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Louis contro l’omofobia: «Pasolini, un maestro»

  • Ago 22, 2014
  • By  Il Piccolo
Published in Cultura

Il giovane autore francese, caso letterario da 200mila copie: «La letteratura ha una forza politica»

Un romanzo autobiografico che è un atto politico: così Édouard Louis definisce il proprio libro, “Il caso Eddy Bellegueule” (Bompiani, pagg. 174, euro 17,00), in Francia un caso letterario da 200 mila copie. Si tratta del racconto personale della scoperta dell’omosessualità, della non accettazione da parte della piccola comunità del villaggio dove l’adolescente vive con i genitori, degli scherzi feroci, delle prese in giro e del bullismo omofobo. Una narrazione forte, esplicita, a tratti molto dolente, fino alla decisione di trasferirsi in una città più grande per gli studi liceali. Lì il protagonista scoprirà che attraverso la cultura è possibile un riscatto. Édouard Louis oggi ha 21 anni e vive a Parigi, dove studia letteratura all’università. Ma il suo libro non è soltanto un documento sociale o una testimonianza personale, bensì un’opera di notevole originalità, il cui punto di forza sta soprattutto nella secca essenzialità dello stile. Dunque, Louis, perché ci tiene a sottolineare l’aspetto politico del suo libro? «Perché per me la letteratura contiene in sé una forza conoscitiva e, appunto, politica. Considero miei maestri gli autori che hanno coltivato questa concezione: Gide, Sartre, Pasolini. Con questo mio libro ho voluto affrontare di petto un tema dal forte rilievo sociale: l’emergenza dell’omofobia». Il concetto di omofobia non rischia di essere enfatizzato o distorto? «Non avrei dubbi nel definire omofobo chi è contrario all’ipotesi di concedere agli omosessuali gli stessi diritti che hanno gli eterosessuali, compreso quello di sposarsi. Diverse persone che hanno letto il mio libro, hanno sostenuto che io avessi esagerato alcuni episodi o aspetti. Ma posso garantire che tutto è accaduto davvero, comprese le situazioni più estreme e violente. Ma c’è un altro problema». Quale? «Esiste anche un’omofobia inconscia, talmente introiettata dalle persone che non se ne rendono conto. Possono esistere anche gay omofobi: io stesso lo sono stato, quando ho cercato, per essere accetato dagli altri, di uniformarmi a un modello eterosessuale e machista che mi era estraneo. Per questo è importante incrementare la consapevolezza su questi temi». Lei descrive un ambiente sociale che potremmo definire “sottoproletario”…? «Non intendevo stigmatizzare, ma solo raccontare. Ho voluto mostrare la violenza che alligna in fasce sociali caratterizzate da un senso di marginalità e di esclusione. Il Fronte Nazionale di Le Pen ha deciso di rivolgersi a questo ceto che non si trovava più rappresentato dai partiti tradizionali, compresi quelli di sinistra. Molti hanno votato per Le Pen perché hanno trovato nel suo partito un interlocutore attento, anche se temo in maniera strumentale e demagogica, al disagio, alla rabbia, alla frustrazione di un’intera classe sociale».