Il prossimo 17 luglio ricorrerà per Federica Angeli il 5° anno di vita sotto scorta a seguito delle minacce ricevute per le sue inchieste sulle mafie a Ostia.

Di tale drammatica esperienza, che ha inciso e modificato a 360 gradi la sua quotidianità, la giornalista de La Repubblica ha parlato, il 5 luglio, al Padova Pride Village nell’ambito d’un seguito dibattito alla luce del volume autobiografico A mano disarmata.

Al termine Federica Angeli ha rilasciato a Gaynews un’intervista in cui ha detto di provare amarezza nel «vedere con quanta leggerezza, superficialità e rancore il ministro dell’Interno Matteo Salvini stia amministrando il suo dicastero. Sono prove di forza che non tengono conto del lavoro delle persone, del pericolo che rischiano.

Vivere sotto scorta non è un privilegio. Saremmo tutti più contenti di poter tornare alla nostra libertà e non essere sempre accompagnati nelle nostre giornate da persone delle forze dell’ordine.

Quindi il ministro prima di compiere azioni come quella nei riguardi della professoressa Donatella Di Cesare, cui è stata revocata lo scorta, o di lanciare proclami, come quello nei riguardi di Roberto Saviano, dovrebbe davvero capire quello che sta amministrando».

Non ha mancato poi di rivolgersi al ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana: «Sembrerà banale, ma si dovrebbe capire una volta per tutte che l’amore è un sentimento che va oltre qualsiasi formarmalismo in cui lui vuole incastrarlo e ricondurlo. Credo che quello di negare una realtà come le famiglie arcobaleno sia davvero un problema tutto suo. Un problema d'educazione all’apertura e al dialogo, che forse da piccolo non ha ricevuto».

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Siamo 30.000. Questo il grido d’esultanza degli organizzatori del Sardegna Pride che ha avuto luogo ieri a Cagliari.

Partita alle 19:00 di ieri da via sant’Alenixedda, la parata si è conclusa intorno alle 21:00 in piazza Yenne. Una marcia dell’orgoglio Lgbti, cui le persone hanno partecipato anche per ribadire la propria ferma opposizione al razzismo, alla xenofobia, a ogni forma di violenza e odio sociale.

Presenti le associazioni componenti il Coordinamento Sardegna Pride, che riunisce, sotto la guida di Arc onlus, le realtà che si occupano di diritti civili nell'isola: Mos - Movimento omosessuale sardo, Famiglie Arcobaleno, Agedo, Unica Lgbt, Sardegna Queer, Gaynet, Cgil Ufficio Nuovi diritti.

Numerosi i rappresentanti del mondo istituzionale locala a partire dal sindaco di Cagliari Massimo Zedda. «In un momento storico in cui discriminazioni vecchie e nuove sembrano prendere il sopravvento – ha detto il primo cittadino del capoluogo – serve l’impegno di tutti in difesa dei diritti. Ogni diritto in più è una nuova conquista per tutti: abbiamo sempre lavorato in questa direzione e così andremo avanti, per fare in modo che Cagliari possa continuare a essere un esempio»

Con Zedda erano presenti consiglieri comunali e regionali, la sindaca di Assemini Sabrina Licheri e il presidente della Regione Francesco Pigliaru, che ha dichiarato: «I diritti sono sacrosanti e vanno riaffermati con maggiore forza soprattutto quando un ministro della Repubblica li mette in discussione.

 Oggi rivendichiamo diritti basilari, e indossiamo in tanti una maglietta rossa perché qualunque sia l’opinione sui flussi migratori, la vita umana viene prima di tutto».

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28° edizione del raduno della Lega a Pontida. 75.000 persone provenienti da tutta Italia si sono radunate oggi in attesa dell’intervento di Matteo Salvini che, per la prima volta, ha parlato sul pratone del Comune orobico nella triplice veste di segretario di partito, ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio.

Tra lo sventolio di  diverse bandiere (dalla veteroleghista della Padania a quella sarda coi Quattro Mori) l’uomo dagli slogan a effetto è stato acclamato quale leader carismatico di una comunità in cui le vecchie posizioni si sono mescolate alle nuove senza apparenti contraddizioni.

Matteo, Matteo è l’invocazione unanime che hanno elevato i presenti tanto con le storiche t-shirt verdi recanti la scritta Prima il Nord quanto con quelle più moderne di colore blue e tipicamente salviniane.

E il taumaturgo italico dei nostri giorni, che ha avuto la capacità di unire sotto il cielo di Pontida uomini e donne del Nord a quelli e quelle del Sud operando il miracolo dell’oblio di decenni di insulti e minacce verso i terroni, non ha deluso le aspettative dei suoi fedeli.

Un corale osanna si è innalzato quando Salvini nel suo intervento fiume (e un fiume sono stati i temi toccati) ha dichiarato: «Si rassegnino i compagni, governeremo 30 anni».

E poi il tradizionale giuramento. Ma, come già successo in piazza Duomo a Milano per la chiusura della campagna elettorale, scandito con una corona del rosario tra le mani. Corona del rosario, alla cui manifattura Salvini ha dedicato un apposito tweet.

Appare chiara la volontà di riaffermare la propria identità cattolica anche se le posizioni leghiste in materia di migranti non piacciono a papa Francesco e sono guardate come tutt’altro che cristiane dai vertici curiali e della Cei.

Ma anche una volontà di riaffermare un concetto di Chiesa cui guarda la Lega: quella preconciliare, quella in armi contro i nemici della fede. A cominciare da quei musulmani che, proprio tramite la recita del rosario come riteneva Pio V, furono battuti a Lepanto dalle armate cattoliche il 7 ottobre 1571.

Lorenzo Fontana: "Come ha detto san Pio X: Quando vi dicono queste cose, siatene fieri"

Non è un caso che il ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana abbia nel suo intervento menzionato, ancora una volta, quel Pio X che fu campione della lotta al modernismo: «Abbiamo detto cose banali, che un bimbo ha diritto di avere mamma e papà: ci hanno detto che siamo retrogradi, clericali. Ma - come ha detto san Pio X - Quando vi dicono queste cose, siatene fieri. E noi siamo fieri di dire che ci devono essere una mamma e un papà».

Salvini: "Mi fa schifo il solo pensiero dell'utero in affitto"

E il tema delle persone Lgbti e delle famiglie arcobaleno non poteva non essere toccato da Salvini. Anche in considerazione delle proteste sollevate ieri dalla partecipazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Vincenzo Spadafora, al Pompei Pride.

«Noi non siamo qua per portare via diritti a nessuno – ha tuonato il vicepremier –. Se lo Stato non entra nei negozi con gli studi di settore figurarsi se entra nelle camera da letto. Ognuno a casa sua fa quello che vuole.

Ma finché avrò voce e sangue nelle vene, difenderò, fino alla morte, il diritto dei più deboli: il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà e il diritto delle donne a non essere un utero in affitto.

Mi fa schifo il solo pensiero dell'utero in affitto, delle donne oggetto e dei bambini in vendita al centro commerciale. Questo non è progresso, è la fine della civiltà».

Parole che, ancora una volta, si rivelano come lesive dell’autodeterminazione delle donne e, soprattutto, delle persone omosessuali in riferimento non solo alla negata capacità genitoriale ma anche alla demonizzazione delle stesse, il cui ricorso alla pratica della gestazione per altri (trascendendo da tutte le altre considerazioni) è in percentuale pressoché nullo se raffrontato con quello messo in atto dalle coppie eterosessuali sterili.

Poi l’attacco si è spostatato alle «multinazionali come Coca-Cola che vanno a sponsorizzare le giornate dell'Orgoglio solo per guadagnare qualche consumatore in più».

Fedriga: "Daremo il patrocinio al Family Day"

Ma l’accennato concetto naturalfamilistico, tanto caro a leghisti e movimenti cattoreazionari, è tornato ampiamente anche nell’intervento del neopresidente della Regione friulana. Quel Massimiliano Fedriga che, da parlamentare, sembrava essere ossessionato dalle persone Lgbti, viste le sue innumerevoli dichiarazioni al riguardo

«Il Friuli Venezia Giulia tutela e difende la famiglia naturale - ha dichiarato sul palco -. Mai darà il patrocinio ai vari Gay Pride: diamo il patrocino al Family Day

Non si danno soldi pubblici a chi fa propaganda per il desiderio degli adulti, ma a chi difende i più piccoli che hanno diritto ad avere una mamma e un papà».

Parole, le sue, che vanno anche lette come un riconoscimento a quell’ampio elettorato leghista d’area Family Day. A partire da Massimo Gandolfini, il cui braccio destro Simone Pillon siede oggi, non a caso, sugli scranni senatori di Palazzo Madama.

Le dichiarazioni di Attilio Fontana e Matteo Salvini ai giornalisti

Al di fuori dei riflettori del palco i toni sembrano però smorzarsi.

Un serafico Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, spiazza ad esempio i giornalisti che gli chiedono una valutazione sui 250.000 partecipanti al Milano Pride. «Sono favorevole al riconoscimento dei diritti – risponde –  non a una manifestazione che mi sembra rischi di essere divisiva. Ma su tutto i diritti devono essere riconosciuti».

Sul caso Spadafora è Salvini invece a rispondere alle pressanti domande della stampa con l’oramai proverbiale ritornello del contratto di governo: «Spadafora parla a nome personale: il tema non è nel contratto di governo. Le sue sono opinioni personali, che sono benvenute, ma il governo è un'altra cosa».

Sarà pure un’altra cosa ma Spadafora, oltre a ricevere l’ampio sostegno del vicepresidente del Parlamento Ue Fabio Massimo Castaldo, ha incassato ieri il plauso del sottosegretario all'Istruzione Lorenzo Fioramonti che in un tweet ha scritto: Io sto con Spadafora: 'Su diritti non si torna indietro'.

Le contraddizioni tra Lega e M5s sulle tematiche Lgbti

Sembrano insomma apparire sempre più evidenti le contraddizioni del connubio Lega-M5s anche alla luce delle dichiarazioni del presidente della Camera Roberto Fico sulla non chiusura dei porti.

Cosa che non è sfuggita a tanti. A partire dal governatore della Regione Liguria Giovanni Toti che, dopo la kermesse di Pontida, ha detto: «Il governo con la Lega è solido e saldo: è un rapporto antico e sono certo che durerà per il futuro. Questo governo nasce in assenza di alternative. Stanno cercando di fare cose che aspettavamo da tempo. In queste ore si vede come M5s e Lega non siano la stessa cosa. 

Mentre siamo qua a Pontida qualcuno era al Gay Pride e qualcuno ha chiesto di aprire i porti. Ma si sapeva».

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Nelle zone Molo e Stazione Vecchia di Viareggio ignoti hanno imbrattato nella notte le mura esterne di uno stabile e di un altro immobile con  scritte xenofobe, omofobe e razziste con tanto di svastiche ed elogi a Matteo Salvini.

gay

 

Sono in corso da parte del Commissariato di polizia di Viareggio e della Digos di Lucca le indagini per risalire agli autori. Disappunto e sconcerto da parte della cittadinanza, che tra l'altro oggi ricorda le 32 vittime della strage avvenuta in stazione il 29 giugno 2009. 

Ferma condanna è stata espressa dal sindaco Giorgio Del Ghingaro, che ha dichiarato: «Viareggio non è questa: è accogliente e inclusiva. Si tratta di un atto frutto di ottusa stupidità, da qualsiasi parte provenga, che per questo non intimidisce e che verrà perseguito in ogni forma e sede».

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Mare, Umanità, Resistenza. Fedele al suo motto programmatico è stato tutto questo il Catania Pride che, partito alle 18:00 da Piazza Cavour e snodatatosi lungo l’elegante Via Etnea, si è da poco concluso davanti al Teatro Massimo.

Una marea arcobaleno, composta da 10.000 persone, si è infatti riversata lungo le strade della città siciliana per ribadire non solo il proprio orgoglio Lgbti ma la ferma opposizione a ogni forma di discriminazione, razzismo, insensibilità verso i migranti.

Una rivoluzione gentile – per usare le storiche parole di Franco Grillini – contro i fascismi e le prese di posizione di chi brandisce rosari e poi inneggia alla chiusura dei porti, al censimento dei rom, alle “famiglie tradizionali”

Differentemente da quanto successo al Siracusa Pride del 16 giugno, la Digos non ha applicato alcun intervento censorio nei riguardi di manifesti antisalviniani. Anzi è stato portato in parata lo striscione con la scritta X sempre in lotta contro Salvini, l’omofobia e tutti i confini che, proprio a Siracusa, era stato rimosso per intervento delle forze dell'ordine.

salvini

Ma quello di Catania è stato anche un Pride all'insegna della memoria, volto a ricordare un pioniere del movimento Lgbti quale Dick Leitsch che, morto nella notte a New York, è stato definito dal consigliere nazionale d'Arcigay Giovanni Caloggero «patrimonio della nostra storia gay, lesbica e transessuale».

Ed è soprattutto all'impegno di Giovanni Caloggero che si deve il felice esito della marcia catanese dell'orgoglio Lgbti che, quest'anno, è stata gemellata con quella di Siracusa. A sfilare in testa al corteo, insieme coi rappresentanti di altre associazioni, il portavoce dei due Pride Armando Caravini

Tante le delegazioni presenti, tra cui quelle di Amnesty International e Cgil. Tra i partecipanti anche il sindaco uscente Enzo Bianco.

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Il comitato Insieme senza Muri è una rete che si occupa di sostenere e promuovere iniziative d’interesse sociale al fine di creare nella società una cultura dell’accoglienza e della convivenza rispettosa della pluralità e delle diversità culturali ed etniche delle persone che vivono in Italia.

Quest’anno, dal 20 maggio al 23 giugno, con l’appello Per una città libera e accogliente ha organizzato a Milano, in collaborazione con l’assessorato comunale alle Politiche sociali, un intero mese di incontri, feste, dibattiti, occasioni di incontro e approfondimento sul tema dell’accoglienza, dell’inclusione, della convivenza, della cittadinanza.

Mese che, domani, sarà caratterizzato dall’incontro Le leadership carismatiche hanno desertificato la politica. Leader, oggi, deve diventare la comunità presso il Teatro Burri alle ore 16:00. Ad animare il dibattito lo scrittore Roberto Saviano, che vive da più di 11 anni sotto scorta ed è stato ieri attaccato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini.

È stato lo stesso Saviano su Facebook a parlare dell’evento milanese del 23 giugno, cogliendo l’occasione per ribadire le sue critiche al responsabile del Viminale in materia di rom, migranti, famiglie arcobaleno.

«Vorrei ci foste – ha scritto sulla sua pagina lo scrittore, simbolo della lotta alle mafie –. Vorrei fossimo in tanti a prendere parte alla giornata di mobilitazione organizzata da Insieme senza Muri, perché non possiamo farci immobilizzare dall’odio degli haters, dalle idiozie che definiscono qualsiasi riflessione “radical-chic”. Smontiamo il cinismo di questo linguaggio.

Vi aspetto in piazza, dobbiamo esserci perché l'integrazione non ha a che fare solo con gli stranieri, ma riguarda tutti e riguarda, soprattutto, il Paese che vogliamo essere.

Prima definiscono illegali le famiglie gay, poi tocca all'aborto, poi si chiudono i porti ai migranti, poi si annuncia di voler schedare i Rom (che sono già censiti), poi si mandano avvertimenti agli italiani che la pensano diversamente. Siamo una comunità fatta di minoranze, ciascuno di noi può essere attaccato.

Pensate a cosa siete, da dove venite e troverete nel vostro percorso persone che hanno sofferto per essere state discriminate. Meridionali, ebrei, gay, migranti: vogliamo continuare ad ascoltare chi usa le differenze per armarci gli uni contro gli altri o vogliamo dimostrare di aver chiara una cosa, e cioè che siamo tutti esseri umani?

La politica di ieri ha fallito, e sta fallendo - per eccesso di violenza e mancanza di visione e capacità - anche quella di oggi. Troviamo insieme una nuova via, ma iniziando a guardarci negli occhi. Proviamo a costruire uno spazio culturale e umano che sia argine alla prepotenza di questi giorni».

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Annullamento delle registrazioni anagrafiche dei figli di coppie omogenitoriali. Questo l’oggetto dell’interrogazione presentata dalla deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli al ministro dell’Interno Matteo Salvini in riferimento a quanto fatto da vari sindaci italiani a partire dal 20 aprile.

E la risposta è arrivata dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro (M5s) che, nel corso del Question Time pomeridiano alla Camera, ha parlato a nome del titolare del Viminale.

«La questione richiama l'attenzione su una delicata tematica», ha esordito Fraccaro col ribadire altresì come il «vigente ordinamento dello stato civile preveda che gli atti di nascita si formino e si iscrivano nei relativi registri, indicando, quali genitori, la madre partoriente e il padre biologico. Inoltre l'annotazione nell'atto di nascita richiede sempre la preventiva verifica delle condizioni di paternità e maternità».

Ma Fraccaro ha subito poi ricordato l’intervento del «Tribunale di Pisa che, il 15 marzo scorso, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della normativa di stato civile, nella parte in cui non consente la formazione in Italia di un atto di stato civile, in cui siano riconosciuti come genitori due persone dello stesso sesso». Anzi, su questa «complessa rilevante problematica», in particolare proprio rispetto «alle ipotesi di trascrizione di un atto di nascita di un bambino di coppia omogenitoriale formato in un altro Paese, la Corte di Cassazione si è pronunciata favorevolmente in più occasioni, formulando una serie di principi che pongono in rilievo il preminente interesse del minore a crescere in un contesto affettivo, in cui sviluppare la propria personalità, senza distinguere tra coppie etero o omogenitoriali». 

Fraccaro ha quindi reso noto l’impegno del ministro dell’Interno, che si è rivolto all’«Avvocatura generale dello Stato per ricevere valutazioni in merito ai contenziosi in atto, nonché per acquisire generali linee di indirizzo per la definizione di univoche indicazioni da diramare alle prefetture e agli uffici interessati». Quindi la conclusione: «Va osservato che secondo un recente orientamento giurisprudenziale del Consiglio di Stato il prefetto, pur dotato di poteri di vigilanza, non può annullare l'atto dell'ufficiale di stato civile in assenza di un’espressa previsione di legge che conferisca tale potere».

Risposta, questa, che non solo ha vanificato in partenza parte dell’iniziativa presentata al mattino in Sala Caduti di Nassiriya da CitizenGo e Generazione Famiglia (con il sostegno politico del senatore leghista Simone Pillon per chiedere al «ministro dell’Interno Matteo Salvini di provvedere con urgenza ad incaricare le prefetture competenti dell’annullamento degli atti anagrafici illegitimi») ma ha creato vivo disappunto in Montaruli e negli omologhi di partito.

«Sono delusa – ha replicato l'interrogante –  da questa risposta che smentisce, purtroppo, sia il ministro Fontana che il ministro Salvini. E mi auguro, a quel punto, che la parte buona, tra virgolette, di questo Governo, cioè la Lega, tenga il punto su questa materia. In quel caso noi ci saremo.

Perché, vedete, la famiglia è una sola. Non ci sono genitori 1, non ci sono genitori 2, non ci sono genitori multipli: ci sono solo mamma e papà. Saremo fermi nel difendere l'unica famiglia che conosciamo che è la famiglia naturale. Gli unici diritti che vanno difesi sono quelli dei bambini. Tra egoismo e diritti noi difenderemo sempre i diritti».

 

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Basta bugie nelle anagrafi. L’iscrizione di figli di “due madri” e “due padri” tra diritto e ideologia.

Questo il titolo della conferenza stampa che, organizzata dalla Fondazione CitizenGo e dall’Associazione Generazione Famiglia su iniziativa politica del senatore leghista Simone Pillon (cofondatore del Comitato Difendiamo i nostri figli e legale di Massimo Gandolfini), ha avuto luogo in mattinata a Palazzo Madama presso la Sala Caduti di Nassiriya.

Oggetto dell’incontro la presentazione di cinque esposti alle Procure della Repubblica presso i tribunali di Milano, Torino, Firenze, Bologna, Pesaro «circa le iscrizioni anagrafiche di figli nati da “due madri” e “due padri” compiute e politicamente rivendicate dai relativi Sindaci». Finalità dei richiedenti l’«annullamento delle “iscrizioni illegittime”» nonché l’indagine sulla sussistenza dei reati di falso ideologico e alterazione di stato a carico dei sindaci in concorso con le coppie di persone dello stesso sesso interessate.

Ma sono emerse sin dagli inizi della conferenza stampa le contraddizioni e incongruenze sottese a tali esposti.

A partire dalla confusione tra iscrizione anagrafica e trascrizione di atti di nascita esteri sulla base di sentenze dei relativi Stati nonostante il distinguo iniziale dello stesso senatore Pillon.

È stato infatti fatto passare il caso di Gabicce Mare (al cui riguardo è stato presentato l’esposto alla competente Procura di Pesaro) quale iscrizione anagrafica di un bambino figlio di due mamme quando invece si è trattata di trascrizione degli atti di nascita esteri di due gemelli e del riconoscimento della doppia genitorialità d’una coppia di due uomini.

Si è plaudito al «sindaco di Roma Virginia Raggi» per essersi opposta all’iscrizione anagrafica della figlia di “due papà” quando, invece, il diniego è stato opposto a una coppia di donne, una delle quali ha partorito a Roma, a differenza della trascrizione (avvenuta in maggio) degli atti di nascita esteri di tre gemelli registrati, anche in questo caso, quali figli di due uomini.

Al solito tutto è stato ricondotto all'inappropriato argomento dell’”utero in affitto”, che non può riguardare i contestati casi d’iscrizione anagrafica. Perché essi sono unicamente relativi a bambini nati in Italia da una delle componenti delle coppie di mamme arcobaleno a seguito di tecniche di fecondazione eterologa.

Eppure i vari parlamentari che si sono susseguiti (da Gasparri a De Bertoldi, da Pagano a Rauti) - come anche Savarese di CitizenGo e lo stesso Pillon – non hanno fatto che agitare al solito lo spettro dell’”abominevole pratica dell’utero in affitto” e annunciare mozioni per renderla reato universale.

Non sono mancate affermazioni consentanee all’ormai noto lessico dei politici di destra. Come quelle del senatore Fdi Andrea De Bertoldi, che ha parlato di famiglie composte da uomo e donna quali "famiglie naturali e normali", o quelle dell’omologa Rauti, che ha invocato la necessità di colmare un vuoto legislativo affermante la genitorialità quale esclusiva prerogativa di un uomo e una donna  

Dichiarazioni che, come osservato durante il dibattito, sono però smentite dai pronunciamenti della Corte di Cassazione, tra cui la recente ordinanza 14007 sulla causa La Delfa-Hoedts), nonché in contrasto col bonum minoris da sempre tutelare indipendentemente dalla tecnica di pma con cui è stato concepito (art. 8-9 della legge 40).

Senza parlare dell'attacco riservato sempre da De Bertoldi a Niki Vendola, presentato quale «attempato signore che gira portando in carrozzina il figlio comprato all'estero».

Il senatore Simone Pillon ha anche affermato di «aver ricevuto conforto dal ministro dell'Interno, dal sottosegretario dell'Interno e dal capogruppo della Lega rassicurazioni affinché i bambini possano crescere con un padre e una madre».

Anche se, successivamente incalzato al di fuori della conferenza stampa in relazione alla dichiarazioni di Salvini sul fatto che “il tema delle famiglie arcobaleno non fa parte del contratto di governo”, ha risposto: «Il ministro parla per il ministro. Io parlo di ciò di cui mi è stato dato incarico di parlare».

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Monica Cirinnà prima firmaria di un'interrogazione parlamentare (sottoscritta da altri 28 senatori del Pd: Cerno, Malpezzi, Fedeli, Vattuone, Patriarca, Comincini, Bini, Cucca, Stefano, Rampi, Bellanova, Miti, Misiani, Grimani, Alfieri, Rossomando, Astorre, D'Alfonso, Magorno, D'Arienzo, Giacobbe, Marino, Ginetti, Manca, Ferrazzi, Iori, Verducci) al ministro dell'Interno Matteo Salvini perché faccia sapere «cosa intende fare per garantire la sicurezza dei cittadini, l'ordine pubblico e la libertà d'espressione: tutto va in direzione assolutamente opposta.

Nel giro di pochi giorni, infatti, si sono verificati una serie di episodi gravi e preoccupanti che vedono come protagonista il neoministro dell'Interno e leader della Lega, l'ultimo dei quali con spari contro gli immigrati al grido di Salvini, Salvini».

Tali episodi sono stati così sintetizzati dalla stessa senatrice: «Prima tre giornalisti che indagavano sul finanziamento alla Lega sono stati convocati dalla Guardia di Finanza di Bolzano.

Il giorno successivo le forze di pubblica sicurezza a un comizio del Ministro dell'Interno hanno identificato degli attivisti radicali e di Amnesty International per aver esposto uno striscione su Giulio Regeni, mentre il 16 giugno, sempre le forze di polizia, al Siracusa Pride hanno imposto la rimozione di uno striscione contro Salvini. Episodi preoccupanti ai quali si sono aggiunte le frasi gravemente offensive e discriminatorie nei confronti di neri, migranti e persone Lgbt sulla pagina Facebook di un agente di polizia di Grosseto, per niente sanzionato.

Le parole e le azioni che il ministro Salvini ha avuto in questi giorni sono una chiara istigazione a comportamenti violenti e discriminatori.

È urgente che il ministro venga subito in Parlamento per spiegare come intenda garantire la sicurezza e come intenda garantire la piena effettività dell'esercizio della libertà di manifestazione del pensiero e della libertà di riunione, oltre di garantire un'adeguata formazione delle forze di pubblica sicurezza, volta al rispetto del pluralismo e della pari dignità sociale di tutte e tutti i cittadini della Repubblica, nonché al fine di prevenire episodi incresciosi e veri e propri abusi come quelli riportati in premessa».

La notizia dell'interrogazione parlamentare è stata poi rilanciata dalla stessa senatrice sulla sua pagina Facebook con riferimento a un post insultante di Forza Nuova nei riguardi del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli e del Roma Pride.

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Sabato scorso si è celebrato a Roma il Pride. Quest'anno 500.000 di persone di ogni età, identità, orientamento sessuale, provenienza sono scese in piazza a manifestare coi colori e la musica la propria visibilità e liberazione. Sono scese in piazza per rivendicare diritti e uguaglianza e per lottare contro ogni forma di discriminazione e odio.

Caratterizzato da un forte richiamo all'antifascismo e alla Resistenza, il Roma Pride 2018 ha espresso tutta la preoccupazione per l'avanzare di forze populiste e di destra che, con la Lega, sono approdate al Governo mostrando sin da subito il loro volto peggiore.

Proprio nell'infuriare delle polemiche sui migranti a seguito dei primissimi interventi del neoministro dell'Interno Matteo Salvini, ci sembra interessante segnalare la partecipazione alla manifestazione di un gruppo di migranti, per lo più di origine africana, scesi in  piazza sotto le insegne dell'Usb.

A guidarli Svitlana Hryhorchuck, giovane ucraina da ben 18 anni in Italia e da 16 impegnata nell'Usb immigrati di Napoli e della Campania. A lei abbiamo posto alcune domande nel merito.

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Svitlana, perché eravate al Roma Pride?

Quest'anno c'era un messaggio per noi fondamentale: l'antifascismo. Negli ultimi quattro anni stiamo organizzando una serie di iniziative contro il fascismo e sono personalmente impegnata in una 'rete di coordinamento ucraino antifascista' che denuncia il crescente odio in Ucraina oltre che in Italia. Abbiamo avviato un percorso sulla democrazia e l'antifascismo anche con i migranti che seguiamo: per questo hanno deciso di partecipare alla manifestazione in modo molto consapevole. Insegnando loro la storia, infatti, abbiamo cercato di spiegare loro cosa sia e cosa è stato il nazismo e il fascismo. Con la persecuzione nei confronti degli ebrei, dei rom e di tutti coloro che erano considerati 'diversi' o 'indesiderabili'. Siamo anche partiti dall'esperienza di alcuni ragazzi gay provenienti dall'Africa e richiedenti asilo, spiegando che in Italia e in Europa ciascuno è e deve sentirsi libero di essere omosessuale e di esprimerlo appieno. Col nostro sportello e col nostro legale seguiamo diversi casi di ragazzi gay: devo dire che mi spiace che proprio loro non abbiano avuto il coraggio di venire con noi in piazza perché la paura di esporsi con le famiglie o i loro connazionali è ancora molto forte. Speriamo che la nostra partecipazione al Roma Pride sia stata però un messaggio positivo e li aiuti a sentirsi sicuri e ad aprirsi.

Prima di venire sapevano cosa fosse un Pride?

Per loro era la prima volta ma certamente prima di venire abbiamo spiegato bene cosa fosse e in che contesto si sarebbero trovati. Tutti erano perfettamente consapevoli e hanno partecipato anche per dare un esempio e mandare un messaggio contro la discriminazione nei confronti delle persone Lgbti alle loro comunità. Con i nostri striscioni contro il razzismo e le discriminazioni puntavamo invece a sottolineare a tutti, anche al nuovo Governo, l'importanza e la ricchezza e delle diversità, della solidarietà, dell'incontro dei popoli e dell'uguaglianza dei diritti. Un messaggio che portiamo in piazza tutto l'anno perché solo stando uniti anche i più deboli diventano forti”.

Com'è stato l'impatto con una piazza così colorata ed esuberante?

Alla manifestazione stavamo vicino ai lavoratori e all'Ambasciata del Canada. Tutti i ragazzi stavano bene e con le famiglie e i bambini ballavano e cantavano assieme. Anche parlando dopo con loro hanno espresso una grande gioia nell'aver preso parte alla manifestazione.

Non sono mancati momenti di imbarazzo, quando qualche ragazzo magari con costumi molto vistosi si è avvicinato per fare delle foto con noi. All'inizio l'impatto è stato strano, forse qualche diffidenza, ma poi i ragazzi si sono rilassati e hanno cominciato a ballare e cantare assieme, superando tutte le barriere.

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