculare per fini politici e individuali su di essa per esser così restituita ai valori genuini, popolari e tradizionali che la ispirano nonché di diritto fatta nuovamente rinsaldare al quartiere di San Zeno».

Ma in realtà il 31 dicembre Ridolfi non s’era affatto presentato alla stampa quale attivista gay veronese, essendo notori in città tanto la sua condizione omosessuale quanto l’impegno per i diritti delle persone Lgbti. A tal punto notori da essere stato oggetto di specifiche domande a chi l’aveva intervistato nel merito.

Una tale precisazione potrà sembrare una sottigliezza di scotiana memoria e dunque inutile. Ma è invece nodale per dimostrare come l’invocata strumentalizzazione politica sia inesistente e serva da pretesto a demonizzare presso una certa opinione pubblica la candidatura di una persona omosessuale dichiarata. Le stesse parole “fantomatici diritti Lgbti” e, soprattutto, il passaggio sulla “propensione alle “carnevalate” e al ricoprirsi di ridicolo di queste simpatiche macchiette” ne sono una riprova.

Le accuse della consigliera dem La Paglia: "Post omofobo"

Precisazione ancor più nodale all’indomani di un post della consigliera comunale dem Elisa La Paglia che, intervenuta sulla partecipazione di Sboarina all’evento di sabato scorso, aveva ieri scritto senza giri di parole che il post del 31 dicembre è omofobo.

Accusa che Fortezza Europa ha tentato di respingere con un nuovo post, in cui s’è nuovamente invocato l’argomento della strumentalizzazione. 

«In merito alle accuse di omofobia rivolte da Elisa La Paglia alla nostra Associazione, teniamo a precisare che all’interno della nota stampa comparsa sulla nostra pagina facebook in data 31/12/ 2018, mettevamo in guardia circa il pericolo che la politica si potesse insinuare nel Carnevale veronese, proprio a seguito dell’annuncio della candidatura a Papà del Gnoco 2019 di un sedicente “attivista gay veronese”, pronto, a nostro avviso, a strumentalizzare la maschera sanzenate per la promozione di fantomatici diritti LGBT. In sostanza lamentavamo come la teoria dei diritti umani abbia avuto negli ultimi 70 anni una crescita smisurata, portando a confondere i desideri con i diritti. Questi ultimi, infatti, in origine si facevano coincidere con posizioni giuridicamente garantite per difendere la persona contro l’esercizio arbitrario dell’azione di governo. 

Ora, nel 2019, si sono trasformati invece in legittimazione dell’arbitrio personale. 

Che cosa abbiano di omofobo queste parole, non intendiamo lasciarlo decidere da una La Paglia di turno, che risponderà delle proprie lesive affermazioni nelle sedi competenti».

Da parte sua Sboarina ha parlato di polemicucce e di partecipazione a un evento, cui era stato invitato da un’associazione culturale. Ma a essere un’organizzazione politica è la stessa Fortezza Europa ad affermarlo sulla propria pagina Facebook.

Ma che cos'è Fortezza Europa? 

Organizzazione politica che, nata da una scissione di Forza Nuova in occasione delle amministrative del 2017 a sostegno proprio della canditatura Sboarina, si richiama già nel nome alla propaganda del Terzo Reich con riferimento al Festung Europa. Il loro simbolo è un cerchio con al centro quattro frecce, che rappresentano l’identità, la famiglia – intesa, questa, come gens, stirpe, clan -, l’autarchia e l’aristocrazia col rifiuto radicale di ogni postulato egualitario. Tra gli autori di riferimento Julis Evola, Léon Degrelle, Robert Brasillach, Dominique Venner mentre non pochi dei militanti si dichiarano esplicitamente nazisti ed esaltano il Mein Kampf.

Oltre al consigliere comunale Andrea Bacciga, recentemente distintosi  per aver fatto il saluto romano in aula, Fortezza Europa conta tra i suoi componenti Yari Chiavenato, già esponente degli Skinhead locali e segretario provinciale di Forza Nuova Verona con guai giudiziari per risse e aggressioni, ed Emanuele Tesauro che ne è il presidente. Tesauro è fra l’altro il fondatore della band nazi-rock Hobbit che, con Topi Neri e Compagnia dell’Anello, si è esibita, il 19 gennaio, nel contestato concerto in memoria di Jan Palach a 50 anni dalla morte. 

Concerto che, nonostante le proteste di un gruppo di senatori cechi per l’inaccettabile appropriazione della figura simbolo del “socialismo dal volto umano” da gruppi d’estrema destra, ha incassato il patrocinio della Provincia di Verona e, in seconda battuta, del Comune scaligero. Comune, retto appunto da quello Sboarina che si è limitato a liquidare come polemicucce la sua partecipazione all’evento di sabato scorso.

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Mano nella mano contro l’omofobia. Accogliendo quest’appello per protestare contro l’aggressione dell’11 agosto a danno d’una coppia gay, circa 600 persone si sono  ritrovate ieri, alle ore 16:00, sotto il monumento di Vittorio Emanuele II in piazza Bra a Verona.

Non appena il corteo antiomofobico (ingrossatosi durante il percorso) si è mosso, si sono registrati momenti di tensione a seguito della reazione di alcuni turisti russi seduti ai tavolini di un caffè. I quali, capiti i motivi della manifestazione, si sono alzati in piedi con gesti d’evidente disapprovazione ma sono stati subito invitati da agenti della polizia a rimettersi seduti in silenzio.

Poco dopo alcuni giovani, successivamente identificati come appartenenti a CasaPound, hanno invece tentato di introdursi nel corteo. Ma i manifestanti, intonando slogan antifascisti, li hanno fatti allontanare.

La passeggiata mano nella mano contro l’omofobia è stata molto partecipata per essere la metà di agosto. All'arrivo in piazza dei Signori i presenti erano oltre il migliaio.

Organizzata dal collettivo Assemblea 17 Dicembre e dai principali organismi Lgbti veronesi, la manifestazione ha visto il fattivo supporto dell’intera galassia associativa de L'altra Verona, Non una di meno, l'Anpi e Antifascisti veronesi.

Presenti al completo, tranne il Movimento 5 Stelle, le delegazioni dei consiglieri comunali dell'opposizione con i capigruppo di Verona in Comune e del Pd. Del Partito Democratico anche il direttivo cittadino con il segretario Luigi Ugoli. C’erano inoltre rappresentanze di Potere al Popolo e Rifondazione Comunista.

Numerosi gli interventi in Piazza dei Signori, tra cui quello toccante di Angelo e Andrea, la coppia aggredita. Non sono mancati duri j’accuse al sindaco Federico Sboarina, la cui politica è stata definita “intollerante e oscurantista”.

È stata inoltre ribadita, da parte delle associazioni Lgbt scaligere insieme con Angelo e Andrea, la volontà d’approfondire la dinamica dell'accaduto chiedendo conto all'amministrazione del comportamento dei vigili urbani, accusati di ritardo e negligenza nell’intervenire al momento dell'aggressione. 

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Camminavano mano nella mano a Verona, sabato 11 agosto, nella centralissima piazza Bra, mentre nella vicina Arena stava andando in scena Aida.

Questa, per un gruppo di giovani 20enni, la colpa di Angelo (59 anni) e Andrea (22 anni) che, sposatisi nel 2015 a Barcellona, sono stati prima insultati quali froci di merda e femminucce, quindi aggrediti fisicamente.

«Un ragazzo mi ha dato uno spintone – così Angelo – e poi ha colpito con una forte sberla Andrea. Per fortuna non è stato grave fisicamente, perché ci siamo allontanati chiedendo aiuto ad un vigile, che è intervenuto fischiando. Ma se noi fossimo rimasti lì, cosa ci avrebbero potuto fare?».

Ma per la coppia, che ha sporto querela contro ignoti per l'aggressione, la polizia municipale avrebbe compiuto una grave omissione non identificando gli aggressori, successivamente dileguatisi. Motivo per cui hanno presentato una seconda denuncia contro gli agenti.

Accusa respinta con fermezza dal vicecomandante Lorenzo Grella che, difendendo l’operato dei due agenti giunti in soccorso, ha dichiarato all’Ansa: «Sono intervenuti dopo avere sentito urla da una certa distanza. Uno dei due vigili si è anche frapposto a un giovane, che ha cercato di venire ancora a contatto con la coppia che diceva di essere stata aggredita.

Ma non c'è stato materialmente il tempo di identificarlo, perché il ragazzo subito dopo è fuggito, dileguandosi tra la folla».

Grella ha quindi aggiunto: «Sono state fasi concitate e i due agenti di pattuglia si trovavano a 250 metri dal luogo dell'aggressione, senza nessuna visione diretta di quello che era successo. Abbiamo già provveduto ad acquisire il materiale video e la relazione dei due agenti sarà inviata alla Procura della Repubblica. Chi chi ha lanciato certe accuse se ne assume la responsabilità».

Le parole del sindaco di Verona

Dura la reazione del sindaco Federico Sboarina, che ha dichiarato: «Ho sempre detto in altre occasioni che a Verona non è accettata alcuna forma di intolleranza e, tanto meno, di violenza».

Sul j’accuse mosso alla polizia municipale il primo cittadino di Verona ha poi affermato: «Sul caso di piazza Bra non è ammessa nessuna forma di strumentalizzazione e attendo l'esito delle indagini per capire l'esatta dinamica dei fatti».

La condanna del presidente Zaia

Parole di ferma condanna quelle pronunciate, nella serata d’ieri, dal presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, che ha detto: «Mi auguro venga fatta al più presto chiarezza e che i responsabili vengano assicurati alla giustizia. Non esiste una giustificazione per nessun tipo di violenza, né fisica né verbale. Chi ha compiuto questo gesto è semplicemente un incivile prepotente. La violenza, in qualsiasi modo e verso chiunque si manifesti, è deprecabile, va respinta senza indugi e perseguita. Così deve essere anche nel caso della coppia gay di Verona».

La passeggiata contro l'omofobia

Intanto Circolo Pink e Arcigay Pianeta Milk, insieme con altre realtà associative locali (Assemblea 17 dicembre, Sat Pink, Collettivo Anguane, Opificio Psicosociale, Suburban, Azione antifascista Verona, Non una di meno, Rifondazione Comunista, Potere al Popolo, Possibile, Lavoratori Orma, Pci-Fcgi, Laboratorio Paratod@s), hanno indetto per sabato prossimo una passeggiata collettiva, «mano nella mano contro l'omofobia». Appuntamento alle 16:00 in piazza Bra

 

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