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Don Gino sospeso si difende: "Che ho detto di male?"

  • Ott 07, 2015
  • By  Leggo
Published in Primo Piano

Don Gino Flaim prova a difendersi dopo le frasi choc rilasciate durante l'intervista a La7 in cui ammetteva di comprendere i pedofili condannando invece gli omosessuali. "Ma che ho detto di tanto grave?", chiede a Repubblica non concependo il clamore suscitatao dalle parole pronunciate alla trasmissione "L'aria che tira".
"Sono qui davanti al computer a cercare di capire che cosa hanno trasmesso - spiefa Don Gino - Ma si sono presentati alla porta, non mi hanno nemmeno messo il microfono, ho detto solo poche parole, se ho detto qualcosa di grave l'ho detto senza saperlo". La Curia trentina gli ha revocato l'incarico prendendo le distanze dai concessi espressi dal parroco.
"Ho detto che li capisco, non che li giustifico. È molto diverso". Prova a spiegare Don Gino, tartassato da telefonate e richieste di chiarimenti. "Ho dovuto spegnere il telefono - racconta - non posso aprire la porta, ma mi mandano messaggi su Facebook. Ma sa che le dico? Quando ero giovane un vecchio sacerdote mi disse di andare sempre dritto per la strada principale, senza nascondersi. E così ho fatto anche questa volta. Pazienza, è stato messo in croce anche Gesù Cristo"

Nonostante abbia sconvolto l'opinione pubblica, Don Gino non fa marcia indietro. "È vero, ci sono certi bambini che cercano affetto e se non lo trovano in famiglia lo trovano altrove: l'ho detto e lo ribadisco - sottolinea - È qui che cascano gli educatori. C'entra con tutti, non solo con i preti. Se gli educatori non sono come si deve sono i primi pedofili. Con alcuni bambini gli educatori sono i primi che ci cascano. Ma non li giustifico. Sono pienamente d'accordo con quanto ha detto Papa Francesco, sulla sua condanna verso certi atti. Lo sa che in una parrocchia avevamo problemi a organizzare il campeggio perché c'era un educatore che voleva solo stare vicino ai bambini? Ma io non l'ho accettato".

"Nella Chiesa - conclude - qualche prete pedofilo ci può essere, non mi meraviglio. Ma non li giustifico. La pedofilia è una malattia, ecco cos'è. Bisognerebbe parlarne con un medico. La Chiesa deve aiutare questi peccatori, occorre misericordia. Poi, ovvio che se uno fa il parroco magari, va allontanato dalle sue funzioni".

Sul suo futuro è confuso ma non vuole fermare il suo percorso. "So solo che non mi hanno fatto dire la messa delle 17 - ammette - Mi hanno detto di andare in Curia di corsa, il diacono mi ha detto che ho rovinato la Curia trentina. Ma come faccio ad andare lì di corsa, ho 75 anni. Che vengano loro. Domattina vorrei ugualmente celebrare la messa, come ogni giorno. E se non potrò farlo dirò la mia predica al bar, dove la gente mi conosce, mi ascolta e non ho mai dato scandalo. Non so cosa succederà ora, oltre che qui in canonica non saprei dove andare".