Una presentazione in grande stile quella dell’ultimo libro di Pietro Folena presso la Sala della Crociera del ministero dei Beni culturali. Alla presenza della ministra della Difesa Roberta Pinotti, dell'ex presidente della Camera Fausto Bertinotti e del presidente della Pontificia accademia per la vita Vincenzo Paglia è stato disvelato quel “dialogo impossibile” tra Berlinguer e Bergoglio che interessa la prima parte del volume collettaneo Enrico e Francesco. Pensieri lunghi.

Una vera e propria trilogia in unum che, edita per i tipi romani Castelvecchio, si sviluppa attraverso la versione rivista e aggiornata dei saggi foleniani I ragazzi di Berlinguer. Viaggio nella cultura politica di una generazione L’evaporazione. Un'analisi, quest’ultima, che, incentrata sugli anni susseguenti la morte di Berlinguer, si interroga su come e perché sia stato disperso il patrimonio della sinistra italiana.

Tema vitale per Pietro Folena che ha militato giovanissimo nel Pci e ha conosciuto Berlinguer, di cui organizzò nel 1984 l’ultimo comizio. Quel Folena che, appena un anno dopo,  sarebbe stato scelto da Alessandro Natta quale segretario nazionale della Fgci. Eletto per la prima volta deputato nel 1987, è seduto in Parlamento per cinque legislature consecutive (X-XIV°) tra le file del Pci, Pds e Ds.

Avvicinatosi ai movimenti di critica alla globalizzazione dopo i fatti di Genova, è stato per l’ultima volta parlamentare quale indipendente con Rifondazione-Sinistra Europea nel biennio 2006-2009. In quell’anno ha abbandonato ogni ruolo di direzione politica e d’impegno istituzionale per dedicarsi ad attività imprenditoriali nel campo dell'arte.

Ha fondato così nel 2009 con Vittorio Faustini MetaMorfosi, che in pochi anni si è affermata come associazione di riferimento nel campo della produzione di mostre, della valorizzazione di beni culturali e d'importanti interventi conservativi e di restauro.

Per sapere di più del suo volume, lo abbiamo raggiunto telefonicamente.

Enrico e Francesco. Un dialogo “impossibile” come da lei scritto. Per motivi cronologici o anche contenutistici?

Il dialogo è impossibile per ragioni temporali, ovviamente. Si tratta non solo di 30 o 40 anni di distanza, ma di due mondi diversi: quello dell'equilibrio del terrore e quello della guerra mondiale a pezzi. Tuttavia è "dia-logos", per mezzo del discorso e, quindi, diventa reale. Certamente su molti aspetti contenutistici le differenze sono davvero grandi. Ciò che a me interessa non è il confronto tra due Chiese – quello che fu chiamato catto-comunismo – ma la radicalità, l'attenzione alle radici e ai fondamenti etici di due personalità che dalle Chiese in qualche modo fuoriescono e che cercano strade nuove. In qualche modo un socialismo d'ispirazione umanistica e cristiana.

Delle otto sezioni tematiche componenti i Pensieri lunghi in quale a suo parere scorge maggiore affinità tra il leader del Pci e il Papa Riformatore?

Senza alcun dubbio in quella relativa alla visione del mondo. Pur in epoche tanto lontane e con equilibri diversi, Enrico e Francesco vivono il mondo globale, interdipendente, connesso. La pace, la vita sul pianeta, la giustizia sociale come problema globale sono il cuore di questa comunanza, che non a caso trova nella figura di san Francesco d'Assisi un esempio "laico" e non solo ecclesiastico di azione.

Si affrontano temi cardine del pensiero dei due uomini: lavoro, giustizia sociale, donne, pace. Nulla, invece, su quello dei diritti delle persone Lgbti. Forse perché Berlinguer non ha avuto a cuore tali istanze?

Il Pci veniva da una tradizione politica - certamente non la sola – animata da una forte ostilità nei confronti dell'omosessualità. Viveva al suo interno una contraddizione, visto che non pochi intellettuali, artisti, letterati vicini al partito erano gay, più o meno dichiarati. Il tema dei diritti civili a tutto tondo, a partire da quelli Lgbti, non era assolutamente elaborato. Si può tutavia scorgere nel modo in cui Berlinguer schierò il Pci sui temi dei diritti civili come il divorzio e l’aborto o sull'apertura reale a istanze di liberazione, e non solo di emancipazione che venivano dal femminismo, una volontà in nuce di rimettere in questione la visione maschilista e patriarcale propria anche di una parte del movimento operaio. Insomma Berlinguer, se avesse avuto il tempo, avrebbe sicuramente aperto la strada a un cambiamento sui diritti delle persone Lgbti.

Come “ragazzo di Berlinguer” saprebbe dirci qual era la posizione del segretario storico del Pci nei riguardi dell’omosessualità?

Mi riallaccio a quanto detto prima. Non ho una risposta: bisognerebbe parlarne con Aldo Tortorella, che era al suo fianco e che forse può raccontare qualcosa. So, tuttavia, che all'indomani della morte di Berlinguer a Padova - di cui parlo nel volume, poiché ero lì – io fui chiamato a rivestire il ruolo di segretario nazionale della Fgci. Raccogliendo le istanze che l'Arcigay di Franco Grillini portava avanti e condividendo la battaglia condotta controcorrente da un giornalista de L'Unità come Eugenio Manca, decisi sin dall’inizio di chiamare nella mia segreteria un giovane esponente d'Arcigay come Nichi Vendola e di condurre una tale lotta nel partito a viso aperto  (il quale, se ben ricordo, aveva cominciato a dare, proprio negli ultimi anni di Berlinguer, segnali di apertura).

Ricorda se Berlinguer si sia mai espresso su Pasolini e sul suo omicidio?

Ho in mente la fotografia di Berlinguer che sfila commosso davanti alla bara di Pasolini. La Fgci di Roma aveva fatto con lui la Festa nel 1974. Intorno all'idea di austerità sono percebili grandi affinità di visione. Era lontano il tempo indegno in cui Pasolini era stato allontanato dal Partito per il suo orientamento sessuale. Mi piace ricordare come nel 1985, appena divenuto segretario della Fgco, dedicammo proprio a Pasolini la prima festa nazionale a Castel Sant'Angelo dal titolo La disperata passione di essere al mondo.

In Evaporazione lei parla della dissoluzione di uno dei più grandi patrimoni delle sinistre europee. Se dovesse in sintesi indicarne le cause, quali evidenzierebbe?

L'evaporazione di cui parlo nasce dalla rinuncia esplicità alla radicalità dei valori. Alla fine degli anni '80 si è fatta strada a sinistra nel campo socialista e in quello comunista l'ideologia dell'autonomia del politico, della necessità d'eliminare ogni riferimento ideale e etico. La sinistra di governo si è pensata come una sinistra che conquistava la stanza dei bottoni sempre meno individuabile rispetto all'invenzione semantica di Pietro Nenni. E non come una sinistra di valori, di trasformazione, che usa le leve del governo e dell'autogoverno per cambiare le cose. Aver sposato il credo neoliberale per più di un ventennio ha creato effetti perversi e ha spinto a tornare indietro a un'idea notabilare della politica fuori dalla società e dai suoi gangli.

Oggi per Pietro Folena che sinistra è quella italiana? E, alle prossime elezioni, si sentirà più vicino al Pd o al neopartito di Grasso?

Penso che ci sia un gran problema etico e ideale. Di costruire i fondamenti, che attingono a grandi valori su cui la sinistra è nata ma che richiedono risposte completamente nuove. In questo il radicalismo di Bergoglio, quello di Corbyn e quello di Sanders hanno tratti in comune. Il lavoro da fare, quindi, in Italia non riguarda le prossime elezioni ma un percorso più lungo e articolato. Le elezioni prossime potrebbero favorirne la nascita. Da questo punto di vista, trovo nel modo umano in cui Pietro Grasso si propone e nel suo costante richiamo ai valori, un possibile nuovo inizio, che comunque io sono orientato a sostenere.

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Nel corso d’una serata di gala, svoltasi l’11 dicembre in un hotel di Tunisi, è stata lanciata la web radio Shams Rad. Presenti la blogger femminista Amina Sboui, molti attivisti per i diritti umani ed esponenti dell’ambasciata dei Paesi Bassi, sostenitrice dell’iniziativa.

Promossa dalla locale associazione Shams (che si batte in difesa delle persone condannate alla reclusione per omosessualità e per la depenalizzazione della stessa in Tunisia con la conseguente abolizione dell’art. 230 del Codice penale nazionale) e interamente dedicata alla comunità Lgbt, la web radio inizierà ufficialmente a trasmettere il 15 dicembre. Il suo motto sarà #Dignité #Égalité.

«Il nostro obiettivo – ha dichiarato il direttore generale Bouhdid Belhadi – è di essere ascoltati ovunque e non solamente in Tunisia. Per questo abbiamo deciso di trasmettere sul web». Shams Rad, come spiegato dallo stesso, si avvarrà del contributo di un direttore dei programmi, di quattro animatori e vari conduttori. Al centro dell’attenzione dell’emittente saranno la vita quotidiana della collettività Lgbt e i connessi aspetti socio-politici. Ma non saranno tralasciate aree come il cinema e l’arte.

Com’era prevedibile, non si sono fatte attendere nella giornata d’ieri reazioni indignate. Tra le prime quelle di Amin Gara e Wassim Herissi (alias Migalo), speaker di Mosaïque Fm, che si sono lasciati andare a violenti commenti omofobi.

«Vadano a farsi curare – ha dichiarato fra l’altro Migalo –. Ma non si consenta loro d’aprire una radio». Immediata la risposta di Mounir Baatour, presidente di Shams, che ha definito i conduttori «due clown irresponsabili» per la portata d’odio delle loro dichiarazioni.

Insulti e minacce sono d’altra parte fioccate in queste ore sulla mail di Bouhdid. Ben 60 messaggi d’odio che hanno però spinto il giovane direttore della web radio «a fare e a dare il massimo per la causa». 

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Susanna Ceccardi, la sindaca leghista di Cascina (Pi), torna a far parlare di sé. E non tanto per i post su Facebook in cui si sdilinquisce per il “capitano” Salvini – con l’augurio Magari si candidasse in Toscana – ma per l’istituzione ufficiale sul territorio cascinese di un Osservatorio per le politiche della famiglia.

Associazione che, sotto la presidenza del consigliere comunuale Vittorio Lago, promuove – come recita lo statuto – un’«azione d'intervento per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di indottrinamento e proselitismo all'ideologia gender e a tutte quelle politiche propagandate volte alla disgregazione della famiglia naturale e a favore di quella Lgbt. Si propone inoltre come organo consultivo, propulsivo, di raccordo, di partecipazione e di confronto tra l'amministrazione comunale e la comunità cittadina al fine di raggiungere efficacemente lo scopo sociale».

Presentato ieri mattina nel corso d’una conferenza stampa presso la sede del Municipio, l’Osservatorio – secondo quanto sottolineato dal presidente Lago – «prende le mosse da una mozione approvata a maggioranza dal Consiglio comunale cascinese in cui si chiedeva esplicitamente di contrastare la propaganda gender nelle scuole, alla quale siamo nettamente contrari: l'educazione dei bambini spetta alle famiglie e non ad associazioni ideologizzate».  

Già, perché a temi chiamanti in causa la tutela dei bambini «l'amministrazione comunale – ha osservato la sindaca - è molto sensibile. C'è una circolare del ministero dell'Istruzione che è molto chiara al riguardo: 'Nell’ambito delle competenze che gli alunni devono acquisire, fondamentale aspetto riveste l’educazione alla lotta ad ogni tipo di discriminazione, e la promozione ad ogni livello del rispetto della persona e delle differenze senza alcuna discriminazione. Si ribadisce, quindi, che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né ideologie gender né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo'.

Ciò che vogliamo ribadire è che c'è differenza tra i sessi, che deve essere tutelata la parità tra i sessi ma non devono esserci equivoci. Il rispetto delle scelte altrui è fondamentale, ma altra cosa è propagandare una deriva omosessualista».

Ma Susanna Ceccardi non è nuova a certe dichiarazioni su ideologia gender e omosessualismo in una con conseguenti atti volti a un loro contrasto. Il 21 giugno spalancò entusiasta le braccia a Povia che si esibì a Cascina in un contesto per il quale protestò anche Arci nazionale. Quel Povia che con Gianfranco Amato (fondatore dei Giuristi per la vita e segretario del Popolo della Famiglia) promuove in tutta Italia le conferenze-concerto Invertiamo la rotta. Contro la dittatura del pensiero unico! per arrestare, appunto, la presunta deriva omosessualista e genderista.

Ed a parlare di «teoria gender e colonizzazioni ideologiche» - con inequivocabile riferimento a un frasario bergogliano – sarà proprio Gianfranco Amato in un incontro fissato il 18 dicembre a Sesto San GiovanniPatrocinato in un primo momento dall’amministrazionale comunale (che ha fatto poi marcia indietro a seguito di contestazioni), l’evento vedrà la partecipazione del sindaco di Forza Italia Roberto Di Stefano.

E così dopo l’uscita in ottobre del Comune lombardo dalla Rete RE.A.DY. (col conseguente passaggio  alla Rete Comuni Amici della Famiglia, promossa dall’Associazione delle Famiglie Italiane) il primo cittadino di Sesto San Giovanni presenzierà quale ospite d’onore alla conferenza di chi, propagatore delle teorie riparative, è autore di testi quali Gender (d)istruzione e Omofobia o eterofobia?

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A meno d’un mese dal sondaggio governativo (che aveva visto il 61,6% dei partecipanti a favore) il Parlamento federale dell’Australia ha oggi approvato il disegno di legge che legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Dopo il voto al Senato la scorsa settimana (43 sì, 12 no) il testo ha oggi ottenuto alla Camera dei Rappresentanti una maggioranza schiacciante. Dei 150 deputati soltanto quattro hanno espresso voto contrario.

Il risultato è stato accolto tra applausi e abbracci mentre in Aula si cantava We are Australian. Il primo ministro Malcolm Turnbull ha espresso la sua gioia con un tweet.

L'ultimo passo spetta adesso al governatore generale Peter Cosgrove, rappresentante della Regina in Australia, che ratificherà la legge nei prossimi giorni. Dopo l'assenso reale e altre formalità procedurali, la normativa dovrebbe entrare in vigore nel prossimo mese.

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Il 22enne Mario Donadio e il 24enne Yevheneik Borysyuk erano stati fermati sabato scorso in flagranza di reato mentre tentavano di estorcere del denaro a don Crescenzo Abbate per un video hard. Un video in cui il parroco della chiesa della Trasfigurazione in Succivo (Ce) sarebbe stato filmato mentre aveva un rapporto sessuale con uno dei due giovani.

20mila euro la somma richiesta (di cui mille erogati proprio sabato mattina con banconote segnate) al sacerdote, che aveva sporto tempo fa denuncia contro Mario e Yevheneik.  Ma i due 20enni hanno però dato una versione ben diversa agli inquirenti. I mille euro sarebbero soltanto il corrispettivo delle prestazioni a pagamento secondo gli accordi presi con don Crescenzo.

In ogni caso, lunedì mattina, la gip Valentina Giovanniello del tribunale di Napoli Nord ha convalidato il fermo e disposto gli arresti domiciliari per i due giovani. E intanto a Succivo, tra colpevolisti e innocentisti, non si fa che parlare di don Crescenzo. Anche perché, come scritto da una ragazza del luogo in un gruppo Fb, «in piazza tutti i ragazzi sanno da chi andare, e cosa fare, se hanno bisogno di un po' di soldi».

Nel condannare l’estorsione si è unanimi. Ma molti a Succivo sapevano da tempo delle abitudini di don Crescenzo con uomini bisognosi. Molti ne ridacchiavano sussurandoselo all’orecchio. Senza però avere mai il coraggio di parlarne alle autorità ecclesiastiche competenti.

E ieri, a seguito del clamore mediatico suscitato dalla vicenda, uno stringato comunicato della diocesi d’Aversa (dove è incardinato don Crescenzo) rendeva nota la sospensione temporanea del sacerdote dall’ufficio di parroco.

«Le notizie - si legge nella nota - immediatamente divulgate ieri dai mezzi della comunicazione, relative alla vicenda della denuncia per tentata estorsione sporta dal Parroco di Succivo a carico di due giovani, residenti nello stesso luogo, e della successiva convalida del fermo di questi ultimi, nonché della particolare situazione che avrebbe fornito l’occasione e la motivazione dell’azione estorsiva, trova questa Diocesi profondamente consapevole della gravità dei fatti e vivamente colpita per il disagio che ne consegue nelle persone coinvolte e nell’intero tessuto sociale ed ecclesiale. Si attende con rispetto che le indagini condotte dalle Autorità Giudiziarie facciano chiarezza e accertino l’effettiva consistenza dei fatti e delle responsabilità di quanto accaduto. Nel frattempo, e per il tempo che sarà ritenuto necessario, la Diocesi ha disposto di chiedere al Sacerdote la sospensione temporanea dal suo ufficio di Parroco».

Quello che è apparso a tanti quale un atto tempestivo dell’Ordinario aversano, è in realtà una risposta molto tardiva a una situazione già denunciata nell’aprile 2016 al vescovo d'Aversa, Giovanni Spinillo. Che, però, non fece nulla.

In due telefonate, registrate e rese oggi pubbliche da Gaynews, Francesco Mangiacapra aveva fatto il nome di Don Crescenzo con riferimento ad alcuni di questi episodi. Di cui non pochi succivesi avevano trovato riferimenti nel libro dello stesso escort napoletano Il Numero Uno. Confessioni di un marchettaro. Non è forse un caso, come raccontato dallo stesso Mangiacapra, che ogni tentativo di presentare il suo volume a Succivo fosse caduto per l’addietro nel vuoto.

Ascolta gli audio delle telefonate di denuncia al vescovo d'Aversa nei confronti del parroco di Succivo

 

 

 

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Sconosciuto ai più, il nome di Silvana De Mari è salito alla ribalta nel gennaio scorso. Endoscopista, psicoterapeuta, scrittrice di romanzi fantasy, la collaboratrice della testata adinolfiana “La Croce” si era lasciata andare, prima sui social e poi nel corso d’un’intervista a “La Zanzara” (arrivando a rincarare la dose senza soluzione di continuità nei mesi successivi) molteplici dichiarazioni sull’omosessualità: dalla medicalizzazione ai danni per la «condizione anorettale»; dall’innaturalità alla contiguità col satanismo. Senza dimenticare l’esistenza d’un «diritto all’omofobia».

Ciò aveva spinto il Coordinamento Torino Pride ad avviare, il 19 gennaio, un’azione legale contro la medica d’origine casertana (ma da anni vivente nel capoluogo sabaudo). Alla denuncia per diffamazione aggravata dalla finalità della discriminazione e dell’istigazione all’odio razziale si era aggregato anche il Comune di Torino. Non senza dimenticare l’avvio d’un provvedimento disciplinare da parte dell’Ordine dei Medici del capoluogo piemontese a carico della chirurga specializzata in endoscopia.

Ma la scorsa settimana il pm Enrico Arnaldi Di Balme ha chiesto al gip l’archiviazione. La dottoressa non sarebbe imputabile: le sue offese sarebbero rivolte “a una pluralità indiscriminata di persone” e non sarebbe possibile quindi individuare “il destinatario dell’offesa”. Affermare, quindi, pubblicamente quindi “i gay sono malati”, o che “non esistono”, ipotizzando collegamenti tra satanismo e sesso anale, non costituirebbe reato perché mancherebbe un destinatario specifico con nome e cognome.

Sconcerto al riguardo ha espresso il prof. Paolo Valerio, ordinario di Psicologia Clinica presso l’Università Federico II di Napoli, direttore del Centro di Ateneo SInAPSi presso l’Università di Napoli Federico II, presidente dell’Osservatorio nazionale sull’identità di genere e della Fondazione Genere Identità Cultura. Ecco l’articolata dichiarazione che ha rilasciato a Gaynews:

Ho letto con enorme tristezza e costernazione la notizia che la Procura della Repubblica di Torino ha chiesto l’archiviazione delle accuse rivolte alla dottoressa Silvana De Mari per le sue affermazioni aberranti e prive di ogni fondamento scientifico relative a una supposta condizione di malattia associata all’omosessualità.

È inutile ricordare che la comunità scientifica internazionale e quella del nostro Paese hanno ampiamente ribadito l’assenza di qualunque forma di patologia associata all’orientamento sessuale di tipo omosessuale e che le così dette terapie riparative, finalizzate a “curare” le persone omosessuali, sono molto dannose per le persone che vengono ad esse sottoposte. Non si può “curare” una persona per una malattia che non esiste!

Ricordo con orrore la storia di Giovanni Sanfratello, amico del filosofo Aldo Braibanti, rapito dai familiari e fatto “visitare” dallo psichiatra dell’Università di Modena prof. Rossini e da lui “curato” per  omosessualità con elettroshock e coma insulinici e costretto al ricovero coatto nell’ospedale psichiatrico  di Verona per circa un anno.

Questo accadeva a metà degli anni ’60. Oggi l’Ordine degli Psicologi della Lombardia ha radiato uno psicologo che proponeva “terapie riparative” per l’omosessualità.

Mi ha molto colpito un’affermazione della dottoressa de Mari che, nel corso di una trasmissione radiofonica, ha affermato: I gay vivono in una condizione tragica. Questo purtroppo è dolorosamente vero, visto che in Italia non esistono leggi che sanzionino con aggravanti i crimini d’odio omo/transfobico.

L’assenza nella legge Mancino di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere fa si che aumenti il rischio del così detto “stigma strutturale o istituzionale” che è riferito a quelle condizioni sociali, norme culturali e/o politiche istituzionali che limitano le opportunità, le risorse e il benessere delle persone gay, lesbiche  e transgender, quando sono loro a essere vittime di tale forma di stigma.

Lo stigma strutturale perpetua, quindi, le differenze di stato e di potere delle persone Lgbt, operando anche in assenza del pregiudizio del singolo individuo membro di quella istituzione. Auspico che sia accaduto proprio questo nel caso del PM Enrico Arnaldi di Balme che, per i ben noti limiti previsti dalla legge Mancini, non ha potuto portare la dott.ssa De Mari a processo.

Quindi, in assenza di pregiudizi soggettivi nei confronti delle persone Lgbt da parte del Pm, l’Istituzione Giudiziaria quale entità  a sè stante ha finito con lo stigmatizzarle, creando un conflitto tra il parere soggettivo del Pm e le logiche istituzionali. Fino a quando non è stata fatta una legge contro il “matrimonio d’onore” i giudici non erano messi in grado di sanzionare tale aberrante comportamento!

Purtroppo lo stigma strutturale ha gravi conseguenze sulla qualità della vita delle persone Lgbt e sul loro stato di salute.

Varie ricerche hanno dimostrato che adulti Lgbt che vivono in stati dove è assente una specifica legislazione nei confronti dei crimini d’odio omofobico e transfobico presentano una prevalenza di disturbi psichiatrici significativamente più elevata di coloro che vivono al contrario in paesi dove questa regolamentazione è presente. 

Altre recenti ricerche hanno riscontrato che nelle persone gay che vivono in comunità con elevati livelli di stigma strutturale, ovvero con alti livelli di pregiudizio anti gay, lesbiche  e transgender, il rischio di mortalità, misurato attraverso il suicidio, l’omicidio e le malattie cardiovascolari, è più elevato rispetto a coloro che vivono in contesti a basso livello di stigma strutturale.

Infine, altre ricerche fatto nel mondo adolescenziale, hanno rilevato livelli più elevati di ideazione suicidaria  o di tentativi di suicidio nei giovani gay, lesbiche e transgender che vivono in quartieri a elevato tasso di crimini omofobici e transfobici.

Quindi, è vera l’affermazione della dott.ssa De Mari che “i gay vivono in una condizione tragica”, ma se questo accade è perché viviamo in un Paese dove persone, medici come la dott.ssa De Mari fanno gravi affermazioni senza alcun riscontro scientifico, in assenza di leggi in base alle quali si possa sanzionare il loro comportamento.

Speriamo che l’Ordine del Medici accerti la gravità delle sue affermazioni e che, come quello degli Psicologi della Lombardia, la radi dall’albo.

Speriamo però soprattutto che finalmente anche nel nostro paese vengano puniti con sanzioni aggiuntive i  crimini d’odio omo/transfobico. 

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«Se mi lasci rivelo la tua omosessualità». Questa la frase che Congliang Hu, detto Leo, avrebbe rivolto al giovane cui era legato sentimentalmente. Questo il motivo, dunque, che l’avrebbe portato alla morte per soffocamento a opera del compagno e di quattro complici. Tutti minorenni.

Avvenuto sabato a Modena, il delitto è stato consumato nella centrale Piazza Dante dove il 20enne d’origine cinese abitava con la madre e il padre adottivo, l’avvocato Andrea Giberti. I genitori erano in un’altra stanza mentre Leo veniva ucciso e poi «riposto ancora caldo, maneggevole – come ha dichiarato la procuratrice capo di Modena Lucia Musti –, dentro una valigia subito dopo il fatto. E lì rinvenuto dalla madre».

Nella notte del 27 novembre tre dei cinque presunti assassini sono stati sottoposti a fermo giudiziario: uno a Modena e due a Prato. Perché è dalla Chinatown del capoluogo toscano che provengono i cinque minorenni, indagati per omicidio volontario pluriaggravato. Un quarto è stato arrestato nella giornata di oggi mentre l'ultimo si è costituito presso la questura di Prato.

Ma la vicenda resta estremamente intricata e non sono esclusi altri sviluppi nelle indagini coordinate dalla sostituta procuratrice Katia Marino e svolte dalla squadra mobile del vicequestore aggiunto Marcello Castello. Ovviamente, data la minore età dei tre fermati nonché dei due ricercati, la competenza è passata alla Procura dei minori di Bologna.

Nell’attesa che si faccia luce sulla morte di Leo sembra profilarsi ancora una volta lo spettro del pregiudizio. Pregiudizio, invero, ancora molto radicato presso la comunità cinese nei riguardi delle persone omosessuali.

In una nota Alberto Bignardi e Francesco Donini, rispettivamente presidente e vicepresidente del comitato Arcigay Modena Matthew Shepard, hanno rilevato come «a uccidere Leo non sia stata solo la mano del ragazzo con cui aveva una relazione e di eventuali complici. È stato quel complesso di paura, rifiuto e disprezzo, per Leo ma anche per se stesso e ciò che è, che ha divorato la coscienza di questo ragazzo, un complesso chiamato omofobia interiorizzata.

E l'omofobia, dentro di lui, è frutto di quella in cui ha vissuto ed è cresciuto, la stessa omofobia che tutte e tutti noi abbiamo vissuto e viviamo quotidianamente sulla nostra pelle. Tutte e tutti noi piangiamo Leo, e chiediamo giustizia per questo crimine, di cui l'assassino o gli assassini devono rispondere nella maniera prevista dalla legge».

 

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Il 26 novembre Giuseppe Povia, il cantante del verbo delle teorie riparative e compagno inseparabile di Gianfranco Amato (fondatore dei Giuristi per la vita, le cui posizioni contro le persone omosessuali sono ben note) nelle conferenze-concerto Invertiamo la rotta. Contro la dittatura del pensiero unico!.

Il 2 dicembre la presentazione del libro di Filippo Burla Il corporativismo del III millennio a opera di Michele Iozzino, rappresentante regionale di Casa Pound per le Marche. A ospitare i due eventi il complesso anconitano Auditorium Ex Fiera della Pesca che, di proprietà dell’Autorità Portuale del Comune marchigiano, è stata concessa in gestione, lo scorso anno, all’associazione di promozione culturale e sociale Accademia di Babele.

La cosa non è passata inosservata all’onlus Ambasciata dei Diritti che, fondata nel 2006 ad Ancona con lo scopo di promuovere i diritti di cittadinanza, ha ieri diffuso il comunicato di condanna La Casa dei razzisti.

«Ancona, come molte altre città italiane - si legge nella nota -, non è immune al clima di intolleranza e discriminazione che tanti seminatori di odio stanno alimentando. Se fino a qualche giorno fa l'inventiva di omofobi e razzisti si era limitata ad incursioni sui social cittadini ora ha trovato casa.

Dove una volta sorgeva il centro congressi della Fiera della Pesca, ha sede l'associazione l'Accademia di Babele, che ospita e promuove personaggi ed associazioni estremiste ed intolleranti. A calendario infatti ci saranno prima l'esibizione di Giuseppe Povia e poi una iniziativa di Casa Pound. Qualcuno conosce Povia per avere scritto un paio di canzonette, pochi conoscono il suo lato di propaganda contro i migranti e contro i gay

Basta scorrere un po’ i suoi blog per farsene un’idea: “Adesso ho capito. Che per caso fate tutti parte dell'Arcigay? Ma se siete nati così non è colpa mia. Prendetevela con i vostri genitori e con la musica di merda che ascoltate. Però se vi serve una mano ditelo eh, posso darvi qualche supposta di Eterox”.

Dato che al peggio non c'è mai fine, l’Accademia di Babele ospiterà la settimana successiva Casa Pound, nota organizzazione di estrema destra che la stessa wikipedia definisce neofascista. L'aggressione al giornalista che ad Ostia chiedeva spiegazioni dell'alleanza tra Casa Pound e il clan mafioso degli Spada è solo l'ultimo degli episodi violenti che hanno visto la formazione di ultradestra protagonista. 

Delle nefandezze di questi personaggi ci sorprendiamo poco quello che più ci sorprende è come un luogo di proprietà della comunità (Autorità Portuale) possa dare ospitalità ad eventi promossi da razzisti e antidemocratici. Suona male che lo stesso luogo sia stato scelto per ospitare eventi della rassegna cittadina Adriatico Mediterraneo (AdriaticoMediterraneo Festival), che fa della tolleranza e dell'accoglienza la sua bandiera.

Tra i tre “mi piace” su Facebook per l'evento di Povia spicca quello di Giovanni Seneca, direttore artistico di Adriatico Mediterraneo. Chissà cosa ne pensano Daniele Sepe o Moni Ovadia di questo appoggio, solo per citare gli ultimi artisti ospitati dalla manifestazione.

Siamo anche curiosi di sapere il parere del presidente dell'autorità portuale Rodolfo Giampieri e del sindaco del comune di Ancona Valeria Mancinelli, se sono soddisfatti di avere creato le condizioni per lo sdoganamento dei fascisti del terzo millennio, offrendo loro ospitalità e svendendo la storia della resistenza e della tolleranza degli anconetani».

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Quella domanda nel test Progress di medicina è stata un po’ un fulmine a ciel "sereno". Ma il paradosso è che il cielo per le persone Lgbti è tutt'altro che sereno in questi mesi che ci avvicinano alle elezioni. L'indignazione per un quesito che inquadra l'omosessualità all'interno di un calderone di patologie è stata virale, rapida ed efficace, portando il caso su tutti i media nazionali e inducendo la ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli a prendere immediatamente una chiara posizione di condanna.

L'impressione, tuttavia, è che ci si stia allarmando per la punta di un iceberg senza sapere che di un iceberg si tratta. E l'iceberg lo abbiamo visto qualche settimana fa con le linee guida del Miur che dopo ben tre anni provano a spiegare come attuare l'articolo 1 comma 16 sulla "Buona Scuola". Quello che diede vita allo spauracchio del "gender", per capirci, e che parlava semplicemente di violenza di genere. Un prodotto che poco ha a che vedere con la ministra e che è il magro risultato degli equilibri di maggioranza tra conservatori e progressisti.

Ebbene, dopo aver letto questo documento, si comprende l'enorme peso del mondo conservatore all'interno della scuola e dell'universitá. «Nascere uomini o donne crea appartenenze forti, è la pietra angolare dell'identità»: questo l'incipit che inquadra il Piano per il rispetto delle differenze in una logica giá stereotipata, che non distingue il sesso biologico dai costrutti sociali di genere (uomo e donna). L'assurdo é che l'articolo 1 comma 16 era frutto della ratifica della convenzione di Istanbul, la prima conferenza internaziomale sulla violenza di genere che formalizzava definitivamente il concetto di genere come costruzione sociale variabile nel tempo e nello spazio. 

Andando oltre, scopriamo che non c'è spazio per i termini omofobia e transfobia e che, cosa ancora piú grave, si "garantisce" che «tra le conoscenze da trasmettere non rientrano le "ideologie gender"», riconoscendo in questo modo dignitá a qualcosa che non esiste se non come parodia strumentale degli studi di genere. 

Unica nota che potrebbe avere del positivo, nel paragrafetto destinato alle "altre discriminazioni", il riferimento all'orientamento sessuale. Anche in questo caso, però, emerge lo zampino del conservatore: orientamento sessuale appare dopo una lunga lista di discriminazioni, etnia, religione, lingua, cultura e "convinzioni personali", quasi a sottintendere l'idea che l'orientamento sessuale sia una scelta di vita o un'opinione. È il contesto, insomma, che fa la differenza. 

Lo stesso vale per la domanda nei test di medicina, che nel modo in cui é formulata avrebbe poco da essere contestata. Il punto è che il termine "insorgere", in un quesito che è preceduto da un altro sulla ginomastica maschile ed è seguito dalle problematiche sulle donne in gravidanza, dà un messaggio chiaro: patologia

Tra i due episodi emerge sostanzialmente la fotografia di come la realtà Lgbti viene percepita al momento da diverse istituzioni, dal mondo politico e in parte anche dall'opinione pubblica: una minoranza rumorosa, un po’ troppo esigente, che finalmente ha avuto qualcosa con le unioni civili ma che non forma certamente "famiglie" in senso stretto, che ha qualcosa di stravagante e sicuramente anche qualche problema sanitario, visto che anche in tema di prevenzione ci si ostina a parlare di gruppi a rischio invece che di comportamenti sessuali a rischio e visto che, anche quando si parla di gruppi, la categoria MSM, maschi che fanno sesso con maschi, diventa automaticamente "gay". 

Ecco quindi dove "siamo", parlando in termini di movimento. L'agenda dei diritti civili è abbastanza chiara e diverse proposte di legge sono già allo studio sulla riforma delle adozioni e sull'estensione della legge Mancino. Ma il nostro problema principale è adesso fuori dal palazzo, é quello di creare opinione, sensibilizzare, spostare l'asticella del senso comune. Ci aspettano anni duri in cui probabilmemte sará molto difficile trattare i nostri temi

Di certo, nessuna conquista sará possibile senza affrontare il tema dell'educazione a tutto campo campo, partendo da una proposta in grado di convincere la popolazione sulla necessità dell'educazione alla sessualità e alle differenze nelle scuole e provando in seguito a tradurla in ambito legislativo. 

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Il presidente Recep Tayyip Erdoğan all'attacco contro le iniziative antidiscriminazione dell'opposizione turca.

«I loro legami con i valori della nostra nazione – ha dichiarato ieri il capo di Stato - sono a tal punto inesistenti che in un distretto gestito dal Chp in una grande città è stata prevista la quota di un omosessuale su cinque». In un discorso tenuto successivamente ad Ankara ha aggiunto: «Dovremmo prendere in considerazione quello che dice un partito del genere? Quando un partito si allontana totalmente dalla moderazione, nessuno sa dove può portare. Che continuino così».  

Anche se non espressamente menzionato, il riferimento è al distretto di Nilüfer, componente la popolosa città metropolitana di Bursa e l’omonima provincia nordoccidentale, dove si terranno nei prossimi giorni le elezioni dei comitati di quartiere. Sul proprio sito l’amministrazione municipale di Nilüfer, retta da un esponente del Partito Repubblicano del Popolo (Chp), ha dichiarato di voler raggiungere nei comitati di quartiere la percentuale di un terzo di donne, un terzo di giovani, un quinto di persone disabili e un quinto di componenti della collettività Lgbti

Sono appunto gli attivisti a ricordare come in Turchia, pur non essendo perseguita l’omosessualità, si assista da tempo a un escalation di violenze e discriminazioni nei riguardi delle persone Lgbti.

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