Mar 25, 2017 Last Updated 4:05 PM, Feb 27, 2017
Valerio Mezzolani

Valerio Mezzolani

Nel giorno in cui i senatori PD Giuseppe Lumia e Monica Cirinnà  a Palermo pensano all'approvazione del ddl Unioni Civili alla Camera a maggio senza stepchild adoption e a una futura legge sulle adozioni, Michela Marzano, che aveva già minacciato di lasciare il PD in caso di stralcio delle adozioni dal ddl, esprime un punto di vista critico e conferma che, una volta conclusa la battaglia, lascerà il gruppo del partito.

Il termine per la presentazione in Commissione degli emendamenti alla legge sulle unioni civili approvata dal Senato è scaduto ieri. Come previsto, gli emendamenti sono molti e di diversa natura. Più di 500 sono gli emendamenti della Lega. Circa 200 quelli presentati da Area Popolare. Poco meno di una trentina quelli del M5S.

"Nessun emendamento è stato presentato invece dal PD, a parte i 7 depositati da me a titolo personale" afferma Marzano sul sul profilo FB. "Ovviamente, il testo è blindato. E sarà molto probabilmente approvato all’inizio di maggio, con la fiducia del Governo. Allora perché presentare emendamenti? Con quale scopo? A qual fine? Dipende. Lo scopo della Lega e di Area Popolare, è chiaramente ostruzionistico, ossia ritardare il più possibile, peggiorare, eventualmente anche evitare che la legge possa mai essere approvata. Lo scopo del M5S è più ambiguo, come sempre. Visto che nei dibattiti preliminari i deputati M5S sembravano più interessati alle unioni di fatto che alle unioni civili tra persone delle stesso sesso. E che però, alla fine, è stato anche depositato un emendamento dall’on Di Stefano sull’obiezione di coscienza per 'rispettare chi non vuole celebrare unioni civili', come ha lui stesso spiegato".
Lo scopo della presentazione dei suoi emendamenti non ostruzionistici Marzano lo spiega così: "Alcuni sembrano suggerire che non ho capito niente, sono in malafede, voglio che la legge si impantani – perché se passa un emendamento, allora le legge torna al Senato; e se torna al Senato si impantana." Ma ciò non accadrà, assicura Marzano: "I miei emendamenti sono solo una testimonianza del fatto che la legge che si aspettava era un’altra. E che questa è ben al sotto di qualunque lecita aspettativa".
Il punto per la deputata PD e filosofa morale è tutto culturale, essendo stato tolto ogni riferimento al concetto di 'famiglia' e al "dovere di fedeltà': "si vuole sottolineare il fatto che l’amore omosessuale è per 'natura' promiscuo, meno profondo di quello eterosessuale, e quindi di serie 'b'", afferma Marzano.
"I miei emendamenti sono una testimonianza di questa palese discriminazione di cui saranno ancora vittime le persone omosessuali anche quando sarà approvata la legge. Perché la legge sarà approvata così com’è, lo ripeto ancora una volta. Ma è questa la legge che volevano le persone omosessuali? È per questo misero risultato che ci si batte da anni? È per vedersi ancora una volta trattati come cittadini inferiori?
Non prendiamo in giro, per favore. Se ho depositato questi emendamenti, è perché ci sia traccia, un giorno, del fatto che c’era in Parlamento chi si è battuto veramente per l’uguaglianza. C’era chi è stato disposto a sacrificarsi, votando in dissenso rispetto al proprio gruppo e lasciandolo – come farò io con il PD una volta conclusosi l’iter di questa legge – perché i valori nei quali crede sono più importanti del proprio piccolo conforto o tornaconto personale".

 Oggi a Palermo, in occasione del convegno "La legge sulle unioni civili: l'Italia verso l'Europa, le distanze si riducono", i senatori PD Monica Cirinnà e Giuseppe Lumia (capogruppo in Commissione Giustizia) fanno il punto della situazione: il ddl approvato a febbraio dal Senato arriverà alla Camera a maggio senza l'adozione del configlio a causa del "tradimento del M5S", afferma Cirinnà, ma sono comunque una "grande risorsa", aggiunge Lumia.

Intanto si prepara una nuova legge sulle adozioni, così da rimediare allo stralcio della stepchild adoption.

"Sono fiducioso, l'Italia ha spalancato le porte alle unioni civili e indietro non si torna. Penso che la Camera approverà il testo così come lo abbiamo votato al Senato e sono sicuro che i deputati faranno di tutto perchè anche questo passaggio vada a buon fine" ha detto Lumia a margine del convegno a Palermo.  "Le unioni civili sono una realtà - ha aggiunto - devono diventarlo anche sul piano operativo perché siamo convinti che i diritti civili siano una grande risorsa per le nuove generazioni che non vivono nessun principio di discriminazione sessuale. La legge che abbiamo pensato è pro famiglia".

Cirinnà ha invece spiegato quale sarà la strategia sulle adozioni: "Sulle adozioni e' gia' incardinata alla Camera una commissione di indagine che durera' un mese per stabilire quali sono i punti di rinnovamento della nuova legge sulle adozioni. Come Pd portiamo avanti l'ipotesi di allargamento alle coppie eterosessuali, omosessuali, ai single, ai conviventi delle possibilita' di adozione. Questo perche' dobbiamo guardare l'interesse del bambino e dare a ogni bambino la giusta famiglia". Per Cirinnà dopo "il tradimento del M5S, non avevamo un'altra strada: o annullavamo completamente l'ipotesi di dare diritti alle coppie dello stesso sesso in questo Paese oppure ingoiavamo il boccone amaro di rinviare la discussione sulle adozioni, rientrando nel patto di maggioranza. Con grande coraggio il Pd ha messo la fiducia pur di portare a casa questo provvedimento".

Pochi giorni fa raccontavamo su Gaynews della nuova opera "Triumphs and laments" di William Kentridge sui muraglioni del Tevere, dove tra le tante pagine della storia di Roma figura anche la morte di Pier Paolo Pasolini, un momento fondamentale del nostro passato che invitavamo a celebrare, anche come persone LGBT.

Nel peggiore dei modi quell'appello diventa ora un imperativo, per rispondere ai vandali fascisti la cui madre, evidentemente, non usa il preservativo: là dove manca la cultura si generano mostri.

Il monumento a Pier Paolo Pasolini all'Idroscalo di Ostia, nel luogo dove P.P.P fu ucciso. è stato infatti pesantemente danneggiato. A scoprirlo nella mattinata di oggi sono stati i volontari della Lipu che gestiscono l'oasi Centro Habitat Mediterraneo, nei pressi dell'Idroscalo dove è situata la stele che ricorda lo scrittore ucciso nella notte tra il 1 e il 2 novembre 1975.

I danni inferti al monumento e al relativo percorso letterario situato all'interno dell'Oasi sarebbero gravi. L'opera, realizzata dallo scultore Mario Rosati, è stata colpita con una violenza inaudita e cieca.

Hanno spaccato le lastre di marmo con incise le sue poesie; hanno rotto quelle di vetro con le indicazioni del percorso bibliografico; hanno lasciato sul prato calpestato e distrutto uno striscione ingiurioso:

«Ma quale poeta e maestro: fr... e pedofilo, lui era questo». Firmato: Militia, nota formazione di estrema destra.

"E' un fatto di particolare gravità – commenta il presidente della Lipu, Fulvio Mamone Capria - organizzato da persone che predicano e praticano la violenza e la sopraffazione e non si fermano nemmeno dinanzi alle pacifiche testimonianze della memoria. Sono eventi che certamente spaventano ma che, pur contraddistinti dalla violenza della distruzione fisica, sono privi della forza di fermare la cultura, specie quella della poesia, del dialogo, dell'apertura al mondo".

Con l'istituzione dell'oasi della Lipu, nata a fine anni Novanta, il tratto di Idroscalo in cui Pasolini trovò drammaticamente la morte è stato progressivamente recuperato dai volontari dell'associazione ambientalista, dapprima con un'accurata bonifica e successivamente con la realizzazione di una ricostruzione ambientale di una laguna mediterranea (oggi regno di aironi rossi, tarabusini, morette tabaccate e cigni reali). Al centro dell'area sorge il 'Giardino letterario Pier Paolo Pasolini', comprendente il rifacimento della stele di Mario Rosati e la realizzazione di percorsi bibliografici e letterari, realizzati grazie all'intervento del Comune di Roma.

"Contribuiremo a rimettere le cose a posto - ha detto Mamone Capria - anche attraverso un evento simbolico speciale, e continueremo a difendere le testimonianze di pace e cultura come da sempre facciamo con quelle della natura".

 

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La retorica del contronatura viene smentita dalla natura stessa.

In questi giorni viene spesso ripreso sui social network un fatto risalente ad alcuni anni fa, interessante per il valore scientifico e culturale in relazione alle polemiche sull'omogenitorialità.

Nel 2014, infatti una coppia di fenicotteri maschi ha adottato un pulcino abbandonato nel giardino zoologico di Edimburgo, in Scozia. Il piccolo fenicottero è entrato nella famiglia composta da sue fenicotteri maschi dopo che i suoi genitori biologici avevano abbandonato l'uovo. La notizia peraltro non è un unicum, in quanto questi splendidi animali sembrano aver dato più prove della propria superiorità rispetto a molti esseri umani omofobi: nel decennio passato infatti si registrarono altri casi

Una pratica che questi animali adottano frequentemente insomma, più che di "utero in affitto" - come i detrattori amano chiamare la pratica medica della gestazione per altri (GPA) o surrogacy - possiamo definirla "uovo in affitto", visto che i fenicotteri non sono mammiferi. E' necessario fare queste distinzioni dal momento che ultimamente, come rivela la polemica montata da Mario Adinolfi sui "due papà gender" di Kung Fu Panda (il padre biologico panda, mammifero, e quello adottivo papero, uccello), non tutti sembrano cogliere la tassonomia, questa sì, naturale delle specie.

I fatti a Edimburgo, stando alle cronache di allora, si svolsero così: i genitori biologici del pulcino poi adottato toglievano di continuo l’uovo dal nido fino al punto di abbandonarlo del tutto. È stato a quel punto che è intervenuta la coppia di fenicotteri maschi che ha adottato l’uovo. A raccontare l’accaduto fu uno dei curatori del parco, Nick Dowling:

"Quando i genitori biologici hanno avuto il primo uovo si sono emozionati molto e accidentalmente l’hanno colpito, buttandolo fuori dal nido. Il loro istinto naturale li ha portati ad abbandonarlo. Solitamente non interveniamo in questi casi, ma dal momento che era il primo uovo da quattro anni, decidemmo di rimetterlo nel nido, prestando la massima attenzione. Per fortuna, una delle nostre coppie dello stesso sesso si è avvicinata al nido, si è presa cura dell’uovo e lo hanno covato come se fosse il loro uovo. E dopo la nascita del pulcino, i due papà hanno continuato a prendersene cura e a farlo crescere".

Lo zoo di Edimburgo è stato punto di riferimento per la riproduzione dei fenicotteri cileni per oltre quarant’anni e ora, a quanto pare, questi splendidi animali possono ricordarci quanto sia falsa la teoria che le uniche coppie meritevoli della tutela siano quelle eterosessuali poichè "potenzialmente fertili".

La natura rivela come tutti gli individui e tutte le relazioni amorose all'interno di una specie e di una comunità siano importanti alla conservazione della stessa. Ogni volta che qualcuno parla di "natura" e "contronatura" sarebbe bene ricordare il piccolo fenicottero adottato. Adinolfi, Alfano e amici sono avvisati.

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(ANSA) - MILANO, 26 MAR - Una vecchia coppia provata da una lunga relazione si confronta dopo tanti anni, per ritrovarsi unita di fronte alle sfide della vita, da una paternita' inattesa al pericolo di un'incarcerazione: fra farsa e tragedia 'Quei due', in programma al Teatro Manzoni di Milano dal 31 marzo con Massimo Dapporto e Tullio Solenghi, mette in scena la normalita' di un amore non comune. Scritta da Charles Dyer a meta' degli anni '60 e resa celebre da un adattamento cinematografico con Richard Burton e Rex Harrison, questa commedia parlava di un momento critico per la societa' inglese, quando ancora l'omosessualita' era considerata un reato clandestino da perseguire. "Noi facciamo riferimento a questa situazione, alla castrazione di Alan Turing e ai suicidi dei gay, ma il testo e' tutt'altro che lugubre", racconta all'ANSA Dapporto, che ha curato questo adattamento: "Un tempo negli spettacoli comici il personaggio gay era un elemento che faceva sorridere e non risolveva niente: non sarebbe mai stato protagonista - prosegue Dapporto - Ma soprattutto in questa stagione si e' toccato il tema senza cliche', con personaggi pensati non solamente per ottenere una risata facile". A maggior ragione il testo risulta attuale, quindi, e non solo per il messaggio di fondo sul riconoscimento culturale e sociale delle coppie omosessuali: "Uno spettatore ci ha chiesto se per caso Dyer non fosse uno pseudonimo della Cirinna'", ironizza Tullio Solenghi. "Quando si parla di umanita' vere poste di fronte al pensiero incombente della morte emergono i sentimenti di affetto e unione - dice l'attore genovese - Questa profondita' in cui ci siamo identificati ha cancellato ogni tipo di caratterizzazione becera dalle nostre interpretazioni". Cercando quindi di stare lontano dal gusto camp che aveva minato lo stesso film del 1969, gli attori hanno lavorato sulle sfumature dei caratteri e degli scambi che creano empatia e divertimento ("Li' sta il vero teatro sperimentale", dice Dapporto): cosi' con tratti di crudele ironia l'attore fallito e fanfarone Charlie (Dapporto) e il civettuolo Harry ossessionato dal trascorrere del tempo (Solenghi) sono ritratti nell'arco di una notte passata a confrontarsi nel sottoscala dove i due lavorano come barbieri e per trent'anni si sono metaforicamente rinchiusi e nascosti. 'Quei due', diretto da Roberto Valerio, sara' in scena al Manzoni di Milano dal 31 marzo al 17 aprile.

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Diceva il grande timoniere che ci sono morti che pesano come una piuma e morti che pesano come una montagna. Paolo Poli e' stato una vetta inarrivabile, un grande amico, un poeta unico, un dolcissimo politicamente uncorrectly. Sappiamo che riderebbe delle nostre lacrime tanto prima poi mi 'raggiungete tutti'. Si dice anche che nessuno e' indispensabile ma Paolo Poli eri semplicemente insostituibile perche' sapeva unire l'alto e il basso, come ha detto l'inseparabile amico Pino Strabioli, con una naturalita' assoluta nella sua comicita' pura e delicata. Era omosessuale in tempi in cui era facile 'finire in galera' e non lo nascondeva. Lo abbiamo risentito l'altra sera nella bellissima intervista di Pino Strabioli trasmessa da Rai 3 sacrificando una delle sue trasmissioni di punta. Dobbiamo essere grati al direttore di rete e agli amici di Linea Notte, quando il servizio pubblico e' in grado di ricordare adeguatamente un grande della Repubblica con e Paolo Poli possiamo finalmente essere fieri anche della Rai e in questo caso delle rete3 a cui vanno i complimenti di Gaynet Italia, associazione dei giornalisti lgbt italiani. Addio Paolo, grazie per la levita' e l'allegria che ci hai donato per tutta la tua fantastica vita.

Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia.

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Nel giorno del lutto per le povere vittime dell'incidente in Spagna, che ha suscitato un moto di cordoglio internazionale e una rinnovata attenzione alla vita studentesca degli studenti Erasmus di oggi, proponiamo un estratto dal dettagliato reportage sull'esperienza universitaria delle persone LGBT a Urbino a firma di Andrea Perini pubblicato su "Il Ducato", testata dell'Istituto per la formazione del giornalismo di Urbino. Una media università italiana come tante, dove l'esperienza della libertà non è un periodo all'estero ma piuttosto lontano dall'omofobia familiare che ancora imprigiona milioni di ragazzi italiani.

Il rumore della macchinetta elettrica le risuona nelle orecchie, le ciocche di capelli biondi le passano davanti agli occhi prima di cadere a terra. Non aveva mai avuto il coraggio di stravolgere il suo aspetto fisico. Era un giorno di primavera del 2013 quando Angela, si è accomodata sulla sedia del parucchiere di via Mazzini a Urbino e ha detto: “Tagli, mi voglio sbarazzare di questi capelli ordinari”. E in quel momento si è liberata anche della sua personale maschera dichiarando, con quel cambio radicale di look, la propria omosessualità. Come per Angela anche per Giulia e Katia Urbino ha rappresentato il punto di svolta della loro vita: è diventato il luogo in cui essere se stesse anche vivendo nel ‘sottobosco’ cittadino. Per Andrea invece, la conquista della libertà è passata per le botte e l’ospedale.

In Italia, stando all’ultimo rapporto Istat pubblicato nel 2012, circa un milione di persone si è dichiarato omosessuale o bisessuale, i più tra i giovani. Urbino di giovani studenti universitari, provenienti da tutta Italia ma per la maggior parte dal Sud, ne accoglie ogni anno più di 14mila arrivando a essere l’unica città, all’interno dei confini nazionali, in cui il rapporto tra cittadini e universitari è di uno a uno. Tra loro, anche se non ci sono dati a confermalo, sono tanti quelli che, abbandonati gli sguardi inquisitori della città d’origine, fanno cadere i veli che fino a quel momento coprivano la loro vera natura.

In una città che non offre alla popolazione gay associazioni studentesche lgbt, locali ed eventi Giacomo, Roberta e Jacopo, attivisti di Gay and Proud (Gap), Agedo Marche e Arcigay "Agorà" Pesaro-Urbino cercano di rompere il silenzio che circonda il loro mondo a Urbino, ma in generale nelle Marche. “Abituare l’occhio per educare la mente” è l’idea di Giacomo perché “tra le pieghe del silenzio mascherato da completa accettazione si può celare la paura dell’ignoto e di conseguenza l’omofobia”.

Katia (nome di fantasia) è arrivata a Urbino dalla Calabria nel 2007. Non era consapevole dei propri gusti sessuali. Per lei l’incontro con Urbino doveva rappresentare solo l’inizio della carriera universitaria invece è stato il prologo di una nuova vita molto diversa di quella disegnata per lei.

“Il mondo gay, prima di arrivare a Urbino, per me non esisteva. La mia vita era già stata scritta: dovevo laurearmi, sposarmi con un uomo e fare dei figli. Ero stata formata per questo. Sono arrivata a Urbino quindi con la consapevolezza di essere quella persona che la società, la cultura del mio paese, della mia famiglia, avevano creato. Il mio personale punto di svolta è arrivato nel 2009 quando mi sono resa conto di essermi innamorata di un’altra donna e che, soprattutto, a Urbino non dovevo provare vergogna per questo. Potevo espormi senza il timore di essere giudicata. A Urbino non ti attaccano etichette al contrario di quello che succede in Calabria. Quello che nel mio paese definiscono come un ‘problema’, sotto i Torricini non desta nessuna preoccupazione”.

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Una volta terminata la propria esperienza urbinate Katia ha fatto ritorno in Calabria scegliendo la carriera politica ed è stata costretta a indossare di nuovo quella maschera che odiava: “Ho iniziato questo percorso ma oggi ho paura che qualcuno possa far uscire questo argomento personale per usarlo contro di me. Devo fingere quindi continuamente di essere una persona che non sono. Quando tornai da Urbino tentai ingenuamente di innescare un cambiamento nel mio paese. Invece ho ottenuto esattamente il contrario. Hanno iniziato a chiedermi se avessi ‘qualche problema’, se attraverso ciò che stavo portato avanti volevo ‘giustificare il mio essere’. Qui non posso essere me stessa come invece lo ero quando frequentavo l’università a Urbino. Solamente a Urbino sono stata una persona vera, sotto tutti i punti di vista”.

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Jacopo Cesari è il presidente di Arcigay della provincia di Pesaro e Urbino, studente universitario iscritto alla Carlo Bo. Jacopo è consapevole che Urbino “non ha un vero e proprio ‘mondo gay’ come possono avere altre città universitarie. Non esistono locali o librerie gay, festival tematici o una particolare attenzione da parte dell’Università o delle istituzioni. La città ducale ha, come qualsiasi altra realtà, una percentuale di popolazione lgbt. Negli ultimi anni il cambiamento culturale in atto in tutto il Paese ha reso questa presenza più visibile anche qui. Nonostante questo le persone lgbt urbinati sopra i 30 anni sono nella stragrande maggioranza ancora non dichiarate. Le studentesse e gli studenti vivono il loro orientamento in maniera un po’ più libera, ma la cosa si limita a Urbino e quando tornano a casa la cosa viene taciuta”.
 
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Chi tenta quotidianamente, mettendosi in gioco in prima persona, di far conoscere il mondo gay, a Urbino e in tutta la regione sono Giacomo Galeotti e sua madre, Roberta Fumelli. Abitano a Fermignano (PU) e hanno fatto dell’attivismo il loro pane quotidiano. In modi diversi portano avanti la battaglia per i diritti Lgbt. Roberta è una delle fondatrici di Agedo Marche (Associazione genitori di omosessuali). Giacomo è coordinatore per la scuola di Arcigay – Agorà Pesaro e Urbino, e per questo visita i licei di tutta la regione, e rappresentate dell’associazione urbinate Gay and Proud. Giacomo è stato attivista fin dall’età di 16 anni, quando ha dichiarato alla famiglia di essere omosessuale. Poi l’arroganza, le cattiverie e i giudizi critici della gente nei confronti di suo figlio e dei gay in generale hanno spinto anche Roberta a muoversi per cambiare le cose.

Insieme hanno organizzato e partecipato nel 2014 a Urbino le Olimpiadi di Suca, la parodia delle Olimpiadi invernali di Sochi in risposta alle discriminazione russe nei confronti del mondo gay: “In quell’occasione – raccontano – in città non c’è stato nessun problema. Si è svolta lungo i portici di Corso Garibaldi. Una bella esperienza. C’è stato solo un signore che da lontano, e sottolineo da lontano, ci ha urlato qualcosa, ma niente”.

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Nel 2014, con l’approvazione del doppio libretto universitario, Urbino ha issato sul territorio regionale la bandiera arcobaleno vicino al proprio stemma tra gli atenei che offrono più servizi rivolti alle persone lgbt. L’altra, fuori dai confini marchigiani, in cui purtroppo non può reggere il confronto. Sono troppi i servizi dedicati alle tematiche lgbt mancanti.

Nonostante questo Urbino ha fatto scuola nell’approvazione di quella delibera. Quando il 16 luglio del 2014 il Senato accademico approvò un libretto in pochi nel panorama italiano lo avevano fatto. I lavoro erano allo stato embrionale. Circa un anno dopo seguirono a ruota gli atenei di Messina, Torino, Urbino, Padova, Verona, Napoli, Bologna, Firenze, Perugia, Genova, Palermo, Catania e Trento. Grazie al doppio libretto universitario uno studente in transizione vede il proprio diritto allo studio e alla privacy rispettati. La segreteria custodisce il libretto con i dati giuridici mentre lo studente per sostenere l’esame utilizza una copia con le sue attuali caratteristiche.

L’inizio del processo di evoluzione alla Carlo Bo è iniziato quando “un ragazzo venne a parlarci della sua situazione”, ricorda Stefano Pivato, docente di storia contemporanea alla Carlo Bo ed ex rettore. “Dopo quell’incontro approvammo il doppio libretto universitario per gli studenti in fase di cambiamento del sesso. Allora mi stupii che non avessimo ancora sopperito a questa mancanza ma quando si comanda – sottolinea l’ex rettore della Carlo Bo – non è facile avere lo stesso occhio di riguardo per tutti. Subito pensai che era un’iniziativa importante per tutelare la vita privata di uno studente e non far si che questa possa incidere sul giudizio del professore in sede di esame. La delibera passò all’unanimità e ricordo che il ragazzo fu entusiasta. Venne nel mio ufficio più volte per ringraziarmi”.

In questi anni è stato sufficiente questo per garantire a Urbino il primato regionale. All’università di Macerata il progetto è in fase di discussione mentre non ce n’è traccia all’università di Camerino e al Politecnico delle Marche di Ancona. Ma come per Urbino, nemmeno gli studenti gay di Ancona, Macerata e Camerino possono fare affidamento su una associazione lgbt specifica né tanto meno riunirsi in bar o locali gay friendly.

Se si escludono le attività organizzate dalle Pari opportunità dell’ateneo, Urbino perde il confronto con gran parte delle università italiane. A Milano ci sono tre diverse associazioni studentesche, l’Ateneo concede la possibilità agli studenti in transizione di avere il doppio libretto e organizza spesso iniziative specifiche sulle tematiche lgbt. A Bologna l’università collabora con il Cassero, il comitato di Arcigay provinciale. Assieme organizzano corsi educativi e mettono a disposizione uno sportello di ascolto. Non solo: l’università di Bologna concede il congedo matrimoniale esteso anche alle coppie gay sposate all’estero. A Napoli l’università ha un vero e proprio osservatorio lgbt nel dipartimento di scienze sociali, lo sportello di ascolto e un progetto, Napoli DiverCity attuato assieme al comune per far scoprire e vivere il mondo gay cittadino. A Cagliari oltre all’associazione Unica LGBT è presente uno sportello di ascolto e consulenza mentre a Perugia, le iniziative dell’ateneo vengono supportate da una vivace vita extrauniversitaria gestita dall'Omphalos Arcigay Perugia.

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Da Repubblica, 21/3/2016.

Melita Cavallo, la ex presidente del tribunale per i minori di Roma, prima di andarsene in pensione, il 31 dicembre 2015, ha emesso un'altra sentenza storica, oltre a quelle che già hanno fatto tanto discutere fino a pochi giorni fa: ha riconosciuto l'adozione in casi particolari, ex articolo 44 della legge 184, a una coppia di uomini.

E' la prima volta in Italia che una coppia di uomini, che hanno avuto il figlio grazie alla gestazione per altri, una maternità surrogata in Canada, si presenta in tribunale. Tutte le altre richieste erano state fatte da coppie di donne: ed è anche la prima volta che la sentenza non viene appellata dalla procura minorile e diventa così definitiva. La sentenza è appena stata pubblicata.

La coppia di uomini, due professionisti romani padri di un bambino di 6 anni, aveva fatto richiesta di adozione nel giugno del 2015. La prima coppia che aveva fatto richiesta al tribunale per i minori di Roma era una coppia di donne e nel luglio 2014 aveva vinto in primo grado. La sentenza era stata poi appellata e aveva vinto anche presso la Corte d'appello di Roma a dicembre del 2015. Adesso la coppia è in attesa della sentenza della Cassazione "che finalmente metterà un po' di ordine e farà chiarezza" come ha commentato proprio la giudice Cavallo.

La seconda coppia di donne che, nell'ottobre del 2015, aveva avuto una sentenza favorevole in primo grado, ad aprile 2016 si presenterà di fronte alla Corte d'Appello. E adesso con questa sentenza che diventa immediatamente esecutiva e definitiva la stepchild adoption diventa una realtà.

“A noi Foffo non ci piacciono i gay, ci piacciono le donne vere. E mio figlio non è da meno”. Valter Foffo, il padre di Manuel, assassino di Luca Varani, difende il figlio dall'"accusa" di omosessualità, perltro con una strana confusione fra identità di genere e orientamento sessuale che la dice lunga sulla cultura di quest'uomo. Mejo assassino che frocio, evidentemente, nella strana morale di questo genitore. Un punto fermo: “No, mio figlio non è gay e sì, è stato ricattato da Marco Prato“. L’intervista che il signore  rilascia al Messaggero è tutta tesa a smentire l’omosessualità del figlio che con Prato “ha avuto un solo rapporto sessuale lo scorso 31 dicembre” e non, “come è stato scritto”, anche nei momenti che precedevano l’omicidio.

Un rapporto orale che secondo tale "difesa" sarebbe diventato oggetto di ricatto: “Ha registrato tutto col cellulare – prosegue – minacciandolo poi di diffondere il video; mio figlio – aggiunge – si è sentito stretto in un angolo, me lo ha detto, anche per questo ha accettato di rincontrare Prato, per cercare di convincerlo a cancellare quel filmato“. Il figlio sarebbe “un ragazzo devastato dai farmaci e dalla vergogna”.

Intanto, stranamente, il pc di Prato è stato sequestrato solo pochi giorni fa - e non immediatamente dopo l'arresto - per verificare la presenza di immagini della fase precedente alla brutale tortura e degli ultimi istanti di vita della vittima. Ma le risposte arriveranno non prima della settimana prossima. Il sequestro è stato contestato dall’avvocato di Prato Pasquale Bartolo, che ha presentato istanza di nullità. Il corpo di Luca Varani, intanto, si trova ancora in una cella frigorifera dell’ospedale Umberto I di Roma. I funerali si svolgeranno sabato 19 marzo nella chiesa di Via de La Storta.

Molti sono gli aspetti che lasciano perplessi, di certo però la figura di questo Foffo padre e le sue uscite pubbliche palesemente omofobe aggiunge degli elementi che, si spera, gli inquirenti terranno in dovuta considerazione. Si spera altresì, dal nostro punto di vista di testata LGBT, che la stampa tratti con le dovute cautele le dichiarazioni di un uomo omofobo in comprensibile stato confusionale.

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Da L'Huffington Post (15/3/2015). Di Paola Tavella.

La Commissione Affari Sociali del Consiglio d'Europa ha respinto martedì 15 marzo la relazione "Diritti umani e problemi etici legati alla surrogacy" della senatrice e ginecologa belga Petra De Sutter a favore della legalizzazione della maternità surrogata nei 47 Stati membri. Dopo il Parlamento europeo che il 15 dicembre del 2015 ha condannato la pratica dell'utero in affitto (sic, ndr), anche il Consiglio d'Europa, la seconda grande istituzione democratica europea, si schiera per il divieto di Gpa. La senatrice De Sutter era già stata oggetto di una mozione di sfiducia per conflitto d'interessi poiché pratica la Gpa sia nella sua clinica di Gand che in India con l'agenzia Seeds of Innocence, ma aveva ottenuto ugualmente l'incarico. La sua relazione era concentrata sugli aspetti clinici, medici e scientifici della Gpa e concludeva raccomandandone la legalizzazione.

Mentre era in corso la discussione, davanti alla sede del Consiglio d'Europa a Parigi si è tenuta una manifestazione delle femministe e lesbiche francesi che fanno capo a Stop Surrogacy Now e al collettivo CoRp. Manifestavano anche molti gruppi cattolici, a Parigi e a Nantes. L'esito della riunione fino a ieri era dato per scontato, e l'opinione prevalente era che la relazione De Sutter sarebbe passata. Ma le deputate italiane, Eleonora Cimbro e la senatrice Maria Teresa Bertuzzi, entrambe del Pd e rappresentanti del Parlamento italiano presso l'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, si sono battute come leonesse e hanno ottenuto un risultato inatteso: la relazione de Sutter è stata bocciata sul filo del rasoio, 16 voti a 14.

La discussione è stata molto animata. Da una lato quei parlamentari, come la De Sutter, che considerano condivisibile la pratica se regolamentata, dall'altra i fautori del divieto. Era possibile un pareggio che avrebbe reso decisivo il voto della presidente della Commissione che già in passato si era dichiarata a favore dell'utero in affitto e che aveva affidato la relazione alla De Sutter. È stato dirimente il voto del deputato ucraino, che viene da un paese dove l'utero in affitto è un businness enorme. Maria Teresa Bertuzzi ha detto di aver condotto questa battaglia non solo per convinzione personale ma anche per "onorare l'istituzione cui appartengo, il Senato italiano, dove la senatrice Anna Finocchiaro ha presentato una mozione per l'abolizione universale della maternità surrogata".

E ha aggiunto: "L'Italia non ritiene di dover legittimare in Europa una pratica che utilizza il corpo delle donne, violandone i diritti. Una convinzione che è emersa molto chiaramente nel nostro Paese anche durante il dibattito sull'approvazione delle unioni civili. Continueremo a tenere alta l'attenzione su questo tema e a vigilare nel rispetto dei diritti delle donne e dei bambini, così come già espresso in una deliberazione del Parlamento Europeo e in una mozione presentata in Senato". La maternità surrogata, vietata in Italia, costituisceuno sfruttamento della donna e una violazione dei diritti delbambino. Occorre continuare a vigilare, come stiamo facendo datempo, perché non sia legittimata in Europa». Lo dichiara la deputata Milena Santerini, deputata del gruppo "Democraziasolidale-Centro democratico".

Anche la deputata Eleonora Cimbro ha detto che "il rapporto De Sutter sulla maternità surrogata non è passato per un voto. Il fenomeno esiste ma non va regolamentato, bensì contrastato". La senatrice Anna Finocchiaro si è subito complimentata con "le colleghe per il loro eccellente lavoro" e ha detto che "questo voto chiude un possibile conflitto fra due grandi istituzioni europee". Ha aggiunto che "da donna di sinistra" non può che dennciare "sia la mercificazione del corpo femminile che a produzione di neonati destinati allo scambio e dietro ricompensa economica".