Il 2019 è un anno significativo per la collettività arcobaleno mondiale.

Il 28 giugno ricorrerà, infatti, il 50° anniversario dei Moti di Stonewall, da cui ebbe inizio la collettiva riscossa delle persone Lgbti. Motivo per cui Madonna, nell’esibirsi il 1° gennaio, presso lo Stonewall Inn Bar di New York (dove scoppiò la rivolta, raccontata per la prima volta, da The Village Voice), ha parlato di «storico anno».

E storiche saranno le celebrazioni anniversarie che si terranno nella Città della Grande Mela, perché in esse la memoria si farà profezia, annuncio, monito a riguardare il passato come inizio e stimolo per un rinnovato movimento di liberazione dalle forme contemporanee d’oppressione.

Un passato cui riandare costantemente perché, come ricordato da Sylvia Rivera nel corso del Pride di New York del ’94 con tanto di cartello Justice for Marsha (in riferimento a Marsha P. Johnson, protagonista dei Moti di Stonewall, deceduta 26 anni fa in circostanze sospette), “Noi siamo la vostra storia”. 

Un appuntamento, dunque, di primaria importanza quello del World Pride del 30 giugno, cui parteciperà anche una delegazione italiana che, promossa dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, si comporrà di oltre 50 associazioni Lgbti: Agedo, Alfi, Arc Cagliari, Arcigay Antinoo – Napoli, Arcigay Catania, Arcigay Makwan Messina, Arcigay Palermo, Arcigay Pisa, Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia, Arcigay Rovigo, Arcigay Siracusa, Arcigay Tralaltro Padova, Arco - Associazione Ricreativa Circolo Omosessuali, Associazione Frame, Associazione Libellula, Associazione TGenus, Azione Gay e Lesbica Firenze, Beyond Differences, Cassero Lgbti Center, Certi Diritti, Chimera Arcobaleno - Arcigay Arezzo, Circolo Red Bologna, Colt - Coordinamento Lazio Trans, Comitato Bologna Pride, Coordinamento Liguria Rainbow, Coordinamento Palermo Pride, Coordinamento Torino Pride, Cromatica - Associazione Nazionale Cori Arcobaleno, Di’Gay Project, Edge. Excellence and Diversity by Glbt Executives, Famiglie Arcobaleno, Gaycs, Gaynet, Globe-Mae, Gruppo Trans* Bologna, I-Ken, I Mondi Diversi, Ireos, I Sentinelli di Milano, La Fenice Gay, L.E.D. Libertà e Diritti Arcigay Livorno, Lesbiche Bologna, Mit - Movimento Identità Trans, Mos - Movimento Omosessuale Sardo, NovarArcobaleno, Nudi - Associazione Nazionale di Psicologi per il benessere Lgbtiq, Omphalos Lgbti Perugia, Pinkriot, Pochos Napoli Asd, Polis Aperta, Politropia, Pride Vesuvio Rainbow, Rete Genitori Rainbow, Rete Lenford, Roma Eurogames 2019, Stonewall Siracusa, Toscana Pride, Vicenza Pride.

Un appuntamento significativo, dunque, per celebrare un pezzo della loro storia comune proprio «nella città – come recita il comunicato congiunto oggi diffuso - dove tutto ha avuto inizio: New York». Ma senza dimenticare che «il 2019 sarà una data importante anche per noi in Italia. Nel 1979, infatti, si tenne a Pisa il primo Corteo del Movimento Omosessuale Italiano e quest’anno ne ricorre il 40esimo anniversario.

Nel 1994, poi, a 25 anni dalla rivolta che ha cambiato la nostra storia, a Roma si è tenuto il primo Pride unitario. Migliaia di persone si sono riversate per le strade della Capitale dando inizio a una manifestazione che, nel corso degli anni, si è affermata come il più grande evento di piazza LGBT+ italiano e uno dei maggiori tra del Paese.

Nel corso di questi 25 anni Roma ha ospitato il primo World Pride della storia, nel 2000. Ideato, organizzato e fortemente voluto contro tutto e tutti dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli che ha candidato la Capitale per ospitare di nuovo, dopo 25 anni, il World Pride del 2025».

Un’iniziativa, questa, a riprova del dinamismo del Mieli soprattutto negli ultimi anni, segnati, in particolare, dal fondamentale contributo alla stesura del testo del primo progetto di legge regionale in Lazio contro l’omotransfobia che, avente come prima firmataria la consigliera Marta Bonafoni e presentata nel giuno 2017 (ma ripresentata nell'aprile 2018), è adesso al vaglio della Commissione preposta.

Nei prossimi giorni, infine, sarà resa nota anche la composizione della delegazione organizzata da Arcigay Nazionale.

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Una riabilitazione a tutti gli effetti quella di don Vitaliano Della Sala da parte della Chiesa cattolica. Già, perché il sacerdote irpino, vicino al movimento no-global e dissenziente dai dettami magisteriali, soprattutto, in materia di morale sessuale, è stato nominato dal vescovo di Avellino, Arturo Aiello, parroco delle parrocchie dei SS. Pietro e Paolo e dell’Annunziata in Mercogliano (Av). Come se non bastasse, gli è stato affidato anche l’incarico di vicedirettore della Caritas diocesana.

Ma è necessario fare un passo indietro. Il 22 novembre 2002 don Vitaliano era stato rimosso dall’ufficio di parroco della parrocchia di San Giacomo Apostolo in Sant’Angelo a Scala, che ricadeva all’epoca sotto la giurisdizione dell’abbazia territoriale di Montevergine

Nel decreto di rimozione a firma dell’abate ordinario Tarcisio Giovanni Nazzaro (lo stesso che aveva da poco tuonato contro la juta dei femminielli a Montevergine) venivano contestati al prete barricadero il suo aperto dissenso dal «Magistero dei Pastori, prendendo più di una volta posizioni contro i pronunciamenti della Sede Apostolica» e il suo perseverare «nella frequenza di "centri" e "associazioni" ben noti per la diffusione di idee in contrasto con la dottrina e l'insegnamento della Chiesa e che non rifuggono neanche dalla violenza». 

Ma come si disse sin da allora e come confermato da fonti interne alla comunità monastica di Montevergine, l’abate Nazzaro fu costretto a procedere canonicamente contro don Vitaliano a seguito di specifiche disposizioni vaticane.

Al sacerdote non si perdonava soprattutto la partecipazione al World Pride dell’8 luglio del 2000. Partecipazione che, preceduta da una lettera aperta all’allora Vicario di Roma, card. Camillo Ruini, si concretò in un focoso discorso sul palco del Pride, durante il quale attaccò l’arcivescovo di Lima Juan Luis Cipriani Thorne (che Giovanni Paolo II avrebbe elevato alla porpora cardinalizia l’anno seguente) ma soprattutto i cardinali Angelo Sodano (all’epoca segretario di Stato) e Pio Laghi (all’epoca prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica), per aver sostenuto e tratto vantaggio dalle dittature militari di Augusto Pinochet in Cile e di Jorge Rafael Videla in Argentina. 

Di un tale discorso ecco come ne parlò lo stesso abate Nazzaro nel decreto di rimozione: «Sconvolgente e scandaloso rimane il discorso tenuto a Roma nella giornata del World Gay Pride 2000 in cui arriva a sostenere: che esiste un'altra Chiesa. Ma sono qui anche a testimoniarvi che esiste un'altra Chiesa oltre a quella del Vaticano, che ci sono personaggi compromessi con regimi dittatoriali e sanguinari che invece nella Chiesa fanno carriera.

Accusa l'arcivescovo di Lima, un vescovo dell'Opus Dei; il card. Pio Laghi, una carriera fatta sul sangue dei desaparecidos in Argentina; il card. Sodano, diventato addirittura segretario di stato facendo carriera sul silenzio delle stragi di Pinochet in Cile; il card. Ruini... Perciò la Chiesa (di Roma, il Vaticano) deve cominciare: a riflettere su di voi, su cosa significa essere gay; a confrontarsi con voi; a non considerarvi né peccatori, né gay, né diversiSeguono poi tre Guai a voi... contro gli uomini del Vaticano... 

Dall'alto della sua autoesaltazione si è spinto perfino a sporgere denunzia contro il cardinale Biffi (assolto con formula piena) e a persistere nel sostenere la denunzia anche su RaiTv 1 ne "Il caso" di Biagi in diretta tv.

Nei giorni immediatamente seguenti al Gay Pride di Roma ha osato addirittura giudicare e disapprovare, sia pure con parole vellutate, il S. P. Giovanni Paolo II che aveva espresso il suo dolore per la giornata dei gay. Don Vitaliano si dichiarava dispiaciuto per le parole del Sommo Pontefice e concludeva: È come un papà che sbaglia!».

Nonostante i divieti ricevuti, don Vitaliano continuò a «partecipare a manifestazioni di dissenso». Il che indusse, il 22 febbraio 2005, l’abate Nazzaro a sospenderlo a divinis per la durata di sei mesi. 

Ma, proprio il 15 maggio di quell’anno, l’abbazia di Montevergine – anche in ragione di gravi dissesti finanziari che avrebbero spinto nel 2006 Nazzaro a rassegnare le dimissioni – veniva privata della giurisdizione sulle sue 9 parrochie (compresa quella di Sant’Angelo a Scala), la cui cura pastorale fu ceduta alla diocesi di Avellino.

Iniziò così la parziale reintegrazione di don Vitaliano negli uffici pastorali. Anche se non riconfermato parroco a Sant’Angelo della Scala (ma potè tornare a celebrare in paese), il sacerdote nel 2009 fu nominato dal vescovo Francesco Marino amministratore parrocchiale della chiesa madre dei SS. Pietro e Paolo a Mercogliano.

Infine, con la nomina di Arturo Aiello a vescovo di Avellino, il 6 maggio 2017, quella piena riabilitazione, che, in ogni caso, non ha comportato alcun cambio sostanziale in don Vitaliano. Il quale continua a esse prete di strada, in prima linea nel lottare in difesa di chi subisce povertà, emarginazione, discriminazione.

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Il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli ha presentato la candidatura per organizzare il World Pride del 2025 a Roma. La storica associazione Lgbti, che da anni promuove importanti manifestazioni ed è stata promotrice di eventi come il World Pride del 2000 e l’Europride del 2011 con la partecipazione di Lady Gaga, ha diffuso la notizia in un comunicato.

Per saperne di più, abbiamo incontrato il presidente Mario Colamarino.

Come mai candidare proprio Roma per il World Pride del 2025 e che prospettive di successo ha la candidatura?

Il World Pride è nato a Roma nel 2000 su iniziativa del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Ha rappresentato uno spartiacque nella storia del movimento Lgbti italiano e mondiale. Vogliamo perciò che il 2025 possa diventare un’altra tappa storica nel cammino della nostra comunità. Il comitato InterPride si è dimostrato favorevole alla nostra idea di riportare il World Pride a Roma. La candidatura è stata appena presentata: c'è un iter da seguire ma in poche ore è già arrivato il sostegno di tante realtà Lgbti e non. C'è tanto entusiasmo e non solo in Italia all'idea che il World Pride ritorni a Roma per celebrare un anniversario così importante.

È mera coincidenza che sia stato proposto proprio il 2025, anno in cui ricorrerà nuovamente il Giubileo?

Il World Pride è nato nel 2000: è normale che il 2025 rappresenti un anniversario importante. A noi non interessa un'inutile polemica con la Chiesa cattolica. Anche se è vero che l'attuale Chiesa non ha la stessa ostilità di quella del 2000, a noi interessa piuttosto realizzare un 'giubileo' per la nostra comunità. Una celebrazione di 25 anni di lungo lavoro per l'equiparazione dei diritti che, si spera, per allora pienamente raggiunta anche in Italia.

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52 carri e oltre un milione di persone anche se le relative stime, al solito, variano fino ad arrivare alla cifra di quattro milioni. Ma poco importa. La quinta edizione del World Pride, che si è tenuto a Madrid, è stata all'insegna d'un successo straordinario. Numerosi i partecipanti italiani. Tra questi anche Angelo Leggieri, che ha ideato il personaggio di Gender Parisi in una con Tele Gender (canale YouTube e pagina Facebook). Nato per ridicolizzare le posizioni omofobe ampiamente diffuse in Italia, il canale ha in cantiere una Sit Com e servizi su aggressioni nei riguardi delle persone Lgbti. Inoltre è prevista per metà luglio l'uscita del video ufficiale de Il mio nome è gender presentata in anteprima live al Lazio Pride di Latina. 

Nei panni di Gender Parisi Leggieri ha intervistato durante il World Pride Jesús Cosano, giornalista di Telemadrid. Tra le domande poste anche una sulla presunta correlazione tra Pride e picchi di malattie sessualmente trasmissibili come l'epatite A. Cosano ha risposto che si tratta, a suo parere, di enormi stupidità ma anche d'azioni volte a impaurire quanti partecipano al Pride anche per sconfiggere la paura dell'Hiv e delle malattie sessualmente trasmissibili. Argomento, fra l'altro, cui si ricorre ancora ampiamente in maniera distorta per stigmatizzare le persone omosessuali e transessuali.

Guarda la video intervista integrale.

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Oltre un milione di persone si sono riversate ieri sulle strade di Madrid per la quinta edizione del World Pride. Partita alle 17.00 dalla Plaza del Emperador Carlos V (più conosciuta come Glorieta de Atocha), la parata è stata aperta dallo striscione con la scritta Por los derechos LGTBI en todo el mundo e si è conclusa dopo la mezzanotte in Plaza de Colón.

Ben 52 i carri che hanno caratterizzato la marcia dell'orgoglio Lgbti. Fra i leader scesi in piazza anche Pablo Iglesias, Pedro Sanchez e Albert Rivera, rispettivamente segretari di Podemos, Psoe e Ciudadanos. Tra la folla gioiosa e multicolore anche alcuni volti "storici" della lotta per i diritti della collettività Lgtbi, duramente vessata dal regime franchista. Fra i pià noti quello della donna transessuale Laura Antonelli, oggi deputata regionale socialista di Madrid, il cui coming out avvenne alla fine degli anni '70. 

 

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Mancano otto giorni all’inizio del World Pride che si terrà quest’anno a Madrid e avrà il proprio culmine nella grande parata del 1° luglio

In preparazione dell’evento Axel Hotels (la catena alberghiera che, fondata nel 2003 con la prima struttura in Barcellona e diretta al pubblico Lgbti, si definisce non senza ironia eterofriendly in quanto “spazio aperto a tutto il mondo”) ha lanciato un video in cui i passi biblici di Genesi 6, 13 – 7, 5 sono reinterpretati attraverso la campagna firmata dal direttore creativo catalano Kike Doatis

L’arca di Noè diventa il simbolo di quella barca comune, su cui tutte le coppie sono invitate a salire. In nome di quel rispetto per la diversità umana, sessuale, etnica e culturale che Axel Hotels promuove sin dai suoi inizi.

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