Mantenimento della supremazia dell’America Latina (con eventuale accoglienza di basi statunitensi in Brasile per contrastare la crescente presenza russa in Venezuela), controllo delle ong, sfruttamento agricolo dell’area amazzonica a favore dei proprietari terrieri e a danno delle popolazioni indigene (la demarcazione dei cui territori è stata sottratta alla gestione della Fundaçao Nacional do Índio), riaffermato occidentalismo.

E su tutto l’ossessione rossa con l’annunciato licenziamento di 300 dipendenti contrattisti con idee di sinistra dalla Casa Civil. Perché, come detto, il 1° gennaio, da Jair Messias Bolsonaro nel discorso d’insediamento quale presidente del Brasile, la bandiera giallo-verde «non sarà mai rossa».

Ma le prime prese di posizione del governo dell’ex militare di estrema destra non sarebbero pienamente comprensibili se sganciate da quell’alveo di ostentata religiosità cristiana, di cui il neopresidente ha dato subito prova al termine del suo discorso del 1° gennaio: «Il Brasile sopra tutto, Dio sopra tutti».

Cattolico per tradizione familiare, Bolsonaro deve la vittoria elettorale anche all’appoggio entusiasta delle comunità protestanti. Sua moglie, Michelle de Paula Firmo Reinaldo, è una fervente evangelicale. Non a caso, dunque, il ministero della Donna, della Famiglia e dei Diritti Civili è andato a una predicatrice evangelicale quale Damares Regina Alves, che nel suo primo discorso ufficiale ha ribadito che «lo Stato è laico» ma che lei è «terribilmente cristiana».

Classe 1954 e avvocata, Alves, che è stata pastora della Chiesa Universale dell’Evangelo Quadrangolare (denominazione cristiano-evangelicale d’indirizzo pentecostale) e della Chiesa Battista da Lagoinha (megacomunità evangelicale di Belo Horizonte dall’indirizzo battista-carismatico), ebbe fra l’altro a dire nel 2016: «È giunta l’ora che la Chiesa annunci il nostro avvento. È giunta l’ora che la Chiesa governi».

Ma è proprio sulla riforma del ministero e sulla scelta della titolare che si è innescata una polemica sui social, che non accenna a placarsi. Polemica soprattutto sollevata da persone Lgbti e componenti delle associazioni in ragione, anzitutto, della cancellazione dello specifico diparimentimento loro dedicato

La Misura Provvisoria 870/219, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 2 gennaio, con riferimento al ministero affidato a Damares Alves non fa più menzione, come in precedenza, delle persone Lgbti nell’ambito della promozione e tutela dei diritti umani.

Il testo, infatti, enumera specificamente i diritti «delle donne, della famiglia, dei bambini e degli adolescenti, dei giovani, degli anziani, delle persone disabili, dei neri, delle minoranze etniche e sociali, degli indios». In riferimento a questi ultimi è anche incluso «il monitoraggio delle azioni sanitarie adottate a favore delle comunità indigene, ferma restando la competenza del ministero dell'Agricoltura, Zootecnia e Alimentazione». Le persone Lgbti potrebbero forse ricadere all'interno della voce minoranze etniche e sociali.  

La struttura di base del ministero sarà così formata: I) Segreteria nazionale delle politiche per le donne; II) Segreteria nazionale della famiglia; III) Segreteria nazionale per i diritti di bambini e adolescenti; IV) Segreteria nazionale della gioventù; V) Segreteria nazionale per la protezione globale; VI) Segretariato nazionale delle politiche per la promozione dell'uguaglianza razziale; VII) Segretariato nazionale per i diritti delle persone con disabilità; VIII) Segretariato nazionale per la promozione e la difesa dei diritti della persona anziana; IX) il Consiglio nazionale per la promozione dell'uguaglianza razziale; X) Consiglio nazionale per i diritti umani; XI) Consiglio nazionale per combattere la discriminazione; XII) il Consiglio nazionale per i diritti di bambini e adolescenti; XIII) Consiglio nazionale per i diritti delle persone con disabilità; XIV) Consiglio nazionale per i diritti degli anziani; XV) Comitato nazionale per prevenire e combattere la tortura; XVI ) Meccanismo nazionale per prevenire e combattere la tortura; XVII) Consiglio nazionale dei popoli e delle comunità tradizionali; XVIII) Consiglio nazionale della politica indiana; XIX) il Consiglio nazionale per i diritti della donna; XX) Consiglio nazionale della gioventù.

Le politiche per i diritti delle persone Lgbti saranno dunque trattate dal Consiglio nazionale per la lotta alla discriminazione. Assistenza alle stesse potrebbero essere anche fornite dalla Segreteria nazionale della Famiglia e dalla Segreteria nazionale della Protezione globale. Fra l’altro la ministra Alves ha ribadito come sarà compito del suo dicastero la tutela dei diritti delle persone Lgbti. Alla stampa ha rilasciato inoltre le seguenti affermazioni: «Le rivendicazioni delle persone Lgbti sono molto delicate, ma i miei rapporti con le associazioni Lbti sono molto buoni. È possibile avere un governo di pace tra il movimento conservatore, il movimento Lgbti e gli altri movimenti». Ha infine ribadito come non ci sia alcuna volontà di ripensamento sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, che in Brasile è legale in Brasile dal 2013.

Sulle sincere intenzioni di Damares Alves si era già espresso, in dicembre, Toni Reis, fondatore, ex presidente e attuale consigliere all’Educazione dell'Associação Brasileira de Gays, Lésbicas, Bissexuais, Travestis, Transexuais e Intersexos (Abglt), ricordando come la predicatrice sia sia sempre impegnata nel combattere la violenza contro la collettività Lgbti e nel promuovere una migliore integrazione professionale delle persone transgender.

Secondo la Liga Brasileira de Lésbicas (Lbl) resta comunque «impossibile avviare un dialogo con i sostenitori dell'esistenza della cosiddetta "teoria del gender", che mette in discussione dibattiti e diritti duramente vinto grazie alle nostre lotte sociali». 

Già perché Damares Alves, oltre a essere fieramente antiabortista e critica del femminismo, è, al pari di Bolsonaro, ossessionata dalla gender theory. Ossessione che le ha fatto compiere, il 2 gennaio, uno scivolone non da poco. Al termine del discorso d’insediamento al ministero Alves, tra le acclamazioni dell’entourage, ha infatti gridato: «Attenzione, attenzione! Inizia una nuova era in Brasile: il bambino veste d’azzurro e la bambina veste di rosa».

La circolazione immediata in rete di un video con tali dichiarazioni ha suscitato immancabilmente un’ondata di reazioni e commenti ironici. Personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, da Fábio Assunção a Caetano Veloso, da Letícia Spiller a Monica Iozzi, hanno pubblicato foto in cui gli uomini posano con abbigliamento in rosa e le donne in blu. 

Sui social è nato il movimento Cor não tem gênero (Il genere non ha colore) con relativo hastag, mentre oggi si è tenuta sulla spiaggia di Copacabana la «Manifestazione delle donne in blu, degli uomini in rosa o nei colori che si preferisce». 

La ministra è stata costretta, il 4 gennaio, a fornire spiegazioni, dicendo che le sue dichiarazioni erano una «metafora contro la teoria del gender», cui il presidente Bolsonaro è molto ostile, ma che «i ragazzi e le ragazze possono vestirsi in blu, in rosa, in tutti i colori, come meglio preferiscono».

e-max.it: your social media marketing partner

I bulgari sono moderatamente aperturisti in tema di relazioni familiari.

È quanto emerge dai dati d’un sondaggio dell'agenzia demoscopica Gallup International Association, pubblicati a Sofia il 17 dicembre. La ricerca è stata condotta dal 30 novembre al 7 dicembre in prossimità delle festività natalizie, vissute nel Paese dell’Europa centro-orientale, a forte maggioranza cristiano-ortodossa, quale periodo di vacanze familiari per antonomasia.

Su divorzio, aborto, convivenze la popolazione bulgara appare a favore mentre mostra una netta contrarietà al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Solo il 12% delle persone intervistate approva la possibilità di una relazione coniugale tra uomo e uomo o tra donna e donna. Il 78% si oppone categoricamente a tale possibilità.

Quasi tre quarti, invece, degli intervistati e intervistate ritengono accettabile convivere senza matrimonio, anche quando nascono dei figli. Appena il 15% si è dichirato contro il divorzio e solo l'11% ritiene che gli aborti vadano proibiti.

Mutamento radicale d’opinione anche nei riguardi di matrimonio tra persone appartenenti a differenti etnie o credo religiosi. La maggioranza di circa due terzi (69%) si è dichiarata favorevole al riguardo.

Novità anche in riferimento alla violenza contro le donne, stigmatizzata dalla maggior parte della popolazione bulgara. Solo il 7% ritiene che un uomo possa colpire una donna. Bisogna tuttavia notare come il 7% in questione equivalga a oltre 300.000 persone e come, secondo la Gallup, possano «esserci risposte "nascoste”»: il che significa che la preoccupazione rimane alta.

In un tale contesto a sorprendere è la concezione stereotipica dell’uomo quale responsabile del reddito familiare: il 75% sostiene, infatti, che i soldi in famiglia devono essere prevalentemente prevalentemente portati dall'uomo. E a pensarla così sono sia gli uomini sia le donne intervistate. 

sondaggio

e-max.it: your social media marketing partner

I 583 deputati presenti (sui 605 complessivi) del Parlamento monocamerale cubano hanno ieri approvato il nuovo testo della Costituzione, che sarà sottoposto, il 24 febbraio, al definitivo voto referendario popolare

Approvato, dunque, al pari di tutti gli altri anche l’art. 82 che, senza definire i soggetti del contratto nuziale (indicati invece quale «uomo e donna» nella Costituzione del 1976), recita: «Il matrimonio è un'istituzione sociale e giuridica. È una delle forme di organizzazione delle famiglie. Si fonda sul libero consenso e sulla parità di diritti, obblighi e capacità legale dei coniugi. La legge determina la forma in cui si costituisce e i suoi effetti.

Si riconosce inoltre l'unione stabile e singolare con validità legale, formante di fatto un progetto di vita in comune, che, sotto le condizioni e circostanze indicate dalla legge, genera i diritti e gli obblighi che questa prevede».

In sintesi, l’art. 82 parla di famiglie al plurale (riconoscendone dunque le varie forme), ravvisa nel matrimonio una delle modalità d’organizzazione dell’istituto familiare, utilizza il termine neutro di coniugi e riconosce legalmente le unioni di fatto

Sull’importanza di esso ha insistito, nell’intervento previo alla votazione dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, il deputato e attivista Lgbti Luis Ángel Ádan Roble anche a fronte delle polemiche degli ultimi giorni, sollevate dalla cancellazione della ridefinizione del concetto di matrimonio dall’originario art. 68 (letta a livello internazionale come uno sbarramento costituzionale al riconoscimento delle nozze tra persone dello stesso sesso).

Roble non solo ha ricordato come l’essenza di una tale riformulazione sia mantenuta nel nuovo art. 82 ma ha ribadito tanto l’importanza del sì al voto refendario del 24 febbraio quanto il comune impegno a far sì che la successiva legge sul Codice della Famiglia non sia poi in contrasto col principio di uguaglianza e non discriminazione sancito dalla nuova Costituzione.

A definire quali soggetti costituiranno il matrimonio spetterà infatti a tale Codice da approvarsi entro due anni dal referendum costituzionale di febbraio.

«Vorrei nuovamente sottolineare – ha esordito il parlamentare – che sono in totale accordo con la redazione e il contenuto dell'art. 82, non solo come deputato ma come persona Lgbt».

Richiamando i punti salienti dell’articolo in questione, Roble ha quindi aggiunto: «In fin dei conti non ci sono regressi di nessun tipo. Non ci sono fazioni vincenti, né perdenti. Perché l'unico che vince è il popolo.

Facciamo solo in modo che le famiglie, la cellula fondamentale della nostra società, escano favorite e rafforzate al di là delle forme in cui si organizzano. Sono sicuro che nel Codice di Famiglia, una delle leggi attraverso la quale si deve attuare la volontà costituzionale, daremo legittimità sociale al rispetto dei diritti di tutte le persone, realizzando un grande lavoro comunicativo per progredire nell'educazione integrale della sessualità ed evitare che una legge contraddica la Costituzione.

Spero che tutti i deputati siano coerenti con i principi di giustizia e uguaglianza contenuti nel progetto di Costituzione. Stiamo promuovendo, istruendo e formando una coscienza critica.

Per finire rivolgo solo un invito a tutto il popolo a votare sì. Questa rivoluzione ha sempre contato e conterà su la partecipazione e l’impegno di molte persone di sesso e genere diverse. La Patria è di tutti».

A ricalcare i punti dell’intervento di Roble la deputata Mariela Castro Éspin.

Ma a particolarmente colpire del suo discorso è stata la parte finale, quando la direttrice del Cenesex rivolgendosi al padre Raùl Castro, segretario del Partito Comunista di Cuba nonché presidente della Commissione per la Riforma della Costituzione, ha dichiarato: «Voglio congratularmi con un educatore molto speciale nella mia vita, che m’insegnò che si può amare la Rivoluzione senza abbandonare la famiglia e si può amare la famiglia senza abbandonare la Rivoluzione. Grazie per il suo esempio di padre e di rivoluzionario».

Mariela ha quindi concluso: «Chiedo come deputata di quest’Assemblea che mi sia permesso d’abbracciarlo». Cosa che è avvenuta tra gli applausi scroscianti dei parlamentari in piedi.

Tornata al suo posto, la deputata ha riferito come il padre, nell’abbracciarla, le abbia sussurrato che le ricordava la madre Vilma Espín Guillois, deputata che introdusse nel Parlamento cubano la lotta per la famiglia e l'inclusione sociale senza discriminazione

e-max.it: your social media marketing partner

Nessuna retromarcia sul matrimonio egualitario nel progetto di revisione della Costituzione cubana.

Ad assicurarlo su Facebook e Twitter Mariela Castro, figlia dell’ex presidente Raúl Castro e presidente dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, dopo la notizia, rilanciata a livello internazionale dai media, sulla cancellazione dall’art. 68 relativo alla ridefinizione del concetto di nozze in linea col risultato della consultazione nazionale. Dimenticando però che è stato riformulato l’art. 82 sì da mantenere «l'essenza dell'articolo precedentemente proposto (68), poiche' cancella il dualismo di genere con cui il matrimonio e' stato definito nella Costituzione del 1976».

Con l’art. 82 è stato infatti incorporato uno specifico capitolo sulla famiglia, di cui si riconoscono i vincoli tanto giuridici quanto di fatto (con un riconoscimento alle unioni consensuali finora prive di tutela giuridica nel Paese centro-americano) e il diritto di ogni cittadino di formare una famiglia senza alcuna distinzione sulla sua natura.

Senza giri di parole Mariela Castra ha addebitato la diffusione della notizia sull’arretramento in materia di matrimonio egualitario proprio al Parlamento monocamerale cubano, che ha lanciato al riguardo un tweet privo di riferimento alla nuova proposta, facendo passare nella pubblica opinione «con approccio inadeguato ciò che molti hanno interpretato come una retrocessione».

Per cui, ha concluso la nipote di Fidel, «non c'è nessun arretramento, l'essenza dell'articolo 68 viene mantenuta, la lotta continua. Adesso approviamo la Costituzione. Poi serriamo le fila per realizzare un Codice della Famiglia avanzato come il nuovo testo costituzionale.

Cuba è nostra, Cuba è di tutti e tutte. Non abbiamo ceduto né cederemo ai ricatti fondamentalisti e retrogradi che si oppongono politicamente al progetto emancipatore della Rivoluzione cubana».

e-max.it: your social media marketing partner

La Commissione per la redazione del nuovo testo della Costituzione, guidata dall'ex presidente e leader del Partito Comunista di Cuba Raúl Castro, ha oggi proposto all’Assemblea Nazionale del Potere Popolare di eliminare dalla bozza originale l’emendamento che avrebbe aperto la strada al riconoscimento del matrimonio egualitario.

L’articolo 68 prevedeva, infatti, di sostituire la vigente definizione costituzionale di matrimonio (risalente al 1976) quella “unione tra un uomo e una donna" con quella di “unione tra due persone".

Dalla consultazione popolare, cui è stato sottoposta la bozza tra agosto e novembre, è infatti risultato che «l'articolo 68 è stato il più dibattuto dai cittadini durante la consultazione popolare nel 66% degli incontri organizzati – come annunciato dal Parlamento cubano via Twitter –. Dei 192.408 pareri espressi, 158.376 propongono di sostituire la proposta con quella attualmente in vigore».

Alla luce di un tale risultato il segretario del Consiglio di Stato Homero Acosta Álvarez ha dichiarato: «Il progetto di Costituzione di Cuba non definirà quali persone formano un matrimonio». Compito, questo, che sarà invece assolto dal Codice della Famiglia dopo un’apposita consultazione e referendum.

A pesare su tale decisione popolare anche la violenta campagna antigovernativa, condotta nei mesi scorsi dalle comunità evangelicali con tanto di raccolta firme e riti religiosi di protesta.

e-max.it: your social media marketing partner

Era ricorso cinque anni fa, insieme con l’allora compagno, alla pratica della gpa in California per poter concretare il proprio desiderio di genitorialità.

Un desiderio pressoché utopico per una persona omosessuale nella Repubblica di Singapore, dove non solo è priva di riconoscimento legale qualsiasi forma di unione tra individui dello stesso sesso ma sono addirittura vietati agli stessi quale reato (punito fino a due anni di carcere) i rapporti sessuali.

Retaggio, come noto, di una normativa che, pur risalente all’epoca coloniale britannica e scarsamente applicata, è comunque vigente secondo la Sezione 377A del Codice penale di Singapore.

Rientrato in patria, l’uomo, che è un medico 46enne, si era rivolto lo scorso anno a un giudice distrettuale per cercare di assicurare al piccolo la cittadinanza attraverso domanda d’adozione (che nella città-Stato Singapore è concessa sia a single sia a coppie sposate). Ricevendone però un netto rifiuto per essere la donna gestante sia una straniera sia, ovviamente, non coniugata con l'uomo.

Elementi, questi, ostativi alla concessione della cittadinanza singaporiana secondo l’ordinamento giuridico in vigore.

L’uomo ha fatto quindi ricorso all'Alta Corte di Singapore che oggi, nella persona del giudice Sundaresh Menon, ne ha accolto l’istanza nel «migliore interesse del bambino», tutelato, in questo caso, dall'adozione.

L’Alta Corte ha comunque precisato che la decisione va considerata in relazione allo specifico caso e non deve essere letta quale approvazione della pratica della surrogacy.

e-max.it: your social media marketing partner

Che Stefano Sannino, ambasciatore d’Italia in Spagna dal 21 marzo 2016, potesse finire nel mirino di parlamentari di centrodestra era immaginabile.

Classe 1959, l’ambasciatore d’origini porticesi, durante i 14 anni di precedente permanenza a Bruxelles, si è fatto apprezzare dai colleghi quale uno dei maggiori esperti di questioni europee e diplomatico di prestigio. Ma nella capitale belga ha anche conosciuto il catalano Santiago Mondragón, con cui si è sposato.

Il 7 luglio, in occasione del Pride di Madrid (una delle principali marce dell’orgoglio Lgbti al mondo), ha fatto esporre una bandiera arcobaleno presso l’elegante sede dell’ambasciata italiana lungo il barrio de Salamanca. Il 15 settembre, invece, ha ospitato a pranzo in ambasciata due imprenditori spagnoli gay, di cui, secondo La Verità (02.10.2018), avrebbe celebrato le nozze.

Atti che sono stati al centro di due specifiche interrogazioni parlamentari al ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Enzo Moavero Milanesi: la prima, in data  25 luglio, a firma del senatore di Fratelli d’Italia Gianpietro Maffoni; la seconda, in data 4 ottobre, a firma del senatore nonché leader d’Idea Gaetano Quagliariello.

Per il parlamentare meloniano con l’esposizione della bandiera rainbow si sarebbe configurato il reato di vilipendio al tricolore (tanto da chiedere se «si sia già proceduto all'obbligatoria segnalazione di tale condotta alla competente Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma»).

Per Quagliariello, vicino agli ambienti cattoreazionari e sostenitore di Silvana De Mari, ci sarebbe stato, invece, con le nozze riportate su La Verità un uso dell’ambasciata per fini impropri, arrivando a evocare il rischio di incompatibilità ambientale.

Il 28 novembre sono arrivate le due risposte scritte della Farnesina alle rispettive interrogazioni. Entrambe a firma della viceministra pentastellata Emanuela Claudia Del Re.

Circa l’esposizione della bandiera rainbow la viceministra, in sintesi, ha fatto notare che Sannino non intendeva denigrare o sminuire il prestigio del tricolore, pur ribadendo come il ministero abbia ricordato allo stesso ambasciatore di essere tenuto a consultare preventivamente, in casi di questo tipo, la Farnesina

«La bandiera arcobaleno – si legge infatti nella risposta – è stata temporaneamente esposta in occasione della settimana dell'orgoglio Lgbti, svoltasi nella capitale spagnola lo scorso luglio. Si tratta di una manifestazione molto seguita in Spagna, che coinvolge non solo esponenti della comunità Lgbti ma tutta la cittadinanza. Alla manifestazione partecipano anche numerosi leader politici spagnoli. Quest'anno due Ministri (il ministro dell'interno, Fernando Grande-Marlaska e l'allora ministro della sanità, Carmen Montón) e svariati esponenti dei principali partiti del Paese hanno preso parte all'evento di chiusura, che è stato trasmesso in diretta televisiva.

Il sostegno istituzionale è inoltre assicurato dal Comune di Madrid, che ha anch'esso esposto la bandiera arcobaleno e ha creato un brand per pubblicizzare la manifestazione (MadO, Madrid Orgullo), alla quale è intervenuto il sindaco Manuela Carmena. Anche la Casa reale spagnola aveva augurato successo alla settimana mondiale dell'orgoglio Lgbti nel 2017.

Sempre secondo l'ambasciatore d'Italia a Madrid, in quel periodo molti edifici della capitale spagnola espongono le bandiere arcobaleno e le istituzioni locali, nonché gli organizzatori, hanno sollecitato anche le sedi diplomatiche a dare visibilità alla manifestazione e a partecipare agli eventi pubblici.

L'ambasciatore Sannino ha deciso, in maniera autonoma, di aderire per un periodo limitato alla sollecitazione delle istituzioni locali ed ha esposto il vessillo arcobaleno, così come altre rappresentanze diplomatiche europee ed extraeuropee. L'ambasciata dei Paesi Bassi ha inoltre sponsorizzato alcune importanti iniziative nell'ambito della settimana dell'orgoglio Lgbti, mentre quella Usa lo aveva fatto lo scorso anno.

Con quel gesto l'ambasciatore non intendeva denigrare o sminuire il prestigio del Tricolore. Questo Ministero ha in ogni caso richiamato l'ambasciatore Sannino al dovere di consultare preventivamente, in casi di questo tipo, il Ministero stesso, al quale compete, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 121 del 2000, di dare istruzioni in materia di esposizione delle bandiere all'esterno delle rappresentanze diplomatiche».

Circa l’interrogazione di Quagliariello la viceministra ha in sostanza presentato come una bufala la notizia delle nozze in ambasciata riportata da La Verità.

Eccone il testo: «In merito alla notizia, l'ambasciatore d'Italia a Madrid precisa che si è trattato piuttosto di un evento conviviale, tenutosi sabato 15 settembre 2018, per festeggiare una coppia di noti imprenditori spagnoli, in vista del matrimonio che gli interessati intendono prossimamente contrarre sulla base della legge spagnola (che dal 2005 ha come noto esteso alle persone dello stesso sesso la possibilità di contrarre matrimonio).

In tale occasione, pertanto, nei locali della residenza non è stato celebrato, né l'ambasciatore aveva l'intenzione di celebrare, alcun matrimonio o unione civile. Del resto, ai sensi della vigente normativa e come giustamente rilevato dall'interrogante, non sarebbe stato possibile celebrare in ambasciata o consolato una valida unione civile tra i due interessati dal momento che nessuno dei due imprenditori è in possesso della cittadinanza italiana.

Nel caso di specie si è dunque trattato di un ricevimento conviviale, senza alcun profilo o valore di natura legale, e che pertanto non appare aver configurato alcuna violazione della normativa italiana».

e-max.it: your social media marketing partner

Nel decennale di fondazione si è tenuto a Milano, dal 23 al 25 novembre, il XII° Congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti.

Finalizzata sia a promuovere e tutelare i diritti civili sia a garantire a responsabilità e la libertà sessuale delle persone, l’organizzazione si pone tra i principali obiettivi il matrimonio tra persone dello stesso sesso, la riforma del diritto di famiglia, la depatologizzazione del transessualismo, la legge che permetta alle persone trans la rettifica dei dati anagrafici senza previo intervento di riassegnazione chirurgica del sesso, la lotta al proibizionismo criminogeno in materia di prostituzione, il blocco degli interventi chirurgici sui bambini intersex.

Intitolato Non possiamo aspettare i tempi del potere, il Congresso si è svolto presso l’Open Milano (in viale Montenero, 6) e l’Unità di Produzione (in via Andrea Cesalpino, 7).

Presso la Libreria Open si è inoltre tenuta la presentazione del volume collettaneo Il lungo inverno democratico nella Russia di Putin, che ha visto gli interventi di Anna Zafesova (sovietologa e giornalista de La Stampa), Lorena Villa (Fondazione Luigi Einaudi) e Yuri Guaiana, presidente di Certi Diritti nonché curatore della raccolta di saggi edita dalla Diderotiana.

Nel pomeriggio di ieri sono state infine rinnovate le cariche statutarie. Confermati rispettivamente quale presidente e segretario Yuri Guaiana e Leonardo Monaco. Eletti, invece, Claudio Uberti a tesoriere e Carlo Maresca a revisore dei conti.

e-max.it: your social media marketing partner

La maggioranza dei taiwanesi si è espressa contro la legalizzazione delle nozze tra persone dello stesso sesso in due referendum concorrenti, nei quali si sono sfidati favorevoli e contrari al matrimonio egualitario. 

Il quesito referendario sull’introduzione nel Codice Civile della definizione di matrimonio quale unione tra uomo e donna ha infatti raccolto 7.000.000 di voti a favore. Si è fermato invece a 6.000.000 il sostegno all’altro quesito sull’introduzione di una legge che permetta e protegga “l’unione permanente” tra persone dello stesso sesso.

Le consultazioni si sono svolte in contemporanea con le elezioni amministrative, tradottesi in una cocente sconfitta del partito al potere (Partito Democratico e Progressista) della presidente Tsai Ing-wen, che è stata costretta a dimettersi dalla guida della formazione politica.

Jennifer Lu, portavoce della Coalizione per l'uguaglianza davanti al matrimonio, si è detta rattristata dall'esito di «referendum assurdi» e ha accusato d'«incompetenza» il governo sulla questione dei diritti delle persone Lgbti.

È infatti noto come non sia mai stata applicata una sentenza della Corte Costituzionale che, risalente al 2017, sancisce l'introduzione del matrimonio egualitario nella Repubblica di Taiwan.

Il governo ha avvertito che il referendum non ha alcun effetto sull'applicazione di tale verdetto. Ma i militanti temono che le autorità ne approfittino per conculcare i diritti delle persone Lgbti. Di fatto il governo dovrà redigere, dopo il referendum, una legge per tradurre in pratica gli effetti del voto e, quindi, sottoporla al Parlamento

e-max.it: your social media marketing partner

È nato oggi Possibile Lgbti+, il presidio del partito di Pippo Civati a sostegno della collettività arcobaleno e delle battaglie portate avanti dal movimento.

Si tratta, come spiegato dal portavoce nazionale Gianmarco Capogna, «di uno spazio aperto, intersezionale, transfemminista, queer per una discussione ed elaborazione condivisa e collettiva da costruire tutte e tutti insieme».

Il motivo sotteso a una tale istituzione è così chiarificato in una nota: «È stato fondato il presidio di Possibile per i diritti Lgbti. Il partito ha aperto i canali social per raccogliere segnalazioni e dare seguito alle battaglie già avviate.

Una società più inclusiva ha bisogno di un nuovo patto sociale di cittadinanza tra istituzioni e cittadini, che garantisca tutte le persone, non più discriminate o di "serie b" ma con uguali diritti, tutele e libertà, e titolari della piena opportunità di concorrere, come comunità, allo sviluppo del nostro Paese.

Purtroppo, al momento non è così: si registra invece una crescita dei fenomeni di odio, sessismo e razzismo che rendono urgente e non più rinviabile un'azione culturale e legislativa».

Contattato da Gaynews, Gianmarco Capogna ha così indicato i prossimi passi da intraprendere: «Sosterremo le battaglie storiche del movimento: dalla legge contro omobitransfobia al matrimonio egualitario, dalla riforma del diritto di famiglia al superamento dei vincoli che escludono cittadine e cittadini dalla fecondazione assistita.

Lotteremo contro le discriminazioni nello sport e avremo una particolare attenzione verso le persone in transizione che sono state ignorate e dimenticate per troppi anni dalla politica. Siamo consapevoli che in questi temi bui, di fronte alla destra reazionaria, è necessario rispondere coi colori dell'arcobaleno, con l'orgoglio, con la Resistenza.

Siamo al lavoro a un manifesto dei diritti che metta insieme l’elaborazione di questi anni e che andremo a discutere con le associazioni e il movimento tutto. Inoltre in vista delle europee abbiamo aperto un confronto con altre realtà politiche Lgbti di partiti europei, come Génération.s in Francia, perchè crediamo che sia necessario lanciare campagne transnazionali per i diritti delle persone Lgbti».

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video