«Io credo che siamo d'accordo sulla sostanza. Le differenze ci sono sulle modalità».

Le poche parole del card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, che non si è potuto esimere dal rispondere oggi a una domanda sul World Congress of Families, sono bastate per spingere anche la diocesi di Verona a uscire dal prudenziale silenzio ed esprimersi al riguardo.

L’ha fatto in una nota, in cui ci si astiene formalmente dal prendere posizione nei riguardi d'un evento, la cui marcata politicizzazione in senso leghista-meloniano (già criticata da giorni da un Mario Adinolfi, che non ha esitato ad attaccare frontalmente Gandolfini, Brandi, Coghe) è innegabile.

«Alla diocesi di Verona – recita il comunicato –  sta molto a cuore la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio che considera la sorgente fondamentale e vitale della convivenza civile. Consapevole delle fragilità del nostro tempo, la Chiesa veronese è impegnata nel promuovere iniziative inclusive e di sostegno per tutte le situazioni di difficoltà familiare a livello sociale, lavorativo e affettivo. Oggi c'è bisogno di più famiglia non di meno. E la politica potrebbe fare di più e meglio.

Nello stesso tempo la diocesi di Verona si astiene dal prendere parte al conflitto politico su di un tema che, ritiene, non meriti il linguaggio violento e ideologico di questi giorni. Invita piuttosto a elaborare idee e proposte il più possibile condivise, a sostegno e a difesa delle persone che vivono situazione di fragilità affettiva, senza nulla togliere al valore di ogni dibattito che nasce da sensibilità diverse».

Parole in linea con quelle paroliniane ma che saranno suonate come una doccia fredda agli organizzatori. A partire dal consigliere comunale scaligero Alberto Zelger, che in conferenza stampa aveva risposto alla domanda dell’omologo Mauro Bonato sull’assenza di “patrocinio diocesano”, assicurando che il vescovo locale Giuseppe Zenti avrebbe portato i suoi saluti ai congressisti. Cosa che, alla luce di questa nota, è altamente improbabile o, qualora dovesse verificarsi, si svolgerà con tutte le cautele del caso

Già, perché le parole del card. Parolin sembrano richiamare, fatte le debite distinzioni, quelle che Benedetto XV rivolse a Jacques Maritain nel 1918 sul cosiddetto segreto di La Salette: «Quoad substantiam concedo, quoad singula verba nego» (Concordo sulla sostanza ma non sulle singole parole). Che significavano, in pratica, non prendere una posizione e manifestare anzi implicitamente un certo disappunto per la faccenda.

Che le parole di Parolin abbiano creato appunto disappunto e non entusiasmo in area Wcf (come alcuni, ignari del modus loquendi vaticano, si sono affrettati incautamente a interpretare) è evincibile dall’asciutta risposta del senatore Simone Pillon che, interpellato nel merito a margine di una conferenza stampa a Palazzo Madama sulla sottrazione internazionale di minori, ha dichiarato: «Non ho niente da commentare. Il cardinale Parolin ha introdotto il XII° World Congress of Families: quindi è già stato ospite di questa realtà. I commenti li affiderei agli organizzatori di questa manifestazione.

Io ci sarò convintamente, ci saranno membri di governo. Siamo là per portare la bellezza della famiglia: le mamme, i papà, i bambini, i nonni che fanno un lavoro enorme portando avanti le famiglie»

Una dichiarazione invece meno diplomatica e marcatamente critica sul'assise veronese è quella espressa da Renata Natili Micheli, presidente del Centro italiano femminile (Cif), che ha dichiarato: «Il Congresso mondiale delle Famiglie, previsto a Verona dal 29 al 31 marzo, infiamma la polemica politica che, dietro alle schermaglie dei due firmatari del contratto di governo, ancora tenta di leggere la disparità delle due forze riguardo alle categorie del conservatorismo e del progressismo. Lo stesso schema viene seguito da quanti vogliono separare il mondo cattolico mettendo da un lato i buoni e dall'altro i cattivi cattolici.

Il Cif conferma che l'idea di famiglia i cattolici la derivano dal Magistero e non dagli opportunismi politici di questa o quella forza politica».

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«Salvini, Fontana, Zaia, Sboarina e Bussetti perché l’iniziativa è della Lega. Tajani e Meloni perché non si sa mai, meglio tenere un piede anche con Forza Italia e FdI. Il trio Coghe-Gandolfini-Brandi che pensa sia sensato essere i soli italiani “laici” nel panel dei relatori, perché giustamente alla greppia non vogliono che si avvicini nessuno».

Postata su Facebook l’8 marzo, questa valutazione sulla XIII° edizione del World Congress of Families (Wcf) – che si conclude con la stoccata: «Perché se dici che “votare Lega è immorale” poi te le fanno pagare pure dopo l’abiura» - è stata formulata non da un laicista o da un rosicone di sinistra ma da Mario Adinolfi.

Com'era prevedibile, le parole del direttore del quotidiano La Croce, che ha recentemente incassato il plauso di Barbara Alberti e Vladimir Luxuria per la proposta di reddito di maternità (osteggiato invece da quelli che lo stesso leader del Popolo della Famiglia definisce cattoleghisti a partire da Simone Pillon) nonché il pubblico sostegno del vescovo di Viterbo Lino Fumagalli, sono state liquidate come dettate da livore dagli scherani gandolfiniani del Family Day.

Ma la politicizzazione del World Congress of Families in senso leghista-meloniano (Tajani alla fine non vi prenderà parte), oltre a essere condivisa dall’intera area del Popolo della Famiglia (Pdf), è innegabile. È un dato di fatto che la Santa Sede, la Cei e lo stesso episcopato del Triveneto abbiano preferito assumere un atteggiamento di assoluto quanto prudenziale silenzio. Nessun attacco frontale ma meno che mai alcuna promozione o sostegno all’evento.

Ecco perché lo stesso Adinolfi, commentando il 16 marzo il dichiarato appoggio dello psichiatra Gandolfini (a nome del Family Day) a Fratelli d’Italia per le europee di maggio, ha potuto scrivere: «A parte che non ricordo bene quale proposta di legge depositata da Fratelli d’Italia in Parlamento stia “graniticamente sostenendo le istanze del Family Day” (che fu convocato per battere la legge Cirinnà, la Meloni ha forse scritto un ddl che ne propone l’abrogazione o almeno un ddl di facciata, che so, contro l’aborto?).

Ma qui sorgono solo due domande. La prima: non s’era detto che il comitato era apartitico? La seconda: quando arriva la precisazione “tranquilli, votiamo anche la Lega” (tanto Gandolfini e Pillon dieci voti li hanno, possono fare cinque e cinque)? Ma smettetela di giocare ai generali se non avete l’esercito e venite a firmare il reddito di maternità».

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Considerazioni, queste, da leggere anche alla luce della diretta conoscenza del comitato del Family Day (di cui Adinolfi è stato per anni uno dei massimi rappresentanti) nonché delle ennesime affermazioni di Gandolfini, che ieri ha equilibristicamente «assicurato il pieno appoggio del Family Day ai partiti (Lega, Fdi e Fi) che fino ad oggi ci hanno sostenuto nella battaglia a favore dei principi non negoziabili».

Ragione per cui, non senza una punta d’ironia, Boback Falamaki, commentando un lungo post di Federico Marconi, fedelissimo di Adinolfi, sull'assise veronese, ha scritto due giorni fa in riferimento a Gandolfini: «Hanno chiamato Family Day l’associazione derivante Comitato Difendiamo i nostri figli. È lui il presidente»

Questo non significa che il Popolo della Famiglia dissenta sui temi di fondo del Congresso, come lo stesso leader ha ben specificato al di sotto del citato post di Marconi: «Deve essere chiaro che noi non “demonizziamo” Verona».

A essere inaccettabile e, dunque, da anatemizzare è «semplicemente la consegna del movimento pro-life alle insegne leghiste o del partito satellite di FdI», che Adinolfi considera «un gravissimo errore politico. Perché la Lega ha dimostrato di essere nella sostanza disinteressata ai nostri temi (completamente ignorati pur avendo tutte le leve del potere in mano, anzi, scegliendo di andare nella direzione opposta con triptorelina, patti prenup, eutanasia e prostituzione legalizzata) ma solo interessata ai voti cattolici, che considera conquistabili con qualche promessa priva di fatti conseguenti». 

D’altra parte la rivendicazione d’una "primogenitura cattolica" in senso politico era già stata sollevata nel corso della campagna elettorale per le politiche del 4 marzo 2018, durante la quale erano volati i proverbiali stracci tra Gandolfini e Adinolfi.

A dar fuoco alle polveri lo psichiatra bresciano, che su Il Resto del Carlino e La Verità aveva invitato i cattolici a non votare il Popolo della Famiglia. La risposta non si fece attendere e Adinolfi, in un lungo post del 18 febbraio, denunciò il ricorso dei gandolfiniani ad audio e messaggi intimidatori contro la sua formazione politica.

«Il figlio della tua segretaria personale, Elia Buizza, scrive – così il direttore de La Croce –  ai nostri con il tono più sprezzante immaginabile: “Io prego il Signore che il 4 marzo prendiate una batosta di quelle che tornate dal padrone Mario con la coda tra le gambe” e altre piacevolezze che per proteggere le sue personali fragilità non ti cito. Un tuo amico che conosci bene fa messaggi da tre minuti con l’inconfondibile accento bresciano da far circolare su whatsapp solo per “non far votare Popolo della Famiglia”, anche qui condendo il tutto con insulti personali al sottoscritto e chiudendo l’audiomessaggio con l’appello a votare Lega perché così “vuole Gandolfini” per far eleggere il suo “collaboratore” Simone Pillon.

Caro Massimo, la mia proposta è di metodo. Come fa Amicone, come fa Lupi, come fanno tutte le persone serie in campagna elettorale spiega perché bisogna votare Lega il 4 marzo. Va bene pure omettere che avete accettato un posto da quarto in lista in una lista capeggiata da Giulia Bongiorno, nemica esplicita del Family Day e fruitrice delll’eterologa per un figlio a cui è negato il diritto ad avere un papà. Ormai ho capito che per ragioni di livore personale non darai indicazione di voto per tre membri del Dnf che con te hanno organizzato i due Family Day oggi candidati nel Popolo della Famiglia, ma per il solo posto che sei riuscito ad ottenere, da ineleggibile, nella lista il cui leader è esplicitamente ostile al Papa e annuncia come primo provvedimento da approvare la statalizzazione della prostituzione con relativa partita Iva, secondo le indicazioni del trans turco Efe Bal. Va bene, scelta legittima». 

A distanza d’un anno, come anche dimostrato dalle recenti posizioni sul World Congress of Families, il clima tra le diverse anime del variegato milieu laicale d’orientamento conservatore, anziché rasserenarsi, s’è inasprito.

E così, mentre la novitas del messaggio evangelico è completamente enervata e diluita nei soli temi vita-famiglia, tra gli stessi cattolici duri e puri non ci si fa scrupolo ad adoperare le armi del livore e della menzogna. Arti proprie, stando ai passi scritturali evocati, di quel serpente nella cui coda Piero Chiappano (autore dell’inno del Popolo della Famiglia A un passo dal cielo) vorrebbe «piantare un chiodo… per fare la storia».

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Il 27 giugno il portavoce del Comitato Difendiamo i nostri figli Massimo Gandolfini ha incontrato il ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, il suo omologo all’Istruzione Marco Bussetti e il sottosegretario all’Interno Enrico Molteni. Il motivo, come evidenziato il 28 giugno da Filippo Savarese, è da ricercarsi nella presentazione delle «istanze del popolo del Family Day ai tre principali rappresentanti di Governo che se ne dovranno occupare».

Fortemente vicino al medico bresciano e al suo braccio destro Simone Pillon – la cui candidatura ed elezione a senatore promanano direttamente dal sostegno dell’area gandolfiniana del Family Day alla Lega durante le ultime elezioni politiche – il coordinatore delle campagne della Fondazione CitizenGo (a partire dal Bus No Gender) ha quindi dichiarato: «Con tutti e tre il confronto è stato aperto ed estremamente fruttuoso, sui principi e sulla volontà di collaborazione. Il lavoro di contaminazione della politica iniziato dopo il grande Family Day del 30 gennaio al Circo Massimo continua e sta conoscendo oggi la sua forma più alta e diretta».

In realtà il triplice incontro ha visto partecipe non solo Gandolfini ma anche ProVita nella persona del presidente Toni Brandi e Generazione Famiglia nelle persone di Jacopo Coghe, Giusy D’Amico, Maria Rachele Ruiu.

Come chiarito sulla pagina della branca italiana de Le Manif pour tous, «sono stati vari i temi trattati nell’incontro, è emersa infine la proposta di rilanciare un patto educativo tra scuola e famiglie che escluda ogni forma di colonizzazione ideologica».

Espressione, quest’ultima, che, cara a Papa Francesco e presente anche in documenti come l’Amoris Laetitia, fa riferimento all’ideologia gender. Si deve fra l’altro proprio a Generazione Famiglia il successivo tweet del ministro Fontana sulla partecipazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Vincenzo Spadafora al Pompei Pride.  

Ma un dettagliato resoconto degli incontri è stato offerto il 28 giugno da ProVita sul suo notiziario in una con le valutazioni di Toni Brandi: «Il Comitato Difendiamo i nostri figli, organizzatore dei Family Day di piazza San Giovanni e del Circo Massimo, di cui fa parte anche Toni Brandi, presidente di ProVita Onlus, è stato al ministero della Pubblica istruzione. Gandolfini ha parlato di "incontri fruttuosi con esponenti del governo per tutelare la famiglia".

Lo scopo degli incontri è stato quello di ottenere una "più efficace collaborazione sul fronte della promozione della natalità e della cultura della vita, della libertà educativa e del diritto dei bambini ad avere un papà e una mamma", ha detto Gandolfini.

Il Comitato ha incontrato Marco Bussetti, ministro della Pubblica istruzione, Lorenzo Fontana, ministro della Famiglia, e il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni: "È emersa una comunione di vedute sulla necessità di tutelare il diritto dei bambini all’identità e ad avere entrambe le figure genitoriali, di perseguire pratiche di mercimonio di gameti e dei corpi e di rilanciare un patto educativo tra scuola e famiglie che escluda ogni forma di colonizzazione ideologica", ha concluso Gandolfini».

Circolata negli ambiti di tali organizzazioni, la notizia è oggi rimbalzata nuovamente sui social grazie alla parziale narrazione offerta dalla pagina Facebook L’unione falla forsee all’appello congiunto di Marilena Grassadonia e Alessia Crocini su quella di Famiglie Arcobaleno.

Toccata direttamente dalle parole del ministro Lorenzo Fontana sull’inesistenza delle loro realtà familiari (parole ribadite anche sul palco di Pontida il 1° luglio), l’associazione si ritrova a essere bersaglio dei correlati attacchi concentrici di Generazione Famiglia e CitizenGo per gli esposti presentati alle procure delle Repubbliche presso i Tribunali di Milano, Torino, Firenze, Bologna, Pesaro «circa le iscrizioni anagrafiche di figli nati da “due madri” e “due padri” compiute e politicamente rivendicate dai relativi Sindaci».

Operazione per la quale, da giorni, le due associazioni stanno chiedendo attraverso mail dai toni pressanti donazioni di 25, 50 o 100 euro perché «le consulenze legali a cui ci affidiamo per resistere a tutti i tentativi di distruggere la famiglia in Italia hanno un costo non indifferente».

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Non si può infine non ricordare come Generazione Famiglia e CitizenGo si siano fatti promotori anche di una raccolta firme perché il ministro Matteo Salvini dia incarico ai prefetti di annullare le registrazioni anagrafiche dei “bambini” arcobaleno fatte da vari sindaci.

Iniziativa che, presentata in conferenza stampa a Palazzo Madama il 20 giugno, è stata vanificata nel pomeriggio dello stesso giorno dalla risposta del ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro (M5s) all'interrogazione della deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli.

Cosa, questa, che non è passata inosservata al Popolo della Famiglia, critico nei riguardi del governo gialloverde e oggetto di passati attacchi da parte del senatore Simone Pillon.

Sulla pagina Fb di Mario Adinolfi è intercorsa, negli scorsi giorni, un’interessante diatriba tra il direttore de La Croce e Filippo Savarese che, come Costanza Miriano chiamata in causa nel relativo post, appare apertamente schierato a difesa dell’area gandolfiniano-leghista.

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In una campagna elettorale, che tra proclami, colpi di scena e accuse al vetriolo si avvia al termine, non poteva mancare l’appello bipartisan al voto dei cattolici. Non è venuta meno al riguardo neppure Emma Bonino.

Non è venuto meno Matteo Renzi che, oltre ad avere imbarcato nelle proprie liste parte della compagine cattodem della XVII° legislatura, ha ieri dichiarato a Roma: «Abbiamo avuto punti di discussione come le unioni civili o il biotestamento con una parte importante del mondo cattolico. È una discussione che probabilmente vedrà una frattura almeno con una parte del mondo cattolico italiano. Ma da Roma oggi voglio dire alle donne e agli uomini del mondo cattolico di questo Paese di riflettere bene su cosa avverrà: faccio un appello alle persone che vivono le parrocchie e la realtà associativa. Siamo a un bivio: il centrodestra non è a trazione moderata, non è guidato dagli amici di Angela Merkel ma dagli amici di Marine Le Pen, non sono moderati. Noi siamo quelli del terzo settore».

Come da copione non si sono fatte attendere le reazioni di uomini e donne di centrodestra. Da Maurizio Gasparri a Eugenia Roccella, da Gian Luigi Gigli ad Alessandro Pagano è un coro di voci che definisce patetico e da faccia tosta l’appello di Renzi. Al quale, sia pur con parole differenti, lanciano l’avvertimento di una bastonata proprio da un elettorato cattolico «finora ignorato se non maltrattato» con riferimento appunto alle leggi sulle unioni civili e il fine vita.

Qualsiasi considerazione si voglia fare, una resta ineludibile. Quella, cioè, sulla pretesa da parte del centrodestra d’incarnare in toto le aspirazioni dei cattolici (identificandoli tout court coi partecipanti del Family Day) e di considerarli ancora una realtà elettorale monolitica. Dimentica o ignara che dai tempi di Pio XII ne è passata di acqua sotto ponte Sant’Angelo. E che il cattolicesimo, soprattutto in materia politica, aduna in sé indefinite e variegate anime.

Orientamenti contrappoosti, d’altronde, non mancano negli stessi milieu dei vari Family Day, Pro Vita, Movimento per la Vita, Difendiamo i nostri Figli e compagnia cantante. Se è vero, infatti, che Mario Adinolfi e Massimo Gandolfini sono stati ieri e oggi concordi nell’attaccare il Segretario del Pd per l’appello ai cattolici (col richiamo allo striscione dell’ultimo Family Day: Renzi ci ricorderemo), non lo è di meno il loro divergere sulle intenzioni di voto. Tra i due (l’uno candidato col suo Popolo della Famiglia, l’altro con la Lega) volano infatti stracci nel rivendicare una "primogenitura cattolica" in campagna elettorale.

Gandolfini su Il Resto del Carlino e su La Verità ha infatti invitato a non votare il Popolo della Famiglia. Mentre Adinolfi in un lungo post, pubblicato ieri sul suo profilo Fb, ha parlato anche di audio e messaggi d’area gandolfiniana contro la formazione politica, di cui è il fondatore.

«Caro Massimo – così scrive a un certo punto Adinolfi –, ho letto la tua intervista su un’edizione locale del Resto del Carlino. Utilizzi metà del poco spazio che ti viene riservato per invitare a non votare Popolo della Famiglia. Lo stesso fai con un intero articolo oggi su La Verità. Il figlio della tua segretaria personale, Elia Buizza, scrive ai nostri con il tono più sprezzante immaginabile: “Io prego il Signore che il 4 marzo prendiate una batosta di quelle che tornate dal padrone Mario con la coda tra le gambe” e altre piacevolezze che per proteggere le sue personali fragilità non ti cito. Un tuo amico che conosci bene fa messaggi da tre minuti con l’inconfondibile accento bresciano da far circolare su whatsapp solo per “non far votare Popolo della Famiglia”, anche qui condendo il tutto con insulti personali al sottoscritto e chiudendo l’audiomessaggio con l’appello a votare Lega perché così “vuole Gandolfini” per far eleggere il suo “collaboratore” Simone Pillon.

Caro Massimo, la mia proposta è di metodo. Come fa Amicone, come fa Lupi, come fanno tutte le persone serie in campagna elettorale spiega perché bisogna votare Lega il 4 marzo. Va bene pure omettere che avete accettato un posto da quarto in lista in una lista capeggiata da Giulia Bongiorno, nemica esplicita del Family Day e fruitrice delll’eterologa per un figlio a cui è negato il diritto ad avere un papà. Ormai ho capito che per ragioni di livore personale non darai indicazione di voto per tre membri del Dnf che con te hanno organizzato i due Family Day oggi candidati nel Popolo della Famiglia, ma per il solo posto che sei riuscito ad ottenere, da ineleggibile, nella lista il cui leader è esplicitamente ostile al Papa e annuncia come primo provvedimento da approvare la statalizzazione della prostituzione con relativa partita Iva, secondo le indicazioni del trans turco Efe Bal. Va bene, scelta legittima».

Malumore che Adinolfi non riesce a trattenere nel commentare i vari post dei suoi fedelissimi come quello in cui il neocatecumenale Chialastri dà del bugiardo a Gandolfini: «Oggi sul quotidiano La Verità il buon Massimo Gandolfini scrive una bugia. Che Federico Iadicicco sarebbe membro del Comitato Difendiamo i Nostri Figli. E da quando? Poi si fa circolare un messaggio per invitare a votarlo, anche nelle comunità del Cammino, come candidato “unico” contro Emma Bonino. In quello stesso collegio è candidato Mario Adinolfi, lui sì tra gli organizzatori del Family Day. L’unico voto serio per battere la Bonino davvero, è il voto al Popolo della Famiglia. Noi votiamo Pdf, a Roma e ovunque. Non coloro che hanno tradito i Family Day, non il centrodestra ambiguo. Chi vuole far vincere i principi non negoziabili ha un solo voto possibile: il voto al Popolo della Famiglia. Così può evitare di mentire, a stesso e agli altri».

Quel Iadicicco che, per capirsi, è il responsabile nazionale del dipartimento Vita e Famiglia di Fratelli d’Italia ed è candidato al Senato nel medesimo collegio romano di Emma Bonino. Quel Iadicicco che proprio ieri così si rivolgeva alla leader di +Europa: « Emma Bonino vuole parlare ai cattolici? Legittimo e giusto. Dimostri che non è una strumentale rincorsa elettoral-propagandistica, accetti un confronto pubblico sui temi della vita e della famiglia. Non scappi dal collegio, non lo faccia altrove ma a Roma nel collegio dove siamo entrambi candidati».

E così, mentre la novitas del messaggio evangelico è completamente enervata e diluita nei soli temi vita-famiglia, tra gli stessi cattolici duri e puri non ci si fa scrupolo ad adoperare le armi del livore e della menzogna. Arti però proprie, stando ai passi scritturali evocati, di quel serpente nella cui coda Piero Chiappano (autore dell’inno del Popolo della Famiglia A un passo dal cielo) vuole «piantare un chiodo… per fare la storia».

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Dopo quella del 2009 la seconda versione dell’International technical guidance on sexuality education è stata da poco edita.

Frutto della collaborazione di UnAids, UnFpa, Unicef, UnWomen e dell’Organizzazione mondiale della sanità, le nuove direttive dell’Unesco in materia d’educazione sessuale si compongono di 139 pagine. Nelle quali, fra l’altro, viene ribadita la necessità d’insegnare a bambini e adolescenti la distinzione tra genere e sesso biologico al pari di quella tra identità di genere e orientamento sessuale nonché il superamento delle forme stereotipate connesse all’ambito della sessualità.

Firmata dalla direttrice generale Audrey Azoulay, la versione ampliata dell’International techical guidance è stata subito presa di mira dal giornalista e scrittore complottista Maurizio Blondet che ne ha parlato come «nuove direttive per corrompere i bambini», «scritte in perfetta neolingua della dittatura Lgbt». Quella «dittatura mondiale dei pederasti» che, secondo il saggista cattolico -, «si attua in un nuovo jus sodomiticum obbligatorio, e contrario al diritto naturale». 

Non meraviglia perciò che un ancor meno avveduto Lorenzo Damiano, candidato alla Camera in Veneto (collegio plurinominale 02 e uninominale 08 [Treviso e cintura]) nella lista del Popolo del Famiglia, abbia invocato un nuovo processo di Norimberga e minacciato roghi di libri gender.

«Né comunismo, né nazismo, né fascismo – così l’adinolfiano trevigiano – sono mai arrivati a questo livello di propaganda politica nei confronti delle persone più indifese al mondo. I bambini sono anime pure e innocenti che non hanno bisogno di queste persone e delle loro perversioni. Si ritiri immediatamente questa persona Audrey Azoulay dal ruolo che ha e se ne torni a casa. La funzione dell’Unesco resti quello di valorizzare la cultura di un territorio: perché mai questi organi arrivano a occuparsi della sessualità dei bambini? Che per altro sono innocenti e puri? Guai a coloro i quali scandalizzeranno anche uno solo di questi bambini: sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare».

Poi un appello a Putin e Trump perché liberino il mondo «da queste lobby invertite. Invoco un nuovo processo di Norimberga per mandare a casa questi pervertiti che propongono a bambini di nove anni di “saper spiegare come l’identità di genere di una persona può non corrispondere al sesso biologico”, di 12 ad essere già edotti sul fatto che i rapporti omosessuali sono “piacevoli” e non portano affatto infezioni, e a cinque anni (sottolineo a cinque anni!) che devono essere indottrinati sul rispetto per le famiglie “diverse”.

Sono pronto a sfidare questi pervertiti e depravati che minano con violenza la mente dei bambini anche domani: portandoli in piazza e svergognandoli davanti a centinaia di famiglie che devono sapere la violenza di questi organi di potere. Anzi, vi dirò di più. Già la prossima settimana siamo pronti ad un evento che sconvolgerà le menti di questi personaggi depravati: il rogo dei libri gender. Quando saremo al Parlamento riporteremo il buonsenso e l’amore per i nostri figli, quello vero di una mamma e di un papà che li difendono dai mostri. Lotteremo fino all’ultimo sangue per l’abrogazione della legge che ha introdotto il gender attraverso i partiti di sinistra e per l’abrogazione della legge Cirinnà».

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Capolista al Senato nel collegio plurinominale della Sardegna tra le file di +Europa in vista delle elezioni del 4 marzo, il cagliaritano Riccardo Lo Monaco dovrà fronteggiare, fra gli altri, Mario Adinolfi. Il direttore de La Croce è infatti candidato al Senato come capolista del Popolo della Famiglia nel medesimo collegio.

Da noi raggiunto, così l’attivista sardo Lgbti ha illustrato la sua campagna elettotale e gli obiettivi che si è prefisso di raggiungere.

Riccardo Lo Monaco, candidato alle politiche. Una scelta personale?

Scelta personale che risponde a due appelli: quello lanciato da Emma Bonino, Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi nel momento in cui, tutti insieme, abbiamo dato vita al progetto +Europa. Quello della coscienza nel momento in cui le libertà e i diritti delle persone sono forse per la prima volta seriamente a rischio, unitamente alle sorti dell'Europa.

Perché +Europa?

Perché la priorità delle priorità è la salvaguardia del progetto europeo. Mi spiego meglio: lavoro, tasse, sicurezza, gestione del fenomeno migratorio, ricerca scientifica, diritti, sostenibilità, innovazione e competitività delle imprese, tutte queste priorità che, prese singolarmente e a seconda della sensibilità di ognuno, sembrano essere ciascuna l'unico problema risolvibile in casa, con ricette più o meno miracolose cucinate tra le quattro mura dei confini nazionali. E invece non è così:  possono trovare una vera soluzione solo all'interno di una casa comune molto più ampia come l'Unione Europea e il mercato europeo. Non possiamo parlare seriamente di sicurezza se non pensiamo di dotarci al più presto di un esercito europeo, così come non possiamo pensare di gestire il fenomeno migratorio isolandoci dal mondo e chiudendo i confini. Pensiamo poi a quanto è accaduto in tema di diritti e libertà grazie alla nostra appartenenza alla UE. Ecco perché +Europa, anche in Sardegna dove sono candidato capolista al Senato. 

Che cosa c’è nel programma di +Europa in riferimento ai diritti Lgbti? E quali avrà particolarmente a cuore in campagna elettorale?

Il programma di +Europa è molto esplicito in tema di diritti, compresi quelli Lgbti per i quali ci impegniamo a rimuovere le discriminazioni in tema di matrimonio, unioni e adozioni. Personalmente, nella mia campagna elettorale, mi sto impegnando per far comprendere a tanti amici come sia fondamentale un voto che metta in sicurezza le leggi di civiltà approvate nel corso dell'ultima legislatura. Il centrodestra dichiara apertamente di voler cancellare la legge Cirinnà e la legge sul testamento biologico, il movimento 5 stelle, dopo aver contribuito a depotenziare la legge sulle Unioni Civili, non ha scritto uno straccio di parola in tema di diritti Lgbti nel suo programma. Insomma, un voto dato a quelle formazioni politiche che pur in tema di diritti la pensano come noi ma sono fuori dalla competizione reale nei collegi uninominali, è un voto tolto alla coalizione di centrosinistra e un parlamentare in più regalato a Salvini, Meloni, Berusconi o Di Maio, con buona pace dei diritti Lgbti.

Adinolfi corre nel suo stesso collegio. Impaurito?

Impaurito dalla candidatura di Adinolfi, no. Terrorizzato dalle idee dei vari Adinolfi, tanto. 

Proprio a Cagliari Adinolfi ha parlato ieri di "discriminazioni alla moda", dicendo che ci sono quelle che non sono invece considerate. Come, ad esempio, l’essere   addidati quali “ciccioni”. Che cosa ne pensa?

Il vittimismo da carnefice di Adinolfi merita una riflessione più approfondita. Penso che dovremmo partire proprio dal concetto di "tradizionalità" che Adinolfi ha tanto a cuore. Quando parla di "famiglia tradizionale", con il preciso intento di espellere dal contesto sociale le altre famiglie, discriminandole, fa preciso riferimento a uno standard, a un canone basato su evidenza statistica: le famiglie con due genitori eterosessuali sono statisticamente di più, quindi solo quello è il modello su cui plasmare la società.

Facciamo nostro il ragionamento di Adinolfi basato sul canone e proiettiamolo nel campo della fisicità e dei modelli di bellezza e salute fisica presenti sin dalla notte dei tempi: dovremmo constatare come il canone classico, "tradizionale", quello statisticamente più presente sia rappresentato da una fisicità maschile atletica, slanciata, non appesantita, mentre il sovrappeso è sempre stato considerato una dote femminile perché sinonimo di fertilità e abbondanza; dalla raffigurazione della Madre Mediterranea alla maja di Goya, il ventre prominente e le cosce molto in carne sono sempre stati canoni statisticamente più presenti nella raffigurazione della femminilità. Poi è arrivato Botero che ha "inciccito" gli uomini, mentre Modigliani raffigurava le donne come delle silfidi a dieta. 

Muovendo sempre dal ragionamento adinolfiano dovremmo ritenere Botero e Modigliani fuori dal concetto di canone, di "tradizione", fuori da una statistica che permetta loro di essere considerati artisti. Ne consegue che, per lo stesso metro di giudizio applicato da Adinolfi - che purtroppo non è solo - così come tutte quelle famiglie che non rispettano il canone di classicità, di tradizionalità, devono essere espulse dal contesto sociale, e come gli omosessuali possano essere scherniti per la loro natura, anche gli uomini in sovrappeso dovrebbero essere considerati "sbagliati", cittadini di serie B perché non rispondono al canone tradizionale di fisicità maschile. Qualcuno, un Adinolfi al quadrato, potrebbe addirittura considerarli non idonei a procreare e a crescere dei figli. Ecco perché, muovendo dal suo stesso ragionamento, le posizioni di Adinolfi e di quanti la pensano come lui in tema di diritti Lgbti e famiglie "non tradizionali" sono posizioni logicamente, umanamente, filosoficamente e scientificamente insostenibili oltre che pericolose.  

Qualora eletto, cosa pensa di fare in primo luogo per i diritti delle persone Lgbti?

La prima cosa da fare in tema di diritti Lgbti, e sono certo la faranno gli altri eletti di +Europa se io non entrerò in Senato, è l'immediata riproposizione della legge contro l'omofobia. Dobbiamo poi ripartire dalla legge Cirinnà per giungere al matrimonio egualitario e rivedere seriamente la legislazione in tema di adozioni, aprendo ai single e a tutte le famiglie in grado di strappare un bambino dall'orfanotrofio, crescerlo educarlo e amarlo.


In secondo luogo dobbiamo potenziare le ore di educazione civica nelle scuole per avere una cittadinanza più consapevole anche in materia di diritti e libertà.

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Mercoledì 31 gennaio, alle ore 18:30, ci sarà a Roma presso la sede del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli (Via Efeso, 2) un incontro tra la collettività Lgbti e il ministro della Giustizia Andrea Orlando, i senatori Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà, l'europarlamentare Daniele Viotti, il coordinatore del comitato Dems Arcobaleno Angelo Schillaci.

Assemblea pubblica per parlare di diritti civili in relazione alla campagna elettorale. E per reagire agli attacchi contro la legge sulle unioni civili da parte di Eugenia Roccella, sui quali così si è espressa ieri Monica Cirinnà: «La parte più arretrata del centrodestra si ostina a suonare un disco rotto che non sente più nessuno. Millantano di poter abolire la legge sulle unioni civili e coppie di fatto che, in realtà, ha cambiato il Paese e ha un serio fondamento costituzionale in una sentenza della Consulta del 2010La smettano di continuare ad accanirsi contro i sentimenti e le persone che chiedono solo di potersi amare con quella dignità e quel riconoscimento giuridico sancito finalmente dalla legge che abbiamo votato nel 2016. Sui diritti civili si dimostra la differenza culturale e politica tra il Partito democratico, traino del centrosinistra, e una destra oscurantista e antistorica. Il Pd vuole continuare a portare l'Italia sempre più avanti sui diritti e sul welfare, mentre la destra sa solo alimentare paure e omofobia».

Il parere di Sebastiano Secci, presidente del Mieli

A fare gli onori di casa il presidente Sebastiano Secci, che ha dichiarato: «Le recenti dichiarazioni del centrodestra dimostrano ancora una volta che i diritti vanno sempre difesi e mai dati per scontati o definitivamente acquisiti. Questa è una campagna elettorale dura, che non si vergogna di usare la parola "razza", che non si vergogna di minacciare, promettendo addirittura modifiche alla Costituzione, la retrocessione dei diritti per la comunità lgbt+ proprio nel momento in cui il cammino per l'uguaglianza ha cominciato a muovere i primi faticoso passi. Tutta l'italia democratica, laica e progressista ha il dovere non solo di difendere le conquiste raggiunte, ma anche e soprattutto di rilanciare la battaglia per i diritti di tutte e tutti tornando a parlare di matrimonio egualitario, di riconoscimento dei nostri figli alla nascita, di diritto di autodeterminazione per le persone trans e intersex e di tutte le questioni politiche e culturali che il nostro movimento porta avanti da quasi 50 anni. Noi, come Circolo Mario Mieli, continueremo a vigilare come abbiamo fatto negli ultimi 35 anni affinchè l'Italia possa finalmente diventare un paese pienamente laico e inclusivo».

Gli antefatti

La promessa di abolire la legge sulle unioni civili è stata avanzata durante il convegno Oltre l’inverno demografico, tenutosi il 27 gennaio nella capitale per iniziativa dei raggruppamenti ultraconservatori Alleanza Cattolica – di cui è dirigente nazionale il canonista Giancarlo Cerrelli, candidato della Lega alla Camera nel collegio uninominale di Crotone – e Difendiamo i nostri figli. Al tavolo dei relatori anche Maurizio Gasparri e Stefano Parisi nonché il Segretario federale della Lega Matteo Salvini e la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni.

«Il mio impegno nella prossima legislatura – ha detto la parlamentare di Idea – Noi con l’Italia, candidata di Forza Italia alla Camera in Emilia Romagna nel collegio uninominale di Casalecchio di Reno – sarà quello di battermi, insieme agli amici della coalizione di centrodestra, per abolire o cambiare profondamente tutte le leggi approvate dalla sinistra che hanno ferito la famiglia. Penso al provvedimento sulle unioni civili che, va detto con chiarezza, di fatto apre alla stepchild adoption. Per la sinistra, leggi come questa portano verso il progresso; per noi, vanno verso la fine dell’umano».

Pur accolte tra uno scroscio di applausi, le dichiarazioni della deputata cattolica dal passato radicale sono in realtà tutt’altro che condivise nel centrodestra. E tra gli stessi intervenuti alla kermesse romana.

Matteo Salvini favorevole alle unioni civili. Il contrattacco di Adinolfi

Già ieri, infatti, Matteo Salvini prendeva le distanze da tali posizioni massimaliste dicendosi favorevole alle unioni civili ma contrario alle adozioni per coppie omogenitoriali.  Assunto rilanciato oggi sui media da Giulia Bongiorno e inevitabilmente criticato da Mario Adinolfi nel corso della diretta mattuttina sul suo profilo Fb.

«Oggi Salvini – così il fondatore del Popolo della Famiglia – dice “ok le unioni civili, ma le adozioni no”, annuncia sui giornali la Bongiorno ministro della Giustizia, Guardasigilli. Quella che esultava per la legge Cirinnà, quella che ci voleva in galera con la legge Scalfarotto.

Giulia la considero una persona rispettabile, era in Parlamento con me messa da Gianfranco Fini. Un grande avvocato. Una persona certamente non di sinistra, anche se molto vicina alla Bonino nel referendum contro la legge 40, contro i cattolici. È il simbolo e il sintomo del cedimento del centrodestra sui valori.

È la ragione per cui in oltre 43mila hanno firmato per il Pdf e più di un milione ci voteranno, per “piantare il chiodo nella coda del serpente” come dice Amato. Altrimenti si finisce come con i governi di centrodestra inglesi: prima via libera al matrimonio egualitario, poi utero in affitto per Elton John et similia, infine morte per Charlie e Isaiah. Salvare l’Italia è il lavoro che deve compiere il Pdf in questi trenta giorni».

Un messianismo politico quello adinolfiano che muove al riso se, invero, non muovesse al pianto.

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