Nel corso dell'odierna sessione a Strasburgo i parlamentari dell’Integruppo Lgbti hanno imbustato e spedito centinaia di lacci arcobaleno per scarpe alle squadre di calcio di tutta Europa. Le nazionali di Belgio, Croazia, Danimarca, Inghilterra, Francia, Germania, Islanda, Polonia, Portogallo, Serbia, Spagna, Svezia, Svizzera, Russia dovrebbero ricevere i loro lacci durante la prossima settimana.

È iniziata così la campagna #supportallcolours, sostenuta dai gruppi politici Verdi/Ale, S&D, Alde e Gue.

«L’iniziativa - ha commentato il copresidente dell’Integruppo Daniele Viotti - mira a sensibilizzare sulla situazione dei diritti umani in Russia, dove la comunità Lgbti subisce discriminazioni e persecuzioni. Ritengo sbagliato assegnare questo importantissimo evento sportivo a Paesi che non rispettano i diritti civili, ma possiamo cogliere comunque quest'opportunità per spingere verso il cambiamento».

La lettera, che accompagna il plico coi lacci arcobaleno, spiega nei seguenti termini le modalità d'adesione alla campagna: «Indossa i lacci delle scarpe arcobaleno che ti sono stati spediti durante l'allenamento, per strada, sugli spalti o a casa mentre guardi la partita. Scatta una foto e condividila su Instagram, Twitter o Facebook usando l'hashtag #supportallcolours».

I lacci arcobaleno saranno inoltre distribuiti dagli stessi parlamentari nel corso dei Pride che si terranno in tutta Europa. Al riguardo sempre Daniele Viotti ha spiegato: «L'inizio della Coppa del Mondo coincide anche con l'inizio della stagione dei Pride in Europa.

In molti Paesi i Pride sono contestati e sotto attacco. Distribuire lacci arcobaleno ai Pride in Europa è un modo per dimostrare che, mentre festeggiamo in alcuni luoghi, siamo anche solidali con i paesi in cui i Pride sono a rischio o addirittura vietati - in Russia o altrove».

 

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L'Italia ha violato l'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani (diritto al rispetto della vita privata e familiare) rifiutando di registrare i matrimoni contratti all'estero (Canada, California, Usa e Paesi Bassi) da sei coppie di persone dello stesso sesso. In  tal modo ha così negato loro protezione legale e altri diritti associati.

Questa, in sintesi, la sentenza emessa oggi dallo Corte europea dei diritti dell'uomo (con cinque voti favorevoli e due contrari) che ha così accolto i ricorsi presentati congiuntamente nel 2012. Quattro anni prima, cioè, dell’approvazione della legge sulle unioni civili. Motivo, questo, dirimente per la Corte di Strasburgo.

Infatti, «sebbene gli Stati – come recita la sentenza - abbiano un ampio potere discrezionale sulla questione se consentire o meno di registrare i matrimoni omosessuali», l'Italia ha comunque commesso «una violazione dei diritti». E questo in ragione del fatto che «la legge italiana non forniva alcuna protezione legale né riconoscimento prima del 2016, quando la legislazione sulle unioni civili dello stesso sesso è entrata in vigore».

Secondo la stessa Corte «gli Stati sono liberi di restringere il matrimonio alle coppie eterosessuali, ma le coppie dello stesso sesso hanno bisogno di riconoscimento legale e di protezione della loro relazione».

L'Italia dovrà risarcire di 5mila euro ogni singolo ricorrente per i danni morali. In più versare una cifra forfettaria di 10mila euro da dividere tra tutti per il rimborso delle spese procedurali.

La notizia è stata accolta con esultanza da Rete Lenford che ha seguito una delle coppie.

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