A 20 anni dall’uccisione di Matthew Shepard la legge federale che ne porta il nome è oggetto di valutazioni differenti da parte delle associazioni per i diritti Lgbti e il contrasto alla violenza. Adottata il 22 ottobre 2009 dal Congresso degli Stati Uniti, la risoluzione fu promulgata in legge il 28 ottobre dall’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Il Matthew Shepard Act (il cui nome ufficiale è Matthew Shepard and James Byrd, Jr. Hate Crimes Prevention Act) ha esteso la legge federale del 1969 sui reati d'odio ai crimini motivati da orientamento sessuale, identità di genere o disabilità. Ha inoltre conferito alle autorità federali una maggiore capacità di impegnarsi nella lotta ai crimini d'odio e ampi finanziamenti per aiutare le agenzie sia statali sia locali a indagare e perseguire tali crimini.

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso noto che, a partire dal gennaio 2017, delle 32 condanne per crimini d’odio sette sono relative ad atti di violenza contro persone omosessuali e transgender. Il rapporto 2017, compilato dalla Matthew Shepard Foundation, ha documentato 25 casi giudicati sotto la legge Shepard / Byrd fino alla metà di quell’anno: nove di loro hanno coinvolto vittime Lgbti.

Alcuni attivisti e attiviste sono stati delusi dal numero relativamente basso di casi anti-Lgbti perseguiti a norma di legge. Ma David Stacy, direttore degli affari governativi di Human Rights Campaign, lo considera un successo dal momento che il Matthew Shepard Act spinge i procuratori statali e locali a prendere sul serio la violenza contro le persone Lgbti.

Secondo la medesima organizzazione, di cui Stacy è componente, sono 30 gli Stati ad aver adottato leggi che perseguono reati basati sull'orientamento sessuale. Leggi che, in 18 dei medesimi 30 Stati, si estendono a crimini contro le persone transgender. Cinque Stati, incluso il Wyoming (dove fu torturato Matthew Shepard), non hanno legge alcuna sui crimini di odio. 15 Stati, infine, hanno tali normative ma non estese a motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere

L’utilità della legge federale è stata ribadita anche da Judy Shepard, madre di Matthew e cofondatrice della fondazione a lui intitolata, che si è detta però fiduciosa in ulteriori passi come una più ampia denuncia dei crimini di odio alle autorità federali da parte delle forze dell’ordine e una migliore formazione per gli agenti che si trovano ad affrontare tali casi.

Il Progetto Antiviolenza di New York è tra i gruppi che hanno inizialmente sostenuto la legge Shepard/Byrd ma hanno ora hanno perplessità.

«C'è stata una vera trasformazione nel modo in cui pensiamo di porre fine alla violenza e di come sia fatta giustizia - ​​ha dichiarato Audacia Ray, direttrice dell’organismo newyorkese –. Volevamo che il sistema risolvesse le cose attraverso la giusta pena. Ora crediamo che la punizione non metta fine alla violenza ma la perpetui». Ray ha dichiarato che la violenza anti-LGBT potrebbe essere ridotta attraverso seri risarcimenti economici e migliori opzioni abitative per le persone Lgbti emarginate. 

Per l’avvocata Jenny Pizzer, dirigente dell’organizzazione per i diritti Lgbti Lambda Legal Defense and Education Fund, le leggi statali e federali relative ai crimini d’odio si sono rivelate importanti in termini sia numerici sia simbolici. Pur mettendone in discussione l’effetto deterrente sugli autori di reati spinti da odio irrazionale, Pizzer ha fatto notare come esse abbiano avuto, in ogni caso, un effetto positivo sulle forze dell'ordine statali e locali.

Ha anche affermato che tali norme hanno potuto essere d’aiuto alle persone Lgbti nel sentirsi meno emarginate dallo stigma sociale. «Non trasformano gli atteggiamenti da un giorno all'altro per alcune persone - ha detto Pizer - Ma aiutano e questo è importante».

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Il 12 ottobre 1998 moriva a Fort Collins il 21enne Matthew Shepard. Il 7 ottobre lo studente universitario 21enne era stato rapito da James McKinney e Russell Arthur Henderson, che lo avevano derubato, torturato e legato alla staccionata di un ranch a Laramie (Wyoming) per il solo fatto d'essere omosessuale.

Shepard fu trovato 18 ore dopo, vivo e in stato d’incoscienza, da un ciclista. Ma il trasporto in ospedale non avrebbe salvato il giovane dalla morte, sopraggiunta dopo cinque giorni d'agonia.

Il suo decesso scosse gli Usa ma sollevò anche fiere proteste omofobe. Sia durante i funerali sia durante il processo agli aggressori numerosi manifestanti, guidati dal pastore battista Fred Phelps, protestarono infattii con cartelli recanti le scritte Matt Shepard marcisce all'inferno, L'Aids uccide i finocchi morti e Dio odia i froci.

Ciò spinse i genitori di Matthew a non rivelarne il luogo della sepoltura per evitare che venisse dissacrato.

20 anni dopo da quelle drammatiche giornate i resti dello studente universitario saranno interrati nella capitale statunitense presso la Cattedrale episcopaliana dei SS. Pietro e Paolo, generalmente conosciuta come Cattedrale Nazionale di WashingtonLa comunità episcopaliana della capitale è da tempo attenta alle questioni Lgbti. Nella cattedrale è stato celebrato il primo matrimonio tra persone dello stesso sesso in città e uno dei suoi pastori è apertamente gay.

«È il posto perfetto - ha dichiarato Dennis Shepard, padre di Matthew -. Siamo sollevati per aver trovato per lui l'ultima dimora: un posto che anche lui avrebbe amato».

La sepoltura avverrà in forma privata il 26 ottobre, cui seguirà una pubblica commemorazione.

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Nessun visto Usa per partner di dipendenti delle Nazioni Unite e diplomatici omosessuali se non sposati.

Secondo la nuova politica messa in atto dall’amministrazione Trump, devono essere legalmente uniti con il diplomatico o dipendente Onu anche i partner che già abitano negli Stati Uniti e vogliono continuare a restarci.

Un’inversione di rotta, dunquem rispetto a quella intrapresa nel 2009 dall'allora segretario di Stato Hillary Clinton, che considerava i compagni impegnati in una relazione come componenti del nucleo familiare e dunque titolari di visto diplomatico.

La missione americana all'Onu ha spiegato che la decisione è stata presa per cercare di allineare tali procedure con la policy americana in materia.

Benché sia stato liquidata da funzionari americani come mera questione di reciprocità legale, un tale provvedimento è oggetto di numerose critiche: potrebbe infatti rendere più difficile il percorso di coppie che provengono da Paesi dove le nozze tra persone dello stesso sesso non sono legali.

Stando al dipartimento di Stato, a essere toccate dalla misura sono circa 105 famiglie, di cui 55 lavorano all'Onu o in altre organizzazioni internazionali.

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Le persone, che, nate a New York, non si identificano né nel genere maschile né in quello femminile, potranno scegliere per una categoria di genere non binario sui loro certificati di nascita.

La decisione d’includere una terza opzione di genere è stata presa ieri, a grande maggioranza, dal Consiglio comunale e dal Dipartimento di Sanità newyorkese.

Il provvedimento, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2019 dopo la firma del sindaco Bill De Blasio, consentirà ai genitori di poter registrare i propri figli alla nascita sotto la dicitura gender X. Gli adulti, a loro volta, potranno ottenere una modifica anagrafica in tal senso e senza previa autorizzazione medica.

Per Corey Johnson, portavoce del Consiglio comunale, «oggi è un giorno storico per New York nel suo ruolo di modello mondiale di inclusività e uguaglianza». Uomo di fiducia di De Blasio, il funzionario democratico ha quindi aggiunto: «Voglio ringraziare, in maniera particolare, la comunità Lgbtq per il suo impegno nel lavorare su un tema che mantiene New York City nel suo legittimo posto di leader dei diritti umani»

La decisione è stata salutata con entusiasmo da Toby Adams, direttore esecutivo d'Intersex e Genderqueer Recognition Project (Igrp), per il quale l'impossibilità - cui sono generalmente costrette le persone non binarie - di potersi identificare secondo un'opzione di genere altra da quella maschile e femminile è «irrispettosa del loro essere umano». 

In Maine e Oregon nonché nella capitale Washington (cui da gennio si unirà anche la California) le persone ivi residenti possono optare per un indicatore di genere non binario sulla patente di guida. Inoltre, secondo l'Igrp, altri Stati stanno considerando d'introdurre nella propria legislazione una terza opzione di genere sui certificati di nascita.

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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha ieri respinto la richiesta avanzata dall’organizzazione no-profit Catholic Socials Service (Css) di Filadelfia che aveva fatto ricorso contro l’amministrazione locale in materia d’adozioni.

In marzo, infatti, i funzionari della città della Pennsylvania avevano annunciato che la municipalità non avrebbe più lavorato con l’agenzia per il ricollocamento dei minori e di conseguenza sospeso l’erogazione dei fondi destinati a tale fine.

In nome del principio dell’obiezione di coscienza Catholic Social Services s’era detta infatti contraria a riconoscere come candidati idonei alla genitorialità le coppie di persone dello stesso sesso regolarmente sposate. Anche se, come noto, il matrimonio egualitario è legale in tutti gli Stati Usa dal 2015 a seguito della storica sentenza Obergefell v. Hodges della medesima Corte Suprema.

L’agenzia cattolica, facente parte dell’arcidiocesi di Filadelfia, aveva quindi fatto causa alla locale amministrazione presso un tribunale federale, sostenendo che erano stati violati i diritti di libertà religiosa e d’espressione ai sensi della Costituzione degli Stati Uniti. Ma dal giudice competente era arrivato il divieto a Catholic Social Services di accettare nuove richieste per i programmi di ricollocamento finché il contenzioso non fosse stato giudiziariamente risolto.

In luglio l’agenzia aveva quindi chiesto alla Corte Suprema un'ingiunzione per imporre all’amministrazione di continuare la collaborazione in materia d’adozione durante l’iter processuale. Senza spiegare il motivo del diniego, la Corte (benché i giudici Clarence Thomas, Samuel Alito e Neil Gorsuch avevano affermato che avrebbero acconsentito alla richiesta dell'agenzia) ha confermato la precedente decisione del tribunale federale in merito al divieto di accettare nuove richieste.

Come ribadito dall'amministrazione di Philadelphia, se l’agenzia cattolica vorrà continuare a ricevere fondi municipali per la sua attività, dovrà rispettare l'ordinanza antidiscriminatoria cittadina. Ordinanza che impone di certificare i possibili genitori adottivi a prescindere dalla loro religione, etnia o orientamento sessuale. Altrimenti il gruppo sarà libero di sciogliere ogni vincolo contrattuale con il Dipartimento cittadino per i Servizi sociali. 

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«Se non stiamo attenti, le chiese potrebbero svuotarsi e quello che abbiamo qui è una fiorente comunità di persone». Un monito chiaro quello che Nick O'Shea, cattolico gay dell’arcidiocesi di Westminster, ha pronunciato ieri sera a Dublino nell’ambito di una delle quattro presentazioni conclusive della prima giornata del Congresso pastorale del Word Meeting of Families.

Incontro che, svoltosi dalle 19:00 alle 20:00, è stato incentrato sulle iniziative pastorali per i cattolici Lgbt nella parrocchia londinese dell’Immacolata Concezione in Farm Street, più conosciuta come Chiesa di Farm Street, nel quartiere di Mayfair.

A illustrarne storia e finalità anche il gesuita Dominic Robinson, parroco di Farm Street fino al 2012 e attualmente superiore della locale comunità della Compagnia di Gesù.

Su richiesta dell’arcivescovo di Westminster Vincent Nichols (creato cardinale da Bergoglio nel 2014), che aveva posto fine all’esperienza delle cosiddette “Messe di Soho” per cattolici Lgbti nella parrochia di Nostra Signora dell’Assunzione e San Gregorio in Warwick Street, i gesuiti di Mayfair aprirono le porte della loro chiesa alle e ai componenti della collettività arcobaleno nel marzo 2013.

Da allora, ogni 2° e 4° domenica del mese, i cattolici Lgbt partecipano insieme con i parrocchiani alla messa delle 17:30 e al susseguente incontro per il tè pomeridiano. Il gruppo, i cui rapporti ufficiali col card. Nichols sono tenuti per il tramite di mons. Keith Barltrop (parroco di Santa Maria degli Angeli a Bayswater), ha un proprio consiglio pastorale per la valutazione delle istanze della collettività cattolica Lgbti e la programmazione dei vari incontri.

All’interno d’esso ci sono due sottogruppi: quello dei Giovani Adulti (Yag), che, composto di cattolici Lgbti tra i 20 e i 40 anni, si riunisce per attività sociali e spirituali; quello Trans, che collabora, fra l’altro, con organizzazioni ecumeniche come The Sybils.

«Tutto ciò – ha spiegato padre Robinson – fa parte dell'intero processo di quanto chiamiamo Aprire le nostre porte».

Nick O’Shea ha invece invitato le parrocchie a creare un ambiente inclusivo per i/le componenti della collettività Lgbt. Ha poi concluso: «Abbiamo bisogno di una “messa gay” ad ogni angolo di strada? No, personalmente non lo penso. Ma ritengo che ciò di cui abbiamo bisogno è un benvenuto in ogni parrocchia per le persone che hanno difficoltà a unirsi alla Chiesa».

Le tematiche Lgbt saranno nuovamente affrontate nella mattinata di oggi dal noto gesuita statunitense James Martin, consultore della Segreteria vaticana per la Comunicazione, la cui partecipazione al World Meeting of Families ha suscitato ampie contestazioni da parte dei cattolici conservatori. La sezione irlandese di Tradition, Family, Property (organizzazione, la cui omologa italiana è Alleanza cattolica) è arrivata a raccogliere 10.000 firme per chiedere – ma invano – «che la partecipazione di padre Martin venga cancellata dall’Incontro mondiale delle Famiglie».

Puntando il dito contro «alcuni cattolici d’estrema destra», l’autore di Building a bridge (edito in Italia per i tipi veneziani della Marcianum Press col titolo Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone Lgbt e con tanto di prefazione dell’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi) ha ieri dichiarato nel corso d’un’intervista a L’Avvenire: «È paradossale che noi spesso riduciamo le persone Lgbt a un problema di sesso. Loro sono molto più di questo; esattamente come le coppie sposate sono più della loro vita sessuale.

Le sole persone la cui vita sessuale è guardata con il microscopio “morale” sono quelle Lgbt. Avere cura pastorale di loro, invece, vuol dire avere la stessa cura che si ha per qualsiasi altro: aiutarli nella loro relazione con Dio; accoglierli nella comunità; parlare loro di Gesù Cristo».

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Il pasticciere Jack Phillips torna a far parlare di sé per una causa simile a quella che lo ha visto vincitore, il 4 giugno scorso, davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Al centro della controversia, ancora una volta, un prodotto dolciario.

Se nel 2012 il propritario del Masterpiece Cakeshop (ubicato a Lakewood, sobborgo sudoccidentale di Denver) non aveva voluto realizzare la torta nuziale per Charlie Craig e Dave Mullins, la coppia di uomini che si sarebbero successivamente sposati nel Massachussets, nel giugno 2017 ha detto no a un’avvocata transgender.

Autumn Scardina aveva infatti telefonato in pasticceria chiedendo una torta rosa all'interno e blu all'esterno, simbolo della sua transizione da uomo a donna, per festeggiare sia il suo compleanno sia l'inizio del percorso. Risultato: un secco rifiuto da parte di Jack Phillips.

L’avvocata di Denver aveva sporto quindi denuncia all'Ufficio statale Diritti civili del Colorado, che lo scorso giugno ha stabilito l'effettiva discriminazione.

Per tutta risposta il pasticciere di Lakewood ha ora deciso d’intentare una causa federale per discriminazione religiosa contro lo Stato del Colorado.

Jack Phillips, che è un cristiano ultraconservatore, ritiene di essere il bersaglio dei gruppi Lgbti. In un’intervista a Colorado Public Radio News ha dichiarato: «La Bibbia dice che Dio creò maschio e femmina e che non possiamo sceglierlo né cambiarlo.

Non credo che il governo abbia il diritto di costringermi a fare una torta che promuova quel messaggio».

È quindi probabile che il nuovo caso finisca ancora una volta al vaglio della Corte Suprema. 

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La 62enne Christine Hallquist ha vinto la nomination democratica per la corsa a governatrice del Vermont, le cui elezioni avranno luogo a novembre. Si tratta della prima candidata transgender per un tale incarico.

Come ceo della Vermont Electric Cop, è stata nel 2015 la prima donna transgender a ricoprire il ruolo di amministratrice delegata.

Con la nomination Hallquist allunga il numero record di candidate e candidati Lgbti alle prossime elezioni governative. La maggior parte di loro appartiene al Partito Democratico e si attesta su posizioni più direttamente antitrumpiane che incentrate sui diritti civili.

Quella di Hallquist sarà una dura corsa elettorale: il candidato repubblicano Phil Scott (attuale governatore) è infatti più popolare tra i dem che tra i componenti di partito in uno Stato, fra l’altro, solidamente democratico.

Nel gennaio scorso un’altra donna transgender, Chelsea Elizabeth Manning (conosciuta come talpa del Datagate e condannata – ma poi graziata da Obama – per aver consegnato documenti governativi sensibili a WikiLeaks), aveva invece presentato la sua candidatura per un seggio al Senato nello Stato del Maryland. Ma in giugno ha ottenuto  appena il 5,7% dei voti, battuta dal 74enne Ben Cardin, che ha incassato l’80,5% delle preferenze.

C’è, invece, riuscita nel 2017 la giornalista Danica Roem, che, vincitrice delle primarie democratiche, è stata poi eletta, il 7 novembre, alla Camera dei delegati della Virginia.

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Si sono conosciuti 13 anni fa e da allora non si sono mai separati. Una storia d’amore, quella tra il regista Marco Simon Puccioni e il produttore cinematografico Giampietro Preziosa, suggellatasi, il 28 giugno 2017, con l’unione civile in Campidoglio.

Unione cui erano presenti anche i loro figli David e Denis. Dei due gemelli Marco e Giampietro sono diventati papà grazie alla gestazione per altri, cui sono ricorsi, otto anni fa, in California.

Un’esperienza, la loro, che hanno voluto raccontare nel documentario Prima di tutto, assegnatario di una menzione speciale ai Nastri d’Argento nel 2016. È in cantiere un altro lavoro che sarà dedicato a storie di surrogacy negli Usa.

A pochi giorni dalle dichiarazioni di Lorenzo Fontana alla Camera il regista romano ha deciso di narrare all’Agi qual è la vita di una famiglia arcobaleno. Non senza un attacco diretto al ministro leghista: «O è ignorante o fa finta di essere ignorante – questa la dura replica –. Mi sembra che Fontana abbia preso questa posizione solo per compiacere il suo elettorato. Evidentemente non sa che la trascrizione dei diritti di nascita di un bambino compete al potere giudiziario».

Marco Puccioni ha ribadito all’agenzia di stampa come sia del tutto «legittimo che uno Stato proibisca la pratica della gestazione per altri. Ma non può impedire ai cittadini di recarsi in altri Paesi e fare quello che vogliono per realizzare la loro vita. Quello che mi dispiace è che le sparate del ministro sono fonte di stress per gli stessi bambini. I nostri figli non sono affatto traumatizzati dalla mancanza della mamma: hanno frequentato la 3ª elementare e a scuola sono ben inseriti con i compagni e con il corpo docente».

Il regista è poi passato a parlare di David e Danis: «Sanno che due uomini non possono far nascere biologicamente un bambino ma lo possono far nascere con il loro amore, mettendo in moto un processo».

Marco e Giampietro si sono rivolti a un'agenzia californiana, che ha fatto loro conoscere Cynthia, la donna che ha portato avanti la gravidanza, e Amanda, che ha donato l'ovulo. «Non abbiamo incontrato nessuna donna povera né sfruttata, ma persone che si sentono arricchite dall'aiutare gli altri a realizzare il sogno della paternità». Sogno per la cui realizzazione hanno dovuto spendere circa 75mila euro tra il pagamento dell'agenzia, dei medici, degli avvocati e delle due donne.

Ma «Cynthia non considera quello che ha fatto un lavoro. Il denaro che è arrivato a lei non le cambia certo la vita. Ha una casa con la piscina, un marito e tre figli. È orgogliosa di quello che ha fatto per noi, lo racconta a tutti. Si è subito creato un feeling che l'ha convinta ad accettare il percorso. Con altri, invece, aveva rifiutato. Ci sentiamo spesso al telefono: è venuta in Italia nel 2010 per il battesimo dei gemelli celebrato alla Chiesa valdese di Roma e anche l'anno scorso per la nostra unione civile».

Puccioni è consapevole che nel mondo Lgbti non mancano voci contrarie alla gpa. «Anche noi avevamo dubbi sulla nostra scelta - racconta - perché va a toccare convinzioni ataviche, come quella che la mamma è sempre certa. Invece si affronta un percorso che scompone la maternità in più parti, tra la donatrice, la gestante e chi cresce il bambino».

Essendo lui il padre biologico, al momento è l'unico genitore riconosciuto in Italia. Giampietro, soggiunge, «soffre questo stress da minoranza. Se il bambino si ricovera in ospedale o deve subire un'operazione devo firmare io, lui non può fare nulla senza la mia delega».

Alla domanda finale sui ruoli da rispettare in una famiglia arcobaleno questa la risposta: «Ognuno si comporta secondo le proprie inclinazioni. Giampietro è più portato per la cucina e la casa ma è più severo di me: pretende il rispetto delle regole di comportamento. Io mi occupo dell'istruzione dei ragazzi, della loro educazione. Ma sono meno severo e più accogliente».

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È morto il 22 luglio, all’età di 96 anni, in una casa di cura a Helena (Montana) – dove risiedeva col fratello sacerdote Jack – Raymond Gerhardt Hunthausen, arcivescovo emerito di Seattle, il cui esplicito sostegno al disarmo nucleare, ai diritti delle persone Lgbti e a un maggior connvolgimento delle donne nel ministero ecclesiale lo hanno reso uno dei presuli statunitensi più controversi.

«Era uno - ha dichiarato lunedì il nipote Denny Hunthausen al Seattle Times –, grazie al cui esempio molte persone hanno visto che c'era un posto per loro nella chiesa».

Nato ad Anaconda il 21 agosto 1921 e ordinato presbitero il 1° giugno 1946, Hunthausen fu nominato, l’8 luglio 1962, da Giovanni XXIII vescovo di Helena. In tale veste partecipò a tutte e quattro le sessioni del Concilio Vaticano II.

hunthausen

L'allora vescovo di Helena Raymond Hunthusen a Roma durante il Vaticano II (3° da sinistra)

Nel 1975 Paolo VI lo promosse arcivescovo metropolita di Seattle, sede che guidò fino al 1991 quando Giovanni Paolo II ne accettò le dimissioni cinque anni prima del limite canonico prescritto.

Ma qui Hunthausen assunse tali prese di posizioni da finire nel mirino dei tradizionalisti, che lo accusarono di deviare dalla dottrina cattolica. A essere soprattutto criticate l’ammissione di fedeli divorziati e risposati ai Sacramenti, l’imponente celebrazione nella cattedrale di San Giacomo per i partecipanti di un meeting Lgbti e le sue dichiarazioni a favore degli stessi, il permesso di sterilizzazioni contraccettive negli ospedali cattolici dell’arcidiocesi.

Ciò mise in allarme Giovanni Paolo II che, nel 1983, affidò a Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, l’istruzione di un’indagine e nominò visitatore apostolico l’allora arcivescovo di Washington James Aloysius HickeyA conclusione della visita apostolica Hunthausen indirizzò una lettera a Ratzinger in cui riaffermava la sua fedeltà al magistero e al Papa

In ogni caso Giovanni Paolo II, il 30 novembre 1985, decise di affiancargli Donald William Wuerl (attualmente cardinale arcivescovo di Washington) come ausiliare con facoltà straordinarie.

Ma la mancanza di chiarezza nelle comunicazioni ufficiali rese la situazione così insostenibile da spingere lo stesso Wojtyla, meno di due anni dopo, a promuovere Wuerl vescovo di Pittsburgh e a nominare, il 26 maggio 1987, coadiutore di Hunthausen, cum iure successionis, Thomas Joseph Murphy.

Per una piena valutazione di questo periodo di tensioni col Vaticano non vanno dimenticate le proteste condotte nel 1982 dall’arcivescovo di Seattle contro lo stoccaggio delle armi nucleari e il programma di missili Trident che aveva una base a Puget Sound. Per questo motivo Hunthausen trattenne metà della sua imposta sul reddito invitando i fedeli a fare lo stesso. Celebri le sue parole: Trident è l'Auschwitz di Puget Sound.

Sotto la guida di Hunthausen Seattle divenne, a partire dal 1988, una delle prime diocesi statunitensi ad attuare serie misure per contrastare gli abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti e a versare somme ingenti a favore delle vittime. Precedentemente il presule aveva invece adottato l’allora linea comune con la politica del trasferimento d’ufficio di presbiteri gravati di tali accuse.

Ma Hunthausen ha ammesso ripetutamente tali errori. Cosa che ha spinto le associazioni e i legali delle vittime di abusi sessuali ad affermare che, pur avendo potuto l'arcivescovo fare di più al riguardo, si è comunque distinto rispetto ai suoi predecessori o ad altri presuli in ​​tutto il Paese.

Hunthausen lascia soprattutto il ricordo di un vescovo vicino ai poveri e ai bisognosi. Basti ricordare la fondazione da lui istituita  presso la cattedrale di San Giacomo a Seattle a favore dei lavoratori indigenti e dei senzatetto

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