Alcune associazioni Lgbt hanno scritto una lettera aperta a Vincenzo Spadafora, sottosegretario alle presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità e alle Politiche giovanili, in merito al decreto, che firmato dai ministri Matteo Salvini (Interno), Giulia Bongiorno (Pubblica Amministrazione) e Giovanni Tria (Economia), prevede sulla carta d’identità di minori il reintegro della dicitura 'padre' e 'madre' al posto di quella di ‘genitori’. E questo in barba al parere negativo che Antonello Soro, Garante per la Protezione dei dati personali, aveva espresso al riguardo il 15 novembre scorso.

Le associazioni firmatarie sono «componenti del tavolo sulle questioni Lgbtqi da lei instaurato e nel suo ruolo di titolare delle pari opportunità all’interno del Governo che La esprime».

Per esse il provvedimento è «odiosamente discriminatorio» in quanto, al di là degli «orientamenti politici e legislativi per il futuro, le famiglie omogenitoriali già esistono ed esistono i figli e le figlie di quelle famiglie che, grazie alla giurisprudenza o all’azione degli uffici anagrafe dei Comuni più lungimiranti, sono oggi, anche per la legge, figli e figlie di entrambe le figure genitoriali. Figure genitoriali che invece, al di là del genere di appartenenza, sarebbero oggi costrette a rientrare nella categoria inflessibile di “padre“ e “madre”, dando luogo a un’invisibilità, a uno stigma e a un marchio che ricordano periodi bui della storia».

Alla luce di tali elementi «l’attuale Governo – continua il testo della lettera aperta –  non si dimostra un interlocutore affidabile perché al di là delle dichiarazioni non appare in grado di mettere in sicurezza i diritti delle persone Lgbtqi, non ne migliora le condizioni di vita e anzi le peggiora.

Crediamo che, al di là della insostenibilità legale di un’impostazione odiosamente discriminatoria, come già confermava il parere del Garante della privacy, e dunque degli esiti dei ricorsi, sia essenziale un chiarimento politico del Governo di cui entrambi, Lei e il Ministro dell’Interno, con le rispettive forze politiche, siete espressione affinché questa pagina odiosa venga cancellata. Ad oggi possiamo solo valutare i fatti».

A firmare la lettera sono state Agedo, Alfi, Arc, Arcigay, Arcigay Antinoo Napoli, Arcigay Arcobaleno degli Iblei Ragusa, Associazione di volontariato Libellula, Associazione Esedomani Terni, Associazione Lgbt Quore, Certi diritti, Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, Di’Gay Project – DGP, Edge Excellence & diversity by LGBT executives, Famiglie Arcobaleno, I Ken, Iglbc Italian GLBT Business Chamber, Polis Aperta, Rain Arcigay Caserta, Rete Genitori Rainbow, Stonewall Glbt, Torino Pride, Ufficio Nuovi Diritti Cgil.

e-max.it: your social media marketing partner

Sulla questione patrocinio/logo del Governo al Congresso mondiale delle Famiglie ha fatto finalmente chiarezza, una volte per tutte, il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte.

Con un lungo post Fb, pubblicato nella tarda serata di ieri a Bruxelles (dove si trova per partecipare al Consiglio europeo), il premier ha affermato categoricamente: «È importante chiarire che alla mia attenzione e a quella dei miei uffici non è mai giunta alcuna richiesta di patrocinio da parte degli organizzatori dell’evento e che il patrocinio è stato concesso dal Ministro per la famiglia e la disabilità, Lorenzo Fontana, di sua iniziativa, nell’ambito delle sue proprie prerogative, senza il mio personale coinvolgimento né quello collegiale del Governo.

All’esito di un’approfondita istruttoria e dopo un’attenta valutazione dei molteplici profili coinvolti, ho comunicato al Ministro Fontana la opportunità che il riferimento alla Presidenza del Consiglio sia eliminato e gli ho rappresentato le ragioni di questa scelta».

A restare, dunque, sarà esclusivamente il patrocinio del «Ministero della Famiglia e ovviamente ciascun esponente del Governo sarà libero di partecipare all’evento, esprimendo le proprie convinzioni sui vari temi che saranno oggetto di discussione». 

L’opacità procedurale, con cui è stata condotta la questione del patrocinio/logo al Wcf, ha spinto il presidente del Consiglio, anche «al fine di eliminare i dubbi interpretativi che sono sorti e che riguardano le procedure di concessione del patrocinio della Presidenza del Consiglio», di incaricare il «Segretario Generale di adottare una nuova circolare, più perspicua di quella attuale».

Immediata la replica del ministro Fontana, che, incassando il colpo, ha replicato piccato: «Esattamente come annunciato mercoledì in aula alla Camera, rimane il patrocinio da parte del Ministero della Famiglia. Per quanto riguarda il logo e il suo utilizzo, essi fanno capo ad un altro Dipartimento, e quindi la concessione o il ritiro non sono di mia competenza». 

Malcelato disappunto è stato invece dimostrato da Toni Brandi e Jacopo Coghe, rispettivamente presidente e vicepresidente del Wcf, che, consapevoli dell’imminente cancellazione del logo della presidenza del Consiglio dei ministri, hanno dichiarato: «La questione del loghetto non ci ha mai intrigato più di tanto, conta la sostanza. Conte ha riconosciuto il valore della famiglia fondata sul matrimonio esattamente in linea con il nostro pensiero e ha distinto le altre forme di convivenza basate su natura affettiva come le unioni civili. Quel che ci interessa è che rimanga il patrocinio del Ministro della Famiglia Fontana».

Parole che suonano invece quale segno di cocente sconfitta da parte di chi, fino a ieri sera, di quel logo e di quel patrocinio aveva un interesse tutt’altro che nullo.

Poco prima della mezzanotte Jacopo Coghe ha scritto su Fb un post dal titolo Il Grande Bluff, dove, dimentico dell’importanza precedentemente data alla questione, ha affermato: «Il patrocinio resta, granitico l'appoggio del Ministro Lorenzo Fontana al Congresso mondiale delle Famiglie. Il Presidente Conte ha solamente chiesto di levare il riferimento della presidenza del Consiglio dei Ministri, parliamo di estetica e non di contenuto.

Leggo comunicati stampa di associazioni femministe e Lgbt arrabbiate per quello che hanno capito essere solo un'operazione di maquillage per provare a tenerle buone».

Operazione di fondamentale importanza e non di cosmesi linguistica è al contrario apparsa a tante associazioni e attivisti/e. A partire da Yuri Guaiana, promotore di una petizione per la revoca dei patrocini istituzionali su All Out (che ha superato le 113.000 firme ma che dovrebbe conseguirne, entro il fine settimana, altre 50.000), che ha preso atto con soddisfazione delle parole sostanziali di Conte, auspicando al contempo la celere cancellazione del logo del Governo dal sito del World Congress of Families.

«Continuiamo dunque nella nostra raccolta firme – ha dichiarato a Berlino – anche perché desideriamo che seguano la decisone del premier anche la Regione Veneto e la Provincia di Verona, revocando il loro patrocinio». 

Un risultato, dunque, da ascriversi soprattutto al tenace lavoro di attivisti e attiviste, il cui impegno ha fatto sì che gli elementi controversi del Wcf rimbalzassero alla pubblica attenzione. Un risultato da ascriversi anche a componenti tanto dell’opposizione parlamentare (a partire da Monica Cirinnà, Laura Boldrini e Alessandro Zan) quanto del M5s, che hanno moltiplicato i loro interventi nei riguardi dell’assise veronese. Un risultato da ascriversi, non da ultimo, anche a Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, che, non a caso, è stato implicitamente oggetto di critiche, l’altro ieri, da parte del ministro Fontana.

e-max.it: your social media marketing partner

Volendo parafrasare Manzoni, quella d’ieri potrebbe essere definita giornata “degli imbrogli e de’ sotterfugi” in riferimento alla questione del patrocinio e del logo della presidenza del Consiglio dei ministri al World Congress of Families di Verona.

Prima, infatti, la notizia deflagrante d’una revoca del logo del Governo. Quindi la smentita di fonti del ministero della Famiglia sull’inesistenza di «alcuna richiesta di revoca del patrocinio», non senza il rilievo della spiacevolezza «che questa 'notizia' emerga mentre il ministro Lorenzo Fontana e il Dipartimento Famiglia sono in viaggio per New York per un evento all'Onu sul tema della conciliazione dei tempi famiglia-lavoro». Smentita rilanciata dal senatore Simone Pillon, che è arrivato nervosamente ad agitare lo spettro dimaiano della manina.

Schermata 2019 03 13 alle 11.16.05

Poi lo stesso vicepremier Luigi Di Maio, che, ospite a Di Martedì, non solo ha affermato: «Non mi risulta che sia stata neanche inoltrata una domanda di patrocinio alla Presidenza del Consiglio». Ma ha anche aggiunto: «È una destra degli sfigati, se trattano così le donne. È persino scontato dire che le donne hanno gli stessi diritti. Chi vuole tornare indietro ne risponderà alla storia, neanche agli elettori», rivolgendosi quindi al ministro della Famiglia Lorenzo Fontana col dire: «Se ci va a quel Congresso, non va a rappresentare il governo ma la sua forza politica». 

Infine, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, Vincenzo Spadafora, che in un’intervista a La Repubblica da New York (dove guida la delegazione italiana all’Onu), ha oggi dichiarato: «Il segretario generale di Palazzo Chigi ha chiuso un’istruttoria importante e ha chiesto al dipartimento dell’Editoria e della Famiglia di ritirare il patrocinio. Sono stato tra i primi a segnalarlo». Per poi rispondere sulle smentite di Fontana: «Lo confermo. C’è una nota ufficiale in data odierna per far presente che non esistono i presupposti e chiedere il ritiro».

Per fare il punto della situazione abbiamo raggiunto Yuri Guaiana, presidente di Certi Diritti e Senior Campaigns Manager di All Out, principale artefice del progetto di informazione e sensibilizzazione alla richiesta di revoca dei patrocini istituzionali.

Yuri, dopo le dichiarazioni di Spadafora sembra che ci sia effettivamente una revoca di logo e patrocinio da parte del Governo. Che ne pensi?

Al di là delle dichiarazioni di Spdafora e Di Maio, pur apprezzabili, resta la precedente smentita del ministero della Famiglia. Il Governo è chiaramente in imbarazzo per la situazione e questo è un primo risultato delle nostre campagne e delle oltre 61.000 persone, che finora hanno chiesto a tutte le istituzioni italiane di non patrocinare il Congresso mondiale delle famiglie. Bisogna capire cosa avverrà effettivamente. Nel momento in cui ti sto rispondendo, sul sito, sui manifesti e sui  banner ufficiali del Congresso mondiale delle famiglie il logo della Presidenza del Consiglio rimane presente. 

Noi intanto andiamo avanti e rilanciamo la nostra petizione per far sì che la Presidenza del Consiglio intervenga sul proprio logo e che Ministero della Famiglia, Regione Veneto e Provincia di Verona ritirino i loro patrocini. 

Puoi spiegare meglio come è strutturata la campagna di All Out

Sì, da un lato, abbiamo raccolto, su un sito, le dichiarazioni fatte da alcuni dei relatori al Wcf per far conoscere meglio le loro posizioni al di là della retorica ufficiale dell’evento veronese. Dall’altro, come accennato, abbiamo lanciato una petizione per chiedere a tutte le Istituzioni italiane di non sostenere questo evento e di ritirare tutti i patrocini al Congresso mondiale delle famiglie.

La petizione è fatta in partnership con 16 associazioni italiane ed europee, tra cui Agedo, Arci, Arcigay, Associazione Luca Coscioni‎, Associazione Radicale Certi Diritti, Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, Differenza Donna, Famiglie Arcobaleno, Gaynet, I sentinelli di Milano, Ippfen, Rete Lenford, Uaar e Ufficio Nuovi Diritti Cgil Nazionale. 

Perché è inaccettabile che la manifestazione goda di tali patrocini? 

Io sono per la libertà d’espressione di tutte e tutti, ma quando un evento sfida in maniera così sfacciata i principi fondamentali di uguaglianza e di non-discriminazione della nostra Costituzione e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali che l'Italia ha sottoscritto ed è tenuta a rispettare, le Istituzioni italiane non possono dare il loro patrocinio. Quelle Istituzioni rappresentano tutti i cittadini italini, non solo una parte.

Come giudichi il fatto che alla mozione Cirinnà abbiano aderito non solo tutti i senatori del Pd ma anche di altri partiti, compreso M5S?

Credo sia molto positivo che tanti senatori abbiano sottoscritto la mozione di Monica Cirinnà che ringrazio molto per il suo impegno. La firma di alcuni senatori del M5S mostra chiaramente l’imbarazzo all’interno di quel partito, che pure sostiene il Governo, per questo evento. Francamente avrei voluto vedere un’adesione ancora più trasversale.

Brandi e Coghe hanno definito famiglicidi chi si oppone al Wcf. C’è effettivamente un tentativo di voler distruggere l’istituto familiare?

Questa tua domanda è ovviamente retorica. Mentre loro usano queste iperbole francamente offensive nei confronti di chi si permetta di dissentire da loro, noi continuiamo ostinati a ripetere che cos'è la famiglia lo decide l'amore e non lor signori!

Tra i relatori non figura alcun componente dell’episcopato cattolico a differenza di quello ortodosso. Perché secondo te?

Non sono un teologo e sono pure agnostico, ma mi sembra chiaro che alcuni dei relatori presenti al Congresso mondiale delle famiglie facciano un uso politico della religione che potrebbe offendere il sentimento religioso di tanti cattolici. Almeno questo è quanto mi stanno dicendo in questi giorni tante amiche e tanti amici credenti. Probabilmente l’episcopato cattolico se ne rende conto e preferisce adottare una certa prudenza.

Non ritieni un controsenso che parlino di famiglia naturale e tradizionale persone come Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che hanno, al contrario, una famiglia allargata?

Abbastanza, sì. Ma io rispetto la vita privata di ciascuno. Mi piacerebbe che chi ha responsabilità politiche e di governo si preoccupasse di garantire a ciascun cittadino il miglior quadro giuridico per organizzare i propri affetti in libertà e responsabilità, piuttosto che imporre le proprie idee.

Quali personalità hanno aderito alla campagna?

Il nostro è un movimento di tante persone: è l’unione che fa la forza. Monica Cirinnà e Marco Cappato hanno fatto un video di endorsement della campagna. Laura Boldrini ha fatto un post. So che anche Filomena Gallo e Lella Costa hanno firmato la petizione. Ringrazio sentitamente Moica, Marco, Laura, Filomena, Lella e le oltre 61.000 persone che hanno firmato sin’ora e faccio un appello a tutte e tutti per diffondere la petizione e farla firmare. Dobbiamo mostrare che siamo in tantissimi a credere che a decidere cosa sia la famiglia è unicamente l'amore.

e-max.it: your social media marketing partner

Andare oltre l’invisibile, il pregiudizio e lo stigma per la realizzazione di ciò che si è nella vita e nel lavoro. Squarciare il velo dell’ignoranza per riflettere con dati edinformazioni concrete sul diritto di essere se stessi e se stesse in tutti i luoghi della comunità sociale e del lavoro. 

Abbiamo perciò raggiunto Federico Polidoro, dirigente del Servizio Sistema integrato sulle condizioni economiche e i prezzi al consumo dell'Istituto Nazionale di Statistica, per parlare della prossima indagine che, oggetto di un comune impegno fra Istat e Unar con la forte sollecitazione di Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, verterà sui temi della discriminazione lavorativa per orientamento sessuale e identità di genere e politiche di diversity management.

Il progetto è finalizzato alla realizzazione di “un quadro informativo statistico su accesso al lavoro, condizioni lavorative e discriminazioni sul lavoro delle persone Lgbt e sulle diversity policies attuate presso le imprese”. Può raccontarci di cosa si tratta nello specifico? 

Si tratta di un progetto che nasce dall’esigenza di colmare un gap informativo rilevante qual è quello relativo alla discriminazione nei confronti delle persone Lgbt con specifico riferimento al mondo del lavoro. A marzo del 2018, dopo una serie di incontri nei quali sono stati messi a punto obiettivi e strumenti del progetto, Unar e Istat hanno siglato un Accordo di collaborazione che ne ha definito la cornice formale.

Il progetto, finanziato grazie ai fondi del Programma operativo nazionale (Pon) Inclusione 2014-2020, si concretizzerà nella realizzazione di più indagini rivolte a tre differenti destinatari: le persone Lgbt, con un focus dedicato alle persone transgender e transessuali, le imprese e gli stakeholder. L’obiettivo è di avere finalmente un quadro di informazioni articolato che permetta di fotografare le discriminazioni delle persone Lgbt nel mondo del lavoro, operando su diverse prospettive (di coloro che sperimentano tali discriminazioni, dei datori di lavoro e dei principali stakeholder nazionali sul tema) e con l’intento di cogliere la specificità dell’esperienza delle diverse soggettività che si riconoscono nell’acronimo Lgbt. 

Su quali azioni punterete per rilevare e analizzare tali aspetti su una popolazione che, soprattutto nel mercato del lavoro, appare come nascosta, invisibile e quindi sfuggente ai vincoli di rappresentatività statistica? 

Per quanto riguarda la raccolta diretta di informazioni presso gli individui che si autodefiniscono Lgbt, intendiamo sottoporre un questionario, in primo luogo, alle persone in unione civile, popolazione la cui numerosità è nota. Saranno successivamente coinvolti nella rilevazione gli iscritti ad associazioni Lgbt per poi ampliare il campione anche ai non iscritti tramite tecniche statistiche specifiche finalizzate proprio a raggiungere la popolazione nascosta e invisibile di cui parli. Per quanto riguarda le imprese, verrà somministrato un questionario al responsabile delle risorse umane per raccogliere informazioni sulle politiche di diversity management attuate dalle aziende con specifico riferimento ai lavoratori Lgbt. Gli stakeholder saranno invece destinatari di interviste semi-strutturate.

È del tutto evidente che per conseguire gli obiettivi che ci prefiggiamo la collaborazione delle associazioni Lgbt è cruciale e siamo convinti che l’incontro dell’8 febbraio del Tavolo Lgbt costituito dal sottosegretario Spadafora, nel corso del quale l’Istat ha presentato il progetto, rappresenta il punto di partenza di un percorso che va in questa direzione.

Il rapporto con il mondo del lavoro e la popolazione Lgbt è caratterizzato da marcati aspetti discriminatori soprattutto in riferimento alle persone trans. Come pensate di affrontare questo tema specifico? 

Un’attenzione specifica sarà dedicata alle persone transessuali e transgender più in generale, tramite un focus sugli utenti dei servizi dedicati a persone trans. Con la collaborazione delle associazioni e dei diversi sportelli dedicati, si individuerà una lista di servizi (quali ad esempio quelli di assistenza, di consulenza legale) dalla quale partire per raggiungere gli individui a cui sottoporre il questionario. 

Il mondo delle grandi imprese sembra aver compreso il significato e l’opportunità produttiva che esiste nella valorizzazione delle differenze. Quello, invece, delle piccole e medie imprese fa ancora molto fatica a comprenderne il valore aggiunto. Quali strumenti adotterete per intercettarle?

L’idea è quella di somministrare il questionario sul management della diversità Lgbt mediante un modulo tematico ad hoc all’interno di due indagini Istat sulle imprese già finalizzate a raccogliere informazioni sul lavoro. L’obiettivo è quello di intervistare tutte le imprese con 500 addetti e più e un campione di imprese tra quelle tra 50 addetti e 500 addetti. Non andremo ancora sulle piccole imprese ma inizieremo a portare luce su quanto le strategie di diversity management nei confronti dei lavoratori Lgbt sono praticate almeno in una parte delle imprese di medie dimensioni. L’obiettivo è quello restituire un quadro dell’esistenza di queste strategie, della loro diffusione e tipologia cercando anche di capire quanto e che cosa è cambiato dopo l’entrata in vigore della legge del 20 maggio 2016, n. 76 (cosiddetta legge Cirinnà).

Spesso si leggono dati e informazioni sulle discriminazioni verso le persone Lgbt che non sono frutto di analisi accurate e metodologie appropriate. Quali sono i suggerimenti che si possono dare a chi desidera avvicinarsi a queste informazioni con una maggiore attenzione alla qualità delle stesse? 

La trasparenza sulle metodologie adottate per raccogliere i dati ed elaborarli è un aspetto chiave per connotare l’accuratezza, l’affidabilità e il significato dei risultati di qualunque indagine statistica. A maggior ragione ciò è vero per indagini e ricerche che intendono conseguire avanzamenti di conoscenza su un tema delicato e con scarsi riferimenti qual è quello delle discriminazioni verso le persone Lgbt in particolare nel mondo del lavoro. Ovviamente la trasparenza non basta perché è poi indispensabile la qualità della metodologia e degli strumenti adottati per poter valutare la robustezza e l’affidabilità di un’informazione. Ma senza la prima è impossibile procedere con la seconda.

Via via che diffonderemo insieme con Unar i risultati del progetto, sarà quindi premura dell’Istat corredarli delle informazioni necessarie relative alle metodologie e alle tecniche adottate. Anche perché il nostro auspicio è che questo progetto, dopo l’esperienza già condotta dall’Istat nel 2011 sulle discriminazioni in generale (che l’Istat riproporrà probabilmente il prossimo anno), rappresenti il punto di partenza di un impegno permanente della statistica ufficiale sui temi della discriminazione e delle politiche di inclusione delle persone Lgbt.

e-max.it: your social media marketing partner

Cofirmata da 37 deputati del Pd il 13 febbraio, l’interpellanza parlamentare 2-00274 di Alessandro Zan al presidente del Consiglio dei Ministri sulle «iniziative, anche normative, volte al contrasto della violenza a sfondo omotransfobico» (la cui origine è da ravvisarsi nell’ampia inchiesta specifica Caccia all’omo, pubblicata su L’Espresso il 10 febbraio) ha ricevuto oggi risposta in Aula.

A dare lettura del lunghissimo testo preparato Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, che ha dichiarato: «Cari colleghi, una delle linee strategiche dell'azione di Governo per l'affermazione delle pari opportunità per tutti e per la tutela dei diritti riguarda proprio la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

La delega di funzioni al sottosegretario per le Pari Opportunità prevede specificamente la competenza nella promozione e il coordinamento delle attività finalizzate all'attuazione del principio di parità di trattamento, pari opportunità e non discriminazione, nei confronti di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender.

Le persone Lgbt sono particolarmente vulnerabili e soggette a discriminazioni nei diversi ambiti della vita sociale e lavorativa a causa di un persistente stigma basato su stereotipi e pregiudizi. È necessario, quindi, un forte impegno per pianificare un intervento a tutto campo in grado di produrre un diverso approccio e un cambiamento sul piano culturale, rafforzando la collaborazione con le associazioni di settore, con le istituzioni a livello centrale e locale, con le realtà territoriali e diversi stakeholder, ed è esattamente la linea che stiamo seguendo.

Nello svolgimento di tali funzioni, il Dipartimento delle Pari Opportunità si avvale dell'Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull'origine etnica, l'Unar. Da alcuni anni, l'Unar, come si sa, ha ampliato anche il proprio campo d'azione ai diversi fattori di discriminazione, compreso quello basato sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere, e anche attraverso il proprio contact centre monitora il fenomeno e raccoglie segnalazioni da parte dei media e del web.

Tra le iniziative concrete messe in atto da parte del Governo, vorrei segnalare la più importante dal mio punto di vista e cioè la costituzione del tavolo di consultazione permanente per la tutela dei diritti delle persone Lgbt istituito nell'ottobre scorso, l'ottobre del 2018. Il tavolo Lgbt vede la partecipazione del mondo dell'associazionismo di settore, con ben 48 associazioni aderenti e partecipanti in modo attivo.

L'Unar è beneficiario di risorse del Pon Inclusione, parte delle quali specificamente destinate ad azioni per favorire l'inclusione socio-lavorativa delle persone Lgbt. Partendo, quindi, dalla dotazione proveniente dal Pon Inclusione, in accordo con l'Autorità di gestione, ho chiesto di concentrare il finanziamento, inizialmente spalmato in più annualità fino al 2022, all'anno in corso, al 2019, con l'intenzione di chiedere ulteriori fondi per i prossimi anni; questo grazie alla capacità progettuale che, in qualche modo, abbiamo messo insieme proprio attraverso il contributo che le associazioni stanno portando al tavolo e soprattutto attraverso i vari incontri e le tre riunioni che si sono succedute dall'inizio dell'istituzione del tavolo.

Pertanto, le risorse previste per l'anno 2019 saranno circa 8 milioni di euro e saranno investite in un piano di attività che rappresenta un percorso condiviso, un vero Piano strategico nazionale di azioni concretamente realizzabili per innalzare il grado di tutela dei diritti delle persone Lgbt. In particolare, le azioni riguardano gli ambiti del lavoro, della salute, della sicurezza, del trattamento carcerario, della formazione del personale della pubblica amministrazione.

Vorrei qui cogliere l'occasione per fare alcuni esempi di queste azioni concrete che verranno finanziate attraverso il Pon Inclusione. La prima: è in corso un'indagine Istat, finalizzata a rilevare e approfondire il fenomeno delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere in ambito lavorativo; questo ci consentirà anche di avere dei dati sempre più oggettivi e questa indagine sarà realizzata anche attraverso la partecipazione delle associazioni e consentirà, quindi, di arrivare a un numero sempre più ampio di persone della comunità Lgbt.

Attraverso due bandi che partiranno nelle prossime settimane daremo, invece, un forte impulso all'attività di accompagnamento all'autoimprenditorialità. Infatti, uno dei due bandi prevedrà l'affidamento di un servizio di accompagnamento dell'autoimprenditorialità e alla creazione di nuove imprese anche attraverso il coinvolgimento di incubatori di impresa attivi su tutto il territorio nazionale. Il secondo bando, che sarà sempre pubblicato nelle prossime settimane, servirà per l'attivazione di servizi integrati, mirati a promuovere la realizzazione di progetti per il sostegno e lo sviluppo di specifiche idee imprenditoriali, ovvero anche progetti che favoriscano l'individuazione e la crescita di prospettive occupazionali legate all'autoimpiego, in modo particolare per le persone transgender.

Altro progetto importante riguarda l'inclusione socio-lavorativa dei detenuti Lgbt in carcere, che stiamo realizzando insieme al Dipartimento per la Pubblica Sicurezza e quello della Polizia Penitenziaria. Stiamo lavorando anche a un potenziamento di una rete di servizi socio-sanitari attraverso una partnership che abbiamo avviato alcuni mesi fa con l'Istituto superiore di sanità.

Altro dato importante che ci era stato anche richiesto dalle associazioni presenti al tavolo Lgbt è la creazione di un database di archivio della documentazione sulle tematiche Lgbt, visto che tanto negli anni passati è stato fatto, e utilizzare anche una parte di questo database nel rilancio del Portale nazionale LGBT che prevediamo di riattivare nel giro di poche settimane. Realizzare anche percorsi di formazione con la collaborazione della Rete Ready che, come si sa, è la Rete che comprende numerosi comuni italiani, volti al rafforzamento, questi corsi, delle competenze del personale delle amministrazioni pubbliche, con particolare riferimento agli operatori della pubblica amministrazione, quindi, dirigenti, funzionari, personale delle forze dell'ordine, dei servizi sanitari e anche della giustizia, nonché operatori privati che svolgono funzioni di erogazione di servizi e presa in carico dei bisogni delle persone Lgbt.

Infine, solo per citarne alcune, realizzazione di percorsi di formazione per gli operatori del sistema penitenziario e per i detenuti da realizzare mediante un accordo con il Dap del Ministero della giustizia sulle tematiche delle discriminazioni. Ci tengo a dire che queste azioni qui elencate sono azioni già riprogrammate in questa nuova riformulazione del PON Inclusione e che, quindi, sono tutte azioni che stanno vedendo - alcune hanno già visto - la luce nei giorni passati e altre nel giro di poche settimane.

Per ultimo, ma non per ordine di importanza, abbiamo anche deciso di destinare una somma notevole di questo finanziamento previsto dal Pon Inclusione alle campagne di comunicazione sui temi che riguardano la discriminazione in ambito lavorativo per le persone Lgbt, ma anche riprendendo un'attenzione forte su alcuni temi che sono passati, per certi aspetti, in secondo piano, ma che sono, evidentemente, ancora di prioritaria importanza soprattutto per i dati allarmanti che ci arrivano e che coinvolgono in modo particolare i giovani, come l'Hiv, ma anche come il bullismo omofobico. Su questi temi e, in modo particolare, su questi due temi saranno concentrate anche due campagne di informazione, oltre che di comunicazione, nei confronti soprattutto dei più giovani.

Per rendere efficace il lavoro di questo tavolo e per prendere anche spunto dall'esperienza di chi sui territori lavora tutti i giorni sui temi delle comunità Lgbt, abbiamo costituito, d'accordo con le associazioni, all'interno del tavolo Lgbt, alcuni gruppi di lavoro: uno si occuperà in modo particolare della comunicazione, quindi proprio per capire come lavorare insieme alle associazioni anche su questo tema; un altro della digitalizzazione degli archivi e del Portale nazionale Lgbt; un altro lavorerà in modo particolare sulla formazione, un altro sulla genitorialità Lgbt e un altro sulle tematiche transgender.

In questo quadro, abbiamo anche condiviso insieme alle associazioni, e stiamo condividendo con i parlamentari di tutti i gruppi di questo Parlamento, la possibilità di portare alla luce, finalmente, una proposta importante che da anni si attende, cioè quella di rendere l'Unar un ufficio totalmente autonomo e, quindi, in grado di operare su questi temi al di sopra delle parti e in totale autonomia dal Governo.

Si evidenza che, contestualmente ai lavori del tavolo Lgbt, sarà rafforzata la collaborazione con le istituzioni, a partire dai Ministeri a vario titolo coinvolti, mediante tavoli interistituzionali, che di fatto sono già stati avviati da qualche settimana, al fine di programmare iniziative comuni negli specifici ambiti di interesse. Questo anche per cercare di valorizzare la possibilità che, lavorando insieme, si possano raggiungere risultati più efficaci, soprattutto perché, ovviamente, ci troviamo di fronte a un tema che incrocia diversi fattori e, quindi, l'approccio non può che essere multidisciplinare e di multidimensionalità.

In merito alle misure volte a contrastare il fenomeno da parte del Ministero dell'Interno, va ricordato che, nel 2010, presso la Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza è stato istituito l'Oscad, l'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, quale organismo interforze composto da rappresentanti della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri per la prevenzione e il contrasto dei reati di matrice discriminatoria. Anche con l'Oscad il nostro Dipartimento Pari Opportunità, nonché l'Unar, hanno avviato rapporti di collaborazione che ci consentono di intensificare l'azione comune.

Concludo, ricordando che tutte queste azioni noi le abbiamo individuate, sono azioni concrete, soprattutto per lavorare però sul tema culturale, perché sul tema dei diritti delle persone Lgbt la battaglia più importante, più complicata è soprattutto quella di tipo culturale. Le nostre azioni sono state immaginate non solo per rendere un servizio concreto, pratico alla comunità Lgbt, ma sono state immaginate anche per cercare di alimentare un clima di fiducia sia da parte delle persone Lgbt perché possano trovarsi anche nelle condizioni migliori, a volte, per denunciare tutto quello di cui abbiamo letto sui giornali in queste settimane, ma anche un clima di fiducia per potersi rapportare in maniera corretta, chiara e senza nessun tipo di preoccupazione nei confronti delle istituzioni a qualunque livello, da quelle centrali, sanitarie, alle forze dell'ordine.

Il mio impegno come sottosegretario è di alimentare un dibattito pubblico che coinvolga in modo particolare i giovani, che saranno destinatari di molte delle iniziative che ho elencato; un dibattito che sia orientato al rispetto dei diritti di tutti e alla valorizzazione delle unicità di ciascuno. È chiaro che sarebbe utile anche un quadro normativo a supporto che preveda l'introduzione del reato di omotransfobia. Pur consapevole che tale proposta in questo momento non rientra nel contratto di Governo, io mi auguro che in Parlamento si creino le condizioni per un confronto costruttivo sul tema, in modo che si possa anche arrivare a raggiungere questo ulteriore obiettivo. Cosa importante è che tutte queste nostre iniziative dovranno assicurare che non ci sia su questo tema e, in generale, sul tema dei diritti alcun arretramento culturale, ma che si possano, anzi, contrastare anche i toni violenti e l'ignoranza con cui, molte volte, alcune persone dichiarano su questi temi».

Parziale soddisfazione per la risposta data è stata espressa dal deputato Zan, che ha dichiarato: «È doveroso riconoscere il suo operato positivo che in più sedi, comprese quelle istituzionali, ha dimostrato il suo impegno nella lotta contro ogni discriminazione, dedicando anche particolare attenzione alle tematiche Lgbt e alla questione la violenza sulle donne.

Considero positiva quella che citava lei prima, la convocazione presso Palazzo Chigi di tavoli di confronto con le associazioni Lgbt: un'esperienza avviata già dai Governi Renzi e Gentiloni per trovare soluzioni ad una piaga sociale, l'omotransfobia, che, come abbiamo visto dall'inchiesta condotta da L'Espresso dai giornalisti Alliva, Testi e Lepore, miete vittime in un numero esponenzialmente in aumento.

Però, sottosegretario, i tavoli non bastano più: lei sembra essere un po' lasciato solo, in una compagine di Governo che ha dato e dà ampio spazio a parole, azioni ed iniziative di pesantissima omofobia, a cominciare dalla prima dichiarazione alla stampa del ministro per la Famiglia, Fontana, che negò l'esistenza stessa delle famiglie arcobaleno o la fretta del ministro Salvini, la scorsa estate, di eliminare la dicitura “genitore 1” e “genitore 2” dai registri dell'anagrafe; ministro che, solo qualche settimana fa, ha definito durante un comizio elettorale “marmellata” le famiglie omogenitoriali. Lo ripeto: “marmellata”. Come può un ragazzo o una ragazza gay, lesbica, avere fiducia nelle istituzioni che fanno queste affermazioni? Dunque, questo è il clima politico e culturale in cui viviamo oggi. Mi chiedo, quindi, come il titolare della sicurezza di tutte le italiane e di tutti gli italiani, ovvero il Ministro Salvini, possa garantire effettivamente un efficace contrasto alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere e, dunque, l'incolumità fisica delle persone Lgbt.

Sottosegretario, il Governo di cui lei è membro, purtroppo, si appoggia sulla fiducia di un partito, la Lega, che ha fatto eleggere in Senato Simone Pillon, un uomo che ha fatto del contrasto ai diritti civili una sua crociata personale e che ha nominato presidente della Commissione diritti umani del Senato, pensi un po', una persona indagata per odio razziale. Dunque, questo Governo, che in questa fase politica è più che mai a trazione leghista, non lascerà mai lo spazio sufficiente ad adeguate e moderne politiche di contrasto alle discriminazioni, però veramente vorrei sbagliarmi.

Si sta violando la Carta costituzionale agli articoli 2 e 3; come abbiamo visto la situazione è drammatica: l'Italia è l'unico tra i grandi Paesi europei a non aver inserito nel proprio ordinamento una norma di contrasto alle discriminazioni di orientamento sessuale e identità di genere. Nella scorsa legislatura, abbiamo raggiunto un obiettivo insperato fino a qualche anno fa: le unioni civili. Pur riconoscendo che questo è solo un primo passo verso il matrimonio egualitario, il Partito Democratico, però, ha messo in gioco la sua stessa esistenza di Governo, mettendo la fiducia pur di fare quel fondamentale passo di civiltà.

Ora, in questa situazione emergenziale, il MoVimento 5 Stelle faccia lo stesso: si faccia carico delle responsabilità di Governo che ora detiene e, quindi, della tutela delle cittadine e dei cittadini italiani nel loro insieme.

Nei decenni precedenti, le più grandi battaglie di civiltà, come il divorzio e l'aborto, che tutt'oggi siamo però chiamati a difendere dall'attacco delle frange più estremiste e reazionarie del Parlamento e della maggioranza di Governo, sono state portate avanti da maggioranze parlamentari che non coincidevano con quelle che sostenevano il Governo, ma che hanno catalizzato una comune e diffusa volontà popolare su questioni etiche non più rinviabili.

Quindi, il MoVimento 5 Stelle per una volta si smarchi dalla Lega, non giri la testa dall'altra parte ancora una volta, come successe tre anni fa con le unioni civili, e contribuisca a dare al Paese una norma di contrasto all'odio omotransfobico, che è già in enorme e in pericoloso ritardo.

Sottosegretario, lei è una persona che stimo però, guardi, i reati d'odio verso le persone gay, lesbiche e trans aumentano di giorno in giorno, ormai in questo Paese siamo al far west, ormai non si contano più le violenze perpetrate quotidianamente ai danni della comunità Lgbt. Le parole degli omofobi che sono al Governo - mi permetta questa affermazione forte - legittimano gli hater, legittimano i fabbricatori d'odio, i malintenzionati che si sentono liberi di colpire con l'avallo di chi ricopre ruoli nelle istituzioni.

Quando Salvini va a fare i suoi comizi in perenne campagna elettorale, attaccando le famiglie omogenitoriali, avvelena i pozzi del Paese, creando così quel terreno fertile di cui si nutrono quelli che poi insultano e troppo spesso aggrediscono fisicamente fino anche ad uccidere le persone omosessuali.

Solo nel 2019, cioè in pochi mesi, vi sono stati già molti casi di omofobia. Ne cito alcuni: Torino, in dieci contro un cardiopatico gay, calci e pugni; Ascoli Piceno, il proprietario minaccia il cliente: Sono nazista, non voglio gay nel mio locale; Ferrara, blitz di Forza Nuova: No alle adozioni gay nello striscione sotto casa del sindaco Tagliani; Cagliari, calci pugni a due adolescenti omosessuali, poi addirittura questi mettono il video on line in spregio a quello che hanno fatto; l'altro giorno è stata aggredita una ragazza a Siracusa.

C'è veramente una spirale di violenza incredibile e un'emergenza sociale. Dunque, non bastano solo le politiche che lei citava prima che sono assolutamente positive e che, peraltro, lei sta portano avanti in solitudine, mi vien da dire, e per questo la stimo. Però, ovviamente questo non basta, perché ci vuole un'azione corale del Governo se si vogliono realmente contrastare questi fenomeni di violenza e tale clima culturale.

Dunque, sottosegretario, non dobbiamo stare più fermi: c'è una spirale di violenza inaccettabile, c'è una vera e propria emergenza nazionale. Guardi, lanciamo la sfida, noi come Partito Democratico ci siamo su questa battaglia: incardiniamo una legge contro l'omotransfobia, Camera e Senato, i numeri tra Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle e altri pezzi del Parlamento ci sono per approvare questa legge.

L'importante è che voi diate un segnale. Il Partito Democratico è pronto a sostenere con forza una legge contro l'omotransfobia che è l'unica e vera garanzia di tutela della comunità Lgbt: dalle discriminazioni nelle scuole, nelle università, sui posti di lavoro, negli ospedali e nei luoghi pubblici. Però, se la maggioranza non alzerà un dito e continuerà a fare come se niente fosse, sarà complice morale e politica di tutte le violenze impunite verso le persone che vengono picchiate e offese solo perché hanno un orientamento sessuale diverso e un'identità di genere diversa. Con il 2019 questo non è più tollerabile».

e-max.it: your social media marketing partner

Si è tenuta oggi presso Palazzo Chigi, dopo quella del 13 novembre scorso, la seconda riunione del Tavolo permanente per la promozione dei diritti e la tutela delle persone Lgbti, presieduto dal sottosegretario della presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità e ai  Vincenzo Spadafora

Nell’ambito dell’incontro è stata presentato un progetto dell’Istat relativo alle discriminazioni sul luogo di lavoro che, finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità, sarà  a condotto a termine nel 2021. A illustrarlo Federico Polidoro, dirigente del Servizio Sistema integrato sulle condizioni economìche e i prezzi al consumo presso l’Istituto nazionale di Statistica.

Dell’incontro cosi ne ha parlato lo stesso sottosegretario su Facebook: «Si è tenuto oggi, a Palazzo Chigi, il tavolo con le associazioni Lgbti, con il quale stiamo portando avanti un lavoro molto prezioso. Oltre ad un progetto dell’Istat relativo alle discriminazioni sul luogo di lavoro, abbiamo presentato le linee guida del nostro intervento, che avverrà anche attraverso la collaborazione di altri Ministeri. 

Il tavolo opererà in gruppi di lavoro su alcuni temi decisi insieme. Questo lavoro produrrà un piano di attività definitivo, che approveremo entro metà marzo con fondi e tempi certi. Metteremo in campo azioni concrete, capaci di incidere nella quotidianità per il contrasto alle discriminazioni e per il supporto alle vittimeProprio queste molte, troppe, vittime dovrebbero richiamarci ad una presa di responsabilità collettiva nell’avanzamento culturale dei diritti e delle libertà».

È da rilevare come da parte di esponenti di quattro associazioni (Marilena Grassadonia, Famiglie Arcobaleno; Leonardo Monaco, Certi Diritti; Sandro Gallittu, Cgil Nuovi Diritti; Sebastiano Secci, Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli) sia stato chiesto a Spadafora d’impegnarsi a far sì che sia revocato il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri al prossimo World Congress of Families.

Fissato a Verona dal 29 al 31 marzo, il meeting vedrà intervenire, fra gli altri, quali relatori personalità di spicco della galassia omofoba intenazionale quale il presidente della Moldavia Igor Dodon e la ministra ugandese Lucy Akello, che nel 2014 aveva proposto un progetto di legge volto a introdurre la pena di morte per “omosessualità aggravata”.

e-max.it: your social media marketing partner

«Su questa storia ho letto dei titoli incredibili. Magari la gente legge il titolo e crede a certe assurdità, a certe fake news, a certe stronzate. Qualcuno davvero può pensare che io vada dentro a un'aula a insegnare alle bambine e ai bambini a diventare trans? Ma come si può pensare una cosa del genere? Io so bene che etero, gay e trans si nasce, non si diventa. Come posso pensare io di indottrinare qualcuno? Siamo ai limiti dell'idiozia e qualcuno abbocca anche». 

Così Vladimir Luxuria, ospite oggi della trasmissione I lunatici su Rai Radio2, è tornata a esprimersi sulle polemiche che, suscitate ieri mattina da Libero e Il Giornale, hanno assunto, nel corso della giornata, una connotazione violenta e offensiva con le dichiarazioni di parlamentari di Lega e Fratelli d’Italia nonché di Toni Brandi e Jacopo Coghe, rispettivi presidenti di ProVita e Generazione Famiglia. Polemiche incentrate sulla partecipazione dell’artista, sabato scorso, alla puntata di Alla lavagna!, fra l’altro trasmessa in seconda serata su Rai3.

Luxuria ha tenuto oggi a precisare di essere «stata invitata a confrontarmi con questa classe elementare di bambini e mi sono sottoposta alle loro domande e alle loro curiosità. Alle loro domande ho risposto usando un linguaggio garbato, comprensibile, delicato. Io ho sempre rispettato i bambini, c'è stato il consenso dei genitori dei bimbi che hanno seguito la puntata dalla regia, nessuno è uscito fuori turbato, anzi.

Il tema del bullismo è molto importante e sentito. In fondo, quelli che mi hanno dato contro pensano che se un gay viene sfottuto, discriminato e messo da parte, il messaggio che passa è che è meglio che i gay si nascondano. Ma oggi nessuno più si deve vergognare della propria identità sessuale. Si devono vergognare certi sepolcri imbiancati che vorrebbero farci tornare nel medioevo». 

L’ex parlamentare, pur senza menzionarlo, ha puntato il dito contro il senatore gandolfiniano Simone Pillon, che ha utilizzato l’argomento della «favola dell'uccello. Questa veramente mi fa imbestialire. A un certo punto i bambini mi hanno chiesto di raccontare una favola in due minuti. Io ho raccontato la favola di un uccello che stava in gabbia liberato da una bambina che lo vedeva soffrire. Io non ho mai pensato che l'uccello in gabbia avesse qualche doppio senso sessuale.

Chi pensa che io raccontando la favola dell'uccello faccia riferimento a un membro maschile, deve mettere le tende dallo psichiatra. Questi sono ossessionati dal sesso, sono malati, pensano solo a quello. Sapesse quanti eterosessuali si sono venuti a far rincuorare da me perché stavano male... Andiamo oltre la sessualità, andiamo oltre quest'ossessione: cerchiamo di vedere quello che ci unisce, non quello che ci divide»

Luxuria ha poi esplicitamente ringraziato «il sottosegretario Spadafora e altri esponenti della vigilanza Rai del Movimento Cinque Stelle, che hanno rimarcato la loro differenza dagli alleati».

e-max.it: your social media marketing partner

«Non ho fatto alcuna lezione su come si diventa trans perché, anzi, ho cercato di spiegare che si nasce gay o trans. Ho parlato soprattuto di bullismo. Ma queste polemiche dimostrano che i bambini sono molto più avanti di certi adulti.

Questo programma è stata una delle cose più belle che ho fatto nella mia vita. I bambini erano vigili, curiosi, attenti e pieni di domande. E io, come faccio anche nella vita quotidiana, ho risposto a tutto, sempre con tatto e credo con intelligenza. Anche perché, se non si danno risposte ai bambini, loro ti guardano con diffidenza e cercano risposte altrove, magari sul web, dove possono trovare risposte non proprio raccomandabili».

Così Vladimir Luxuria ha commentato le polemiche scatenate oggi da Libero e Il Giornale a seguito della puntata di Alla lavagna!, che l'ha vista protagonista sabato sera su Rai3. Puntata, che, fra l’altro, è stata trasmessa, a differenza delle altre, in seconda serata

Al riguardo l’artista ha dichiarato: «Speravo che fosse sufficiente lo spostamento della puntata dalle 20.20 alle 22.25. Ma per alcuni non è bastato. Però io sono ottimista, perché se i bambini con cui ho parlato sono il futuro, forse posso sperare in mondo migliore». Senza dimenticare, come sottolineato dalla stessa ex parlamentare, che «tutti i genitori dei bambini presenti in trasmissione avevano dato il consenso alla puntata con me e alla fine si sono complimentati per come era andata». 

Ma ciò, anziché placare gli animi, li ha rinfocolati.

Da Tiramani a Pillon: la Lega contro Vladimir Luxuria 

A dare fuoco alle polveri, in tarda mattinata, il deputato Paolo Tiramani, capogruppo della Lega in Vigilanza Rai, che ha dichiarato: «Lezioni di transgenderismo a bambini di appena 10 anni? Inaccettabile. Ancor di più se questo accade nel corso di una trasmissione televisiva, andata in onda su Rai3, i cui protagonisti sono giovanissimi alunni ed a spiegare temi come l'omosessualità e il cambio di sesso è una mancata soubrette, la cui vita personale dovrebbe restare tale.

Stiamo parlando di argomenti di una tale complessità che non possono essere trattati in maniera così leggera con piccoli ragazzi all'interno di un programma televisivo. Ogni bambino ha, giustamente, i propri tempi e non può essere forzato ad affrontare argomenti non appropriati per la propria età e dei quali non si sente pronto».

Quindi la conclusione: «Quanto trasmesso nel corso della puntata Alla lavagna! è quindi inaccettabile. Non solo è da rivedere la scelta, a mio avviso sbagliatissima, degli autori ma come Lega ci informeremo su quanto ammonta il compenso destinato a Vladimir Luxuria per questa puntata a dir poco surreale».

Gli ha fatto eco, nel primo pomeriggio, l’omologa di partito Barbara Saltamartini, che ha affermato: «Le lezioni di ai ragazzi su come diventare trans sono una vergogna, soprattutto quando a veicolarle è la televisione pubblica. Quanto andato in onda su Rai3 durante la puntata Alla lavagna!, rappresenta il peggio che la tv pubblica possa esprimere. Non si può giocare con le giovani menti di bambini che stanno iniziando a sviluppare la propria sessualita».

Per il senatore gandolfiniano Simone Pillon (anche lui della Lega) si è trattata di una «vergognosa lezione gender a una classe di bambini. Vladimir Luxuria vada a raccontare le 'favole dell'uccello' da qualche altra parte, sicuramente non a una scuola con ragazzini minorenni, davanti alle telecamere Rai.

Si è trattato di una vergognosa forma di indottrinamento, senza alcun contraddittorio. Questo non può lasciarci indifferenti: presenteremo un'interrogazione parlamentare in commissione Vigilanza Rai, per verificare come sono stati coinvolti i minori e se le loro famiglie siano state avvertite al riguardo».

Spadafora in difesa di Luxuria: «Surreale è continuare ad avere atteggiamenti omofobi»

Ma in difesa di Vladimir Luxuria, vittima di attacchi «del tutto fuori luogo", si è espresso con un lungo post su Facebook Vincenzo Spadafora.

«L'unica cosa che trovo a dir poco surreale - ha spiegato il sottosegretario alle presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità e alle Politiche giovanili - è continuare ad avere atteggiamenti omofobi e culturalmente regrediti, che non tengono conto della realtà e del rispetto dei diritti di tutti.

Penso che la Rai abbia fatto molto bene e che occasioni del genere vadano sostenute dato che nelle nostre scuole - a differenza di quanto avviene negli altri Paesi Europei - sono sempre più rare lezioni sull’affettività o sull’accettazione di se stessi e che, purtroppo, non siano rari i casi di bullismo, proprio nei confronti di chi viene etichettato come ‘diverso’. 

Di questi temi, invece, ci accorgiamo solo quando a parlarcene è la cronaca nera, quando giovanissime vittime di bullismo compiono gesti estremi. Ben vengano quindi occasioni come questa, dove il Servizio Pubblico si occupa di colmare questo vulnus di civiltà

Ho incontrato negli anni migliaia di bambini e di ragazzi in giro per l’Italia e so quanto affrontino questi temi tra di loro e siano naturalmente inclini al rispetto delle diversità più di molti adulti. E proprio le reazioni dei bambini durante la trasmissione dovrebbero farci riflettere su quanto la realtà sia molto più avanti di certa politica». 

Le senatrici M5s Donno, Guidolin, Maiorino e Montevecchi: «I bambini, alle spiegazioni di Luxuria, hanno reagito meglio di tanti adulti»

Netta distanza dalle dichiarazioni degli alleati di governo è stata anche espressa dalle senatrici pentastellate Daniela Donno, Barbara Guidolin, Alessandra Maiorino, Michela Montevecchi, componenti della Commissione Diritti Umani di Palazzo Madama, che hanno dichiarato in una nota congiunta: «La vera regressione è non parlare dell'accettazione di sé stessi e continuare a nascondere la realtà. Il fatto che il servizio pubblico dia spazio a tematiche sociali, dell'omofobia, della disforia di genere è un ottimo segnale, soprattutto per combattere piaghe come quella del bullismo che nascono proprio dalla mancata accettazione di chi viene percepito come più debole e facilmente attaccabile. Ma non è così e deve essere ben chiaro a tutti.

È necessario combattere senza se e senza ma questo genere di approccio culturale. I bambini, alle spiegazioni di Luxuria, hanno reagito meglio di tanti adulti. La conoscenza è l'unico modo per combattere l'ignoranza, è l'unico modo per crescere ragazzi sani e senza paure del tutto infondate. Siamo una società evoluta, i tempi dei pregiudizi oscurantisti e dei dogmi sono fortunatamente lontani».

e-max.it: your social media marketing partner

«Un atto di violenza gratuita frutto del clima di odio che pervade il nostro paese. Al di là della matrice che non spetta a noi decidere, è evidente che qualcuno si sente autorizzato a vandalizzare uno spazio importante per la comunità Lgbti+ salernitana. Dobbiamo rispondere con coraggio e determinazione a questi gesti. La migliore risposta sono i colori dei nostri affetti. A breve annunceremo la data del Salerno Pride 2019».

Così Francesco Napoli, presidente d’Arcigay Salerno Marcella Di Folco, ha commentato la devastazione della sede del comitato, in via Pandolfina Fasanella, da parte di ignoti il 18 gennaio. 

La porta di ferro tagliata, distrutta quella in vetri, messi a soqquadro i locali di proprietà comunale ma da tempo dati in gestione ad Arcigay Salerno per attività di contrasto alle discriminazioni. E proprio dal sindaco Vincenzo Napoli e dalla Giunta comunale è stata espressa piena «solidarietà ad attivisti e militanti Lgbt per il grave atto vandalico». Ma anche «ferma condanna per il gesto con l’auspicio di indagini immediate che portino all'individuazione dei responsabili. Salerno è città democratica e rispettosa dei diritti civili».

Ieri mattina Francesco Napoli ha provveduto a sporgere denuncia in Questura. «Speriamo  - ha dichiarato in un comunicato ufficiale - si possa risalire agli autori del gesto. Resta l'amarezza di una triste scoperta e la consapevolezza di dover ancora lottare e resistere per i diritti e le tutele di tutte e tutti».

Laura Boldrini in visita alla sede d'Arcigay

Nel pomeriggio d'ieri la sede del comitato, rimessa in ordine da soci e socie, è stata visitata dalla deputata LeU Laura Boldrini, che ha dichiarato: «Ogni giorno le conquiste in tema di diritti vengono rimesse in discussione. Si devono mettere in campo tutti gli anticorpi. C'è un clima pesante nel Paese, di oscurantismo, di intolleranza e questo clima, purtroppo, può arrivare anche a manifestarsi con questi atti antidemocratici».

L’ex presidente della Camera ha quindi mosso un fermo j’accuse a esponenti del governo e della classe politica di maggioranza, affermando: «Il ministro della Famiglia, al singolare, dice che non esistono altre famiglie se non quella tra uomo e donna. Dunque, nega anche le unioni civili, legge che noi abbiamo approvato nella scorsa legislatura.

Verso le donne c'è ugualmente questo atteggiamento di rimettere in discussione le conquiste delle donne: il disegno di legge Pillon è un disegno di legge oscurantista, che impone la mediazione anche quando c'è la violenza domestica contro la donna, e questo è vietato dalla convenzione di Istanbul che abbiamo ratificato nella scorsa legislatura. Si rimette in discussione il diritto della donna di interrompere la gravidanza.

Quando c'è un vento di restaurazione e le lancette dell'orologio vengono rimandate indietro, tutto questo avviene sempre sulla pelle delle donne e sulle conquiste civili.

Io sono molto preoccupata e penso che sia giusto fare delle battaglie di rivendicazione di questi diritti perché sicuramente non vogliamo ritornare ai tempi in cui le ragazze dovevano morire per un aborto clandestino o ai tempi in cui la violenza domestica era considerata normale o le persone omosessuali venivano messe al bando. Tutti gli italiani e le italiane democratici devono adoperarsi affinché questo non avvenga mai più nel nostro Paese».

La condanna del sottosegretario Vincenzo Spadafora

Sull'atto vandalico è intervenuto, in serata, anche Vincenzo Spadafora, sottosegretario alle presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità e alle Politiche giovanili, che sulla sua pagina Facebook ha scritto: «Apprendo del gesto vandalico compiuto ai danni della sede di Arcigay Salerno ed esprimo la mia vicinanza al Presidente e a tutti i componenti della associazione. Condanno con forza l'azione compiuta ed auspico che le forze dell'ordine riescano ad individuare rapidamente i responsabili.

Le associazioni sono la linfa vitale del movimento Lgbt, un movimento le cui attività non vengono arrestate da gesti come quello di oggi, come testimoniato dalla ripresa di questo stesso pomeriggio, con gli associati che si sono riuniti per far fronte ai danni. L'augurio che rivolgo alla Arcigay Salerno è di riprendere rapidamente tutte le proprie attività».

Il duro j'accuse di Futura Lgbtqi

Ma contro il sottosegretario Spadafora ha mosso un duro attacco Futura Lgbtqi, «che giusto ieri aveva definito la legge contro l’omotransfobia a malapena "auspicabile anche se non è nel contratto”. Le sue parole pavide come quelle di Don Abbondio rendono ancora più chiaro il perché delle importantissime defezioni dal tavolo proposto alle associazioni Lgbtqi, che hanno capito ben presto che non si trattava altro che di un’operazione di facciata.

Non siamo mai stat* e mai saremo quell* di cui vantare l’amicizia per scansare le accuse di omotransfobia. Non siamo vostr* amic* e mai lo saremo.

Esprimiamo la nostra solidarietà al Sindaco e al Circolo Arcigay di Salerno, mettendoci a disposizione per le iniziative che saranno intraprese a contrasto della violenza omo transfobica che ormai è a un passo dal punto di non ritorno ennesimo.

Siamo stanch* di piangere mort* e ferit*, ma non ci piegheremo. Nel 50esimo anniversario dei moti di Stonewall saremo ovunque a gridare la nostra libertà e il nostro orgoglio».

Guarda la GALLERY 

e-max.it: your social media marketing partner

Maggiore sostegno economico ai centri antiviolenza. Un incremento del fondo per le vittime della tratta da 22 milioni a 24 milioni di euro. 40 milioni per il 2019 destinati ai giovani fino ai 35 anni, da condividere con le Regioni «non con interventi a pioggia» ma con un progetto unitario, e 200 milioni per il Servizio Civile Universale, che saranno aumentati nel corso del 2019 fino a diventare 300. 

Sono alcune delle linee programmatiche che Vincenzo Spadafora, sottosegretario alle presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità e alle Politiche giovanili, ha oggi illustrato in relazione al proprio incarico nel corso dell’audizione in Commissioni riunite Affari costituzionali, Lavoro e Affari sociali alla Camera.

Per Spadafora resta il vulnus dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (Unar) che «dovrebbe diventare del tutto autonomo e indipendente. Sono convinto che l'autonomia è fondamentale. Sto immaginando questo percorso per renderlo il più possibile conforme a quello che ci chiede l'Europa». 

Tra gli impegni promossi dall'Ufficio, Spadafora ha ricordato quello dei diritti sul fronte Lgbti. «Abbiamo rilanciato un tavolo con 45 associazioni. Rimane l'auspicio sulla legge contro l'omofobia anche se non la prevede il contratto».

Infine, il sottosegratario è tornato a toccare il tema del ddl Pillon, «che, così com'è, non credo che possa essere approvato. In particolare la parte che consente di 'spacchettare', dividere un bambino al 50% tra mamma e papà. Occorre decidere caso per caso. Ribadisco che ci vorrà un approfondimento, che secondo me è nella natura delle cose». 

e-max.it: your social media marketing partner

Featured Video