Mar 31, 2017 Last Updated 4:05 PM, Feb 27, 2017

La mia battaglia contro l’Hiv

Published in Primo Piano

La battaglia di Rosaria, 47 anni, inizia a 18 anni, quando scopre di essere sieropositiva, e continua tra impegno politico (e baci di protesta). Perché l’Aids non è affatto un ricordo del passato

Rosaria Iardino nacque 47 anni fa a Gragnano, piccolo comune che affaccia sul Golfo di Napoli, ma sin da subito si trasferì a Milano, dove oggi si divide tra il suo impegno sociale e la gioia di essere mamma di Anita, piccola peste di un anno. La  storia di una donna come tante altre. Ma Rosaria, sieropositiva da trent’anni, ha un passato tormentato: emblematico fu il suo bacio «di protesta» con il Prof. Fernando Aiuti (immunologo e docente di Medicina Interna) durante un congresso sull’Aids nel 1991, periodo in cui si viveva con il terrore della trasmissione del virus Hiv, credendo che il contagio potesse avvenire anche tramite un bacio o una semplice stretta di mano.  Quel gesto dimostrativo segnò solo l’inizio della battaglia di Rosaria affinché tutti i malati di Hiv potessero avere uguale dignità e assistenza ma soprattutto per garantire la giusta informazione sull’infezione tanto temuta. Oggi Rosaria è consigliere comunale a Milano nelle liste del Pd, ha fondato Nps Italia Onlus, un network creato con un gruppo di pazienti Hiv+, con il quale nell’ultimo periodo ha condotto un’indagine sull’effettiva offerta del test Hiv alle donne in gravidanza, mediante la somministrazione di un breve questionario che mira a verificare l’applicazione della norma. Ma la sua battaglia riguarda anche i diritti delle coppie omosessuali: è, infatti, portavoce di Equality Italia, sempre sostenuta e affiancata da Chiara, sua compagna di vita.

Com’è stato vivere da giovane sieropositiva negli anni del boom del virus Hiv?

«È stata dura, quando appena diciottenne ho scoperto di essere Hiv positiva per me la vita è cambiata. Inizialmente non mi rendevo conto della gravità della malattia, in quegli anni c’era una fortissima disinformazione a riguardo. Guardavo i medici che mi annunciavano di essere affetta da una sindrome potenzialmente letale come si potrebbero guardare gli alieni. E naturalmente non credevo loro. Poi ho cominciato a vedere i miei amici, allo stesso modo sieropositivi, iniziare a morire attorno a me, e solo allora ho capito che cos’era la “sindrome da immunodeficienza acquisita”. Da quel momento ho deciso non solo di curarmi ma di scoprire il più possibile su questa malattia, e fare in modo che la terribile ignoranza che la circondava venisse in qualche modo intaccata».

A distanza di 30 anni, a che punto è l’Italia nella tutela dei diritti delle coppie omosessuali e dei malati di Aids?

«In questi anni l’Italia è cambiata parecchio, ma soprattutto è cambiata la mia città. Certamente ci sono ancora tanti passi in avanti da fare, ma una coppia omosessuale, una famiglia omogenitoriale, grazie al registro delle unioni civili, in qualche modo oggi può istituzionalizzare la propria unione.  Mi ricordo quando, anni fa, un mio amico omosessuale aveva il suo compagno malato di Aids chiuso in una stanza di ospedale, e nel momento in cui chiedeva notizie sulle sue condizioni di salute si sentiva rispondere bruscamente “lei non è autorizzato a ricevere questo tipo di informazioni” o addirittura incontrava difficoltà nel fargli visita».

La sua battaglia si protrae da tempo: “Vola a fare il test” è la campagna di sensibilizzazione e prevenzione dall’Hiv organizzata con Nps. Qual è il suo obiettivo?

«“Vola a fare il test” è l’iniziativa  che  lanciamo in favore del diritto alla salute, in queste giornate interamente illuminate dai raggi del sole estivo. Aerei con lo slogan scritto su uno striscione  sorvoleranno, durante i weekend, alcune spiagge italiane: da Anzio a Civitavecchia, il lago di Como e di Garda, il litorale tirrenico da Bagheria a Cefalù, sino alla riviera romagnola. I casi di Hiv purtroppo non sono diminuiti, dunque, attraverso una comunicazione semplice e diretta, intendiamo sensibilizzare la popolazione, ponendo l’attenzione sull’importanza della diagnosi precoce».

Sull’altro fronte, di recente ha reso noto il suo progetto di una guida dei luoghi gay friendly di Milano per l’Expo 2015. In cosa consiste?

«Prevediamo l’arrivo di milioni di persone e di queste una parte sarà sicuramente omosessuale, dunque è d’auspicio fornirgli una guida che permetta loro di trovare i locali e la ricettività consona alle proprie inclinazioni. L’obiettivo è fare in modo che chi arriva a Milano per l’Expo possa poi portare, nel proprio paese di origine, il ricordo di una città accogliente, a qualunque categoria sociale appartenga. Intendiamo distribuire ai visitatori mappe,  cartacee e digitali, o addirittura sviluppate come app per smartphone e tablet, sulle quali sarà chiaramente individuabile l’attività commerciale o il locale gay-friendly più vicino. Quest’iniziativa è nata da una proposta da me espressamente formulata alla Giunta Pisapia, che ha dimostrato la massima apertura al fine di concretizzare questo progetto».