Mar 31, 2017 Last Updated 4:05 PM, Feb 27, 2017

Il Pasolini di Kentridge sui muraglioni del Tevere

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Published in Cultura

Un grande artista, la storia di Roma, la morte di Pier Paolo Pasolini. Dopo dieci anni di lavoro finalmente trova spazio sui muraglioni del Tevere l'opera dal titolo Triumphs and Laments, che è stata ideata dall'artista sudafricano William Kentridge ed è stata esposta nei progetti anche all'ultima Biennale di Venezia. Fra le 80 figure che Kentridge ha disegnato, dalla morte di Remo a quella di Aldo Moro, trova spazio anche una delle più cupe vicende che hanno caratterizzato la storia della Capitale nel Novecento: la fine drammatica di un grande intellettuale, omosessuale, deriso e calpestato per la sua libertà di pensiero e di parola.

Il corpo vilipeso dalle ruote di un'auto in quella notte di novembre del 1975 all'Idroscalo di Ostia ora troneggia come un monito fra le pagine trionfanti e tragiche dell'opera di Kentridge, a ricordare a tutti noi la grandezza e la miseria di una città ricca di storia e cultura.

Il fregio ad opera terminata sarà lungo 550 metri e composto da 80 figure alte fino a dieci metri, realizzato attraverso una pulizia selettiva - che segue la sagoma degli enormi stencil tratti dai disegni di Kentridge - della patina biologica accumulata sui muraglioni di travertino nel tratto del Tevere tra Ponte Sisto e Ponte Mazzini. Triumphs and Laments racconta la storia millenaria di Roma in una sequenza non cronologica, volgendo lo sguardo sia ai trionfi che alle sconfitte, con la figura evocativa della Vittoria che scrive le pagine della storia di Roma ripresa dai bassorilievi della Colonna Traiana.

Un'opera affascinante anche nella tecnica, che "scrive" la narrazione utilizzando i depositi dell'aria mefitica, dello smog, trasformandoli in un bianco e nero di grande suggestione. Il travertino sporco diventa il supporto di un linguaggio forse volutamente polemico nei confronti dello stato degradato dei monumenti di Roma ma allo stesso tempo ne propone una pulitura che non oblitera completamente quel "sudiciume" storico e anzi lo trasforma in un racconto epico, che non a caso sarà inaugurato il 21 aprile, il giorno del Natale di Roma.

Una poesia che deriva parte del suo fascino anche dal fatto di essere un'opera d'arte non permanente, ma che invece verrà obliterata dal tempo che depositerà nuovamente la sua patina. Nel frattempo però avremo avuto modo di apprezzarla e di lasciarci suggestionare: "Non sarà un disegno su superficie- ha spiegato l'artista- ma un'opera che emerge per essere poi riassorbita".

La morte di Pasolini, una innegabile sconfitta per tutti noi che siamo oggi privati della sua presenza, trova insomma il suo spazio in questa sorta di riedizione dei fregi storici dell'antichità romana e, forse, può essere uno spunto anche a riflettere su quel che è stata la libertà di pensiero e di opinione nel nostro passato e a cosa può essere nel nostro futuro.

Come disse Alberto Moravia su P.P.P., « La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un'epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile. »

Una figura centrale su cui anche tutte le persone LGBT devono riflettere, per capire cosa è stato il nostro Paese e cosa vogliamo che esso sia in futuro. Partendo da un presupposto: anche noi siamo parte di quella storia e non possiamo tirarci indietro dal tentare di migliorarla.