Mar 31, 2017 Last Updated 4:05 PM, Feb 27, 2017

Quando il cancro dell'omofobia italica produce metastasi in Europa

Uno screenshot con le offese rivolte a Gorgoni (clicca per leggere tutto) Uno screenshot con le offese rivolte a Gorgoni (clicca per leggere tutto)
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Nell'Europa che immaginiamo gli italiani all'estero vivono lontani dalla cultura arretrata e omofobica che attanaglia il Belpaese. Almeno questa è l'idea che ci siamo fatti. Purtroppo non sempre è così.  E' di qualche giorno fa la notizia di un atto di cyberbullismo nei confronti di un italiano che vive a Lisbona, Paolo Gorgoni, membro di Plus, onlus dedicata alle persone LGBT sieropositive.

La vicenda è stata resa pubblica da comunicato di Plus del 27 giugno che vi riproponiamo.

Paolo Gorgoni è un volontario di Plus, membro del direttivo dell’associazione. Come molti di noi è abituato a metterci la faccia e ad affrontare di petto i temi che ci stanno a cuore. Lo fa da persona omosessuale e sieropositiva.

Paolo vive a Lisbona, la stessa città dove nel 2009 è stato vittima di una vile aggressione a colpi di spranga. Nel verbale stilato dalla polizia lusitana non apparve la parola «omofobia».

Di recente, Paolo è stato bersagliato da parole gravissime. È cominciato tutto su facebook, all’interno di un gruppo per italiani a Lisbona. Dopo aver segnalato alla piattaforma un post dai contenuti inaccettabili, Paolo è stato espulso dal gruppo. Il post è rimasto.

Dopo questo antefatto, una sequela di offese e intimidazioni, pubbliche e in privato, ai danni del nostro volontario. Conoscenti iscritti al detto gruppo gli hanno inviato screenshot di conversazioni on line dove la sua immagine è stata messa accanto a corpi impiccati e immagini di tortura.

Paolo si è di nuovo rivolto alla polizia, che dopo aver minimizzato forse aprirà un’indagine. Amici di Paolo iscritti alla stessa università presso la quale lavorerebbe la persona che ha dato il via a questa catena di insulti hanno scritto al rettore denunciando l’accaduto. Paolo sarebbe stato infatti minacciato di morte da un ricercatore.

Plus si stringe compatta attorno al proprio volontario e chiede con forza la solidarietà di tutto il movimento LGBT+ italiano.

Siamo stanchi di leggere tra le righe di tanti episodi di violenza – fisica e psicologica – l’impressione che le persone gay siano sacrificabili, figlie di qualche oscura divinità minore. Siamo stanchi e incazzati. L’omofobia va fermata prima che si tramuti in lividi e ferite. Va disinnescata prima. Va estirpata. Paolo, e tutte le persone nel mirino di aggressioni omofobiche, non possono restare sole.