La notte del 6 aprile Forza Nuova Perugia affiggeva uno striscione con la scritta No al festival dell’infamia e della perversione nel capoluogo umbro, dove era in corso il Festival del Giornalismo. A finire nel mirino il giornalista sotto scorta de La Repubblica Paolo Berizzi (minacciato di morte per le sue inchieste sul neofascismo e per il libro NazItalia - Viaggio in un Paese che si è riscoperto fascista, che ieri ha compiuto un anno dalla sua pubblicazione), Vladimir Luxuria e padre Alex Zanotelli.

A pochi giorni dal 25 aprile, alle cui celebrazioni il ministro dell’Interno Matteo Salvini non parteciperà per sua pubblica ammissione, abbiamo raggiunto Paolo Berizzi.

Paolo, quello del 6 aprile è stato uno degli ennesimi attacchi dei forzanovisti alla tua persona. Noti qualcosa di nuovo rispetto al passato?

Null'affatto. Sono i classici attacchi fascisti di Forza Nuova. Per loro tutto ciò che si discosta dal modello di famiglia tradizionale è infamia e perversione. Se si raccontano e si denuncia la loro matrice violenta, per loro - come per altri gruppi neofascisti (CasaPound, Lealtà e Azione, Veneto Fronte Skinheads) - sei un infame. Oggetto di quello striscione eravamo io, Vladimir Laxuria e padre Zanotelli.

In quello striscione c’è tutta la retorica patetica e la propaganda fascista, che Forza Nuova porta avanti da anni. È un classico loro. Come è un classico loro, l’uscire di notte e attaccare uno striscione nel nascondimento: una modalità vigliacca.

C’è stato, secondo te, in questi anni un crescente interesse da parte della galassia neofascista e neonazista per i temi della famiglia e delle persone Lgbti? Oppure si può parlare di mera continuità?

Bisogna tenere in conto che il loro dogma principale è Dio, patria e famiglia. Dove per famiglia loro intendono quella composta da uomo, donna e figli. Uomo e donna, nello specifico, sono considerati totalmente diversi, ognuno coi propri ruoli. Un ruolo che per la donna, tanto nella società quanto nella famiglia, è subordinato.

È chiaro che c’è stata una brusca accelerazione su questo tema negli ultimi anni. Il Congresso di Verona ha dimostrato come esso sia il cavallo di battaglia dei gruppi neofascisti ma anche dalla Lega, che di fatto è ascrivibile alla galassia dell’estrema destra europea. Non è un caso che tutti gli elementi della suddetta triade siano stati fortemente accentuati. Dio è quello delle associazioni cattoliche ultrareazionarie – si pensi, ad esempio, a Laboratorio Verona –, che si saldano con l’estrema destra e trovano nella Lega una formidabile cerniera. La patria è quella del Prima gli italiani. La famiglia è quella di cui parlavo prima.

Su questi tre temi tali gruppi hanno costruito tutta la loro narrazione e propaganda. Ovviamente chi dissente ed esce da tali binari è considerato una persona pervertita e malata. E questo è tipico del fascista: chiunque la pensi diversamente da loro è un nemico da combattere, un diverso, un malato.

Alla luce della tua esperienza ultraventennale, si registrano in tali gruppi fenomeni di “cameratismo omosessuale” come, ad esempio, avvenne nelle file della Sturmabteilung nazista?

Certo che ci sono: c’erano ai tempi del nazismo e ci sono oggi. Laddove c’è omofobia, ci sono delle identità nascoste e represse. La reazione di conseguenza è un attacco violento e scomposto verso quella che loro considerano una minoranza. Come politici eccellenti di destra, violentemente omofobi eppure omosessuali, so di soggetti militanti in questi gruppi che fuggono dal proprio orientamento sessuale, lo nascondono, lo reprimono (ma non sempre) e poi attaccano violentemente le persone omosessuali.

A fronte d’un numero crescente di raid, spesso anche violenti, di formazioni d’estrema destra e di manifestazioni inneggianti al fascismo credi che si possa parlare di sottovalutazione del fenomeno da parte della magistratura?

Lo noto purtroppo e lo denuncio da tempo. Io credo, e lo dico anche, che oggi l’estrema destra è alla guida di questo Paese. Non lo è ufficialmente ma ufficiosamente grazie anche ad autorevoli esponenti di questo governo, che hanno sdoganato e legittimato i gruppi neofascisti. E, per giunta, usano le stesse parole di questi gruppi a partire dal ministro Salvini. Prima gli italiani è uno slogan di CasaPound. È stato scippato a CasaPound ed è stato fatto diventare una parola d’ordine di questo governo, che è quello più a destra degli ultimi 50 anni.  Per non parlare poi di slogan tipici del Ventennio come Me ne frego, Chi si ferma è perduto, Tanti nemici tanto onore.

Tali gruppi non sono stati solo sdoganati e legittimati ma sono stati dati loro spazi di agibilità politica. È caduta, di fatto, la pregiudiziale rispetto al fascismo. Purtroppo anche pezzi delle istituzioni, come la magistratura ma anche la politica e gli amministratori locali, hanno assunto posizioni blande quando non giustificatorie rispetto a questi fascismi di ritorno. Fortunatamente non tutti. Sono tanti i magistrati che fanno il loro dovere. Penso, ad esempio, al caso di Bari, dove CasaPound è sotto inchiesta per tentata ricostruzione del Partito Fascista.

Per formazione e convinzione io sono uno di quelli che non commenta le sentenze dei magistrati. Ma alcune di esse lasciano non poco perplessi. Non si può, ad esempio, non citare il caso del 29 aprile 2017, quando al Campo X del Cimitero Maggiore di Milano CasaPound e Lealtà e Azione fecero 1000 saluti romani. Ebbene, il Tribunale di Milano ha sentenziato che quella parata neofascista era stata una mera commemorazione funebre.

Oppure il caso dello stabilimento balneare di Chioggia – da me portato alla pubblica attenzione –, tappezzato di simboli fascisti e di cartelli anche inneggianti alle camere a gas, dove, nel luglio di due anni fa, si tenne davanti a 650 persone un comizio d’esaltazione del Duce e di attacco la democrazia. Per la Procura di Venezia quel comizio era stata un’espressione del libero pensiero. Anche la magistratura ha dunque le sue responsabilità.

Vorrei ricordare che l’allora ministro della Giustizia Andrea Orlando – e lo ha ribadito ultimamente anche un costituzionalista di fama come Gaetano Azzariti – disse che questi gruppi possono essere sciolti. Io ritengo che gruppi come Forza Nuova, CasaPound, Lealtà e Azione, Veneto Fronte Skinheads vadano sciolti. Gli strumenti ci sono, le leggi ci sono: occorre solo applicarle.

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In pochi giorni Forza Nuova ha inscenato in diverse ragioni raid contro ciò che ritiene infamia e perversione.

Prima a Bologna, dove la mattina del 4 aprile l’ingresso della  Libreria della Donne in via San Felice è stato tappezzato di volantini e “transennato” con un nastro segnaletico bianco e rosso. Sotto attacco la serie d’eventi culturali dal titolo Identità di genere nei libri, per l'infanzia, che, secondo militanti forzanoviste, inculcherebbero nelle «menti dei nostri figli un pensiero abnorme e innaturale». Blitz difeso dai vertici del movimento d’estrema destra, sulla cui pagina ufficiale è ieri comparso il post minaccioso: «Bologna. Dei vostri libri gender faremo falò».

Nella notte d’ieri Forza Nuova Perugia ha invece affisso uno striscione con la scritta No al festival dell’infamia e della perversione nel capoluogo umbro, dove termina oggi il Festival del Giornalismo.

A finire nel mirino dei militanti il giornalista sotto scorta de La Repubblica Paolo Berizzi (minacciato di morte per le sue inchieste sul neofascismo e per il libro NazItalia - Viaggio in un Paese che si è riscoperto fascista), Vladimir Luxuria e padre Alex Zanotelli.

Con un post sgrammaticato su Fb la sezione umbra ha così motivato il raid: «Con questo esplicito striscione Forza Nuova si schiera contro il festival del giornalismo che si sta celebrando in questi giorni a Perugia. Un concentrato di idiozie politicamente corrette, prive di qualsiasi attinenza alla realtà. Quello che doveva essere un evento dedicato all’informazione si è difatti tramutato in un cenacolo partigiano di ispirazione trozkista. L’ultimo vagito di una sinistra sconfitta dal flusso degli eventi e schifata dalla gente.

Si parte dall’aberrante conferenza pornografica del signor Guadagno, in “arte” Luxuria , sulla "Transessualità spiegata ai bambini”. Si passa quindi ai piani pro società multirazziale di Don Zanotelli. Chissà se fra gli effetti benevoli dell’immigrazione a cui pensa vi è anche la scazzottata fra pusher stranieri a Fontivegge di qualche giorno fa ?

Infine come farci mancare il solito pistolotto antifascista di Berizzi? Già, perché il libro dell’editorialista della Repubblica è un must per la sinistra terminale: una accozzaglia di fatti a malapena verosimili e disarticolati nel tempo e nello spazio, scritti sotto la dettatura di un traditore, alla ricerca spasmodica di un istante di fama. Apprendiamo infine, della possibile presenza della creatrice delle Femen. Il circo antifascista e pro Soros sarebbe a quel punto al completo. Ci auguriamo anzi che la Shevchenko ci sia e si spogli come suo solito, contribuirebbe infatti a far alzare il livello».

Berizzi ha così commentato su Fb l’accaduto: «E anche a Perugia i fenomeni di ForzaNuova mi danno il benvenuto per la mia partecipazione al #Festivalinternazionaledelgiornalismo #ijf2019: solito vigliacco striscione fascista nella notte e comunicato su Fb. Se la prendono anche con #Luxuria e don #Zanotelli. Ah, io sono l'infame! Che pena mi fate!».

Sempre nella giornata d’ieri è toccato, infine, alla ministra della Difesa subire l’offensiva di Forza Nuova, che davanti alla base navale di Porta Marola a La Spezia ha srotolato uno striscione con la scritta: Trenta, dimettiti. Motivo dell’indignazione, questa volta, gli auguri che la ministra aveva rivolto, alcuni giorni fa, a due donne della Marina militare unitesi civilmente.

«Riteniamo inaccettabili – così in una nota Angela Verdicchio, coordinatrice regionale della Liguria – le dichiarazioni del ministro della Difesa, che parla di svolta e di evoluzione culturale a proposito di un evento che non è altro che un attacco alla famiglia, nonché l'ennesimo tentativo di sovvertire l'ordine naturale delle cose.

Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, allineata al peggior politicamente corretto, in linea con l'operato di quel Governo che ama definirsi "Governo del Cambiamento", mostra il volto del vero oscurantismo dei nostri tempi: quello della ragione e del buon senso, sperticandosi in auguri discriminatori verso tutti quei membri delle forze armate che hanno contratto un vero matrimonio e ne sostengono i doveri senza aspettarsi niente dalle istituzioni, attribuisce alle forze armate il suo pensiero di sostegno alla propaganda omosessualista.

A fronte delle difficoltà che affronta il popolo lavoratore sottopagato e vessato da tasse inique, pensionati immiseriti e derubati, infrastrutture civiche ed istituzioni sociali in degrado, si vuole rimediare a costo zero elevando a diritti quelli che sono desideri poco edificanti, tralasciando i veri diritti primari dei cittadini».

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Autorizzata dalla Prefettura e Questura di Prato la manifestazione indetta da Forza Nuova il 23 marzo in occasione del 100° anniversario della nascita dei Fasci di Combattimento. Una decisione presa da tutti i componenti del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica dopo il via libera del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Al corteo, che partirà alle ore 15:00 da piazza della Stazione per arrivare in piazza del Mercato Nuovo, prenderà parte anche il leader nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore.

Nella nota diffusa dalla Prefettura si è fatto appello «al senso di responsabilità di tutti, Istituzioni e società civile, nel rispetto della legalità e dei principi di libertà di riunione e di libera manifestazione del pensiero sanciti dagli artt. 17 e 21 della Costituzione».

Ed è scoppiata immancabilmente la bagarre. Tra i primi a scagliarsi contro la decisione è stato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi che ha dichiarato: «Il ministro degli Interni Salvini ha dato la sua risposta. Ha deciso di dare diritto di tribuna pubblica a una formazione di estrema destra in una città che non la vuole. Trovo sconcertante e inaccettabile che si possa autorizzare nei fatti la celebrazione dei cento anni del fascismo». 

Un’autorizzazione ancora più sconcertante per Rossi dal momento che Prato è «città medaglia d'argento della Resistenza» e, dunque, «non può essere teatro di una manifestazione dove troveranno spazio richiami al fascismo e al razzismo». 

Contrari al corteo, ancor prima della decisione, il sindaco di Prato, Matteo Biffoni,e i veritici la Diocesi pratese, che avevano espressamente chiesto il divieto della manifestazione. 

Il via libera non ha fatto che alimentare un clima già rovente a Prato dopo che alla vigilia ignoti avevano vandalizzato la sede dell'Anpi e del Pd con svastiche e scritte inneggianti al fascismo.

Condanna durissima per il permesso della manifestazione da parte dell’Anpi Nazionale, che ha aderito alla mobilitazione antifascista (In)tolleranza zero - Prato città aperta, solidale, antifascista. Mobilitazione, che indetta da una cinquantina tra associazioni, gruppi, partiti e movimenti, si terrà in contemporanea con quella dei forzanovisti. 

A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato, il 19 marzo (appena un giorno prima del permesso di Prefettura e Questura), Massimo Nigro, candidato sindaco di Fn a Prato e promotore del corteo di sabato. 

Intervistato da La Zanzara, Nigro ha esaltato Mussolini come il miglior statista che il Paese abbia avuto. Ha poi detto di essere incuriosito da Hitler, aggiungendo: «Vorrei studiarlo di più» e minimizzando contemporaneamente l’Olocausto col dire: «Muore un sacco di gente in questo mondo».

Attacchi poi a raffica contro le persone omosessuali e i Pride quali parata di «scimpanzé: Se vogliono sbaciucchiarsi, lo facciano dentro casa loro. Non per strada».

Clicca per ascoltare l'audio integrale delle dichiarazioni di Nigro

 

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Due udienze l’una a poca a distanza dall’altra (19 e 21 febbraio), ma entrambe celebrate a Forlì con Forza Nuova Romagna sul banco degli imputati per istigazione all’odio contro le persone omosessuali.

Una sorta di unicum, al momento, dal punto di vista giurisprudenziale in ragione dell’applicabilità della legge Reale-Mancino (i cui disposti sono confluiti negli artt. 604 bis e 604 ter del Codice penale) agli atti discriminatori da orientamento sessuale e identità di genere.

Merito, questo, dell’avvocato Christian Guidi, componente di Aiga (Associazione Italiana Giovani Avvocati) e legale di Arcigay Rimini, che si è costituita parte civile insieme col Comune di Cesena in entrambi i procedimenti giudiziari.

Il primo - la cui relativa udienza si è svolta il 19 febbraio con prossimo dibattimento fissato al 28 giugno dalla giudice Nunzia Castellano – vede imputato il solo Mirco Ottaviani, coordinatore di Forza Nuova Romagna, per l’affissione di falsi manifesti funebri a danno di Manuel Papi e Marco Trentini, la prima coppia a essersi unita civilmente a Cesena il 25 settembre 2016.

Nel secondo, invece, il gup del Tribunale di Forlì Marco De Paoli ha rinviato a giudizio lo stesso Ottaviani e altri nove forzanovisti per aver inscenato, il 5 febbraio 2017, un corteo funebre a Cesena in occasione dell’unione civile tra Matteo Capacci e Marco Zaccaria. In questo processo si sono costituite parte civile anche la coppia offesa e Rete Lenford.

Contattato telefonicamente da Gaynews, l’avvocato Guidi, ricordando come il 25 maggio 2018 Ottaviani fosse stato rinviato a giudizio proprio per istigazione all’odio contro le persone Lgbti, ha detto: «Il 19 febbraio, come un anno fa, è incominciato un nuovo processo per razzismo e discriminazione contro la comunità omosessuale. Sosteniamo che la Legge Mancino è baluardo, e intrinseca attuazione, dell’eguaglianza, sancita dall’art. 3 della Costituzione, dunque contro ogni discriminazione, anche l’omofobia.

L’impegno, lo spirito, la volontà di difendere e pretendere dignità e tutela hanno portato i valori costituzionali nella vita reale. Sono orgoglioso che anche l’avvocatura possa contribuire con Arcigay Rimini a questa missione. Capita a volte, oggi è capitato di nuovo».

Marco Tonti, presidente d’Arcigay Rimini, ha invece dichiarato a Gaynews: «In mancanza di un impegno specifico del Parlamento in materia di contrasto all'omo-transfobia è necessario muoversi seguendo tutte le strade possibili. L'uso della Legge Mancino anche per perseguire il reato di omofobia è un tentativo che deve essere portato fino in fondo, perché potrebbe rompere il ghiaccio di una legge contro le discriminazioni verso le persone Lgbt. Un chiaro buco legislativo, che il tribunale può contribuire a colmare.

In questi tempi di incremento dell'omofobia e con il futuro tetro che si prefigura è necessario avere tutti gli strumenti possibili per difendere le persone gay, lesbiche e transessuali da infamie e discorsi d'odio».

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Entra nel vivo la 489° edizione del Bacanal del Gnoco, il carnevale veronese, legato alla storica maschera del Papà del Gnoco.

L’elezione di chi dovrà rivestirne quest’anno i panni avverrà il 10 febbraio in piazza San Zeno e, come comunicato dal comitato organizzatore domenica scorsa, restano al riguardo confermate le candidature di Sebastiano Ridolfi (in arte Fox) e Francesco Gambale (in arte Franz). Candidature in bilico fino alla settimana scorsa a seguito delle polemiche sulla partecipazione del sindaco Federico Sboarina a un convegno che, dedicato al Bacanal, è stato organizzato da Fortezza Europa.

Come noto, il gruppo neonazista, presieduto da Emanuele Tesauro, aveva attaccato, il 31 dicembre, la candidatura di Fox in quanto strumentalizzatore della «maschera sanzenate per la promozione di fantomatici diritti Lgbt». Lo stesso giorno Luca Castellini, coordinatore di Forza Nuova per il Nord Italia, aveva a sua volta insultato l’attivista in un post: «Stop ai provocatori dello sbiancamento anale».

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L’ondata di sdegno per tali attacchi ha visto pronunciarsi a sostegno di Ridolfi, oltre a esponenti del locale mondo politico dem, l’attrice veronese Eva Grimaldi, compagna di Imma Battaglia, che in un’intervista a L’Arena del 2 febbraio, ha definito la candidatura «stupenda! E io sono dalla sua parte. Certo Verona è una città che non fa niente per il movimento Lgbti, anzi».

Ieri è stata la volta di Ivana Spagna, nativa di Valeggio sul Mincio, che in un messaggio privato ha scritto: «Caro Sebastiano, ti faccio tanti in bocca al lupo per la tua candidatura al Papà del Gnoco. Saresti un Sire dal cuore nobile. Un abbraccio. Ivana».

Oggi Fox ha incassato il sostegno del comico Daniele Gattano, che ha realizzato il video con lo slogan Make Verona Gnoco Again!

Ma, a sorpresa, anche quello di Don Alemanno, l’autore di Jenus, che ha realizzato un fumetto ispirato alle dichiarazioni di Fortezza Europa e Forza Nuova. Fumetto raffigurante Gesù, che, intervistato davanti all’arena di Verona, alla domanda: Signor Cristo, lei cosa pensa di questa storia dello sbiancamento?” risponde: Ahhh, non ne so nulla! Il mio è una Fortezza.

Don Alemanno ha pubblicato poi il disegno sulla sua pagina Facebook, spiegandone così i motivi: «Un'associazione di estrema destra veronese, Fortezza Europa, ha prontamente palesato il proprio prurito per questa scomoda rivelazione, opponendosi alla candidatura di "Fox" (così viene chiamato Ridolfi). Ha poi organizzato un... incontro culturale... no va be', non era proprio culturale. Diciamo che era una cena, ecco... a cui ha partecipato anche il sindaco di Verona Federico Sboarina.

Puntuale come un treno è arrivato il supporto dei militanti di Forza Nuova, i quali non hanno mancato di dire la propria sui social con argomentazioni che oserei definire "birbantelle".

Insomma, il polverone è tale che il direttivo Bacanal del Gnoco ha valutato l'ipotesi di annullare le elezioni e decidere tutto in conclave.

Vi starete chiedendo se è un fatto di una gravità tale da doverne parlare qui sulla mia pagina. No, effettivamente raccontato così non sembra esserlo. Si tratta solamente di una maschera, di un carnevale, di qualche post e di una... cena. Il fatto in sé non sembra essere degno di particolare attenzione se non da parte delle persone direttamente coinvolte e dei cittadini di Verona.

Ma ho deciso di parlarvene perché io e Fox la pensiamo in maniera diametralmente opposta sul cosa preferire tra Gnoco e gnocca. Io non vivo nella sua pelle e NON SO cosa si provi a venire mortificati per il proprio orientamento sessualeNon so cosa si provi a sapere che non saranno le mie parole e le mie azioni a definirmi come individuo, ma sempre e comunque un alone fucsia attorno, e un post-it in fronte con su scritto "Fr0C10"Io non so cosa significhi tutto questo, ma l'ho intuito per un attimo. E quell'attimo ho voluto condividerlo con voi».

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Nelle ultime ore del 17 gennaio veniva affisso a Ferrara, nei pressi dell’abitazione del sindaco Tiziano Tagliani, uno striscione recante la scritta No adozioni gay. Un gesto che ha suscitato un’ampia indignazione nella città estense, nella cui Piazza Municipale, domenica mattina, si è tenuta una manifestazione di solidarietà nei riguardi del primo cittadino.

Sul significato del blitz, subito rivendicato dal locale Dipartimento femminile di Forza Nuova, e della mobilitazione domenicale abbiamo chiesto il parere di Eva Croce, neopresidente di Arcigay Ferrara. 

Eva, ci puoi raccontare qual è il clima in città dopo questo evento?

Ferrara, dal dopoguerra a oggi, è sempre stata una città fortemente antifascista. Certo, negli ultimi anni, il clima si è irrigidito: episodi di intolleranza, nei confronti soprattutto di persone straniere, li viviamo purtroppo anche noi, ma di vere e proprie intimidazioni nei confronti delle persone Lgbti non se ne segnalano. Nel Paese si sta creando un clima di scontro culturale: da una parte i “reazionari” e dall'altra chi desidera un Paese più europeo dal punto di vista dei diritti e della cultura democratica e antidiscriminatoria.

Questo gesto intimidatorio, realizzato dai militanti di Forza Nuova nella notte del 17 gennaio, è il primo vero attacco diretto alla nostra comunità in tempi recenti. Quello che preoccupa è che forze di estrema destra e di mentalità fascista vogliono raccogliere consensi. Queste azioni vanno fermate immediatamente. Non sono solo le idee diverse che mi preoccupano: il mio timore è nei riguardi di coloro che agiscono di nascosto e che hanno alla base dei propri comportamenti la violenza e l'intolleranza.

Pur essendo da sempre una città democratica e antifascista, anche Ferrara registra la presenza sempre più consistente di gruppi di estrema destra. Perché, secondo te, queste recrudescenza?

Credo che la crisi economica sia la causa principale di questa recrudescenza. Quando le persone devono fare rinunce, è facile per la politica in cerca di voti lanciare slogan contro coloro che dovrebbero essere la causa dei disagi. Se vuoi è un po' come nel Medioevo, in cui le calamità erano il frutto dell'ira di Dio: oggi si è laicamente sostituito Dio con le minoranze e i più deboli.

Sappiamo che il blitz del 17 gennaio è stato rivendicato dal Dipartimento femminile di Forza Nuova Ferrara. Cosa ti senti di risponde a queste donne?

Sono realmente donne? Hanno agito al buio, di nascosto: non sappiamo nulla di reale nei confronti di chi abbiano compiuto tale azione. Come donna trans faccio veramente fatica ad accettare che ci siano donne, nel XXI° secolo, che sognano un mondo in cui essere sottomesse a una mentalità retrograda e totalmente irrispettosa nei nostri confronti. Ma da attivista mi piacerebbe incontrarle e parlare con loro, per capire meglio cosa le muova ad agire in questo modo.

Quali sono le azioni che avete deciso di mettere in campo dopo quanto accaduto?

Abbiamo aderito a un comunicato stampa di Famiglie Arcobaleno, chiedendo l'adesione di quante più associazioni e gruppi politici della città. E abbiamo organizzato una manifestazione per domenica, alle 11.00 in Piazza Municipale, per respingere con sdegno l'ennesima intimidazione fascista. Manifestazione, cui hanno aderito tante associazioni e tante cittadine e cittadini.

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Il 15 gennaio si è tenuto presso l’Aula Volta dell’Università degli studi di Pavia il dibattito Corpo e libertà - Rappresentazione delle identità trans. Promosso da UniversiGay e Arcigay Pavia Coming-Aut, l’evento fa parte del ciclo d’incontri Untold - Rappresentazione e identità lgbti nei linguaggi dell'arte che, iniziato nel novembre scorso, terminerà a marzo.

L’appuntamento del 15 gennaio ha visto la partecipazione di tre figure di spicco della collettività trans italiana: l’artista Vladimir Luxuria, la presidente onoraria del Mit Porpora Marcasciano, la poetessa pluripremiata Giovanna Cristina Vivinetto.

Nonostante la caratura dell’incontro non si sono fatte attendere le reazioni di Forza Nuova Pavia che, in un comunicato pubblicato su Facebook il 17 gennaio, ha parlato di «carnevale anticipato», di «uomini travestiti da donne», di «alterazione patologica dell’umore che li porta a vestirsi, truccarsi, atteggiarsi come individui appartenenti al sesso opposto al loro». Non senza i soliti argomenti di «propaganda, finalizzata al totale sovvertimento dell’ordine naturale delle cose», di «dono della natura che ci è anche Patria», di «sacralità della famiglia», di «lobby gay».

Riutilizzate anche le pedestri accuse, agitate negli ultimi tempi da Silvana De Mari e media cattoconservatori, di un Mario Mieli mito del «carrozzone arcobaleno» perché «omosessuale, marxista, coprofago, pedofilo, tossicodipendente».

Al comunicato dei forzanovisti pavesi hanno risposto ieri, con una nota congiunta, Barbara Bassani, presidente di Arcigay Pavia Coming-Aut, e Marco La Cognata, responsabile del Gruppo Trans - Arcigay Pavia Coming-Aut.

Per Bassani «quello di Forza Nuova è un delirio incomprensibile e irricevibile, ma in quelle parole c'è racchiuso il male che da sempre colpisce le persone transessuali: la negazione della loro stessa esistenza. Non riconoscere a una persona, qualunque persona sia, la dignità di essere umano ha prodotto lo sfacelo della violenza nazifascista; la stessa violenza che ha umiliato e ucciso migliaia di persone #Lgbti.

Il linguaggio di Forza Nuova evoca i lager, e arriva contro di noi a pochi giorni dalla giornata della memoria, che come ogni anno celebreremo con La memoria sono anch'io: il prossimo 28 gennaio, saremo come sempre in tanti, a ricordare ciò che abbiamo subìto».

La Cognata ha invece dichiarato: «La dignità di tutte le persone transessuali passa attraverso il riconoscimento, la conoscenza, la comprensione di una delle possibili esperienze dell'umano. Forza Nuova dice che vuole difendere la vita, ma di quale vita parla, se ne rifiuta una parte, se la rigetta, proponendo della vita una visione così parziale, così distante dalla realtà?

Noi persone trans continueremo a essere visibili, per dire a tutti e a tutte, anche a Forza Nuova, che noi siamo qui, esistiamo, che si mettessero il cuore in pace, e ascoltassero le parole delle persone contro le quali gettano tanto odio».

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No adozioni gay. Questa la scritta a due colori (nero e rosso) campeggiante su uno striscione bianco, affisso poco prima delle 22:30 di ieri davanti all’abitazione del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani.

Un chiaro richiamo alla decisione presa settimane fa dal primo cittadino del Comune estense (ma resa noto dai media il 15 gennaio) di trascrivere un’adozione spagnola per la mamma non biologica di due gemelline, «permettendo così alle stesse – come rilevava Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno – di essere anche per le leggi e nei documenti del nostro Paese figlie di entrambe le madri, italiani anch’esse».

Il blitz è stato rivendicato su Facebook dal Dipartimento femminile di Forza Nuova Ferrara attraverso un post, in cui si fa ricorso al solito armamentario lessicale: famiglia naturale, lobby gay, pratica omicida dell’aborto, perversione, capriccio. E, in cui, Tagliani è accostato all’omologo parmense, Federico Pizzarotti, che ha registrato, in dicembre, quattro bambini quali figli di tre coppie di mamme.

Ecco il testo del post: «Rimaniamo 'retrogradi', grazie!

Dopo Parma anche a Ferrara si dà il via al riconoscimento dei 'figli' di coppie omosessuali. È il caso di una coppia di due donne, sposate anni fa in Spagna e che hanno avuto due gemelline con la pratica della fecondazione assistita. Continuano, incessanti, i passi pesanti come macigni verso la totale distruzione della famiglia naturale

Ed ogni qualvolta un sindaco si arroga il diritto di riconoscere figli di una coppia gay, esercitando un potere che si scontra con la legislazione italiana,non solo viene commesso un illecito penale, in questo caso specifico si presenta anche l'aggravante di aver compiuto la registrazione delle bambine senza alcuna disposizione da parte del giudice.

Che buffa, per non usare altri termini, questa evoluzione sociale che da una parte avvalla [sic], rendendosi complice, la pratica omicida dell'aborto, sostenendo una falsa libertà della donna difronte la decisione di dare vita o meno ad un feto, dall'altra sostenere l'adozione da parte di coppie omosessuali. Specialisti mondiali hanno dato prova delle problematiche nella crescita di questi bambini: problemi psicosomatici, neuropsichiatrici e di depressione, senza considerare lo sviluppo di una identità psicologia e sessuale di questi bimbi.

Questo è amore o forse una imbarazzante follia di chi per capriccio vuol dare quel velo di parvenza di aver creato una famiglia che nulla ha di diverso da quella legittima, formata da uomo e donna?

Un bambino ha il sacrosanto diritto di avere una figura femminile, la madre e di quella maschile, il padre, è ordine naturale, non è imposizione di qualche retrogrado, come le lobby gay sentenziano su chi, come noi, lotta ogni giorno per tutelare le fondamenta di ogni società civile "la famiglia naturale".

E anche il 'caro' sindaco Tagliani, come Pizzarotti, ha voluto raccattare, non potendo fare diversamente, consensi da parte della lobby di potere LGBT, andando oltre al diritto civile e a quel diritto naturale che, da sempre, ha concesso il miracolo della procreazione solamente nell'unione tra uno uomo ed una donna.

Tutto il resto è egoismo, capriccio e perversione.

TaglianiGameOver».

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Tensione altissima a Veronetta, storico quartiere del Comune scaligero, dopo l’apertura della sede di Forza Nuova in via San Nazaro e la celebrazione del primo anniversario di quella di CasaPound in via Mazza. Tenutesi entrambe nel pomeriggio di sabato 22 dicembre, le due manifestazioni hanno visto la partecipazione dei rispettivi presidenti Roberto Fiore e Gianluca Iannone.

A esse, nella serata dello stesso giorno, ha fatto seguito presso The Firm Club (locale legato all'estrema destra), in viale dell'Industria, il concerto Merry Xmas del gruppo musicale nazirock dei Gesta Bellica.

Proprio per reagire a tali eventi le associazioni antirazziste, antifasciste, antisessite operanti sul territorio veronese (Assemblea 17 dicembre, Circolo Pink, Non Una Di Meno Verona, Potere al Popolo Verona, Cub, Paratodos, Anpi Verona, Aned Verona, Pink Refugees, Libre Verona, Veronetta 129, Social Street Abitanti di via XX settembre e dintorni, Rifondazione ComunistaVeronetta, Azione antifascista Verona) hanno organizzato la manifestazione Teniamoci stretta Veronetta con l’apertura straordinaria delle sedi di alcuni di esse, reading di poesie e storie di migranti, mercatini di libri fino al corteo collettivo, partito alle 15:00 da piazza Santa Toscana.

Ma purtroppo ciò non è bastato ad arginare l’immediata ripresa di violenze e minacce xenofobe, sessiste e omotransfobiche nel quartiere.

Come denunciato da L'Assemblea 17 Dicembre - Veronesi aperti al mondo, «una signora rumena, che parlava al telefono nella sua lingua camminando lungo via XX Settembre, è stata apostrofata come "straniera di merda" e presa a calci, finendo sotto shock al Pronto Soccorso.

E una ragazza che camminava sola lungo via Mazza in abbigliamento non consono all'estetica casapoundina si è presa una violenta spallata, ed ha scelto di non reagire neanche a parole, temendo di peggio».

Per cui «non diteci che esageriamo – conclude l’Assemblea -: è davvero tempo di tenere gli occhi aperti».

Come se non bastasse, nella notte è apparsa sul muro di fronte all'Università la scritta Pink Merda contro il Circolo Pink di via Cantarane, da tempo oggetto di messaggi sempre più minatori.

Gesti che, però, non hanno intimorito i vertici dell’associazione che hanno dichiarato: «Non sarà certo una miserabile scritta a spaventarci. Siamo a Veronetta da più di vent’anni e abbiamo intenzione di restarci ancora per molto».

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«Crema ha un'anima profondamente democratica, solidale, orientata alla difesa dei diritti di ogni essere umano». Parole, queste, non certamente di maniera sulla bocca della sindaca Stefania Bonaldi, che le aveva riportate, il 27 ottobre, in un post di reazione alla manifestazione di Forza Nuova nella cittadina della Bassa.

E Crema continua a dare davvero prova d’un’anima orientata alla difesa dei diritti di ogni essere umano. A partire da quelli dei figli e figlie di coppie omogenitoriali, in riferimento ai quali il Comune del Cremasco può vantare un indubbio primato

L’8 novembre Stefania Bonaldi ha infatti provveduto a iscrivere anagraficamente il piccolo Paolo e a riconoscerne legalmente la genitorialità delle due mamme.

È il quarto di atti consimili effettuati nell’anno a Crema: il 9 maggio la trascrizione degli atti di nascita esteri di due fratellini quali figli di due uomini; il 2 agosto la dichiarazione  successiva di riconoscimento della mamma non biologica sul certificato di nascita di un bambino di sei anni; il 12 ottobre l’iscrizione anagrafica di una nenonata quale figlia d’una coppia di due donne.

Non stupisce, perciò, che il 22 ottobre Stefania Bonaldi sia stata invitata a parlare dell’esperienza cremasca a Bologna in occasione della due giorni organizzata dalla Rete RE.A.DY.

Dell’ultimo caso di registrazione anagrafica di un bambino arcobaleno nel suo Comune la sindaca ha dato notizia attraverso le parole di ringraziamento, che le hanno rivolto le mamme di Paolo.

«Per una volta – così Stefania Bonaldi su Facebook - anche io Ricevo e pubblico: "Cara Stefania, volevamo ringraziarla ancora personalmente per il traguardo di oggi. Qualsiasi strada incontri questo atto di nascita, è un pezzo per iniziare di certo un percorso di diritto per nostro figlio. La responsabilità genitoriale ti invade in ogni caso, la senti vedendolo sgambettare nelle prime ecografie e diventa un treno al primo suo vagito. Sai che difenderai e amerai la creatura che hai chiamato al mondo in ogni modo.

La responsabilità genitoriale la pretende in modo naturale l'amore, non di certo un pezzo di carta, o una legge, ma quella legge e quel pezzo di carta significano tutela giuridica e diritto e non renderemo vano il suo gesto, lottando per mantenerlo pienamente attivo e valido per tutta la vita di Paolo e per la sua piena tutela e dignità. Grazie infinite. P. S. Un caro saluto a lei da tutti noi. Tutta la nostra famiglia (nonni, zii, bisnonni di Paolo), la ringraziano moltissimo per aver legittimato tutti quanti".

Ricevuta questo pomeriggio in occasione della iscrizione di Paolo, neonato, nei registri dello stato civile, insieme alle sue due mamme. Mi pareva bello, e giusto, condividerla».

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