Mar 31, 2017 Last Updated 4:05 PM, Feb 27, 2017

Dal congedo ai papà alla licenza alle coppie gay. Ecco il nuovo welfare che nasce in azienda

  • Nov 28, 2015
  • By  La stampa
Published in Economia

Mark Zuckerberg, il signor Facebook, dopo aver scelto di fermarsi due mesi per la nascita del primo figlio ha pensato che i suoi dipendenti dovessero fare lo stesso. Così ha esteso a quattro mesi il congedo parentale retribuito per tutti i nuovi genitori, «a prescindere - ha spiegato - dal sesso o dalla località in cui risiedono. La novità riguarda in primo luogo i neopapà e le coppie omosessuali al di fuori degli Stati Uniti, e non modificherà il congedo di maternità». Spotify, colosso svedese della musica sul web, s'è spinto più in là: la pausa dal lavoro è di sei mesi. Mentre la multinazionale degli imballaggi Tetra Pak ha cancellato il cartellino da timbrare anche per gli operai, e offre servizi di asilo nido, lavanderia, palestra.

COMMENTO - L'innovazione non chiede permesso (di Massimo Russo)

I NUMERI ITALIANI
Il secondo welfare, contrattato tramite i sindacati, o direttamente con l'azienda, inizia a funzionare anche in Italia: spiega un rapporto presentato ieri a Torino e curato dal Centro Einaudi che il «welfare negoziale» coinvolge ormai il 21,7% delle imprese. E la percentuale sale 31,3% se si considera anche la negoziazione individuale. Lo Stato, ingessato dal maxi-debito e dai vincoli di bilancio, non riesce più a intercettare e a coprire tutti i bisogni, e si fa largo un modello nuovo. «Da parte dei lavoratori c'è una richiesta crescente di flessibilità e di servizi personalizzati», dice Maurizio Ferrera, docente all'Università di Milano e curatore del volume assieme a Franca Maino. E poi c'è un problema di velocità: il settore pubblico s'aggiorna troppo lentamente per stare al passo con le richieste, soprattutto quelle sociali e culturali. «Se il governo non riconosce i matrimoni gay, ecco che ci pensano le società private», spiega.

LEGGI ANCHE - "L'ora di lavoro è un concetto superato". Ira Cgil su Poletti

IL CASO LUXOTTICA
La capofila, da anni, è Luxottica: ha creato un sistema che s'aggiorna quasi automaticamente, e racconta di un «patto di ferro» tra l'impresa e i suoi lavoratori. Un accordo, benedetto dai sindacati, che passa soprattutto da scuola e salute. Il gruppo degli occhiali di Leonardo Del Vecchio aiuta i figli dei dipendenti a studiare, paga il carrello della spesa, rimborsa i libri di testo, organizza corsi di recupero - soprattutto in matematica e inglese - e investe sul territorio. Non è l'unico. Coop Adriatica, per esempio, oltre a prevedere da una a sei settimane di aspettativa non giustificata, retribuisce le ore di volontariato dei suoi 9400 dipendenti e offre un centro d'ascolto per eventuali problematiche sociali o legate alle dipendenze.

Attenzione, non si tratta (solo) di filantropia: è qualcosa di molto più profondo. Antico, eppure attualissimo. E riceverà nuovo impulso dalla Legge di Stabilità, che abbatte qualche paletto e allarga i benefici, anche fiscali, per le aziende.

DALLA SALUTE ALLA POLIZZA
La grande crisi però ha imposto uno scatto a tutti, e il welfare dei privati vive anche fuori dai confini lavoratici. Spiega la fotografia del Centro Einaudi che, in Italia, sono ormai più di 100 le società di mutuo soccorso che si occupano di prestazioni socio-sanitarie. Realtà a cui si affida almeno un milione di italiani. E ancora: le famiglie direttamente coperte da una polizza malattia sono oltre un milione e mezzo, a cui vanno aggiunti circa 3 milioni di persone che aderiscono a fondi integrativi convenzionati con una impresa assicuratrice. Sono terreni su cui lo Stato non arriva più, anzi, il suo peso è destinato a ridursi ancora. Mentre si fa più forte, e spesso decisivo, l'apporto del terzo settore, che fra donazioni individuali, delle imprese, delle Fondazioni bancarie e attraverso la rete della chiesa ogni anno mette a disposizione 12 miliardi di euro.

Il prossimo passo, spiega il presidente dell'Acri Giuseppe Guzzetti, «è coinvolgere i cittadini». Un esempio, racconta, è il progetto Fare-Legami. È partito ieri da Crema e prevede percorsi di supporto nel campo della sanità, laboratori di comunità per chi, oltre alle difficoltà economiche, si trova a combattere la solitudine e «Civic center» in cui i cittadini si possono organizzare per raccogliere i bisogni locali e dare risposte concrete.