Francesco Lepore

Francesco Lepore

Ospite da Massimo Giletti a Non è l’Arena, Vladimir Luxuria è tornata a parlare della sua partecipazione alla puntata di Alla lavagna! del 19 gennaio.

A confrontarsi con lei Daniela Santanchè, deputata di Fratelli d’Italia, una delle prime ad attaccare l’artista transgender con un tweet dopo che Il Giornale, a distanza di due giorni dalla messa in onda della trasmissione su Rai3, aveva titolato: In Rai Luxuria spiega ai bimbi come si diventa transessuali.

Tweet, fra l’altro, contenente una palese falsità (che la puntata fosse, cioè, andata in onda in fascia protetta quando, invece, è stata trasmessa in seconda serata), subito rimarcata da Luxuria che ha dichiarato: «Segno che lei non aveva affatto visto la trasmissione ma che era unicamente mossa da pregiudizi».

L’ex parlamentare ha ribadito con pacatezza e fermezza non solo come i genitori dei bambini fossero stati preventivamente informati dell’argomento e avessero dato il consenso ma  come lei non abbia mai dato «lezioni per diventare transessuale tanto che non ho mai usato una tale parola», avendo trattato il tema del bullismo.

Sostenuta dall'ex ministra Nunzia De Girolamo, dallo psichiatra Paolo Crepet e dal giornalista Antonio Caprarica (quest’ultimo in collegamento), Luxuria è stata investita dal vociare concitato, e spesso urlato, della deputatata di Fratelli d’Italia, incapace di addurre argomenti confutatori e in visibile difficoltà.

Atteggiamento, questo, che costringendo più volte gli ospiti a non poter concludere i propri interventi, è stato stigmatizzato come «gladiatorio» da Crepet mentre Caprarica è arrivato a definire Santanchè «Spartaco. La prossima volta bisogna organizzare una puntata di due ore dove sia invitata a parlare solo lei».

Applausi in sala, invece, quando Luxuria ha detto: «Ha ragione. Donne si nasce, signore si diventa. E lei sta dimostrando di non esserlo in questo momento». Risposta immediata alla deputata, che le aveva chiesto perché avesse ancora «il pene. I maschi, infatti, nascono con il pene, le femmine nascono con la vagina»O come quando ha affermato: «I bambini non nascono omofobi: l'omofobia gliel'insegnano adulti come Daniela Santanchè».

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Pochi ma accurati e ponderati, in piena linea col suo profilo, i post che Giulio Maria Terzi di Sant’Agata pubblica sulla propria pagina Facebook.

Il noto diplomatico bergamasco, già ministro degli Esteri durante il governo Monti (ma dimessosi il 26 marzo 2013 a seguito del rinvio in India dei due marò Latorre e Girotti disposto da palazzo Chigi), è stato componente del direttivo di Fratelli d’Italia dal 2014 al 2017. Anno, quest’ultimo, in cui ha annunciato la sua iscrizione al Partito Radicale Transnazionale e all'associazione Nessuno tocchi Caino contro la pena di morte.

Pubblicato nella tardo pomeriggio d’ieri l’ultimo post di Terzi di Sant’Agata è stato dedicato alle persone Lgbti, che sono crescentemente vessate in più parti del mondo.

Col titolo Diritti negati: quando l’ignoranza pone a rischio la vita l’analisi dell’ex ministro della Farnesina è soprattutto incentrata sulla Tanzania ma non evita, pur se la relativa situazione è considerata meno drastica, di accennare all’Eurasia, dove «gli autocrati russi (ceceni in particolare) e cinesi non sono certo teneri verso questo genere di diversità/identità», mentre in Indonesia «prosegue da mesi la 'caccia ai gay'». 

Terzi parla anche di Brasile e, infine, di Usa – dove, fra l’altro, è stato ambasciatore dal 2009 al 2011 – «Paese da sempre all'avanguardia, in cui si registrano purtroppo arretramenti significativi su queste tematiche».

Quindi l’interessante chiusa: «Laddove arretra il rispetto dei diritti essenziali dell'individuo, arretra la democrazia liberale: e se arretra la democrazia liberale, abbiamo tutti da perderci… i diritti violati, domani, potrebbero essere i nostri! #stopviolenza #dirittiumani».

Eccone il testo integrale:

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Le bandiere arcobaleno sono sventolate nel corso del primo Pride in Birmania, che si è tenuto ieri a Yangon (o Rangoon) nell’ambito del Yangon Pride Festival. Circa 600 persone hanno manifestato sotto il sole nella capitale di un Paese in cui i rapporti omosessuali sono puniti fino a dieci anni di carcere, come previsto dalla Sezione 377 del Codice penale (anche se negli ultimi anni nessuna pena è stata mai irrogata).

"I componenti della comunità Lgbti, in particolare i giovani – ha dichiarato Hla Myat Tun, co-direttore dell’associazione &Proud - sono ora più coraggiosi e meno timorosi di mostrarsi in pubblico".

Lo scorso anno ha rappresentato al riguardo un punto di svolta: per la prima volta le autorità  birmane avevano infatti acconsentito che si tenesse una manifestazione Lgbti in un parco pubblico. Manifestazione, questa, partecipata da oltre 12.000 persone.

Galvanizzati da un tale successo, gli organizzatori hanno deciso, quest’anno, di chiamare ufficialmente l’evento Pride, pur mancando ancora le condizioni per una sfilata all'aperto per le strade di Yangon. Manifesti con coppie di persone dello stesso sesso sono stati affissi nella capitale per annunciare il festival.

Svoltosi su una grande imbarcazione lungo il fiume, il Pride è durato due ore.

Esso è stato il primo di una serie di eventi costituenti il festival che, col tema “Eroi”, vuole celebrare l'impegno della locale collettività Lgbti nell'affermare la propria visibilità e nel conseguire diritti umani e civili. Iniziata il 25 gennaio e terminante oggi, la kermesse ha compreso proiezioni di film, gare, dibattiti e conferenze, alcune delle quali ospitati presso l'Istituto francese di Birmania.

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Firmiamo in massa! Basta con il plagio delle menti dei bambini ad opera dei pervertiti sulla tv di Stato.

Questo il post scritto il 23 gennaio, in riferimento alla petizione lanciata da CitizenGo per chiudere il programma Alla lavagna!, da Andrea Del Ponte, docente di latino e greco presso il Liceo Classico Andrea D'Oria di Genova dal 2005 e presidente nazionale del Centrum Latinitatis Europae. Un chiaro riferimento alla puntata della trasmissione  di Rai3 che ha vistom lo scorso sabatom, impegnata come protagonista Vladimir Luxuria.

Autore di saggi quali Per le nostre radici. Carta d’identità del latino, Del Ponte è noto per i suoi attacchi violenti non nei riguardi non solo delle persone Lgbti ma anche di immigrati e rom. Solo alcuni giorni fa scriveva un post contro l'eurogender linguisticamente corretto.

Alcuni sui post omofobi e razzisti avevano già suscitato ampie polemiche tra il 2015 e il 2018.

Ferma e immediata condanna è arrivata da Maria Aurelia Viotti, dirigente scolastica del D'Oria, che ha dichiarato: «Apro le nostre porte a Vladimir Luxuria e spero davvero che si possa organizzare un incontro pubblico».

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«Non possiamo dimenticare Roberto Mantovani, tassista bolognese e nostro collaboratore, che ieri ha ricevuto minacce di morte e insulti omofobi».

Con queste parole Vittorio Di Trapani, segretario nazionale dell’Usigrai, ha ricordato stamani a Roma presso il Museo della Shoah - in occasione dell'incontro tra una delegazione di giornalisti/e (tra cui anche alcuni vittime di minacce neofasciste) e la portavoce della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello - gli atti offensivi e minatori di cui è stato vittima a Bologna, nella notte tra il 23 e il 24, il collaboratore di Radio Città del Capo.

Fieramente antileghista, Mantovani, in arte RobertoRedSox, è noto per la sua trasmissione Radio Taxi Stories-Bologna5 in tre minuti, incentrata sulla lotta al fascismo, al razzismo, all’omofobia.

Ignoti hanno tracciato la scritta Muori frocio con vernice rossa sul marciapiede antistante il suo condominio, la cui porta d’accesso è stata segnata con un’enorme croce  una croce sulla porta di accesso del condominio. Nella buca della lettera, Mantovani ha poi rinvenuto un biglietto con le seguenti minacce: Bologna5 ti spacchiamo le ossa con la mazza da baseball e Devi morire, frocio.

Nella giornata d’ieri ha sporto denuncia formale in Questura. Sul sito di Radio Città del Capo il direttore Riccardo Tagliati, nell'esprimere solidarietà a lui e alla sua compagna, ha annunciato di «dovere sospendere la rubrica per ragioni di sicurezza». 

Abbiamo raggiunto Roberto telefonicamente mentre è in giro per Bologna.

Roberto, qual è al momento il tuo stato d’animo?

Che dire? Dopo aver ricevuto quell’aggressione, quelle scritte e quelle minacce, niente… Vado avanti per la mia strada e continuo a fare quello che ho sempre fatto e continuo a dire quello che ho sempre detto. Non c’è nulla di strano nel dichiararsi antirazzisti e antiomofobi. Cosa c’è di strano? Dico qualcosa di sbagliato? No. Voglio essere una brava persona, una buona persona e lo dico. E continuerò a dirlo.

Quindi continuerai con la tua collaborazione in radio?

Adesso mi fermo alla radio per qualche giorno, per fare chiarezza e ragionare, perché sono tutto ancora frastornato. Ma poi riprenderò a parlare per radio e continuerò a scrivere su Twitter come ho sempre fatto. Non lo trovo strano. Troverei strano e preoccupante, invece, mettermi in silenzio e nascondermi. Quindi continuerò a lavorare.

Se capisco bene, come stai facendo adesso?

Sì, sto lavorando col mio taxi: farà le mie belle notti sul mio taxi tranquillamente, come se nulla fosse successo. Si va avanti. Bene così. I buoni stanno tutti da una parte dalla mia e questo mi fa felice.

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Cofirmata da 30 deputati del Pd il 21 gennaio e annunciata il 22, l’interpellanza parlamentare 2-00217 di Ivan Scalfarotto al ministro per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale Enzo Moavero Milanesi sulle «iniziative di competenza, anche in sede europea, per la tutela dei diritti delle persone Lgbt in Cecenia» ha ricevuto oggi risposta in Aula.

A dare lettura del testo preparato dalla Farnesina, successivamente giudicato da Scalfarotto quale insoddisfacente «perché - diciamo così - conosco il linguaggio governativo, appunto per esperienza personale e so che si tratta di parole di circostanza», il sottosegretario del medesimo dicastero Ricardo Antonio Merlo, che ha detto: «La lotta contro ogni forma di discriminazione, anche in base all'orientamento sessuale e all'identità di genere, costituisce una delle direttrici della nostra azione internazionale nell'ambito dei diritti umani e figura fra le priorità del mandato italiano nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per il triennio 2019-2021.

Per questo, seguiamo con particolare preoccupazione la questione delle discriminazioni, anche basate sull'orientamento sessuale, nella Federazione Russa e, soprattutto, i recenti casi di gravi violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali ai danni delle persone LGBT+I in Cecenia.

Fin dalla ripresa delle segnalazioni, a dicembre 2018, da parte di media russi, abbiamo condiviso e sostenuto le principali iniziative avviate a livello internazionale e locale, anche in coordinamento con le istanze dell'Unione europea per accertare i fatti, nella convinzione che sia necessario fare piena luce sulla vicenda

Più nel dettaglio, abbiamo concorso con i partner dell'Unione Europea alla formulazione di un intervento congiunto sul tema al Consiglio permanente dell'OSCE. In tale dichiarazione, ribadendo la nostra profonda preoccupazione per quanto sta avvenendo in Cecenia ai danni di persone LGBT+I, abbiamo ribadito l'appello della Federazione Russa di condurre indagini tempestive, efficaci e approfondite, garantendo la consegna alla giustizia dei responsabili o complici di tali atti. 

Inoltre, l'Italia è intervenuta sul tema delle discriminazioni nella Federazione Russa anche nell'ambito dell'ultimo esercizio di revisione periodica universale cui si è sottoposta la Russia, in sede ONU, a maggio 2018. In tale occasione, abbiamo formulato una raccomandazione al Paese di adottare misure concrete per combattere tutte le forme di discriminazione, incluse quelle basate sulla religione e sull'orientamento sessuale. 

Continueremo a seguire con la massima attenzione il tema e ad attivarci in tutte le sedi utili, opponendoci ad ogni forma di discriminazione e violenza».

Ma a lasciare perplessi non è tanto il tenore della risposta  soprattutto in riferimento «alla formulazione di un intervento congiunto sul tema al Consiglio permanente dell'OSCE”. Dichiarazione, questa, non rispondente al vero come ricordato dallo stesso Scalfarotto nell’illustrare previamente l’interpellanza: «All'interno dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, 15 Paesi, ma purtroppo non l'Italia, hanno chiesto di attivare il cosiddetto meccanismo di Vienna, cioè di porre delle questioni, delle domande precise al Governo russo […].

La rappresentante lituana ha detto che Mosca ha risposto, ma senza entrare nel merito della vicenda, quindi questi Paesi si sono dichiarati insoddisfatti; e con l'aggiunta ancora di un altro Paese che è stato il Belgio, ma ripeto, non l'Italia, hanno innestato un altro meccanismo che, ironia della sorte, si chiama meccanismo di Mosca, che prevede la formazione di una commissione di tre persone, una delle quali può essere indicata dal Governo russo, per indagare sulla vicenda».

La cosa grave è un’altra. Il sottosegretario ha infatti volontariamente omesso la lettura di termini significativi nonché di un intero capoverso quanto mai nodale. Gaynews è entrato in possesso del testo cartaceo portato in aula da Merlo e recante le cancellazioni a penna delle parti su indicate. 

Al quarto capoverso non solo dopo «indagini tempestive, efficaci e approfondite» è stato depennato «sulle segnalazioni ricevute» ma a essere cassato è stato il qualificativo «esecrabili» in riferimento agli «atti» persecutori. 

Completamente cancellato il capoverso successivo, che recitava: «In ambito europeo, continuiamo a sostenere il mantenimento di canali di dialogo fra la Delegazione Ue a Mosca e l’Ombusdperson russo, incoraggiando anche contatti dell’Ue con il Consiglio Presidenziale per i Diritti Umani, principale organo consultivo in materia dell’amministrazione presidenziale russa. Il binario dell’Unione Europea consente infatti di iscrivere i nostri interventi di sensibilizzazione in un quadro più ampio e, tendenzialmente, più incisivo».

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Una violenta campagna diffamatoria sui social e continue minacce di morte hanno spinto Jean Wyllys, deputato brasiliano gay e componente di Psol, a rinunciare al suo seggio in Congresso e a scegliere la strada dell’esilio. Ne ha dato notizia nel corso di un'intervista al quotidiano Folha de Sao Paulo lo stesso parlamentare 44enne che, giunto al suo terzo mandato, è tra i principali difensori dei diritti Lgbti in Brasile.

Sotto scorta dall’uccisione di Marielle Franco, Wyllis punta da tempo il dito contro il Battaglione Operazioni Speciali di Polizia, un corpo d'élite addestrato alla violenza e alle esecuzioni sommarie, che sarebbe all'origine delle crescenti violenze nel Paese. Accanito oppositore di Jair Bolsonaro, prima ancora che diventasse presidente, Wyllys ritiene che tali gruppi paramilitari abbiano collegamenti con uno dei figli del neo Capo di Stato, il senatore Flavio Bolsonaro, già sospettato di corruzione. 

L’oramai ex parlamentare ha denunciato di essere vittima di «campagne denigratorie, che con bugie hanno distrutto la mia reputazione» e di aver ricevuto numerose minacce di morte, anche contro la sua famiglia. Nell'intervista Wyllys ha anche affermato che la situazione è peggiorata dopo l'elezione di Jair Bolsonaro: «Non è stata l'elezione di Bolsonaro in sé, ma è stato il livello della violenza che è aumentato da quando è stato eletto».

Il 44enne, che si trova attualmente in Europa, ha detto d'aver deciso di non fare rientro in Brasile dopo che è emerso che Flavio Bolsonaro avrebbe assunto dei parenti di un ex poliziotto, che è ricercato per l'assassinio di Marielle.

Divenuto famoso in Brasile per aver vinto la versione locale del Grande Fratello, Wyllis ha fra l’altro twittato: «Proteggere una vita minacciata è anche una strategia per combattere per giorni migliori».

Il suo seggio al Parlamento sarà preso da David Miranda, consigliere di Rio de Janeiro, che è il marito del giornalista americano Glenn Greenward, diventato famoso in tutto il mondo per l'intervista a Edward Snowden. Intervista che portò all'inchiesta sulla Nsa, per la quale Greenward ha vinto il Pulitzer.

I lavori del Congresso riprenderanno la prossima settimana. Nel giorno dell'annuncio delle dimissioni di Wyllys Bolsonaro ha scritto su Twitter: «È un grande giorno», negando successivamente che il suo commento si riferisse all'esilio del componente del Psol.

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«Ho lanciato un comitato esplorativo presidenziale, perché siamo in un momento in cui è necessario osare ed è tempo di concentrarsi sul futuro. Siete pronti a dire addio alle politiche del passato?».

Con questo tweet, lanciato ieri, il 37enne Pete Buttigieg, sindaco di South Bend (città di circa 100 mila abitanti in Indiana), ha annunciato l’intenzione di volersi candidare alle presidenziali Usa nel 2020. Se eletto, sarebbe il primo presidente statunitense dichiaratamente gay.

In chiara polemica con lo slogan della vittoria elettorale di Trump, Make America great again, Buttieg ha dichiarato in un video: «Non esiste dire 'di nuovo' nel mondo reale. Non possiamo cercare la grandezza del passato: ora il nostra Paese ha bisogno di un nuovo inizio». Ha quindi aggiunto: «C'è una nuova generazioni di voci che emergono nel nostro Paese, che si allontanano dalla politica del passato e sono pronte a rispondere concretamente alle nostre priorità». 

Eletto sindaco di South Bend nel 2011 a 29 anni, Buttieg fu riconfermato nel 2015 con l'80% dei voti dopo aver fatto coming out su un quotidiano. Il 16 giugno dello scorso anno si è sposato, presso la cattedrale episcopaliana di St. James, col proprio compagno Chasten Glezman.

Ex riservista della Marina, reduce della guerra in Afghanistan e decorato al valore militare per l’impegno nella lotta al terrorismo, Buttieg ha tentato lo scorso anno, ma senza successo, di diventare presidente del comitato nazionale democratico.

Ora entra - primo rappresentante della generazione di trentenni democratici, che si sono imposti nelle recenti elezioni di Midterm - nell'affollato agone delle primarie dem dopo le senatrici Elizabeth Warren, Kirsten Gillibrand, Kamala Harris e l'ex sindaco di San Antonio Julián Castro. 

L'annuncio della crazione del comitato esplorativo da parte di Buttigieg è stato salutato "come un momento storico" da parte dell’importante organizzazione politica Lgbti Victory Fund.

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Con un post pubblicato in tarda mattinata sulla propria pagina Facebook, Russian Lgbt Network ha annunciato di aver avviato il trasferimento delle «persone sopravvissute alla nuova ondata di persecuzione omofoba in Cecenia».

Come precisato dalla stessa ong, presieduta da Igor Kochetkov, le vittime superstiti alla repressione «confermano il carattere su larga scala della persecuzione. Testimoniano anche che la persecuzione era già iniziata all'inizio di dicembre 2018 e che le persone sono trattenute negli uffici di polizia non solo ad Argun, ma anche a Grozny».

Sulla nuova purga anti-Lgbt le autorità cecene continuano ad avere un atteggiamento negazionistico e a puntare il dito contro l’Occidente.

La scorsa settimana il ministro dell'Informazione Dzhambulat Umarov ha infatti liquidato come falsa la notiza che le forze dell'ordine cecene avessero detenuto illegalmente una quarantina di persone omosessuali, uccidendone almeno due.

«È una totale fesseria», così in un’intervista video a Kavkaz Realii, cui ha anche dichiarato: «Non seminate i semi della sodomia nella benedetta terra del Caucaso. Non cresceranno come nella pervertita Europa. Lasciate in pace la Repubblica cecena».

Dall’Italia continua invece il pressing sul governo, perché intervenga sull’omologo russo. In prima linea, sin dall’inizio, Certi Diritti, il cui presidente Yuri Guaiana si è fatto promotore, come responsabiwl delle campagne di All Out, di un appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai leader mondiali, riuniti da oggi presso il Forum economico mondiale di Davos, perché «denuncino pubblicamente queste atrocità e chiedano alle autorità russe di assicurare i responsabili alla giustizia».

La settimana scorsa, invece, dopo la specifica interrogazione parlamentare, che ha visto Alessandro Zan quale primo firmatario, è stata presentata dal deputato dem Ivan Scalfarotto un’interpellanza parlamentare al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi.

Interpellanza, che cofirmata da ben altri 30 parlamentari del Pd, è volta a chiedere «Se il ministro interpellato sia a conoscenza dei fatti descritti nella premessa e quali siano le sue valutazioni sull’argomento;

Quali iniziative, per quanto di competenza, intenda mettere in campo - e in quali tempi - perché cessino gli arresti illegali e le violenze e per ristabilire le garanzie dei diritti umani nei confronti delle persone Lgbt che vivono in Cecenia;

Quali iniziative intenda intraprendere, anche nei confronti del Governo della Federazione Russa, per poter ottenere informazioni e rassicurazioni sulla gravissima situazione in cui versano la comunità Lgbt e, più in generale, i diritti umani in quel Paese;

Quali iniziative intenda intraprendere, anche nei confronti del Governo della Federazione Russa, perché cessino senza ritardo le violazioni della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Cedu), avuto particolare riguardo ai temi della discriminazione e della violenza di cui sono fatte oggetto le persone sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere;

Quali iniziative intenda intraprendere in sede di Unione Europea affinché l’Unione si faccia parte attiva per ristabilire la piena tutela dei diritti dei cittadini e delle cittadine omosessuali nella Repubblica di Cecenia».

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«Non ho fatto alcuna lezione su come si diventa trans perché, anzi, ho cercato di spiegare che si nasce gay o trans. Ho parlato soprattuto di bullismo. Ma queste polemiche dimostrano che i bambini sono molto più avanti di certi adulti.

Questo programma è stata una delle cose più belle che ho fatto nella mia vita. I bambini erano vigili, curiosi, attenti e pieni di domande. E io, come faccio anche nella vita quotidiana, ho risposto a tutto, sempre con tatto e credo con intelligenza. Anche perché, se non si danno risposte ai bambini, loro ti guardano con diffidenza e cercano risposte altrove, magari sul web, dove possono trovare risposte non proprio raccomandabili».

Così Vladimir Luxuria ha commentato le polemiche scatenate oggi da Libero e Il Giornale a seguito della puntata di Alla lavagna!, che l'ha vista protagonista sabato sera su Rai3. Puntata, che, fra l’altro, è stata trasmessa, a differenza delle altre, in seconda serata

Al riguardo l’artista ha dichiarato: «Speravo che fosse sufficiente lo spostamento della puntata dalle 20.20 alle 22.25. Ma per alcuni non è bastato. Però io sono ottimista, perché se i bambini con cui ho parlato sono il futuro, forse posso sperare in mondo migliore». Senza dimenticare, come sottolineato dalla stessa ex parlamentare, che «tutti i genitori dei bambini presenti in trasmissione avevano dato il consenso alla puntata con me e alla fine si sono complimentati per come era andata». 

Ma ciò, anziché placare gli animi, li ha rinfocolati.

Da Tiramani a Pillon: la Lega contro Vladimir Luxuria 

A dare fuoco alle polveri, in tarda mattinata, il deputato Paolo Tiramani, capogruppo della Lega in Vigilanza Rai, che ha dichiarato: «Lezioni di transgenderismo a bambini di appena 10 anni? Inaccettabile. Ancor di più se questo accade nel corso di una trasmissione televisiva, andata in onda su Rai3, i cui protagonisti sono giovanissimi alunni ed a spiegare temi come l'omosessualità e il cambio di sesso è una mancata soubrette, la cui vita personale dovrebbe restare tale.

Stiamo parlando di argomenti di una tale complessità che non possono essere trattati in maniera così leggera con piccoli ragazzi all'interno di un programma televisivo. Ogni bambino ha, giustamente, i propri tempi e non può essere forzato ad affrontare argomenti non appropriati per la propria età e dei quali non si sente pronto».

Quindi la conclusione: «Quanto trasmesso nel corso della puntata Alla lavagna! è quindi inaccettabile. Non solo è da rivedere la scelta, a mio avviso sbagliatissima, degli autori ma come Lega ci informeremo su quanto ammonta il compenso destinato a Vladimir Luxuria per questa puntata a dir poco surreale».

Gli ha fatto eco, nel primo pomeriggio, l’omologa di partito Barbara Saltamartini, che ha affermato: «Le lezioni di ai ragazzi su come diventare trans sono una vergogna, soprattutto quando a veicolarle è la televisione pubblica. Quanto andato in onda su Rai3 durante la puntata Alla lavagna!, rappresenta il peggio che la tv pubblica possa esprimere. Non si può giocare con le giovani menti di bambini che stanno iniziando a sviluppare la propria sessualita».

Per il senatore gandolfiniano Simone Pillon (anche lui della Lega) si è trattata di una «vergognosa lezione gender a una classe di bambini. Vladimir Luxuria vada a raccontare le 'favole dell'uccello' da qualche altra parte, sicuramente non a una scuola con ragazzini minorenni, davanti alle telecamere Rai.

Si è trattato di una vergognosa forma di indottrinamento, senza alcun contraddittorio. Questo non può lasciarci indifferenti: presenteremo un'interrogazione parlamentare in commissione Vigilanza Rai, per verificare come sono stati coinvolti i minori e se le loro famiglie siano state avvertite al riguardo».

Spadafora in difesa di Luxuria: «Surreale è continuare ad avere atteggiamenti omofobi»

Ma in difesa di Vladimir Luxuria, vittima di attacchi «del tutto fuori luogo", si è espresso con un lungo post su Facebook Vincenzo Spadafora.

«L'unica cosa che trovo a dir poco surreale - ha spiegato il sottosegretario alle presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità e alle Politiche giovanili - è continuare ad avere atteggiamenti omofobi e culturalmente regrediti, che non tengono conto della realtà e del rispetto dei diritti di tutti.

Penso che la Rai abbia fatto molto bene e che occasioni del genere vadano sostenute dato che nelle nostre scuole - a differenza di quanto avviene negli altri Paesi Europei - sono sempre più rare lezioni sull’affettività o sull’accettazione di se stessi e che, purtroppo, non siano rari i casi di bullismo, proprio nei confronti di chi viene etichettato come ‘diverso’. 

Di questi temi, invece, ci accorgiamo solo quando a parlarcene è la cronaca nera, quando giovanissime vittime di bullismo compiono gesti estremi. Ben vengano quindi occasioni come questa, dove il Servizio Pubblico si occupa di colmare questo vulnus di civiltà

Ho incontrato negli anni migliaia di bambini e di ragazzi in giro per l’Italia e so quanto affrontino questi temi tra di loro e siano naturalmente inclini al rispetto delle diversità più di molti adulti. E proprio le reazioni dei bambini durante la trasmissione dovrebbero farci riflettere su quanto la realtà sia molto più avanti di certa politica». 

Le senatrici M5s Donno, Guidolin, Maiorino e Montevecchi: «I bambini, alle spiegazioni di Luxuria, hanno reagito meglio di tanti adulti»

Netta distanza dalle dichiarazioni degli alleati di governo è stata anche espressa dalle senatrici pentastellate Daniela Donno, Barbara Guidolin, Alessandra Maiorino, Michela Montevecchi, componenti della Commissione Diritti Umani di Palazzo Madama, che hanno dichiarato in una nota congiunta: «La vera regressione è non parlare dell'accettazione di sé stessi e continuare a nascondere la realtà. Il fatto che il servizio pubblico dia spazio a tematiche sociali, dell'omofobia, della disforia di genere è un ottimo segnale, soprattutto per combattere piaghe come quella del bullismo che nascono proprio dalla mancata accettazione di chi viene percepito come più debole e facilmente attaccabile. Ma non è così e deve essere ben chiaro a tutti.

È necessario combattere senza se e senza ma questo genere di approccio culturale. I bambini, alle spiegazioni di Luxuria, hanno reagito meglio di tanti adulti. La conoscenza è l'unico modo per combattere l'ignoranza, è l'unico modo per crescere ragazzi sani e senza paure del tutto infondate. Siamo una società evoluta, i tempi dei pregiudizi oscurantisti e dei dogmi sono fortunatamente lontani».

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