Anche in Puglia il disegno di legge recante norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere vive un iter quanto mai tortuoso. Sono due anni che se ne discute ma, nonostante il voto favorevole delle commissioni competenti, la calendarizzazione nell’aula del Consiglio regionale slitta continuamente.

Come se non bastasse, la presidente della Commissione regionale Pari Opportunità, Patrizia Del Giudice, ha recentemente espresso parole di plauso al Congresso mondiale delle Famiglie di Verona.

«Non è la prima volta che la presidente, probabilmente in cerca spasmodica di visibilità personale, si lancia – ha dichiarato Titti De Simone, consigliera politica del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano per l’attuazione del programma – in dichiarazioni personali che contraddicono il ruolo e gli obiettivi dell’organismo che dovrebbe rappresentare. Sono mesi che attendo di essere convocata dalla presidente in Commissione sul disegno di legge regionale contro l’omotransfobia. Non solo non ha ottemperato a questa richiesta, ma continua ad esprimere posizioni sue personali a nome della Commissione. 

Non sono in discussione le posizioni personali della presidente, ma con questo comportamento di parte, sta danneggiando il compito istituzionale della Commissione di cui ella dovrebbe essere attenta garante».

Alla luce di tali posizioni è stata lanciata una petizione onlinecon l’hastag #Tunonmirappresenti, per chiedere che sia revocato il mandato a Patrizia Del Giudice.

Oggi, invece, è stato diffuso in rete un documento a sostegno del “ddl regionale contro l’omobitransfobia che, strutturato in otto punti, spiega il testo articolo per articolo:

1) promuovere la libera espressione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere;

2) promuovere le politiche di inserimento e la parità di accesso al lavoro;

3) prevede la (promozione della) formazione per gli/le insegnanti e per tutto il personale scolastico, nonchè per i genitori, in maniera di contrasto a degli stereotipi di genere e di prevenzione del bullismo motivato dall’orientamento sessuale o dall’ identità di genere;

4) prevede la promozione di eventi socio-culturali che diffondano la cultura del pluralismo e della non discriminazione;

5) dispone interventi in materia socio-assistenziale e socio-sanitaria di informazione, consulenza e sostegno, in favore delle persone omosessuale, bisessuali, transessuali, transgender e intersessuali, nonchè delle loro famiglie;

6) prevede che la Regione promuova il soccorso, la protezione, il sostegno e l’accoglienza alle vittime di discriminazione o di violenza connesse in ragione del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere mediante i servizi sociali;

7) istituisce, nell’ambito dell’Osservatorio regionale delle Politiche Sociali, una sezione dedicata alle discriminazioni e alle violenze determinate da orientamento sessuale o identità di genere ( al fine di raccogliere dati, sviluppare la conoscenza delle relative problematiche e armonizzare le metodologie di intervento nel territorio);

8) prevede la “correzione” di messaggi televisivi, radiofonici o di spot pubblicitari che siano discriminatori nei confronti della comunità LGBTQI+.

Volto ad ottenere la calendarizzazione in Aula, il testo è stato al momento sottoscritto da varie associazioni Lgbti e per i diritti umani.

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Continua il tortuoso e annoso iter del progetto di legge contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere in una regione, quale l’Emilia-Romagna, considerata una roccaforte storica della sinistra. E a fare e disfare l’ordito, come una Penelope dei nostri giorni fronteggiante i nemici in casa propria, un Pd che, pur essendo partito di maggioranza nella Giunta Bonaccini e avendo ampiamente i numeri per approvare il pdl, continua ad apportare impedimenti e frenate in nome di una «piena condivisione del testo».

Riprova ne è la cancellazione del termine 'omotransnegatività' dalla stessa denominazione della legge, che Roberta Mori, presidente della Comimissione Pari Opportunità e relatrice di maggioranza in relazione al pdl, ha annunciato il 13 marzo. Cioè, a un mese esatto, da quell’audizione conoscitiva di cinque ore, che sembra ora suonare come un’ennesima operazione di facciata a fronte di pressioni opposte dell’associazionismo cattolico e dell’area “devota” del partito. In linea con le posizioni gesuitizzanti assunte sulla questione Mori ha spiegato in marzo come «non ci debbano essere elementi d’ambiguità che mettono a rischio il provvedimento o aprano la strada a ricorsi».

Ciò non ha fatto che ringalluzzire il centrodestra, ancorato a un’opposizione totale al pdl in quanto «aprirebbe la strada a discriminazioni al contrario».

Come se non bastasse e benché il termine “omotransnegatività” sia stato bellamente liquidato, un pezzo del World Congress of Families di Verona animerà a Bologna, l’11 aprile, il convegno Sì alle leggi per la famiglia. No alla legge sulla omotransnegatività.

A prendere la parola nella sala polivalente Guido Fanti della Regione saranno Jacopo Coghe (vicepresidente della XIII° edizione del Congresso mondiale delle Famiglie) e presidente di Generazione Famiglia),Maria Rachele Ruiu (referente nazionale di Generazione Famiglie) e Filippo Savarese (direttore di CitizenGO Italia). Interveranno, inoltre, Francesco Farri (Centro studi Livatino) e i consiglieri regionali Daniele Marchetti (Lega), Andrea Galli (Forza Italia), Giancarlo Tagliaferri (Fratelli d'Italia) e Michele Facci (Movimento per la sovranità).

Come ha annunciato su Facebook Filippo Savarese in un post intitolato Pane al pane, «giovedì 11 aprile a Bologna non faremo polemiche, ma solo una domanda secca: ci spiegate, precisamente, che cosa significa "omotransnegatività", visto che il Consiglio Regionale dell'Emilia Romagna vuol farci una legge apposta?

Gli emiliano-romagnoli che credono che un bambino abbia il diritto di crescere con una mamma e un papà, per esempio, sono "omonegativi"? Vanno rieducati? Chi pensa che sia una follia criminale iniettare in un dodicenne un farmaco per bloccargli lo sviluppo ormonale, è "transnegativo"? Domande semplici. Amici di Bologna e dintorni ci vediamo lì per aspettare insieme risposte oneste che, temo, non arriveranno».

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Verona ha ospitato ieri non solo la giornata clou del Congresso Mondiale delle Famiglie col suo lungo codazzo di ministri e uomini e donne della politica internazionale che, accomunati da una medesima statica visione della famiglia, hanno goduto, nel bene e nel male, dell’interesse mediatico mondiale.

Il capoluogo scaligero ha infatti anche incarnato al meglio l’appellativo di “Città di Giulietta e Romeo” con dibattiti di grande caratura, culminati nella manifestazione pomeridiana di protesta. Promosso da Non una di meno nell’ambito della tre giorni assembleare Verona transfemminista e partita alle 14:30 da piazzale XXV Aprile, il corteo ha visto l’adesione di sigle sindacali e di innumerevoli associazioni Lgbti e per i diritti umanitari.

Una marea umana e colorata (oltre 150.000 persone secondo le organizzatrici), che ha sfilato pacificamente per le vie di Verona ricordando che le famiglie non possono essere terreno di scontro ideologico, che il modello familiare è plurale, che il vero cancro di ogni famiglia sono il patriarcato, il sessismo, la discriminazione in ogni sua forma a partire da quella che riguarda le donne e le persone Lgbti.

Sulla propria pagina Fb Non una di meno commentava così in serata l’esito della manifestazione: «Un corteo oceanico ha attraversato Verona: tra cori, striscionate, flash mob, interventi dal camion. Un corteo pieno di vita e desideri, contro coloro che, rinchiusi nei loro palazzi, vorrebbero negare le nostre esistenze libere rendendole terreno di conquista e propaganda. Un corteo che con rabbia e determinazione racconta delle biografie che non sono rinchiuse in nessun proclama o spot fuori tempo. La marea eccede ogni confine!».

Tra i convegni, che hanno caratterizzato la giornata veronese d’ieri, è certamente da segnalare quello che, intitolato Italia laica, Verona libera, ha avuto luogo presso l'Accademia dell’Agricoltura, Lettere e Scienze.

Organizzato da Ippfen (International Plannede Parenthood FederationEuropean Network) - la più grande federazione mondiale non governativa che si occupa di salute produttiva e riproduttiva delle donne – in collaborazione con Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) e Rebel Network (Rete femminista per i diritti), l’incontro ha visto la partecipazione di attiviste e attivisti nazionali e internazionali (provenienti daPolonia, Croazia, Stati Uniti e America Latina).

Di particolare significato la presenza di Yuri Guaiana (All Out), ideatore e promotore di quella petizione online per la revoca dei patrocini istituzionali al Wcf, che ha superato mercoledì scorso le 143.000 adesioni.

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Un film horror che, già selezionato per il Medieval Film Festival e per il Nazist Festival, è degno dei Mentecat Awards.

Tale è secondo la Sora Cesira, la cantante e comica 'senza volto' diventata una web star con le sue canzoni-parodia e i suoi video di satira politica, il Congresso mondiale delle Famiglie, iniziato oggi a Verona: un vero capolavoro dell'orrore. Così il video, che ha dedicato all'assise veronese, è proprio un montaggio di scene di pellicole horror associate a unioni tra persone dello stesso sesso, inseminazione artificiale, divorzio.

«Un incubo a occhi aperti, un'angoscia senza fine, orrore allo stato puro», recita la voce fuori campo, come sei si trattasse di un trailer cinematografico, dove scorrono anche i volti di alcuni noti politici, da Matteo Salvini a Giorgia Meloni, e di alcuni relatori attesi al World Congress of Families.

«Più orripilante di Luca era gay, più soprannaturale di Riscoprirsi normali, più aberrante de La riproduzione artificiale dell'umano: Il Congresso della Famiglia», conclude il finto spot, mentre sul tabellone dei relatori fa irruzione un gorilla furioso.

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Torino loves and welcomes all kind of families ("Torino ama e dà il benvenuto a tutti  i tipi di famiglia", ndr). Recita così lo striscione esposto sulla facciata del Palazzo Civico del capoluogo piemontese in concomitanza con l'avvio del World Congress of Families a Verona.

«Da tempo – ha spiegato la sindaca Chiara Appendino - il Comune di Torino ha deciso di mutare la visione di un unico modello di famiglia pensando a quella pluralista, che riconosce come famiglie le realtà sociali che formano la nostra società. Per questo motivo abbiamo deciso oggi, in contemporanea con la conferenza di Verona, di esporre e confermare ancora una volta la visione della Città di Torino. Qui tutte le famiglie sono benvenute. Nessuna esclusa».

Da parte sua Marco Giustaassessore comunale ai Diritti e alle Politiche familiari, ha rilevato come famiglie siano «persone sole, anziani, zii e nipoti, figli e figlie, nonne e cugine, mariti e mogli, compagni e compagne.

Famiglie sono quelle di nuova costituzione, quelle ricomposte, quelle allargate, quelle che comprendono relazioni anche tra più di due persone, quelle che vorremmo costruire, quelle che sogniamo, gli spazi relazionali che riempiamo di significato. Famiglie sono le coppie omogenitoriali, le loro figlie e figli che la nostra Amministrazione ha deciso di riconoscere, prima in Italia.

Famiglie sono relazioni, lingue, culture, religioni, storie, lavoro, fatica quotidiana, affetto, amore, cura per l’altra o per l'altro. Famiglie è il proprio gatto, il cane, lo spazio confortevole a cui tornare la sera. Ogni persona porta con sé la propria idea di famiglia, il proprio modello, e compito di una istituzione non potrà mai essere quello di escluderne alcuni, peggio ancora ritenerne uno o altro superiori moralmente.

Perché dietro a questa posizione in realtà se ne nascondono altre: la giustificazione alle violenze maschili e di genere, che avvengono soprattutto negli spazi relazionali, la discriminazione verso chi non si adegua ad un modello imposto, l'attacco alle soggettività Lgbti che rifiutano i ruoli sociali culturalmente imposti e non si riconoscono nelle identità prescritte, un razzismo istituzionale, che sdogana quello sociale, che da un lato nega diritti e innalza confini e dall'altro sfrutta il lavoro migrante».

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Famiglia. Attorno a questa parola di 8 lettere si consuma da alcuni decenni lo scontro frontale tra la collettività Lgbt e la parte più conservatrice della società, della politica, delle religioni monoteiste, non dico della cultura perché se accostiamo il concetto con la destra siamo in Italia all’ossimoro. È attorno all’idea di famiglia "tradizionale" che si raduna ogni anno, in una diversa città del mondo, quell’internazionale nera ed omofoba (ma pure sovranista, suprematista, misogina e chi più ne ha più ne metta), che da oggi fino al 31 marzo sarà di scena a Verona con strombazzamento di ministri, sottosegretari ed esponenti più o meno mostruosi del bigottismo e del bacchettonismo italico.

Li conosciamo bene. Sono quelli che passano la loro vita a darci fastidio, a dipingere gli omosessuali come persone da “curare” (si consiglia vivamente la visione al cinema, in questi giorni, di Boy Erased, che ci illumina sulle “terapie di conversione” basate sulla “cristologia” per eterosessualizzare gay e lesbiche credenti), esseri “deviati” e malati che rappresentano un pericolo per la società e, soprattutto, vogliono “minare alle fondamenta” la vita sociale con la loro pretesa di essere riconosciuti come famiglia a tutti gli effetti.

Per costoro, ma anche per il Vaticano che si è detto d’accordo nella sostanza, la famiglia etero è “iscritta da sempre nel cuore degli uomini” da Dio in persona, quel Dio di cui ovviamente loro sono gli interpreti fedeli, senza tema di essere smentiti dalle scienze sociali e dalla realtà dei fatti.

Sarebbe difficile persino per i campioni mondiali del bigottismo negare l’esistenza di milioni di lesbiche e gay. Ripiegano allora sul negazionismo familiare, negando l’esistenza della vita familiare per la collettività e le persone Lgbt. È un’ operazione, anche questa, che si scontra con la realtà: sono infatti milioni le coppie Lgbt che nel mondo libero si sono sposate o unite civilmente (in Italia alla fine dell’anno si supereranno le 30mila persone, un dato assolutamente eclatante e innegabile), offrendo una testimonianza d’amore che non mira certo a distruggere le famiglie composte da un uomo e da una donna, dalle quali per lo più proveniamo tutti, e che a loro volta non si sentono affatto minacciate dalle nuove coppie e dal loro “matrimonio”. Anzi, è commovente la partecipazione dei parenti alle cerimonie delle unioni civili!

Da diversi decenni andiamo dicendo che ogni epoca ha il suo tipo di famiglia e che è totalmente falso dire che la famiglia così come la conosciamo oggi è sempre esistita e sempre esisterà come icona immutabile della volontà divina e della “natura”. Un’idea, quella della natura umana, usata come una clava contro la collettività Lgbt come se le persone omosessuali non fossero “naturali” come chiunque altro, mentre di “contronatura” ci sono solo l’omofobia, l’esclusione e l’odio verso la diversità, per non parlare della pretesa di perpetuare il dominio del maschilismo sul mondo e sulla vita familiare.

Ecco. A Verona non si parlerà certo della totale mancanza di democrazia nella vita domestica, dove le donne lavorano molto ma molto di più dei loro mariti per accudire la casa e i figli (salvo lodevoli ed encomiabili eccezioni, che però non sono la regola). Come non si parlerà delle patologie della vita della famiglia tradizionale, che ovviamente per l’internazionale bigotta non esistono: una donna viene uccisa ogni tre giorni, il 95% delle violenze sui minori è consumato in ambito familiare, il predominio maschilista e patriarcale è stato solo modestamente scalfito, la violenza contro i diversi è la regola, soprattutto gli omosessuali che a volte vengono letteralmente buttati fuori casa dopo un timido coming out.

Poi, certo, ci sono le famiglie per bene e per fortuna sono anche tante. Ma ciò non vuol dire che le patologie della vita familiare debbano essere dimenticate o, peggio ancora, esplicitamente negate in quanto “temi irrilevanti”, come ci hanno detto i promotori dell’appuntamento bacchettone.

In sostanza siamo a due visioni opposte della vita familiare che, come dice la sentenza Oliari (Corte Europea dei Diritti dell'Uomo del 21 luglio 2015), non può essere negata a nessuno e in particolare alle persone Lgbt (e infatti l’Italia è stata condannata al risarcimento delle coppie ricorrenti e occorre riconoscere al governo Renzi di non aver fatto ricorso alla Grande Chambre contro la sentenza). Anche il Trattato di Lisbona, a cui è associata la Carta dei diritti fondamentali della UE, riconosce a tutti il diritto alla vita familiare (gli articoli 7, 9 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, entrata in vigore il 1° dicembre 2009).

E allora? Allora, da una parte ci sono i bigotti veronesi che, contro la storia, pretendono di riconoscere solo l’unione tra uomo e donna, ma solo se “aperta alla riproduzione” (parentesi: come la mettiamo con milioni di coppie etero che non vogliono o non possono fare figli?), e chiedono che lo Stato sostenga questo modello etero-riproduttivo escludendo tutti gli altri. Dall’altra parte ci sono la realtà, la vita, le persone vere. In Italia meno del 40% della popolazione oggi vive in una famiglia “tradizionale”. Nel nord Europa il dato è ancora più marcato: in Danimarca siamo al 25%. 

Paradossalmente, quindi, gli oscurantisti di Verona chiedono l’esclusione e la discriminazione della maggioranza delle cittadine e dei cittadini italiani. Nessuno di noi si è mai opposto a misure di sostegno della vita familiare, anzi. È l’ipocrisia della destra italiana a dimenticare i veri problemi della famiglia e del welfare familiare, a partire dai 2 milioni e 850 mila disabili gravi, assistiti da 8 milioni di caregiver familiari senza nessun sostegno dallo Stato. Dove sono le politiche di sostegno, al di là della propaganda familista?

Ci dicono che c’è famiglia se c’è un uomo e una donna con i figli, punto. Noi diciamo che c’è famiglia dove ci sono due persone che si vogliono bene, indipendentemente dal fatto che siamo due donne o due uomini, o una o due trans, o due persone che banalmente decidono di costruire la loro vita come vita familiare. Cos’è o cosa non è famiglia lo decide Salvini col travestimento di turno? O la sfilza di bigotti di cui ha infarcito il suo partito? Chi devo amare, come lo devo fare, come devo vivere e come posso morire lo decide Gandolfini, o Pillon, o il tipo di Crotone di cui non ricordo nemmeno il nome, e che pretende che la donna sia serva e schiava in casa?

Il capo leghista, bontà sua, dice che non è interessato a come le persone fanno l’amore in casa propria tra le mura domestiche. Ma qui non è solo una questione di sesso: il tema è il rispetto della vita familiare altrui, dell’idea che c’è famiglia dove ci sono gli affetti, dove le persone si sostengono a vicenda, dove ci si aiuta, dove si è solidali, e dove - perché no? - assieme all’amore c’è amicizia, stima, e desiderio l’uno dell’altro o l’una dell’altra. 

Chi lo decide? Semplice: lo decidono le persone, una per una, e non certo l’internazionale bigotta.

La vera differenza tra democrazia e i regimi autoritari da cui provengono i relatori di Verona è tra libertà e autonomia dell’individuo e l’autoritarismo che sgorga a piene mani dai vari Orban e dai vari Smirnof, che parlano a vanvera delle vite degli altri (la citazione non è casuale) come se milioni di persone non esistessero e come se non esistesse la loro volontà.

E nemmeno la Storia. La famiglia mononucleare e “tradizionale” come la si propaganda oggi non è sempre esistita: si può dire che c’è da due secoli o poco più, essendo il frutto di quell’economia tayloristico-fordista che ha trionfato tra l’800 e il 900 e a cui serviva la riproduzione a basso costo della forza lavoro. Si abitava vicino alla fabbrica e la vita era predeterminata: si nasceva, ci si fidanzava, ci si sposava, si facevano figli che andavano ad occupare il posto di lavoro dei padri e si moriva. 

È ancora così oggi? Direi proprio di no. Può piacere o non piacere (e molti aspetti non piacciono nemmeno a me) ma quella società in gran parte non c’è più e la rivoluzione digitale e la robotizzazione la cambieranno ulteriormente. Ora e sempre di più in futuro le famiglie saranno frutto di una scelta basata sulle affinità tra due persone, sugli affetti, sulla speranza di felicità che una relazione può offrire.

Se ne facciano una ragione i bigotti e anche lo Zelig della politica italiana che balbetta quando gli dicono che esistono famiglie gay felici e che felici sono anche i loro bambini. La destra omofoba e bigotta può vincere qualche elezione sfruttando e promuovendo tutte le paure del mondo, ma non può cambiare il corso della storia o farci tornare indietro di secoli, magari all’epoca romana, quando dalla Rupe Tarpea un padre poteva gettare nel precipizio i figli che non voleva. O come proprio a Verona dove due ragazzi, Giulietta e Romeo, si suicidano a causa delle assurde rivalità tra le loro famiglie di origine.

Nel passato la famiglia è stata anche questo orrore, che speriamo non si ripeta mai più anche grazie alle famiglie Lgbt e a quel meraviglioso pluralismo delle  nuove famiglie che non piacciono agli adunati di Verona ma che possono essere l’occasione di un mondo più amorevole e più felice.

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Alle 11:30 Yuri Guaiana, Luigi Turri e Gabriele Piazzoni, a nome di All Out, Arci e Arcigay, hanno consegnato presso gli uffici della Provincia di Verona in Palazzo Capuleti le richieste di revoca dei patrocini istituzionali al Congresso mondiale delle Famiglie, che avrà luogo nella città scaligera dal 29 al 31 marzo.

Ben più di 143.000 le firme raccolte a seguito della petizione che, lanciata meno di un mese fa da All Out col sostegno di 29 associazioni nazionali e internazionali, ha contribuito, il 22 marzo, alla cancellazione del logo della presidenza del Consiglio dei ministri (in connessione col ritiro del relativo patrocinio) dal sito del World Congress of Families.

La consegna è avvenuta nel corso di un flash mob, sul cui valore così si è espresso Yuri Guaiana, Senior campaign manager di All Out: «Oltre a essere la sede di una delle istituzioni che hanno concesso il patrocinio al Congresso mondiale delle famiglie, questo luogo è anche altamente simbolico perché rappresenta l'emblema dell'inclusione. Di fianco a Palazzo Capuleti infatti si trovano la tomba di Giulietta e il Museo degli Affreschi, dove si celebrano le unioni civili».

Contemporaneamente alla consegna delle firme, raccolte in apposite scatole, le stesse sono state digitalmente inviate alla presidenza del Consiglio dei Ministri, al ministero per la Famiglia e le Disabilità, alla Regione Veneto e alla Regione Friuli-Venezia Giulia.

«Queste istituzioni – ha proseguito Yuri Guaiana – devono tener conto delle idee di tutti i cittadini: non possono rendersi parte e strumento di una campagna ideologica che tende a escludere. Con la loro decisione di patrocinare questo evento stanno trasmettendo un'immagine del nostro Paese, che non ci fa certo onore presso la comunità internazionale».

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In occasione della XIII° edizione del World Congress of Families, che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo, attiviste e attivisti nazionali e internazionali (provenienti daPolonia, Croazia, Stati Uniti e America Latina) si incontreranno e confronteranno, sabato 30 marzo, nella città scaligera. Dalle 9:00 alle 13:00 avrà infatti luogo, presso l'Accademia dell’Agricoltura, Lettere e Scienze (via del Leoncino, 6), il convegno Italia laica, Verona libera.

Organizzato daIppfen (International Plannede Parenthood FederationEuropean Network) - la più grande federazione mondiale non governativa che si occupa di salute produttiva e riproduttiva delle donne – in collaborazione con Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) e Rebel Network (Rete femminista per i diritti), l’evento convegnistico si configura come una risposta delle associazioni e movimenti a quel Congresso mondiale delle Famiglie, che accanto a relatrici e relatori, distintisi per posizioni misogine e omofobe, vedrà la presenza dei ministri Bussetti, Fontana e Salvini.

Necessaria, dunque, una «mobilitazione senza precedenti – come dichiarato dalle realtà organizzatrici del convegno - per denunciare una precisa strategia politica con una visione misogina della storia alle donne, che non risparmia i diritti di omosessuali, Lgbt e di qualsiasi forma di famiglia "non tradizionale".

Ultimo atto in ordine di tempo del disegno reazionario, fondamentalista e di destra che fa da cornice al Wcf di Verona, è di questi giorni: l'insidiosa proposta di legge della Lega che si propone di limitare gli effetti della legge 194 che regola l’aborto, introducendo il riconoscimento giuridico del concepito al fine di adozione, ovvero l'adozione del feto.

Il convegno Italia laica, Verona libera ha l'obiettivo di dare vita a uno spazio comune di unità e mobilitazione per tutta la società civile e i movimenti,per affrontare le sfide che ci attendono e per una mobilitazione civica che vada oltre Verona. L'iniziativa sarà ancheuna opportunità per costruire proposte concrete prima di partecipare al corteo organizzato da Nonunadimeno nel pomeriggio del 30 marzo».

verona libera programma

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A tre giorni dall’inizio del World Congress of Families ne è stato oggi comunicato il programma dettagliato. Accanto ai nomi già noti di relatori e relatrici, sui quali sono stati versati nelle ultime settimane i proverbiali fiumi d’inchiostro, ne sono comparsi altri e non di meno rilievo.

In campo ecclesiastico cattolico, oltre ai saluti iniziali del vescovo di Verona Giuseppe Zenti (cui aveva già accennato, in ogni caso, il consigliere comunale veronese Alberto Zelger nella conferenza stampa di presentazione del Wcf), la novità è costituita dagli interventi di tre antibergogliani di ferro: l’arcivescovo di San Francisco Salvatore Joseph Cordileone e i card. Raymond Leo Burke e Walter Brandmüller (i quali risultano sul programma consultabile online sul sito di ProVita ma non sulle brochure stampate per i congressisti).

Se il primo è noto per un conservatorismo teologico congiunto a una ferma opposizione a ogni forma di riconoscimento dei diritti delle persone Lgbti (anche se sul suo intransigentismo grava la macchia di un arresto per guida in stato d’ebbrezza), i due porporati devono la loro fama soprattutto quali firmatari dei Dubia sull’Amoris Laetitia (gli altri due, Caffarra e Meisner, sono deceduti) nonché dell’appello ai presuli partecipanti al summit vaticano sulla prevenzione di abusi su minori e adulti vulnerabili.

Si scopre, inoltre, che a prendere la parola saranno anche Maria Giovanna Maglie, l’europarlamentare forzista Elisabetta Gardini (al posto di Antonio Tajani), Enrico Scio (managing director del gruppo La Verità srl) e l’ex deputato leghista Claudio D’Amico, che è responsabile dei Rapporti con i partiti esteri per il Carroccio nonché consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini.

Non si può non ricordare come D’Amico abbia curato i rapporti tra Lega e il partito russo Russia Unita, organizzando nell'ottobre 2014 un incontro tra Matteo Salvini e Vladimir Putin.

Mentre inoltre il panel sulla “famiglia naturale” sarà moderato da Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, quello sulla crisi democrafica vedrà investito di un tale compito Maurizio Belpietro, direttore de La Verità e di Panorama.

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«Vogliamo un' Italia laica e Verona libera dagli integralisti». Questo l’appello lanciato da associazioni e movimenti che, in vista del Congresso mondiale delle Famiglie, in programma a Verona dal 29 al 31 marzo, hanno accolto la proposta di Ippfen (International Planned Parenthood Federation European Network) e Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) in collaborazione con Rebel Network.

Al grido di Italia laica, Verona libera esse si riuniranno, il 30 marzo, nel capoluogo scaligero per denunciare il World Congress of Families, indicato in una nota congiunta come «iniziativa internazionale omofoba contro la libertà e l'autodeterminazione delle donne e contro l'autodeterminazione delle scelte affettive e familiari».

Prima di partecipare al corteo pomeridiano di protesta, organizzato da Non una di meno, le associazioni si confronteranno in un convegno, dalle 9.00 alle 13.00, presso l'Accademia dell’Agricoltura, Lettere e Scienze (in via del Leoncino 6), dando così «vita – come continua la nota - a uno spazio comune di impegno, unità e mobilitazione per tutta la società civile e i movimenti, che sia una opportunità di proposta costruttiva prima del corteo di protesta del pomeriggio». Al convegno parteciperanno anche figure di rilievo internazionale quale Gillian Kane e Marina Škrabalo.

Dal momento che la tre giorni veronese vedrà la partecipazione dei ministri Salvini, Fontana e Bussetti, del governatore del Veneto Luca Zaia e del sindaco di Verona Federico Sboarina, ne segue, per gli organizzatori «la necessità di creare una nuova alleanza tra associazioni della società civile, con gli uomini e le donne delle tante associazioni e movimenti per affrontare le sfide che abbiamo davanti e per una mobilitazione civica che vada oltre Verona».

La costruzione di una potente rete, «è fondamentale - sottolineano i promotori - per parlare un linguaggio corale, forte e costruttivo. Necessaria, tanto più oggi, di fronte ai violenti e reiterati attacchi alla libertà di donne e uomini, in particolare ai diritti conquistati negli anni passati dall’iniziativa politica del movimento delle donne, che grazie alle battaglie deomocratiche insieme a chi si batteva per la laicità dello Stato, seppe imporre nella società italiana i temi dell'autodeterminazione, dei diritti e della libertà».

Ad aver finora aderito sono Agedo, Alfi, Anpi, Arci, Arcigay, All Out, Associazione Luca Coscioni‎, Associazione Radicale Certi Diritti, Avvocatura per i diritti Lgbt – Rete Lenford, Chiesa Pastafariana, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Coordinamento Torino Pride, Differenza Donna, Di.Re (Rete centri antiviolenza), Edge, Famiglie Arcobaleno, Gaynet, I sentinelli di Milano, Ippfen, Laiga - Libera Associazione Italiana Ginecologi per l'applicazione della legge 194/78, Link Coordinamento universitario, Mit - Movimento Identità Trans, Movimento per i beni comuni, Nelfa Aisbl, Rebel Network, Rete della Conoscenza, Rete Educare alle Differenze, Rete Genitori Rainbow, Snoq Nazionale, Snoq Torino, Ufficio Nuovi Diritti Cgil Nazionale, Unione degli Studenti, Vita di donna.

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