Nella capitale un ennesimo caso di discriminazione a danno d’una coppia gay. Come denunciato dal 39enne Giovanni Marino, lui e il suo compagno, la sera del 23 febbraio, erano in lista per l’apericena presso il noto locale Vinile in via Giuseppe Libetta.

«Eravamo in fila come gli altri e avevamo un abbigliamento normale - racconta Giovanni - Ci tenevamo mano nella mano come facciamo spesso. Poi i buttafuori del locale ci hanno negato l'ingresso».

In base alla ricostruzione del 39enne, la security ha inizialmente addotto come motivazione la necessità d'essere in coppia quale requisito indispensabile per accedere. Quando Giovanni ha fatto notare che lui era accompagnato dal proprio partner, sono stati invitati a parlare con il responsabile dei buttafuori. A questo punto è arrivata la frase che li ha lasciati sconcertati: «Per coppia si intende quella tradizionale».

Grillini: " Necessario un percorso di formazione per il personale"

Ferma condanna per quanto successo è stato espressa da Franco Grillini, presidente di Gaynet e direttore di Gaynews, che ha dichiarato: «Quanto successo al Vinile, sulla base della denuncia della coppia stessa, è molto grave. Non è la prima volta che si verificano casi di palese discriminazione presso esercizi commerciali o club della capitale. Qualora dovessero risultare vere le accuse nei riguardi del responsabile dei buttafuori, è necessario che lo stesso ne risponda in prima persona su tutti i piani al pari dei titolari del locale.

Questo ennesimo episodio di omofobia rilancia con forza la necessità di arrivare in tempi brevi alla discussione della legge antiomofobia in Parlamento. Ma anche le regioni, compresa la Regione Lazio, possono dare un forte contributo varando norme contro le discriminazioni a partire dalle competenze delle stesse.

Auspichiamo, inoltre, che gli eventuali responsabili si scusino per quanto avvenuto e siano coinvolti in un percorso di formazione per il personale del Vinile, affinché lo stesso sia sensibilizzato alle tematiche della diversità in modo che più nessuno debba subire episodi di questa gravità».

Bonafoni: "Urge approvare la legge regionale contro le discriminazioni"

Viva riprovazione per l’accaduto e richiamo alle necessità d’una legge regionale contro le discriminazioni sono state espresse anche da Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti al Consiglio regionale del Lazio, che ha dichiarato a Gaynews: «L’episodio accaduto sabato sera al locale Vinile, dove una coppia di giovani omosessuali è stata respinta all’ingresso, è certamente da condannare.

Non è la prima volta che nella nostra città si verificano discriminazioni nei confronti di ragazze e ragazzi gay, a testimonianza di un clima di intolleranza che va combattuto e stigmatizzato.

La proposta di legge contro l’omofobia che ho presentato quasi un anno fa ha alla base proprio la formazione, l’informazione, la sensibilizzazione sulle diverse forme di orientamento sessuale e identità di genere in ogni ambito della vita quotidiana, a partire dalla scuola fino al mondo del lavoro, perché solo attraverso la conoscenza e la cultura saremo in grado di costruire una società basata sul rispetto reciproco.

Mi auguro, quindi, che quel testo con le integrazioni che possono derivare dalle altre proposte di legge depositate al più presto possa cominciare il suo iter legislativo in Consiglio Regionale e arrivare a una rapida approvazione».

Il tweet di condanna della sindaca di Roma

Condanna è stata espressa, nel primo pomeriggio, anche dalla sindaca Virginia Raggi, che in un tweet ha scritto: «Inaccettabile che nel 2019 si facciano ancora discriminazioni sessuali. Ferma condanna verso quanto accaduto in un locale di via Libetta a Roma».

Il j'accuse di Futura Lgbtqi

Sulla vicenda è intervenuta anche Futura Lgbtqi, la sezione arcobaleno del movimento politico fondato da Marco Furfaro.

Il responsabile Milo Serraglia ha dichiarato a Gaynews: «Quanto successo a Roma in un locale a via Libetta, dove una coppia gay è stata respinta all’ingresso “perché qui entrano solo coppie etero”, è un episodio di omofobia che deve farci riflettere su quanto sia necessario che le aziende italiane pubbliche e private si adeguino a standard ormai applicati in tutto il mondo su Diversity & Inclusion.

Se anche il gestore di serate Lgbtqi friendly si ritrova in casa personale non formato la risposta non può essere solo quella di chiudere i locali e comminare multe. Si pensi invece a pene alternative, che le sanzioni pecuniarie diventino obbligo per le aziende di formazione per prevenire episodi di intolleranza sul lungo periodo».

e-max.it: your social media marketing partner

Un’audizione conoscitiva di cinque ore sul pdl regionale contro l’omotransnegatività e le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere quella verificatasi stamani in Commissione Parità in Regione Emilia-Romagna.

Ad anticipare il dibattito sono stati i due relatori di maggioranza e di minoranza: rispettivamente, Roberta Mori del Partito Democratico («Le competenze della Regione sono ristrette, ma fondate su azioni di prevenzioni e quindi su azioni culturali») e Michele Facci del Movimento sovranista («Non credo che questo progetto di legge sia indispensabile, credo che le discriminazioni possano essere perseguite con i mezzi che già esistono»). 

Il progetto di legge regionale poggia le basi su quello presentato dai Consigli comunali di Bologna, Parma, San Pietro in Casale e Reggio Emilia. Ed è stata l'assessora alle Pari opportunità del Comune di Bologna, Susanna Zaccaria, a rilevare come «questa legge dovrà essere di coordinamento per azioni che vengono già svolte». Una legge, però, che sul versante politico, è avversata non solo dalle opposizioni (escluso il M5s, che è convinto sostenitore d’una tale normativa anche se ha presentato un proprio pdl specifico) ma anche da ben cinque consiglieri del Pd.

Una cinquantina le persone audite, soprattutto, a nome di associazioni.

Sul fronte avverso le associazioni cattoliche, che in blocco vedono il pericolo di introdurre una discriminazione al contrario nei confronti di altre categorie 'deboli' e chiedono correttivi, come, ad esempio, Acli e Associazione Giovanni XXIII. Totalmente contrari i rappresentanti del Family Day e di Generazione Famiglia. Mentre il gandolfiniano David Botti ha voluto domandare provocatoriamente: «Che non sia più urgente una legge contro l'eterofobia e contro chi odia la famiglia naturale?», per Matteo Di Benedetto, in rappresentanza dell’associazione presieduta da Jacopo Coghe, si tratterebbe di una «legge ideologica e indottrinante, pericolosamente liberticida e autoritaria».

A favore, invece, Cgil e Uisp ma soprattutto le associazioni Lgbti, per le quali sono stati auditi: Valeria Savazzi (Ottavo Colore), Alberto Nicolini (Arcigay Reggio Emilia), Tony Andrew (Arcigay Reggio Emilia/MigraBO), Valeriano Scassa (Il Grande Colibrì), Samantha Picciaiola (Educare alle differenze - Bologna), Maurizio Betti (Telefono Amico - Bologna), Cira Santoro (Ater- Teatro Arcobaleno), Marco Tonti (Arcigay Rimini), Cristina Contini (Ass. Nazionale Sentire le voci - Reggio Emilia), Carlo Samlaso (Presidente Piazza Grande - Bologna), Michele Giarratano (Gay Lex e Famiglie Arcobaleno), Christian Cristalli (Gruppo Trans), Anita Lombardi (Lesbiche Bologna ), Valeria Roberti e Giuseppe Seminario (Centro Risorse LGBTI e Gruppo Scuola Cassero), Flavio Romani (Cild), Sara De Giovanni (Centro di documentazione Cassero), Valentina Coletta (Mit), Nicoletta Manzini (Mondinsieme - RE), Antonella Parrocchetti (Agedo - Modena), Francesco Donini (Arcigay Modena), Stefano Pieralli (Plus), Andrea Zanini (UniLgbtq). 

Particolarmente applaudito l’intervento di Franco Grillini, direttore di Gaynews e padre storico del movimento, che, richiamando l’ultima inchiesta de L’Espresso intitolata Caccia all’omo, ha affermato: «La situazione è drammatica: c'è una recrudescenza dell'omofobia e nessuna città è immune. Nessuno si illude che una legge faccia sparire la discriminazione. Ma si deve dire che è sbagliato discriminare». L'ex parlamentare ha inoltre aggiunto: «Questa legge già esisterebbe, se la passata legislatura non fosse stata interrotta. Purtroppo, non è una legge contro l'omofobia, perché la Regione non ha competenze nell'ambito del diritto penale. Ma di sicuro è utile per tutelare le persone».

e-max.it: your social media marketing partner

Tante, più del previsto, le persone giunte a Palazzo D’Accursio, prima delle 16:00 d’ieri, per il conferimento del Nettuno d’Oro a Franco Grillini. Così tante da spingere il sindaco di Bologna Virginio Merola a spostare la sede della premiazione dalla Sala Rossa all’attigua ma più ampia Aula Consiliare.

Sugli eleganti sedili in pelle, solitamente occupati dai consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, hanno preso posto familiari, amici, componenti di associazioni Lgbti. Ma la maggior parte ha riempito in piedi l’ampio corridoio tra gli scranni consiliari in quella che una volta era chiamata la Galleria dei Senatori.

Un tributo di affetto e riconoscenza a uno dei padri del movimento Lgbti italiano ma anche a un bolognese innamorato a tal punto della città da sentirsi «spalmato come la calce sui mattoni rossi delle sue abitazioni».

Tra le numerose persone convenute l’avvocato Federico De Luca in rappresentanza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora, la senatrice dem Monica Cirinnà, gli ex senatori Sergio Lo Giudice e Gianpaolo Silvestri, la presidente della Commissione regionale per la Parità e per i Diritti Roberta Mori, lo scrittore Stefano Benni, il presidente uscente d’Arcigay Flavio Romani, il segretario nazionale d’Arcigay Gabriele Piazzoni, il presidente del Cassero Vincenzo Branà, il presidente di Arco Roberto Dartenuc col suo vice Massimo Florio.

Ma anche rappresentanti della Lega come la consigliera comunale Mirka Cocconcelli per il conferimento d’un premio, su cui nessun partito d’opposizione ha sollevato riserva di sorta. Riprova, invero, del corale riconoscimento dei meriti dell’ex parlamentare non solo nell’illustare la città di Bologna ma anche nel contribuire al raggiungimento di quei diritti civili, che ha portato lo stesso Grillini, nel corso del suo discorso, a dire: «Dopo 40 anni di lotte, possiamo dirlo: sotto il profilo culturale abbiamo vinto noi, perché la maggioranza degli italiani non tornerebbe mai indietro sotto il tema dei diritti».

Una vittoria, a testimoniare la quale c’erano ieri anche militanti storici del movimento quali Beppe Ramina, Vanni Piccolo, Felix Cossolo nonché Samuel Pinto, l’esule cileno che fondò il primo circolo omosessuale nel capoluogo emiliano ancor prima dell’assegnazione del Cassero alla collettività Lgbti. 

Evento di tale portata per la storia non solo di Bologna ma anche del Paese da essere espressamente menzionato nel testo della motivazione ufficiale del premio. 

«Franco Grillini – così l’assessora alle Pari Opportunità Susanna Zaccaria nel darne lettura – ha partecipato alla storica consegna del Cassero di Porta Saragozza il 28 giugno 1982. Per la prima volta un Comune italiano dava in affitto a un'associazione Lgbtqi uno stabile di sua proprietà. 

La decisione del sindaco Renato Zangheri che esattamente due anni prima, il 28 giugno 1980, aveva incontrato i militanti del Circolo XXVIII Giugno promettendo loro una sede e delle bacheche, fissa un punto fermo nel dialogo a Bologna tra movimento Lgbtqi e istituzioni che ancora oggi prosegue in un reciproco riconoscimento e collaborazione che ha fatto sì che oggi Bologna sia ricca di espressioni ricche e diverse di questo movimento».

Ma l’assessora Zaccaria ha anche ricordato il ruolo del fondatore di Arcigay nazionale quale «giornalista. Nel 1998 ha fondato il primo quotidiano gay on line in Italia: la testata si chiamava Noi (Notizie Omosessuali Italiane) ed eredita Con/Tatto, organo dell'Arcigay, registrata al Tribunale di Bologna nel 1989. Attualmente la testata si chiama Gaynews.it e Grillini ne è il direttore». E poi ancora il suo attivismo in prima linea al diffondersi dell’Aids negli anni ’80 sì da essere tra i fondatori della Lila al pari di quello per le famiglie di fatto e per le unioni civili.

Insomma, «ha attraversato – così il testo della motivazione nella parte conclusiva - tutte le fasi del movimento Lgbtqi degli ultimi quarant’anni contribuendo, dentro e fuori le istituzioni, a modificare la discussione pubblica sull’omosessualità e a sviluppare una cultura dei diritti civili che ha portato l’Italia al livello dei più importanti paesi europei. Ha realizzato, con tanti e tante altri attivisti Lgbtqi quella che lui stesso ha definito una “rivoluzione gentile e una rivoluzione civile nonviolenta"».

Quella rivoluzione gentile, cui ha fatto riferimento anche un commosso Virginio Merola, legato a Grillini da ultraquarantennali vincoli amicali e battaglie politiche in comune. Franco, ha sottolineato il sindaco, «è un grande figlio della vera Bologna, quella europea. Che resterà tale, perché i confini e i muri ci stanno stretti». Ma del direttore di Gaynews Merola ha anche ricordato il forte impegno a tutela della laicità delle istituzioni, un valore oggigiorno quasi oscurato «in un Paese il cui Governo manda i migranti per strada e sindaci zelanti rendono obbligatori il presepe e il crocifisso». 

Nel dedicare il premio, con voce rotta più volte dalla commozione, alla collettività Lgbti, Franco Grillini ha voluto anche ricordare «la sua ultima lotta contro il tumore cronico: stare in vita per me significa spendere fino alle ultime energie per le battaglie a favore degli ultimi e dei discriminati.

Il giovanilismo della nostra società ha relegato in un angolo buio la malattia e la morte. Non vergognamoci degli anni che passano, perché passano per tutti, a prescindere da cosa dicono i congressi dei geriatri. Non ci si può vergognare ad andare in giro con un bastone come me, un deambulatore o una carrozzina».

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Oggi 5 dicembre 2018 il sindaco Virginio Merola consegnerà a Franco Grillini, il “compagno busone”, il massimo riconoscimento della città di Bologna, il Nettuno d’Oro. Premio che sarà accompagnato dalla bellissima affermazione: L’Italia senza di lui sarebbe un Paese peggiore.

Sarebbe certamente un Paese peggiore perché la libertà e la liberazione hanno necessità assoluta di interpreti, di soggetti che, non solo ne proclamino i valori, ma soprattutto li declinino con la propria vita, lavoro e testimonianza.

Grillini, infatti, sin dagli esordi della sua attività politica nel Psiup (Partito Socialista di Unità Proletaria), all’età di 15 anni, si è dimostrato non solo attore di tutte le innumerevoli battaglie, ovunque e comunque condotte, ma anche regista di innovazioni e idee sicuramente anticipatrici dei tempi.

L’Italia sarebbe stata sicuramente un Paese peggiore e sicuramente il movimento Lgbti non avrebbe avuto né voce né volto senza Franco Grillini.

Inutile raccontare qui la storia della sua attività ben nota a tutti, essendo Franco la storia del movimento. Ma un aspetto vorrei evidenziare, un aspetto determinante, per me, del suo modus operandi atque essendi: la sua capacità di immaginazione coniugata a una sconfinata fantasia.

Quando negli anni della contestazione, sulla scorta del pensiero di Herbert Marcuse, si strillava Immaginazione al potere, si pensava proprio al potere della fantasia, al potere delle idee, al potere del cambiamento.

Grillini ha riassunto in sé questo potere proponendo idee e strategie, che hanno anticipato di gran lunga i tempi e le battaglie che oggi hanno intrapreso percorsi di fattibilità.

Con Arcigay Franco intuì e realizzò l’idea di una grande associazione di massa laddove, dopo la contestazione di San Remo 1972, il FUORI, primo dei circoli omosessuali, e, poco dopo, altre realtà politiche di liberazione omosessuale costellavano la nascente galassia Lgbti.

Fantasia, intelligenza e immaginazione nel realizzare quel circuito di locali dove le persone Lgbti potevano incontrarsi, conoscersi, aggregarsi, praticare in sicurezza la propria libertà sessuale.

Nel periodo buio dell’Aids Franco Grillini immaginò e realizzò che occorreva una strategia organizzata di contrasto alla diffusione di quella che era definita “la peste del secolo e la malattia dei froci”. E nel 1987 fondò con altri la Lila - Lega Italiana di Lotta all’Aids.

Con la legge 76/2016 (più conosciuta come legge Cirinnà, abbiamo ottenuto le unioni civili, già immaginate, anche se molto diversamente e più complete, da Franco con la sua proposta parlamentare dei Pacs e la fondazione della Liff - Lega Italiana Famiglie di Fatto.

Franco ha anche intuito e immaginato la forza dello strumento della comunicazione abilmente interpretato con le sue innumerevoli apparizioni televisive dove ha dato voce e volto alle nostre istanze ed a quelle di tutto il movimento, nonché realizzato strumenti informativi quali GayNet e GayNews.

Ma la storia di Franco è anche la storia della visibilità, di un coming-out perenne e militante: un coming-out che, anche recentemente, ha espresso la grandezza di questo personaggio, di questo gigante della storia italiana, attraverso la manifestazione della sua malattia, pubblicamente denunciata ed esorcizzata. Addirittura oggetto della sua straordinaria ironia e bonomia, fisiologica di quella natura emiliana, indomita e gioiosa,  che lo ha reso amato e riconosciuto ovunque e che si riassume in una delle sue opere Ecce Homo, nel cui titolo risiede tutta l’epifania dell’uomo, del compagno busone, partigiano della libertà e della liberazione.

e-max.it: your social media marketing partner

Si è tenuta ieri sera a Milano, presso l’Open in viale Montenero, la 4° edizione del Premio Cild per le libertà civili

Istituito dalla Coalizione Iraliana per le Libertà e i Diritti civili (Cild), il riconoscimento «vuole contribuire a rafforzare la convinzione che il rispetto dei diritti umani sia uno degli elementi imprescindibile per una democrazia, aiutando il nostro Paese a riconoscere e valorizzare coloro che si impegnano per la loro affermazione in un momento decisivo per le libertà fondamentali».

A vincerlo, secondo otto categorie, Aboubakar Soumahoro (Attivista dell’anno), Maria Teresa Ninni (Dipendente pubblico), Nicola Canestrini (Avvocato), Saverio Tommasi (Giornalista), Sara Gama (Sportivo), Lucky Red e Cinema Undici (Media), Casa Internazionale delle Donne (Voce Collettiva).

Quello alla Carriera è invece andato al direttore di Gaynews e presidente di Gaynet Franco Grillini.

Nel tracciarne l’excursus biografico sì da indicare le motivazioni sottese all’assegnazione del riconoscimento, Patrizio Gonnella, cofondatore e presidente della Cild, ha ricordato come Grillini si sia «speso senza sosta per informare correttamente su quella che veniva chiamata la “peste gay”, cercando di arginare lo stigma sociale da un lato e di sviluppare dall’altro lato una cultura della conoscenza e della prevenzione per ciò che riguarda l’Hiv/Aids.

In anni in cui la stragrande maggioranza delle persone gay, lesbiche e bisessuali viveva in maniera nascosta, ha portato avanti con determinazione la lotta per la piena visibilità, mettendoci la faccia alla luce del sole soprattutto in programmi televisivi molto popolari, dove, al di fuori da contesti prettamente artistici, non si era mai vista una persona omosessuale parlare tranquillamente del proprio orientamento sessuale.

Eletto a vari incarichi politici ha sempre saputo unire la sua attività politica alla lotta per l’uguaglianza, la visibilità e la piena dignità delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender di questo Paese».

Nel ringraziare il direttore di Gaynews non ha mancato di condire il breve discorso con una battuta improntata alla sua proverbiale lepidezza: «Spesso vengo considerato il padre storico del movimento omosessuale. Non sono solo un padre... Sono anche un po' madre».

La consegna del Premio Cild 2018 a Franco Grillini è venuta a cadere alla vigilia di quella del Nettuno d’Oro che, fissata nel pomeriggio a Bologna presso Palazzo d’Accursio, vedrà la partecipazione, fra i tanti, della senatrice Monica Cirinnà, del deputato Ivan Scalfarotto, dell’ex presidente d’Arcigay Flavio Romani, del cofondatore del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Vanni Piccolo nonché dell’avvocato Federico De Luca in rappresentanza ufficiale del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora.

Sempre ieri, infine, è giunta anche la proposta avanzata da GayLib al presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché nomini il direttore di Gaynews senatore a vita.

«Franco Grillini – ha dichiarato Daniele Priori, segretario nazionale di GayLib – è la più preziosa risorsa di cui la comunità Lgbti italiana ha la fortuna di giovarsi in mondi vicini e decisivi per lo sviluppo e la promozione sociale come la politica e la comunicazione.

Dopo il nobilissimo riconoscimento della sua città, ci piacerebbe che l'Italia intera possa tributare i giusti onori a una figura da ritenersi di riferimento nella società  tutta e sarebbe davvero meraviglioso, per la comunità Lgbti, se il presidente Mattarella volesse nominare Grillini senatore a vita».

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

In occasione della Giornata Mondiale di lotta contro l’Aids, che, su proposta dell’Oms fu approvata nel 1988 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e fissata al 1° dicembre, Arcigay Rimini ha organizzato una serie di manifestazioni significative.

Nel pomeriggio di oggi, alle 17:00, sarà inaugurata presso la Far (Fabbrica Arte Rimini) in piazza Cavour una mostra costituita da materiale originale legato a una vicenda avvenuta nel 1994 nella città dei Malatesta: il sequestro, cioè, del Piccolo libro dell'amore senza rischi che, realizzato da Arcigay Rimini e Lila, fu sequestrato perché ritenuto"pubblicazione oscena"in quanto usava termini espliciti. Una campagna d’informazione innovativa per quegli anni a fronte di quelle governative che ricorrevano anche all’uso anacronostico di termini latini.

La vicenda ebbe all’epoca un ampio risalto nazionale tanto da essere trattata anche dal settimanale Cuore. Vicenda che con gli occhi di oggi appare surreale ma fa comprendere quanto (e quanto poco) è cambiato da allora. 

All'inaugurazione prenderanno parte, oltre al presidente di Arcigay Rimini Marco Tonti, il direttore di Gaynews Franco Grillini (uno dei protagonisti della vicenda nonché profondo conoscitore dei fatti della Riviera romagnola tra gli anni ’80 e ‘90) e la giornalista de Il Fatto Quotidiano Lia Celi (allora componente della redazione di Cuore).  

Patrocinato dal Comune di Rimini, dall’U.O. Malattie infettive del locale Ospedale Infermi e da Agedo Rimini-Cesena, la mostra sarà visitabile fino al 2 dicembre

Sempre presso la Far si terrà inoltre l’incontro pubblico su Hiv e prevenzione dal titolo Facciamo il punto.

Alle 17:00 dell’1 dicembre si confronteranno al riguardo i medici Andrea Boschi (U.O. iIfettivologia Rimini) e Leonardo Montecchi (Sert Rimini), l’olandese Orlando Lansdorf (componente autorevole dell’Ahf (Aids Healthcare Foundation), la presidente di Agedo Rimini-Cesena Mara Bruschi e il presidente di Arcigay Rimini Marco Tonti. 

e-max.it: your social media marketing partner

Il sindaco di Bologna Virginio Merola ha deciso di conferire il Nettuno d’Oro a Franco Grillini, uno dei fondatori del contemporaneo movimento italiano di liberazione omosessuale, presidente di Gaynet nonché di Arcigay a livello onorario, direttore di Gaynews.

Conferito dal Comune ad aziende, cittadini, istituzioni, associazioni culturali che hanno onorato con la propria attività professionale e pubblica la città di Bologna, il prestigioso riconoscimento consiste nella riproduzione del Żigànt, come in dialetto bolognese viene indicata la statua bronzea del Nettuno che, opera del Giambologna e sovrastante la fontana omonima, è simbolo del capoluogo emiliano. 

Giunto alla 45° edizione, il premio è stato assegnato negli anni – per fare qualche esempio – a nomi dal calibro di Ruggero Raimondi, Piera Degli Esposti, Pupi Avati, Cesare Musatti, Norma Mascellani, Alberto Tomba, Alex Zanardi, Martina Grimaldi

La cerimonia di consegna avverrà, mercoledì 5 dicembre, alle 16:00, nella sala Rossa di Palazzo d’Accursio.

«Franco Grillini è stato un protagonista dei cambiamenti che sono avvenuti nella cultura e nella società italiana a proposito delle persone omosessuali – ha detto il sindaco Merola –. Da Bologna ha guidato con grande passione civile una lotta che non si è ancora esaurita, ha portato a importanti provvedimenti legislativi e ci ha resi più europei. Se non ci fosse stata la determinazione di Franco e di tanti altri e altre con lui, l’Italia sarebbe un Paese peggiore».

A Gaynews il suo direttore e fondatore ha affidato le prime dichiarazioni: «Continuo a essere molto emozionato e persino incredulo sin da quando mi hanno detto del conferimento. Credo che sia in riconoscimento di una vita politica nell’interesse del Paese, della città di Bologna, dei diritti civili e della collettività Lgbti

Nel ringraziare di tutto cuore il sindaco di Bologna Virginio Merola, vorrei invitare tutti coloro che mi sono stati accanto e che hanno condiviso la mia attività politica dagli anni '70 a essere presenti il 5 dicembre in Sala Rossa al Comue di Bologna. Perché questo rito si trasformi in una celebrazione collettiva per una storia che è stata mia ma anche di tutti coloro che hanno lottato con me per rendere l’Italia un Paese migliore e più civile al pari degli altri Paesi europei.

Proprio per questo mi piace ricordare il 28 giugno 1982 quando con grande felicità inaugurammo il Cassero di Porta Saragozza, prima sede che un Comune italiano dava in affitto a un’associazione Lgbti»

e-max.it: your social media marketing partner

«Il ddl Pillon vuole caricare tutto il peso di un'eventuale separazione sulle spalle delle donne. Per questo ritengo doveroso essere qui a manifestare. Anzi ci dovrebbe essere tutta Bologna».

Queste le parole che Franco Grillini, direttore di Gaynews e presidente di Gaynet, ha rilasciato a commento della manifestazione tenutasi in mattinata nel capoluogo emiliano per protestare contro il disegno di legge sull’affido condiviso. Testo, il cui primo firmatario è, per l’appunto, il senatore leghista Simone Pillon, noto alle cronache per le dichiarazioni su aborto, unioni civili, fede papista.

Per non parlare della credulità nella stregoneria, imposta – secondo Pillon – in una scuola primaria del Bresciano e perciò oggetto d’una sua specifica interrogazione parlamentare nel marzo scorso. Aspetto, questo, che Franco Grillini non ha esitato a richiamare in una piazza Nettuno gremita da varie centinaia di persone.

«Con una tale legge – così l’ex parlamentare – si vorrebbe che l'Italia tornasse ai fasti del Medioevo, quando si bruciavano le streghe. Ora, se a volte si è portati a sorridere di queste cose per quanto sono ridicole, bisogna stare molto attenti perché i vari Pillon si stanno moltiplicando.

Viviamo in un mondo fatto di libertà e di diritti. Ma, paradossalmente, ci sono questi personaggi che, portati dalla Lega di Salvini in Parlamento, vorrebbero farci sprofondare nella barbarie più totale con danni inimmaginabili».

Gli ha fatto eco il deputato dem Luca Rizzo Nervo, per il quale «è necessaria una mobilitazione civile contro un progetto di legge retrogrado che ci vuole riportare ai tempi di Alberto da Giussano, quel personaggio di fantasia che i leghisti si appongono sulla giacchetta. Noi lotteremo in Parlamento con grande determinazione contro un ddl che mette in discussione diritti che sono patrimonio di tutti».

Durissima anche l’ex senatrice del Pd Francesca Puglisi, che ha dichiarato: «Questa legge va nella direzione opposta a quello che dice il rapporto della Commissione sul femminicidio e contraddice la Convenzione di Istanbul», prevedendo tra l'altro che "i bambini siano dati in affido condiviso anche se hanno assistito alla violenza sulla madre e anteponendo gli interessi economici degli adulti ai bambini".

Un’occasione, quella bolognese, per invitare "le donne del Movimento 5 stelle e della Lega a scendere in piazza con noi, perché questa è una lotta trasversale con cui vogliamo difendere i diritti di tutti".

Puglisi ha inoltre contestato "la balla secondo cui solo i padri sono impoveriti nel momento della separazione: è tutto il nucleo famigliare che viene impoverito, e come se non bastasse nessuno dice che solo un quarto dei padri paga l'assegno di mantenimento, anche se il giudice che stabilisce la cifra ha ovviamente guardato il 730 prima".

Accanto all'ex senatrice anche la consigliera comunale Roberta Li Calzi e Susanna Zaccariaassessora comunale alle Pari Opportunità e ai Diritti Lgbt, nonché moltissime donne del mondo associazionistico e sindacale.

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Una fila ininterrotta di persone ha fatto ieri visita alla camera ardente di Andrea Berardicurti, in arte La Karl du Pigné, deceduto la sera del 4 settembre dopo dolorosa malattia.

Accolto sulle note di Dancing Queen, il feretro dell’artista è stato collocato tra fiori, foto e abiti da spettacolo (i suoi abiti da spettacolo) nella sala centrale del Circolo di Cultura omosessuale Mari Mieli, di cui era stato socio dalla fine degli anni ’80.

Sulla bara, avvolta in una bandiera arcobaleno, una grande corona di rose bianche con un nastro verde recante la proverbiale frase de La Karl: Datte na' carmata.

Tra le tante persone accorse a salutare la storica figura del movimento Lgbti romano anche Vladimir Luxuria, che ha dichiarato: «Ci siamo conosciuti 25 anni fa nel quartiere dove vivevano, il Pigneto. Al Circolo lo portai io e fui sempre io a chiedergli di salire sul palco e di travestirsi.

Andrea fa parte della mia vita e il suo più grande successo è stato il suo altruismo: si è sempre preoccupato degli altri e riusciva sempre a distendere con le sue battute. Non verrà mai dimenticato».

Per Sebastiano Secci, presidente del Mieli, «se ne va una delle nostre colonne. Se ne va un punto di riferimento per tutta la comunità. Ci ha insegnato che anche con l'ironia si può fare attivismo».

Alle 15:00 si è tenuto il rito laico di commiato, caratterizzato dalle commosse testimonianze di chi è stato accanto e ha amato «un'artista e un'icona Lgbt di forte impegno, di squisita umanità, rara sagacia. Il suo ricordo – così il direttore di Gaynews Franco Grillini in un messaggio di cordoglio al Mieli – sarà soprattutto legato alle serate di Muccassassina, di cui fu ideatore e anima, e al Roma Pride, di cui negli anni era divenuto simbolo e immagine».

Un battimano lunghissimo ha poi accompagnato l’uscita del feretro dalla sede del Mieli mentre risuonavano le parole di Why? di Annie Lennox.

Andrea/La Karl è stato infine ricordato ieri sera sul palco del Padova Pride Village, dove la senatrice Monica Cirinnà, al termine della presentazione del suo libro L’Italia che non c’era, ha invitato i presenti a osservare un minuto di silenzio in memoria di chi ha segnato e contribuito a fare la storia del movimento Lgbti italiano.

e-max.it: your social media marketing partner

Giunge alla 12° edizione il Queer Lion, il premio collaterale alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia per il “miglior film con tematiche omosessuali & Queer culture”.

Istituito nel 2007 per volere del giornalista Daniel N. Casagrande e dell’allora direttore artistico della Mostra, Marco Müller, e col sostegno del direttore di Gaynews Franco Grillini, il riconoscimento gode del patrocinaio del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, dalla Regione Veneto, dalla Città di Venezia e dall’università Ca’ Foscari.

Dieci i film in gara per il Queer Lion Award 2018, la cui assegnazione spetterà ai giurati Rita Fabbri e Jani Kuštrin, sotto la presidenza di Brian Robinson, programmatore del London Lgbt Film Festival. La scelta sarà condotta sulla base d’un triplice criterio (contributo artistico, impatto sociale e impegno civile) tra tutte le pellicole queer presenti trasversalmente nelle sezioni della Mostra: Venezia 75, Fuori concorso, Orizzonti, Biennale College, Giornate degli autori, Settimana internazionale della critica.

A concorrere saranno:

a) C’est ça l’amour di Claire Burger (Francia, 98’);

b) José di Li Cheng (Guatemala, 85’);

c) The Favourite di Yorgos Lanthimos (Regno Unito, Irlanda, Usa, 120’);

d) The Other Side of the Wind di Orson Welles (Usa, Francia, Iran, 122’, 1970-1976, 2018);

e) Suspiria di Luca Guadagnino (Italia, Usa, 152’);

f) Zen sul ghiaccio sottile di Margherita Ferri (Italia, 90’);

g) La quietud di Pablo Trapero (Argentina, 117’);

h) Bêtes blondes di Alexia Walther e Maxime Matray (Francia, 100’);

i) Tchelovek kotorij udivil vseh (L’uomo che sorprese tutti) di Natasha Merkulova e Aleksey Chupov (Russia, Estonia, Francia, 105’);

j) Kucumbu tubuh indahku (Ricordi del mio corpo) di Garin Nugroho (Indonesia, 105’).

Per saperne di più abbiamo raggiunto Daniel Casagrande nel pieno della Mostra del Cinema che, iniziata il 29 agosto, terminerà sabato 8 settembre.

Daniel, qual è il film italiano in concorso?

L’unico film italiano è una pellicola presentata nella sezione Biennale College: Zen sul ghiaccio sottile di Margherita Ferri. Una delle sezioni più creative e innovative della Mostra, perché fa parte di un processo lungo e produttivo che coinvolge la Biennale, che segue alcuni progetti e li porta a compimento. Uno di questi progetti è quello di Margherita Ferri e, poiché è a tematica queer, lo abbiamo inserito all’interno delle pellicole in gara per il Queer Lion.

Quali i criteri sottesi alla selezione delle pellicole in gara al Queer Lion?

Il concorso del Queer Lion non seleziona direttamente le pellicole inserite in gara ma le riceve dalle varie commissioni selezionatrici: dalla Settimana della critica e dalle Giornate degli autori. Infatti, solo dopo la conferenza stampa della manifestazione, che ha luogo a luglio a Roma, l’organizzazione del Queer Lion prende contatti con le commissioni e riceve le indicazioni funzionali a individuare i film, che la giuria del Queer Lion deve vedere per assegnare il proprio premio.

Qual è l’attuale stato di salute del cinema a tematica queer?

Il cinema si è trasformato negli ultimi anni e il cinema queer ha sfruttato queste trasformazioni: con il digitale si sono infatti abbassati i costi di produzione e si è eliminata tutta una serie di ostacoli che prima c’erano e adesso non ci sono più. Questo ovviamente non fa sì che la qualità aumenti o i film queer necessariamente migliorino.

Come tutto il cinema, anche il cinema queer ha annate buone e altre meno buone. Cinematografie più vitali e altre meno vitali. La cinematografia queer è trasversale.

     

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video