Si è tenuta ieri presso Palazzo Montecitorio la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge contro l’omotransfobia, depositata alla Camera il 2 maggio scorso dal deputato Alessandro Zan (Pd).

Oltre al parlamentare d’origine padovana sono intervenuti i deputati Silvia Fregolent e Ivan Scalfarotto nonché la senatrice Monica Cirinnà, che il 21 marzo ha presentato al Senato una pdl similare recante Norme contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Come quella avanzata da Zan, tale proposta di legge si propone di estendere agli atti di discriminazione e ai delitti motivati dall’odio nei confronti delle persone omosessuali e transessuali la protezione già garantita ai crimini d’odio fondati su motivazioni razziali, etniche, nazionali o religiose dal recente art. 603-bis del Codice penale.

«In ossequio – spiega la senatrice Cirinnà – al generale principio stabilito dall’articolo 609-septies del Codice penale, si ritiene di escludere la perseguibilità d’ufficio, ricollegata dall’articolo 6 della "legge Mancino" alla configurabilità dell’aggravante di cui all’articolo 3, per il delitto di violenza sessuale di cui all’articolo 609-bis del Codice penale» Ha quindi aggiunto: «Il terzo articolo del disegno di legge istituisce anche in Italia la Giornata nazionale contro l'omofobia e la transfobia nella data del 17 maggio. L’art. 4 assegna all’Istat il compito di sopperire all’attuale assenza di dati attraverso una rilevazione statistica quadriennale».

Eccone il testo:

Art. 1.

(Modifiche al codice penale)

 

All’articolo 604-bis del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a)  al comma 1, lettera a), le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o relativi all’orientamento sessuale o all’identità di genere»;

b)  al comma 1, lettera b), le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o relativi all’orientamento sessuale o all’identità di genere»;

c)  al comma 2, le parole: «o religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «, religiosi o relativi all’orientamento sessuale o all’identità di genere».

Ai fini della legge penale, si intende per:

a) «orientamento sessuale»: l’attrazione emotiva o sessuale nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi;

b) «identità di genere»: la percezione che una persona ha di sé come rispondente ad un genere, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico."

Art. 2

(Modifiche al decreto-legge 26 aprile 1993, n.122)

 

Al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, sono apportate le seguenti modificazioni:

a)  al titolo, dopo le parole: «e religiosa» sono aggiunte le seguenti: «, o fondata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere»;

b)  alla rubrica dell’articolo  1, dopo le parole «o religiosi» sono aggiunte le seguenti: « o fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere»;

c)  all’articolo 1, comma 1-quinquies, le parole: «o degli extracomunitari» sono sostituite dalle seguenti: «, degli extracomunitari, delle persone omosessuali e transessuali»;

d)  all’articolo 3, comma 1, le parole: «o religioso» sono sostituite dalle seguenti: «, religioso o fondato sull’orientamento sessuale o dall’identità di genere»;

e)  all’articolo 6, comma 1, dopo le parole: «comma 1, » sono inserite le seguenti: «ad eccezione di quelli previsti dall’articolo 609-bisdel codice penale,».

Art. 3

(Istituzione della giornata nazionale contro l’omofobia e la transfobia)

La Repubblica italiana riconosce il giorno 17 maggio quale «Giornata nazionale contro l'omofobia e la transfobia», al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell'inclusione nonché di contrastare i pregiudizi e le discriminazioni motivati dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere.

In occasione della «Giornata nazionale contro l'omofobia e la transfobia» sono organizzati incontri e iniziative, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare le cittadine e i cittadini al contrasto del pregiudizio, della discriminazione e della violenza verbale e fisica motivati dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere, nonché di mantenere vivi nella cultura e società italiane i princìpi di uguaglianza dei diritti e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione.

Art. 4

(Statistiche sulle discriminazioni e sulla violenza)

Ai fini della verifica dell’applicazione della presente legge e della progettazione e della realizzazione di politiche di contrasto alla discriminazione e alla violenza di matrice xenofoba, antisemita, omofobica e transfobica e del monitoraggio delle politiche di prevenzione, l’Istituto nazionale di statistica, nell’ambito delle proprie risorse e competenze istituzionali, assicura lo svolgimento di una rilevazione statistica sulle discriminazioni e sulla violenza che ne misuri le caratteristiche fondamentali e individui i soggetti più esposti  al rischio con cadenza almeno quadriennale. 

Guarda il video dell'intervento di Monica Cirinnà

 

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Presentata ieri in conferenza stampa presso Palazzo Montecitorio la proposta di legge contro l'omotransfobia, il cui primo firmatario è il parlamentare dem Alessandro Zan.

A moderare l'incontro, cui sono intervenuti la senatrice Monica Cirinnà e i deputati Silvia Fregolent e Ivan Scalfarotto, il caporedattore di Gaynews Francesco Lepore. Tra i presenti anche il direttore di Gaynews Franco Grillini, il segretario di Certi Diritti Leonardo Monaco, la presidente di Agedo Roma Roberta Mesiti, il presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli Sebastiano Secci.

Guarda il video dell'intervento di Alessandro Zan

 

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Si terrà alle ore 13:00 in Palazzo Montecitorio la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge contro l’omotransfobia, di cui il deputato Alessandro Zan (Pd) è primo firmatario.

Oltre al parlamentare d’origine padovana interverranno i deputati Silvia Fregolent e Ivan Scalfarotto nonché la senatrice Monica Cirinnà, prima firmataria, a sua volta, d’una pdl similare depositata al Senato il 21 marzo.

Presentata alla Camera dei deputati il 2 maggio e annunciata il 7 maggio, la proposta di legge Zan (C. 569) reca Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere.

Alla luce degli ultimi quanto ripetuti casi di aggressione omofobica, verificatisi in più parti d’Italia tra marzo e aprile, Zan ha ritenuto infatti necessaria la predisposizione di una legge volta a perseguire penalmente chi commette atti di violenza o incita all’odio nei riguardi delle persone omosessuali e transgender sì da garantire una piena tutela delle stesse.

E, questo, secondo un criterio desunto dalla recente inserzione nel Codice penale degli articoli 604-bis e 604-terLa volontà è quella, dunque, di estendere alle discriminazioni per motivi di orientamento sessuale e identità di genere gli effetti dei due nuovi articoli sanzionanti gli atti di violenza e l'incitazione all’odio per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.

Eccone in anteptima il testo:

Art. 1.

(Modifiche all’articolo 604 bis del codice penale in materia di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa)

 

Alla rubrica dell’articolo 604 bis del codice penale sono apportate le seguenti modifiche:

dopo le parole «etnica e religiosa», sono aggiunte, infine, le parole «, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

All’articolo 604 bis del codice penale sono apportate le seguenti modifiche:

a) alle lettere a)b), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

b) Il paragrafo seguente «È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» è sostituito da «È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

Art. 2.

(Modifiche all’articolo 604 ter del codice penale in materia di circostanza aggravante)

 

All’articolo 604 ter del codice penale sono apportate le seguenti modifiche: 

nel primo periodo, dopo le parole «o religioso» sono aggiunte le seguenti «, fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

 

 

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Una domenica sera speciale a Sorrento. Nell’incantevole cornice trecentesca del chiostro comunale di San Francesco, la cui attigua chiesa è officiata da due frati Minori, si è tenuta una manifestazione di protesta nei riguardi del sindaco Giuseppe Cuomo.

Manifestazione che, organizzata dal Collettivo studentesco della Penisola Sorrentina in collaborazione con Arcigay Napoli, è voluta essere una risposta alla decisione da parte del primo cittadino di non concedere l’area claustrale dalle caratteristiche arcate ogivali intrecciate per l’unione civile del napoletano Vincenzo D’Andrea e del colombiano Heriberto Vasquez Ciro. A differenze di quanto avviene per matrimoni civili, di cui si contano in media all’anno 200 celebrazioni proprio nel chiostro di San Francesco.

Presenti alla manifestazione anche il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e il giornalista Alessandro Cecchi Paone, che ha detto: «Il sindaco Giuseppe Cuomo rappresenta lo Stato, indossa la fascia tricolore e deve rispettare le leggi nazionali. L'art. 3 che ci rende tutti uguali davanti alla legge, senza discriminazioni alcuna. Chiederò al prefetto di sospenderlo qualora non cambierà idea».

Oltre duecento i partecipanti al raduno che ha visto anche la celebrazione simbolica di due unioni civili: una tra due componenti del collettivo, l’altra tra un israeliano e un sorrentino.

Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, ha affermato: «Supporteremo Vincenzo e Beto in ogni luogo che la democrazia ci mette a disposizione per vedere effettivamente realizzato il principio di eguaglianza, senza nessuna eccezione, anche se occorre costituirsi come Arcigay Napoli parte civile nelle sedi di un Tribunale per i danni che sta ricevendo la nostra comunità da un'azione discriminatoria».

Adesione altamente simbolica alla manifestazione quella della senatrice Monica Cirinnà che, qualche giorno prima, su Facebook aveva espresso l’auspicio che «il sindaco di Sorrento ritiri la sua decisione, consentendo a tutte le coppie che lo desiderino di unirsi civilmente nel chiostro. La pari dignità passa anche dai simboli, e l’esclusione delle coppie omosessuali da quello spazio le stigmatizza gravemente: la distinzione tra unione civile e matrimonio non legittima trattamenti differenziati, ricordiamolo sempre!».

Ferma condanna anche da parte del deputato dem Alessandro Zan, già presidente del comitato Arcigay di Padova, che aveva annunciato «una interrogazione al ministero dell’Interno affinché si verifichino le condizioni di rifiuto da parte del sindaco Cuomo».

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L’11 maggio 2016 la Camera dei deputati approvava in via definitiva con 372 voti favorevoli, 51 contrari e 99 astenuti il ddl sulle unioni civili e convivenze di fatto. Quella che, tecnicamente indicata come legge 76/2016, è comunemente conosciuta come legge Cirinnà dal nome della relatrice, ha segnato non solo una pietra miliare nel cammino dei diritti civili ma ha consentito nell’ultimo biennio a circa 14mila persone dello stesso sesso di creare dei legami giuridici sostanzialmente equiparabili a quelli matrimoniali.

Sulla base degli specifici dati del ministero dell’Interno, aggiornati al 31 dicembre 2017, sono infatti 6073 le coppie di persone omosessuali unitesi civilmente – cui va aggiunto il migliaio di celebrazioni avvenute all’estero – sì da far registrare rispetto al 2016 un incremento pari al 149,5%.

È innegabile che il diritto a essere liberi e non discriminati non può essere sottoposto a un giudizio quantitativo sulla base di quante persone lo esercitano effettivamente. Ma è parimenti vero che le cifre dimostrano come una tale legge fosse non più prorogabile e del tutto necessaria a raccorciare il percorso verso la piena parità dei diritti.

In occasione del 2° anniversario dell'approvazione della legge 76 Gaynews ha intervistato colei che è ormai indicata come la madrina della legge sulle unioni civili.

Senatrice Cirinnà, sulla base dei dati del Viminale si è registrato nel 2017 un incremento di unioni civili pari al al 149.5%. Come giudica ciò a fronte di chi lo scorso anno parlava di flop?

Sono molto soddisfatta dei dati forniti dal ministero dell'Interno. Le unioni civili sono ormai una meravigliosa e gioiosa realtà in tantissimi Comuni d’Italia. Come si può vedere dalle tabelle, non ci sono oramai più grandi città in cui non si siano celebrate unioni civili. Questo va appunto ricordato a coloro che parlavano lo scorso anno di numeri troppo bassi e di conseguente flop della legge. Finalmente gli italiani e le italiane che amano persone dello stesso sesso possono dire d’essere riconosciute dallo Stato in quanto coppia e d’avere una nuova opzione. Quella, cioè, di unirsi civilmente. La legge 76 ha dato finalmente alle persone omosessuali, al pari di quelle eterosessuali, la possibilità di scegliere. È questo il grande risultato ottenuto.

Due anni dall’approvazione della legge che porta il suo nome: quale il momento più brutto del lungo dibattito parlamentare e quale quello più bello?

Certamente il momento più brutto e più basso è stato costituito delle volgarità e degli insulti lanciati dal senatore Maurizio Gasparri all’indirizzo del collega Sergio Lo Giudice accusandolo di aver comprato i figli. E a rendere la situazione ancora più grave il totale silenzio del presidente di turno Roberto Calderoli, che non richiamò Gasparri. Cosa che m’indusse a raggiungere in tutta fretta Sergio e condurlo fuori dall’Aula.

I momenti belli durante quelle lunghe ore di Aula? Ricordo le parole profonde, inaspettate dolorose ma piene di significato del senatore Sandro Bondi. Il bellissimo intervento di solidarietà, stima e affetto della senatrice Valeria Fedeli. E quello in difesa dei bambini delle Famiglie Arcobaleno della collega Rosanna Filippin. Momenti di politica altissima purtroppo legati a momenti di inaudita trivialità e scompostezza nei toni. Conseguenza anche dell’elevatissimo numero d’interventi in Aula, di cui il ddl è stato oggetto.

Ha celebrato tante unioni civili: ne ricorda qualcuna che le è particolarmente a cuore?

Ho celebrato tantissime unioni civili e colgo l’occasione, offertami da Gaynews con quest’intervista, per scusarmi con tutte e tutti coloro che non ho sposato. Ho ricevuto centinaia e centinaia di richieste: così tante che dovrei cambiare mestiere e mettermi a fare la celebrante di unioni civili. Ricordo sicuramente l’emozione immensa, fortissima, indescrivibile che ho provato nel celebrare la prima unione civile. Quella di Giorgio Zinno, sindaco di San Giorgio a Cremano, e Michele Ferrante. La ricordo attimo per attimo perché ha significato per me il passaggio concreto dalle parole ai fatti. Prima aver scritto la legge per oltre due anni, aver combattuto in Commissione, averla portata in Aula, averla seguita fino all’approvazione alla Camera, averla vista pubblicata nella Gazzetta ufficiale. E poi, quel 24 settembre, vederla finalmente concretata nella lettura degli articoli, nello scambio delle fedi, nel bacio tra Giorgio e Michele: un’emozione e una commozione tale che non potrà mai dimenticare quella unione civile.

Ricordo anche con particolare gioia quella delle amiche Maria Laura Annibali e Lidia Merlo. Ma sicuramente non posso non rammentare anche le tante celebrazioni di unioni tra persone che hanno a lungo vissuto nell’ombra il proprio amore. Sicuramente le unioni civili tra persone viventi insieme da tantissimi anni sono state tra le più commoventi e significative.

Lo stralcio dell’ex art. 5 è stato uno dei più dolorosi e meno digeriti dalla collettività Lgbt. Crede che quando stiano compiendo tanti sindaci col riconoscimento anagrafico della doppia genitorialità sia una riprova di quanto gli amministratori locali e, in generale, la pubblica opinione siano più avanti rispetto al legislatore?

Quello dell’art. 5, relativo all’adozione coparentale del figlio del partner, è stato lo stralcio il più doloroso e più brutto che mi è capitato di vivere durante l’iter parlamentare della legge. È stato il frutto del tradimento dei patti col Movimento 5Stelle. Tradimento che si è riverberato sulla vita dei bambini di tante coppie omogenitoriali. Se i pentastellati hanno politicamente ritenuto di fare uno sgarbo a me e al Pd, al di fuori del Parlamento l’hanno fatto a dei bambini che sono ancora in una grave situazione di debolezza giuridica. D’altra parte è pur vero che le poche righe del comma 20 ex art. 1 offrono ai giudici la possibilità di riconoscere con sentenze l’adozione coparentale del figlio del partner.

E poi c’è questa straordinaria evoluzione nell’agire da parte dei sindaci che è stata giustamente indicata come primavera arcobaleno. Si tratta ovviamente di due situazioni diverse: un conto è l’adozione, un conto è il riconoscimento della genitorialità alla nascita. Con le trascrizioni degli atti di nascita esteri di bambini quali figli di due papà o due mamme e l’iscrizione anagrafica di quelli nati in Italia i sindaci stanno dando il riconoscimento della doppia genitorialità a due persone dello stesso sesso. Al riguardo essi non stanno compiendo alcuna forzatura. Non fanno che «dare – come chiarito dal magistrato Marco Gattuso su Articolo29 – un’applicazione corretta delle norme già presenti nel nostro ordinamento».

Lei ha accennato prima - e l’ha scritto anche nel suo importante libro – a un tradimento del M5S durante l’iter parlamentare della legge 76. Oggi, a fronte di atteggiamenti come quelli di Chiara Appendino o di vari esponenti pentastellati nell’invocare la necessità d’una legge contro l’omotransfobia, è portata a fidarsi oppure è troppo scottata da quella esperienza?

Credo che sia forse un modo per farsi perdonare dell’orrendo tradimento. Resta comunque il punto che i sindaci, al di là del partito o corrente d’appartenenza, rappresentano tutte e tutti. Quanto dunque fatto a partire dalla sindaca di Torino Chiara Appendino risponde a una richiesta ineludibile come quella di dare tutela ai bambini. Circa una normativa contro l’omotransfobia ritengo che solo una seria trasversalità politica in un Parlamento, veramente intenzionato ad affrontare una tale emergenza educativa, culturale e sociale, potrà portarci alla legge.

Temo che questi argomenti però non saranno purtroppo una priorità nell’eventuale governo M5S-Lega che sembra debba nascere a breve.

Immaginava di diventare un giorno un’icona per la collettività Lgbti italiana e quali saranno in campo di diritti gli impegni primari per i quali si batterà in Parlamento?

Più che un’icona del movimento Lgbti io mi sento parte del movimento. Devo dire che mi avete accolto e mi amate come una di voi. Questo mi dà una forza infinita, perché entrare in una collettività e vedere accettate le proprie diversità è il segno vero che solo la trasversalità e l’unione d’intenti possono portare all’uguaglianza piena. Ogni volta che partecipo a un Pride o a una manifestazione e ogni volta che accade una cosa bella come un’unione civile o la trascrizione di un atto di nascita d’un figlio di due papà o due mamme, io festeggio. Sento nel mio cuore la stessa gioia.

Per il resto il mio è un impegno a 360 gradi perché la legge sulle unioni civili è solo il primo passo. Ho depositato il mio testo sul matrimonio egualitario. Resta poi per me una priorità il raggiungimento di una legge volta a prevenire e constrastare omofobia e transfobia. Ci si riuscirà in questo governo politico che forse sta per nascere? Non posso che augurarmelo pur consapevole, per quanto riguarda la mia parte, dei differenti livelli di agibilità rispetto al passato per una senatrice di minoranza quale io sono.

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In vista della XV° Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia (anche conosciuta con l’acronimo Idahobit), che si celebrerà al solito il 17 maggio secondo il tema dell’anno Solidarietà e alleanze, si è tenuta stamane a Roma, presso Palazzo Madama, la presentazione della raccolta di racconti Storie Fuorigioco. Omosessualità e altri tabù nel mondo del calcio, scritta dall’attivista catanese Rosario Coco.

La manifestazione, organizzata da Gaynews e promossa in collaborazione con Gaycs, è venuta anche  a cadere nel ciclo di eventi in preparazione ai prossimi Eurogames, che si terranno a Roma nel 2019.

Edita per i tipi catanesi Villaggio Maori e prefata da Francesco Lepore, la raccolta di sei racconti ha offerto lo spunto per affrontare in Sala Nassirya il tema delle discriminazioni omo-transfobiche, la loro connessione con il sessismo e con le altre forme di intolleranza attraverso la lente di ingrandimento dello sport.

Ad aprire gli interventi la senatrice Monica Cirinnà che, ricordando l’imminente anniversario dell’approvazione della legge sulle unioni civili e fornendo i relativi dati numerici forniti dal ministero dell’Interno in riferimento alle celebrazioni effettuate fino al 31 dicembre 2017, ha rilevato come proprio il senso di responsabilità (tanto invocata quanto verbalmente abusata negli ultime mesi da politici dei diversi schieramenti) debba animare ciascuno a procedere nel cammino dei diritti. Cammino che, con ogni probabilità, si annuncia tutto in salita per i prossimi anni.

Significative altresì le dichiarazioni della giornalista Delia Vaccarello e del presidente di Aics Bruno Molea, al cui impegno nella scorsa legislatura è da attribuire l’ottenimento della legge conosciuta sotto il nome di ius soli sportivo.

Vari gli esponenti del mondo associativo che hanno indirizzato parole di incoraggiamento all’autore: Adriano Bartolucci (presidente di Gaycs), Leonardo Monaco (segretario di Certi Diritti), Sebastiano Secci (presidente del Circolo Mario Mieli e portavoce Roma Pride), Angela Nava (presidente Coordinamento Genitori Democratici e portavoce del Coordinamento Laicità Scuola Salute), Mattia Di Tommaso (responsabile Nazionale italiana calcio gayfriendly) e Riccardo Russo (componente del gruppo universitario Prisma Sapienza). Il tutto intervallato dalla coinvolgente lettura di alcuni brani del volume presentato da parte di Tom Dacre, Alessandro Paesano nonché di una figura storica del movimento Lgbti italiano quale Vanni Piccolo.

A concludere lo stesso autore che, fra l’altro, ha fatto proprie le parole rilasciate da Franco Grillini, direttore di Gaynews e presidente di Gaynet, a commento dell’iniziativa: «Proprio nel mondo sportivo si concentra la più ampia somma di pregiudizi, di tabù e di vera e propria omofobia. Per questo libri e studi su questo argomento sono importantissimi. Cambiare mentalità nel mondo dello sport significa quasi fare una rivoluzione».

 

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Esattamente due anni fa il Parlamento, dopo decenni di battaglie politiche, approvava la legge sulle unioni civili. Le aspettative su questa legge erano fortissime: va da sé che tutti noi avremmo preferito che anche l’Italia, sulla scia di tutti i Paesi della vecchia Europa, si approvasse una legge sul matrimonio egualitario. Che fosse, perciò, in grado di superare definitivamente la divisione in cittadini di serie A  e B.

La legge sulle unioni civili, quindi, non è certamente una legge perfetta e, questo, soprattutto per due motivi. Il primo è di principio: era ed è inaccettabile la definizione di coppie di persone dello stesso sesso come “formazione sociale specifica” che, voluta da Alfano e dai centristi nonché dall’area cattodem del Pd, è stata scelta per affermare il concetto, del tutto irricevibile,  che quella omosessuale non è una famiglia come le altre. Il secondo motivo è di principio e di sostanza: la legge non riconosce i figli delle coppie omosessuali. Basti ricordar la ben nota vicenda dell’articolo 5 sulla stepchild adoption che venne stralciato subito prima del voto di fiducia in Parlamento.

Va detto, per altro, che proprio la richiesta del voto di fiducia rappresenta una pagina molto positiva nella storia del governo di centrosinistra: un’azione di coraggio il cui valore storico è, a mio parere, innegabile.

Nonostante questi limiti la legge è stata utilizzata finora (al 31 dicembre 2017) da più di 12mila persone come ci dicono i dati pubblicati in anteprima da Huffington Post. La crescita esponenziale delle celebrazioni delle unioni civili delle coppie di persone dello stesso sesso è aumentata del 149,5% nel 2017 rispetto al 2016Il che ci permette di fare un’agevole previsione sull’intero 2018: raggiungere 10mila unioni civili entro la fine dell’anno in corso.

A queste vanno aggiunte le celebrazioni all’estero che, trascritte in Italia, sono circa un migliaio. Come ha sottolineato Marzio Barbagli, uno dei più importanti analisti della famiglia in Italia, la percentuale di celebrazioni di unioni civili in rapporto con i matrimoni tra persone di sesso opposto è tra le più alte d’Europa. Possiamo dunque parlare, a ragion veduta, di grande successo della legge sulle unioni civili in barba alle giaculatorie trasversali di media che hanno parlato di flop.

La legge Cirinnà è stata, invece, un grandissimo successo al punto che anche io stesso ho fatto il celebrante, su delega del sindaco di Bologna Virginio Merola, in diverse unioni civili e lo farò ancora in tante altre nel corso dell’anno. A tutte le persone legittimamente dubbiose in ambito Lgbti dico che, nonostante tutto, la legge sulle unioni civili è stata e resta una grande vittoria e come tale va celebrata anche tenendo conto delle numerose cerimonie.

Buona parte delle celebrazioni riguarda persone non più giovanissime: il che significa che la legge ha una fortissima “utilità” nel sistemare questioni proprie della vita a due come, ad esempio, quelle riguardanti  il piano patrimoniale e assistenziale. Ci sono state, certo, anche molte celebrazioni tra coppie giovani, soprattutto tra donne.

Ciò che rende estremamente interessanti i dati sulle unioni civili è la loro ripartizione territoriale con l’indiscusso primato della capitale con 845 celebrazioni (vale la pena ricordare che la prima è stata celebrata dalla sindaca Virginia Raggi). In seconda battuta troviamo Milano con 799, terza Torino con 378 e, quindi, Bologna con 219. Va sottolineato che, in alcuni casi, come quello di Milano, il numero delle unioni civili si avvicina a quello dei matrimoni non religiosi.

Questo cambiamento, unito alle numerose sentenze di tribunale che riconoscono l’omogenitorialità e la registrazione anagrafica dei bambini quali figli di due papà o due mamme (un elenco, quest’ultimo, che con Torino e Bologna si va allungando di giorno in giorno) ha ridefinito finalmente sul piano sia giuridico sia sociale l’idea stessa di famiglia che non può più essere pronunciata al singolare ma con il termine plurale e inclusivo di “famiglie”.

La pretesa da parte di quel fascioleghismo, che nega i patrocini ai Pride nei numerosi Comuni e Regioni laddove ha vinto le elezioni, di definire un unico modello familiare, vale a dire quello di una famiglia eterosessuale, è infatti ormai del tutto anacronistica di fronte all’esistenza di pluralità di forme familiari che lo stesso diritto riconosce. Si tratta non più di una scelta come le altre ma di una necessità. Cosa ben comprensibile alla luce della drammatica frantumazione del corpo sociale provocata da politiche economiche liberiste, che hanno precarizzato la quotidianità e il lavoro rendendo indispensabile ripensare le rigidità di un diritto di famiglia oramai inadeguato a riconoscere tutte le nuove forma di vita familiare.

Mi piace ricordare due concetti che sono e restano i cardini di altrettante battaglie culturali fondamentali. Quello di “parentalità affettiva”, che ricorda la necessità di dare valore, in un mondo fatto di solitudini, alle relazioni anche tra persone non legate da ius sanguinis. Quello di “democrazia domestica”, alla cui luce ognuno paritariamente partecipa alla vita quotidiana della propria casa (ogni giorno le donne nelle coppie etero lavorano ancora mediamente cinque ore in più degli uomini).

Parentalità affettiva, democrazia domestica, libertà nelle relazioni, famiglie plurali, omogenitorialità sono tasselli importanti di una nuova idea di società. A due anni dall’approvazione della legge Cirinnà è ora di ripensare l’intero diritto di famiglia.

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Oggi Virginio Merola, sindaco di Bologna, sottoscrivendo l’atto di nascita di un bambino nato negli scorsi giorni nel capoluogo emiliano all’interno di una coppia di due donne, ha firmato una pagina di civiltà nella storia della città e dell'intero Paese.

È il secondo caso d’iscrizione anagrafica dopo quella del figlio di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni effettuata dalla sindaca Chiara Appendino. La prima cittadina di Torino, che ha trascritto lo stesso giorno gli atti di nascita esteri di figli di coppie omogenitoriali, ha avuto il merito d’aver inaugurato un’inarrestabile primavera arcobaleno dei sindaci italiani.

Da Gabicce Mare a Catania, da Roma a Grosseto, da Alfonsine a Crema gli amministratori locali stanno mostrando una sensibilità maggiore rispetto a tanti parlamentari cattodem e fascioleghisti, che nella scorsa legislatura hanno voluto lo stralcio dell’art. 5 sulla stepchild adoption. Col riconoscimento di entrambe le mamme o di entrambi i papà all’atto di nascita dei bambini si va giustamente ben al di là dell’adozione del configlio nell’ottica del riconoscimento della piena cogenitorialità della coppia

Riconoscimento che, pienamente in linea con i principi creati dalla Corte Costituzionale e con le varie sentenze dei giudici, si vorrebbe invece far passare quale frutto di «un pensiero unico relativista». Pensiero che, secondo l’interrogazione parlamentare presentata nella seduta del 7 maggio dalle deputate leghiste Saltamartini, De Angelis e Gerardi, «aggredisce l'istituzione famiglia e trova sostegno in iniziative legislative e amministrative ad avviso degli interroganti assurde» quali, guarda caso, «la registrazione all'anagrafe di bambini nati in Italia o all'estero come figli di coppie omosessuali (legittimando di fatto anche la disumana pratica della maternità surrogata, vietata in Italia dalla legge 19 febbraio 2004, n. 40)». Il tutto ovviamente sempre appaiato all’ormai ridicolo spauracchio del «tentativo di introdurre nei programmi scolastici l'insegnamento fondato sulla teoria del gender».

Parole che dimostrano quanto siano culturalmente arretrati non pochi dei nostri parlamentari rispetto anche ai loro omologhi greci che oggi, sulla spinta del monito del primo ministro Alexis Tsipras, hanno approvato un provvedimento sulle adozioni di minori anche da parte di coppie di persone dello stesso sesso

A due giorni dal secondo anniversario dell'approvazione della legge Cirinnà  - secondo i dati pubblicati in esclusiva dall'Huffington Post Bologna è al quarto posto per numero di celebrazione delle unioni civili –, il capoluogo emiliano si conferma tra le città più aperte in Italia e con una comunità Lgbti tra le più numerose.

Ciò è per me ragione di orgoglio: la battaglia ultratrentennale, che abbiamo condotto proprio a partire da Bologna, ha infatti cambiato in modo permanente in Italia l'idea di famiglia. Adesso si pronuncia finalmente col termine plurale e inclusivi di "famiglie".

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Dalle minacce di pestaggi agli insulti omofobi, dalla creazione di pagine Fb diffamanti a fotomontaggi drammaticamente evocatori come quelli con tanto di nome e foto su una tomba.

È così che continua a concretarsi da settimane la campagna cyberbullistica (forse opera d’una sola persona che si cela dietro a differenti profili fake) ai danni di Luca Paladini. Gli attacchi continuati contro il fondatore e portavoce dei Sentinelli di Milano ha però messo in moto una gara di solidarietà virtuale attraverso l’hastag #SiamoTuttiLucaPaladini.

Non sono mancati interventi di condanna e vicinanza affettuosa da parte di importanti voci femminili della politica italiana come l’ex presidente della Camera Laura Boldrini e la senatrice Monica CirinnàLa madrina della legge sulle unioni civili ha fra l’altro comunicato su Fb che presenterà «un’interrogazione parlamentare su questo caso e chiederò maggiore impegno agli organi di polizia per contrastare questi comportamenti».

Il caso Paladini è da ricondursi generalmente alla crescente ondata di violenza omotransfobica che, in maniera sia fisica sia verbale sia virtuale, sta assalendo da un capo all’altro della penisola le persone Lgbti. È delle ultime ore l’ennesima denuncia di un pestaggio ai danni d’un 24enne gay nella capitale.

Alla luce d’una situazione così variegatamente diffusa i Sentinelli di Milano, anche accogliendo la proposta lanciata il 24 aprile dell’assessore meneghino alle Politiche sociali Pierfancesco Majorino, hanno annunciato «una grande manifestazione contro il bullismo e per chiedere una legge seria contro l'omotransfobia» che si terrà a Milano in Piazza della Scala a partire dalle ore 16:00 del 19 maggio.

Nel comunicato reso noti su Fb si legge: «Chi ha voglia di raccontare storie di discriminazione vissute sulla propria pelle? Chi ha voglia di metterci la faccia? Scriveteci in privato e tenetevi liberi per quel giorno.

Abbiamo invitato Beppe Sala Sindaco di Milano, Pierfrancesco Majorino Assessore alle politiche sociali del Comune di Milano, Laura Boldrini, Monica Cirinnà e Cecilia Strada. Aspettiamo le loro disponibilità.

Vi terremo aggiornati costantemente e voi scriveteci in posta le vostre storie di quotidiana sopraffazione. Per aiutarci a sconfiggere insieme la cultura dell'odio».

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È successo la sera del 30 aprile nel quartiere romano dell'Eur a poca distanza del Bar Palombini: Alessandro, un giovane gay di 24 anni, è stato aggredito da un gruppo di tre adolescenti incappucciati, che lo hanno colpito con delle mazze di legno, lasciandolo insanguinato per terra e derubandolo del cellulare. Dopo il pestaggio è stato anche costretto a indicare le password dei suoi profili social: a questo punto gli amici della vittima hanno ricevuto messaggi insultanti "il frocio".

Alessandro: Nessuno si è fermato ad aiutarmi

A parlare di quelle drammatiche ore lo stesso 24enne in un lungo post su Facebook. «Ieri notte - così ha scritto Alessandro - sono stato vittima di un pestaggio mentre tornavo alla mia macchina. Tre ragazzini di non più di 17 anni mi hanno chiesto dei soldi e poi il telefono. Di fronte alla mia riluttanza, hanno tirato fuori dei bastoni e hanno iniziato a colpirmi. Non soddisfatti mi hanno chiesto anche il codice di sblocco del telefono e mi hanno lasciato a terra sanguinante.

Subito dopo è passata una macchina ma non si è fermata nonostante avesse visto le mie condizioni. Per fortuna sono riuscito a tornare alla mia macchina e a guidare finché non ho trovato una guardia giurata, che ha provveduto a chiamare per me i carabinieri e l'ambulanza. 

Risultato: ho quattro punti sul mento, diverse contusioni sul corpo e due denti scheggiati. Fortunatamente nulla di rotto. Vi avverto che se vi sono arrivati messaggi strani o blasfemi su Instagram o su Facebook da parte mia o se avete letto o visto cose oscene sul mio profilo non ero io, ma quei tre bastardi che si sono divertiti ad accedere ai miei profili e a cambiarmi tutte le password». 

Le prime voci di condanna: Imma Battaglia e Sebastiano Secci

Tra le prime reazioni di condanna quelle dell'attivismo della capitale a partire da Imma Battaglia e Sebastiano Secci.

«Ancora una volta l'Eur è il riferimento per il prolificare di malavita e degrado - così in una nota l'ex consigliera comunale capitolina -. Un luogo residenziale che doveva essere un'esclusività, è spesso luogo di balordi e delinquenti verso cui l'amministrazione nulla può. Il grido di dolore alla Sindaca, ancora assente in queste occasioni, è sempre lo stesso: Raggi cosa stai facendo? Quali sono i piani di riduzione del danno contro l'omofobia. Perché che a Roma ci sia un'emergenza omofobia, è un dato di fatto! Vogliamo continuare a tacere e ad ignorare?».

Per il presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli «tali aggressioni ai danni di attivisti Lgbti, come ad esempio il nostro amico Luca Paladini dei Sentinelli di Milano, destinatario di continui attacchi e minacce e più in generale ai danni della comunità Lgbti, stanno diventando ormai all’ordine del giorno. 

A pochi giorni dalla Giornata mondiale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia  nonché della stagione dei Pride, è necessario che le nostre istituzioni, locali e nazionali, prendano posizione in modo inequivocabile contro questi vili attacchi e si impegnino in modo propositivo e concreto per la piena tutela della comunità Lgbti. A noi spetta il compito di non abbassare la guardia, di continuare a denunciare tali episodi, parlarne non solo nelle associazioni ma soprattutto nelle scuole, nelle strade, nelle piazze. Anche per questo il Roma Pride sarà in piazza il prossimo 9 giugno». 

Nel pomeriggio si sono poi susseguiti i messaggi di solidarietà ad Alessandro e di condanna dell'accaduto da parte dei gruppi capitolini del Pd e del M5S mentre il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, in un tweet, si è detto «indignato Indignato dall'ennesima aggressione omofoba, questa volta ai danni di un 24enne all'Eur. Non si può più restare inermi, devono essere incrementate azioni concrete contro . Noi facciamo la nostra parte, saremo sempre dalla parte della legalità e del rispetto reciproco». 

Cirinnà: Qualunque governo ci sarà, necessaria legge contro l'omotransfobia

Contattata telefonicamente, la senatrice Monica Cirinnà ha dichiarato a Gaynews: «Esprimo la mia affettuosa solidarietà ad Alessandro, vittima d'aggressione e di furto nel quartiere dell'Eur.

In meno di 30 giorni Roma è stata luogo di tre pestaggi a giovani gay, sui quali è necessario pronunciare una condanna unanime. Nell'augurio che l'amministrazione capitolina s'impegni nell'avviare concrete misure di prevenzione, contenimento e contrasto di tali fenomeni, è doveroso ribadire, adesso più di prima, l'urgnza d'una legge contro l'omofobia e la transfobia.

Perché questa marea montante d'odio contro le persone Lgbti sta colpendo l'Italia tutta, come testimoniano anche i casi di Scafati, BolognaParma e Torrazza Piemonte nonché la continuata aggressione cyberbullistica contro Luca Paladini.

Qualunque governo ci sarà e qualunque maggioranza parlamentare costruiremo, escludo che chiunque possa essere contrario a una legge che colpisce e punisce gli omofobi».

 

 

 

 

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