Mar 25, 2017 Last Updated 4:05 PM, Feb 27, 2017

Da Milano Today (23/01/2017)

MILANO - Michele ha il naso rotto, sbriciolato. A Marcello è andata peggio: dovrà operarsi alla scatola cranica a causa di una frattura scomposta dell’osso frontale. Il branco, come lo descrivono loro stessi, si è accanito contro di loro con violenza e ferocia, senza un perché o forse - ma per ora è poco più che una sensazione, orrenda - lo ha fatto per un motivo preciso. 

Non sanno ancora darsi una spiegazione i due ragazzi aggrediti sabato notte nel parcheggio di una nota discoteca milanese in zona Porto di Mare.

Le due vittime e un terzo ragazzo, tutti giovanissimi, avevano trascorso la serata nel locale, dove era in calendario una serata gay. Poi, al momento di noleggiare un’auto per tornare a casa, - verso le quattro di notte - l’incontro con gli aggressori, sette o otto coetanei. 

\"Siamo stati aggrediti da un gruppo di ragazzi senza nessuna motivazione\", il racconto di una delle vittime a MilanoToday. A scatenare l’ira del branco, secondo le parole dei giovani, sarebbe stato un semplice contatto - spalla a spalla - tra uno dei picchiati e uno degli aggressori.

Dagli insulti ai fatti il passo è stato brevissimo. \"Mentre aprivamo l’auto hanno colpito uno dei miei amici con una bottigliata in faccia e l’altro con un pugno in pieno volto - la ricostruzione dell’amico delle due vittime -. Io non ho potuto far altro che chiudermi in macchina e chiedere aiuto, mentre lì fuori c’erano almeno venti persone - dice con amarezza - che non si sono avvicinate a noi neanche quando gli aggressori erano già andati via\". 

\"I miei due amici sono in ospedale al Policlinico con diverse contusioni e fratture e devono subire interventi chirurgici solo perché - l’amara constatazione del ragazzo - qualcuno ha voglia di divertirsi così di sabato sera\". 

Ma forse, anche se per il momento è soltanto una ipotesi, dietro l’aggressione potrebbe esserci altro. Wequal, un’associazione che promuove l’uguaglianza delle persone, ha già fatto della storia di Michele e Marcello l’emblema della loro campagna \"Omofobia stop\".

Roma, 13 novembre 2014 - Non piacciono alla curia milanese le scuole 'gay friendly', tanto che, secondo un quotidiano, ha avviato un'indagine tra i professori di religione per tracciare la mappa degli istituti.

In serata la diocesi si scusa. "La comunicazione mandata sabato 8 novembre agli insegnanti di religione della diocesi di Milano da un collaboratore del Servizio Insegnamento Religione Cattolica è formulata in modo inappropriato e di questo chiediamo scusa". Così in una nota della diocesi di Milano in risposta alle polemiche suscitate dalla pubblicazione della lettera. "L'intento originario - chiarisce la diocesi - era esclusivamente quello di conoscere dagli insegnanti di religione il loro bisogno di adeguata formazione per presentare, dentro la società plurale, la visione cristiana della sessualità in modo corretto e rispettoso di tutti".

All'iniziativa risponde, da parte del governo Renzi, il sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto: "Penso che con un eufemismo si possa definire inopportuna la lettera inviata dalla Curia di Milano agli insegnanti di religione perché segnalassero le scuole dove si svolgono o vengono anche solo proposte iniziative sull'omosessualità e il 'gender'".

E continua: "L'iniziativa di don Gian Battista Rota con tutta probabilità è frutto di un eccesso di zelo non adeguatamente ponderato. Non si capisce infatti cosa c'entri questa 'indagine conoscitiva', che ha tutte le apparenze della schedatura, con il lodevole proposito di preparare gli insegnanti di religione ad affrontare questi argomenti 'nel rispetto di tutte le posizioni' come dice la mail".

"A quel che pare, la Curia stessa ha provveduto a far rientrare l'iniziativa - dice ancora Scalfarotto - e questo è certamente positivo. Rimane però la preoccupazione per un'impostazione della Chiesa istituzionale che vive come una aggressione ai propri valori e alle proprie legittime convinzioni quella che è in realtà una normale evoluzione dei costumi e della comunità".

Gli insegnanti di religione svolgono una importante funzione in una scuola pubblica che è e deve restare laica - conclude Scalfarotto - trasformarli, o dare l'impressione di volerli trasformare, in una sorta di agenti segreti o delatori è lesivo della loro dignità e nuoce ad una Chiesa che tanti, credenti e non credenti vorrebbero accogliente e inclusiva"

Segnalare scuole in cui si fanno iniziative pro gay | Diocesi di Milano | Curia

La Curia milanese è sotto attacco per una lettera, che via Arcivescovado si affretta a definire "informale", agli oltre seimila docenti di religione del territorio diocesano. La sintesi: "Segnalateci le scuole in cui si diffonde l'ideologia del gender", che tradotto in termini più chiari significa "propaganda gay", nel linguaggio di (alcuni) cattolici. La lettera - che alcuni docenti avevano girato ad associazioni Lgbt e al quotidiano Repubblica, che ne riferisce - ha scatenato alcune polemiche.

Polemiche a cui il firmatario ha cercato di mettere un freno: don Gianbattista Rota, responsabile per la Curia dell'insegnamento della religione cattolica, ha contestualizzato la missiva "nell'ambito della formazione in servizio dei docenti". In pratica: la Curia vorrebbe assicurarsi che gli insegnanti di religione siano "ferrati" in materia e siano pronti ad affrontare il discorso sull'omosessualità, qualora dovesse scaturire e proprio nelle scuole in cui più è scaturito (di qui la richiesta di indicarle) "con competenza - afferma Rota - e rispetto delle posizioni di tutti".