La condanna del senatore leghista Simone Pillon per diffamazione nei riguardi dell’associazione perugina Omphalos Lgbti ha catalizzato nel pomeriggio-serata d’ieri la pubblica attenzione tanto sui media quanto sui social.

È un dato di fatto come il braccio destro di Massimo Gandolfini dall’inseparabile papillon e dal sembiante a metà tra Tomás de Torquemada ed Enzo Miccio sia divenuto una delle figure più controverse dell’attuale legislatura. Con le dichiarazioni ossessive sulle persone Lgbti, le partecipazioni protagonistiche a eventi quali il World Congress of Families di Verona, gli atti parlamentari come il ddl sulla riforma condivisa dell’affido condiviso Pillon si è attirato strali da più parti ma ha contribuito anche a fare di sé un personaggio caricaturale.

E come tale è visto soprattutto da ieri sui social, dove la notizia della condanna continua a essere commentata con lepida ironia. Su Twitter, in particolare, è trending topic l’hastag #CinePillon, che sta accompagnando i tweet contrassegnati da fotomontaggi di locandine cinematografiche e rivisitazioni dei titoli dei film più celebri.

Si va così da Un omofobo piccolo, piccolo a Diffamazione e pregiudizio, da Bigotti verdi fritti Io speriamo che me la pago.

Eccone una carrellata dei più significativi.

 

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«Io credo che siamo d'accordo sulla sostanza. Le differenze ci sono sulle modalità».

Le poche parole del card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, che non si è potuto esimere dal rispondere oggi a una domanda sul World Congress of Families, sono bastate per spingere anche la diocesi di Verona a uscire dal prudenziale silenzio ed esprimersi al riguardo.

L’ha fatto in una nota, in cui ci si astiene formalmente dal prendere posizione nei riguardi d'un evento, la cui marcata politicizzazione in senso leghista-meloniano (già criticata da giorni da un Mario Adinolfi, che non ha esitato ad attaccare frontalmente Gandolfini, Brandi, Coghe) è innegabile.

«Alla diocesi di Verona – recita il comunicato –  sta molto a cuore la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio che considera la sorgente fondamentale e vitale della convivenza civile. Consapevole delle fragilità del nostro tempo, la Chiesa veronese è impegnata nel promuovere iniziative inclusive e di sostegno per tutte le situazioni di difficoltà familiare a livello sociale, lavorativo e affettivo. Oggi c'è bisogno di più famiglia non di meno. E la politica potrebbe fare di più e meglio.

Nello stesso tempo la diocesi di Verona si astiene dal prendere parte al conflitto politico su di un tema che, ritiene, non meriti il linguaggio violento e ideologico di questi giorni. Invita piuttosto a elaborare idee e proposte il più possibile condivise, a sostegno e a difesa delle persone che vivono situazione di fragilità affettiva, senza nulla togliere al valore di ogni dibattito che nasce da sensibilità diverse».

Parole in linea con quelle paroliniane ma che saranno suonate come una doccia fredda agli organizzatori. A partire dal consigliere comunale scaligero Alberto Zelger, che in conferenza stampa aveva risposto alla domanda dell’omologo Mauro Bonato sull’assenza di “patrocinio diocesano”, assicurando che il vescovo locale Giuseppe Zenti avrebbe portato i suoi saluti ai congressisti. Cosa che, alla luce di questa nota, è altamente improbabile o, qualora dovesse verificarsi, si svolgerà con tutte le cautele del caso

Già, perché le parole del card. Parolin sembrano richiamare, fatte le debite distinzioni, quelle che Benedetto XV rivolse a Jacques Maritain nel 1918 sul cosiddetto segreto di La Salette: «Quoad substantiam concedo, quoad singula verba nego» (Concordo sulla sostanza ma non sulle singole parole). Che significavano, in pratica, non prendere una posizione e manifestare anzi implicitamente un certo disappunto per la faccenda.

Che le parole di Parolin abbiano creato appunto disappunto e non entusiasmo in area Wcf (come alcuni, ignari del modus loquendi vaticano, si sono affrettati incautamente a interpretare) è evincibile dall’asciutta risposta del senatore Simone Pillon che, interpellato nel merito a margine di una conferenza stampa a Palazzo Madama sulla sottrazione internazionale di minori, ha dichiarato: «Non ho niente da commentare. Il cardinale Parolin ha introdotto il XII° World Congress of Families: quindi è già stato ospite di questa realtà. I commenti li affiderei agli organizzatori di questa manifestazione.

Io ci sarò convintamente, ci saranno membri di governo. Siamo là per portare la bellezza della famiglia: le mamme, i papà, i bambini, i nonni che fanno un lavoro enorme portando avanti le famiglie»

Una dichiarazione invece meno diplomatica e marcatamente critica sul'assise veronese è quella espressa da Renata Natili Micheli, presidente del Centro italiano femminile (Cif), che ha dichiarato: «Il Congresso mondiale delle Famiglie, previsto a Verona dal 29 al 31 marzo, infiamma la polemica politica che, dietro alle schermaglie dei due firmatari del contratto di governo, ancora tenta di leggere la disparità delle due forze riguardo alle categorie del conservatorismo e del progressismo. Lo stesso schema viene seguito da quanti vogliono separare il mondo cattolico mettendo da un lato i buoni e dall'altro i cattivi cattolici.

Il Cif conferma che l'idea di famiglia i cattolici la derivano dal Magistero e non dagli opportunismi politici di questa o quella forza politica».

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«Salvini, Fontana, Zaia, Sboarina e Bussetti perché l’iniziativa è della Lega. Tajani e Meloni perché non si sa mai, meglio tenere un piede anche con Forza Italia e FdI. Il trio Coghe-Gandolfini-Brandi che pensa sia sensato essere i soli italiani “laici” nel panel dei relatori, perché giustamente alla greppia non vogliono che si avvicini nessuno».

Postata su Facebook l’8 marzo, questa valutazione sulla XIII° edizione del World Congress of Families (Wcf) – che si conclude con la stoccata: «Perché se dici che “votare Lega è immorale” poi te le fanno pagare pure dopo l’abiura» - è stata formulata non da un laicista o da un rosicone di sinistra ma da Mario Adinolfi.

Com'era prevedibile, le parole del direttore del quotidiano La Croce, che ha recentemente incassato il plauso di Barbara Alberti e Vladimir Luxuria per la proposta di reddito di maternità (osteggiato invece da quelli che lo stesso leader del Popolo della Famiglia definisce cattoleghisti a partire da Simone Pillon) nonché il pubblico sostegno del vescovo di Viterbo Lino Fumagalli, sono state liquidate come dettate da livore dagli scherani gandolfiniani del Family Day.

Ma la politicizzazione del World Congress of Families in senso leghista-meloniano (Tajani alla fine non vi prenderà parte), oltre a essere condivisa dall’intera area del Popolo della Famiglia (Pdf), è innegabile. È un dato di fatto che la Santa Sede, la Cei e lo stesso episcopato del Triveneto abbiano preferito assumere un atteggiamento di assoluto quanto prudenziale silenzio. Nessun attacco frontale ma meno che mai alcuna promozione o sostegno all’evento.

Ecco perché lo stesso Adinolfi, commentando il 16 marzo il dichiarato appoggio dello psichiatra Gandolfini (a nome del Family Day) a Fratelli d’Italia per le europee di maggio, ha potuto scrivere: «A parte che non ricordo bene quale proposta di legge depositata da Fratelli d’Italia in Parlamento stia “graniticamente sostenendo le istanze del Family Day” (che fu convocato per battere la legge Cirinnà, la Meloni ha forse scritto un ddl che ne propone l’abrogazione o almeno un ddl di facciata, che so, contro l’aborto?).

Ma qui sorgono solo due domande. La prima: non s’era detto che il comitato era apartitico? La seconda: quando arriva la precisazione “tranquilli, votiamo anche la Lega” (tanto Gandolfini e Pillon dieci voti li hanno, possono fare cinque e cinque)? Ma smettetela di giocare ai generali se non avete l’esercito e venite a firmare il reddito di maternità».

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Considerazioni, queste, da leggere anche alla luce della diretta conoscenza del comitato del Family Day (di cui Adinolfi è stato per anni uno dei massimi rappresentanti) nonché delle ennesime affermazioni di Gandolfini, che ieri ha equilibristicamente «assicurato il pieno appoggio del Family Day ai partiti (Lega, Fdi e Fi) che fino ad oggi ci hanno sostenuto nella battaglia a favore dei principi non negoziabili».

Ragione per cui, non senza una punta d’ironia, Boback Falamaki, commentando un lungo post di Federico Marconi, fedelissimo di Adinolfi, sull'assise veronese, ha scritto due giorni fa in riferimento a Gandolfini: «Hanno chiamato Family Day l’associazione derivante Comitato Difendiamo i nostri figli. È lui il presidente»

Questo non significa che il Popolo della Famiglia dissenta sui temi di fondo del Congresso, come lo stesso leader ha ben specificato al di sotto del citato post di Marconi: «Deve essere chiaro che noi non “demonizziamo” Verona».

A essere inaccettabile e, dunque, da anatemizzare è «semplicemente la consegna del movimento pro-life alle insegne leghiste o del partito satellite di FdI», che Adinolfi considera «un gravissimo errore politico. Perché la Lega ha dimostrato di essere nella sostanza disinteressata ai nostri temi (completamente ignorati pur avendo tutte le leve del potere in mano, anzi, scegliendo di andare nella direzione opposta con triptorelina, patti prenup, eutanasia e prostituzione legalizzata) ma solo interessata ai voti cattolici, che considera conquistabili con qualche promessa priva di fatti conseguenti». 

D’altra parte la rivendicazione d’una "primogenitura cattolica" in senso politico era già stata sollevata nel corso della campagna elettorale per le politiche del 4 marzo 2018, durante la quale erano volati i proverbiali stracci tra Gandolfini e Adinolfi.

A dar fuoco alle polveri lo psichiatra bresciano, che su Il Resto del Carlino e La Verità aveva invitato i cattolici a non votare il Popolo della Famiglia. La risposta non si fece attendere e Adinolfi, in un lungo post del 18 febbraio, denunciò il ricorso dei gandolfiniani ad audio e messaggi intimidatori contro la sua formazione politica.

«Il figlio della tua segretaria personale, Elia Buizza, scrive – così il direttore de La Croce –  ai nostri con il tono più sprezzante immaginabile: “Io prego il Signore che il 4 marzo prendiate una batosta di quelle che tornate dal padrone Mario con la coda tra le gambe” e altre piacevolezze che per proteggere le sue personali fragilità non ti cito. Un tuo amico che conosci bene fa messaggi da tre minuti con l’inconfondibile accento bresciano da far circolare su whatsapp solo per “non far votare Popolo della Famiglia”, anche qui condendo il tutto con insulti personali al sottoscritto e chiudendo l’audiomessaggio con l’appello a votare Lega perché così “vuole Gandolfini” per far eleggere il suo “collaboratore” Simone Pillon.

Caro Massimo, la mia proposta è di metodo. Come fa Amicone, come fa Lupi, come fanno tutte le persone serie in campagna elettorale spiega perché bisogna votare Lega il 4 marzo. Va bene pure omettere che avete accettato un posto da quarto in lista in una lista capeggiata da Giulia Bongiorno, nemica esplicita del Family Day e fruitrice delll’eterologa per un figlio a cui è negato il diritto ad avere un papà. Ormai ho capito che per ragioni di livore personale non darai indicazione di voto per tre membri del Dnf che con te hanno organizzato i due Family Day oggi candidati nel Popolo della Famiglia, ma per il solo posto che sei riuscito ad ottenere, da ineleggibile, nella lista il cui leader è esplicitamente ostile al Papa e annuncia come primo provvedimento da approvare la statalizzazione della prostituzione con relativa partita Iva, secondo le indicazioni del trans turco Efe Bal. Va bene, scelta legittima». 

A distanza d’un anno, come anche dimostrato dalle recenti posizioni sul World Congress of Families, il clima tra le diverse anime del variegato milieu laicale d’orientamento conservatore, anziché rasserenarsi, s’è inasprito.

E così, mentre la novitas del messaggio evangelico è completamente enervata e diluita nei soli temi vita-famiglia, tra gli stessi cattolici duri e puri non ci si fa scrupolo ad adoperare le armi del livore e della menzogna. Arti proprie, stando ai passi scritturali evocati, di quel serpente nella cui coda Piero Chiappano (autore dell’inno del Popolo della Famiglia A un passo dal cielo) vorrebbe «piantare un chiodo… per fare la storia».

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«Noi partiamo dall'idea, suffragata dalla scienza, e lo dico anche come psichiatra, che il bambino, per avere un'adeguata costruzione della sua personalità, ha bisogno di un padre e di una madre, di due persone con le quali identificarsi e diversificarsi. L'ambiente più vantaggioso per la crescita di un figlio è la famiglia naturale. Pensare che si possa dare per via giuridica e legislativa il consenso a poter adottare dei bambini a delle coppie omogenitoriali, attraverso pratiche di alchimia biotecnologica e soprattutto attraverso quella via incivile e abominevole che è l'utero in affitto, ecco questo non può essere accettato, e mi assumo la responsabilità di quello che dico». 

Queste le parole che Massimo Gandolfini, leader del Family Day e portavoce del Comitato Difendiamo i nostri figli, ha pronunciato ieri a Firenze nel corso dell’evento Più famiglia, più Italia organizzato da Fratelli d’Italia. Richiamandosi poi espressamente al suo intervento di venerdì «in conferenza stampa a Verona», dove ha co-presentato i temi del Congresso mondiale delle famiglie, ha «chiarito la nostra posizione. Noi vogliamo difendere e portare sempre sul candelabro, in maniera che si veda, questa famiglia come società naturale. Questo non vuol dire che neghiamo i diritti civili legati alla persona e che la persona può usare in quella formazione sociale che si chiama unioni civili. Ma vogliamo tenere chiara che esiste una differenza fra l'unione civile e la famiglia come società naturale, e la differenza fondamentale riguarda i figli».

Lo psichiatra bresciano, che alle elezioni politiche del 4 marzo aveva fatto convergere i voti del Family Day sulla Lega riuscendo così a portare in Senato il suo braccio destro Simone Pillon, ha ieri invece annunciato il sostegno a Fratelli d'Italia alle europee di maggio.

«Noi riconosciamo – ha così dichiarato - che Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni stanno portando avanti una politica a vantaggio della famiglia, per la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale e per la libertà educativa dei genitori, assolutamente coerente rispetto al Family Day e alle nostre iniziative. Ed è per questo che alle prossime elezioni europee sosterremo i candidati di FdI perché è il partito che ha graniticamente sostenuto le istanze del Family Day».

Affermazioni che sono state salutate con entusiasmo da Giorgia Meloni, che ha ringraziato «Massimo Gandolfini per le importanti parole che ha pronunciato oggi per il sostegno a Fratelli d’Italia. Difesa della vita, centralità della famiglia naturale, libertà educativa e la lotta all’ideologia gender: sono queste le istanze che condividiamo con il popolo del Family Day e che vogliamo portare anche in Europa».

Meloni, che il 15 marzo ha presentato il simbolo con cui Fdi correrà all’europee (recante la sottodicitura Sovranisti conservatori), ha tenuto poi a ricordare la sua presenza in veste di relatrice al World Congress of Families di Verona.

«Penso che francamente - ha detto - siano deliranti alcune affermazioni su questa manifestazione che sono arrivate da esponenti del governo. Segnatamente quella secondo la quale chi va a quel congresso vorrebbe ridurre le donne in schiavitù. Segnalo che ci vado io che sono fino a prova contraria sono l’unico segretario di un partito donna che esiste in Italia e che sono noi quelli che fanno le battaglie per chiedere che le donne non debbano scegliere tra poter lavorare e avere un figlio. Su questo purtroppo il Governo non è molto presente.

Devo dire che iniziative a sostegno della natalità, della famiglia e della conciliazione tempi di vita-tempi di lavoro sono assolutamente assenti. Lo stesso reddito di cittadinanza favorisce i singoli rispetto alle famiglie numerose. Quindi se gli esponenti del M5s, invece di starnazzare cose senza senso, si occupassero di aiutare le famiglie e le donne a poter lavorare senza dover per questo rinunciare ad essere madri sarebbero più credibili».

Ma l’intervento di Gandolfini è stato anche segnato dall’attacco alla senatrice Monica Cirinnà, per aver sfilato l'8 mazro a Roma col cartello Dio, patria e famiglia, che vita de merda: «Si è trattato di un delirio paranoide – ha detto - e parlo da psichiatra. A Milano, invece, c’era un corteo di femministe che portavano un cartello che recitava: Il corpo è mio e non di quel…. Il resto lo sapete. Lo trovo di un’offesa talmente grande che offenderei me stesso se lo dicessi. Il resto lo lascio alla vostra immaginazione, ma soprattutto amici, lo lascio alle vostre preghiere».

Raggiunta telefonicamente, la senatrice Cirinnà, che oggi è stata confermata tra i 120 componenti del direttivo del Pd, ha così commentato a Gaynews l'intervento del leader del Family Day: «Gandolfini è un odiatore seriale e oggi ne ha dato ulteriormente prova. Il fatto di essere anch’io, come tante, oggetto del suo odio è per me una medaglia e non un affronto».

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Iniziata poco dopo le 12:00 presso la Sala degli Arazzi del Comune di Verona, la conferenza stampa di presentazione della XIII° edizione del World Congress of Families si è subito aperta con due fuoriprogramma. 

Prima Giovanni Zardini (Circolo Pink) in fondo alla sala ha cominciato a urlare, rivolto al tavolo dei relatori: «Omofobi, integralisti», per poi essere subito accompagnato fuori dalle Forze dell'ordine presenti, sia pur dopo qualche spintone reciproco. Poco dopo, un altro attivista presente si è alzato e, a voce alta, interrompendo i lavori, ha rivendicato «i valori antifascisti oltre a quelli della famiglia» della Costituzione. A sua volta, è stato subito condotto all'esterno della Sala degli Arazzi.

Toni panegiristici, invece, nei riguardi dell'evento da parte dei relatori: Federico Sboarina (sindaco di Verona), Antonio Brandi (presidente di ProVita e chair-man del Wcf), Jacopo Coghe (presidente di Generazione Famiglia e vicepresidente del Wcf), Alberto Zelger (consigliere comunale e componente del Comitato esecutivo del Wcf), Elena Donazzan (assessora all’Istruzione e al Lavoro della Regione Veneto), Massimo Gandolfini (presidente del Family Day), Filippo Savarese (direttore delle campagne della Fondazione CitizenGo).

Il sindaco, in particolare, ha dichiarato: «Sarà uno straordinario laboratorio di idee e promuoverà azioni di sostegno concrete a favore della famiglia, che è e rimane il nucleo fondante della nostra società, secondo anche l'articolo 29 della Costituzione»Ecco perché «il Comune di Verona ha deciso di co-organizzarlo, insieme all'associazione Wcf, concedendo gli spazi della Gran Guardia».

Mentre Jacopo Coghe, presidente di Generazione Famiglia e vicepresidente del Congresso veronese, ha informato della vendita di tutti gli 800 biglietti disponibili, Antonio Brandi, presidente di ProVita e del Wcf scaligero, ha invece ricordato come servano alla realizzazione della tre giorni 200.000 euro, facendo appello alla generosità di sostenitori e simpatizzanti.

In riferimento invece alle polemiche relative alla questione patrocinio/logo del Governo, lo stesso Coghe ha chiesto un incontro tra Vincenzo Spadafora sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, e le associazioni promotrici del World Congress of Families.

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Una polemica, quella suscitata dall’articolo di Terry Marocco Baby Trans Generation sul penultimo numero di Panorama, che continua a dividere gli animi.

Al comunicato congiunto del Mit e di associazioni Lgbti, all’intervista a Mariella Fanfarillo su Gaynews – che ha chiarito come la giornalista del settimanale, acquisito in novembre dal Gruppo La Verità Srl, abbia pubblicato dati sensibili sulla figlia 18enne nonostante un espresso divieto in tal senso –, alla campagna lanciata sui social da Cristina Leo, portavoce del Colt (Coordinamento Lazio Trans), si sono avvicendati sul quotidiano La Verità l’editoriale del direttore (che lo è anche di Panorama) Maurizio Belpietro dal titolo I trans vogliono tappare la bocca a chi parla di loro, la correlata intervista a Simone Pillon, l’articolo di Massimo Gandolfini (leader del Family Day e legato a doppio filo col senatore leghista) Bloccare la pubertà con i farmaci è abuso di infanti in nome del gender.

Controrisposte, quelle offerte dalla compagine belpietriana, stilate secondo il duplice registro vittimale e complottistico, funzionale, soprattutto l’ultimo, ad alimentare un clima di reazione parossistica nei riguardi d’una presunta lobby Lgbti italiana, tutta proiettata a imporre un pensiero unico. Quello, ovviamente, dell’ideologia gender, che, pur fantomatica al pari dell’esistenza stessa della lobby Lgbti, è capace d’evocare nella pubblica opinione, al solo pronunciarne il nome (ma senza saper cos’è), paure ancestrali, sempre riaffioranti in periodi d’instabilità economica e barbarie culturale quali sono quelli attuali.

Sulla querelle è oggi intervenuto anche l’Onig, il cui presidente Paolo Valerio e una cui componente, Damiana Massara, erano stati contattati da Terry Marocco. Ma le cui dichiarazioni sono poi state riportate, al pari di quelle rilasciate dalle altre persone interpellate, in maniera parziale.

Pubblichiamo di seguito integralmente il testo della lettera che l’Osservatorio ha oggi indirizzato a Maurizio Belpietro

Gentile dott Belpietro,

scrivo in qualità di presidente e a nome del Consiglio direttivo dell’Osservatorio nazionale sull’identità di genere (Onig). L’Onig è un’associazione fondata nel 1998, in collegamento con le associazioni europee e mondiali che si occupano di questo tema. Si propone di favorire la collaborazione di tutte le realtà che in Italia sono interessate ai temi legati all’identità di genere e alla disforia di genere, al fine di approfondirne la conoscenza, attraverso il confronto scientifico nazionale e internazionale. Si propone inoltre la definizione di linee guida di presa in carico in ambito medico, chirurgico, psicologico e giuridico a garanzia della qualità dell’assistenza alle persone che vivono questa condizione e a garanzia delle attività dei professionisti.

Coloro che si occupano da decenni di approfondire questo argomento a livello scientifico, si preoccupano di fornire alle famiglie, ai bambini e agli adolescenti che vivono l’esperienza dello sviluppo atipico dell’identità di genere, una presa in carico secondo canoni rigorosi e aggiornati, basati su ricerche condotte su campioni di centinaia di casi e su studi longitudinali di durata decennale (vedi tra gli altri: de Graaf, N. M., Giovanardi, G., Zitz, C., & Carmichael, P. (2018). Sex Ratio in Children and Adolescents Referred to the Gender Identity Development Service in the UK (2009–2016). Archives of Sexual Behavior, 47(5), 1301-1304; Thomas D. Steensma, Peggy T. Cohen-Kettenis & Kenneth J. Zucker (2018):Evidence for a Change in the Sex Ratio of Children Referred for Gender Dysphoria: Data from the  Center of Expertise on Gender Dysphoria in Amsterdam (1988–2016), Journal of Sex & Marital Therapy; Turban, J. L., & Ehrensaft, D. (2018). Research review: gender identity in youth: treatment paradigms and controversies. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 59(12), 1228-1243; De Vries, A. L., Steensma, T. D., Doreleijers, T. A., & Cohen‐Kettenis, P. T. (2011). Puberty suppression in adolescents with gender identity disorder: A prospectiv follow‐up study. The Journal of Sexual Medicine, 8(8), 2276-2283).

I centri italiani Onig che si occupano di bambini e adolescenti con sviluppo atipico dell’identità di genere accolgono le richieste di sostegno e presa in carico del gruppo familiare fornendo risposte articolate e altamente specializzate (psicodiagnosi, psicoterapia, valutazione endocrinologica approfondita, terapia famigliare, gruppi di psicoterapia e di sostegno ai genitori; vedi: http://www.onig.it/drupal8/docs/SoC_minorenni.pdf; https://www.wpath.org/publications/soc), in modo che ogni caso possa ricevere un risposta adeguata ai bisogni specifici. A conclusione della valutazione di accoglienza, solo in casi selezionati, alcuni adolescenti che presentano disforia di genere e che soddisfano i criteri di eleggibilità secondo gli Standard of Care della World Professional Association for Transgender Health (Coleman et al., 2011) e delle linee guida dell’Endocrine Society (Hembree et al., 2017), potranno accedere a una presa in carico di tipo anche medico (oltre a quella psicologica).

In particolare, in casi accuratamente selezionati è possibile somministrare Triptorelina allo scopo di sospendere momentaneamente lo sviluppo puberale quando questo si manifesta non solo in una direzione non in sintonia con l’identità di genere percepita, ma quando diventa fonte di forte sofferenza. La letteratura scientifica descrive infatti la popolazione di adolescenti transgender come più a rischio rispetto ai pari della popolazione generale, presentandosi con più alti livelli di depressione, ansia e rischio suicidario. Tali vissuti tendono a  esordire o a intensificarsi proprio con lo sviluppo puberale. Il razionale dell’uso dei farmaci bloccanti la pubertà è, quindi, di estendere lo spazio temporale di riflessione su di sé senza che l’adolescente debba sperimentare il disagio di cambiamenti fisici incongruenti con la propria identità di genere. È importante specificare che si tratta di un intervento completamente reversibile (può essere sospeso in qualsiasi momento e lo sviluppo puberale riprenderà in accordo al sesso biologico) e che è previsto solo in adolescenza. 

Non riguarda l’infanzia in cui non è mai previsto alcun tipo di intervento medico (vedi: HembreeW.C. J Clin Endocrinol Metab. 2017 Nov 1;102(11):3869-3903. doi: 10.1210/jc.2017-01658.; Fisher A.D. J Endocrinol Invest. 2014 Jul;37(7):675-87. doi: 10.1007/s40618-014-0077-6. Epub 2014 May 27; Butler, G., De Graaf, N., Wren, B., & Carmichael, P. (2018). Assessment and support of children and adolescents with gender dysphoria. Archives of disease in childhood, archdischild-2018).

L’esperienza di queste famiglie e di questi minori è molto rara e molto complessa: mancano informazioni adeguate sugli specialisti a cui rivolgersi e spesso le famiglie non cercano aiuto perché temono il giudizio della collettività. Come Onig abbiamo scelto di far sentire alle famiglie e ai minori tutto l’appoggio della comunità scientifica italiana, che continuerà a garantire interventi qualificati e in linea con le linee guida internazionali.

La copertina di Panorama che per introdurre l’articolo di Terry Marocco mostra il volto di una bambina pesantemente truccata, lascia intendere che l’esperienza della disforia di genere conduca, se non alla prostituzione e alla degenerazione dei costumi morali, a uno sviluppo in direzione estremamente sessualizzata/erotizzata: i contributi scientifici non solo indicano che non è così, ma anzi, individuano nella diffusione di pregiudizi e dei conseguenti atteggiamenti discriminatori una delle cause di maggior malessere psicologico e sociale nei bambini e ragazzi con sviluppo atipico dell’identità di genere (Hatchel, T., Valido, A., De Pedro, K. T., Huang, Y., & Espelage, D. L. (2018). Minority Stress Among Transgender Adolescents: The Role of Peer Victimization, School Belonging, and Ethnicity. Journal of Child and Family Studies, 1-10; Hendricks, M. L., & Testa, R. J. (2012). A conceptual framework for clinical work with transgender and gender nonconforming clients: An adaptation of the Minority Stress Model. Professional Psychology: Research and Practice, 43(5), 460.).

Infine, il titolo che fa riferimento a minori transgender che “vogliono cambiare sesso” deforma la delicata realtà di questi bambini, adolescenti e delle loro famiglie, inficiando l’intento informativo. Ci rammarichiamo quindi che sia stata vanificata la possibilità di offrire al grande pubblico una informazione scientifica seria come quella fornita dai professionisti intervistati, visto che le loro parole sono state inserite in un contesto di pregiudizio negativo creato ad hoc dalle scelte dell’editore.

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È iniziata oggi con un’ulteriore gigantografia, come quella contro la legge 194, la campagna nazionale che, promossa da Pro Vita e Generazione Famiglia (due delle tre associazioni promotrici del Family Day e del Congresso mondiale delle Famiglie di Verona) «per il diritto dei bambini a una mamma e un papà», durerà 15 giorni.

Nei manifesti, affissi a Roma, Milano, Torino e accompagnati da camion vela, appaiono due giovani uomini raffigurati mentre spingono un carrello con dentro un bambino disperato e individuati quali genitore 1 e genitore 2. Accanto la scritta: «Due uomini non fanno una madre. #StopUteroinAffitto».

La campagna è finalizzata, nella mente degli organizzatori, a reagire all’iniziativa di sindaci e sindache che hanno disposto la registrazione anagrafica di bambini quali figli di due papà (benché si voglia condannare anche quella di figli di due mamme, dimenticando altresì che la gpa è una pratica cui ricorrono al 90% coppie eterosessuali sterili). A novembre toccherà infatti proprio alla Cassazione pronunciarsi sulla trascrizione d'una atto di nascita estero avvenuta a Trento.

Non sono mancate reazioni all'affissione dei manifesti, uno dei quali è stato strappato a Roma. Gesto che Pro Vita ha subito bollato con aria vittimale «l'intolleranza dei "tolleranti"».

L'iniziativa ha riscosso il plauso di Vittorio Sgarbi, Alessandro Meluzzi, Massimo Gandolfini, Diego Fusaro, che sono ricorsi ai motivi della «trasgressione non legiferabile», della «compravendita dei bambini», dello «sfruttamento della donna», della «disumanizzazione del nascituro».

«La nostra iniziativa - ha dichiarato Toni Brandi, presidente di Pro Vita - intende sottolineare ciò che non si dice e non si fa vedere dell'utero in affitto, perché noi siamo dalla parte dei più deboli, i bambini, ma anche per la salute delle donne, trattate come schiave e ignare dei rischi per la salute a cui si espongono».

Gli ha fatto eco Jacopo Coghe, presidente di Generazione Famiglia, col dichiarare: «L'utero in affitto è vietato in Italia e i bambini non si comprano, perché sono soggetti di diritto e non oggetti. Con l'utero in affitto la dignità delle donne viene calpestata per accontentare l'egoismo dei ricchi committenti. Dall'immagine si vede bene cosa manca a questo bambino: la mamma».

Nel giugno scorso proprio Generazione Famiglia aveva presentato, insieme con Fondazione CitizenGo (con la quale aveva anche chiesto via mail donazioni per «le spese non indifferenti» delle consulenze legali), cinque esposti alle Procure della Repubblica presso i Tribunali di Milano, Torino, Firenze, Bologna, Pesaro «circa le iscrizioni anagrafiche di figli nati da “due madri” e “due padri” compiute e politicamente rivendicate dai relativi Sindaci». Non senza una confusione terminologica e concettuale - di cui si è dato nuovamente prova oggi nel comunicato stampa della campagna #Stoputeroinaffitto - da parte delle stesse associazioni ricorrenti, dal momento che l'iscrizione anagrafica di figli o figlie di coppie omogenitoriali riguarda unicamente quelli o quelle di due mamme.

Per quanto riguarda figli o figlie di due uomini, invece, si tratta sempre di trascrizione di atti di nascita esteri come nel caso di Gabicce Mare (al cui riguardo è stato presentato l’esposto alla competente Procura di Pesaro), che Generazione Famiglia e Fondazione CitizenGo si ostinano ignorantemente a far passare come iscrizione anagrafica.

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Dopo aver ieri incontrato Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, e Federico Sboarina, sindaco di Verona, Toni Brandi, Massimo Gandolfini, Jacopo Coghe, rispettivamente presidenti di Pro Vita onlus, Comitato Difendiamo i nostri figli e Generazione Famiglia, e Brian Brown, presidente del Congresso Mondiale delle Famiglie, hanno stamani incontrato a Roma Matteo Salvini e Lorenzo Fontana.

Ad accompagnarli il senatore leghista Simone Pillon, il cui ddl sull’affido condiviso si appresta a essere oggetto di oltre 120 audizioni in Commissione Giustizia.

Motivo degli incontri il World Congress of Families, che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo 2019 e che sarà appunto organizzato dalle tre associazioni promotrici del Family Day sotto la guida di Brian Brown.

Nel riceverli, il ministro dell'Interno ha dichiarato: «Siamo orgogliosi di ospitare le famiglie del mondo a Verona: questa è l'Europa che ci piace». A lui Brown ha chiesto «di riflettere tutti assieme sul sostegno da dare alle famiglie e l'Italia, per la sua storia, è il luogo più adatto per farlo».

Anche il ministro per la Famiglia e le Disabilità si è detto «fiero di ospitare in Italia, e a Verona in particolare, le famiglie di tutto il mondo. La famiglia sarà per noi l'asse dell'Europa del futuro».

Al termine dei due incontri Gandolfini, Coghe e Brandi hanno visto nella giornata di oggi «un segno che il vento in Europa sta cambiando. Sta crescendo l'attenzione su un maggiore sostegno ai nuclei familiari, alla natalità e alla giustizia sociale». I tre presidenti sono certi «che da Verona partirà la controrivoluzione del buonsenso e della ragione»

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Ottimismo era stato espresso dal senatore Simone Pillon in riferimento al ddl sull’affido condiviso, che a suo parere sarebbe arrivato in Aula prima di Natale.

Le massicce reazioni, che hanno accompagnato il disegno di legge e si sono concretate sia in manifestazioni di piazza sia nella costituzione del Comitato No Pillon, hanno indotto la maggioranza a un atteggiamento di cautela e attesa. Atteggiamento, questo, che si è concreteto nel coinvolgimento di esperti e realtà associative di contrapposto orientamento alle audizioni in Commissione Giustizia, la cui calendarizzaione è stata approntata il 2 ottobre. 

Nella tarda mattinata di oggi è stata resa nota la lista delle persone che saranno audite.

Si tratta di 16 nominativi provenienti dall’area legale, 60 da quella associativa, 8 da quella accademica, 13 da quella della magistratura, 9 da quella medico-psicologica, 6 da quella sindacale, 10 da quella di esperte ed esperti in altri settori.

Sono ben 26 quelli indicati dal senatore Pillon, tra cui la scrittrice Costanza Miriano, il leader del Family Day Massimo Gandolfini, il presidente del Tribunale dei Minori di Perugia Sergio Cutrona, la presidente di CamMino Maria Giovanna Ruo, il presidente Genitori separati cristiani Ernesto Emanuele.

La presidente dell’Unione Donne italiane Vittoria Tola è stata invece indicata dalla senatrice M5s Angela Anna Bruna Piarulli, mentre tra i nominativi indicati da Pietro Grasso (Leu) figurano Francesca Koch (presidente della Casa Internazionale delle Donne) e Cristina Corinaldesi. Tanti anche quelli presentati dal senatore del Pd Giuseppe Luigi Cucca, tra cui l'avvocata Antonella Anselmo e la presidente di Rebel Network Luisa Rizzitelli. 

Al M5s va infine il merito di aver indicato un nome autorevole come Linda Laura Sabbadini, esperta di statistica sociale a livello internazionale e pioniera degli studi di genere.

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C’è chi lo demonizza giudicandolo quale conservatore nemico delle donne e dei diritti tout court. Il tutto in nome d'una idea monolitica di famiglia ormai superata.

C’è poi, invece, chi lo considera elemento di svolta per un nuovo diritto di famiglia: l’inizio di un nuovo corso, insomma, in difesa del diritto dei padri a ricoprire il ruolo genitoriale dopo la fine del matrimonio e a non versare più alcun contributo economico all’ex moglie.

Il disegno di legge a firma del senatore gandolfiniano Simone Pillon, che intende rivedere le norme sull’affido condivido dei figli in caso di divorzio e il loro mantenimento, fa già scaldare e dividere gli animi da una parte e dall'altra.

Per capire cosa dice esattamente il ddl, prima di essere pro o contra, abbiamo raggiunto l'avvocato civilista-matrimonialista Mario Melillo, dello studio legale romano Lana-Lagostena Bassi.

Avvocato Melillo, cosa introduce di nuovo il disegno di legge Pillon?

Il ddl Pillon si vorrebbe ispirare alla necessità di preservare un ruolo paritario tra i genitori, in caso di separazione e scioglimento del matrimonio, nell’esercizio attivo della responsabilità genitoriale, stimolando un impegno e valorizzando l’apporto comune, sia in termini di frequentazione che in termini economici, alla conservazione, a beneficio del minore, di una “bigenitorialità attiva”.

Come ben saprà, dal momento della presentazione del ddl, il senatore Pillon è stato duramente attaccato soprattutto dalle associazioni femministe perché vedono nella norma (qualora fosse approvata) un attacco alle donne/madri con forti traumi per i figli. Da parte sua, secondo lo stesso relatore proponente, la nuova norma sarebbe tutta a tutela dei figli.

Data la sua esperienza in cause di divorzi, cosa c’è di vero?

In effetti, è proprio il caso di dire “sarebbe”. Ma in realtà, pur non volendo aprioristicamente criticare l’intento della proposta di legge, le nuove norme prospettate sono ben lontane dal tutelare i figli. Anzi, questi ultimi diventano un mero strumento del conflitto genitoriale che, a ben vedere, appare più improntato a un’artificiosa parificazione dei ruoli genitoriali, anziché affrontare e realizzare nel modo meno traumatico possibile la salvaguardia della serenità dei minori, vale a dire delle vere “vittime” del trauma della separazione genitoriale.

Quali sono, a suo avviso, gli aspetti negativi?

Gli aspetti critici, a mio avviso, consistono nell’errore di fondo di voler parificare a tutti i costi ruoli, posizioni e funzioni dei genitori separati, quando la realtà dimostra che essi sono fortemente influenzati dalle condizioni economiche di ciascuno di essi. Esemplificando: si pretende che entrambi i genitori contribuiscano economicamente ciascuno per suo conto al mantenimento dei figli.

Si dimentica che le famiglie sono spesso composte da persone tra i quali vi è una forte, se non incolmabile, differenza di condizione economica. Si pensi al caso tipico di un padre - uomo in carriera, con alta redditività e capacità patrimoniale - e di una madre – casalinga -, che ha dedicato tutta la vita alla famiglia e ai figli, la cui reddituali immediata è pari allo zero. Quale contributo al mantenimento per i figli potrà mai essere assicurato da quest’ultima? Ciò significa che nei periodi di frequentazione materna i figli dovranno vivere di stenti e privazioni, magari costretti a soggiornare in un ambiente domestico ai limiti della decenza?

C’è poi la questione delle due residenze e due abitazioni dei figli…

Quanto poi a questo aspetto, la proposta prevede che i figli convivano, a cadenze regolari, alcuni giorni con il padre, altri con la madre: i figli, in sostanza, diventano fagotti viaggianti al servizio della riaffermazione personale dei genitori. E inoltre: nei periodi in cui i figli soggiornano presso il padre in carriera (si pensi ad un manager tipo Marchionne) quanto in effetti il padre si occuperà di loro? Ogni commento mi pare superfluo.

Cos’altro le sembra discutibile?

Altro aspetto non condivisibile è la mediazione familiare obbligatoria e a pagamento. A parte il fatto che gli strumenti di negoziazione assistita previsti dalla legge vigente ben si inseriscono in un contesto di crisi genitoriale, e sono funzionale ad attenuarne - grazie all’ausilio degli avvocati (nell’ovvio presupposto di professionisti esperti della materia e sensibili alla salvaguardia del supremo interesse della prole minorenne) - derive irragionevoli perché ispirate a intenti vendicativi, anziché collaborativi; a parte ciò, dicevo, prevedere una mediazione obbligatoria laddove al 90% dei casi la crisi è irreversibile si traduce in un’inaccettabile pretesa dello Stato di vessare la parte economicamente più debole, obbligandola a sforzi onerosi ed il più delle volte inutili. A beneficio di chi, poi?

Potendo essere corretto, in quali aspetti dovrebbe essere rivisto il disegno di legge?

Un correttivo all’attuale normativa, a mio avviso, dovrebbe concentrarsi su una maggiore concentrazione dei tempi dei processi di separazione e divorzio, anziché intervenire su una disciplina sostanziale che deve essere giocoforza adattata caso per caso con criteri chiari, sufficientemente elastici, ma in tempi più rapidi di quelli attuali. Ma questa è un’altra storia.

Che nuovo tipo di famiglia e di responsabilità genitoriale si concretizzerebbe se questo disegno di legge venisse approvato? Migliore o peggiore dell’attuale?

La proposta, a mio avviso, non guarda all’interesse dei minori ma esclusivamente a quello dei genitori. Forse in modo troppo condiscendente rispetto agli input di lobby le cui istanze vanno sì ascoltate, ma nelle sedi opportune. E qui mi appello alla sensibilità, alla professionalità e alla competenza della magistratura. Il quadro che si prospetta dalla proposta, pertanto, è quello di una responsabilità solo apparentemente paritaria, ma in pratica condizionata alle rispettive capacità economiche e gestionali dei genitori. Quanto ai figli, vedo solo grande confusione e sofferenze ulteriori.

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