Francesco Lepore

Francesco Lepore

Classe 1985 e d’origine triestina, Andrea Ciarlatano o Ciarla (come ama farsi chiamare) è un artista al di fuori degli schemi. Ciarla è un personaggio barbuto, atletico e mezzo nudo. Il suo motto è mettersi le cose in testa, oppure stare a testa in giù, e così facendo mettersi in testa il mondo. I suoi riferimenti sono il barbone, l'idiota, lo scemo del vilaggio, il genio e la Santona. 

La sua prima mostra Clutter è stata allestita il 17 giugno 2018 a Milano presso la Galleria Lanteri. Per il 2019 ha realizzato un calendario con le sue opere intitolato Ciarlendar.

Lo abbiamo raggiunto per saperne qualcosa di più.

Andrea, come nasce Ciarla?

Ciarla è una creazione spontanea con un funzionamento elementare. In primo luogo, usare ciò che ho: tecniche rudimentali e materiali di scarto, il proprio corpo, le mani, la testa. In secondo luogo, mettersi le cose in testa è prendere un posto nell'universo, addentare il mondo, fare esperienza del reale in prima persona. Oggi c’è una passività dilagante. C’è un abisso tra autore e pubblico, tra creatore e consumatore. Tutti si accontentano di materiali pronti e preconfezionati: non solo cibo e vestiti, ma esperienze, sentimenti, sessualità, relazioni. Ciarla incarna il desiderio di scardinare questo sistema attraverso la parodia e l’assurdo, con strumenti semplici usati in prima persona. 

Pur rifuggendo da incasellamenti, ti senti molto vicino al pensiero queer. Perché?

Essere queer è un buon vaccino contro il sistema. Siamo cresciuti in un mondo in cui non venivamo rappresentati: al massimo, se proprio c’era un frocio in tv, era un eccentrico, un esteta. Ognuno di noi ha dovuto fare uno strappo, almeno in parte, con quel modello per rivendicare la propria presenza. Oggi siamo maggiormente riconosciuti, ma finché restiamo nell’ottica del consumo siamo solo l’ennesimo “client profiling”: l’omosessuale bello, la lesbica in carriera, con reddito medio-alto e buona disponibilità di spesa, possibilmente inquadrati in modelli di comportamento tradizionali. Se questi sono i modelli in cui ci vogliono appiattire, allora va fatto un’altro strappo. Che senso ha essere riconosciuti, se per farlo devo uscire dalle darkroom, comprare una mini, vestire Armani, votare Salvini? La visibilità è importante, ma i diritti sono un altra cosa: bisogna partire dai diritti dei più deboli, che per i grandi resteranno sempre invisibili. Per fortuna dal mondo Lgbti continuano a partire forti iniziative sui diritti: I Sentinelli, ad esempio, o i Pride, che sono diventati un movimento di solidarietà civile. E forse questi movimenti diventeranno una vera forza politica. 

Cosa conta veramente per Ciarla?

Per me il punto non è essere queer o gay o etero. È pensare con la propria testa. Molti non fanno che parlare, ad esempio, di famiglia. Ma alla fine intendono un modello di consumo. La vera famiglia è un luogo spirituale: basti vedere quanti tipi ne esistono nelle tradizioni del mondo, tutte attraversate da eventi sacri e rituali. Mentre l’unico rito della nostra “famiglia moderna tradizionale”, che tradizionale non lo è più da tempo, è andare al centro commerciale. Così come quando dicono “Arte”, intendono l’arte commerciale: ti spiegano nero su bianco chi è bravo e chi vale cosa. È facile fare distinzioni culturali, perché la cultura la puoi impacchettare e mettere su un piedistallo e dire: Questa è cultura. Molto più difficile fare distinzioni creative: la creatività è grezza, primordiale, non si impacchetta e non sta su un piedistallo. Chi è più creativo: chi espone nei musei o chi dipinge le madonne sui marciapiedi? Chi scolpisce il marmo o chi fa le statuine dei presepi? Queste sono alcune delle distinzioni che la gente ha dimenticato. Per questo dico che non sono un artista ma un creativo. 

A chi ti ispiri per le tue opere?

Mi ispirano Caravaggio, ma anche gli ex voto che si vedono in certe chiese, disegnati con tecniche rudimentali da gente qualunque. Le statue di Bernini come quelle di Bomarzo. Riconosco in queste opere un offerta creativa e riconoscente, e questo mi basta. 

Insomma, che cos’è l’arte per Ciarla?

L’arte dev'essere generosa, catartica, non stitica come in certi spazi dell’arte contemporanea. Questi spazi mi annoiano a morte. Molti invece mi dicono che le mie foto li fanno ridere e questa, per me, è una cosa buona. C’è molto dolore nel mondo: perché quello che facciamo non può avere una funzione consolatoria? Uno degli usi della creatività potrebbe essere proprio questo: creare un riparo che sia alla portata di tutte e tutti.

Guarda le foto del Ciarlendar 2019

 

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I bulgari sono moderatamente aperturisti in tema di relazioni familiari.

È quanto emerge dai dati d’un sondaggio dell'agenzia demoscopica Gallup International Association, pubblicati a Sofia il 17 dicembre. La ricerca è stata condotta dal 30 novembre al 7 dicembre in prossimità delle festività natalizie, vissute nel Paese dell’Europa centro-orientale, a forte maggioranza cristiano-ortodossa, quale periodo di vacanze familiari per antonomasia.

Su divorzio, aborto, convivenze la popolazione bulgara appare a favore mentre mostra una netta contrarietà al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Solo il 12% delle persone intervistate approva la possibilità di una relazione coniugale tra uomo e uomo o tra donna e donna. Il 78% si oppone categoricamente a tale possibilità.

Quasi tre quarti, invece, degli intervistati e intervistate ritengono accettabile convivere senza matrimonio, anche quando nascono dei figli. Appena il 15% si è dichirato contro il divorzio e solo l'11% ritiene che gli aborti vadano proibiti.

Mutamento radicale d’opinione anche nei riguardi di matrimonio tra persone appartenenti a differenti etnie o credo religiosi. La maggioranza di circa due terzi (69%) si è dichiarata favorevole al riguardo.

Novità anche in riferimento alla violenza contro le donne, stigmatizzata dalla maggior parte della popolazione bulgara. Solo il 7% ritiene che un uomo possa colpire una donna. Bisogna tuttavia notare come il 7% in questione equivalga a oltre 300.000 persone e come, secondo la Gallup, possano «esserci risposte "nascoste”»: il che significa che la preoccupazione rimane alta.

In un tale contesto a sorprendere è la concezione stereotipica dell’uomo quale responsabile del reddito familiare: il 75% sostiene, infatti, che i soldi in famiglia devono essere prevalentemente prevalentemente portati dall'uomo. E a pensarla così sono sia gli uomini sia le donne intervistate. 

sondaggio

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Sono stati ieri trascritti presso l’Ufficio dello Stato Civile  del Comune di Milano gli atti di nascita di due gemelle, venute alla luce in California grazie alla gpa, con l’indicazione d'entrambi i padri

Si è così ottemperato a quanto disposto dal Tribunale civile del capoluogo lombardo che, il 16 novembre, ha accolto la richiesta dei due ricorrenti a fronte della soluzione di compromesso precedentemente proposta da Palazzo Marino: la trascrizione, cioè, dei due atti con l’indicazione del solo genitore biologico.

A comunicare l’avvenuta trascrizione ai due papà milanesi lo stesso Ufficio preposto tramite raccomandata. «Gentili Signori, Vi comunico che oggi abbiamo provveduto alla trascrizione degli atti di nascita di Anna e Maria – così nel testo inviato –. Vi allego i relativi estratti, i cui originali sono a Vs. disposizione presso la Segreteria di questa Direzione. Cordiali saluti».

Un passo in avanti, dunque, rispetto a quanto successo, invece, a un’altra coppia di uomini, Gianni Tofanelli e Andrea Simone, che avevano dovuto apprendere da Il Corriere della Sera l’avvenuta integrazione dell’atto di nascita della loro figlia con il nome del papà non biologico. Manchevolezza non da poco, di cui Gianni si era lamentato proprio su Gaynews.

Una sconfessione piena, insomma, delle posizioni della presidente del gruppo consiliare di maggioranza Beppe Sala Sindaco Noi, Milano Elisabetta Strada (nonché prima firmataria della richiesta di audizione, promossa dall’opposizione, in un’apposita Commissione congiunta, denominata "Sulla trascrizione dei due padri"), che il 14 dicembre aveva, fra l’altro, chiesto di non procedere nemmeno alle trascrizioni imposte dal Tribunale di Milano.

Non bisogna però dimenticare che sul decreto del 16 novembre il sindaco Giuseppe Sala, che pure non aveva esitato, il 6 giugno, a registrare anagraficamente figlie e figlie di nove coppie di donne, aveva comunque espresso una moderata contrarietà: «Siamo un po' obbligati a farlo, ma mi pare che, dal punto di vista politico, siamo sempre in osservazione e in verifica di quello che è da fare».

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«Quello del presepe imbrattato è un atto di blasfemia contro la religione cattolica, che ci preoccupa molto. È la seconda volta nel giro di poco tempo che il presepio di piazzetta del Pozzo, in pieno centro a Udine, è oggetto di un attacco con frasi ingiuriose».

Questo il commento di Pietro Fontanini, sindaco leghista del comune friulano, dopo che nella notte di Natale la rappresentazione presepiale, posizionata sulla piazzetta alla fine di via Aquileia (una delle sei allestite in centro città dalla Confesercenti), è stata oggetto di una singolare protesta a favore dei migranti

Sulle sagome di Maria, Gesù, Giuseppe, i cui volti sono stati africanizzati con vernice spray marrone, sono state infatti vergate le rispettive scritte antirazziste: La vostra Maria, ogni donna incinta in Libia senza dire si' al suo Signore; Il vostro Gesù, un bimbo nato a bordo delle navi che non accogliete; La vostra fede, un razzismo dalla lunga storia in una con Il vostro Giuseppe, un uomo a cui negate la dignità togliendo le panchine.

Riferimento, quest’ultimo, quanto mai eloquente, perché rimanda alla cosidetta ordinanza “antibivacco” che, emanata da Palazzo d’Aronco per l’intera durata delle festività natalizie (ma che potrebbe essere in realtà permanente), ha disposto la rimozione di due panchine, utilizzate da immigrati e senzatetto, per far posto al contestato presepe in piazzetta del Pozzo .

Infatti, come ricordato dallo stesso Fontanini, più persone «subito dopo l'allestimento del presepio, l'8 dicembre scorso, si erano mobilitate in un sit in di protesta» con tanto di scritte: Udine: foglio di via a Giuseppe e Maria; Fontanini: Niente panchine ai clandestini; Cara Giunta comunale, la Sacra Famiglia non è naturale; Se a un presepe togliete arabi, africani, ebrei e rifugiati, restano solo il bue e un asino

Mentre sono in corso le indagini della Digos su quell'episodio e su quello verificatosi la notte di Natale, Fontanini non ha esitato a ravvisarne una matrice comune, arrivando a ipotizzare le responsabilità in capo a «gruppi che fanno riferimento al mondo anarchico o Lgbt, che hanno preso di mira questo presepio». Davanti al quale è stato inoltre ritrovato un tappeto orientale, che per il sindaco potrebbe essere anche «un richiamo all'Islam per mettere in contrapposizione le due religioni». 

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Tensione altissima a Veronetta, storico quartiere del Comune scaligero, dopo l’apertura della sede di Forza Nuova in via San Nazaro e la celebrazione del primo anniversario di quella di CasaPound in via Mazza. Tenutesi entrambe nel pomeriggio di sabato 22 dicembre, le due manifestazioni hanno visto la partecipazione dei rispettivi presidenti Roberto Fiore e Gianluca Iannone.

A esse, nella serata dello stesso giorno, ha fatto seguito presso The Firm Club (locale legato all'estrema destra), in viale dell'Industria, il concerto Merry Xmas del gruppo musicale nazirock dei Gesta Bellica.

Proprio per reagire a tali eventi le associazioni antirazziste, antifasciste, antisessite operanti sul territorio veronese (Assemblea 17 dicembre, Circolo Pink, Non Una Di Meno Verona, Potere al Popolo Verona, Cub, Paratodos, Anpi Verona, Aned Verona, Pink Refugees, Libre Verona, Veronetta 129, Social Street Abitanti di via XX settembre e dintorni, Rifondazione ComunistaVeronetta, Azione antifascista Verona) hanno organizzato la manifestazione Teniamoci stretta Veronetta con l’apertura straordinaria delle sedi di alcuni di esse, reading di poesie e storie di migranti, mercatini di libri fino al corteo collettivo, partito alle 15:00 da piazza Santa Toscana.

Ma purtroppo ciò non è bastato ad arginare l’immediata ripresa di violenze e minacce xenofobe, sessiste e omotransfobiche nel quartiere.

Come denunciato da L'Assemblea 17 Dicembre - Veronesi aperti al mondo, «una signora rumena, che parlava al telefono nella sua lingua camminando lungo via XX Settembre, è stata apostrofata come "straniera di merda" e presa a calci, finendo sotto shock al Pronto Soccorso.

E una ragazza che camminava sola lungo via Mazza in abbigliamento non consono all'estetica casapoundina si è presa una violenta spallata, ed ha scelto di non reagire neanche a parole, temendo di peggio».

Per cui «non diteci che esageriamo – conclude l’Assemblea -: è davvero tempo di tenere gli occhi aperti».

Come se non bastasse, nella notte è apparsa sul muro di fronte all'Università la scritta Pink Merda contro il Circolo Pink di via Cantarane, da tempo oggetto di messaggi sempre più minatori.

Gesti che, però, non hanno intimorito i vertici dell’associazione che hanno dichiarato: «Non sarà certo una miserabile scritta a spaventarci. Siamo a Veronetta da più di vent’anni e abbiamo intenzione di restarci ancora per molto».

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«Vergognoso articolo che fa giornalismo scandalistico sulla pelle dei bambini trans».

Così un duro comunicato del Mit (Movimento Identità Trans), cofirmato da numorose associazioni tra cui Agedo, Arcigay, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno, Possibile Lgbti nonché la nostra Gaynet, ha definito la copertina con connesso report dell’ultimo numero di Panorama. Settimanale che, nell’autunno scorso, è stato acquisito dal Gruppo La Verità Srl, editore del quotidiano La Verità e presieduto da Maurizio Belpietro.

Col titolo Baby Trans Generation, sovrastante il primo piano enorme di una bambina presumibilmente trans, pesantemente truccata, la giornalista Terry Marrocco ha affrontato il tema della varianza di genere in età evolutiva

Ma il servizio, come rileva il comunicato, non solo fornisce «dati falsi e notizie errate», rimandando, fra gli altri, quale autorità di riferimento al libercolo d’orientamento transcritico La Piccola Principe della sociologa e socia d’ArciLesbica Daniela Danna (senza però specificarne l’identità e le posizioni concettuali). Ma riporta «in modo distorto e denigratorio le testimonianze di persone che hanno raccontato sinceramente le loro storie e che ora non solo sono profondamente indignate ma stanno pensando alla possibilità di passare ad azioni legali. Storie date in pasto a lettrici e lettori solo per solleticare morbosa curiosità non certo per approfondire le realtà di cui si parla nell'articolo».

Tra le storie date non solo in pasto alla morbosa curiosità di lettori e lettrici ma strumentalizzate (con violazione della privacy di giovanissime persone trans, di cui sono stati diffusi dati sensibili nonostante le rassicurazioni alla riservatezza garantite dalla giornalista) c’è quella di Olimpia.

Ne abbiamo raggiunto la madre, Mariella Fanfarillo, che è stata contattata da Terry Marocco e ha parlato con la stessa del percorso di transizione della figlia.

Mariella, quali le reazioni dopo aver letto la storia di Olimpia come riportata da Panorama?

Quando la giornalista Terry Marocco mi ha contattato, per conoscere l'esperienza di vita di Olimpia in vista di un suo articolo sulle varianze di genere in età evolutiva, avevo preso degli accordi ben precisi: non avrei dato nessuna autorizzazione a divulgare episodi della vita privata di mia figlia, dei quali non si fosse già parlato pubblicamente. Mi sarei quindi fermata all'emissione della sentenza. La giornalista, però, non ha mantenuto la parola. Quando ho letto l'articolo e le informazioni riservate, per di più riportate in maniera scorretta e non rispondente a verità, mi sono sentita violentata nella privacy della mia famiglia. Ma a sentirsi violentata nella privacy è stata soprattutto Olimpia. Lei, infatti, ha visto la parte più intima della sua vita, della quale non aveva mai fatto menzione pubblicamente perché sente fortemente sua, data in pasto a chiunque avesse letto quell'articolo. 

Com’è arrivata a te la giornalista Terry Marrocco?

Quando la giornalista si è presentata, mi ha detto di aver avuto il mio numero da Paolo Valerio, presidente dell'Onig (Osservatorio Nazionale Identità di Genere). Sono sicura che il professore, che ben conosciamo per la sua grande professionalità e amicizia nei nostri confronti, sia stato anch'egli vittima dell’abilità della giornalista di carpire informazioni con la promessa di redigere un approfondimento sulla tematica gender variant. 

In che cosa ti senti offesa dall’articolo di Panorama?

L'articolo offende non soltanto mia figlia, ma tutti/e coloro che, come lei, hanno affrontato o stanno affrontando un difficile percorso di vita verso la conquista del riconoscimento della vera identità come persone sul piano sia fisico sia giuridico. Pubblicare dati ultrasensibili, perché di questo si tratta, che non hanno nessuna importanza come messaggio informativo, non rientrava nelle finalità prospettatemi durante la telefonata intercorsa con Terry Marocco. In questo vedo la volontà di divulgare informazioni atte soltanto ad attirare morbose curiosità dei lettori, mettendo sulla pubblica piazza particolari molto intimi e privati della vita di Olimpia. Particolari, ripeto, dei quali lei molto gelosa e che, soprattutto, non avevano alcuna valenza informativa. 

Quale il messaggio sulle persone trans che, secondo te, arriva a lettori e lettrici da un tale articolo?

Sia nella copertina che nell'articolo è racchiuso un messaggio di ipersessualizzazione delle persone trans lanciato dalla foto della bambina (trans) della copertina. Tutto l'articolo mira a creare confusione (transizione sociale e chirurgica) e a sollevare un clima di preoccupazione, proponendo la transessualità come un fenomeno di moda che rischia di creare una condizione di contagio mentale fra i giovani i quali, a detta della giornalista, “vogliono cambiare sesso" come se fosse un capriccio. Tutto ciò va contro tutte le ricerche scientifiche e quanto stabilito dal DSM 5 (Manuale diagnostico delle malattie mentali), che lo scorso giugno ha depennato la disforia di genere dall'elenco delle malattie mentali. 

Le associazioni hanno reagito con una lettera al direttore Belpietro. Come valuti tutto ciò?

Trovo che sia importante che le associazioni si dimostrino coese e prendano una posizione univoca di fronte a questo attacco da parte del settimanale diretto da Belpietro. Abbiamo sottoscritto la lettera, perché riteniamo che le lotte per il riconoscimento dei nostri diritti vadano combattute insieme. Colgo l'occasione per ringraziare tutti quelli che hanno voluto appoggiare questa iniziativa e dimostrarci il loro sostegno. 

Credi di agire per vie legali contro Panorama?

Con i nostri legali stiamo considerando di adire le vie legali. Ripeto, la privacy di mia figlia e la sua vita sono state violate con il solo scopo di creare audience, senza prendere in considerazione quali sarebbero state le ripercussioni sui suoi sentimenti. 

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I 583 deputati presenti (sui 605 complessivi) del Parlamento monocamerale cubano hanno ieri approvato il nuovo testo della Costituzione, che sarà sottoposto, il 24 febbraio, al definitivo voto referendario popolare

Approvato, dunque, al pari di tutti gli altri anche l’art. 82 che, senza definire i soggetti del contratto nuziale (indicati invece quale «uomo e donna» nella Costituzione del 1976), recita: «Il matrimonio è un'istituzione sociale e giuridica. È una delle forme di organizzazione delle famiglie. Si fonda sul libero consenso e sulla parità di diritti, obblighi e capacità legale dei coniugi. La legge determina la forma in cui si costituisce e i suoi effetti.

Si riconosce inoltre l'unione stabile e singolare con validità legale, formante di fatto un progetto di vita in comune, che, sotto le condizioni e circostanze indicate dalla legge, genera i diritti e gli obblighi che questa prevede».

In sintesi, l’art. 82 parla di famiglie al plurale (riconoscendone dunque le varie forme), ravvisa nel matrimonio una delle modalità d’organizzazione dell’istituto familiare, utilizza il termine neutro di coniugi e riconosce legalmente le unioni di fatto

Sull’importanza di esso ha insistito, nell’intervento previo alla votazione dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, il deputato e attivista Lgbti Luis Ángel Ádan Roble anche a fronte delle polemiche degli ultimi giorni, sollevate dalla cancellazione della ridefinizione del concetto di matrimonio dall’originario art. 68 (letta a livello internazionale come uno sbarramento costituzionale al riconoscimento delle nozze tra persone dello stesso sesso).

Roble non solo ha ricordato come l’essenza di una tale riformulazione sia mantenuta nel nuovo art. 82 ma ha ribadito tanto l’importanza del sì al voto refendario del 24 febbraio quanto il comune impegno a far sì che la successiva legge sul Codice della Famiglia non sia poi in contrasto col principio di uguaglianza e non discriminazione sancito dalla nuova Costituzione.

A definire quali soggetti costituiranno il matrimonio spetterà infatti a tale Codice da approvarsi entro due anni dal referendum costituzionale di febbraio.

«Vorrei nuovamente sottolineare – ha esordito il parlamentare – che sono in totale accordo con la redazione e il contenuto dell'art. 82, non solo come deputato ma come persona Lgbt».

Richiamando i punti salienti dell’articolo in questione, Roble ha quindi aggiunto: «In fin dei conti non ci sono regressi di nessun tipo. Non ci sono fazioni vincenti, né perdenti. Perché l'unico che vince è il popolo.

Facciamo solo in modo che le famiglie, la cellula fondamentale della nostra società, escano favorite e rafforzate al di là delle forme in cui si organizzano. Sono sicuro che nel Codice di Famiglia, una delle leggi attraverso la quale si deve attuare la volontà costituzionale, daremo legittimità sociale al rispetto dei diritti di tutte le persone, realizzando un grande lavoro comunicativo per progredire nell'educazione integrale della sessualità ed evitare che una legge contraddica la Costituzione.

Spero che tutti i deputati siano coerenti con i principi di giustizia e uguaglianza contenuti nel progetto di Costituzione. Stiamo promuovendo, istruendo e formando una coscienza critica.

Per finire rivolgo solo un invito a tutto il popolo a votare sì. Questa rivoluzione ha sempre contato e conterà su la partecipazione e l’impegno di molte persone di sesso e genere diverse. La Patria è di tutti».

A ricalcare i punti dell’intervento di Roble la deputata Mariela Castro Éspin.

Ma a particolarmente colpire del suo discorso è stata la parte finale, quando la direttrice del Cenesex rivolgendosi al padre Raùl Castro, segretario del Partito Comunista di Cuba nonché presidente della Commissione per la Riforma della Costituzione, ha dichiarato: «Voglio congratularmi con un educatore molto speciale nella mia vita, che m’insegnò che si può amare la Rivoluzione senza abbandonare la famiglia e si può amare la famiglia senza abbandonare la Rivoluzione. Grazie per il suo esempio di padre e di rivoluzionario».

Mariela ha quindi concluso: «Chiedo come deputata di quest’Assemblea che mi sia permesso d’abbracciarlo». Cosa che è avvenuta tra gli applausi scroscianti dei parlamentari in piedi.

Tornata al suo posto, la deputata ha riferito come il padre, nell’abbracciarla, le abbia sussurrato che le ricordava la madre Vilma Espín Guillois, deputata che introdusse nel Parlamento cubano la lotta per la famiglia e l'inclusione sociale senza discriminazione

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Da più parti si dava per certa, entro la giornata del 17 dicembre, la parola fine alla querelle della cosiddetta “trascrizione dei due padri”. Appellativo esemplato su quello dell’omonima Commissione consiliare milanese, istituita a Palazzo Marino in rispondenza a una mozione dell’opposizione (recante anche però la firma della dem Roberta Osculati e della capogruppo del gruppo di maggioranza Elisabetta Strada) e agli appelli di associazioni come ArciLesbica, Rua, Snoq – Libere.

Oggetto di dibattito la trascrizione degli atti di nascita esteri di quattro bambini, rispettivamente figli di tre coppie di papà, rimandata da più mesi in ragione della tecnica medica della gpa a seguito della quale sono stati dati alla luce. Aspetto, questo, rispetto al quale il sindaco Beppe Sala preferisce da tempo glissare adducendo quale motivazione della estenunate procrastinazione la volontà di adeguarsi alla sentenza della Cassazione a Sezioni Unite (prevista in gennaio) su un analogo caso trentino di trascrizione. 

Ma un tale argomento è suonato a tanti quale deresponsabilizzante. Il tutto in un gioco di gesuitici equilibri al fine di non scontentare né la maggior parte delle associazioni Lgbti (per la tutela dei cui diritti Sala passa quale vindice e difensore: basti solo pensare ai vibranti discorsi annui sul palco di uno dei più importanti Pride d’Italia qual è quello milanese) né quella fetta di femminismo radicale che, per quanto minoritario, ha un’incidenza non del tutto irrilevante in area meneghina.

Ma quali i risultati raggiunti dalla Commissione Consiliare?

Nella prima seduta, tenutasi il 12 dicembre, l’argomento trascrizioni è stato introdotto dall’assessora alla Trasformazione digitale e Servizi civici Roberta Cocco e dal direttore dei Servizi Civici Andrea Zuccotti, che hanno parlato del perimetro giuridico entro il quale gli organi del Comune devono agire. Ribadendo che il preminente interesse del minore sia il principio che debba guidare l’azione degli organi amministrativi, in primis l’ufficiale di Stato Civile, hanno rilevato come non possa né debba il Comune entrare nel merito di come, da chi e quando la vita del bambino abbia avuto origine. 

È stata chiara, fin da subito, la propensione della maggioranza a porre fine al limbo giuridico in cui versano i quattro bambini figli delle tre coppie di papà e a procedere all’immediata trascrizione – come peraltro previsto dalle norme di diritto Internazionale – degli atti redatti all’estero, valutandone esclusivamente l’eventuale contrarietà all’ordine pubblico internazionale e non la componente morale o sociale. Più volte durante le sedute è stato rimarcato come la «non contrarietà all’ordine pubblico dei certificati di nascita redatti all’estero sia stata ribadita in ben tre sentenze della Corte di Cassazione, oltre che dalle due recenti sentenze del Tribunale di Milano che ha ordinato al Comune di Milano di procedere alla trascrizione».

Prima di dare il via al dibattito la presidente della Commissione Arianna Cenci ha invitato gli audiendi ad attenersi esclusivamente all’oggetto della Commissione, ovvero la richiesta di trascrizione degli atti, evitando polemiche e divagazioni. Invito che da talune è stato puntualmente disatteso. 

La scrittrice Marina Terragni – il cui intervento ha sforato quasi del doppio i cinque minuti concessi – non solo ha divagato sulla contrarietà della pratica della gpa alla legge della pratica ma ha presentato la questione delle problematiche apportate da tutte le pratiche di fecondazione alle donne che vi si assoggettano. Ha quindi invocato il ricorso all’istituto delle adozioni in casi particolari, ignara che tali casi sono ben normati dall'articolo 44 della legge 184/1983.

Cristina Gramolini, presidente di ArciLesbica Nazionale, ha preferito invece attaccare Famiglie Arcobaleno, arrivando, nella foga polemica, ad assimilare gli ufficiali di Stato Civile che accettano di trascrivere gli atti di nascita ai gerarchi nazisti che eseguivano gli ordini del regime.

Nei numerosi interventi successivi, soprattutto quelli di giuristi, è stato riportato il focus sulla tutela dei diritti dei bambini, che devono essere pieni e immediatamente disponibili, senza discriminazioni discendenti dal genere o dall’orientamento sessuale dei loro genitori.

I consiglieri comunali sono stati invece auditi nella seduta conclusiva di venerdì 14. Tra i tanti che hanno preso la parola a favore della trascrizione immediata dei detti atti Angelo Turco (che, insieme con la presidente della Commissione comunale Pari Opportunità Diana de Marchi, si è impegnato sin dalla prima ora al riguardo)Anita Pirovano, Filippo Barberis.

Completamente contraria la presidente del gruppo consiliare di maggioranza Beppe Sala Sindaco Noi, Milano Elisabetta Strada, che è stata la prima firmataria della richiesta di audizione in commissione congiunta, promossa dall’opposizione.

Strada ha fra l’altro chiesto di non procedere nemmeno alle trascrizioni imposte dal Tribunale di Milano, senza tenere in conto che ciò configurerebbe il reato d'omissione d’atti di ufficio.

Le hanno fatto eco i consiglieri dell’opposizione a partire dall’ex direttore di Tempi Luigi Amicone, che ha negato il diritto alla genitorialità per le coppie omosessuali e ha definito legittimi atti come la non trascrizione quale deterrente per le stessea proseguire nei loro progetti familiari. 

Ma parole di forte contrarietà sono state pronunciate dalla consigliera del Pd Roberta Osculati, giunta a dichiarare che la gpa non dovrebbe essere considerata una tecnica di procreazione medicalmente assistita.

Ma gli interventi degli altri consiglieri di maggioranza hanno però confermato la volontà di procedere alla trascrizione degli atti attualmente sospesi. Tra questi quello della presidente della Commissione Arianna Cenci, che ricordato come «un diritto in più non toglie un diritto ad altri» e definito come «inevitabile» il procedere e dar corso alle richieste pendenti da troppo tempo e che ledono e discriminano i diritti di tanti bambini.

Ma quell’inevitabile, che fonti autorevoli di Palazzo Marino avevano datato al lunedì successivo, è tuttora sospeso.

Un inevitabile che, col passare dei giorni, sembra sempre più rarefarsi mentre si avvicina gennaio, mese in cui ci sarà la sentenza della Cassazione. Mese che appare come il più rispondente all’attendismo di Sala, dato che, come l’etimologia ricorda, gennaio è pur sempre il mese di quel Giano venerato ed effigiato come Bifronte.

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Nessuna retromarcia sul matrimonio egualitario nel progetto di revisione della Costituzione cubana.

Ad assicurarlo su Facebook e Twitter Mariela Castro, figlia dell’ex presidente Raúl Castro e presidente dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, dopo la notizia, rilanciata a livello internazionale dai media, sulla cancellazione dall’art. 68 relativo alla ridefinizione del concetto di nozze in linea col risultato della consultazione nazionale. Dimenticando però che è stato riformulato l’art. 82 sì da mantenere «l'essenza dell'articolo precedentemente proposto (68), poiche' cancella il dualismo di genere con cui il matrimonio e' stato definito nella Costituzione del 1976».

Con l’art. 82 è stato infatti incorporato uno specifico capitolo sulla famiglia, di cui si riconoscono i vincoli tanto giuridici quanto di fatto (con un riconoscimento alle unioni consensuali finora prive di tutela giuridica nel Paese centro-americano) e il diritto di ogni cittadino di formare una famiglia senza alcuna distinzione sulla sua natura.

Senza giri di parole Mariela Castra ha addebitato la diffusione della notizia sull’arretramento in materia di matrimonio egualitario proprio al Parlamento monocamerale cubano, che ha lanciato al riguardo un tweet privo di riferimento alla nuova proposta, facendo passare nella pubblica opinione «con approccio inadeguato ciò che molti hanno interpretato come una retrocessione».

Per cui, ha concluso la nipote di Fidel, «non c'è nessun arretramento, l'essenza dell'articolo 68 viene mantenuta, la lotta continua. Adesso approviamo la Costituzione. Poi serriamo le fila per realizzare un Codice della Famiglia avanzato come il nuovo testo costituzionale.

Cuba è nostra, Cuba è di tutti e tutte. Non abbiamo ceduto né cederemo ai ricatti fondamentalisti e retrogradi che si oppongono politicamente al progetto emancipatore della Rivoluzione cubana».

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Come annunciato in ottobre dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo a seguito dell’aggressione a Guillame Mélanie, fondatore e copresidente di Urgence Homophobie, il contrasto alle violenze da orientamento sessuale e identità di genere è divenuto uno dei temi prioritari nell’agenda del comune e del governo francese. 

Secondo Urgence Homophobie tra gennaio e settembre scorso il numero di denunce per omofobia è cresciuto del 15% rispetto allo stesso periodo del 2017 con più di 260 episodi riscontrati. 

La sindaca socialista ha proposto un piano affinché «Parigi rimanga la città dell'uguaglianza e della libertà di essere se stessi», sbloccando un fondo di 100.000 euro per la sua attuazione e a sostegno delle associazioni impegnate nel contrasto all'omotransfobia. Nella capitale sarà inoltre istituito un Osservatorio parigino Lgbti in una con campagne di comunicazione nei mezzi pubblici.

A livello invece governativo è stato invece varato un piano di emergenza con una serie di misure contro le violenze omotransfobiche, che vanno dalla prevenzione al perseguimento penale: a presentarlo la segretaria di Stato, delegata alla Parità di genere e alla Lotta alle discriminazioni, Marlène Schiappa. Il piano prevede una campagna nazionale di lotta all'odio Lgbti nel 2019, sensibilizzazione nelle scuole e formazione delle forze dell'ordine.

E, proprio oggi, una settantina di personalità e artisti ha lanciato la clip musicale intitolata De l’amour per denunciare le crescenti aggressioni omotransfobiche in Francia.

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