Due volte campione del mondo e argento olimpico nel 1988 a Seul nei 110 metri ostacoli, Colin R Jackson ha fatto coming out.

L’atleta di Cardiff, dal 2004 commentatore sportivo per la Bbc dopo aver abbandonato l’anno prima l’attività agonistica, ha scelto una trasmissione della Sveriges Television (Svt) per rivelare la propria condizione a lungo negata.

Colloquiando coi due ori olimpici Kajsa Berqvist (ex campionessa saltista) ed Erik Peter Häggström (ex campione di salto in lungo), entrambi omosessuali dichiarati, Jackson ha affermato di aver a lungo tergiversato nel fare coming out non volendo «sollevare scalpore intorno alla sua storia».

Ha poi raccontato di aver detto di essere gay ai propri genitori già nel 2003 nella cucina di famiglia. «Dalla loro reazione – ha aggiunto –  ho capito di avere i genitori migliori del mondo, perché mi sono stati di grande aiuto».

 

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Si svolgerà durante questo weekend di fine agosto, tra sabato 26 e domenica 27 il primo Beach Pride, promosso dall'associazione Wib Gaycs Modena, realtà emiliana che, come ci spiega la responsabile di Gaycs Emilia Romagna Silena Howard, coniuga dei diritti civili con lo sport e la creazione di spazi liberi ed inclusivi per le persone Lgbti. All'evento sarà presente anche il coordinatore nazionale di Gaycs, Adriano Bartolucci Proietti. Abbiamo rivolto alcune domande a Howard. 
 
Primo Beach Pride, il Pride in spiaggia. Come è nata l'idea? ci sono altre iniziative a cui vi siete ispirati in Italia o in altri paesi?
L'idea nasce dal nostro impegno negli anni di creare eventi inclusivi per ragazzi e ragazze omosessuali, perché lo stare insieme nel divertimento
permette di trovare nuovi amici che quotidianamente affrontano le tue stesse difficoltà e di potersi confrontare anche in una situazione ludica. Pensiamo che questo sia il miglior modo per una persona di sentirsi uguale. Sappiamo che ci sono altre iniziative simili in altri stati, ma non eravamo al corrente dell'esistenza di iniziative simili in Italia. 
Avete avuto supporto dalle istituzioni?
Il comune di Comacchio ci ha supportato dal primo giorno concedendoci patrocinio.
Qual è il messaggio politico che volete mandare? come è nata la campagna "Be on the right side?"
Noi non facciamo politica ma creiamo partecipazione: come diceva Gaber "Liberta' è partecipazione" 
La campagna voleva essere uno slogan simpatico, facile  da ricordare ma che lanciasse un messaggio: a prescindere dal tuo orientamento sessuale il beach pride è qualcosa di buono per chi ancora deve lottare contro il pregiudizio per cui "sii dalla parte giusta" (che sta per sostienici).
A sostegno dell'evento anche, oltre Gaycs, anche il gemellaggio con gli Italian Gaymes. Che valore ha lo sport in questa iniziativa? 
L'evento è organizzato grazie a Gaycs Emilia Romagna, in collaborazione con altre realtà sia lgbt che eterosessuali che hanno sposato il progetto di un evento in spiaggia, aperto a tutti i sostenitori.
Lo sport è molto importante perché crediamo che questi momenti servano a socializzare, non solo fra di noi ma con chiunque condivida la stessa passione e sostenga i nostri eventi.
Quali sono le principali attività? Quante persone sono attese? 
Il programma è vario e si divide tra attività sportive in spiaggia come il beach volley, beach tennis e beach soccer, ma avremo anche lezioni di zumba, yoga e intrattenimento in spiaggia. Non mancheranno aperitivi, balli, show  e divertimento nonchè una grande festa al sabato sera. 
L'evento è stato apprezzato e la risposta delle persone è ottima, ma non possiamo sapere quanta gente ci sarà.  L'importante per noi è che arrivi l''impegno e la passione e lo scopo con cui lo abbiamo creato e se anche una sola persona tornerà a casa domenica felice di aver partecipato per noi sara' già un successo.
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Thomas Daley è uno dei tuffatori più forti di tutti i tempi.  Bello, atletico e amato dal pubblico e dai media, Daley è certamente un modello di “persona vincente”. Già campione del mondo nella piattaforma da 10 metri ai Mondiali di Roma con un punteggio di 539,85 punti, con cui aveva scavalcato il cinese Qiu Bo e l'australiano Mitcham durante l'ultimo tuffo, anche ai mondiali di Budapest, il 22 luglio scorso, Daley ha riconfermato il proprio primato. Anche stavolta battendo un concorrente cinese, Chen Aisen, con il tuffo finale, un vero capolavoro di perfezione atletica.

Eppure, la vita di Thomas Daley non è stata sempre facile. Bullizzato da ragazzino a scuola, mentre si preparava per le gare che lo avrebbero reso il campione che è, ha dovuto affrontare il dissesto economico della sua famiglia, avvenuto in seguito alla malattia e alla successiva morte del padre.

Ma Thomas non solo non si è mai arreso ma, anzi, ha continuato a sfidare la vita con grinta e coraggio. Nel 2013 ha poi deciso di fare coming out, con grande naturalezza, sul proprio canale YouTube, per raccontare al mondo la felicità che stava vivendo grazie all’incontro con Dustin Lance Black che è diventato suo marito lo scorso 6 maggio. Dunque, un paio di mesi prima di tornare a vincere l’oro mondiale.

La storia di Thomas Daley insegna, insomma, che si può infrangere l’atavico tabù dell’omosessualità anche nello sport. Al riguardo Antonello Sannino, delegato nazionale di Arcigay per lo Sport e presidente di Arcigay Napoli, ha rilevato come «Daley abbia avuto un grande coraggio a fare coming out in piena carriera e con il suo comportamento abbia lanciato un messaggio importantissimo a tutti gli sportivi e le sportive: che si può vivere cioè pubblicamente e serenamente la propria omosessualità, continuando a vincere».

A proposito della libertà di fare coming out, Alessandro Cecchi Paone, autore tra l’altro de Il campione innamorato (libro che affronta proprio le relazioni tra sport e omofobia), ha commentato in questo modo la vittoria del campione britannico per Gaynews: «Tom Daley ha vinto il campionato del mondo della "normalità". Dimostrando che si può essere gay, divertirsi, sposarsi, essere punto di riferimento per i giovani di ogni orientamento, conquistare il podio più alto. Perché qualche nostro campione non prova a fare lo stesso? È meno difficile di quel che sembra. Se qualcuno dovesse chiedere: Perché lo hai fatto? Basterà rispondere : perché sono come Tom».

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“L’unico possesso che accettiamo è il possesso palla”.  Questo lo slogan del primo torneo di calcio a 5 contro il femminicidio e la violenza di genere “Finchè vita non ci separi”,  svoltosi martedì a Roma.

Si tratta della prima iniziativa di questo tipo su scala nazionale ed è stata promossa da ASD Atletico San Lorenzo, ANPI Roma e Libera Repubblica di San Lorenzo.

 

 

Oltre 100 Altete accolte da un caloroso pubblico hanno dato vita ad una bella serata di sport e inclusione al campo dei Cavalieri di Colombo, situato al centro del quartiere romano di San Lorenzo. A battere il calcio di inizio la 90enne ed ex partigiana Tina Costa, e membro del comitato nazionale dell’ANPI, già staffetta lungo la Linea Gotica all'età di sette anni,

tra le principali figure simbolo della resistenza ancora viventi.

 

“Non dobbiamo mai arrenderci contro il sopruso di chi pensa di controllare le nostre vite”, ha scandito Tina Costa prima di battere il calcio d’inizio del torneo.

 

 “Abbiamo scelto lo sport per combattere femminicidio e violenza di genere perché è una pratica che ci vede impegnati e impegnate ogni giorno, come realtà fondata sul principio dello sport popolare, che si sostiene esclusivamente sulla partecipazione e il contributo del territorio”. Così Alessia Tino, attivista dell’Atletico San Lorenzo, che ha aggiunto: “Va ringraziata Tina Costa, perché ci ha permesso di sottolineare l’importanza della memoria e di ribadire il legame tra il machismo di ieri e quello di oggi, sempre legato a forme di autoritarismo che respingiamo con fermezza”.

 

In chiusura, le atlete hanno intonato un vero e proprio coro da stadio contro il sessismo e l’omofobia (video).

“Mi piacerebbe sentirlo in uno stadio da 100.000 posti un giorno, magari al posto di certi sfottò razzisti – ha spiegato michele, tifoso appassionato dell’Atletico San Lorenzo.  “Per adesso lo sento cantare durante le partite dell’Atletico, anche delle squadre maschili ed è già un bel risultato. Credo che siano stati i primi in Italia ha inventare qualcosa del genere”.

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Venerdì 7 Luglio, sul palco del Gay Village, si è esibita Cecile, cestista, rapper, cantante, ballerina, performer, attrice e violinista romana che è diventata simbolo della lotta al razzismo con N.E.G.RA., il suo singolo d’esordio, brano “forte” presentato all'ultimo Festival di Sanremo. Cecile è testimonial di Outsport, il primo progetto europeo di ricerca e sensibilizzazione contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere nello sport (presentato in conferenza stampa giovedì 6 presso la Camera dei Deputati), e sul palco del Village ha cantato per la prima volta il singolo Play Out and Proud, scritto e composto appositamente per essere la official song del progetto.

Incontriamo Cecile subito dopo la sua esibizione.

Cecile, dall'esibizione sanremese a quella al Gay Village. Comune denominatore la lotta a tutte le forme di razzismo e discriminazione. Da cosa nasce la tua rabbia contro tutti i pregiudizi?

Nasce dal fatto che siamo nel 2017, e comincio davvero a trovare assurdo il classificare le persone secondo colore, gusti sessuali, religione ecc. e pure molto fastidioso. Più logico dividere tra stronzi e meno stronzi. Dai scherzo. Forse... A parte gli scherzi, che ognuno sia libero, e che la sua libertà finisca la dove inizia quella degli altri.

Credi che i tuoi testi e la tua personalità possano far paura alla società italiana borghese e benpensante? Che reazione ti aspetti al tuo nuovo singolo?

Certo che sì! Basta pensare a Sanremo dove ho perso contro la rassicurante Chiara dello Iacovo. Però sfido chiunque a non ricordarsi di me. Partecipo con la mia voce al progetto Outsport, bellissimo.

Cosa è per te l'orgoglio? 

Sorridere a chi mi guarda schifato,

L'Italia è un Paese più razzista o più omofobo? In Italia è più difficile, secondo te, essere d'altra origine etnica o essere omosessuale o trans?

L’omofobia è razzismo. Credo che con tutti gli immigrati che arrivano in Italia, giustamente in cerca d'aiuto, il razzismo sia molto "di moda", quindi credo sia più difficile appartenere ad una diversa origine etnica..

Che cosa ti piacerebbe dire a tutte quelle persone che, per motivi d'appartenenza etnica o d'orientamento sessuale, si sentono fuori posto e non riescono a reagire?

Everybody...play out and proud!

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Si svolgerà dal 6 all'8 luglio la quarta edizione degli Italian Gaymespresentati oggi in conferenza stampa presso la Casa della Città di Roma Capitale. Per saperne di più Gaynews ha intervistato Adriano Bartolucci Proietti, coordinatore nazionale di Gaycs Italia.

Che cosa sono e con quali finalità nascono gli Italian Gaymes?

Gli Italian Gaymes sono nati quattro anni fa per dare concretezza al lavoro appena iniziato con il dipartimento Lgbti di Aics. Nato nel 2011, Gaycs ha messo in campo tutte le forze necessarie per dare maggiori opportunità di visibilità a tutti coloro che sentivano la necessità di esprimere una maggiore attenzione al tema dell'omofobia nello sport partecipando a iniziative ed eventi finalizzati. Sono nate così nuove associazioni, da noi sostenute e finanziate (Libera Rugby Club) nonché altre sponsorizzate per eventi specifici (Gruppo Pesce Roma) fino alla creazione a Roma della squadra di calcio de I Romei. Tutto questo ci ha spinto a organizzare nel 2014 la prima edizione proprio per mettere a sistema l'esperienza maturata. Fondamentale il supporto di Imma Battaglia con il Gay Village che, da subito, hanno investito nel progetto. Senza dimenticare gli sponsor, a partire da Klm, che da sempre sostengono economicamente l'evento economicamente insieme ad Aics. Questo evento ha una caratteristica. Quella, cioè, di non fare distinzioni sotto nessun profilo: non chiediamo la patente rispetto all'orientamento sessuale o all'identità di genere. Tutti diversi, tutti uguali.

Come si caratterizzerà l'edizione di quest'anno?

Quest’edizione è la più ricca di sempre. Tante discipline: in particolare il basket, che per la prima volta si affaccia agli Italian Gaymes con la Partita dei Diritti organizzata in collaborazione con la Società Sportiva Lazio. E poi la nazionale italiana calcio gay-friendly che debutta anche con la sezione femminile

C'è un collegamento tra Italian Gaymes e il progetto Outsport, che domani sarà presentato alla Camera dei deputati?

Il legame è stretto. Quando abbiamo scritto il progetto con Rosario Coco e Klaus Heusslein, avevamo bene in mente il lavoro da fare. Il progetto Outsport è supportato in pieno dagli Italian Gaymes quale giusto coronamento degli sforzi impiegati fino a oggi. Una voce necessaria per amplificare le attività sviluppate in questi quattro anni. Ci dà maggiore forza, incisività e soprattutto visibilità. Venerdì saremo sul palco del Gay Village per discuterne insieme tra spettacolo e parole.

A tuo parere che cosa è prioritario fare per combattere l'omofobia nel mondo dello sport?

Per combattere l'omofobia nello sport dobbiamo lavorare quotidianamente promuovendo iniziative, tornei, partite ed eventi inclusivi. Dando sempre maggiori opportunità a quegli atleti che hanno subito discriminazioni o a quelli che non hanno avuto il coraggio di avvicinarsi alla pratica sportiva perché intimoriti dall'"ambiente". Dobbiamo determinare un cambiamento profondo sotto ogni profilo influenzando stili, atteggiamenti e comportamenti che ancora oggi, in modo pregiudiziale, condizionano i vari settori sportivi. È un problema di linguaggio, di regole e soprattutto di natura culturale. Noi abbiamo una funzione fondamentale: quella di tutelare i più deboli e abbattere ogni forma di razzismo fuori e dentro i campi. È un lavoro senza scadenza. Dovremmo iniziare con i bambini nelle scuole, sui campi di gioco, nelle prime forme di approccio e contatto col gioco, nelle parrocchie, nei centri estivi. In ogni luogo, insomma, dove il linguaggio dello sport mette coinvolge e interessa i giovani. Dobbiamo dare forza alle nostre azioni con un impegno senza frontiere sotto ogni punto di vista.

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