Sulla ventilata esclusione dell’orlandiano Sergio Lo Giudice dalle liste del Pd per le prossime elezioni politiche si sono susseguite in giornata le reazioni di dissenso non solo nell’ambito di ReteDem – corrente di cui l’ex presidente di Arcigay è presidente – ma anche nella collettività Lgbti. Da Famiglie Arcobaleno al Mieli, da Arcigay Nazionale al presidente del Cassero Vincenzo Branà: un crescendo di proteste e di richieste perché ne sia confermata la candidatura.

Si è espresso al riguardo anche il direttore Franco Grillini, che ha detto: «L’esclusione di Sergio Lo Giudice dalle candidature garantite del liste del Pd, dopo appena un mandato, rappresenta un fatto grave che deve farci riflettere sulla politica Lgbti e suoi rappresentanti in Parlamento.

Non sappiamo se quest’esclusione sia dovuta a una scarsa difesa della sua componente politica o ad altre ragioni che ci sfuggono e che, in definitiva, c’interessano poco. Sta di fatto che Sergio Lo Giudice è stato un elemento essenziale nel Parlamento italiano negli ultimi cinque anni per la costruzione della legge sulle unioni civili, a cui ha dato un contributo estremamente importante sia in termini di creatività sia in termini di passione politica personale e di tempo.

Tutti ricorderanno l’immagine di Gasparri che attacca frontalmente il senatore Lo Giudice in modo squallido e brutale mentre lo stesso Sergio abbandona l’Aula del Senato. Onestamente un Parlamento senza un protagonista dei diritti come Sergio sarà decisamente un Parlamento più povero. Come Gaynet e Gaynews speriamo che queste ultime ore, come si suol dire, portino consiglio e consentino il reinserimento in lista di Sergio».

Raggiunta telefonicamente, così s’è invece espressa Chiara Foglietta, vicecapogruppo dem al Consiglio comunale di Torino: «È un grave danno non solo per la comunità Lgbti ma per tutti coloro che credono ancora in uno Stato laico. Sbaglia il Segretario nazionale Matteo Renzi a escludere il senatore Lo Giudice, la cui preparazione, serietà e competenza - di cui ha dato costantemente prova non solo nel corso di questa legislatura ma anche precedentemente sia come uomo politico sia come attivista Lgbti - parlano da sé.

Sono estremamente preoccupata che il Pd, che si vuole presentare come Partito progressista di sinistra, rischi di perdere i suoi referenti laici. E, come componente di ReteDem, non posso che essere amareggiata dell’eventuale esclusione di colui che ne è il coordinatore nazionale».

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In occasione della presentazione del libro di Monica Cirinnà L’Italia che non c’era presso l’Auditorium Parco della Musica in Roma, il presidente del Coni Giovanni Malagò si è espresso a lungo sul coming out di Rachele Bruni a Rio 2016 e ha sottolineato il grande messaggio di pace che lo sport ha saputo dare in riferimento al riavvicinamento delle due Coree per i prossimi giochi olimpici invernali.

Rispondendo alle domande di Enrico Varriale, volto noto di RaiSport sin dagli anni '90, Monica Cirinnà ha confermato ancora una volta il suo impegno nel proseguire la battaglia non solo per il matrimonio egualitario, ma anche per un mutamento culturale che possa consentire a tutti gli sportivi di poter vivere liberamente la propria identità.

A seguire, sono intervenute le associazioni presenti.

Il presidente di Gaycs Adriano Bartolucci Proietti ha confermato ufficialmente l’organizzazione dei prossimi Eurogames 2019 a Roma, la manifestazione sportiva gayfriendly che si tiene in tutta Europa dal 1992 ed è promossa dalla Eglsf (European Gay and Lesbian Sport Association), per la quale Gaycs aveva vinto il bando internazionale nel 2016. Gli Eurogames muovono circa 4000 atleti da tutta Europa e sono caratterizzati dalla apertura a chiunque, a prescindere dall’orientamento sessuale, voglia contribuire alla battaglia contro l’omofobia. Giovanni Malagò ha risposto assicurando il patrocinio e il pieno sostegno del Coni, ribadendo che il contrasto alle discriminazioni è una questione di cultura sportiva.

Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli e responsabile Sport Arcigay, è intervenuto ricordando l’impegno dell’associazione per la modifica dello Statuto del Coni in materia di omofobia, formulata nel 2012 e accolta nel 2016, e chiedendo un impegno concreto per le prossime Universiadi 2019 a Napoli (i giochi olimpici universitari), affinchè possano essere ricordate in contrapposizione ai giochi invernali di Sochi come i giochi dell’inclusione e dei diritti. Il presidente Malagò ha accolto la richiesta lasciando intendere che il commissario governativo che verrà nominato in queste ore per i giochi avrà certamente sensibilità su questo tema.

Rosario Coco, coordinatore del progetto europeo Outsport di Gaycs/Aics (Associazione Italiana Cultura Sport), è intervenuto riscontrando ampia disponibilità da parte degli interlocutori nella richiesta di sostegno alla prima ricerca europea sulle discriminazioni omo-transfobiche nel mondo sportivo condotta dalla German Sport University di Colonia nell’ambito dell’iniziativa a guida italiana finanziata dall’Unione Europea. Nel mese di marzo verrà presentato ufficialmente il survey in quattro diverse lingue dell’Unione europea, grazie al quale sarà possibile raccogliere anche in forma anonima l’esperienza di moltissimi atleti e atlete.

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Che hanno è stato il 2017 per la collettività Lgbti? un anno certamente non facile. Prima ancora delle cose accadute vale la pena ricordare ciò che non è accaduto. Dopo il passo delle unioni civili e le dichiarazioni di Boschi sull'impegno nella riforma delle adozioni, di questo tema la politica si è puntualmente disinteressata nel corso degli ultimi 12 mesi, riuscendo a portare a casa in tema di diritti civili solo il testamento biologico in zona cesarini, con buona pace di chi ha sperato fino all’ultimo nello Ius soli.

Nel complesso, è stato un anno che ha mostrato in modo chiaro i pregiudizi che permangono ancora nel profondo della nostra società e in molti casi anche i limiti evidenti del movimento Lgbti, che non ha ancora trovato una linea chiara per il dopo Cirinnà.  

IL CASO UNAR-IENE

L’anno si è aperto il caso Unar, che ci ha accompagnato tra Febbraio e Aprile. Le Iene accusano Anddos di aver vinto un bando pubblico per finanziare i propri circoli tramite il direttore dell’Unar Francesco Spano, uno degli oltre 200.000 tesserati. “Orge finaziate dal governo”. La speculazione mediatica sul tabù della sessualità ci riporta indietro di decenni e, improvvisamente, gli stessi circoli che erano stati l’ossatura della nascita del movimento e della stessa Arcigay diventano il più squallido dei gironi infernali, in una situazione in cui alcuni casi isolati connotano l’intero circuito come il regno della prostituzione e del degrado. Pochi mesi dopo si risolverà tutto in una bolla di sapone, senza alcun avviso di garanzia né indagine, e in compenso innumerevoli danni come una persona distrutta nella propria privacy, Spano, un intero movimento screditato di fronte all’opinione pubblica, un ufficio del Governo come l’Unar tuttora bloccato, un’associazione come Anddos costretta a ritirarsi nel silenzio per non danneggiare la propria base associativa, composta per la maggior parte di persone non dichiarate che non meritavano certo di stare nel mirino dei riflettori e delle minacce di Forza Nuova. Rimane la rinuncia ai fondi di Anddos per salvare i progetti delle altre associazioni, nonostante la validità del progetto presentato, e la più che fondata (e inquietante) sensazione che il tutto sia partito non dalle Iene ma ad una fonte interna al movimento.

IL CASO CECENIA

Un caso che ha mostrato quanto ci sia da lavorare ancora contro i pregiudizi sessuofobici nel nostro Paese, come spiegava bene Enzo Cucco in questa intervista che riguardava anche il caso Cecenia, esploso nel mese di aprile.   La diffusione della notizia di Novaya Gazeta di oltre centro persone rinchiuse, uccise e torturate fa il giro del mondo in pochi giorni, suscitando l’indignazione della comunità internazionale. Minime le reazioni da parte del nostro Paese, al contrario, invece, di Germania e Francia, in cui i rispettivi ministeri degli Esteri si attivano per facilitare l’accoglienza delle persone in fuga dalla Russia. L’attivista russo Igor Kochetkov giunge in Italia a luglio denunciando il folle piano di Kadirov di “purificare la razza dagli omosessuali”. Reazioni quasi inesistenti dalla politica, se si esclude una breve dichiarazione del ministro Orlando.  A Roma si mobilitano le associazioni e Amnesty International. Un gruppo di attivisti diffonde lo slogan “Noi esistiamo” in cinque lingue, per non dimenticare le persecuzioni degli omosessuali nelle altre parti del mondo. Il network internazionale All Out promuove una petizione internazionale rivolta a Putin, ma al momento della consegna delle firme, Yuri Guaiana e altri attivisti vengono arrestati e trattenuti a Mosca. Le interviste e le testimonianze sul caso ceceno non lasciano spazio a nessuna tesi complottista che vedrebbe questo episodio come una montatura per screditare Putin. L’orrore di uno stato membro del Consiglio d’Europa in cui si nega l’esistenza degli omosessuali e si nascondo le peggiori nefandezze è reale. Tra i media a diffondere la notizia in Italia va ricordato Huffington post.

IL “FLOP” DELLE UNIONI CIVILI

Nel mese di maggio, intanto, ricorreva l’anniversario delle unioni civili. A rovinare la festa ci pensava Repubblica con l’incredibile gaffe del “flop sui numeri delle unioni civili”. Un titolo poi prontamente corretto, tranne che sulla carta stampata, e smentito dalla comparazione dei numeri con il resto dei Paesi europei, che vede l’Italia perfettamente allineata nei dati, nonostante l’idea di misurare l’importanza di un diritto dalla quantità di persone che lo esercitano è qualcosa di estremamente contrario alla filosofia dello stato di diritto stesso.

L’ESTATE INTOLLERANTE

Il clima non migliorava con l’arrivo di quell’estate costellata da episodi di omofobia e rifiuto delle coppie omosessuali: ricordiamo il caso di Gallipoli e il divieto di baciarsi in pubblico a cui si tentò di rimediare con una bottiglia di spumante. Avremmo avuto di li a poco il tragico omicidio di Vincenzo Ruggiero, sul quale il nostro giornale riuscì a far correggere alcuni titoli de “Il Mattino” che parlava di “delitto gay”, e lo stupro di Rimini, in cui la vittima trans passava regolarmente in secondo piano e diventava spesso il trans. Anche, in quel caso, grazie alla pressione dei social, anche Enrico Mentana passò da “il trans” a ”la trans”.

LA CONFERENZA SULLA FAMIGLIA

Superata l’estate, il Governo ci regala a settembre una Conferenza sulla Famiglia identica a quelle del 2007 e del 2010, in cui la famiglia è una sola ed eterosessuale. Unica novità l’invito, solo a presenziare, di Arcigay e Agedo e l’amara esclusione di Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow. Pesa, in questo caso, la scelta delle associazioni di non organizzare una protesta, che si inserisce in un più generale senso di disorientamento e inefficacia nell’esprimere una piattaforma rivendicativa visibile e chiara nel dibattito politico. La polemica sulla Gpa e la presa di posizione di Arcilesbica, costituiscono un esempio di un dibattito interno qualitativamente sterile, che non riesce ad uscire dalla logica dell’ “io non lo farei” e a muoversi sul terreno della regolamentazione e dell’autodeterminazione.  

LE LINEE GUIDA DEL MIUR

Passano un paio di mesi, in cui ricordiamo tra l’altro l’uscita del libro di Monica Cirinnà, l’Italia che non c’era, e arrivano, finalmente, le linee guida del Miur relative al comma 16 articolo 1 della Buona Scuola, quello che per intenderci diede vita alla “propaganda antigender” del fronte conservatore.  Per molti un passo avanti (dopo quasi tre anni di attesa), ma scorrendo il testo si scopre che la parola omofobia non c’è e che l’espressione “orientamento sessuale” compare in un paragrafo che parla delle “altre discriminazioni” subito dopo “convinzioni personali”. Questa scelta (che non può essere imputata solo a Valeria Fedeli) ci da la misura di quanto siano forti le pressioni conservatrici sul mondo della scuola e di quale sia effettivamente il punto di vista maggiormente condiviso nel senso comune nel 2017 sull’omosessualità: una minoranza capricciosa che ha avuto quello che voleva e che adesso deve smetterla di “strafare”. Le idee dell’uguaglianza, dei diritti umani universali, di una educazione sessuale seria che garantisca la sicurezza e la salute di tutti e tutte (come raccomanda anche l’OMS), sono ancora lontane dall’immaginario della maggior parte della cittadinanza.

IL CASO GABBANA

Questo scenario lo aveva disegnato perfettamente il rapporto della Commissione Joe Cox, pubblicato a luglio per opera di Laura Boldrini, che ha fornito preziosi dati sul discorso d’odio: 1 italiano su 4 crede ancora che l’omosessualità sia una malattia, mentre il 41% ritiene che non debba fare l’insegnante.

Infine, l’anno si è concluso con la recente polemica sulle parole di Stefano Gabbana, che rinnega in sostanza la portata storica del termine “gay”, al quale ha risposto Franco Grillini in questo editoriale

LE BUONE NOTIZIE

Solo una serie di segni meno, quindi? Per fortuna non c’è solo del negativo, anche perché i fatti fino ad ora riportati ci offrono la possibilità di guardare in faccia la realtà, senza filtri e retorica. Il 2017 è stato tuttavia anche un anno in cui i tribunali hanno confermato definitivamente il proprio atteggiamento positivo nei confronti delle famiglie omogenitoriali, continuando a colmare il vuoto lasciato dallo stralcio della stepchild adoption. Vanno anche ricordati fatti ed eventi che testimoniano che, nonostante tutto, “c’è vita”: ci sono stati per la prima volta 24 Pride in tutta Italia, grazie all’impegno dei comitati Arcigay, il Circolo Mario Mieli ha candidato Roma ad ospitare il World Pride 2025, è stato lanciato il progetto Outsport di Aics/Gaycs che porterà alla prima ricerca scientifica su omotransfobia e sport, è stata strutturata la formazione professionale con l’ordine dei giornalisti da parte di Gaynet, con l’ultimo corso a novembre. La Trans freedom March, quest’anno, si è svolta sia a Torino che a Napoli, Il coordinamento Torino Pride ha presentato il primo vademecum su lgbti e lavoro riunendo i tre sindacati principali, Tommaso Cerno è stato nominato condirettore di Repubblica, Agedo ha presentato il suo secondo calendario dopo la riuscita iniziativa dello scorso anno. Anche Globe Mae ha proposto su finire dell’anno una bella iniziativa sui diritti lgbti nel mondo.

Infine, per il primo dicembre, il movimento ha dato una bella prova di collaborazione nell’iniziativa "We Test", che ha visto realtà locali e nazionali lavorare insieme per somministrare in tutta Italia i test rapidi HIV.

PROSPETTIVE

Sul piano internazionale, nonostante i pesanti venti di intolleranza che soffiano dagli Stati Uniti di Trump e dai populismi europei, vanno registrate le belle notizie dall’Austria, che è giunta per mano della Corte Costituzionale al Matrimonio egualitario, e dell’Australia, che ha conseguito lo stesso risultato per via politica a seguito di un referendum consultivo.

Tanto da fare dunque, prima ancora che sul terreno dei diritti sul piano culturale. Portiamo a casa tuttavia gli strumenti, se si vuole, per aprire gli occhi e lavorare su priorità e strategie, specie considerando la difficile legislatura che si prepara, in cui il movimento sarà chiamato probabilmente ad una stagione di “opposizione” e rivendicazione pura delle proprie istanze.

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Pubblichiamo il comunicato con cui Gaynet e la redazione di Gaynews aderiscono al sit-in indetto per l'11 dicembre da Rete NoBavaglio e Articolo21 davanti alla sede de La Repubblica e L'Espresso, dove ha avuto ultimamente luogo un blitz intimidatorio di Forza Nuova Roma

Dopo aver espresso solidarietà alle colleghe e ai colleghi de La Repubblica e L’Espresso a seguito del blitz squadrista inscenato da Forza Nuova Roma, ultimo anello d’una catena d’episodi intimidatori alla libertà di stampa, Gaynet e l’intera redazione di Gaynews aderiscono convintamente al sit-in organizzato da Rete NoBavaglio e da Articolo21. Sit-in cui parteciperanno, fra l’altro, anche Federazione nazionale della stampa italiana, Ordine nazionale dei Giornalisti e Usigrai.

Ci ritroveremo perciò lunedì 11 dicembre, alle ore 15:30, in Via Cristoforo Colombo, 90 davanti alla sede romana del Gruppo editoriale GEDI per dire no a ogni forma di razzismo, per dire no a ogni forma d’intolleranza, per dire no a ogni forma di fascismo.

Non resteremo inerti a guardare chi vuole porre un bavaglio all’informazione libera e indipendente, tentando di stringere un cappio al collo della democrazia italiana.

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Promosso da Gaynet e dall’Ordine dei giornalisti del Lazio in collaborazione con Link Sapienza, si è tenuto il 23 novembre a Roma il corso di formazione Orientamenti sessuali e web

87 i giornalisti partecipanti e tante le persone che, presenti nell’Aula Congressi della Facoltà di Scienze politiche de La Sapienza o collegate con la diretta streaming, hanno seguito le otto relazioni.

Pubblichiamo oggi il video intervento Lo Stylebook e i temi più comuni di Rosario Coco, project manager Outsport

 

 

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Pubblichiamo il comunicato con cui Gaynet e la redazione di Gaynews aderiscono alla manifestazione indetta per il 16 novembre dalla Federazione nazionale della stampa italiana e da Libera nel luogo in cui Daniele Piervincenzi ed Edoardo Anselmi sono stati aggrediti da Roberto Spada.

Dopo aver aderito alla manifestazione in corso a Ostia nel luogo in cui il cronista Daniele Piervincenzi e il film-maker Edoardo Anselmi sono stati brutalmente pestati il 7 novembre da Roberto Spada, Gaynet e la redazione di Gaynews saranno al fianco di Fnsi e Libera giovedì 16 novembre nel medesimo municipio della capitale.

Riteniamo convintamente che l’aggressione subita dai colleghi di Nemo, mentre con professionalità cercavano d’appurare le scomode verità sulla collusione tra politica e mafie in Ostia, sia non solo indicativa della gravissima deriva socio-culturale imperante ma anche lesiva di quella libertà di stampa sancita dall’art. 21 della Costituzione della Repubblica italiana.

Mentre rinnoviamo piena solidarietà a Daniele e a Edoardo, guardiamo a loro come modelli per ribadire il nostro impegno nel garantire sempre e ovunque un’informazione libera e indipendente, mai prona ai poteri forti né intimidita dal manganellismo fisico e verbale dei fascismi ognora risorgenti.

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Un caffè arcobaleno, un caffè particolare per sostenere l'informazione libera di Gaynews sui temi lgbti, il quotidiano online edito da Gaynet, che lancia la sua prima raccolta fondi su buonacausa.org.

Con un piccolo contributo da parte di tanti e tante, come quello di offrire un caffè, possiamo contribuire al lavoro quotidiano di una redazione che opera ad oggi senza alcun finanziamento per promuovere l'informazione che interessa il presente e il futuro delle persone lgbti. 

Continueremo nell'operazione di rilancio di una testata storica, fondata nel 1998, per raccontare i fatti e i temi che riguardano gli orientamento sessuali e le identità di genere e affrontare le discriminazioni e l'omo-transfobia come fenomeni che interessano tutta la cittadinanza e si intersecano in maniera importante con i temi della violenza di genere e delle libertà civili nel senso più ampio.

Informazione quotidiana, approfondimenti ed eventi:questo è Gaynews, che vuole essere ogni giorno di più una voce arcobaleno forte e libera!

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In seguito all'omicidio di Vincenzo Ruggiero, il 25enne di Parete assassinato brutalmente da Ciro Guarente, si sta vivacemente discutendo sul modo in cui i giornalisti, anche di testate nazionali, hanno raccontato il fatto di sangue, presentandolo con titoli quali “gay ucciso” o “delitto gay”, come se esistesse una tipologia specifica di "crimine gay" e, dunque, alimentando un clima di stigma intorno alle persone Lgbti.

In merito a tale querelle Franco Grillini, direttore di Gaynews, e l'intera redazione hanno scritto una lettera aperta ad Alessandro Barbano, direttore de Il Mattino, testata che nei giorni scorsi ha fatto ampio uso di titoli simili a quelli indicati. La risposta di Barbano, pur riconoscendo la validità delle osservazioni avanzate, restituisce al mittente l’accusa di alimentare inutili stereotipi, sostenendo che i titoli “morbosi” sono la ricaduta dell’eccessiva visibilità delle persone Lgbti che, nel rivendicare dignità e diritti, manifesterebbero in maniera “trasgressiva”.

Abbiamo perciò deciso di chiedere a Paolo Colombo de La7, primo giornalista sportivo a fare coming out nel 2008 un parere personale sull’intera vicenda.

Paolo, cosa ne pensi di certi titoli a effetto con i quali alcune testate nazionali, come Il Mattino, hanno raccontato in questi giorni l'omicidio di Vincenzo Ruggiero?

Certi titoli, come quelli apparsi per l'omicidio del povero Vincenzo, sono roba da anni ‘50. Se fossi il direttore di un giornale li vieterei nella maniera più assoluta. Forse ai lettori piacciono certe pruderie. Però la colpa principale è di chi fa quei titoli vergognosi e ignobili, non dei lettori. C'è una parte di stampa più "omofoba" - mi si consenta questo aggettivo - che penso goda a preparare certi titoli e certi articoli. Si tratta spesso di quotidiani di nicchia, più schierati, la cui carta non userei neppure come fondo per la gabbia dei canarini.

A tal proposito, oggi sulla prima pagina de Il Mattino è stata pubblicata la nostra lettera aperta al direttore Barbano, in cui Franco Grillini e l'intera redazione mettono in risalto la scorrettezza di alcuni titoli. La risposta di Barbano lascia non poco perplessi. Prende atto delle posizioni di Grillini ma sostiene che gli stereotipi sui gay siano alimentati dalla stessa comunità Lgbti. Barbano afferma che, a suo parere, per avere meno titoli che parlino di "delitti gay" bisognerebbe avere meno "fortini gay", cioè meno Gay Pride e meno "esuberanze". Cosa ne pensi?

I titoli scandalistici li fa chi lavora al giornale, non certo la comunità Lgbti. Trovo raccapricciante come alcuni giornalisti trattino l'argomento Lgbti, a partire dall'omicidio di  Vincenzo sino ad arrivare ai reportage sui Pride. Fa "vendere" di più una foto che suscita attenzioni morbose o una che mostra la quotidianità delle persone Lgbti? Perché in alcuni tg mostrano sempre il lato più hot del Pride anziché le migliaia di persone che sfilano in jeans e tshirt? Bisognerebbe proprio chiederlo a quei giornalisti. Di contro, se provate a chiedere ai giornalisti la differenza tra coming out e outing, il 90% non saprà rispondervi. Mi è capitato spesso di correggere colleghi e spiegare loro la differenza tra le due parole.

Sempre il direttore de Il Mattino nella sua risposta invita la comunità Lgbti a reintrodurre "nella dimensione e nella vita quotidiana valori come l'intimità e il pudore". Cosa ne pensi?

Sono inorridito nel leggere frasi del genere.. Ma dove siamo finiti nel Medioevo, ai tempi della Santa Inquisizione? O nella solita e povera Italietta del "Si fa ma non si dice"? Trovo che certe persone non si rendano minimamente conto che siamo nel terzo millennio, più precisamente nel 2017. Una persona non deve essere giudicata da chi ama, sia esso uomo o donna, va giudicata per quello che fa nella vita di tutti i giorni, sul lavoro ad esempio. Se uno è un bravo giornalista ed è gay, dove sta il problema ? Se un calciatore è gay, devo giudicarlo solo ed esclusivamente per il suo rendimento in campo. Non di certo per chi ama. Attenzione, come vedi uso sempre il verbo amare e non uso mai l’espressione "con chi va a letto". I gay sono capaci di amare, come qualsiasi altro essere umano. Usiamo la parola amore quando parliamo di relazioni. Perchè bisogna sempre cercare il lato torbido nei rapporti gay?

Vorrei inoltre chiedere al direttore Barbano se si  è mai chiesto se ha qualche giornalista e/o collaboratore gay. Pensa che a scrivere certe affermazioni magari si può ferire uno dei suoi colleghi? Sono sempre più convinto che ci vogliano non uno ma cento coming out di personaggi famosi in Italia, per fare capire a tutti che si può essere grandissimi calciatori, grandissimi attori, cantanti, presentatori, atleti, campioni e amare una persona dello stesso sesso! Ciò aiuterebbe moltissimo gli adolescenti non accettati dalle proprie famiglie. Infine, una provocazione: cosa farebbe il direttore de Il Mattino se un calciatore del Napoli facesse coming out? Sono curiosissimo di sapere quale titolo si inventerebbe in tale occasione!

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Perché sostenere Gaynews.it?

Cara amica, caro amico,

un gruppo di giornalisti e operatori dell’informazione si rivolge a te per chiederti un sostegno finanziario per le proprie attività. Negli oltre 30 anni di vita, il movimento di liberazione sessuale, in seguito movimento gay e poi ancora lgbti, ha offerto un contributo decisivo alla promozione dei diritti delle persone nel nostro paese, favorendo l’affermarsi di un clima culturale che ha consentito sempre più ad ognuna e ad ognuno di esprimere liberamente la propria identità. 

Le iniziative pubbliche come i Pride, le migliaia di incontri con i cittadini, la presenza massiccia sui media e in TV, hanno mostrato quanto ci si sia liberati del peso che per tanti anni ci ha oppresso, costringendoci ad una vergognosa clandestinità e ad un penoso mimetismo: ora non abbiamo più timore, siamo finalmente visibili. Il nostro giornale, Gaynews.it, ha contribuito in modo determinante a questo processo, operando per primo in quest'ambito sin dal 1998, su iniziativa del nostro direttore Franco Grillini. 

Negli anni, il movimento ha intrecciato rapporti con associazioni, partiti, movimenti politici e sindacali; ha sviluppato una presenza continua sulla stampa e sui mezzi di comunicazioni di massa per cancellare l’immagine negativa e stereotipata dell’omosessualità nella “mentalità” comune; ha contrastato la diffusione dell’AIDS distribuendo milioni di depliant e di profilattici, combattendo il tentativo di identificare "gay" e AIDS. Chi oggi si scopre gay, lesbica, bisex, trans o intersex, sa di non essere solo, sa che i circoli, diffusi su tutto il territorio nazionale, sono aperti e disponibili all’ascolto e alla crescita.

Abbiamo aperto un fronte, quello del riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto, che rappresenterebbe uno storico passo in avanti sulla strada del riconoscimento del pluralismo delle forme familiari che è di fatto già presente nella nostra società, tra omo ed eterosessuali. L’esito positivo di questa battaglia è a portata di mano e ha visto un primo, parziale, risultato nell'approvazione della legge sulle unioni civili e le convivenze di fatto lo scorso maggio 2016.

Oggi più che mai, nel momento in cui la sempre crescente visibilità delle persone lgbti sta suscitando continue reazioni dalle frange più omofobe e conservatrici del Paese, è il momento di fare un deciso salto di qualità e intervenire nel settore dell’informazione, che più di ogni altro arriva nelle case quotidianamente di milioni di persone contribuendo in modo decisivo al loro orientamento culturale.

Per questo abbiamo deciso di rilanciare Gaynews.

Ci rivolgiamo a chi, come noi, vive quotidianamente la realtà lgbti, ma al tempo stesso a quanti hanno condividono i nostri valori e le nostre battaglie, riconoscendo in esse un contributo importante alla creazione di una società più civile, rispettosa delle persone e in grado di valorizzare le differenze. Per questo ti proponiamo di sostenere questa nuova impresa che puoi trovare ogni giorno sul web con le notizie e le iniziative del movimento lgbti italiano e internazionale.

Fare informazione significa mettere a disposizione di tutti e tutte il materiale anche documentale su ciò che succede e su ciò che le organizzazioni chiedono. Per far ciò non bastano le nostre sole forze. Ti chiediamo di sottoscrivere per far vivere la questione dell'identità nel mondo dell’informazione, della TV, dei giornali, per poter incidere su stereotipi e pregiudizi che stanno alla base del razzismo antigay. Se contribuirai potrai vedere ogni giorno il miglioramento di questo servizio consentendoci di avere più collaboratori e di informarti su tutto ciò che succede nel Paese e su ciò che vorremmo succedesse.

Per parte nostra ci impegniamo a rafforzare le nostre iniziative, particolarmente quelle per l’approvazione del matrimonio egualitario, per la sessualità consapevole e contro le discriminazioni.

Gaynews sarà infine protagonista nell'opera di formazione in collaborazione con l'Ordine dei Giornalisti svolta da Gaynet, "Italia Gay Network”, l’associazione nazionale dei giornalisti e degli operatori lgbti dell’informazione, editrice del nostro giornale sin dalla nascita.

Ti ringraziamo e contiamo sul tuo contributo.

La redazione di GAYNEWS.IT

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Causale: Donazione Gaynews

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