Francesco Lepore

Francesco Lepore

Con 40 voti favorevoli, 4 contrari e 4 astenuti le unioni civili sono da oggi legali anche nella Serenissima Repubblica di San Marino

Ieri il Consiglio Grande e Generale di quella che è ritenuta la più antica repubblica del mondo ancora esistente aveva infatti iniziato a discutere, in seconda lettura, sul progetto di legge di iniziativa legislativa popolare Regolamentazione delle Unioni civilipresentato il 18 dicembre 2017 da Valentina Rossi e altri componenti della locale cittadinanza.

Emendato e approvato in prima lettura dalla Commissione consiliare permanente Affari Costituzionali e Istituzionali il 27 settembre, il testo di legge è strutturato in 14 articoli.

Di particolare rilievo è quello iniziale che recita: «L’unione civile è il contratto mediante il quale è regolata una comunità di tipo familiare composta da due individui maggiorenni dello stesso sesso o di sesso diverso al fine di organizzare la loro vita in comune».

Nel corso del dibattito Davide Forcellini (Rete) aveva presentato l’ordine del giorno sottoscritto dai gruppi di Dim, Psd e Ps per integrare l'articolo 4 della Dichiarazione dei diritti dei cittadini e dei principi fondamentali dell'ordinamento sammarinese.

Il dibattito era stato poi sospeso e ripreso in seduta notturna con l’esame dell’articolato. Poi la messa al voto e l’approvazione intorno all’1:00.

Viva soddisfazione è stata espressa da Marco Tonti, presidente di Arcigay Rimini, che ha fattivamente contribuito al conseguimento di un tale risultato.

«E la Repubblica di San Marino, la più antica repubblica del mondo, ha la sua legge per le unioni civili. È un momento storico per la piccola repubblica in cui l'omosessualità era criminalizzata solo fino al 2004». 

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Parere negativo del Garante per la Protezione dei dati personali sulla sostituzione della dicitura genitore 1 e genitore 2 con padre e madrenei moduli per il rilascio della carta di identità elettronica per i figli minorenni.

A sollevare la questione era stato il ministro dell'Interno Matteo Salvini e il Viminale si era poi rivolto all'Autorità perché si pronunciasse sullo schema di decreto destinato a riformare la modulistica. 

Con parere, datato 31 ottobre e pubblicato sul sito del Garante, l'Authority guidata da Antonello Soro ha dichiarato che «la modifica in esame è suscettibile di introdurre, ex novo, profili di criticità nei casi in cui la richiesta della carta di identità, per un soggetto minore, è presentata da figure esercenti la responsabilità genitoriale che non siano esattamente riconducibili alla specificazione terminologica padre o madre.

Ciò, in particolare, nel caso in cui sia prevista la richiesta congiunta (l'assenso) di entrambi i genitori del minore (documento valido per l'espatrio)».

Plauso per tale decisione è stata espressa dal direttore dell'Unar Luigi Manconi, che ha dichiarato: «Condivido interamente il parere del garante. La modifica, infatti, esporrebbe al rischio di disparità di trattamento nei casi in cui la richiesta della carta di identità, per un soggetto minore, sia presentata da figure esercenti la responsabilità genitoriale che non siano esattamente riconducibili alla specificazione terminologica padre o madre, come nel caso di persone dello stesso sesso. E ciò, in particolare, nel caso in cui sia prevista la richiesta congiunta (l’assenso) di entrambi i genitori del minore (documento valido per l’espatrio). ù

Inoltre, disporre di sostituire il termine genitori con le parole padre e madre rischierebbe di imporre in capo ai soggetti richiedenti una dichiarazione di dati inesatti o di informazioni non necessarie di carattere estremamente personale. E, in alcuni casi, si arriverebbe a escludere la possibilità di rilascio del documento a fronte di dichiarazioni che non rispecchino la veridicità».

Manconi ha quindi affermato: «L'Unar chiede al governo di accogliere interamente il parere del Garante per la Privacy nella elaborazione delle modalità tecniche di emissione della carta di identità elettronica».

Lapidario, invece, il commento del ministro dell'Interno che si è limitato a dire: «Noi andiamo avanti. Non esiste privacy che neghi il diritto a un bimbo di avere una mamma e un papà».

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Il governo Magufuli sempre più sotto i riflettori per la limitazione dei «diritti fondamentali – come dichiarato da Human Rights Watch - attraverso leggi e decreti repressivi» nei riguardi di giornalisti, oppositori politici, attivisti.

Ma, nelle ultime settimane, soprattutto in riferimento alle persone Lgbti, contro le quali Paul Makonda, governatore di Dar es Salaam, ha annunciato, il 29 ottobre, una campagna d’arresti invitando la cittadinanza a comunicarne i nominativi.

La presa di distanza del ministro tanzaniano degli Affari Esteri Augustine Mahiga, che il 4 novembre ha liquidato le parole di Makonda come opinioni personali, non è servita a rassicurare la comunità internazionale. Anche perché la sera prima la polizia della regione semi-autonoma di Zanzibar aveva provveduto ad arrestare dieci uomini, sospettati d’essere gay, e a sottoporli, il 9 novembre, a esame anale forzato.

Ciò ha spinto la Danimarca a sospendere i suoi aiuti al governo tanzaniano per 65 milioni di corone danesi (pari a 9,8 milioni di dollari). A renderlo oggi noto la ministra per la Cooperazione allo Sviluppo Ulla Pedersen Tørnæs, che su Twitter si è detta «molto preoccupata» per le «dichiarazioni omofobe assolutamente inaccettabili» di Makonda.

«Il rispetto dei diritti umani - ha concluso la ministra - è assolutamente essenziale per la Danimarca».

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Nuova sentenza del Tribunale dei Minori di Venezia a favore d’una coppia di donne in materia di adozione coparentale da parte della madre non biologica. «Si realizza - ha stabilito la Corte - il preminente interesse del minore».

Il 26 ottobre il collegio, presieduto da Rocco Valeggia e composto da Patrizia Botteri, Fabrizio Gori, Cinzia Rossato, ha infatti accolto il ricorso presentato dagli avvocati Umberto Saracco e Valentina Pizzol (socia di Rete Lenford) sulla base della lettera d dell’art. 44 della legge 184/83, che consente l’adozione di minori «quando vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo». 

Come rilevato dalla stessa Corte veneziana, la domanda d’adozione era stata successivamente integrata a seguito dell’unione civile celebrata tra le due donne residenti nel Veronese.

Integrazione formulata ai sensi della lettera b del medesimo articolo, che prevede l’adozione «dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell'altro coniuge», equiparando così la posizione della partner unita civilmente a quella del coniuge.

L’adozione è stata in ogni caso accolta sulla sola base della primitiva richiesta, senza però motivare perchè la lettera b non fosse appropriata.

È chiaro che il Tribunale dei Minori di Venezia, nel concedere l’adozione coparentale, si è attenuto all’impostazione tradizionale così come sancita dalla Corte di Cassazione con la sentenza 12692 del 2016.

Un riconoscimento comunque fondamentale per la coppia e il loro figlio. Un ulteriore passo in avanti, inoltre, nella battaglia per la parità dei diritti.

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«Crema ha un'anima profondamente democratica, solidale, orientata alla difesa dei diritti di ogni essere umano». Parole, queste, non certamente di maniera sulla bocca della sindaca Stefania Bonaldi, che le aveva riportate, il 27 ottobre, in un post di reazione alla manifestazione di Forza Nuova nella cittadina della Bassa.

E Crema continua a dare davvero prova d’un’anima orientata alla difesa dei diritti di ogni essere umano. A partire da quelli dei figli e figlie di coppie omogenitoriali, in riferimento ai quali il Comune del Cremasco può vantare un indubbio primato

L’8 novembre Stefania Bonaldi ha infatti provveduto a iscrivere anagraficamente il piccolo Paolo e a riconoscerne legalmente la genitorialità delle due mamme.

È il quarto di atti consimili effettuati nell’anno a Crema: il 9 maggio la trascrizione degli atti di nascita esteri di due fratellini quali figli di due uomini; il 2 agosto la dichiarazione  successiva di riconoscimento della mamma non biologica sul certificato di nascita di un bambino di sei anni; il 12 ottobre l’iscrizione anagrafica di una nenonata quale figlia d’una coppia di due donne.

Non stupisce, perciò, che il 22 ottobre Stefania Bonaldi sia stata invitata a parlare dell’esperienza cremasca a Bologna in occasione della due giorni organizzata dalla Rete RE.A.DY.

Dell’ultimo caso di registrazione anagrafica di un bambino arcobaleno nel suo Comune la sindaca ha dato notizia attraverso le parole di ringraziamento, che le hanno rivolto le mamme di Paolo.

«Per una volta – così Stefania Bonaldi su Facebook - anche io Ricevo e pubblico: "Cara Stefania, volevamo ringraziarla ancora personalmente per il traguardo di oggi. Qualsiasi strada incontri questo atto di nascita, è un pezzo per iniziare di certo un percorso di diritto per nostro figlio. La responsabilità genitoriale ti invade in ogni caso, la senti vedendolo sgambettare nelle prime ecografie e diventa un treno al primo suo vagito. Sai che difenderai e amerai la creatura che hai chiamato al mondo in ogni modo.

La responsabilità genitoriale la pretende in modo naturale l'amore, non di certo un pezzo di carta, o una legge, ma quella legge e quel pezzo di carta significano tutela giuridica e diritto e non renderemo vano il suo gesto, lottando per mantenerlo pienamente attivo e valido per tutta la vita di Paolo e per la sua piena tutela e dignità. Grazie infinite. P. S. Un caro saluto a lei da tutti noi. Tutta la nostra famiglia (nonni, zii, bisnonni di Paolo), la ringraziano moltissimo per aver legittimato tutti quanti".

Ricevuta questo pomeriggio in occasione della iscrizione di Paolo, neonato, nei registri dello stato civile, insieme alle sue due mamme. Mi pareva bello, e giusto, condividerla».

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«Spiccato senso di responsabilità» e «comprovata esperienza politica». Sarebbero queste per Massimiliano Romeo le doti che legittimano l’elezione della senatrice Stefania Pucciarelli alla presidenza della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, che nella scorsa legislatura è stata esercitata dall’attuale coordinatore dell’Unar Luigi Manconi.

Una soddisfazione, quella del capogruppo della Lega a Palazzo Madama, espressa in una nota congiunta coi senatori salviniani William De Vecchis, Cesare Pianasso e Marzia Casolati, componenti della medesima Commissione.

Ma agli scontatati toni panegiristici d’area Carroccio si sono susseguite e continuano a susseguirsi le critiche serrate e compatte di tutta l’opposizione di sinistra nei confronti della nomina della parlamentare, classe 1967, che come ha ricordato l’ex senatore Sergio Lo Giudice, attuale responsabile del Dipartimento Diritti Civili del Pd, «è stata indagata per istigazione all'odio razziale per un suo mi piace sotto a un post che chiedeva i forni per gli immigrati. Invoca le ruspe nei campi rom.

Ha invitato a prendere bene la mira per uccidere i ladri in casa. È contraria al riconoscimento dei diritti delle persone Lgbt e a una legge contro la tortura. Affidare a un profilo simile la presidenza di quella delicata Commissione è stato peggio che affossarla. Da oggi chi ha a cuore i diritti umani dovrà stare attento ai siluri provenienti da quella postazione».

La senatrice dem Monica Cirinnà, che è stata eletta segretaria della medesima Commission, ha affidato a un tweet il suo pensiero: «A Stefania Pucciarelli dico che essere inclusivi significa non discriminare. Il nostro lavoro sui diritti deve essere uno strumento di critica costante, profonda e costruttiva nello spirito degli artt. 2 e 3 Costituzione. O si è per i diritti, di tutte e tutti, o si è medievali».

Durissimo il deputato del Pd Alessandro Zan, che in una nota ha anche ricordato che il «senatore Pillon è divenuto membro della Commissione bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza, lo stesso senatore che ha promosso un disegno di legge pericoloso e retrogrado, che apre la strada a gravi violazioni dei diritti delle donne e dei minori.

Questa è una giornata nera per i diritti, mercificati dal M5S, pronto a fare battaglie per approvare condoni fiscali ed edilizi, ma muto e complice della Lega nel far arretrare il Paese sulle questioni sociali».

Mentre per Riccardo Magi, deputato radicale di +Europa, si è scelta una «pasionaria xenofoba», per Laura Boldrini (LeU) è un «nuovo passo verso una deriva culturale e politica». Ha parlato di «scelta quanto mena inopportuna» la senatrice della Svp Julia Unterberger

Per Pippo Civati, fondatore di Possibile, «la Commissione sui diritti umani viene travolta dalla ruspa leghista ed è difficile immaginare che possa portare avanti un lavoro all'altezza del compito istituzionale che gli spetta. Ma non è certo stato un caso o un infortunio: è tutto frutto di un disegno ben preciso per calpestare i diritti umani. Con i 5 Stelle pienamente coinvolti».

Amaramente ironico Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, per il quale una tale nomina è «come invitare Hannibal Lecter a un convegno vegano. Siamo messi bene».

Sulla questione like Stefania Pucciarelli è intervenuta nel pomeriggio nel corso d’un’intervista all’agenzia Dire, dicendo: «Vede, io non è che mi devo pentire di una cosa sulla quale già all'epoca avevo chiarito quanto avvenuto. Era semplicemente un like in un commento di una persona che io conosco, una persona che come me era volontario in Croce Rossa, per cui ci siamo sempre prodigati per aiutare il prossimo indipendentemente dall'etnia o dal colore della pelle. Non abbiamo mai fatto distinzioni in questo».

«Avevo messo un like alla persona e non al contenuto - ha spiegato la neopresidente della Commissione -. Nel momento in cui mi è stato fatto presente il contenuto del post me ne sono immediatamente dissociata e ho chiesto scusa. Da lì è partita una denuncia nei confronti all'autore del post e di conseguenza anche alla sottoscritta, denuncia che ha portato a un'archiviazione perché non vi era nessun reato».

Nonostante le chiarificazioni è arrivata la dura nota di disapprovazione di Amnesty International Italia attraverso il portavoce Riccardo Noury, che ha dichiarato: «C'è sempre tempo e sempre possibilità per farsi una cultura dei diritti umani. Al momento questa nomina ci sembra del tutto inadeguata e inopportuna.

La senatrice è nota per aver fatto dichiarazioni contrarie ai diritti umani. Non capiamo come possa presiedere un organismo il cui scopo è quello di promuoverli e tutelarli».

È passato invece al momento sotto silenzio il primo post di Stefania Pucciarelli da presidente della Commissione, in cui, ribadendo la necessità di affrontare il caso Asia Bibi, l'ha fatto in una chiara ottica di scontro nonché islamofobica come testimoniano le parole conclusive: «Basta persecuzioni contro i cristiani. Accendiamo i riflettori sul loro genocidio».

Parole che sembrano destinate a suscitare reazioni anche da parte della Chiesa.

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Negli ultimi giorni, da quando i media ne hanno dato notizia, la storia della piccola Alba con sindrome di Down e del suo papà adottivo Luca Trapanese, gay e single napoletano, non smette d’emozionare e colpire l’opinione pubblica italiana.

Alla vigilia dell’uscita del libro autobiografico Nata per te. Storia di Alba raccontata tra noi (Einaudi, Torino 2018, pp. 168) redatto a quattro mani con lo scrittore Luca Mercadante, abbiamo raggiunto il papà di questa splendida bimba di 18 mesi per saperne qualcosa in più.

Luca, ti saresti mai aspettato una tale attenzione mediatica dal momento che sono passati già sei mesi da quando hai adottato Alba?

No, non l’immaginavo di questo tipo. Immaginavo che la mia storia potesse fare notizia essendo straordinaria. Straordinaria non certamente in riferimento alla mia persona ma secondo l’accezione piena del termine: fuori dall’ordinario. Immaginavo che qualcuno ne avrebbe parlato. Ma non certamente questo clamore. La mia pagina Facebook e il mio profilo sono arrivati a oltre 12.000 liker. Mi arrivano 500 messaggi al giorno. È dunque una reazione inaspettata. Ma che fa riflettere sul desiderio di cambiamento da parte di tante e tanti.

Facciamo un passo indietro. Raccontaci i passaggi che hanno portato all’affido e all’adozione

Nel libro che ho scritto con Luca, Nata per te, parlo anche del percorso che ho dovuto fare per ottenere l’adozione definitiva oltre al mio desiderio incondizionato di paternità. Ho prima fatto un'iscrizione al registro dei single presso il Tribunale dei Minori di Napoli, che consente di prendere in affido bambini che non riescono a essere collocati sulla base dell'art. 44 delle legge 184, che ne disciplina i casi particolari.

La richiesta è stata fatta a gennaio 2017 e sono stato convocato a luglio 2017. Alba mi è stata affidata prima per il periodo delle vacanze estive, mentre il tribunale continuava a cercare una coppia disponibile. Poi a settembre, non essendoci stata nessuna coppia (ben sette l'avevano rifiutata), ho iniziato il percorso di affido preadottivo con colloqui periodici con gli assistenti sociali e i giudici. Con essi valutavamo insieme il percorso che facevo con Alba. Ad aprile 2018 ho presentato la domanda di adozione speciale ex lege 184/83, art. 44, comma  C e a giugno 2018 ho avuto il decreto definitivo dell’adozione.

Alla luce della storia di Alba qual è la tua valutazione sulle norme italiane che regolano l’adozione?

Da un lato sono felice, perché ho ottenuto quello che volevo e quindi uno spazio vuol dire che c’è. È chiaro che la 183 è una legge vecchia. È vecchio il concetto di famiglia a essa sottesa. Perché oggi sono moltissimi i single. Ci sono moltissimi conviventi, coppie di fatto e coppie di persone dello stesso sesso. Quindi credo che sia una legge da rivedere. Mi domando inoltre: Un single che vuole adottare un disabile ci può riuscire? Ovviamente ci vuole una certa predisposizione al riguardo. Personalmente io ho sempre considerato la disabilità non un problema ma un’opportunità. Ma un altro single, che ha desiderio di avere un figlio e non è preparato ad avere un figlio disabile – e nessuno si può permettere di giudicarlo –, perché non può adottare un bambino normodotato ed entrare in lista come le coppie cosiddette "tradizionali"?

Tu sei single e gay. Non credi che l’escludere le coppie omosessuali dall'adozione sia un danno per gli stessi bambini? 

Al di là dell'aspetto discriminatorio credo che sia un'ingiustizia. Moltissimi sono in bambini in attesa di trovare famiglia. Nelle coppie etero credo che ci sia un forte desiderio di procreare, di creare insieme da un punto di vista genetico un qualcuno o qualcuna che in un certo qual modo li rispecchi. In una coppia omossessuale questo di base non c’è, anche se si può ricorrere all’estero a pratiche di pma. Pratiche, in ogni caso, che restano  non accessibili a tutte e a tutti e, dunque, non pensate come necessarie dalle coppie di persone dello stesso sesso per realizzare un tale desiderio di genitorialità. Quindi per loro ci sono meno aspettative.

In riferimento alle coppie di persone dello stesso sesso credi che sia sostenibile la tesi di quanti dicono che per una crescita armonica i bimbi hanno bisogno di una mamma e di un papà?

È una questione assurda e non vera. I bambini hanno bisogno di amore, affetto, equilibrio, di avere un punto di riferimento. Che questo punto di riferimento debba essere contemporaneamente maschio/femmina non credo sia determinante per la felicità di un bambino. Conosco tantissime coppie di amiche e amici omoessessuali, che hanno figli nati a seguito di fecondazione eterologa o gpa: sono bambini assolutamente felici con gli stessi problemi familiari, che hanno tutte le famiglie senza distinzione. Inoltre, nel mio piccolo, posso dire che questi bambini non si sentono né discriminati né diversi: si sentono figli e basta. Fra l’altro di come crescano bene i figli o le figlie di coppie di papà o di mamme ne è riprova il neosenatore dello Iowa Zach Walhs, figlio di due donne lesbiche.

Una tale visione la si ritrova anche nelle parole di Paola Binetti. Pur avendo espresso grandi elogi alla tua persona, la senatrice dell'Udc ha infatti dichiarato, venerdì scorso, che nel tuo caso si è verificato “un combinato disposto difficile che si ripeta un'altra volta”, aggiungendo: "Credo che il supremo interesse di un bambino si declini meglio quando ci siano un padre e una madre, la famiglia nel piu' classico dei modi". Che cosa ne pensi?

In primo luogo ringrazio la senatrice Binetti per le parole molto belle, che mi ha rivolto. Ne sono rimasto profondamente toccato. Mi auguro di essere il primo e non l’ultimo. Non concordo, invece, sulla seconda parte. Per spiegarmi meglio, faccio proprio riferimento alla mia storia personale. Alba vive quotidianamente con la sua tata nelle ore in cui lavoro. Eppure, quando rientro a casa e la tata va via, Alba non piange disperata. Non la chiama né la considera mamma, pur trascorrendo con lei molte ore della giornata. Cosa che non avviene, quando io devo uscire. Lei allora si aggrappa a me, inizia a piangere. Per cui bisogna inventare mille escamotage, come il rassicurarla con le parole: Papà, torna subito.

Alba ha ben chiaro qual è la sua famiglia e quali sono le figure che ruotano intorno alla famiglia: io e lei. Alba non crescerà in maniera diversa da altre bambine, perché figlia di un papà single.

Il fatto che tu sia gay, papà e cattolico come è stato valutato dalla Chiesa napoletana nell’ambito in cui operi?

Non ho avuto problemi. Sono il responsabile dei progetti della fondazione del cardinale Sepe per la Casa di Tonia. Il cardinale sa della mia omosessualità: non ho avuto per questo problemi né con lui né con altri sacerdoti. Mai avuto nessun problema con la Chiesa partenopea.

Ci troviamo in un periodo in cui a farla da padrone è una classe politica xenofoba, razzista e, guarda caso, omofoba. A quanti delle destre vanno parlando di famiglia tradizionale, cosa ti sentiresti di rispondere?

La famiglia “tradizionale”, composta da mamma e papà, legati da un vincolo stabile, con figli e figlie, non esiste più come modello generale e unico. Non esiste più perché sono tramontate le tradizioni dei nostri nonni e dei nostri genitori. Esistono pertanto vari modelli familiari che non collidono con quello cosidetto tradizionale, ma l’accompagnano e lo completano in un ottica di società plurale. Non credo ci sia altro da aggiungere.

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Credeva di poter galvanizzare il Parlamento con l’immancabile papillon e le braccia levate al cielo come aveva fatto col popolo del Family Day al Circo Massimo.

Credeva di poter addomentare l’opinione pubblica, soprattutto quella delle donne, rabbonendole con cantilene come quelle sussurate per la sua ultimogenita a pochi giorni dalla nascita, quando si era fotografato nell’atto di suonare un brano degli Scorpions in ore insonni definite Glory Night.

Ma non è una notte di gloria bensì lunga e tormentata quella che sta affliggendo Simone Pillon, il senatore leghista e per autodefinizione papista (eppur insofferente e aggresivo nei riguardi del quotidiano della Cei L’Avvenire), per il suo progetto di legge sull’affido condiviso.

Perché a dispetto di quella sicumera, a lui connaturale, con cui aveva annunciato che il suo testo sarebbe arrivato in Aula prima di Natale, il braccio parlamentare di Gandolfini si è visto piombare addosso la richiesta di oltre 120 audizioni in Commisione Giustizia al Senato e le critiche, via via più serrate, da parte degli alleati di governo M5s. Per finire a quelle recenti dello stesso vicepremier Luigi Di Maio.

Ma sono soprattutto le donne a essersi ribellate a un progetto di legge che Nonunadimeno ha bollato «come proposta intrisa di violenza. Non vogliamo discuterla o emendarla: noi la respingiamo senza condizioni».

Cosa cha ha portato Nudm, insieme con la rete dei Centri anti-violenza e varie sigle associative (comprese quelle Lgbti) a organizzare per oggi in oltre cento piazze italiane la mobilitazione No Pillon. Contro la modificazione di separazione e affido, «per rispondere a questo attacco patriarcale e reazionario con la forza globale dell'insubordinazione femminista e transfemminista».

A Roma il presidio è iniziato alle 11:00 in piazzale Madonna di Loreto con una presenza altissima di partecipanti. Tantissimi i cartelli e gli striscioni esibiti, recanti scritte del tipo No al Medioevo, Ci volete ancelle: ci avrete ribelli, Decidiamo noi sulle nostre vite, sui nostri desideri, sui nostri affetti.

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Il riconteggio dei voti in Florida e il termine dello spoglio ancora in corso in Arizona (lasciando da parte quello relativo ai componenti delle assemblee legislative statali), che assicurerebbe alla fine ai democratici 35 seggi (se non di più) rispetto ai 30 già certi di maggioranza alla Camera, ha spinto oggi la Ccn a titolare 2018 was a way better election for Democrats than most people seem to think.

A interessare, in pari tempo, è il motivo che ha portato all’elezione di nove candidati omosessuali al Congresso secondo Lgbtq Victory Found, l’importante comitato di sostegno elettorale delle persone Lgbti. Determinante, infatti, per il Political Action Commettee presieduto da Annise Parker, sarebbero state le diffuse preoccupazioni per le prese di posizione dell’amministrazione Trump in riferimento alle persone transgender.

«Abbiamo lavorato duramente per ottenere i diritti che abbiamo oggi - ha dichiarato Annise Parker -. Ma ci rendiamo conto di essere ancora in una posizione vulnerabile in molti posti».

Dei nove seggi arcobaleno (senza contare l'elezione del 27enne Zach Walhs, figlio di due mamme, a senatore nello Iowa) cinque sono delle riconferme. Mentre nel Wisconsin è stata rieletta Tammy Baldwin – la prima donna dichiaratamente lesbica a vincere un seggio al Senato nel 2012 –, alla Camera sono risultati nuovamente vincitori i gay Mark Takano (California), Sean Patrick Maloney (New York), David Cicilline (Rhode Island), Mark Pocan (Wisconsin).

A loro si uniranno, a partire dal 3 gennaio, le quattro new entry: Katie Hill (California), Sharice Davids (Kansas), Angie Craig (Minnesota), Christopher Charles Pappas (New Hampshire).

Durante la campagna elettorale Hill, Davids e Craig hanno parlato apertamente della loro vita personale e familiareNelle pubblicità televisive pre-elettorali Angie Craig, ad esempio, è apparsa con moglie e figli. «Dico solo che io e mia moglie – aveva dichiarato – abbiamo quattro figli proprio come qualsiasi altro politico».

Nel New Hampshire, invece, Chris Pappas non aveva inizialmente sottolineato la personale condizione di persona omosessuale. Fino a quando l’avversario repubblicano Eddie Edwards non aveva sollevato dei rilievi su una fotografia, in cui il candidato dem appariva in t-shirt con scritta Resist. «La foto, a cui ti riferisci  - aveva allora ribattuto Chris –, è una maglietta arcobaleno che ho indossato durante un Gay Pride. Sono orgoglioso di quello che sono e di lottare contro l'odio, il fanatismo e l'intolleranza». 

La condizione di uomo dichiaratamente gay, felicemente coniugato e papà di due figli, nati a seguito di tecniche di gpa, non ha invece costituito alcun problema per Jared Polis (che è anche componente della Camera dei Rappresentanti) nella campagna elettorale per il seggio di governatore nel Colorado. Carica, questa, che si è assicurato col 51,1% dei voti.

In Oregon è stata invece rieletta alla carica di governatrice la bisessuale Kate Brown, che ha battuto il repubblicano Knute Buehler.

Circa i seggi delle assemblee legislative statali (benché, come accennato, il conteggio dei voti in alcuni Stati non sia ancora terminato) sono risultate elette Gerri Cannon e Lisa Bunker, due donne transgender nel New Hampshire, la bisessuale Megan Hunt nel Nebraska, Derek Kitchen nell'Utah. Kitchen, già consigliere comunale di Salt Lake City, è noto perché la sua causa davanti alla Corte Suprema Federale portò al riconoscimento del matrimonio egualitario nello Stato del Sud-ovest.

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Nonostante le proteste di Amnesty International, sono stati ieri sottoposti a esame anale forzato i dieci uomini arrestati, il 3 novembre, nell’isola tanzaniana di Zanzibar a seguito d’una segnalazione giunta alla polizia locale. Altri sei erano invece riusciti a fuggire quella stessa notte.

Il sospetto d’essere gay e aver partecipato alla celebrazione delle nozze tra due di loro presso il resort di Pongwe Beach ha portato la polizia locale a trattenerli per più giorni presso la stazione di Chakwa. Per poi, alla fine, sottoporli all’esame anale a riprova di eventuali rapporti omosessuali avuti.

Come dichiarato ad Associated Press da Suleiman Hassan, capo della polizia della Regione di Zanzibar Centro-Sud, «abbiamo agito sulla base della segnalazione di un buon cittadino che ha bloccato la festa in corso. La polizia ha quindi subito proceduto agli arresti». Hassan ha quindi detto che i dieci sono stati rilasciati in attesa d'indagini. 

Resta intanto alta la preoccupazione per la sorte delle persone Lgbti in tutta la Tanzania, soprattutto nella regione di Dar es Salaam, il cui governatore Paul Makonda ne aveva annunciato l’inizio d’una serie di arresti a partire da lunedì 5 novembre.

Nonostante le dichiarazioni rassicuratorie del ministro degli Affari esteri Augustine Mahiga alla comunità internazionale, si susseguono le voci di arresti in Dar es Salaam. La cui previsione ha spinto Melody, una donna locale transgender, ad abbandonare la Tanzania subito dopo gli annunci di Makonda e a trovare rifugio in Kenya, dove ha raccontato la propria storia e spiegato la situazione delle persone Lgbti nel suo Paese ad Amnesty.

Ma agli inizi della settimana si sono registrate in Tanzania misure repressive anche in altri ambiti. Due giornaliste che lavorano per il Committee to Protect Journalists sono state detenute per cinque ore (prima d’essere rilasciate), dopo aver iniziato a indagare sul caso di un collega tanzaniano scomparso

«Ora è ampiamente chiaro a chiunque abbia seguito gli ultimi sviluppi – ha dichiarato il direttore del Commitee Joel Simon -  che i giornalisti tanzaniani lavorano in un clima di paura e intimidazione. Chiediamo al governo della Tanzania di consentire ai giornalisti di lavorare liberamente e permettere a coloro che difendono i loro diritti di accedere al Paese senza ostacoli».

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