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Unioni civili a Bolzano: …

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Il testo del maxiemendamento d…

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Unioni civili, i funzionari de…

Di Primo Di Nicola e Antonio Pitoni, da Ilfattoquotidiano.it (19/2/2016) In un post su Facebook la ...

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17-12-2015 GayNews

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22-10-2015 GayNews

(EMILIA ROMAGNA) SCUOLA TEORIA…

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Governo frena su unioni civili…

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Valerio Mezzolani

Valerio Mezzolani

Neanche la Chiesa cattolica poteva far finta di nulla. Dopo che la polemica era stata aperta dal pezzo di Simone Alliva sull' Espresso del 3 novembre, la "scomunica" vaticana di Radio Maria è arrivata quando e parole di padre Giovanni Cavalcoli, per il quale il terremoto è causato dalla legge Cirinnà, sono diventate di imbarazzante dominio pubblico. Gaynews vi riporta la notizia tratta da Il Fatto Quotidiano del 4 novembre e il testo integrale delle parole del prete riportato sul sito della radio cattolica insieme alla notizia della sua sospensione. A voi il giudizio.

Ecco la notizia tratta da Il Fatto Quotidiano:

“Sono affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede, datate al periodo precristiano e non rispondono alla teologia della Chiesa perché contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo“. Quindi, “i terremotati ci perdonino, a loro solidarietà del Papa“. Monsignor Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato e tra i più stretti collaboratori di papa Francesco, condanna le parole andate in onda su Radio Maria, secondo cui il terremoto del 26 ottobre è il "castigo divino" che si è abbattuto in Italia a causa della legge Cirinnà.

“Questi disastri sono una conseguenza del peccato originale. Queste offese alla famiglia e alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili”, aveva detto alla radio cattolica Padre Giovanni Cavalcoli, che ai microfoni della Zanzara su Radio 24 non si scusa. Anzi. “Confermo tutto – dice – terremoti provocati da peccati dell’uomo, come le unioni civili“. E sulla presa di distanze della Santa Sede ha commentato: “Il Vaticano? Che ripassi il catechismo”. Si dissocia da lui anche la redazione della stessa Radio Maria diretta da Padre Livio Fanzaga, secondo cui “le espressioni riportate sono di un conduttore esterno, fatte a titolo personale, che non rispecchiano assolutamente il pensiero di Radio Maria al riguardo”.

Ma la condanna di Becciu è categorica. Per lui le parole di Cavalcoli sono “datate al periodo precristiano e non rispondono alla teologia della Chiesa perché contrarie alla visione di Diooffertaci da Cristo“. Forniscono una “visione pagana, noncristiana“, perché “Cristo ci ha rivelato il volto di Dio amore non di un Dio capriccioso e vendicativo”. “Chi evoca il castigo divino ai microfoni di Radio Maria – ha proseguito – offende lo stesso nome della Madonna che dai credenti è vista come la Madremisericordiosa che si china sui figli piangenti e terge le loro lacrime soprattutto in momenti terribili come quelli del terremoto”. Per il prelato Radio Maria “deve correggere i toni del suo linguaggio e conformarsi di più al Vangelo e al messaggio della misericordia e della solidarietà propugnato con passione da papaFrancesco specie nell’anno giubilare”. Impossibile quindi “non chiedere perdono ai nostri fratelli colpiti dalla tragedia del terremoto per essere stati additati come vittime dell’ira di Dio. Sappiano invece – conclude – che hanno la simpatia, la solidarietà e il sostegno delPapa, della Chiesa, di chi ha un briciolo di cuore”.

Prima dell’intervento della Santa Sede, le dichiarazioni d iCavalcoli erano già diventate un caso. Interpellato da Radio Cusano Campus, Mario Adinolfi aveva liquidato la vicenda dicendo che “la verità è che Radio Maria dà fastidio" e aveva attaccato chi erroneamente sulla stampa attribuiva le dichiarazioni contestate a padre Livio Fanzaga. Si è augurata invece un intervento dell’ordine dei giornalisti la senatrice Monica Cirinnà, prima firmataria del ddl che ha portato alla legge sulle unioni civili. Ospite a Un Giorno da Pecora su Rai Radio1 ha detto che, secondoPadre Livio, “io sono come la Babilonia della Bibbia” ricordando che “la Babilonia era una famosa prostituta della Bibbia. Per cui per me era – ha continuato – inutile festeggiare troppo le unioni civili perché per me sarebbe arrivata l’ora del giudizio”.

Ecco il testo integrale riportato sul sito di Radio Maria:

Radio Maria non si riconosce assolutamente nella posizione  di Padre Giovanni Cavalcoli riguardante il terremoto e lo sospende con effetto immediato dalla sua trasmissione mensile.

TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA DI PADRE GIOVANNI CAVALCOLI ALLA DOMANDA DI UN ASCOLTATORE SUL TERREMOTO

 Ascoltatore: La domanda che le voglio fare è la stessa ma è duplice, nel senso: con il Battesimo l'uomo entra nella grazia di Dio, comincia a circolare in questa dinamica virtuosa; quando l'uomo con il peccato mortale invece esce da questa vita, le conseguenze sono solo spirituali o possono essere anche materiali? E allargo il discorso, per quello dicevo che la domanda è duplice, ma è grosso modo la stessa radice: quando un popolo o i legislatori di questo popolo fanno delle leggi contrarie a Dio, come purtroppo è avvenuto in Italia qualche mese fa – mi riferisco alle leggi sulle unioni civili e a tutto quello che vorrebbe conseguirne, quali sono le conseguenze? E arrivo al punto della mia domanda: le catastrofi naturali come il terremoto, possono essere una conseguenza di un popolo, di un legislatore che fa delle leggi contrarie? Il terremoto di questi giorni può avere una radice….?

P.Cavalcoli: Allora, riprendiamo tutto il suo discorso. Le conseguenze del peccato mortale: il peccato mortale è la perdita della grazia tuttavia Dio sta vicino a tutti, quindi c'è la possibilità che il peccatore si penta e se si pente riacquista la grazia, grazia, come ho detto, che deriva dal battesimo. QUando uno cade nel peccato mortale, si potrebbe dire che la grazia del battesimo quasi si addormenta, di fatto la perde. Per cui se disgraziatamente dovesse morire va all'inferno, è una cosa abbastanza seria. Quindi in caso di peccato mortale bisogna rimediare quanto prima. Altre cose che lei ha detto, la legislazione che è in contrasto con la nostra religione. Sì, anche queste leggi sulle unioni civili certamente ci creano molta difficoltà a noi credenti, non c'è dubbio. Che relazione ci può essere col peccato? Bisogna stare attenti, le leggi dello stato purtroppo a volte possono manifestarsi ingiuste, quindi noi cristiani non dobbiamo approfittarne, perché se ne approfittiamo pecchiamo, possiamo peccare anche mortalmente. Per quanto riguarda poi la questione dei terremoti, cosa possiamo dire? Anche qui posso rispondere con sicurezza come dogmatico: una cosa è sicura, che i cataclismi, la natura, i disordini della natura, tutte quelle azioni della natura che mettono in pericolo la vita umana sono di tanti tipi, le alluvioni, eccetera, hanno una spiegazione di carattere teologico. Non sto facendo il geologo, distinguiamo bene i campi- un conto è una causa fisica di un terremoto, non è il mio campo, lascio tutto il campo agli esperti e mi auguro con tutto il cuore che la scienza progredendo, possa – e ci arriveremo un giorno, ci arriveremo! Come abbiamo fatto tante conquiste, arriveremo in qualche modo a capire quali sono le cause e quindi fare in modo o di difenderci da questi terremoti, poterli prevedere, o (adesso non vorrei spararla grossa) chi non sa che un giorno  non arriveremo anche a impedirli, perché no? Comunque, chiuso questo, io sono un teologo, andiamo avanti col discorso teologico.

Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, quindi si possono considerare veramente come castigo del peccato originale – anche se la parola non piace, ma io la dico lo stesso, è una parola biblica, non c’è nessun problema. Naturalmente bisogna intendere bene cosa si intende per castigo.

Poi un'ultima domanda che lei dice: ma non saranno un castigo divino per azioni commesse oggi nella nostra società? Questo è un discorso molto più delicato, eventualmente si può avere una qualche opinione, qui non si riesce a raggiungere una sicurezza, a meno che uno nonn abbia un'illuminazione divina. Io vi dico questo, una mia opinione personalissima. Mi ha profondamente colpito questa enorme disgrazia della distruzione della chiesa, che ricorda a Norcia San Benedetto. Mi ha colpito molto, ripeto, non voglio trarre delle conclusioni che rischierebbero quasi la superstizione, però vi confesso che mi ha molto colpito in questo senso: chi è stato Benedetto? Benedetto è il patrono d'Europa, è il padre della civiltà cristiana europea. Oggi, ormai, i più grandi studiosi non solo cattolici, ma anche laici, stanno constatando una gravissima crisi nell'Europa, e anche l'altro giorno ascoltavo una conferenza del professor Gotti Tedeschi, che è un grande economista ma nello stesso momento è anche filosofo, è anche teologo, e si è fermato su questa situazione e ha mostrato il legame che c'è tra la crisi economica europea e la crisi spirituale europea. Adesso non mi diffondo ma è stata interessantissima, tra l'altro ha accennato a come …..esimo interessante, anche lui, economista di fama internazionale ha detto che la crisi della famiglia, il calo delle nascite, è legato anche al processo di "miserimento" verso il quale noi stiamo andando con la dissoluzione, col fatto che le industrie vanno all'estero sta succedendo che i grandi sogni di potenza europea stanno cadendo e in altre grandissime zone del pianeta come in Cina, in America Latina, in Africa, lì non c'è questo calo di nascite, ci sono famiglie numerose, negli stessi paesi islamici, e lì è in atto un grosso sviluppo economico per cui noi europei che vantavamo questa bella idea, questa idea malthusiana che la riduzione delle nascite avrebbe aumentato la ricchezza, sta succedendo l'inverso. Allora arrivo al dunque: castigo divino. Vedete un po’, insomma, si ha l’impressione che queste offese che si recano alla legge divina, pensate alla dignità della famiglia, alla dignità del matrimonio, alla stessa dignità dell’unione sessuale, al limite, no? Vien fatto veramente di pensare che qui siamo davanti, chiamiamolo castigo divino, certamente è un richiamo molto forte della provvidenza, ma non tanto nel senso, non diciamo nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze, per ritrovare quelli che sono i principi della legge naturale.

Robert Mapplethorpe, considerato uno dei più influenti e controversi fotografi del XX secolo, ritrasse la scena artistica e i gusti e fantasie sessuali estreme nella New York degli annia Settanta mentre viveva insieme a Patti Smith nel famosissimo Chelsea Hotel.

Tra bondage, nudità e feticismo non ci volle molto per spingere la sua arte verso un luogo di eccessi che in molti etichettarono frettolosamente come pornografia. Era apertamente gay, nel 1986 contrasse l'AIDS e tre anni dopo l'immunodeficienza lo espose a complicazioni fatali che, tra le altre cose, non gli permisero di invecchiare e vedere le sue fotografie esposte nei musei e nelle gallerie di mezzo mondo.

Grazie ad un mosaico di interviste ai familiari, ai suoi più stretti collaboratori e agli amici, con la speciale partecipazione di Patti Smith, il documentario "Mapplethorpe. look at the picture" ricostruisce la turbolenta esistenza dell'artista avanzando in profondità nella sfera personale e professionale. A determinare il successo narrativo del lungometraggio concorre il fotografo stesso con inedite confessioni così oneste da lasciare sbalorditi, ma soprattutto pesa la grande disponibilità della Mapplethorpe Foundation che ha permesso ai registi Fenton Bailey e Randy Barbato di attingere ad un repertorio di immagini e filmati mai visti.

Mapplethorpe scattava in bianco e nero, lavorava con a luce e muoveva le ombre. Uguale nella vita. Se fosse angelo o diavolo, come dice bene il fratello Edward, sarà il pubblico a deciderlo il 24 ottobre, unica data di uscita nelle sale The Space, su distribuzione Wanted cinema e Feltrinelli Real Cinema.

Fonte: Red.presstoday.com

Un momento storico per l'Italia, giustamente celebrato dall'ambasciatore che ne è stato il celebrante: "Orgoglioso di celebrare la prima unione civile fuori dall'Italia qui all'ambasciata italiana di Ulan Batoor. Congratulazioni Maurizio e Massimiliano!".

L'ambasciatore d'Italia in Mongolia, Andrea De Felip, annuncia così su Twitter il 21 ottobre 2016 la prima unione civile in assoluto celebrata all'estero, in applicazione della nuova legge, tra uno degli addetti della sede diplomatica, Massimiliano, e il suo compagno.

L'omosessualità nel paese asiatico è stata depenalizzata soltanto nel 2002 dopo i decenni di repressione della dittatura comunista; rimane tuttavia praticamente sconosciuto il livello entro cui veniva applicata la legge ed il paese ha seguito la posizione pro-liberalizzazione adottata anche dagli altri stati satelliti dell'ex blocco sovietico tra la fine degli anni '90 e l'inizio di quelli 2000.

La Mongolia è un paese dove non esiste alcun tipo di pubblico riconoscimento per le persone Lgbt e, pur non essendovi una particolare emergenza omofobica culturale, la notizia nell'ambasciata italiana rappresenta un evento di risonanza che, per una volta, pone l'Italia tra i paesi che possono indicare la strada del futuro.

Presso l'hotel Ergife, a Roma, nel fine settimana si svolgerà Gaywedding, kermesse dedicata alle unioni civili. Occasione ghiotta per chi continua a non accettare il fatto che le persone omosessuali oggi siano un po' meno discriminate, questo devono aver pensato gli individui di Forza Nuova che, nella notte scorsa, hanno esposto davanti all'Ergife dei manichini impiccati e la scritta "State uccidendo la famiglia".

"Stanno subdolamente facendo passare un concetto mostruoso - dicono in una nota gli estremisti di destra - ossia che la famiglia possa essere anche omosessuale". Dopo una serie di affermazioni retoriche sulla "famiglia tradizionale", la nota si conclude con un accenno alla "sostituzione etnica in atto", con un chiaro riferimento ai migranti, rei di non restare a casa loro a morir di fame, probabilmente.

Proteste arrivano dal Gaycenter, che per voce di Fabrizio Marrazzo non usa mezzi termini,"Forza Nuova in galera", e da Gaynet, che auspica una "presa di posizione del Governo" sull'accaduto, rimarcando la mancanza di una legge contro l'omofobia: "E' necessario che anche in Italia l'istigazione all'odio razziale e omofobico divengano presto reati di pari livello, non per il reato in sè ma per la portata culturale che avrebbe il provvedimento".

Solidarietà anche dalla Croce Rossa: "Come Croce Rossa di Roma siamo impegnati con il dare sostegno alle giovani vittime di discriminazione con la casa d'accoglienza Refuge Lgbt, iniziativa di cui parleremo all'Ergife nel nostro stand" dice la presidente di CRI Roma, Debora Diodati.

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da La Repubblica ed. Bologna (18/10/2016)

Quattrordici edizioni per un festival culturale non sono poche se dopo tanto tempo ci si ripresenta con un programma che continua a rinnovarsi, capace di allargarsi a nuovi orizzonti. È la forza di "Gender Bender" che torna dal 26 ottobre al 6 novembre con un programma che si allunga (dodici giorni invece di nove) con 12 spettacoli, 30 titoli cinematografici, due tavole rotonde, quattro concerti, tre mostre tra le quali "Out Frames" al Mambo con scatti selezionati dal Pride Photo Award. Sono lontani i tempi in cui questo evento, che attirava l'attenzione dei critici e di appassionati anche da Oltralpe, sembrava distaccato (se non in contrasto) con la città. Nel tempo si è costruita una rete con diversi soggetti, pubblici e privati, che si rafforza sempre più. Il Comune conferma il suo sostegno di 25mila euro, la Regione passa da 55mila a 86mila euro, Coop Alleanza 3.0 fa da sponsor con molti privati, e per la prima volta anche l'Alma Mater offre il suo patrocinio. Prezzi popolari per avvicinare il pubblico: da 5 a 8 euro, 15 solo per alcune serate speciali.

«Per noi Gender Bender è più di un festival, è un progetto che si alimenta tutto l'anno - spiega il curatore Daniele Del Pozzo - Un progetto che ha una complessità di approccio perché tratta il tema del genere e della rappresentazione del corpo in una molteplicità di appuntamenti, trasversali». Si prende il via con una nuova produzione del Balletto di Roma (il 27/10 all'Arena del Sole) "Paradox" ma poi già sabato 29 al Teatro Testoni si può assistere ad uno spettacolo originale "L'après-midi d'un foehn" in cui Phia Ménard fa danzare sacchetti di plastica. E si torna poi all'Arena del Sole il 4 novembre per "Aneckxander", dove si mischiano guantoni da box e mise alla moda come risposta alla violenza. I temi di attualità non mancano nella rassegna cinematografica, che propone alcune prime tra le quali "Hamlet", rilettura shakespeariana di Margaret Williams (l'1/11), o "Chemsex" (il 3/11) che riflette sulla dipendenza dalla droga. «Quest'anno molti autori portano in scena il loro dato anagrafico ma il titolo di questa edizione "A bocca aperta" ci sollecita a mettere in luce temi che fanno parte del nostro rimosso, come il desiderio nei disabili».
Sul tema ci sarà il progetto "On the road" che propone, tra le altre cose, un workshop con la coreografa Giorgia Nardin per assistere al processo di uno spettacolo di danza, mentre al Teatro Baraccano Chiara Bersani proporrà la sua ricerca di artista disabile.

www.genderbender.it

Con il recente accordo tra governo e Farc la Colombia potrebbe avere archiviato uno dei periodi più difficili della sua storia. Sin dalla fondazione delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia nel 1964 infatti, la lotta tra il potere costituito e l'organizzazione guerrigliera marxista-leninista nata per l'autodeterminazione agraria dei contadini aveva trasformato il Paese in una polveriera in cui si intrecciano la lotta armata, gli interessi economici e quelli del narcotraffico.

Per questo il Nobel per la pace di quest'anno è stato consegnato al presidente Juan Manuel Santos, che è riuscito a firmare un'intesa con le Farc, intesa che nonostante il voto contrario del popolo colombiano del 2 ottobre scorso rappresenta un passo fondamentale verso la riappacificazione di un paese stremato.

In questo clima di rivalsa, però, per le persone della comunita' Lgbt in Colombia sembra non esserci tregua, nonostante questo sia anche l'anno in cui il Paese sudamericano ha legalizzato il matrimonio egualitario. Sono in pericolo come non mai le persone Lgbti, nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione per l'inclusione e il rispetto delle differenze di genere. Secondo il rapporto "Cuerpos excluidos: rostros de impunidad", presentato pochi giorni fa a Bogota' dalla Ong Colombia Diversa in difesa dei diritti di questi collettivi, nel corso del 2015 110 persone tra lesbiche, omosessuali, bisessuali e transgender sono stati uccisi nel paese sudamericano. Il dato, sottolinea lo studio, e' il piu' alto dal 2011, quando sono stati segnalati 119 casi. Il numero pone la Colombia in cima alla classifica dei paesi della Regione sudamericana in cui ci sono maggiori le violazioni dei diritti umani contro persone Lgbt, insieme all'Honduras, dove i casi sono piu' di 100 e il Brasile, con 300. Il documento rivela inoltre che i casi di violenza piu' frequente da parte della polizia riguardano proprio questa minoranza. Allo stesso tempo pero', la Ong sottolinea che la meta' delle indagini sugli atti di violenza perpetrati dalla polizia contro la comunita' Lbgt sono state archiviate.

Per la morte del premio nobel Dario Fo, Gaynews ripropone la lettera che il grande giullare indirizzò nel 2013 a Guido Barilla, pubblicata allora in esclusiva da Huffington Post, dopo le polemiche scatenate dalla parole del patron della pasta che in un'intervista a La Zanzara aveva detto che non avrebbe mai realizzato uno spot con una famiglia omosessuale. Dichiarazioni che avevano scatenato polemiche feroci e che avevano costretto lo stesso Barilla a fare in fretta marcia indietro.

Caro Guido Barilla,
sono passati quasi due mesi dalle sue dichiarazioni sulle famiglie omosessuali e dal mio intervento con la campagna su Change.org. In quella occasione, assieme a quasi centomila firmatari, mi rivolgevo a lei con una lettera nella quale le chiedevo di non tradire lo spirito che ha animato quegli spot che io personalmente ho scritto diretto e interpretato per la sua azienda negli anni Cinquanta.
Ricordo uno dei più riusciti tra quegli sketch pubblicitari in cui uno dei protagonisti sbottava contro uno sbruffone da bar urlando: “Eh no! Questa non la bevo!” (la risposta era “E questa non la mangi? È pasta Barilla!”).
Ebbene, caro Dott. Barilla, mi permetta di lanciarle un’umile provocazione sulla scia di questa battuta sarcastica: gli italiani sono stanchi di sentire parole e buoni propositi da imprenditori, politici, giornalisti e di vedere questi propositi traditi nel tempo di consumare un piatto di pasta.
Perché la gente smetta di dire: “Eh no! Questa non la bevo!” è bene comprendere che ci ritroviamo nel momento in cui si deve agire, risvegliare le coscienze dal torpore in cui si ritrovano ormai da decenni, farsi non solo promotori ma fautori di quel cambiamento di cui tanto si parla; e questo è realizzabile anche attraverso la comunicazione pubblicitaria di un’azienda importante come la sua, allo scopo di promuovere un sano dibattito sui diritti delle persone e non per farle ripiombare su concezioni arcaiche e pericolosamente intolleranti.
In queste settimane ho ricevuto telefonate da tutto il mondo, in cui spesso mi si chiedeva di aiutare a “salvare il Made in Italy” e di dare una mano con delle mie dichiarazioni per sanare il danno d’immagine che questa sua intervista ha provocato al nostro paese. Molto poi si è parlato della sua rettifica e del suo “ravvedimento” in merito a quelle dichiarazioni.
Nella sua lettera lei mi scrive che accoglie il mio appello “a individuare nelle prossime attività dell’azienda un modo per rappresentare la famiglia e i sentimenti” che sia fedele alla vostra storia, dove “l’amore gioca un ruolo fondamentale, ma dove sia chiaro che c’è posto per tutti”. Mi auguro che, di conseguenza, voglia impegnarsi pubblicamente a realizzare una delle sue prossime campagne pubblicitarie rappresentando finalmente la famiglia nelle sue infinite e meravigliose forme di questi nostri tempi.

Ebbene, come in quel frammento caroselliano (che – ironia della sorte - aveva per titolo “il Ballista”) vorrei concludere dicendo “Con pasta Barilla è sempre domenica!”… per tutte le famiglie.
Dario Fo

Fonte: Messaggero nazionale (9/10/2016)

Aggredisce un brasiliano in nome dell'Islam a colpi di bottiglia perché è gay. Ma si ferisce e corre al pronto soccorso per farsi medicare. La polizia lo scopre e Mostaphà, 29 anni, marocchino, viene arrestato. L'aggressione risale a qualche giorno fa: la lite fra i due stranieri incomincia in un bar della Cassia, il brasiliano è con alcuni amici e il marocchino lo insulta perché è gay, gli urla frasi del tipo: «Vergognati, vai via da qui», poi rompe una bottiglia e ferisce il brasiliano alla gola. La vittima reagisce e ferisce il marocchino al volto. Le immagini girate dalle telecamere e i testimoni hanno permesso alla polizia di identificare l'aggressore che è accusato di tentato omicidio per motivi abietti.

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Il prossimo 8 ottobre, per la prima volta, un ministro della Repubblica Italiana unirà civilmente una coppia.

Elisabetta e Pamela celebreranno la loro unione civile a Genova e a officiare sarà la ministra della Difesa, Roberta Pinotti, la quale lo ha reso noto in una lettera inviata a Polis Aperta, associazione Lgbt degli appartenenti alle Forze Armate. Nella lettera la ministra, spiegando le motivazioni che la hanno costretta a declinare l'invito alla prossima assemblea dell'associazione: "Pur condividendo lo spirito del significativo evento, un impegno politico da tempo consolidato in agenda, la Direzione Nazionale del Partito Democratico, mi impedisce di partecipare. Tengo a rendervi partecipi che il prossimo 8 ottobre celebrerò, a Genova, un matrimonio tra due persone dello stesso sesso". Pinotti dunque, anche nell'utilizzo dei termini - matrimonio anziché unione civile - rivendica un impegno in prima linea.

Le due ragazze che si uniranno a Genova non sono militari ma la presenza della ministra getta visibilità su un tema non più rimandabile, quello dell'uguaglianza di trattamento dei membri delle Forze armate, all'interno delle quali Polis Aperta stima che almeno 19 mila siano omosessuali: "decine di militari vorrebbero unirsi civilmente ma temono ritorsioni", ha dichiarato a Repubblica il vicepresidente di Polis Aperta Gabriele Guglielmo.

da Il Messaggero (1/10/2016)

Tbilisi (Georgia) - Non va troppo per il sottile. Papa Bergoglio spara a zero sulla [cosiddetta, inesistente, truffaldina, n.d.r.] teoria del gender: “Oggi si assiste a una guerra 
mondiale per distruggere il matrimonio che non si distrugge con le 
armi, ma si distrugge con le idee. Ci sono colonizzazioni 
ideologiche che distruggono". A sollecitare una sua riflessione sul tema è stata una signora georgiana che ha incontrato assieme a religiosi e seminaristi per un colloquio libero andato avanti spontaneamente per quasi un'ora. Un po' di tempo il Papa fa aveva definito la colonizzazione ideologica del gender più pericolosa delle dittature, poiché tenta di ridefinire i contorni del matrimonio tra un uomo e una donna, secondo l'ordine naturale delle cose. In Georgia ha voluto tornare sopra all'argomento.

«Il matrimonio è la cosa più bella che Dio ha creato – ha detto - La Bibbia ci dice che Dio ha creato uomo e donna, li ha creati a sua immagine, cioè l’uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l’immagine di Dio». Chiarendo, indirettamente, che nella visione cristiana non c'è posto per una unione tra persone dello stesso sesso. Bergoglio ha quindi citato «le difficoltà che a volte sopravvengono nel matrimonio, le incomprensioni o anche le tentazioni». Ma la soluzione non è «la strada del divorzio: io mi cerco un’altra, lei si cerca un’altro e ricominciamo di nuovo. Quando si divorzia, questa unione che è una sola carne, sporca l’immagine di Dio. E poi pagano i bambini, i figli. Voi non sapete, cari fratelli e sorelle, quanto soffrono i bambini, i figli piccoli quando vedono le liti e la separazione dei genitori».  

I matrimoni possono salvarsi con semplici accorgimenti. «E' normale che nel matrimonio si litighi. Sì, è normale. Succede e alle volte volano i piatti. Ma se è vero amore, si fa la pace subito. Io consiglio agli sposi: litigate quanto volete, ma non finite mai la giornata senza fare la pace. Sapete perché? Perché la guerra fredda del giorno dopo è pericolosissima. Quanti matrimoni si salvano se si ha il coraggio a fine giornata di una carezza, e fare la pace». E poi, ha aggiunto, si evitano divorzi se gli sposi si abituano a tre parole, chiedere scusa, dire permesso e grazie. 

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