Classe 1959, il porticese Stefano Sannino è dal 21 marzo 2016 ambasciatore d’Italia in Spagna. Durante i 14 anni di precedente permanenza a Bruxelles si è fatto apprezzare dai colleghi quale uno dei maggiori esperti di questioni europee e diplomatico di prestigio. Ma nella capitale belga ha anche conosciuto il catalano Santiago Mondragón, con cui si è sposato.

Il 7 luglio, in occasione del Pride di Madrid (una delle principali marce dell’orgoglio Lgbti al mondo), ha fatto esporre una bandiera arcobaleno presso l’elegante sede dell’ambasciata italiana lungo il barrio de Salamanca.

Atto illegittimo secondo il senatore Gianpietro Maffoni, per il quale potrebbe essersi configurato il reato di vilipendio al tricolore. Motivo per cui, il 25 luglio, il parlamentare di Fratelli d’Italia ha presentato una specifica interrogazione parlamentare al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi.

Nelle premesse all’interrogazione Maffoni ha scritto: «In merito alla possibilità da parte di Comuni di esibire le bandiere arcobaleno, l'Ufficio del cerimoniale della Presidenza del Consiglio dei ministri ha statuito, in forma puntuale, sul suo sito internet che "Non si può esporre il vessillo rappresentativo del movimento omosessuale al fianco della bandiera nazionale o europea perché i vessilli e le bandiere dei movimenti non hanno il rango istituzionale che compete alle bandiere ufficiali e quindi non si possono mescolare senza ledere la dignità della bandiera nazionale tutelata dalle norme" (articolo 12 della Costituzione, legge n. 22 del 1998, decreto del Presidente della Repubblica n. 121 del 2000, art. 292 del codice penale, principi generali del protocollo di Stato);

la Presidenza del Consiglio dei ministri ha indicato in una circolare inviata ai prefetti che la normativa in materia di esposizione della bandiera nazionale "non prevede che su edifici pubblici possano essere esposti simboli privati (ad esempio insegne di partito, simboli di associazioni e organismi vari) ed ogni altra possibilità rappresenta un uso improprio della bandiera dello Stato, dunque sanzionabile penalmente come vilipendio alla bandiera (art. 292 del Codice penale);

le disposizioni della Presidenza del Consiglio dei ministri si devono a maggior ragione intendere valide anche per le rappresentanze diplomatico-consolari».

Il senatore ha quindi chiesto «se corrisponda al vero che il 5 luglio 2018 il capo missione a Madrid, unanimemente riconosciuto e apprezzato come tra i diplomatici più preparati, abbia esposto la bandiera dell'orgoglio omosessuale presso la residenza, accanto alle bandiere ufficiali durante le giornate dell'orgoglio omosessuale tenutesi nella capitale iberica;

in caso affermativo e stante i divieti menzionati, se tale esibizione sia stata formalmente autorizzata e per quali motivi da parte dell'amministrazione degli esteri e, del caso, da quale organo;

nel palesato caso di violazione delle disposizioni di legge, quali provvedimenti il ministro in indirizzo intenda adottare per sanzionare la condotta dell'ambasciatore a Madrid, fortemente lesivo dell'immagine e della dignità della bandiera italiana, tanto più tenuto conto che i fatti si sono svolti in un Paese estero e sono ascrivibili ad un funzionario di altissimo livello;

se, in caso di esibizione illegittima della bandiera arcobaleno da parte del capo missione a Madrid, si sia già proceduto all'obbligatoria segnalazione di tale condotta alla competente Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, potendosi configurare il reato di vilipendio alla bandiera».

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Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha presentato oggi la sua nuova squadra di governo al re Felipe VI. Il nuovo esecutivo composto dal 46enne segretario del Psoe, che è succeduto a Mariano Rajoy rimosso con una mozione di sfiducia, è quello col maggior numero di donne nella storia moderna: 11 ministre e sei ministri.

Di questi due sono gay dichiarati: Fernando Grande-Marlaska, ex giudice della Corte nazionale, sarà ministro dell'Interno mentre l’autore pluripremiato Màxim Huerta Hernández andrà alla Cultura. 

Nato a Bilbao nel 1962, il giudice basco Grande-Marlaska, finora separato dalla politica, gestirà nel suo portafoglio la situazione aperta dopo lo scioglimento annunciato, il mese scorso, dal gruppo armato della sua comunità autonoma di provenienza.

Su Grande-Marlaska, famoso per la ferrea durezza nella lotta al terrorismo basco, gravano, in ogni caso, le accuse di non aver impedito che 40 componenti del collettivo Jóvenes Independentistas, tratti in detenzione nel novembre 2008 con l'accusa d'appartenere a Segi (branca dell'Eta), fossero sottoposti a tortura durante gli interrogatori da lui tenuti in qualità di giudice centrale istruttore. Nel 2014 l'Audiencia Nacional assolse gli imputati dall'accusa d'appartenenza a Segi annullandone anche le dichiarazioni rilasciate durante il processo istruttorio.  

Classe 1971, il giornalista e scrittore Huerta Hernández è, invece, un voto molto noto della tv spagnola come presentatore di due programmi del canale La 1 nonché componente dell'Academia Tv de España.

Dalla marcata connotazione europeista, il nuovo esecutivo è prevalentemente "rosa": l’ex ministra della Cultura Carmen Calvo sarà vicepresidente e ministra dell'Uguaglianza; Nadia Calviño andrà all'Economia; l’andalusa María Jesús Montero al Bilancio; l'ex procuratrice antiterrorismo Dolores Delgado alla Giustizia; l'ex giudice della Corte Suprema Margarita Robles alla Difesa; Magdalena Valerio al Lavoro; Maria Jesus Montero alle Finanze; Isabel Celaá all’Educazione; Carmen Montón alla Sanità; Teresa Ribera all’Ambiente; Reyes Maroto all'Industria, Commercio e Turismo. Alla catalana Meritxell Batet, infine, va il dicastero della Politica territoriale e della Funzione pubblica.

I restanti quattro ministri, che completano la squadra di governo, sono: José Luis Ábalos allo Sviluppo economico; l'ex presidente del Parlamento europeo Josep Borrell agli Esteri; l'astronauta Pedro Duque alla Scienza, Innovazione e Università; Luis Planas all'Agricoltura, Pesca e Alimentazione.

E, sempre oggi, importante nomina femminile al quotidiano El Pais, che avrà, per la prima volta, nella storia una direttrice. Si tratta di Soledad Gallego-Díaz, che sostituirà Antonio Caño Barranco.

Nata a Madrid nel 1951, Gallego-Díaz ha lavorato come corrispondente del quotidiano da Bruxelles, Parigi, Londra, Buenos Aires e New York. È stata successivamente vicedirettrice e condirettrice dell'importante giornale, fondato nel 1976 da José Ortega Spottorno, Jesús de Polanco e Juan Luis Cebrián.

 

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Teatro di scontri sanguinosi tra l’inverno del 1944 e la primavera del 1945 tanto da essere successivamente insignito della medaglia d’argento al Valore militare per la Guerra di Liberazione, Alfonsine è un piccolo centro (poco più di 11.000 abitanti) del Ravennate e componente dell’Unione dei comuni della Bassa Romagna.

Dal 2009 ne è sindaco (attulamente al secondo mandato) Mauro Venturi del Pd. E proprio presso il locale Ufficio Anagrafe è stato trascritto l’atto di nascita d’una bimba venuta alla luce in Spagna il 20 aprile e registrata quale figlia di due donne.

Le due mamme, di 28 e 31 anni, hanno dichiarato a Famiglie Arcobaleno: «Avevamo paura che, trattandosi di un piccolo Comune, potessero esserci dei problemi. Invece, dopo che con l'aiuto di un avvocato abbiamo portato a conoscenza degli uffici tutte le sentenze e le decisioni precedenti che rendono possibile questo passo, non ci sono stati problemi e anzi siamo state accolte a braccia aperte. Ringraziamo soprattutto il sindaco, Mauro Venturi, che ha voluto trascrivere l'atto di nascita personalmente».

La notizia dell’avvenuta trascrizione con l’indicazione d’entrambe le mamme è stata data da Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che in un comunicato ha dichiarato: «Sempre più sindaci decidono responsabilmente di iscrivere nei registri dell'anagrafe la realtà delle famiglie Arcobaleno dando sicurezza e diritti ai nostri figli e alle nostre figlie.

Dai Comuni più piccoli a quelli più grandi arriva una ondata di civiltà che il Parlamento non può più permettersi di ignorare. Noi dal canto nostro continueremo la nostra battaglia a fianco di tutti coloro che hanno a cuore il benessere di tutti i bambini e le bambine che vivono in questo paese».

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Quando si parla di road trip è impossibile non pensare al camper, la novità per i viaggi gay-friendly 2018, tanto da essere diventato protagonista di numerosi libri, film e viaggi di nozze tra persone dello stesso sesso.

Abbiamo selezionato per voi cinque road trip tra i più belli e richiesti dai viaggiatori Lgbti. Dai grandi classici italiani fino alla Spagna, passando per la Germania e la Grecia, per sognare e sentirvi liberi di amare, ma il bello sarà mettervi al volante di un quattro ruote. Siete pronti?

In Toscana? Ma per un viaggio total charme

Che meraviglia che sono i viaggi gay-friendly in Toscana! Scoprite i meravigliosi paesaggi dell’incantevole Fetovaia, tra le più belle isole dell’Elba oppure le verdi colline della Maremma, alla scoperta dei pittoreschi paesini persi tra i cipressi nel Parco della Val D’Orcia. Undici chilometri di natura incontaminata. Una città da wish list? Volterra. Una volta arrivati, dimenticatevi la fretta e dedicatevi al buon cibo, qui potrete assaggiare il miglior filetto condito con lardo della vostra vita (di coppia). Buon divertimento!

Caccia al viaggio (con sorpresa) in Spagna

Avete mai pensato ai viaggi gay-friendly on the road in Spagna? Magari in camper lungo la calda costa latina? Lloret è senza dubbio una delle località più gettonate sul mercato spagnolo, frequentata per la gran parte dai viaggiatori Lgbti, in cerca di nuove esperienze e di vita notturna movimentata. Prendete lo sposo oppure il vostro nuovo compagno o perché no anche un gruppo di amici, caricateli sul camper a quattro ruote ed esplorate questo meraviglioso tratto di Spagna super e cheap!

Immersi nella natura? Si e sarà imperdibile

Che la scegliate in primavera o in estate, l’Austria non vi deluderà: ogni stagione è l’ideale per fare dei viaggi gay-friendly in camper. Tutto dipenderà da quello che avete in agenda. Un itinerario? Da Klagenfurt verso il lago Wörthersee, il più grande della Carinzia. Gli immensi prati e la fitta boscaglia costruiscono tesori unici al mondo, e tutto il territorio è punteggiato di cittadine e località dall’atmosfera unica e accogliente, fatte di luci intense, cultura e buon cibo. Che aggiungere? Buona esplorazione!

Il giorno dopo. Colazione da veri principi

Viaggi gay-friendly in Francia, vacanza fortunata? Osiamo? Se è cosi fosse allora i francesi faranno al caso vostro! Le deliziose Saint-Tropez e Mont-Saint-Michel sono il meglio dei viaggi in camper, anche per la community di viaggiatori Lgbti. Meraviglie mediterranee svettano di fianco a incredibili perle rinascimentali e medievali, tra un pizzico di art nouveau e un brivido di night life. Un’idea che merita la vostra attenzione, oltre che lettura, in ogni periodo dell’anno, ma in primavera diventa tappa imperdibile. Che aspettate?

Vacanza + pet + friendly = Viaggi gay friendly esplosivi!

Per chi non può fare a meno del proprio amico a quattro zampe, due sono le destinazioni pet-friendly del momento: Croazia, lungo la Costa Dalmata, oppure imbarcarsi per Corfù in Grecia. In entrambe le mete gli animali sono ben accetti e quasi ovunque, nei ristoranti, musei e persino sulle spiagge. Qualunque sia la meta scelta, sarà uno di quei viaggi gay-friendly emozionanti e anche il vostro camper vi ringrazierà di averlo portato!

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Inappropriato e contrario alle linee guida della comunità. Con queste motivazioni Instagram ha rimosso lunedì 26 marzo la foto di un bacio. Quello del 26enne madrileno Álvaro Martínez Figueroa e del suo fidanzato.

Scattata domenica pomeriggio nella capitale spagnola tra la cattedrale dell’Almudena e il Palazzo Reale, la foto era stata pubblicata da Álvaro, intorno alle 21:00, sul proprio account Instragram.

La mattina seguente, alle 10:45, ecco arrivargli una notifica da parte dello staff del social network preposto alle segnalazioni: Le comunichiamo che la sua foto violava le nostre normative, che il contenuto era inappropriato e che stiamo per procederne all’eliminazione. Cosa di fatti avvenuta qualche minuto dopo.

È stato allora che il giovane madrileno ha deciso di denunciare l’accaduto via Twitter. In breve tempo la foto censurata è divenuta virale e il tweet di Álvaro ha ricevuto a oggi 185.025 like, 6784 messaggi di solidarietà ed è staro ritwittato 67.031 volte.

A dare maggiore notorietà al caso la giornalista spagnola Toñi Moreno, conduttrice di Viva la Vida su Telecinco.

Alla fine Instagram ha ripristinato ieri sera la foto incriminata come comunicato da Álvaro Martínez Figueroa con un nuovo tweet, in cui ha ringraziato quanti gli hanno manifestato affetto solidale e ha al contempo detto di attendere spiegazioni dell'accaduto da parte del team del social network.

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«Quando ho vissuto a Milano per l'Erasmus, a 21 anni, ho avuto prima un fidanzato, Paolo, e poi una fidanzata, Elena. La storia con lei è durata due anni ed è stata molto importante per me». Ieri sera in diretta tv, la sindaca di Barcellona Ada Colau – ospite di una trasmissione di Telecinco che lei stessa ha ammesso di non aver mai seguito – ha raccontato così, implicitamente, di essere bisessuale e ha aggiunto di aver avuto in seguito relazioni con altre donne, anche se meno importanti di questo amore dei tempi dell'università.

Ada Colau, che è la prima donna alla guida della capitale catalana, adesso ha 43 anni, ha un compagno (Adrià Alemany) e due figli, Luca nato nel 2011, e Gael nato quest'anno. Era ben noto il suo legame affettivo con l'Italia e il sostegno al movimento Lgbti. Ma nessuno mai prima d'ora aveva fatto menzione a questa ragazza che era diventata «parte della famiglia».

La sindaca, infatti, ha raccontato che la relazione è durata due anni e che i suoi genitori ne erano perfettamente al corrente: «Era la prima volta - così ha detto - che mi innamoravo di una donna. In casa mia era qualcosa di perfettamente naturale. Avevamo tanti amici gay e la possibilità di avere una storia con una persona del tuo stesso sesso era la normalità nel nostro ambiente». Alla fine la storia finì, per il passare del tempo e anche a causa della distanza. E dopo Elena ci furono anche altre donne, ma «nessuna fu così importante come quella».

Colau – la donna forte di Catalunya en Comù che fa parte della galassia di Podemos – non è il primo personaggio politico spagnolo che “esce dall'armadio”. Prima di lei ci furono esponenti del partito socialista come Pedro Zerolo, che però entrò in politica proprio in rappresentanza delle persone omosessuali, o come Francesc Lopez Guardiola – che era assessore a Badalona e fu il primo politico eletto a fare coming out – e l'attuale segretario del Partito socialista catalano, Miquel Iceta, che adesso è candidato alla presidenza della Catalogna.

Il caso della sindaca di Barcellona, però, è nuovo sia perché si tratta di una donna sia perché riguarda la bisessualità sia perché arriva da un personaggio politico che ha costruito la sua popolarità non tanto sulla rappresentanza delle minoranze ma su battaglie sociali. In particolare, la lotta contro gli sfratti, una piaga a Barcellona e in tutto la Spagna negli anni della crisi economica.

«I tuoi consiglieri non si arrabbieranno per questa rivelazione?», le ha chiesto il conduttore di Sálvame Deluxe, Jorge Javier Vázquez. «Non credo - ha risposto Ada -. Magari nemmeno lo sapevano. Viviamo in una società moderna: viva l'amore e che ognuno ami chi vuole».

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Basta diagnosi che certificano una patologia, basta trattamenti, basta umiliazioni. La proposta di legge che è stata presentata al Parlamento spagnolo permetterà - qualora approvata - alle persone trans di cambiare sesso anagraficamente senza doversi dichiarare malate e senza l'autorizzazione di un medico. Anche i minori di età potranno richiedere il cambio dei documenti, con il sostegno dei genitori o di un giudice, e anche gli stranieri residenti avranno lo stesso diritto.

Tutti i gruppi parlamentari, escluso il Partito popolare che esprime un governo di minoranza, hanno approvato con 200 voti a favore e 128 contari che il progetto di legge si discuta in Parlamento. Cosa che avverrà martedì 5 dicembre mentre la votazione avverrà due giorni dopo.

Le associazioni che difendono i diritti Lgbt e, in particolare, la Piattaforma per i diritti trans hanno accolto con soddisfazioni questa iniziativa, che corregge la legge precedente del 2007: "La discriminazione che noi persone trans subiamo – ha detto la presidente Mar Cambrollé – non si combatte solo con il cambio di nome e di sesso legale: è provocata infatti dalla transfobia vigente nella legislazione, che non riconosce l'autodeterminazione, il diritto al proprio corpo e le varie espressioni di genere possibili”.

Proprio in questa direzione va la proposta che va in discussione in Parlamento: non sarà più necessario che una persona trans dichiari di essere malata per accedere al cambio di nome, al contrario di quanto succede ora che si richiede una diagnosi medica o psicologica che stabilisca la presenza di una disforia di genere curata per almeno due anni. In base alla nuova norma non servono altri requisiti all'infuori della “dichiarazione espressa della persona interessata del nome proprio e del sesso con cui si sente identificato/a”.

Non sarà obbligatorio essersi sottoposti a trattamenti chirurgici, ormonali, psicologici o psichiatrici, perché – secondo la deputata socialista María Dolores Galovart, relatrice della proposta - “lo Stato deve garantire che l'identità riconosciuta dalla società sia quella perecepita dalla persona”.

Questa facoltà di autodeterminazione sarà riconosciuta anche ai minori d'età che potranno richiedere il cambio di sesso sui documenti attraverso i propri genitori; se uno di essi o entrambi si dovessero opporre, il minore potrà ricorrere a un giudice per rivendicare il proprio diritto, sempre “nel superiore interesse del minore”.

Su questo punto il Partito popolare (Pp) ha espresso la propria contrarietà, anche se si è dichiarato disposto a discutere la legge per arrivare a una formulazione condivisa.

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Riccardo Ceretti vive in Galizia. Tre anni fa si è unito in matrimonio col compagno Oscar Abades López. Per sapere qualcosa in più sull’attuale diritto di famiglia vigente in Spagna e sulla specifica situazione delle coppie di persone dello stesso sesso, lo abbiamo incontrato nella sua casa di Santiago de Compostela.

Riccardo, com’è la vita di un italiano sposato e che vive qui in Spagna?

Assolutamente normale. Anche se, a volte, l'aspetto "europeo" invece di semplificare le cose le complica. Ad esempio, per sposarmi ho dovuto far tradurre legalmente, e con costi a volte alti, alcuni documenti che ho presentato al Comune di Formentera dove mi sono unito in matrimonio tre anni fa, nel 2014.

Il mio caso, di italiano all'estero, è un po' particolare perché fino allo scorso anno passavo sei mesi a Santiago de Compostela e sei a Roma come guida turistica. Da quando ho deciso di fermarmi definitivamente in Spagna, ho dovuto necessariamente chiedere l'iscrizione all'Aire (Residenti italiani all'estero) soprattutto per facilitare il rinnovo di alcuni documenti. Anche perché si è obbligati a farlo.

Secondo la legislazione spagnola quali sono i tuoi diritti e quali tuoi doveri da coniugato?

Gli stessi diritti e doveri di due coniugi in Italia. O meglio, i diritti e i doveri richiesti dagli articoli 66, 67 e 68 del Codice civile spagnolo, che sono gli stessi di quelli richiesti dal Codice civile italiano in fase di celebrazione del matrimonio, soprattutto quelli espressi nell'articolo 143: «Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione».

Rispetto all'obbligo della fedeltà, che nelle unioni civili italiane non viene considerato perché non previsto, la legislazione della Galizia - la regione spagnola dove vivo -, prevede l'applicazione delle leggi civili matrimoniali. Quindi in caso di sola unione civile i diritti e doveri sono gli stessi da quelli richiesti dal matrimonio. Differente è il caso di comunione o separazione dei beni. In Spagna ogni ayuntamento o provincia ha le sue regole. Normalmente vige la separazione dei beni che viene riconosciuta automaticamente durante la celebrazione. Ma nel mio caso, essendomi sposato alla Baleari, dove vige l'iscrizione automatica della comunione dei beni, una volta celebrato il matrimonio, abbiamo dovuto modificare di fronte a un notaio il certificato matrimoniale in separazione dei beni.

Parliamo di omogenitorialità, tema quanto mai discusso in Italia. Come coniugato con persona di differente nazionalità, quali sono gli eventuali problemi nell'avere figli e quali sono invece le facilitazioni?

Non esistono problemi come non esistono per soggetti monogenitoriali, cioè single. L'unica via legale prevista è l'adozione sia per coppie di persone dello stesso sesso sia per uomini single. Diversa, invece, la situazione in caso di donne single, le quali hanno la possibilità di ricorrere alla fecondazione assistita. Ma per gli uomini ciò non è possibile in quanto, come in Italia, la Spagna non prevede la gestazione surrogata.

In caso di adozione le coppie omosessuali sono molto vincolate soprattutto con riferimento a bambini viventi all’estero. Il problema sono i Paesi stranieri che non consentono l’adozione a coppie di persone dello stesso sesso. Ad oggi l'unico Paese a concedere ciò alla Spagna è il Brasile. Inoltre, mentre per le adozioni nazionali il procedimento è del tutto gratuito, quelle internazionali comportano invece costi molto elevati in quanto vincolate a una serie di obblighi effettivamente cari.

Hai mai pensato con Oscar di adottare?

Sì, siamo in processo di adozione. I tempi, come in Italia, sono lunghi ma non si tratta d’una cosa impossibile. E, soprattutto, ci vuole molta pazienza. Noi abbiamo presentato tutta la documentazione, per l'adozione nazionale, circa due anni e mezzo fa. A quanto pare, dovremo aspettare ancora un paio di anni: quindi cinque in totale.

L'iter prevede quattro step differenti e obbligatori. Il primo riguarda un incontro, assolutamente generico, durante il quale vengono spiegate le linee guida di tutto il procedimento ed è presentata la prima documentazione. 

Il secondo prevede tre incontri obbligatori dalla durata di sei ore ciascuno. Ognuno di essi è guidato da psicologi, psicoterapeuti, sociologi ed è strutturato in maniera differente l'uno dall'altro. Sono incontri emotivamente coinvolgenti, positivamente ma anche negativamente, dove il tema protagonista è il benessere del bambino/bambina adottato/adottata ricreando delle situazioni tipo.

Il terzo incontro prevede un colloquio psicoattitudinale con psicologa e assistente sociale. Tale colloquio è effettuato prima singolarmente poi in coppia. Infine viene valutata la situazione domestica, cioè il luogo dove il/la futuro/a bambino/bambina vivrà. Così letto, potrà sembrare qualcosa di complicato o impossibile. Ma tutto è fatto in modo da risultare naturale e tranquillo. 

Un’ultima cosa sui tempi di attesa. Noi abbiamo fatto richiesta di un bebè (0-1 anno). Questo è il motivo per cui dovranno passare cinque anni. L'attesa dipende anche dalla "disponibilità'" dei minori che, fortunatamente, negli ultimi due anni, è scesa drasticamente. Il che vuol dire che ci sono meno bambini abbandonati o minori che vivono in condizioni  gravi. Se la richiesta di adozione è rivolta a bambini un po' più grandi (3-5 anni) o addirittura adolescenti, i tempi di attesa si dimezzano.

In Italia ci sono ancora molta omofobia e transfobia. Sulla base della tua esperienza tali questioni come sono trattate in Spagna?

Io dico sempre che le situazioni paradisiache non esistono in nessun luogo. Una cosa è certa: bisogna educare. Anche qui in Spagna avvengono casi di omofobia e transfobia ma, fortunatamente, sempre meno. Io personalmente non ho mai avuto problemi né qui né tantomeno in Italia.

Come coppia avete mai pensato di trasferivi in Italia?

Assolutamente sì come in altri luoghi del mondo. Oscar, mio marito, lavora nel campo della moda e in Italia ci sarebbero molte opportunità (lui stesso ha già lavorato a Firenze per due anni). Ma al momento restiamo qui per motivi sia professionali sia sentimentali. E poi è difficile abbandonare lo stile di vita spagnolo. Problemi sì ma con il sorriso si trova sempre il tempo per andare a bere una cerveza

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