Il Gruppo Barilla sarà la prima azienda italiana a sostenere gli Standards of Conduct for Business dell’Ufficio dell’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite (Ohchr) che si pongono l’obiettivo di affrontare il tema della discriminazione delle persone Lgbti nel mondo del lavoro.

A renderlo noto la stessa multinazionale italiana del settore alimentare in un comunicato ufficiale diffuso in data odierna.

«L’annuncio – come si legge nella nota – verrà dato domani, venerdì 26 gennaio, a Davos al World Economic Forum Annual Meeting durante il Forum Free and Equal al quale parteciperà l’Alto commissario per i diritti Umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra'ad Al Hussein».

Che cosa si prefiggano gli Standards of Conduct Business, al quale aderiscono già quasi 51 grandi aziende internazionali (da Google a Ikea, da Microsoft a Vodafone) lo spiega lo stesso comunicato.

«Vogliono fissare - così si legge - alcune regole di condotta a cui le aziende dovrebbero attenersi nei confronti di dipendenti, fornitori, clienti e distributori Lgbti. Si va dal rispettare e sostenere i diritti delle comunità Lgbtu nei luoghi dove le aziende operano a eliminare la discriminazione e supportare i lavoratori Lgbti. Questa è solo una delle tante iniziative messe in atto da Barilla per combattere l'omofobia e l'intolleranza sul luogo di lavoro per prevenire e sensibilizzare le persone sulla tematica della diversità e inclusione, da tempo particolarmente cara all'azienda».

Quindi il testo così continua: «Il Gruppo Barilla è impegnato a promuovere e mantenere la diversità a tutti i livelli dell’azienda. Essendo un’impresa a conduzione familiare questo è una parte fondamentale del Dna dell’azienda. Questo include assicurare che la voce, la prospettiva e l’individualità di ogni impiegato, partner e cliente venga rispettata.

A testimonianza degli impegni concreti Barilla ha ottenuto nel 2017, per il quarto anno consecutivo, il punteggio del 100% nel Corporate Equality Index, un sistema di confronto sulle attività aziendali rivolte a dipendenti lesbiche, gay, bisessuali e transessuali sviluppato da Human Rights Campaign, (la più grande associazione americana per la promozione dei diritti delle persone Lgbti). A ulteriore riprova dell’impegno di Barilla verso le comunità Lgbti nel mondo, l’azienda ha creato un comitato chiamato VOCE in cinque nazioni (Usa, Brasile, Francia, Italia, Turchia) per discutere le tematiche Lgbti.

Nel 2017 Claudio Colzani, amministratore delegato del Gruppo Barilla, si è unito ad altri 270 Ceo per firmare il Ceo Action for D&I pledge impegnandosi per promuovere la diversità e inclusione sul posto di lavoro.

Come indicano gli Standards of Conduct for Business delle Nazioni Unite, le aziende dovrebbero sfruttare le diverse opportunità di contribuire a un cambiamento sociale positivo nelle comunità dove operano. Per esempio i partner Barilla, insieme ad organizzazioni quali Glaad, Catalyst, Tyler Clementi Foundation negli Usa e Parks in Italia e agli impiegati hanno partecipato nel 2017 al Milano Pride e alla Chicago Pride Parade.

“In Barilla siamo più impegnati che mai a rendere l’azienda un luogo aperto a inclusione e diversità, che offra le stesse opportunità per noi lavoratori e consideri le differenze individuali come un punto di forza, il contributo che ognuno di noi può dare al nostro modo di fare impresa. Buono per te, Buono per il Pianeta, ha affermato Kristen Anderson, Chief Diversity Officer di Barilla».

Insomma. una totale inversione di rotta per un’azienda, il cui presidente Guido Maria Barilla aveva dichiarato nel 2013 che non avrebbe mai fatto uno spot con una famiglia omogenitoriale.

«La nostra è una famiglia tradizionale – così motivo le sue affermazioni ai microfoni de La Zanzara -. Non per mancanza di rispetto, ma perché non la penso come loro. La nostra è una famiglia classica». E ancora: «Non faremo pubblicità con omosessuali perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d'accordo, possono sempre mangiare la pasta di un'altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri».

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Richard Grenell, portavoce degli Stati Uniti all’Onu dal 2001 al 2008, sarà il prossimo ambasciatore straordinario e plenipotenziario degli Usa in Germania. Ad annunciarne ufficialmente l’intenzione da parte del presidente statunitense, sabato 2 settembre, l’ufficio della portavoce della Casa Bianca Sarah Elizabeth Huckabee Sanders. Se confermato, Grenell sarà il primo funzionario apertamente gay dell’amministrazione Trump.

Repubblicano e pentecostale, il 51enne californiano, commentatore di esteri sui maggiori giornali americani, fece il suo coming out nel 1999 in una lettera che, indirizzata ai genitori, si apriva così: «Vi scrivo per dirvi che sono gay e cristiano».

Firmatario quale amicus curiae della lettera alla Suprema Corte a sostegno del matrimonio egualitario durante il caso Hollingsworth v. Perry (2013), Grenell vive da 15 anni col suo compagno Matt Lashey, anche lui fervente pentecostale delle Assemblies of God. Insieme partecipano al culto domenicale. Insieme pregano e leggono la Bibbia quotidianamente.

Motivi, questi, che hanno però alienato a Grenell le simpatie di non pochi cristiani ultraconservatori. Fu indubbiamente per la loro pressione se, nel 2012, Mitt Romney – allora candidato repubblicano alla Casa Bianca – decise di sbarazzarsi rapidamente di Richard quale prorio portavoce durante la campagna presidenziale. Tanto più che Grenell lanciava tweet e scriveva commenti a dir poco aggressivi.

Ora sarà da vedere se Trump si manterrà fermo nel suo proposito visto che il fidato sostenitore californiano doveva essere già nominato quale ambasciatore all'Onu. Ma poi gli è stata preferita l'ex senatrice texana Kay Bailey Hutchison.

 

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