Mar 25, 2017 Last Updated 4:05 PM, Feb 27, 2017
Valerio Mezzolani

Valerio Mezzolani

La discussione sulle unioni civili arrivano a conclusione e scoppia la polemica tardiva. La fiducia sul provvedimento - che ha suscitato le critiche in particolare di M5S e Lega Nord - è stata posta ufficialmente oggi su richiesta della ministra Boschi, che ha ricevuto in giornata anche la delega alle pari opportunità e alle adozioni internazionali. Un messaggio, la nomina, che non ha mancato di suscitare i malumori e gli insulti degli omofobi: "Unioni civili: la Boschi ci mette la faccia" ha twittato Manif pour tous, allegando una foto del lato B della ministra.

Intanto da Oltretevere arriva il monito della CEI per bocca di mons. Nunzio Galantino contro la fiducia, definita "una sconfitta per tutti"; e il tema arriva a scaldare anche la campagna elettorale del candidato sindaco della Capitale Alfio Marchini che promette: "Se vinco, non celebrerò le unioni gay", al quale risponde il candidato del PD Giachetti, che presiede la Camera come presidente di turno: "Non vedo l'ora di votare la legge". Mario Adinolfi, anch'egli cadidato, commenta: "Marchini sembra un po' confuso, dice che non celebrerà le unioni civili ma non contesta la legge in approvazione" proponendo una Roma "zona franca  dove le unioni gay secondo le pagliacciate di Ignazio Marino non si celebreranno; una Roma capitale della cristianità" dove "due più due fa quattro, le foglie sono verdi d'estate e il matrimonio è l'incontro tra un uomo e una donna".

Intanto Boschi risponde alle critiche sulla fiducia, giustificandola per il "significato politico" della legge, che "è un elemento fondamentale dell'agenda di governo".

Le dichiarazioni di voto domani 11 maggio dalle 12:30, dalle 14:10 ha inizio la chiama (votazione con appello nominale).

Alle 16 invece è previsto il sit-in "Unioni civili a Montecitorio! E' solo l'inizio" in piazza di Montecitorio, promosso da realtà associative del movimento LGBT.

Dunque ci siamo.

Dopo anni di nulla legislativo finalmente si comincia a vedere la fine dell'iter per una legge sulle unioni civili che, seppure non all'altezza di quanto ormai garantito da tutte le altre democrazie occidentali, rappresenta un passo storico per il nostro  arretrato Paese. "Ci sono voluti più di 30 anni e con questa legge diciamo a tanti di non nascondersi più. Diciamo alle persone omosessuali che i loro progetti di vita sono un valore per l'ordinamento democratico perchè la buona politica non dimentica le ragioni del cuore" ha detto Micaela Campana, relatrice del provvedimento alla Camera, nel suo intervento di apertura della discussione di ieri, in un'aula semivuota (assenti praticamente tutti, senza distinzioni).

La discussione proseguirà oggi a partire dalle 12 con previsione di voto finale tra domani e dopodomani, blindata dalla fiducia al Governo. Essendo però il regolamento della camera diverso da quello del Senato, stavolta i parlamentari potranno votare sì alla legge anche non votando la fiducia, come alcuni hanno già dichiarato faranno.

Nulla è previsto nel campo della genitorialità, nessun accenno non alle adozioni in generale ma nemmeno all'adozione del figlio del partner che ormai i giudici garantiscono alle coppie LGBT che ricorrono in tribunale (stepchild adoption) per il bene supremo della continuità affettiva dei minori che, piaccia o meno Oltretevere, deve essere garantita anche qualora questi crescano in famiglie omogenitoriali.

L'accordo con l'NCD di Alfano insomma, se ha privato la legge di un punto cardine, ha permesso all'iter di arrivare a conclusione in tempi brevi. Questo però ha suscitato più di un malumore, rappresentato plasticamente dall'intervento di Michela Marzano nel suo intervento di ieri: "Un passo avanti evidente - visto che in Italia non c'era assolutamente nulla per le persone omosessuali - ma non certo di una svolta storica né di una rivoluzione come qualcuno continua a ripetere. Si colma un vuoto, certo. Ma come lo si colma? Si rispetta veramente l'uguaglianza di tutte e tutti indipendentemente dal proprio orientamento sessuale? Voterò questa legge, allora, ma chiedo anche scusa ai miei fratelli gay e alla mie sorelle lesbiche per non essere stata capace di difendere adeguatamente la loro dignità e la loro uguaglianza" ha dichiarato Marzano, annunciando dopo il voto la sua uscita dal gruppo del PD.

Persino Paola Binetti, fra i pochi presenti ieri in aula, ha annunciato il sì alla fiducia e l'astensione sul voto finale con un atteggiamento meno bellicoso di quanto non ci si sarebbe aspettati. Le indicazioni di voto del suo gruppo (AP-UDC) infatti restano quelle di votare sì alla fiducia e alle unioni civili, così come faranno AP-NCD e Scelta Civica. Forza Italia ha lasciato margine di libertà ai parlamentari con preferenza per il "no", anche se personalità come Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo hanno detto che voteranno sì alla legge e no alla fiducia. Lega e Fratelli d'Italia consigliano ai propri parlamentari un doppio no mentre dal M5S dovrebbero arrivare in prevalenza no alla fiducia ma sì alla legge, come da Sinistra Italiana.

Da La Gazzetta del Mezzogiorno di oggi

BARI - È il tre di aprile quando Paolo, nome di fantasia, invia un messaggio ad alcuni amici manifestando l’intenzione di suicidarsi aspettando l’ultimo treno. L’ho ha fatto un mese dopo; poco prima della mezzanotte di martedì. Ha preso il treno per tornare a casa e, alla fermata che dista pochi metri dall’abitazione dei genitori adottivi, ha imboccato una strada secondaria, che di fatto lo ha allontanato da casa, gettandosi sotto un Frecciabianca diretto alla stazione di Bari. L’ultimo treno, appunto. Perché? Ipotesi e indagini sono al vaglio della Polizia ferroviaria e della Procura. Ma ci sono le ragioni dei ragazzi. Dei compagni di scuola. Degli amici intimi. E fanno paura. Sì perché le più accreditate tra i ragazzi sono due: da un lato c’è chi sostiene che fosse diventato vittima di episodi di bullismo, dall’altra c’è chi riferisce che i genitori adottivi non avevano accettato il suo coming out. Paolo ormai amava Giulio. Un suicidio o incidente ferroviario, a seconda della lettura che se ne vuole dare, passato sotto silenzio finché il passaparola dei ragazzi delle scuole baresi, complice Facebook, non ha acceso i riflettori sulla vita del loro compagno, sulla sua solitudine e sulla sua richiesta d’aiuto rimasta inascoltata; pare, infatti, si fosse rivolto ai servizi sociali e anche ai carabinieri per denunciare vari episodi di maltrattamento. Infine, aveva deciso di confrontarsi con uno psicologo.

La vita di Paolo è stata ingenerosa. Suo padre naturale, nel suo Paese d’origine, pare fosse un pericoloso criminale. Così finisce in un orfanotrofio che lascia a 8 anni per seguire una coppia di professionisti baresi, senza figli, che decide di adottarlo. Cresce e, come tutti gli adolescenti, comincia ad avere un rapporto conflittuale con i genitori adottivi. Ci si mette anche una ragazza con la quale il rapporto si chiude dopo 4 anni. Frequenta un prestigioso liceo barese, ma la matematica non è il suo forte. Avrebbe voluto studiare le lingue, grazie alle sue origini è infatti bilingue. Nel frattempo diventa maggiorenne. L’estate scorsa scappa da casa. Un allontanamento volontario per ottenere il cambio di scuola. Alla fine i genitori acconsentono e Paolo viene iscritto in un istituto che ha anche una sezione dove può imparare altre lingue. Grazie a Facebook, ritrova la madre naturale e la sorella: era già in programma un incontro a tre. «Era felice - riferisce una docente con la quale si confidava -. So che viveva con naturalezza il rapporto affettivo con un ragazzo».

Dei presunti insulti a scuola, la docente però non sa nulla. Era la sua confidente finché non ha cambiato istituto. Ma qualcosa lo avrebbe spinto al suicidio e questo qualcosa Paolo lo avrebbe confidato agli amici intimi attraverso fotografie, in cui mostra segni di percosse sul volto, e messaggi audio, alcuni dei quali lunghissimi, ma chissà perché dopo la sua morte non si aprono più. Messaggi dai quali emergerebbe un profondo disagio e problemi con i genitori adottivi. Secondo chi ha ricevuto questi messaggi, Paolo avrebbe mandato agli amici gli audio di alcune liti con papà e mamma. In uno di questi file i genitori, in un momento di ira, gli avrebbero gridato che avrebbero dovuto prendere qualcun altro all’orfanotrofio e non lui.

Di recente la «paghetta» di Paolo era stata ridotta a 1 euro a settimana. E agli amici aveva riferito che spesso i familiari dimenticavano di apparecchiare la tavola anche per lui e di lavargli i panni. Fantasie? Manie di persecuzione? Espedienti per attirare l’attenzione su di sé? Saranno le indagini della Polizia ferroviaria a fare chiarezza. Per i genitori si è trattato di un incidente provocato dalla distrazione del ragazzo. Lo vegliano all’obitorio del Policlinico assieme a qualche amico di famiglia. A ora di pranzo la camera mortuaria viene invasa da una ventina di ragazzini, tutti compagni di scuola. C’è il biondo, quello col cappello, la riccia. In tre, in particolare, si disperano ora in piedi, ora seduti su gelide panchine di marmo sotto tiepidissimi raggi di sole di una mattinata di maggio che per loro rimarrà indimenticabile: segna l’incontro/scontro con la morte. La bara di Paolo è chiusa, ricoperta di gigli bianchi. Ai piedi c’è un cuore di roselline bianche con la scritta: «Gli amici della 5 E». Da qui in poi di fiori ne arrivano più di quanto quel luogo possa accogliere. In chiesa il dolore dell’amica del cuore è straziante. Riesce appena a camminare. Il fidanzatino di Paolo è sconvolto. Ed è atroce che un ragazzo di 18 anni si tolga la vita. O che «indossando le cuffiette» Paolo non si sia accorto dell’arrivo del treno. Ma c’è una sequenza inquietante di messaggi che Paolo scrive a Giulio la sera in cui il Frecciabianca gli ha tolto la vita. Il primo è delle 23.15: «Amore mio». Alle 23.26 Paolo scrive ancora: «Cucciolo Ti amo Perdonami Ti amo». Giulio, risponde in sequenza, alle 23.39 : «<Ti amooo»> «<Perdonami» «Per cosa?». Cala il silenzio. E questa volta è Giulio a scrivere a Paolo. Sono passati 5 minuti dalla mezzanotte: «O Paolo ma che cazzo». Un messaggio su WhatsApp che non riceve replica.

Segnaliamo un interessante convegno che si terrà a Bologna il 26 maggio, organizzato dal Dipartimento Storia Culture Civiltà dell'università felsinea, dal titolo "Percorsi di storia di genere tra moderno e contemporaneo".

L'iniziativa, organizzata da Vincenzo Lagioia (di cui è previsto l'intervento dal titolo "Indicibili delitti: Francesco Aretino, teologo e confessore del granduca Francesco I") si preannuncia come un momento culturale importante per la riflessione sulla nostra storia, nella prima parte che si svolgerà in mattinata dedicata alle "Trasgressioni e sessualità in epoca moderna" e nella seconda sessione pomeridiana sui "Percorsi della cultura delle donne e sulle donne in età contemporanea".

Come è nata la persecuzione sistematica dell'omosessualità in seno alla nostra civiltà?

Gaynews ha posto alcune domande ad uno dei relatori del convegno, Francesco Lepore, sul suo contributo "Quis est haeretice? Omosessualità e costruzione d'un modello identitario cristiano".

In cosa consiste, dottor Lepore, il modello identitario cristiano a cui dedica il suo intervento, e quando nasce questa relazione tra identità cristiana e condanna della sodomia?

Sulla scorta della lettera di Paolo ai Romani (1, 24-28) il cristianesimo ha ravvisato, sin dalle origini, una stretta connessione tra la deviazione dall’ortodossia e quella dalla prassi corretta intesa quale adozione di comportamenti sessuali “contro natura”. Per il tramite degli scritti patristici, della predicazione e di decreti sinodali si è così progressivamente radicato nel sentire comune un modello identitario specifico, secondo il quale l’haereticus è chi, abbandonando la retta fede, s’abbandona alla sodomia o la giustifica.

In epoca moderna invece come è stata recepita questa dottrina, e quando è cominciata la sua parabola discendente?

La Sacra Congregazione della Romana e Universale Inquisizione, già all’indomani della riforma sistina del 1588, estese la propria competenza ai crimini contro i costumi e, in particolare, contro la sodomia, sospettata, più degli altri delicta moralia, di celare un animus haereticus. La mia relazione analizzerà tali aspetti, mettendo in luce come dal XVIII secolo tali processi inquisitoriali avrebbero conosciuto una progressiva battuta d’arresto di contro alla persistenza d’un topos quale il binomio eretico/sodomita nella trattastica apologetica e morale.

Appuntamento a Bologna, Aula Gambi, piazza san Giovanni in Monte, 2; a partire dalle 9:30

http://www.disci.unibo.it/it

Sei deputati di Forza Italia hanno dichiarato che voteranno il sì al ddl sulle unioni civili alla Camera, a partire dal 9 maggio prossimo, anche se la linea ufficiale del partito resta il "no", pur con il riconoscimento della cosiddetta libertà di coscienza.

Maggioranza schiacciante di donne in questo piccolo gruppo di parlamentari: Stefania Prestigiacomo, Mara Carfagna, Renata Polverini, Nunzia De Girolamo, Elena Centemero e, unico rappresentante maschile, Elio Vito.

Le deputate e il deputato, pur biasimando e criticando la scelta di Renzi di mettere la fiducia - qualora dovesse essere confermata - potranno infatti votare a favore del ddl senza dare il voto di fiducia al governo grazie al regolamento della Camera che, a differenza del Senato, prevede due diverse votazioni.

Intanto i vescovi continuano a battere sugli stessi tasti: "Indebolire la famiglia e metterla sullo stesso piano di altre forme di unione va contyro l'identità e l'esperianza umana", ha dichiarato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente CEI, ergendosi ad esegeta costituzionalista: "La famiglia, come recita anche la Costituzione italiana è quella fondata sul matrimonio e composta da un uomo e una donna aperti alla nuova vita. Allo stesso tempo i diritti individuali che vengono legittimamente rivendicati sono già ampiamente assicurati dall'attuale ordinamento giuridico".

Sulle adozioni del figlio del partner, il cardinale ha tenuto ad aggiungere: "Spero che il tema stralciato dalla legge non rientri attraverso altri modi perchè questo sarebbe una vera e propria ipocrisia".

Alea iacta est.

Mentre in Parlamento l'adozione del configlio (detta anche stepchild adoption) è stata stralciata dal testo sulle unioni civili, la giurisprudenza continua a ribadire il principio dell'uguaglianza e del diritto dei e delle bambine alla continuità affettiva.

Facendo i migliori auguri di tutta la redazione di Gaynews.it a Marilena Grassadonia - presidente di Famiglie Arcobaleno - e alla sua famiglia, pubblichiamo l'intervista tratta da Letteradonna.

Il 30 aprile le famiglie arcobaleno tornano in piazza a Milano. E per Marilena Grassadonia sarà una doppia festa. Non solo perché è la presidentessa dell’associazione dei genitori omosessuali, ma anche perché a poche ore dalla conferenza stampa di presentazione della «festa delle famiglie» è arrivata la notizia che aspettava. Il giudice di Roma ha riconosciuto la stepchild adoption per i suoi tre figli. Ciò significa che lei e la sua compagna sono genitori a tutti gli effetti dei bimbi che stanno crescendo a prescindere da chi li abbia partoriti. Il grande, otto anni, è nato dal suo grembo. Mentre i due gemelli di tre anni dalla pancia della compagna. Tutto grazie a un donatore anonimo e alla fecondazione fatta in Spagna, Paese in cui si sono anche sposate.

DOMANDA: In Italia, invece, stiamo aspettando ancora la legge sulle unioni civili, che è passata al Senato e dovrà essere votata a breve dalla Camera.
RISPOSTA: Legge che però non prevede la stepchild adoption. Siamo fortemente delusi, ci hanno preso in giro.
D: La sentenza che riguarda la sua famiglia dà torto in fondo ai politici, che hanno voluto lo stralcio dell’adozione del genitore non biologico.
R: Questa ennesima sentenza dimostra quanto la politica sia distante dalle cose. Noi famiglie arcobaleno siamo discriminate, perché si lascia alla benevolenza di un giudice il riconoscimento di nostri diritti.
D: Quanto tempo ci avete messo per avere la sentenza?
R: È arrivata in un anno e mezzo circa, è stata relativamente veloce.
D: Quindi non vi siete subito rivolte al tribunale per i minorenni?
R: No, noi come tante coppie l’abbiamo fatto appena c’è stata una prima sentenza favorevole, che ci ha fatto ben sperare.
D: Quant’è costata la causa?
R: Migliaia di euro. Siamo discriminati anche economicamente. Basti pensare che per la fecondazione siamo dovuti andare all’estero, seppure a un’ora di volo dall’Italia.
D: Se fosse stata consentita l’adozione avreste adottato dei bambini, invece di fare la fecondazione eterologa?
R: Sono due cose diverse. E noi, come le coppie eterosessuali, dovremmo poter fare entrambe.
D: Il governo ha assicurato che inserirà la stepchild adoption nella nuova legge sulle adozioni…
R: Non sappiamo cosa aspettarci. Vediamo.
D: Anche se vi siete sposate in Spagna, farete un’unione civile in Italia?
R: Sì, per avere maggiori tutele, ma non festeggeremo né con confetti né con bomboniere.

Il provvedimento sulle Unioni civili, il ddl Cirinnà, già approvato in prima lettura al Senato, approderà nell’aula della Camera il 9 maggio prossimo con l’avvio della discussione generale. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio.

Per Micaela Campana, responsabile Diritti, Welfare e Immigrazione del Pd e e relatrice in commissione della proposta di legge sulle unioni civili e le convivenze di fatto ‘si avvicina il grande giorno‘ e in una nota scrive:
“E’ ufficiale, le unioni civili saranno in aula il prossimo 9 maggio. Il grande giorno si avvicina per migliaia di cittadini e le loro famiglie che fino ad oggi sono state costrette a vivere nell’ombra e in un vuoto legislativo non perdonabile. Come ha detto Renzi, sarà un giorno di festa perchè questa è una legge che tira fuori l’Italia da anni di discriminazioni e arretratezza culturale rispetto alle altre democrazie europee. Diamo diritti a chi non ne ha e li aspetta da anni, questa è una cosa grandiosa che è stata possibile grazie alla determinazione del PD e del governo che hanno voluto fortemente questa legge”.

Il ddl, nel passaggio in commissione alla Camera, non è stato modificato rispetto al testo uscito dal Senato e dunque stralciato dell'adozione del figlio del partner, o stepchild adoption. Il voto finale è previsto entro la seconda settimana di maggio.

di Alessandro Paesano e Valerio Mezzolani

In occasione della proiezione romana al Nordic Film Fest di Nånting måste gå sönder ("Qualcosa deve spezzarsi", titolo in inglese: Something must break; Svezia, 2014) di Ester Martin Bergsmark abbiamo incontrato Ester Martin che ci ha concesso un'intervista nella quale abbiamo spaziato ben oltre gli argomenti trattati nel film, che racconta la storia d'amore tra l’androgino Sebastian (Saga Becker) e Andreas (Iggy Malmborg).

Una storia d’amore e di crescita della consapevolezza di sé. Sebastian impara a non vergognarsi di far trasparire Ellie, il suo lato femminile, mentre Andreas non si considera gay e non riesce ad avere un rapportorto sereno con Sebastian/Ellie.

Una Svezia, quella che fa da sfondo alle avventure dei personaggi, che ribalta il pregiudizio positivo che generalmente si ha sui paesi scandinavi: puliti, egualitari, socialmente inclusivi. Invece questo film, come i libri best seller di Stieg Larsson hanno aperto a milioni di lettori l'immagine di una Stoccolma dove esistono delinquenti, corrotti e assassini, ci introduce in una visione dall'interno del paese nordico che al di là dei boschi e della natura incontaminata nasconde ancora emarginazione omofobia e transfobia.

 

Alessandro Paesano Com'è nata l'idea di girare il film con quella storia e quei personaggi?

Ester Martin Bergsmark: Forse non me lo ricordo più... Io ed Eli [Eli Levén autrice transgender del romanzo cui il film si è ispirato e co-sceneggiatrice insieme a Ester Martin] ci siamo conosciuti quando lui aveva 17 anni e io qualcosa di meno.
Qualche anno dopo, mentre avevamo un flirt, mi ha mostrato i primi estratti di Tu sei le radici che dormono ai miei piedi e mantengono il terreno solido, il romanzo che stava scrivendo. Mentre leggevo quegli estratti mi sono venute alla mente così tante immagini che l'idea di farne un film è stata naturale.

Eli ha scelto il nome di Sebastian per il personaggio principale del film riferendosi anche a san Sebastiano. Mentre era depresso vide un cartone animato giapponese nel quale c'era qualcuno che scopriva una immagine del santo martire, che venne  a visitare i sogni di Eli e lo spinsero a scrivere il suo romanzo.
Sebastian deve il suo nome anche al fatto che a san Sebastiano sono state scoccate delle frecce ma è quello che succede anche nei film, quando riprendi le persone tu spari loro [in inglese i verbi sparare e riprendere sono espressi dalla stessa parola].
Quando san Sebastiano viene colpito dalle frecce va in estasi, proprio come il mio personaggio Sebastian che quando fa sesso  va con la testa indietro, e nello scarto tra piacere e dolore trova la propria conoscenza.
Non conosco la parola in inglese... è una forma di sottomissione ma non come abbandono o come arresa piuttosto come sicurezza nell'affidarsi...

Valerio Mezzolani  Vuoi dire quando ti piace il sesso masochista?

E. M. B.: Sì, non saprei. Il film parla del piacere e di amare se stessi e invece di interiorizzare la vergogna per la tua femminilità la mostri per quella che è. Il film parla di questo dell'essere un ragazzo effeminato e di viverlo alla luce del sole...

V. M. Nella scena di pissing [girata al ralenti], c'è un riferimento alla mitologia greca? A Danae? Quando Zeus per fare l'amore con lei si trasforma in una pioggia dorata e le piove indosso...

E. M. B. No non ho pensato a Danae in quella scena... Ma che succede poi a Danae?

V. M. Rimane incinta di Perseo.

Una scena di sesso nel film

A. P. A proposito di sesso, ho apprezzato particolarmente il fatto che Sebastian la prima volta che va a letto con Andreas è lui a prendere l'iniziativa e decidere cosa fare e come farlo e, anche, decide di non fare del sesso penetrativo ma stimola l'ano di Andreas prima con la lingua e poi con le dita per fargli raggiungere l'orgasmo. E' interessante che all'atteggiamento effeminato non corrisponda il ruolo di genere di persona remissiva.

E. M. B. Questo perché Sebastian ha una precisa agentività [consapevolezza corporea] riguardo alla propria sessualità. Così rispetto ai ruoli di genere Sebastian può anche essere effeminato ma nella “città della perversione” è libera di essere quello che vuole e proprio quando esprime quello che la società le fa vivere con vergogna proprio là può trovare la sua forza e trasformarsi in qualche modo.

V. M. Sempre nella scena del pissing ti sei riferito in qualche modo allo spot del profumo Lancome La Vie Est Belle dove Julia Roberts spezza i fili che tengono costretti i polsi degli avventori e avventrici di un party? Proprio come il filo di urina nella scena del tuo film?

E. M. B. No non c'era riferimento a quello spot ma piuttosto a tutti quegli spot che pubblicizzano l'acqua e mostrano donne che si bagnano il corpo con dei getti d'acqua. mi sono riferito più a quell'immaginario pubblicitario lì.

A. P. Nella scena del pissing ho avuto l'impressione che si stesse recitando una benedizione, che Sebastian\Ellie mentre riceveva il getto di urina pensasse “ora sono pulita, la mia anima è pura”.

E. M. B. Sì, il film parla anche di sesso ma non lo fa in maniera morbosa o negativa. Per me è importante mostrare che il sesso, per esempio quando Sebastian fa una fellatio a un ragazzo rimorchiato in un club, non è né qualcosa di negativo né qualcosa di positivo ma semplicemente una parte della tua vita. Così in quella scena mentre fa la fellatio, a Sebastian viene in mente Andreas non in termini sessuali ma perché lo ama. Il sesso può avere molti significati può essere tante cose.

A. P. Le scene di sesso nel tuo film non sono mai mostrate né vissute dai personaggi come momenti negativi o di disperazione o come momenti di umiliazione.
Nel tuo film il sesso è sempre libero positivo e non mette mai in pericolo chi lo fa.
Questa visione libera del sesso deriva dalla cultura del tuo paese, la Svezia, o anche in Svezia il sesso non è così libero come è mostrato nel tuo film?

E. M. B. In Svezia il sesso non è affatto libero. Anche per questo ho voluto fare il mio film.

A. P. Come mai?

E. M. B. Perché non lo sarà mai.

A. P. Credo che nella farti questa domanda sono stato influenzato dal pregiudizio positivo riguardo la Svezia vista come un paese libero e avanti rispetto l'Italia.

E. M. B. Questa visione che si ha della Svezia di un paese dove c'è libertà sessuale, uguaglianza sociale, è molto forte anche in patria e non ci rendiamo conto che invece non è esattamente così. Me ne sono reso conto quando ho vissuto per qualche anno a Berlino. Lì per strada vedi tranquillamente ragazzi e ragazze che stanno insieme mentre non è così in Svezia. Gli spazi pubblici in Svezia sono molto etero, c'è l'idea che tutto è permesso ma non per strada, non in pubblico.

Anche se la Svezia non ha fatto la seconda guerra mondiale abbiamo venduto acciaio ai nazisti e ci abbiamo fatto anche un sacco di soldi. E anche dopo la guerra, visto che avevamo ancora tutte le fabbriche intatte, abbiamo contribuito alla ricostruzione della Germania.
Dopo la guerra la Svezia ha cercato di presentarsi come un paese aperto e libero per evitare la nomea di nazione collaborazionista.
E' per questo che abbiamo iniziato a mandare nel mondo questa immagine di paese libero che perdura ancora oggi.
Una immagine che ha un potere immenso.
E che la Svezia sia presentata da questa immagine tutto sommato falsa mi crea anche un altro problema. Le persone transgender come Sebastian nel film non sono davvero incluse nella parità sociale che la Svezia pretende di avere.

A. P. Tornando al film, ho molto apprezzato la maniera con cui hai diretto gli attori e le attrici nel tuo film. Qual è il tuo approccio?

E. M. B. Ho iniziato facendo documentari dove è molto importante costruire la fiducia con le persone che vai a intervistare così ho seguito lo stesso approccio anche per questo film.

Non ho fatto prove per esempio. Per le scene di sesso ci siamo incontrati due mesi prima di girare, i due attori hanno espresso quello che li avrebbe fatti sentire più a loro agio. Così una volta conosciuti i loro limiti per me è stato facile durante le riprese sedere dietro il letto e sussurrare “fai questro, fai quello”, perché conoscevo i loro limiti.
Saga Becker, l'attore che interpreta Sebastian, ha portato diverse immagini prese da Tumblr [un social network dedicato alla fotografia] di cosa per lei è sexy e così abbiamo costruito le scene di sesso anche facendo riferimento a quelle immagini.
Anche se non faccio delle prove dove dico agli attori cosa fare, metto gli attori in condizione di fare quel lavoro per me. E così loro si sentono, e sono, una parte del processo.
Questo mi sembra un modo molto bello di lavorare.
Loro non si aspettano da me di sentirsi dire cosa devono fare io; sono più una persona che ascolta e poi dice: “Ok questo mi è piaciuto, rifallo”.

A. P. Non si rischia così che l'attore prenda la mano alla regia?

E. M. B. No se tu fai delle cene e colazioni con gli attori e le attrici e discuti con loro delle scene girate e di quelle da girare.

regista e attore protagonista

A. P. Nelle riprese hai usato spesso la m.d.p. a mano e ho amato il modo in cui l'hai usata. Parlamene un po'.

E. M. B. Nel film ho usato molto la m.d.p. a mano perché volevo restituire il fatto che l'amore è qualcosa di poco stabile e, anche, che la percezione del tempo cambia. Quel tipo di ripresa dà una buona energia alle scene.

A. P. Nel processo creativo del film gli attori e le attrici hanno contribuito alla costruzione della storia o durante le riprese ti sei limitato a seguire quello che era previsto dalla sceneggiatura?  

E. M. B. Per seguire la sceneggiatura l'ho seguita sì, però la sceneggiatura era abbastanza aperta. Abbiamo girato il film in due riprese. La maggior parte delle scene nel 2011 ma quasi due anni dopo abbiamo girato altre scene. Abbiamo visto quel che mancava e abbiamo deciso di aggiungere altre scene. La distanza temporale è stata di quasi due anni non per scelta ma perché nel frattempo stavo girando un altro film, altrimenti avremmo aspettato solo alcuni mesi.

E' un modo di girare che mi piace molto e che ho imparato a fare girando documentari. Con il film ce lo siamo potuti permettere perché si trattava di un film a basso budget altrimenti avremmo avuto un numero predisposto di settimane di ripresa e finite quelle era finito il film.

A. P. Comunque non sembra affatto un film a basso budget.

E. M. B. Beh, le scene girate al rallentatore quelle non sono economiche. Le ho fatte impiegando una m.d.p. speciale sviluppata dagli americani per studiare le dinamiche dei proiettili girando migliaia di fotogrammi al secondo e poi riproiettati a 25 fotogrammi al secondo per cui le immagini che ne risultano sono davvero lente. E questo ci riporta come dicevo prima alle connessioni tra girare un film e sparare.

A. P. La platea che ieri sera ha visto il film alla proiezione del Nordic Film Fest era composta prevalentemente da persone etero. Sono rimasto positivamente sorpreso dal fatto che la reazione al film e alle scene di sesso non sia stata  di meraviglia, imbarazzo o fastidio.

Il film è stato visto in assoluto silenzio senza rumoreggiare senza cambiamento di posizione nella poltrona che di solito tradisce imbarazzo o disappunto.
Vedendo il tuo film non sono stati messi di fronte una storia o delle dinamiche che trovavano dal loro punto di vista incomprensibili o strane.

E. M. B. Questo perché la gente normalmente si innamora come i protagonisti del mio film.

A. P. Per quale pubblico hai pensato questo film?

E. M. B. Credo che sia importante parlare su diversi livelli. Il mio è un film che parla di amore e di sesso. Quello che credo lo renda interessante è che è differente di altri film a tematica omosessuale  che sono fatti per un pubblico etero e non per quello omosessuale e che partono dal desiderio di affermare anche noi siamo normali  che è uno strano modo di mostrare che si è normali se si sente la necessità di dimostrarlo se capisci cosa intendo dire.
Nel mio film invece racconto di una storia d'amore senza preoccuparmi di dimostrare niente ma concentrandomi sui personaggi i loro sentimenti e il sesso che fanno.
E il sesso e i sentimenti sono uguali per tutte le persone.
Se pensi a un pubblico etero rischi di censurarti e di sciacquare i “panni” della sceneggiatura nell'”Arno” dell'eterosessualità [straightwashing].
Io ho evitato di farlo. E' molto più difficile spiegarlo che farlo, per farlo devi avere una capacità di bilanciare l'inclusività evitando di essere assimilati all'eteronormatività.  

A. P. Sai che il film è stato presentato al Nordic Film Fest come film "adatto a un pubblico adulto"?.

E. M. B. Non vedo il perché.   

A. P. Infatti... Cosa ne pensi del fatto che i film come il tuo vengano catalogati come film a tematica omosessuale e programmati nei festival queer o gay?

E. M. B. Dipende dal contesto. Sono stato col film in Russia e lì che il film sia stato presentato in questo modo o sia stato programmato in un festival di cinema omosessuale fa bene alla popolazione russa che ha bisogno di visibilità per costruire il rispetto delle persone queer.

V. M. Ti hanno arrestato?  

E. M. B. E' molto importante per loro avere degli ospiti internazionali. E' importante per la sicurezza delle persone omosessuali che vivono lì. Fa bene nella costruzione della comunità omosessuale ed è positivo essere presenti nella società. Alcuni festival di film a tematica omosessuale ci sono solo perché c'è un mercato ma dall'altra parte ci sono importanti film festival che vantano una lunga tradizione e che sono mossi da motivi più politici. Credo perciò sia importante avere dei festival queer anche in Italia per molte ragioni e che, in generale, dipenda dai contesti.

V. M. Hai notato reazioni differenti in pubblici di nazioni differenti?

E. M. B. Non molto a dire il vero. Forse il pubblico svedese ha ritenuto il film un po' bizzarro, forse perché ritrae qualcosa che esula dalla percezione che le persone in Svezia hanno di sé. Mentre nel resto d'Europa la gente pensa “toh guarda, sono persone come le altre”.

V.M. In effetti la scena del bagno nella fogna a cielo aperto, circondati di sacchi di spazzatura e copertoni è qualcosa che nessuno di noi "meridionali" si aspetta di trovare in Svezia. E' un po' la scoperta di un nord diverso da quello da cartolina.

la scena del bagno

A.P. La prossima domanda è personale, se la trovi sciocca puoi dirlo.
Perché alla fine del film Sebastian rompe con Andreas proprio quando è riuscito a fargli confessare che lo ama?  Quella scelta mi ha spezzato il cuore.

E. M. B. Il finale ha diviso l'audience a metà. C'è chi dice: “Bravo! Ha fatto bene! Ora Sebastian può essere felice”, perché Andreas era solo una spina nel fianco e l'altra metà che è rimasta dispiaciuta come te. E tu (rivolto a Valerio)? Cosa avresti preferito?

V. M. Anche io avrei preferito che fossero rimasti insieme perché credo che abbiamo bisogno di più lieti fine.

E. M. B. Ma non è un finale triste. E' triste finire una storia ma se non funziona non funziona. Sebastian ne esce cresciuta, rafforzata.

A. P. Esatto, mentre Andreas viene lasciato a metà. Mi chiedo cosa ne sia di lui. Se è pronto a fare un salto di qualità o a rimanere là dove è (e dove credo rimarrà anche se il film non ce lo dice). Sarà che io ho la predisposizione ad assistere chi ha bisogno di aiuto.

E. M. B. Vuoi che ti mandi Andreas? Vuoi prendertene cura?

A. P. Esatto! Così lo abbraccio e gli dico: “Dai su poverino non preoccuparti, va tutto bene, sei etero non gay…”. I tuoi personaggi sono veri ed è facile affezionarsi.

V. M. Che fine ha fatto Lea [Shima Niavarani], l'amica lesbica di Sebastian?

E. M. B. Scompare dal film. Perché? [La domanda resta aperta].

V. M. In Svezia ci sono differenze su come vengono considerati i gay e le lesbiche?
In Italia per esempio la comunità lesbica è generalmente meno visibile.

E. M. B. Non saprei, mi sembra un po' una generalizzazione.

A. P. Diciamo che in Italia gay e lesbiche hanno percorsi, anche politici, separati.

E. M. B. Ecco questo no, non ci sono divisioni così nette tra gay e lesbiche.

A. P. In Italia c'è anche una certa malcelata misoginia da parte dei ragazzi gay.

E. M. B. Certo, fa parte di quella volontà di sembrare maschili come gli etero e di vergognarsi della propria effeminatezza. Però non lo so, anche questa mi pare una generalizzazione.

Credo che la popolazione queer sia composta da uno spettro ben più grande di quello della popolazione etero. Per cui non saprei.

A. P. Prima mi dicevi che stai lavorando a un nuovo progetto, parlacene se credi.

E. M. B. Sì, è un cortometraggio e il titolo internazionale credo sarà Swedish Candy (t.l. Caramella svedese) e parla di gatti, caramelle e violenza. Violenza e carineria.

A. P. Che opinione c'è in Svezia riguardo la qualità della vita delle persone queer qui in Italia?

E. M. B. Non lo so. Faccio solo film...

A. P. Venendo in Italia cosa ti aspettavi di trovare?

E. M. B. Non saprei, mi piace l'Italia. Sono stato già in Sicilia, a Venezia a Bergamo e in altre città del nord.

V. M. Il tuo film è girato con un registro realistico. E' un tuo stile spontaneo o è qualcosa che hai appreso?

E. M. B. Realismo? Sì questo film l'ho girato così ma nel mio film precedente ho girato con un altro stile.
Credo che il realismo sia solo un altro genere cinematografico e che i film realistici escludano alcune parti del mondo.
Credo che anche un genere meno spontaneo o percepito come meno realistico come il melodramma abbia molto da dire sui rapporti umani. Lo scarto tra lo stile realistico e la realtà è nella verità che puoi raggiungere nel film con diversi stili o generi cinematografici.
Per me lo stile realistico è una strategia narrativa per dire delle cose in maniera vera ma altrettanto vero può essere un genere meno realistico.

Sebastian e Andreas

V. M. Il realismo per qualcuno non è arte.

E. M. B. No, affatto. Il realismo è arte ma è solo una delle forme d'arte.
Credo che il realismo non garantisca di per sé la verità e che la verità possa essere raggiunta anche con altri stili e generi cinematografici.
Credo che il melodramma possa in certi casi essere più vicino alla realtà di un registro realistico perché se una persona ha un'anima grande per essere rappresentata, raccontata pienamente ha bisogno di altri stili narrativi.

A. P. Cosa ha fatto Saga Becker dopo il tuo film?

E. M. B. Beh, era il suo film d'esordio per il quale ha vinto il premio Guldbagge, gli Oscar svedesi, come migliore attrice protagonista.
Adesso è famosa in Svezia e presenta molte serate di gala. Spera di fare altri film, per il momento è ancora in attesa e sta facendo pressione all'industria cinematografica svedese per dare più ruoli alle attrici transgender.

 

 

(ANSA) - MANDURIA (TARANTO), 26 APR - "Io picchiato e insultato perche' gay". La denuncia e' di un 24enne di Manduria che due sere fa si e' recato in ospedale per farsi medicare ferite al volto, riferendo ai sanitari di essere stato aggredito in un locale. Il giovane ha postato su Facebook le foto che evidenziano le lesioni al viso e anche il referto medico. Ha subito traumi contusivi allo zigomo, al sopracciglio e alla mandibola di sinistra e lievi escoriazioni. La prognosi e' stata di cinque giorni salvo complicazioni. L'episodio e' ricostruito anche sulla pagina "Omofobia stop". Il 24enne sarebbe stato prima insultato pesantemente da alcuno coetanei e uno del gruppo avrebbe detto: "quelli come te sono esseri ignobili, non meritate di vivere, andate bruciate". Poco dopo Francesco sarebbe stato malmenato e solo l'intervento delle forze dell'ordine avrebbe evitato ulteriori conseguenze Uno dei tre aggressori sarebbe stato identificato dai carabinieri. "Fortunatamente - riporta 'Omofobia stop' - delle telecamere vicine al luogo dell'aggressione hanno ripreso tutto, quindi ci sono buone speranze che possano essere identificati. Quello del 25 Aprile e' un doveroso esercizio di memoria storica, ma possiamo sentirci davvero cosi liberi? Fino a quando degli omosessuali vengono ancora presi a pugni per strada solo perche' omosessuali, possiamo effettivamente sentirci liberi?". Il 24enne anche si e' poi sfogato sul social network, scrivendo: "Sto subendo parecchie critiche e attacchi; chiunque mi insulta, mi prende in giro o dice che io sia un bugiardo lo denuncio. Sto male fisicamente e psicologicamente. Quindi lasciatemi in pace, chiedo solo questo".(ANSA).

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Dacca, 26 apr. (AdnKronos) - Un gruppo estremista del Bangladesh affiliato ad al-Qaeda ha rivendicato oggi l'omicidio di un attivista per i diritti dei GAY (diritti delle persone omosessuali, ndr) e di un suo amico avvenuto due giorni fa in un appartamento di Dacca, nella zona metropolitana di Kalabagan. Su un profilo Twitter che si descrive come espressione di un ramo di Ansar Al Islam si legge che i due, Xulhaz Mannan e Mahbub Rabbi Tonoy, sono stati uccisi dai combattenti del gruppo perché considerati "pionieri nella pratica e nella promozione dell'omosessualità in Bangladesh". Mannan, noto per aver fondato il primo magazine Lgbt del Paese, (Roopbaan), e Tonoy sarebbero stati aggrediti all'interno della propria abitazione a colpi di machete. Attacchi simili avrebbero ucciso almeno cinque blogger laici e un editore nel paese asiatico negli ultimi mesi e pochi giorni fa era toccato a un docente universitario, Rezaul Karim Siddique.

Tra i blogger assassinati, c'è Niladri Chattopadhyay, la cui vedova racconta di vivere costantemente nella paura. "Non posso condurre una vita normale. Ho paura di viaggiare da sola e ogni nuova uccisione aumenta il senso di paura", ha detto Asha Mone al 'Guardian'. Per l'omicidio dell'attivista, cinque persone sono state arrestate, ma la vedova denuncia di non aver "alcun contatto con la polizia o qualsiasi aggiornamento del caso". "Le menti progressiste vengono soppresse con machete e mannaie. Finché il governo non troverà e incriminerà gli autori, questi incidenti continueranno ad accadere. Sto perdendo la speranza, ma credo di dover sopravvivere per chiedere giustizia", ha affermato la donna.

L'Unione Europea si aspetta che il governo del Bangladesh "assicuri la libertà di espressione come diritto umano fondamentale e che promuova il rispetto. E' anche essenziale assicurare la protezione e la sicurezza di tutti i cittadini. Devono esserci indagini accurate su questi omicidi, per assicurare che i responsabili siano consegnati alla giustizia". Così un portavoce dell'Ue, in una nota diffusa dal Servizio Europeo per l'Azione Esterna (Seae), commenta l'uccisione.