Francesco Lepore

Francesco Lepore

Il 2019 è un anno significativo per la collettività arcobaleno mondiale.

Il 28 giugno ricorrerà, infatti, il 50° anniversario dei Moti di Stonewall, da cui ebbe inizio la collettiva riscossa delle persone Lgbti. Motivo per cui Madonna, nell’esibirsi il 1° gennaio, presso lo Stonewall Inn Bar di New York (dove scoppiò la rivolta, raccontata per la prima volta, da The Village Voice), ha parlato di «storico anno».

E storiche saranno le celebrazioni anniversarie che si terranno nella Città della Grande Mela, perché in esse la memoria si farà profezia, annuncio, monito a riguardare il passato come inizio e stimolo per un rinnovato movimento di liberazione dalle forme contemporanee d’oppressione.

Un passato cui riandare costantemente perché, come ricordato da Sylvia Rivera nel corso del Pride di New York del ’94 con tanto di cartello Justice for Marsha (in riferimento a Marsha P. Johnson, protagonista dei Moti di Stonewall, deceduta 26 anni fa in circostanze sospette), “Noi siamo la vostra storia”. 

Un appuntamento, dunque, di primaria importanza quello del World Pride del 30 giugno, cui parteciperà anche una delegazione italiana che, promossa dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, si comporrà di oltre 50 associazioni Lgbti: Agedo, Alfi, Arc Cagliari, Arcigay Antinoo – Napoli, Arcigay Catania, Arcigay Makwan Messina, Arcigay Palermo, Arcigay Pisa, Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia, Arcigay Rovigo, Arcigay Siracusa, Arcigay Tralaltro Padova, Arco - Associazione Ricreativa Circolo Omosessuali, Associazione Frame, Associazione Libellula, Associazione TGenus, Azione Gay e Lesbica Firenze, Beyond Differences, Cassero Lgbti Center, Certi Diritti, Chimera Arcobaleno - Arcigay Arezzo, Circolo Red Bologna, Colt - Coordinamento Lazio Trans, Comitato Bologna Pride, Coordinamento Liguria Rainbow, Coordinamento Palermo Pride, Coordinamento Torino Pride, Cromatica - Associazione Nazionale Cori Arcobaleno, Di’Gay Project, Edge. Excellence and Diversity by Glbt Executives, Famiglie Arcobaleno, Gaycs, Gaynet, Globe-Mae, Gruppo Trans* Bologna, I-Ken, I Mondi Diversi, Ireos, I Sentinelli di Milano, La Fenice Gay, L.E.D. Libertà e Diritti Arcigay Livorno, Lesbiche Bologna, Mit - Movimento Identità Trans, Mos - Movimento Omosessuale Sardo, NovarArcobaleno, Nudi - Associazione Nazionale di Psicologi per il benessere Lgbtiq, Omphalos Lgbti Perugia, Pinkriot, Pochos Napoli Asd, Polis Aperta, Politropia, Pride Vesuvio Rainbow, Rete Genitori Rainbow, Rete Lenford, Roma Eurogames 2019, Stonewall Siracusa, Toscana Pride, Vicenza Pride.

Un appuntamento significativo, dunque, per celebrare un pezzo della loro storia comune proprio «nella città – come recita il comunicato congiunto oggi diffuso - dove tutto ha avuto inizio: New York». Ma senza dimenticare che «il 2019 sarà una data importante anche per noi in Italia. Nel 1979, infatti, si tenne a Pisa il primo Corteo del Movimento Omosessuale Italiano e quest’anno ne ricorre il 40esimo anniversario.

Nel 1994, poi, a 25 anni dalla rivolta che ha cambiato la nostra storia, a Roma si è tenuto il primo Pride unitario. Migliaia di persone si sono riversate per le strade della Capitale dando inizio a una manifestazione che, nel corso degli anni, si è affermata come il più grande evento di piazza LGBT+ italiano e uno dei maggiori tra del Paese.

Nel corso di questi 25 anni Roma ha ospitato il primo World Pride della storia, nel 2000. Ideato, organizzato e fortemente voluto contro tutto e tutti dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli che ha candidato la Capitale per ospitare di nuovo, dopo 25 anni, il World Pride del 2025».

Un’iniziativa, questa, a riprova del dinamismo del Mieli soprattutto negli ultimi anni, segnati, in particolare, dal fondamentale contributo alla stesura del testo del primo progetto di legge regionale in Lazio contro l’omotransfobia che, avente come prima firmataria la consigliera Marta Bonafoni e presentata nel giuno 2017 (ma ripresentata nell'aprile 2018), è adesso al vaglio della Commissione preposta.

Nei prossimi giorni, infine, sarà resa nota anche la composizione della delegazione organizzata da Arcigay Nazionale.

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Entra nel vivo la 489° edizione del Bacanal del Gnoco, il carnevale veronese, legato alla storica maschera del Papà del Gnoco.

L’elezione di chi dovrà rivestirne quest’anno i panni avverrà il 10 febbraio in piazza San Zeno e, come comunicato dal comitato organizzatore domenica scorsa, restano al riguardo confermate le candidature di Sebastiano Ridolfi (in arte Fox) e Francesco Gambale (in arte Franz). Candidature in bilico fino alla settimana scorsa a seguito delle polemiche sulla partecipazione del sindaco Federico Sboarina a un convegno che, dedicato al Bacanal, è stato organizzato da Fortezza Europa.

Come noto, il gruppo neonazista, presieduto da Emanuele Tesauro, aveva attaccato, il 31 dicembre, la candidatura di Fox in quanto strumentalizzatore della «maschera sanzenate per la promozione di fantomatici diritti Lgbt». Lo stesso giorno Luca Castellini, coordinatore di Forza Nuova per il Nord Italia, aveva a sua volta insultato l’attivista in un post: «Stop ai provocatori dello sbiancamento anale».

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L’ondata di sdegno per tali attacchi ha visto pronunciarsi a sostegno di Ridolfi, oltre a esponenti del locale mondo politico dem, l’attrice veronese Eva Grimaldi, compagna di Imma Battaglia, che in un’intervista a L’Arena del 2 febbraio, ha definito la candidatura «stupenda! E io sono dalla sua parte. Certo Verona è una città che non fa niente per il movimento Lgbti, anzi».

Ieri è stata la volta di Ivana Spagna, nativa di Valeggio sul Mincio, che in un messaggio privato ha scritto: «Caro Sebastiano, ti faccio tanti in bocca al lupo per la tua candidatura al Papà del Gnoco. Saresti un Sire dal cuore nobile. Un abbraccio. Ivana».

Oggi Fox ha incassato il sostegno del comico Daniele Gattano, che ha realizzato il video con lo slogan Make Verona Gnoco Again!

Ma, a sorpresa, anche quello di Don Alemanno, l’autore di Jenus, che ha realizzato un fumetto ispirato alle dichiarazioni di Fortezza Europa e Forza Nuova. Fumetto raffigurante Gesù, che, intervistato davanti all’arena di Verona, alla domanda: Signor Cristo, lei cosa pensa di questa storia dello sbiancamento?” risponde: Ahhh, non ne so nulla! Il mio è una Fortezza.

Don Alemanno ha pubblicato poi il disegno sulla sua pagina Facebook, spiegandone così i motivi: «Un'associazione di estrema destra veronese, Fortezza Europa, ha prontamente palesato il proprio prurito per questa scomoda rivelazione, opponendosi alla candidatura di "Fox" (così viene chiamato Ridolfi). Ha poi organizzato un... incontro culturale... no va be', non era proprio culturale. Diciamo che era una cena, ecco... a cui ha partecipato anche il sindaco di Verona Federico Sboarina.

Puntuale come un treno è arrivato il supporto dei militanti di Forza Nuova, i quali non hanno mancato di dire la propria sui social con argomentazioni che oserei definire "birbantelle".

Insomma, il polverone è tale che il direttivo Bacanal del Gnoco ha valutato l'ipotesi di annullare le elezioni e decidere tutto in conclave.

Vi starete chiedendo se è un fatto di una gravità tale da doverne parlare qui sulla mia pagina. No, effettivamente raccontato così non sembra esserlo. Si tratta solamente di una maschera, di un carnevale, di qualche post e di una... cena. Il fatto in sé non sembra essere degno di particolare attenzione se non da parte delle persone direttamente coinvolte e dei cittadini di Verona.

Ma ho deciso di parlarvene perché io e Fox la pensiamo in maniera diametralmente opposta sul cosa preferire tra Gnoco e gnocca. Io non vivo nella sua pelle e NON SO cosa si provi a venire mortificati per il proprio orientamento sessualeNon so cosa si provi a sapere che non saranno le mie parole e le mie azioni a definirmi come individuo, ma sempre e comunque un alone fucsia attorno, e un post-it in fronte con su scritto "Fr0C10"Io non so cosa significhi tutto questo, ma l'ho intuito per un attimo. E quell'attimo ho voluto condividerlo con voi».

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Una riabilitazione a tutti gli effetti quella di don Vitaliano Della Sala da parte della Chiesa cattolica. Già, perché il sacerdote irpino, vicino al movimento no-global e dissenziente dai dettami magisteriali, soprattutto, in materia di morale sessuale, è stato nominato dal vescovo di Avellino, Arturo Aiello, parroco delle parrocchie dei SS. Pietro e Paolo e dell’Annunziata in Mercogliano (Av). Come se non bastasse, gli è stato affidato anche l’incarico di vicedirettore della Caritas diocesana.

Ma è necessario fare un passo indietro. Il 22 novembre 2002 don Vitaliano era stato rimosso dall’ufficio di parroco della parrocchia di San Giacomo Apostolo in Sant’Angelo a Scala, che ricadeva all’epoca sotto la giurisdizione dell’abbazia territoriale di Montevergine

Nel decreto di rimozione a firma dell’abate ordinario Tarcisio Giovanni Nazzaro (lo stesso che aveva da poco tuonato contro la juta dei femminielli a Montevergine) venivano contestati al prete barricadero il suo aperto dissenso dal «Magistero dei Pastori, prendendo più di una volta posizioni contro i pronunciamenti della Sede Apostolica» e il suo perseverare «nella frequenza di "centri" e "associazioni" ben noti per la diffusione di idee in contrasto con la dottrina e l'insegnamento della Chiesa e che non rifuggono neanche dalla violenza». 

Ma come si disse sin da allora e come confermato da fonti interne alla comunità monastica di Montevergine, l’abate Nazzaro fu costretto a procedere canonicamente contro don Vitaliano a seguito di specifiche disposizioni vaticane.

Al sacerdote non si perdonava soprattutto la partecipazione al World Pride dell’8 luglio del 2000. Partecipazione che, preceduta da una lettera aperta all’allora Vicario di Roma, card. Camillo Ruini, si concretò in un focoso discorso sul palco del Pride, durante il quale attaccò l’arcivescovo di Lima Juan Luis Cipriani Thorne (che Giovanni Paolo II avrebbe elevato alla porpora cardinalizia l’anno seguente) ma soprattutto i cardinali Angelo Sodano (all’epoca segretario di Stato) e Pio Laghi (all’epoca prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica), per aver sostenuto e tratto vantaggio dalle dittature militari di Augusto Pinochet in Cile e di Jorge Rafael Videla in Argentina. 

Di un tale discorso ecco come ne parlò lo stesso abate Nazzaro nel decreto di rimozione: «Sconvolgente e scandaloso rimane il discorso tenuto a Roma nella giornata del World Gay Pride 2000 in cui arriva a sostenere: che esiste un'altra Chiesa. Ma sono qui anche a testimoniarvi che esiste un'altra Chiesa oltre a quella del Vaticano, che ci sono personaggi compromessi con regimi dittatoriali e sanguinari che invece nella Chiesa fanno carriera.

Accusa l'arcivescovo di Lima, un vescovo dell'Opus Dei; il card. Pio Laghi, una carriera fatta sul sangue dei desaparecidos in Argentina; il card. Sodano, diventato addirittura segretario di stato facendo carriera sul silenzio delle stragi di Pinochet in Cile; il card. Ruini... Perciò la Chiesa (di Roma, il Vaticano) deve cominciare: a riflettere su di voi, su cosa significa essere gay; a confrontarsi con voi; a non considerarvi né peccatori, né gay, né diversiSeguono poi tre Guai a voi... contro gli uomini del Vaticano... 

Dall'alto della sua autoesaltazione si è spinto perfino a sporgere denunzia contro il cardinale Biffi (assolto con formula piena) e a persistere nel sostenere la denunzia anche su RaiTv 1 ne "Il caso" di Biagi in diretta tv.

Nei giorni immediatamente seguenti al Gay Pride di Roma ha osato addirittura giudicare e disapprovare, sia pure con parole vellutate, il S. P. Giovanni Paolo II che aveva espresso il suo dolore per la giornata dei gay. Don Vitaliano si dichiarava dispiaciuto per le parole del Sommo Pontefice e concludeva: È come un papà che sbaglia!».

Nonostante i divieti ricevuti, don Vitaliano continuò a «partecipare a manifestazioni di dissenso». Il che indusse, il 22 febbraio 2005, l’abate Nazzaro a sospenderlo a divinis per la durata di sei mesi. 

Ma, proprio il 15 maggio di quell’anno, l’abbazia di Montevergine – anche in ragione di gravi dissesti finanziari che avrebbero spinto nel 2006 Nazzaro a rassegnare le dimissioni – veniva privata della giurisdizione sulle sue 9 parrochie (compresa quella di Sant’Angelo a Scala), la cui cura pastorale fu ceduta alla diocesi di Avellino.

Iniziò così la parziale reintegrazione di don Vitaliano negli uffici pastorali. Anche se non riconfermato parroco a Sant’Angelo della Scala (ma potè tornare a celebrare in paese), il sacerdote nel 2009 fu nominato dal vescovo Francesco Marino amministratore parrocchiale della chiesa madre dei SS. Pietro e Paolo a Mercogliano.

Infine, con la nomina di Arturo Aiello a vescovo di Avellino, il 6 maggio 2017, quella piena riabilitazione, che, in ogni caso, non ha comportato alcun cambio sostanziale in don Vitaliano. Il quale continua a esse prete di strada, in prima linea nel lottare in difesa di chi subisce povertà, emarginazione, discriminazione.

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Classe 1986, udinese di nascita ma da tempo a Milano, Giacomo Cardaci è avvocato. Professione, la sua, che condivide col compagno Manuel Girola, che ha sposato a Copenaghen nel 2016.

Come Manuel anche Giacomo è socio di Rete Lenford e lotta per i diritti delle persone Lgbti. Ma dai 21 ai 23 anni Giacomo ha dovuto condurre una lotta ben diversa. Quella contro «un tumore aggressivo, inoperabile, recidivante», che lo ha «sbranato». Ma quella lotta Giacomo l’ha vinta e l’ha raccontata in un libro intitolato La forza chimica del dolore, leggendo il quale Manuel si è innamoraro di lui una decina d’anni fa.

Ieri Giacomo ne ha parlato in lungo post su Facebook, che ha commosso tante persone amiche. Perché questo post è stato scritto in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, «giornata molto speciale», come lui stesso l’ha definita. 

Un invito, il suo, a non cadere in «meschinerie, squallori, brutture». Un invito, il suo, a ricordare che «la vita è bella anche se è brutta, vivere è il miracolo dei miracoli, ma sopravvivere, credetemi, è il regalo dei regali. Vedrete che andrà tutto bene. Vi voglio bene, voglio bene alla mia famiglia, alla mia sorellina meravigliosa che mi starnutì sulla testa pelata e si mise a ridere e ad asciugarmi dal muco, amo il mio Manuel e sono l'uomo più felice del mondo».

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Robert Biedrón, il primo uomo politico polacco dichiaratamente omosessuale, ha ieri presentato, in maniera ufficiale, il nuovo partito di centrosinistra Wiosna (Primavera), che si oppone ai conservatori al potere, vicini alla Chiesa cattolica.

L'inizio della formazione dell’ex sindaco di Słupsk (carica che ha esercitato fino al 21 novembre scorso, dopo essere stato, dal 2011 al 2014, deputato della Seym, Camera bassa del Parlamento polacco) coincide con l'inizio della campagna elettorale per le elezioni europeee in maggio e, a più lungo termine, per quelle legislative polacche in autunno.

Alla presenza di oltre 6.000 persone, riunitesi presso il centro sportivo Hala Torwar di Varsavia, Biedrón ha detto di voler realizzare il testamento politico di Paweł Bogdan Adamowicz, assassinato il 14 gennaio scorsoHa quindi annunciato i principali punti del suo programma, compresa la separazione tra Chiesa e Stato, in un Paese prevalentemente cattolico, in cui il clero esercita una notevole influenza. Ha anche proposto la parità salariale per donne e uomini, la liberalizzazione dell'aborto, il riconoscimento legale di una partnership tra persone dello stesso sesso.

Dal punto di vista ecologico vorrebbe «chiudere tutte le miniere di carbone» entro il 2035, per ridurre lo smog in uno dei Paesi europei più inquinati, dove si stima che 50.000 morti premature siano attribuibili a una cattiva qualità dell'aria. 

Il programma del 42enne Biedrón, che, sposatosi in Australia con  Krzysztof Śmiszek nel 2002, è da anni attivista per i diritti Lgbti (è cofondatore dell'importante associazione Kampania Przeciw Homofobiie si dichiara ateo, sembra trovare il favore dell'elettorato.

Secondo un sondaggio, realizzato dall'Instytut Badań Rynkowych i Społecznych (IBRiS) per Onet.pl e relativo alle europee, Wiosna è sostenuto dal 6,4% dei polacchi sì da collocarsi al terzo posto, anche se molto indietro rispetto al partito conservatore Prawo i Sprawiedliwość (Pis) al potere, sostenuto dal 36,2% dei votanti, e ai cristiano-democratici di Platforma Obywatelska (Po), che si attesta, al momento, al 29,6%.

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Biedrón mira anche a ridurre i contrasti in una Polonia molto divisa, che non ha ancora superato lo shock dell'assassinio del sindaco di Danzica. Tale omicidio ha portato la classe politica a riflettere sulle conseguenze di dichiarazioni improntate all'aggressività e all'odio, che hanno segnato la vita pubblica poloacca negli ultimi tre anni.

«Ora più che mai - ha affermato Biedrón ad Hala Torwar - abbiamo bisogno di energia positiva. Dobbiamo raccogliere l'eredità di PawełAdamowicz». Quest'ultimo, pur essendo cattolico, aveva sostenuto, come noto, la comunità Lgbti e accolto numerose persone rifugiate a Danzica.

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In vista delle elezioni regionali del 10 febbraio Matteo Salvini, con lo slogan Mandiamo a casa la sinistra anche in Abruzzo, sta oggi percorrendo per i relativi comizi la provincia di Teramo.

Mentre è in corso quello di Atri, stamani il segretario della Lega ha visitato prima il mercato comunale di Campli (mostrandosi ora in giacca della Polizia di Stato ora in felpa azzurra con la scritta Abruzzo), quindi si è spostato a Sant’Egidio alla Vibrata (dove, alla fine del suo intervento, ha indossato una giacca della Polizia Penitenziaria, corpo delle forze dell'ordine, che, fra l'altro, dipende dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia).

In una piazza gremita il ministro dell’Interno ha arringato la folla con un discorso in cui si sono intrecciati temi diversi: dallo smantellamento della riforma Fornero alle politiche messe in campo in materia migratoria, indicando costantemente le persone fuggite su imbarcazioni di fortuna e, spesso tratte in salvo dalle ong, come clandestine. Discorso, interrotto da applausi scroscianti, misti ad acclamazioni osannanti, in una piazza dominata dalla croce, simbolo cristiano per eccellenza di carità, sormontante la facciata della chiesa parrocchiale.

«Ripartiamo dalla vita reale, dalle mamme… Attenzione! - ha detto a un tratto -. Ho detto mamme e papà, perché è uno dei primi scontri che ho dovuto sostenere quando sono arrivato al ministero dell’Interno e a costo zero. Perché al di là del lavoro, che è fondamentale, dei soldi, del mutuo, della bolletta della luce, l’uomo e la donna, però, sono anche dei valori reali, dei simboli.

Io ho reintrodotto sui moduli per chiedere la carta d’identità elettronica due parole, che qualcuno aveva tolto perché davano fastidio: mamma e papà. Non c’è genitore 1, genitore 2, genitore 32. C’è la mamma e c’è il papà. E io, finché campo, mi batterò perché ognuno sia libero di vivere la sua vita privata come vuole, con chi vuole e facendo quello che vuole. Nel senso che voi, finito questo incontro, tornate a casa, non mi interessa con chi sarete a pranzo, con chi guarderete la televisione, con chi farete l’amore questa sera. Ognuno a casa sua fa quello che vuole, con chi vuole.

Ma il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà lo difenderò finché campo. Combatterò l’utero in affitto, le adozioni gay, i bambini in vendita come al centro commerciale, le schifezze indegne di un Paese civile. L’egosimo degli adulti sulla pelle dei bambini, no».

Al di là dell’accostamento ancora una volta indebito tra “utero in affitto” – ignorando o volutamente omettendo che la gestazione per altri è una pratica medica, cui ricorrono in percentuale maggioritaria le coppie eterosessuali sterili – e “adozioni gay”, Salvini è tornato a mentire sulla questione modulistica, dove fra l’altro non è mai comparsa la dicitura genitore 1, genitore 2.

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Prima la lettera aperta di 25 docenti universitarie, attiviste ed ex parlamentari, pubblicata il 29 gennaio da The Sunday Times. Poi, il 31 gennaio, il meeting di For Women Scot (Fws) presso l’Apex Hotel a Edimburgo. Il tutto per protestare contro la riforma del Gender Recognition Act del 2004 che, fortemente voluta dalla prima ministra scozzese Nicola Sturgeon e sostenuta dal Partito Nazionale Scozzese (Pns) al governo, prevede la possibilità di cambiare legalmente genere attraverso autocertificazione.

Una riforma, questa, che inclusiva e rispettosa delle persone trans, viene invece stigmatizzata da Fws e altri gruppi di femministe gender critical (o femministe radicali transescludenti) quale dannosa per i diritti delle donne.

Ma «mentre For Women Scot fa un eccezionale lavoro per dare alla propria transfobia parvenza di rispettabilità, le sue azioni e dichiarazioni fanno danni reali alla comunità trans e non binaria della Scozia».

A parlare così Sisters Uncut Edinburgh (Sue), gruppo femminista intersezionale, che ha anche ricordato come componenti di Fws diffondano a Edimburgo e Glasgow volantini neganti l’identità della persone T e come dal loro account Twitter siano regolarmente lanciati messaggi contro le attiviste trans. Azioni e dichiarazioni, che per Sisters Uncut Edinburgh, sono inequivocabilmente transfobiche e transmisogine.

Per questo motivo, nonostante il freddo pungente e il pochissimo tempo organizzativo (appena quattro giorni), 40 persone hanno risposto all’appello di Sue e si sono ritrovate il 31 gennaio, alle 17:30, in Bristo Square, da cui si sono dirette verso l’Apex Hotel per protestare silenziosamente contro il meeting di For Women Scot.

All’indomani nelle zone di Grassmarket (dov’è ubicato l’Apex Hotel) e Haymarket sono stati trovati numerosi adesivi, alcuni dei quali col logo di For Woman Scot, con messaggi «incitanti all’odio verso le persone trans». Adesivi che sono stati prontamente rimossi da componenti di Sisters Uncut Edinburgh.

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Sarà inaugurata domani al Palazzo Ducale di Massa, dove sarà visitabile fino al 24 febbraio, la mostra Storytelling a cura di Ivan Quaroni.

Patrocinata dal Comune di Massa, l’esposizione presenterà 45 opere ad acrilico su tela di vari formati, provenienti per lo più da collezioni private e frutto dei dieci ultimi  anni di attività, di Giuseppe Veneziano. Classe 1971, l’artista mazzarinese, ma vivente da 16 anni a Milano, è considerato uno dei massimi esponenti della New Pop italiana e del gruppo Italian Newbrow.

Veneziano esporrà per la prima volta l'opera Lgbt, che raffigura Gesù Cristo in slip leopardati col marchio Dolce&Gabbana, mentre sulla croce al posto della scritta Inri compare l'acronimo riferentesi alle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans.

«Potrebbe essere un Cristo gay? Perché no? Per me gli uomini e le donne sono tutti uguali così l'artista, non nuovo a opere-provocazioni - e a me non importa che orientamento sessuale hanno. Mi aspetto critiche dalla Chiesa. Mentre dipingevo questo quadro, sapevo che avrei fatto irritare qualcuno. Ma l'arte non si può permettere di rappresentare solo tramonti o fiorellini». 

Tra le altre opere esposte la serie Il massacro degli innocenti con Biancaneve che uccide i sette nani, Putin che alza il dito medio, la regina Elisabetta che indossa una t-shirt con scritto Italians do it betterBerlusconi con un'aureola formata dalle posizioni del Kamasutra. 

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Sono stati condannati a pene comprese tra i 2 anni e 8 mesi e i 2 anni e 2 mesi di reclusione tre dei sette autori del pestaggio della coppia di 30enni omosessuali, avvenuto a Bari,  l'8 giugno 2017, in Largo Adua.

Si tratta di Luciano Damiani, Domenico Valentino, Raffaele Giammaria, rispettivamente di 28, 21 anni e 32 anni. In particolare, Damiani e Valentino sono stati condannati alla pena di 2 anni e 8 mesi di reclusione oltre a 600 euro di multa. Giammaria, invece, a 2 anni e 2 mesi e 480 euro di multa (pena sospesa), tutti ritenuti responsabili dei reati di rapina e lesioni aggravate.

Nei confronti di tre minorenni (due ormai maggiorenni) il processo è ancora in corso, mentre il settimo risulta non ancora identificato. 

Le condanne sono state emesse nei giorni scorsi dal gup Francesco Mattiace, al termine del rito abbreviato, a fronte di richieste di pena ben più pesanti da parte del pm Domenico Minardi.

Stando a quanto ricostruito dalla Squadra Mobile, con il coordinamento delle due Procure ordinaria e dei Minorenni, le due vittime, un barese e il suo compagno spagnolo che era in vacanza in Puglia, furono prima insultati perché omosessuali all'uscita da un locale, poi picchiati con calci e pugni e infine rapinati delle collanine e di un anello che indossavano.

Le vittime "per paura di ritorsioni" - come da loro dichiarato - non si sono costituite parte civile. Nelle motivazioni della sentenza, il gup parla di "brutale e cieco pestaggio a senso unico", avvenuto "senza pietà" con l'intento da parte dei sette aggressori di "dimostrare la superiorità del proprio essere virile", di fronte agli "occhi increduli e sconvolti dei passanti che affollavano largo Adua.

Raggiunta telefonicamente, Titti De Simone, consigliera politica del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano per l’attuazione del programma, ha così commentato la notizia: «Una sentenza importante e doverosa quella emessa giorni fa dal gup Mattiace.

Resta naturalmente il fatto che l’Italia, anche a fronte di una costante escalation di violenze di vario genere nei rigurdi delle persone Lgbti, debba quanto prima dotarsi d’una legge di contrasto all’omotransfobia.

Le normative regionali, laddove approvate o laddove, superato il vaglio della Commissione referente come successo in Puglia e recentemente in Calabria, sono in dirittura d’arrivo, non sono, come noto, a carattere penale. Anche se sono di primaria importanza in riferimento alla prevenzione di tali atti con misure positive – rispondenti al proprio ambito di competenza –  soprattutto su un piano strettamente culturale ed educativo»-

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Si è concluso intorno alle 12:30, tra abbracci, strette di mano e saluti da parte dei compinenti dell’equipaggio, lo sbarco delle 47 persone migranti dalla Sea-Watch 3 a Catania.

I primi a scendere sono stati i 15 minorenni, che andranno in un centro di accoglienza che fa parte del circuito del Fami, il Fondo di asilo per le migrazione e l'integrazione, la cui Autorità responsabile è il Dipartimento per le Libertò civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno.

Sulla banchina un centinaio di componenti delle forze dell'ordine tra carabinieri, polizia e guardia di Finanza. Sul posto anche la Croce Rossa.  Impossibilitati ad avvicinarsi, hanno seguito invece a distanza le operazioni di sbarco rappresentanti di Arcigay Catania.

Al riguardo abbiamo ragggiunto telefonicamente il neopresidente Antonio Ferrarotto.

Presidente, Arcigay Catania ancora una volta attenta alla questione migranti come già successo in estate col caso Diciotti?

Certamente. Già questa settimana Arcigay Catania aveva espresso la propria solidarietà e vicinanza alle associazioni, sindacati e partiti che a Siracusa si erano mobilitate per l’immediato sbarco delle 47 persone tenute in ostaggio sulla Sea-Watch.

Oggi con lo sbarco avvenuto a Catania, territorio di nostra competenza come Arcigay, possiamo serenamente affermare la nostra soddisfazione per la sicurezza restituita a queste persone, a queste sorelle e fratelli.

Quello dell’accoglienza solidale è un tema a voi caro: perché?

Con il Catania Gay Pride 2018 avevamo posto al centro del relativo documento politico il tema della solidarietà e accoglienza, tema ripreso lungo tutto il nostro lavoro in occasione dell’analogo fatto della nave Diciotti che ci ha visto in prima fila insieme a tante altre realtà catanesi. Accoglienza e Solidarietà sono punti che toccano da molto vicino la comunità Lgbt, ragione per la quale siamo anche oggi al fianco di queste 47 persone.

Ci avviciniamo al 50° anniversario dei Moti di Stonewall. Secondo lei quanto incideranno tali eventi sulle prossime manifestazioni commemorative?

La ricorrenza dei 50 anni di Stonewall non potrà non tenere conto di questi eventi che non riteniamo cause bensì effetti di un preoccupante vento che spira pericolosamente dal Messico alla Cecenia, dall’Ungheria alla nostra Italia, che sembra aver dimenticato i valori umani cui nel corso della sua storia ha invece contribuito significativamente.

Riprendiamo il nostro percorso umano, politico e di resistenza affinché questo vento trovi in tutte e tutti noi una ferma opposizione e perché frontiere e porti siano aperti e liberi. Basta con i muri e gli steccati: siamo tutte e tutti ospiti di questa terra.

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