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Roma, 14 gen. (askanews) - Con l\'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri dei 3 decreti attuativi definitivi si conclude oggi in modo molto positivo l\'iter della legge sulle Unioni Civili. Non possiamo non ringraziare il Ministro della Giustizia Andrea Orlando per il suo lavoro, Monica Cirinnà per il suo decisivo impegno, Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e, ovviamente, tutto il movimento Lgbt per i suoi 30 anni di lotte per i diritti delle coppie omosessuali.

Franco Grillini, presidente Gaynet Italia, e leader storico del movimento omosessuale spiega: \"Sono già migliaia le coppie gay e lesbiche che hanno celebrato le Unioni Civili ed almeno altre tremila sono in attesa della cerimonia, ciò significa che la legge è stata un grande successo e che migliaia di persone lgbt ora si sentono più sicure nei loro affetti e nella loro vita quotidiana. Se a ciò aggiungiamo che la legge si compone anche di una seconda parte che riconosce tutte le convivenze e che anche questa parte è già stata utilizzata da molte persone, possiamo dire che oggi in Italia le famiglie di ogni tipo sono riconosciute e tutelate nell\'interesse di tutta la collettività\".

Un momento storico per l'Italia, giustamente celebrato dall'ambasciatore che ne è stato il celebrante: "Orgoglioso di celebrare la prima unione civile fuori dall'Italia qui all'ambasciata italiana di Ulan Batoor. Congratulazioni Maurizio e Massimiliano!".

L'ambasciatore d'Italia in Mongolia, Andrea De Felip, annuncia così su Twitter il 21 ottobre 2016 la prima unione civile in assoluto celebrata all'estero, in applicazione della nuova legge, tra uno degli addetti della sede diplomatica, Massimiliano, e il suo compagno.

L'omosessualità nel paese asiatico è stata depenalizzata soltanto nel 2002 dopo i decenni di repressione della dittatura comunista; rimane tuttavia praticamente sconosciuto il livello entro cui veniva applicata la legge ed il paese ha seguito la posizione pro-liberalizzazione adottata anche dagli altri stati satelliti dell'ex blocco sovietico tra la fine degli anni '90 e l'inizio di quelli 2000.

La Mongolia è un paese dove non esiste alcun tipo di pubblico riconoscimento per le persone Lgbt e, pur non essendovi una particolare emergenza omofobica culturale, la notizia nell'ambasciata italiana rappresenta un evento di risonanza che, per una volta, pone l'Italia tra i paesi che possono indicare la strada del futuro.

Il prossimo 8 ottobre, per la prima volta, un ministro della Repubblica Italiana unirà civilmente una coppia.

Elisabetta e Pamela celebreranno la loro unione civile a Genova e a officiare sarà la ministra della Difesa, Roberta Pinotti, la quale lo ha reso noto in una lettera inviata a Polis Aperta, associazione Lgbt degli appartenenti alle Forze Armate. Nella lettera la ministra, spiegando le motivazioni che la hanno costretta a declinare l'invito alla prossima assemblea dell'associazione: "Pur condividendo lo spirito del significativo evento, un impegno politico da tempo consolidato in agenda, la Direzione Nazionale del Partito Democratico, mi impedisce di partecipare. Tengo a rendervi partecipi che il prossimo 8 ottobre celebrerò, a Genova, un matrimonio tra due persone dello stesso sesso". Pinotti dunque, anche nell'utilizzo dei termini - matrimonio anziché unione civile - rivendica un impegno in prima linea.

Le due ragazze che si uniranno a Genova non sono militari ma la presenza della ministra getta visibilità su un tema non più rimandabile, quello dell'uguaglianza di trattamento dei membri delle Forze armate, all'interno delle quali Polis Aperta stima che almeno 19 mila siano omosessuali: "decine di militari vorrebbero unirsi civilmente ma temono ritorsioni", ha dichiarato a Repubblica il vicepresidente di Polis Aperta Gabriele Guglielmo.

La sindaca di Roma, Virginia Raggi, ha celebrato questa mattina nella Sala Rossa del Campidoglio la prima unione civile omosessuale ai sensi della Legge Cirinnà. Gli sposi sono Francisco Raffaele Villarusso, 43 anni, nato a Cerignola, e Luca De Sario, 30 anni, di Roma. Il sì è stato salutato da un grande applauso. 


«Benvenuti, vi vedo emozionatissimi e giustamente. È un momento importante, una grande emozione, nasce una nuova coppia e una famiglia», ha detto la sindaca nel corso della cerimonia. «Vi auguro una unione lunga e divertente - ha aggiunto - potrebbe avere qualche scossone ma vi auguro di superare gli ostacoli che la vita ci pone davanti. Questa è la sfida che vi accingete ad intraprendere, andate avanti a testa alta con forza e divertitevi, il segreto è divertirsi. Vi auguro una vita intensa». 

«È una forte emozione. Questa legge ci rende tutti uguali. Bisogna avere il coraggio di essere felici», ha commentato Francisco Raffaele Villarusso. «Lo abbiamo messo nero su bianco, ora siamo una famiglia, come lo eravamo già nella realtà di tutti i giorni», ha aggiunto l'altro giovane Luca De Sario, visibilmente emozionato. «Se abbiamo votato Raggi? È una domanda non pertinente... Oggi Raggi è il sindaco di tutti noi a prescindere da chi l'ha votata, è il nostro sindaco. Ci ha anche confortato, è stata deliziosa e carina. Ci ha dato dei consigli simpatici, da vecchia amica. La cerimonia è stata emozionante anche per quello. Il rapporto con le persone fa la differenza». 

«Sono emozionatissima, è un traguardo anche per me, se lo meritavano», ha detto Danila, la mamma di Luca De Serio. «Avevano deciso di unirsi sei anni fa - racconta ancora la donna a margine della cerimonia - sarebbero andati a farlo in Spagna, ma ora lo possono fare qui. Quando è stata approvata la legge Cirinnà erano contentissimi. Io ho pianto per tutto il tempo, sono bellissimi, innamorati e meravigliosi». Danila spiega poi che i due non hanno fatto lista di nozze «ma hanno deciso una donazione a Save the Children per un'adozione a distanza».

Fonte: Il Messaggero 17/9/2016

Da Il Messaggero veneto (14/9/2016)

UDINE. È una battaglia civile. Una svolta epocale nella storia di questo Paese che, come alla pari di tanti altri, può riconoscere fondamentali diritti a due persone che si amano.

Indipendentemente dal sesso al quale appartengono. Ma di fronte a questa grande vittoria della civiltà, resta ancora un certo indugio, una certa refrattarietà e un certo timore a "pubblicizzare", in certi casi, le unioni civili.

I tempi sono cambiati, le mentalità sono più aperte. Forse però, questi tempi, non sono ancora così maturi o semplicemente queste coppie si vogliono solo vivere un momento felice lontano dai clamori.

 

Abbiamo chiesto alla vicepresidente di Arcigay Friuli Giuseppa Disnan perché nel 2016, con una legge in mano che consente di essere riconosciuti come coppia anche davanti alla legge, molti scelgono la riservatezza.

«Ci sono persone attiviste che anche dei fatti privati ne fanno una battaglia, utilizzando la propria sfera emotiva per ribadire come la normalità possa diventare "più normale" se mostrata con fierezza e sottolineare l'importanza che le unioni civili hanno nella nostra società (ricordando comunque come non siano garantiti eguali diritti tra tutti i cittadini, non essendo un matrimonio) spiega Disnan . Ci sono poi altre persone che preferiscono mantenere la loro vita privata».

Nessun problema di omofobia alla radice, perché «chi non si accetta o si vede "sbagliato", non ribadirebbe la sua essenza omosessuale sigillandola con un contratto legale».

Certo, in Italia gli episodi di omofobia sono ancora innumerevoli, «ma sono convinta prosegue Disnan che questo silenzio mediatico da parte dei partner delle nuove unioni civili non sia un cattivo segnale».

Ognuno, infatti, decide in base alla propria sensibilità cosa rendere pubblico della propria vita privata e «non trovo nulla di male nel fatto che alcune persone non abbiano voglia di invitare degli sconosciuti e/o essere sulla bocca di tutti in un giorno così importante.

Tante persone, sia etero che omosessuali è il suo pensiero preferiscono mantenere nell'intimità il momento di unione con il proprio partner oppure condividere quella gioia con i propri cari. Quante coppie etero non famose sono apparse suoi giornali o anche solo sui canali social? Se ragioniamo in termini di desiderio della coppia spesso i momenti più belli si vogliono condividere con chi si ama, ed è inutile continuare a distinguere tra etero e omosessuali».

 

Non sempre le leggi vanno di pari passo con l'avanzamento culturale. L'arretratezza di una parte della politica locale che non è in grado di accettare l'idea che le unioni tra persone omosessuali oggi possono essere regolate e tutelate dallo Stato ne è la prova. Teolo, Rovigo, Verona: tre esempi veneti di come una parte di coloro che dovrebbero essere rappresentanti del popolo e tutori del rispetto della legge fatichino a comprendere questa finalmente raggiunta prima tappa verso l'uguaglianza.

Il primo caso riguarda Teolo, nel padovano, dove il sindaco Moreno Valdisolo, mesi fa, affermava che quantunque gli fosse imposto da obblighi istituzionali, non avrebbe registrato alcuna coppia gay nel suo Comune. A portarlo distante dalla "consacrazione" delle unioni di fatto omosessuali erano i suoi stessi convincimenti etici. L'occasione per dimostrare che non c'era differenza fra il detto e il fatto è avvenuta alcuni giorni fa. Quando Daniele Formaggio, figlio del grande critico d'arte Dino Formaggio cui è dedicato il Palazzo comunale dei Vicari, gli aveva chiesto la disponibilità alla celebrazione dell'unione di fatto di due cittadini suoi amici. Anche la scelta di Teolo nel desiderio della futura coppia omossessuale non era stata causale. Il suggestivo palazzo di Teolo, oltre ad essere luogo significativo della cultura è infatti sede di celebrazione dei matrimoni con rito civile. Ma alla festa, che avrebbe dovuto celebrarsi fra un mese il sindaco ha dato forfait. «Non mi sento adeguato», ha detto Valdisolo, «a suggellare un'unione di questo tipo. È più forte di me. Non lo farò né ora né in avanti. Lascio quindi la delega a chi non ha problemi a vantare principi diversi dai miei». La scelta di Daniele Formaggio,  è allora caduta su Alessandro Zan, il deputato Pd, noto per l'impegno con il quale ha ottenuto il primo registro anagrafico italiano delle coppie di fatto, aperto alle coppie omosessuali. Lieto fine dunque per la futura celebrazione della coppia omosessuale a Teolo, se non fosse per le polemiche che immancabilmente segneranno il «no» del primo cittadino. Mesi fa, infatti, fu soprattutto l'opposizione di gruppo Teolo civico 34 a non lesinare toni duri nei confronti del venir meno dei doveri imposti al sindaco da una legge dello Stato. Valdisolo, però nemmeno stavolta ha voluto andare per il sottile. «Se c'è qualcuno», ha detto con mal celata ironia nei confronti dei suoi avversari, «capace di porre da parte i propri scrupoli religiosi per celebrare un'unione gay, lo faccia pure. Gli cedo per l'occasione la fascia volentieri. Esiste anche una sorta di obiezione morale, alla quale nessuna legge dello stesso più asservire un sindaco».

Secondo caso, Rovigo. Qui a dividere, dopo le polemiche sul sindaco Bergamin che, con clamore mediatico anche nazionale, si era detto contrario ora è la modalità con cui celebrare la prima unione civile polesana annunciata per il 3 settembre prossimo tra Simone Bovolenta e Luca Vettorello. L'amministrazione comunale deve decidere se l'unione dovrà solo essere convalidata negli uffici davanti ad un impiegato dell'Anagrafe di stato civile (delegato dal sindaco) alla presenza di due testimoni oppure celebrata con tanto di rito e invitati davanti a un delegato con fascia tricolore al Museo dei Grandi Fiumi a San Bortolo come avviene per i matrimoni civili. Il presidente di Arcigay Rovigo, Nicola Pizzamiglio è insorto contro le proposte riduttive: «La cosa è molto più semplice - ha spiegato - Un articolo della legge (Cirinnà, n.d.r.) specifica che laddove siano assenti precise indicazioni sulla cerimonia si rimanda il riferimento alle norme vigenti per il matrimonio civile, quindi come tale va celebrato». Pronta però la replica del vicesindaco (e avvocato) Ezio Conchi. «Non è esatto - ha risposto - Diversi comuni come Piacenza, Padova e Venezia che i nostri uffici hanno consultato, si stanno muovendo tutti in maniera diversa. Se la norma fosse chiara ci muoveremmo nello stesso modo ovunque. E poi se il legislatore non ha precisato che matrimoni e unioni civili devono essere celebrati in egual modo ci sarà un motivo». Poi Conchi ha precisato: «Abbiamo interpellato il ministero dell'Interno chiedendo come dobbiamo comportarci». Anche il presidente del consiglio comunale Paolo Avezzù, centrista cattolico, sostiene la posizione della maggioranza. «Pare che l'unione debba essere ufficializzata mediante un semplice atto burocratico da adempiersi con gli impiegati dell'Anagrafe civile. Sarà poi la giunta comunale a stabilire come muoversi eventualmente» ha chiarito. «Trovo che non si debba fare nessuna differenza, altrimenti è discriminazione - attacca dall'opposizione Silvia Menon, capogruppo consiliare dell'omonima lista civica - è un servizio che va dato ai cittadini. Sono per lo stesso trattamento: si applichino le stesse tariffe e si celebri nella stessa sala dei matrimoni civili». Anche il consigliere tosiano Antonio Rossini (Fare!) critica la posizione presa dalla squadra di Bergamin. «In mancanza di istruzioni dettagliate sta alla sensibilità del sindaco decidere il da farsi, non ha senso confrontarsi con gli altri Comuni. Stesso trattamento subito per le unioni gay». Conchi ha annunciato comunque che l'unione si farà. E appurato si possa farlo in stile nozze civili, dato che al 3 settembre manca poco e non vi è il tempo tecnico per approvare delibere sui locali del comune destinati alle cerimonie gay, l'unione avverrà in via eccezionale al Museo dei Grandi Fiumi.

Terzo caso, Verona. La città di Romeo e Giulietta e dell'Arena vedrà nel prossimo sabato la prima celebrazione di unione civile di tutto il Veneto. Fra i luoghi proposti dall'amministrazione per la celebrazione anche il balcone di Romeo e Giulietta, ma i due interessati, Luciano e Mauro, hanno scelto la Sala degli arazzi di palazzo barbieri, che ospita le riunioni di giunta.

Per sabato, a turbare la loro cornice di festa e congratulazioni, non sono finora previste manifestazioni o proteste all'esterno del municipio. «Non è nel mio stile, però la mia ferma contrarietà rimane inalterata» ha affermato Alberto Zelger, già eletto con la lista Tosi, autore nei giorni scorsi di un comunicato congiunto con i consiglieri regionali Alessandro Montagnoli della Lega Nord e Stefano Valdegamberi per la Lista Zaia: «Il nostro è un "no" allo sfregio delle celebrazioni gay nei luoghi simbolo dell'amore tra uomo e donna legati al mito di Giulietta e Romeo», hanno sostenuto coralmente. In questi giorni, a dire il vero, le maggiori obiezioni avanzate da privati cittadini riguardano proprio la possibile location delle unioni civili nella Casa di Giulietta. E Zelger cavalca tale rimostranza: «Siamo allibiti per la recente decisione del sindaco Tosi, di concedere la casa di Giulietta per la registrazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso quasi che fossero veri e propri matrimoni. Ma così non è, come ha dichiarato lo stesso presidente Mattarella durante l'iter di approvazione della legge Cirinnà. Trattandosi di istituti completamente diversi, ci saremmo aspettati che la registrazione delle unioni civili non si trasformasse nella celebrazione di un simil-matrimonio, danneggiando l'immagine stessa di Verona, famosa in tutto il mondo per essere la città di Giulietta e Romeo. Shakespeare avrebbe stracciato la sua opera drammatica, se avesse saputo che i veronesi sarebbero giunti a tanto. Stupisce poi che alcuni assessori della giunta Tosi, noti per aver raccolto consensi negli ambienti cattolici veronesi, non abbiano alzato un dito per opporsi a questa decisione, presa nella riunione di giunta del 19 luglio scorso, forse per il timore di perdere lo scanno su cui siedono".

Recalcitrante e con la consueta lentezza, anche la politica locale più omofoba si sta adeguando all'uguaglianza - ancora solo parziale - finalmente sancita per legge.

Le unioni civili sono una realtà. "Ora che sono stati emessi anche i formulari e che il Ministro della Giustizia ha annunciato che entro fine mese saranno presentati al Consiglio dei ministri i decreti attuativi, la legge per le Unioni Civili diventa pienamente operativa. Abbiamo restituito a migliaia di cittadini la piena cittadinanza e un orizzonte culturale piu' ampio, abbandonando decenni di oscurantismo. Pd e governo sono orgogliosi di questa legge che riporta l'Italia ad essere un Paese pienamente democratico sul tema dei diritti delle persone omosessuali". Lo scrive in una nota Micaela Campana responsabile diritti della segreteria nazionale del Pd e relatrice alla Camera della legge. "I comuni si stanno apprestando a recepire la nuova normativa che consentira' nei prossimi giorni di costituire le prime unioni. In tutti i comuni sara' possibile accedere al nuovo istituto perché non e' prevista obiezione di coscienza per chi esercita funzione pubblica, salvo incorrere nella omissione di atti d'ufficio secondo l'art. 328 del codice penale. Perché chi ricopre una carica pubblica non lo fa per servire una parte, ma tutti i cittadini", aggiunge.

Di appena pochi giorni fa è la toccante notizia della prima unione civile in extremis a Milano. Per Margherita, insegnante 53enne malata terminale e per la sua compagna il comune aveva infatti applicato l'articolo 101 del Codice civile, sul matrimonio in imminente pericolo di vita: 2Voglio che lei senza di me sia al sicuro", aveva dichiarato Margherita.

A distanza di poche ore era seguita la notizia dell'annuncio della prima unione di un sindaco e del suo compagno, a settembre. Giorgio Zinno, primo cittadino di San Giorgio a Cremano, 36 anni, ha chiesto a Monica Cirinnà in persona di celebrare la cerimonia e la parlamentare ha accettato: "Una scelta simbolica, volevamo una persona che si è battuta per i nostri diritti" ha dichiarato Zinno.

A Firenze i primi saranno invece Marco Valori e Roberto Bonfanti, nella Sala rossa di Palazzo Vecchio l'8 settembre. Il sindaco Dario Nardella ha confermato la sua presenza, dando disponibilità anche per il mese di agosto.

Meno entusiasmo a Brescia, dove la giunta di centro sinistra per bocca di Federico Manzoni, assessore ai servizi demografici ha dichiarato: "Non è una celebrazione ma una semplice dichiarazione e, stando al testo attuale, non sono previsti riti né fasce. La sede sarà diversa da quelle dei matrimoni". Una dichiarazione discriminatoria che però probabilmente dovrà essere rettificata, in quanto la legge prevede per le unioni civili l'applicazione degli articoli del Codice Civile sul matrimonio.

 

 

E' arrivato il via libera dal Consiglio di Stato sul decreto ponte - che regola il regime transitorio di trascrizione delle unioni civili - per la celebrazione delle prime unioni in attesa dei decreti attuativi: "Possibili entro agosto le prime celebrazioni", ha dichiarato Franco Frattini, presidente della sezione Atti normativi del Consiglio di Stato.

"Con il parere sul decreto Unioni Civili stamane il Consiglio di Stato accende la luce su un diritto." ha affermato Frattini "Un provvedimento di cui vi era assoluta urgenza che, con il nostro parere, oggi può essere adottato immediatamente consentendo a chi ha già presentato domanda ai comuni di avviare il pocedimento.

Nella conferenza stampa di stamane, in cui i giudici del Consiglio di Stato hanno comunicato la decisione, è stato anche chiarito che nodo della cosiddetta obiezione di coscienza dei sindaci contrari alle unioni civili è superato dal testo che parla di ufficiale di Stato civile, una categoria la cui platea è molto ampia.

Auguri!

La stagione dei Pride si è aperta con il Mediterranean Pride a Napoli di sabato scorso. Domani, primo giugno, è prevista la conferenza stampa per il Roma Pride dell'11 giugno: l'Onda Pride è iniziata (clicca qui per vedere le date). Quest'anno finalmente sembra che l'Italia si sia svegliata dal torpore decennale che l'aveva relegata a margine dei paesi occidentali, i temi dell'uguaglianza e della libertà portati avanti dal movimento LGBT sembrano essere finalmente tornati in primo piano, ma si può davvero essere soddisfatti? Proviamo a fare un punto.

La stagione dei pride, che ogni anno all'inizio dell'estate commemora i Moti di Stonewall del 1969, quest'anno in Italia avrà un sapore diverso dopo l'approvazione della legge sulle unioni civili che, se non garantisce ancora un livello equiparabile alle altre democrazie occidentali, almeno non vede più l'Italia fanalino di coda del mondo libero. Un sentimento che è espresso dallo slogan del Roma Pride di quest'anno, "chi non si accontenta lotta"; la vicenda del mancato patrocinio del Toscana Pride da parte del sindaco di Firenze Dario Nardella mostra peraltro ancora tutta la imbarazzante arretratezza culturale italiana.

Una arretratezza non solo politica e istituzionale: scritte omofobe sono comparse giorni fa sui manifesti del Gay Village, la tradizionale manifestazione dell'estate romana che quest'anno compie 15 anni, come hanno denunciato gli organizzatori: "Nonostante anni e anni di lavoro sul territorio - si legge in una nota -, nonostante l'approvazione delle unioni civili, Roma sembra essere ancora una citta' ostile ed omofoba".

Nella società italiana insomma, come le tante vicende di cronaca dimostrano, c'è ancora un ampio lavoro da fare perchè le persone LGBT siano finalmente percepite da tutti come cittadini di pari diritti e doveri. La politica, per il momento, appare cristallizzata sulla legge appena votata: mentre la parte più retriva e omofoba del Parlamento pensa al referendum abrogativo della pur annacquata legge sulle unioni civili, Matteo Renzi in una intervista ad Avvenire difende il lavoro fatto sinora: "Io non credo che la legge che il Parlamento ha approvato sia una ferita alla famiglia. Riconosce diritti, ma non fa torto a nessuno. Aggiunge diritti senza toglierli ad altri. Detto questo, e' evidente che si tratti di un punto di equilibrio". La linea del premier insomma tenta di rispondere sia ai malcontenti dei reazionari che vorrebbero abrogati i minimi diritti garantiti alle coppie omosessuali dalla legge Cirinnà che quelli di chi, come la gran parte del movimento LGBT, ritiene che la strada non sia affatto conclusa.

Intanto è di pochi giorni fa la notizia del via libera della Corte d'appello di Torino all'adozione del figlio biologico del partner per due coppie di donne: i magistrati colmano così il vulnus della legge Cirinnà, già stralciata della cosiddetta stepchild adoprion per accordi della maggioranza di governo in seguito al niet dei senatori pentastellati a sostenere la proposta del PD. Applicando la legge del 1983 sulle adozioni nelle due sentenze, i giudici (presidente Carmen Mecca, estensore Federica Lanza) si sono richiamati ad una pronuncia della Corte europea dei diritti dell'Uomo e ad una, depositata il 9 febbraio 2015, della Cassazione italiana: il concetto di "vita familiare" deve essere "ancorato ai fatti" e "nessun rilievo puo' avere la circostanza che il nucleo sia formato da un'unione affettiva eterosessuale ovvero tra persone dello stesso sesso".

Insomma, ombre e luci, consapevoli che oggi va meglio di ieri e speriamo vada peggio di domani. La stagione dei pride però ci impone una riflessione non soltanto nazionale ma mondiale. La prospettiva occidentale (del continente americano, dell'Europa occidentale o dei i paesi anglosassoni d'Oceania) sembra, tutto sommato, un percorso "in discesa" dove l'inevitabilità del progresso travolgerà anche i reazionari di casa nostra. Guardando al resto del mondo però ci si accorge come i temi portati avanti nei decenni dal movimento di liberazione iniziato coi Moti di Stonewall siano ancora oggetto di discussione pubblica che non trova consenso maggioritario: troppi sono ancora i paesi dove alle persone LGBT non solo non è riconosciuto alcun diritto ma sono perseguitate dalla legge.

Un esempio positivo arriva dal più avanzato paese africano, il multiculturale Sudafrica memore della tragedia dell'Apatheid, che ha legalizzato le unioni tra persone dello stesso sesso nell'ormai "lontano" 2006 e che è tornato all'onore delle cronache nostrane per un fatto recente. E' di pochi giorni fa infatti la notizia della rinuncia all'abito talare da parte della reverenda Mpho Tutu-van Furth, figlia del premio Nobel Desmond Tutu: la donna è stata costretta a rinunciare all'abito talare perchè "Secondo il diritto canonico della Chiesa sudafricana, il matrimonio è l'unione tra un uomo e una donna", come ha lei stessa dichiarato. Mpho e la sua compagna Marceline Tutu-van Furth si sono ufficialmente sposate lo scorso dicembre in Olanda, quindi hanno tenuto una seconda cerimonia a Città del Capo a cui ha partecipato anche Desmond Tutu, 84 anni.

Libertà, uguaglianza, fratellanza. Dopo tre secoli l'umanità riuscirà a mettere in pratica questi tre semplici e luminosi concetti? Il Pride dovrebbe essere un contributo a questa lotta mondiale, non dimentichiamolo mai e festeggiamo sempre consci che non possiamo sederci sugli allori nè pensare solo alle beghe del nostro italico cortile.

 

Una Giornata internazionale contro l'omotransfobia in cui anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha preso posizione contro le discriminazioni e a favore dell'"informazione, dialogo e rispetto", una giornata in cui Angelo Bagnasco ha perso l'ennesima occasione per favorire la modernizzazione della Chiesa cattolica. Proponiamo l'analisi di Ugo Magri su La Stampa.
 
 
(18/5/2016)   I cardinali, diversamente dal Papa, non sono infallibili. Possono sbagliare come tutti gli altri esseri umani, e quando gli capita hanno diritto pure loro a un po’ di misericordia. Per esempio al presidente della Cei Bagnasco, che considera le unioni civili alla stregua di matrimoni gay mascherati, vanno perdonati un paio di errori tattici non da poco, chiamiamoli se si preferisce autogol.  

Primo autogol: sostenendo che tra unioni e matrimoni le differenze sono minime, «piccoli espedienti nominalistici», anzi «artifici giuridici facilmente aggirabili», Bagnasco spiana senza volere la strada alle adozioni gay. Perché quei tribunali che già le ammettono saranno incoraggiati dell’interpretazione estensiva del cardinale; e quelli che non le avevano ancora consentite si sentiranno legittimati in futuro. Se volesse davvero impedire la «stepchild adoption» e il cosiddetto utero in affitto, Bagnasco dovrebbe sostenere il contrario, che le differenze (pur lievi) ci sono e non giustificano dunque una equiparazione coi matrimoni. Probabile che la «vis polemica» l’abbia spinto un po’ oltre.  

 

Secondo autogol: dipingendo le unioni civili come una battaglia infruttuosa, anzi una sconfitta epocale, il presidente della Cei molla un bel calcione a tutti quanti si erano battuti in Parlamento per contrastare la Cirinnà. Li tratta come degli inetti, che sono riusciti a strappare a Renzi soltanto qualche contentino formale.  

 

Alfano, che si è riconosciuto tra i bersagli del cardinale, l’ha presa molto a male. E non solo lui. Tutti i centristi, che avevano sperato in un grazie dell’episcopato, non incassano neppure un briciolo di riconoscenza per i loro sforzi. Servirà loro da lezione, così in futuro si regoleranno diversamente.  

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